Ripresa della sessione
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta venerdì 17 dicembre e rinnovo a tutti i miei migliori auguri nella speranza che abbiate trascorso delle buone vacanze.
Come avrete avuto modo di constatare il grande "baco del millennio" non si è materializzato. Invece, i cittadini di alcuni nostri paesi sono stati colpiti da catastrofi naturali di proporzioni davvero terribili.
Avete chiesto che si tenesse una discussione su tale tema nei prossimi giorni, nel corso della presente tornata.
Nel frattempo è mio desiderio, come del resto mi è stato chiesto da alcuni colleghi, osservare un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime delle tempeste che si sono abbattute sui diversi paesi dell' Unione europea.
Vi invito pertanto ad alzarvi in piedi per osservare appunto un minuto di silenzio.
(Il Parlamento osserva un minuto di silenzio)
Signora Presidente, intervengo per una mozione d'ordine.
Come avrà letto sui giornali o sentito alla televisione, in Sri Lanka si sono verificati numerosi assassinii ed esplosioni di ordigni.
Una delle vittime più recenti è stato Kumar Ponnambalam, che qualche mese fa era venuto in visita qui al Parlamento europeo.
Signora Presidente, sarebbe opportuno che inviasse una lettera alla Presidente del Sri Lanka per esprimere le condoglianze del Parlamento per questa e le altre morti violente verificatesi in Sri Lanka e per invitarla a fare quanto in suo potere al fine di giungere a una riconciliazione pacifica in questa situazione assai difficile.
Sì, onorevole Evans, ritengo che un' iniziativa del tipo che lei propone sia assolutamente opportuna.
Se l' Assemblea è d' accordo seguirò il suggerimento dell' onorevole Evans.
Signora Presidente, un richiamo al Regolamento.
Gradirei avere il suo parere riguardo all'articolo 143 sull'inammissibilità.
La mia domanda si ricollega a un tema all'ordine del giorno di giovedì e che formulerò di nuovo al momento opportuno.
La relazione Cunha sui programmi di orientamento pluriennali è iscritta all'ordine del giorno della Plenaria di giovedì e al paragrafo 6 contiene una proposta volta a introdurre una sorta di sanzione a carico delle quote di quei paesi che non riescono a raggiungere i loro obiettivi di riduzione annuali delle flotte, nonostante il principio della stabilità relativa.
Credo che tale principio sia un principio giuridico fondamentale della politica comune della pesca e qualsiasi proposta volta a sovvertirlo sarebbe giuridicamente inammissibile Vorrei sapere se è possibile sollevare un'obiezione di questo tipo nel contesto di una semplice relazione, e non di una proposta legislativa, e se rientra nelle mie competenze sollevare una tale obiezione giovedì prossimo.
E' appunto in quell' occasione che, se lo desidera, avrà modo di sollevare la sua questione pregiudiziale, cioè giovedì in apertura della discussione sulla relazione.
Signora Presidente, in coincidenza con la prima tornata dell'anno del Parlamento europeo, negli Stati Uniti in Texas è stata fissata, purtroppo per giovedì prossimo, l'esecuzione di un condannato a morte, un giovane di 34 anni che chiameremo di nome Hicks.
Su richiesta di un deputato francese, l'onorevole Zimeray, è già stata presentata una petizione, che ha avuto molti firmatari tra cui il sottoscritto, ma le chiedo, in conformità con l'indirizzo ormai costantemente espresso dal Parlamento europeo e da tutta la Comunità europea, di intervenire, con il prestigio della sua carica e dell'Istituzione che lei rappresenta, presso il Presidente e il Governatore del Texas Bush, che ha il potere di sospendere la condanna a morte e di graziare il condannato.
E tutto ciò in conformità con i principi che abbiamo sempre sostenuto.
La ringrazio, onorevole Segni, lo farò volentieri.
In effetti ciò è assolutamente conforme alla posizione che il nostro Parlamento ha sempre sostenuto.
Signora Presidente, vorrei richiamare l'attenzione su un caso che il Parlamento segue da tempo, ossia il caso di Alexander Nikitin.
Noi tutti siamo lieti che il tribunale lo abbia assolto, ribadendo che anche in Russia l'accesso a informazioni sull'ambiente è un diritto sancito dalla costituzione.
Ora, però, verrà messo nuovamente in stato di accusa perché il pubblico ministero ricorrerà in appello.
Come sappiamo e come abbiamo fatto rilevare in innumerevoli risoluzioni - anche nell'ultima seduta plenaria dell'anno scorso - non si tratta semplicemente di un caso giudiziario ed è un grave errore accusare Alexander Nikitin di aver commesso reati e atti criminali, tanto più che noi, in quanto diretti interessati, abbiamo beneficiato dei risultati delle sue ricerche.
Tali risultati sono alla base dei programmi europei di tutela del Mare di Barents. La prego pertanto di prendere in esame la bozza della lettera in cui vengono indicati i fatti principali e di sostenere presso le autorità russe la posizione assunta dal Parlamento, conformemente alle sue risoluzioni.
Sì, onorevole Scroedter, esaminerò volentieri i fatti relativi alla questione da lei esposta non appena avrò ricevuto la sua lettera.
Signora Presidente, mi permetta di farle innanzi tutto i miei complimenti per aver tenuto fede alla parola data. In effetti il numero di canali televisivi disponibili nei nostri uffici è aumentato enormemente in questa prima tornata dell'anno nuovo.
Tuttavia, signora Presidente, non è ancora stato dato seguito alla mia richiesta.
E' vero che adesso abbiamo due canali finlandesi e uno portoghese, ma purtroppo manca ancora il canale olandese. Ed era proprio quello che avevo chiesto, dato che noi parlamentari olandesi, quando veniamo spediti in questo esilio mensile, gradiremmo poter vedere il telegiornale in olandese.
Ripeto ancora una volta la mia richiesta: faccia in modo che sia reso disponibile anche un canale olandese.
Onorevole Plooj-van Gorsel, posso risponderle che tale punto figura all' ordine del giorno della riunione dei questori di mercoledì.
Spero che sarà esaminata con uno spirito positivo.
Signora Presidente, vorrei sapere perché questo Parlamento non rispetta le norme in materia di salute e sicurezza che esso stesso approva.
Perché non è stato condotto alcun test della qualità dell'aria in questo edificio da quando siamo stati eletti?
Perché dal 1998 il comitato salute e sicurezza non si è più riunito?
Perché non sono state fatte prove dell'allarme antincendio né negli edifici del Parlamento di Bruxelles né qui a Strasburgo?
Perché non esistono istruzioni da seguire in caso di incendio?
Perché dopo il mio incidente non sono state apportate migliorie alle scale?
Perché non viene fatto rispettare il divieto di fumare nelle aree riservate appunto ai non fumatori?
E' assolutamente vergognoso che proprio noi non rispettiamo le norme da noi stessi approvate.
Onorevole Lynne, lei ha perfettamente ragione e intendo verificare se tutto quanto lei ha detto davvero non è stato fatto.
Intendo altresì sottoporre il punto al collegio dei questori e sono certa che ai nostri questori starà a cuore fare in modo che il Parlamento osservi le disposizioni che approva.
Signora Presidente, l' onorevole Díez González e io avevamo presentato alcune interrogazioni in merito a determinate opinioni della Vicepresidente de Palacio riferite da un giornale spagnolo.
I servizi competenti non le hanno inserite all' ordine del giorno, in quanto hanno ritenuto che avessero già ottenuto risposta in una tornata precedente.
Chiedo che venga riesaminata tale decisione, in quanto non è così.
Le interrogazioni cui è stata data risposta in precedenza riguardavano un intervento della Commissario de Palacio in un caso determinato, non le dichiarazioni pubblicate dal giornale ABC il 18 novembre scorso.
Onorevole collega, sarà mia cura verificare tale punto.
Devo confessarle che in questo momento la questione mi pare un po' confusa.
Quindi verificheremo con estrema attenzione per essere certi che tutto sia corretto.
Signora Presidente, gradirei sapere se questa settimana il Parlamento intende lanciare un segnale chiaro per esprimere il nostro scontento riguardo alla decisione presa oggi di rifiutare il rinnovo dell'embargo sulle armi contro l' Indonesia, visto e considerato che in passato la stragrande maggioranza dei deputati aveva sostenuto l'imposizione dell'embargo all'Indonesia.
La decisione odierna di non rinnovarlo è pericolosissima, data la situazione sul posto.
Il Parlamento dovrebbe pertanto inviare un messaggio, come auspica la stragrande maggioranza dei deputati.
Gli Stati membri dell'Unione sono stati irresponsabili a non rinnovare l'embargo.
Com'è già stato detto, la situazione in Indonesia è davvero esplosiva, con un forte rischio che in futuro si verifichi un colpo di Stato.
Non sappiamo cosa stia succedendo e quindi mi chiedo perché si debba permettere ai produttori di armi dell'UE di trarne profitto a scapito di persone innocenti.
Comunque sia, questo punto non è previsto nelle discussioni sui problemi di attualità di giovedì.
Ordine dei lavori
Signora Presidente, l' idea che la Commissione Prodi presentasse il suo programma politico per tutta la legislatura proviene inizialmente da una proposta del gruppo del Partito del socialismo europeo, approvata all' unanimità dalla Conferenza dei Presidenti in settembre e anche accettata esplicitamente dal Presidente Prodi, che ha ribadito il suo impegno al riguardo durante il discorso di investitura.
Si tratta di un impegno importante in quanto la Commissione è un organo che detiene il monopolio di iniziativa, conformemente ai Trattati, e di conseguenza delinea i tratti essenziali di quella che sarà l' attività politica e legislativa di questo Parlamento nei prossimi cinque anni.
Ricordo altresì, signora Presidente, che durante la precedente legislatura il Parlamento ha votato due volte la fiducia a favore del Presidente Prodi; durante l' attuale legislatura l' ha votata di nuovo a luglio e poi, dopo l' insediamento della nuova Commissione, ha votato nuovamente la fiducia per l' intera Commissione in settembre.
Quindi c' è già stato tempo a sufficienza per permettere alla Commissione di elaborare il suo programma e per consentirci di prenderne conoscenza per poi spiegarlo ai cittadini.
A tale proposito ricordo la risoluzione del 15 settembre scorso, in cui si raccomandava di presentare la proposta il più rapidamente possibile.
I fatti della settimana scorsa - scaturiti a latere della Conferenza dei Presidenti, sfruttata solo per corroborare e ratificare decisioni adottate al di fuori di essa - ci pongono di fronte a un dilemma: o la Commissione non è in grado di presentare questo programma (in tal caso, sarebbe opportuno che lo dicesse.
A sentire il suo Presidente, è in grado di farlo.
Dato che la Commissione è rappresentata dalla vicepresidente de Palacio, ritengo che prima di votare converrebbe sapere se la Commissione è sempre disposta a presentare il programma, conformemente agli accordi); oppure il Parlamento non è in grado di esaminare tale programma, come apparentemente sostengono alcuni.
Secondo me, questa seconda ipotesi significherebbe rinunciare alle nostre responsabilità di Parlamento, oltre a introdurre una tesi originale, un metodo finora sconosciuto che consiste nel distribuire per iscritto ai gruppi politici il discorso programmatico della Commissione una settimana prima - e non il giorno prima, come era stato concordato. Considerando che il programma legislativo sarà discusso a febbraio, potremmo prescindere dal dibattito, in quanto il giorno dopo la stampa ed Internet avrebbero divulgato il testo a tutti i cittadini e quindi il Parlamento non avrebbe più bisogno di occuparsene.
Secondo il mio gruppo, un Parlamento serve per ascoltare, discutere e riflettere, quindi a nostro avviso non c' è alcuna ragione che giustifichi questo rinvio. Se la Commissione è in grado di presentare il programma, secondo noi siamo perfettamente in tempo per ripristinare l' accordo iniziale intervenuto tra il Parlamento e la Commissione e comportarci responsabilmente dinnanzi ai nostri concittadini.
Perciò la proposta del gruppo del Partito del socialismo europeo, da lei menzionata, è che mercoledì si mantenga la presentazione del programma per la legislatura della Commissione Prodi, inserendovi anche il progetto di riforma amministrativa. Altrimenti potremmo ritrovarci in una situazione paradossale: con la scusa che non c' è il testo, si nega da un lato il diritto del Presidente della Commissione di rivolgersi a questo Parlamento, e dall' altro che abbia luogo una discussione sulla riforma, senza che il Parlamento conosca a priori i testi su cui si basa.
Pertanto, signora Presidente, la prego di chiedere alla Commissione di esprimersi subito e poi di procedere al voto.
(Applausi dai banchi del gruppo del partito del socialismo europeo)
Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono piuttosto sorpreso del comportamento del collega, onorevole Barón Crespo, che ora pretende che il punto in questione venga inserito nell'ordine del giorno di mercoledì.
Onorevole collega Barón Crespo, lei non ha potuto partecipare giovedì scorso alla Conferenza dei presidenti.
Non la biasimo per questo: può sempre succedere che si debba essere sostituiti.
Il collega Hänsch è intervenuto in sua vece.
In sede di Conferenza dei presidenti ne abbiamo discusso approfonditamente.
Soltanto un gruppo politico condivideva l'opinione da lei espressa in questa sede.
La questione è stata posta ai voti.
Come è noto, ciascun presidente dispone di un numero di voti pari al numero dei deputati iscritti al proprio gruppo politico.
Il punto in questione è stato oggetto di una votazione in cui, se ben ricordo, vi sono stati 422 voti contrari e 180 a favore con poche astensioni.
Ciò significa che tutti i gruppi politici, ad eccezione dei non iscritti - che però non costituiscono un gruppo politico -, erano concordi e che un solo gruppo era del parere di procedere come proposto dal collega in questa sede.
Tutti gli altri erano di diversa opinione e così è stato deciso.
Vorrei ora entrare brevemente nel merito.
Abbiamo fiducia nella Commissione, in Romano Prodi e la grande maggioranza del nostro gruppo politico, come tutti sanno, dopo un difficile processo ha votato la fiducia a Romano Prodi e alla Commissione.
Tuttavia siamo anche dell'idea che la strategia della Commissione vada discussa nel corso di una procedura regolare, non soltanto in base a una dichiarazione rilasciata oralmente in questo Parlamento ma anche in base a un documento adottato dalla Commissione che illustri tale programma per i prossimi cinque anni.
Ma un tale documento non esiste ancora!
La Commissione presenterà il programma per il 2000 in febbraio.
Abbiamo acconsentito: se la Commissione non vuole discutere il programma 2000 in gennaio lo faremo in febbraio.
Non è certo nostra intenzione entrare in conflitto con la Commissione.
Al contrario, pensiamo che per quanto possibile la Commissione e il Parlamento debbano percorrere una strada comune.
Il Parlamento, tuttavia, esercita anche funzioni di controllo nei confronti della Commissione e non tutto ciò che viene proposto da quest'ultima deve necessariamente trovarci concordi.
Vorrei che all'interno dei gruppi politici potessimo prepararci adeguatamente al dibattito sul programma quinquennale.
Non è possibile farlo ascoltando una dichiarazione di cui non conosciamo con esattezza il contenuto.
Perciò raccomandiamo - e ho l'impressione che anche la Commissione sia disposta ad accogliere questa idea - di discutere in febbraio il programma a lungo termine della Commissione che si estende fino al 2005 - sperando che a quel punto la Commissione abbia concordato un programma che ci sottoporrà - e, sempre in febbraio, anche il programma legislativo della Commissione per l'anno 2000.
E' dunque sulla base di un nesso oggettivo che proponiamo di discutere contestualmente i due programmi e per questa ragione il mio gruppo politico respinge decisamente la proposta del gruppo socialista!
(Applausi dai banchi del gruppo del PPE-DE)
Signora Presidente, desidero affermare chiaramente che, innanzi tutto, la Commissione nutre il massimo rispetto per le decisioni del Parlamento tra cui quella di elaborare il proprio ordine del giorno.
Quindi, noi rispettiamo le eventuali decisioni in materia del Parlamento.
Ma voglio dire altrettanto chiaramente che il Presidente Prodi si è impegnato con il Parlamento a inserire un nuovo dibattito, come ha ricordato l' onorevole Barón, oltre al dibattito annuale sul programma legislativo della Commissione, sulle grandi linee di azione per il prossimo quinquennio, cioè per la presente legislatura.
Tengo a sottolineare, signora Presidente, che, secondo l' accordo concluso nel settembre scorso, questo dibattito era distinto dalla presentazione del programma legislativo della Commissione.
E desidero far sapere che, per quanto riguarda la Commissione, siamo pronti e disposti a tenere questo dibattito quando lo si ritenga opportuno; eravamo già pronti a farlo questa settimana, conformemente all' accordo iniziale, sulla base dell' intesa di una presentazione del discorso ai gruppi parlamentari il giorno prima.
Quindi, signora Presidente, ribadisco che da parte nostra abbiamo discusso del programma di azione per il prossimo quinquennio e che siamo pronti a presentarlo quando vuole il Parlamento - anche questa settimana, se decide il tal senso- mentre il mese prossimo toccherà al programma per il 2000, esattamente come era stato stabilito.
Signora Presidente, sento qualche risata fra i socialisti.
Mi è stato detto che anche una parte cospicua del gruppo socialista vorrebbe che questo punto venisse ritirato dall'ordine del giorno, in quanto nella votazione in sede di Conferenza dei presidenti è mancato il voto del gruppo di lavoro dei colleghi competenti del gruppo socialista.
Non so se questa informazione sia corretta, ma noi del PPE-DE saremmo comunque grati se il suddetto punto venisse eliminato visto che il Parlamento si è già occupato ripetutamente della questione.
Esistono anche alcune decisioni contro tale imposta.
Per questa ragione il gruppo del PPE-DE chiede che il punto in questione venga ritirato dall'ordine del giorno.
La ringrazio, onorevole Poettering.
Ha facoltà l' onorevole Wurtz che interviene contro la richiesta.
Signora Presidente, vorrei innanzi tutto sottolineare la mancanza di logica da parte dell' onorevole Poettering che ha appena fatto la morale al gruppo socialista per essere tornato su una decisione approvata dalla Conferenza dei presidenti con una netta maggioranza.
Ebbene, egli ha fatto la stessa cosa. Si era discusso e tutti si erano detti d' accordo, tranne il gruppo PPE-DE e il gruppo ELDR.
In tale circostanza - gli onorevoli colleghi presidenti lo ricorderanno - avevo altresì sottolineato che il punto non era tanto sapere se siamo a favore o contro la tassa Tobin, ma se abbiamo il coraggio di ascoltare che cosa ne pensano la Commissione e il Consiglio.
Non è chiedere molto.
Pertanto, reitero la proposta di mantenere all' ordine del giorno l' interrogazione orale al Consiglio e alla Commissione, per apprendere, una volta per tutte, la posizione delle due Istituzioni su una proposta relativamente modesta, ma che lancerebbe un segnale importante all' opinione pubblica, soprattutto sull' onda dell' emozione suscitata dal fallimento della Conferenza di Seattle.
Pongo ora in votazione la richiesta del gruppo PPE-DE intesa a ritirare dall' ordine del giorno l' interrogazione orale sull' imposta patrimoniale.
(Il Parlamento respinge la richiesta con 164 voti favorevoli, 166 contrari e 7 astenuti)
Signora Presidente, ringrazio l' onorevole Poettering per l' inaspettata pubblicità che ha appena dato a questa discussione.
Grazie!
Signora Presidente, è stato contato il mio voto, che non è stato deposto elettronicamente, perché non ho la scheda?
Il mio voto era favorevole.
In effetti, se aggiungiamo i voti dei due colleghi che sono intervenuti, il risultato...
Signora Presidente, la Presidenza ha già annunciato l' esito della votazione.
Non sono ammesse modifiche.
Signora Presidente, premetto che rispetterò la sua decisione, ma durante la votazione precedente sulla questione del piano strategico della Commissione avevo manifestato l'intenzione di intervenire a nome del mio gruppo prima della votazione, ma non ne ho avuto la possibilità.
Le sarei molto grato se prima di chiudere questo punto all'ordine del giorno mi permettesse di rilasciare una dichiarazione di voto a nome del mio gruppo.
Si tratta di una cosa importante e sarebbe utile poter mettere a verbale il motivo del nostro comportamento al momento della votazione alla luce della nostra analisi politica.
Signora Presidente, non è mia intenzione riprendere la discussione, ma anch'io avevo chiesto di intervenire per prendere posizione sulla richiesta dell'onorevole Barón Crespo.
Lei non mi ha dato la parola.
Ne sono spiacente anche se ormai la votazione è già stata effettuata, la decisione presa e quindi la questione è da considerarsi chiusa.
Me ne dispiace, onorevoli Hnsch e Cox, non mi ero accorta che avevate chiesto la parola.
Comunque mi pare che le posizioni siano chiare e saranno riportate al processo verbale.
Quando domani approveremo il processo verbale della seduta odierna i colleghi che dovessero ritenerlo inadeguato potranno chiedere che esso venga modificato.
Mi pare una buona soluzione.
Evidentemente il processo verbale della seduta di domani riporterà tutte le eventuali dichiarazioni complementari.
Mi pare una formula migliore piuttosto che procedere ora alle dichiarazioni di voto che ci porterebbero molto lontano.
Onorevole Cox, onorevole Hnsch, siete d' accordo?
Signora Presidente, se il verbale rispecchierà correttamente il voto del mio gruppo non avrò alcuna obiezione.
Ma se la sua decisione implica che non posso rilasciare una dichiarazione di voto, la accetto con delle riserve.
Faremo molta attenzione allora alla redazione del processo verbale, come per altro facciamo sempre.
Se esso non rifletterà correttamente le posizioni potrà essere modificato.
(Il Parlamento approva l' ordine del giorno così modificato)
Consulenti per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0105/1999), presentata dall' on. Koch a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell' adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle prescrizioni minime applicabili all' esame di consulente per la sicurezza dei trasporti su strada, per ferrovia e per via navigabile di merci pericolose (C5-0208/99 - 1998/0106(COD))
Signora Presidente, non possiamo e non dobbiamo rassegnarci al continuo aumento degli incidenti che si verificano nel trasporto su strada, per ferrovia e sulle vie navigabili con gravi danni, dovuti non solo ma anche al fatto che il personale addetto non si occupa con sufficiente coscienziosità del trasporto delle merci pericolose; accade inoltre che, per ignoranza o insufficiente preparazione dei conducenti o di altri addetti ai vari mezzi di trasporto, un piccolo incidente si trasformi in una sciagura di grandi proporzioni.
Essendo austriaco mi è rimasta impressa vivamente nella memoria - ma credo lo stesso valga per tutti noi - la sciagura del tunnel nei monti Tauri che è costata la vita a tante persone e in cui solo dopo molti mesi e con un enorme sforzo finanziario si è potuto ricostruire quanto era andato distrutto all'interno del tunnel a causa dell'incendio.
I lavori di ricostruzione, durati mesi, hanno provocato l' interruzione del transito in questa importante arteria di comunicazione fra il nord e il sud dell'Europa.
La deviazione del traffico resasi necessaria ha causato disagi ai limiti della tollerabilità a migliaia di cittadini dell'Unione europea.
Per alcuni comuni del mio paese la situazione è stata veramente infernale.
La nostra risposta a incidenti di questo genere deve essere la prevenzione e il progetto di direttiva oggi in discussione rappresenta un importante presupposto per assicurare un'adeguata formazione ai consulenti per la sicurezza, affinché si intervenga nel modo e nel momento opportuno.
Certamente non possiamo accontentarci di creare una normativa europea volta a elevare il grado di sicurezza.
Dobbiamo anche assicurarci che le norme introdotte vengano recepite puntualmente dagli Stati membri e, ancor più, che esse vengano infine applicate.
Evitiamo, per favore, che si aggiunga un ulteriore ambito in cui si finisca con il dover denunciare le carenze nell'applicazione.
Vorrei infine soffermarmi su un ultimo punto.
Non dobbiamo accontentarci di colmare un'altra lacuna nella rete di sicurezza, chiudendo gli occhi sul fatto che resta da fare molto di più in materia di sicurezza nel settore dei trasporti in Europa.
A tale proposito chiedo alla signora Commissario competente, e qui presente, di presentare al più presto una proposta in merito, affinché in futuro si possa garantire maggiore sicurezza nei trasporti in galleria per non dover più assistere in Europa a sciagure di tale gravità!
Signora Presidente, innanzi tutto voglio ringraziare l'onorevole Koch per la sua relazione incentrata sul tema della sicurezza dei trasporti e in particolare sull'armonizzazione delle prescrizioni applicabili all' esame di consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose su strada, ferrovia o vie navigabili interne.
Mi congratulo con lui per l'eccellente relazione.
Di recente il tema della sicurezza dei trasporti è stato tristemente al centro dell'attenzione dei mass media con l'incidente ferroviario alla stazione di Paddington a Londra, il terribile incidente ferroviario in Norvegia, i due incidenti aerei in cui hanno perso la vita alcuni cittadini dell' Unione e il disastro ecologico provocato dalla petroliera Erika al largo della costa bretone. Tutti questi incidenti si sono verificati negli ultimi quattro mesi e ci ricordano che la sicurezza dei trasporti non può mai essere data per scontata e che i responsabili della protezione dei cittadini devono essere altamente motivati e qualificati.
Il relatore sottolinea che, nella sua posizione comune, il Consiglio ha accolto sei dei dieci emendamenti presentati dal Parlamento in prima lettura e ha ripreso il senso dei quattro restanti.
Pertanto il mio gruppo intende votare a favore della suddetta posizione comune e auspica quanto prima l'attuazione della legislazione che ci doterà di un ulteriore strumento per rendere i trasporti nell'Unione europea il più sicuri possibile.
Il mio gruppo sarà sempre a favore di qualsiasi iniziativa volta a migliorare la sicurezza dei trasporti.
Il lavoro da svolgere in questo settore è ancora molto, come hanno dimostrato gli eventi verificatisi recentemente.
Signora Presidente, mi permetta di formulare un paio di osservazioni.
Ringrazio innanzi tutto il relatore per il suo lavoro estremamente preciso e tecnico sul fascicolo in parola, e in secondo luogo la Commissione per la proposta presentata.
La proposta concerne l'armonizzazione dei requisiti d'esame, tuttavia, in realtà parla anche di norme minime, cosa che io in un certo senso deploro.
L'importanza della sicurezza dei trasporti stradali, ferroviari e per vie navigabili interne è indubbia e dato il carattere internazionale di questo tipo di trasporti, anche i corsi di formazione per i consulenti per la sicurezza devono essere armonizzati, come, ad esempio, per il prossimo nuovo ADR.
Tutto ciò è importante, ma altrettanto essenziale è l'attuazione delle norme vigenti.
Ci sono diversi motivi per dedicare attenzione a questo aspetto, basti guardare quanti incidenti si sono prodotti negli anni scorsi in caso di nebbia in Belgio, o in Olanda o in altri paesi. Tanti sono gli incidenti in cui sono rimasti coinvolti camion che trasportavano merci pericolose e che in tali condizioni meteorologiche non avrebbero dovuto viaggiare invece di trovarsi tranquillamente sulle strade.
Oppure pensiamo alle navi provenienti dai paesi dell'Europa orientale che navigano in condizioni chiaramente pericolose.
Da indagini condotte nei porti belgi, finlandesi e anche giapponesi è altresì emerso che il 50 percento dei container contenenti in parte merci pericolose, non viene consegnato nel rispetto delle norme vigenti.
In breve, l'importanza del tema è enorme.
Per quanto attiene alla situazione dei consulenti per la sicurezza, in alcuni Stati membri a partire dal 1º gennaio di quest'anno le aziende devono obbligatoriamente averne uno interno.
Attualmente i problemi creati da questa norma sono molti, soprattutto per le aziende più piccole, che non dispongono di mezzi finanziari sufficienti.
Di conseguenza tali aziende sono costrette a rinunciare al loro carico oppure a mescolarlo ad un altro carico, con i seri problemi che ciò genera.
Per tale motivo si chiede alle aziende di integrare tali attività nei rendiconti finanziari, oppure nelle analisi aziendali, da inserire eventualmente in certificazioni ISO 9002.
Il quadro normativo è pronto, adesso dobbiamo occuparci della sua attuazione.
Permettetemi di indicare un ultimo punto, sempre concernente l'applicazione delle norme.
Occorre formulare degli accordi soddisfacenti con i paesi dell'Europa orientale, dato che essi aderiranno ai trattati in materia solo a partire dal 1º luglio 2001, cioè soltanto fra un anno e mezzo.
Tali paesi adesso godono di un leggero vantaggio concorrenziale, il che non è grave.
Tuttavia, io credo che si debba dare la precedenza agli aspetti che riguardano la sicurezza dei trasporti stradali, ferroviari e per vie navigabili interne, e presentare tempestivamente questa parte dell'acquis comunitario ai paesi candidati all'adesione.
Signora Presidente, in questo Parlamento, a ragione per altro, si pone regolarmente in risalto l'importanza della sicurezza dei trasporti.
I volumi sempre crescenti di merci che attraversano l'Europa comportano, consapevolmente o meno, rischi di tutti i generi per il personale, l'ambiente e la società.
Pertanto, coloro che devono gestire i suddetti rischi devono soddisfare requisiti molto rigorosi.
Le norme sancite in un'altra direttiva, la direttiva 95/35/CE, paiono sufficientemente adeguate per fornire una consulenza responsabile sull'organizzazione dei trasporti di merci pericolose.
Mi rallegro che si sia raggiunta un'intesa con il Consiglio in materia di requisiti minimi per gli esami dei consulenti per la sicurezza, sebbene avrei preferito che fossero stati formulati norme e programmi uniformi atti a garantire l' uguaglianza dei diplomi a livello internazionale.
Tuttavia, pare che il mio sia solo un pio desiderio.
Infine, l'emendamento proposto dal relatore è più che logico e pertanto può contare su tutto il mio appoggio.
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei congratularmi con l' onorevole Koch per le relazioni presentate. Pur trattandosi di relazioni di carattere tecnico, rivestono grande importanza dal punto di vista della sicurezza.
Mi limiterò a poche considerazioni.
In primo luogo vorrei pregare la signora Commissario - e sono convinto che la mia richiesta troverà un terreno fertile - di adoperarsi affinché venga dedicata maggiore attenzione alla questione della sicurezza nei trasporti su strada, nonché nella navigazione marittima e nelle acque interne.
Constatando che la prima proposta della Commissione è stata presentata il 19 marzo 1998 e che oggi ce ne stiamo ancora occupando - benché il Parlamento si sia attivato con una certa tempestività - devo far rilevare che si è proceduto con eccessiva lentezza.
Ciò non va imputato soltanto alla Commissione ma credo che dobbiamo attivarci più rapidamente per giungere a un'armonizzazione anche in questo ambito.
Il secondo punto è già stato ricordato e riguarda le norme minime.
In generale sono dell'idea che in numerosi settori all'interno dei trasporti sarebbero auspicabili una maggiore flessibilità e normative nazionali.
Per quanto riguarda la sicurezza invece sono piuttosto scettico in quanto la sicurezza in Svezia non è sostanzialmente diversa dalla sicurezza in Germania, in Italia o in Austria.
Posso anche accettare queste norme minime, ma esorto la Commissione a esercitare un'attenta sorveglianza.
Nel caso in cui questo tipo di flessibilità dovesse dare adito a un'insufficiente regolamentazione in alcuni paesi occorrerà procedere a una ulteriore armonizzazione.
Anche il terzo punto è già stato toccato.
Anch'io, come l' onorevole Rack, provengo da un paese di transito in cui la questione assume particolare importanza.
Non ci proponiamo di peggiorare unilateralmente le condizioni di concorrenza per alcuni paesi, favorendo paesi di transito come l'Austria.
Credo tuttavia che occorra fare tutto ciò che rientra nelle nostre possibilità per limitare il più possibile il trasporto di merci pericolose in tutti i paesi, siano essi di transito o meno.
Signor Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con il relatore onorevole Koch per il magnifico lavoro e la proficua collaborazione instaurata con la Commissione per migliorare i testi e presentare la relazione nonché la proposta; alla fine c' è un unico emendamento, relativo alle prescrizioni applicabili all' esame attitudinale dei consulenti per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose su strada, per ferrovia e per via navigabile.
A nostro avviso, sono importanti la collaborazione e il lavoro svolto insieme dalle due Istituzioni - Parlamento e Commissione - e la collaborazione esistente con la commissione per la politica regionale, e in particolare con il gruppo trasporti, è straordinaria.
La posizione comune riprende praticamente tutti gli emendamenti accolti dalla Commissione ed armonizza le prescrizioni minime applicabili all' esame di consulente per la sicurezza: in seconda lettura, possiamo pertanto accettare l' emendamento relativo alla data di recepimento proposta, molto più realistica rispetto a quella avanzata inizialmente dalla Commissione, visto che sono già vari anni che discutiamo della questione.
Desidero inoltre ringraziare brevemente i vari deputati per i loro interventi e dire loro che per la Commissione la sicurezza è una priorità nell' ambito dei trasporti.
E come ha detto molto giustamente l' onorevole Simpson, il processo non si può mai dare per scontato, acquisito o concluso.
L' incremento dei margini, delle garanzie di sicurezza nei trasporti è un processo che deve continuare a migliorare giorno dopo giorno.
In tal senso, desidero anche fare brevemente riferimento ai problemi dei tunnel, menzionati dagli onorevoli Rack e Swoboda. Nel caso dell' Austria, si tratta indubbiamente di un tema molto sensibile, che richiede uno sforzo per vedere come accrescerne la sicurezza.
In uno dei gravi incidenti verificatisi recentemente, la merce trasportata non era di per sé pericolosa.
La margarina e qualche chilo di vernice che, in linea di massima, non comportavano rischi, hanno provocato un' autentica catastrofe.
E' necessario pertanto considerare come sia possibile perfezionare ulteriormente i criteri per garantire la massima sicurezza.
Infine, ribadisco che dobbiamo considerare la sicurezza in tutti i tipi di trasporti.
Questa settimana terremo in questa sede un dibattito sulla sicurezza del trasporto marittimo, in seguito alla catastrofe dell' Erika, e nel corso di quest' anno dovremo discutere degli obiettivi in materia di sicurezza del trasporto aereo.
Ma, onorevoli deputati, la sicurezza è un obiettivo prioritario della Commissione.
Come avrò modo di dichiarare nel corso del dibattito sull' Erika, non aspettiamo una catastrofe per dedicarci all' esame della questione della sicurezza, ma vi lavoriamo a prescindere da questi avvenimenti, che non fanno altro che dimostrare quanto sia urgente dare una risposta efficace a questo tipo di problemi.
Ringrazio ancora una volta tutti coloro che sono intervenuti, e in particolare il relatore onorevole Koch.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
Trasporto di merci pericolose su strada
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0104/1999) presentata dall'onorevole Koch a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio [COM(1999) 158 - C5-0004/1999 - 1999/0083(COD)] che modifica la direttiva 94/55/CE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada.
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la direttiva entrata in vigore il 1º gennaio 1997 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada contiene alcune norme transitorie la cui validità è a termine e dipende dalla conclusione di alcuni lavori di normazione da parte del CEN, il Comitato europeo di normalizzazione.
I ritardi nei lavori del CEN hanno comportato problemi nell'applicazione della suddetta direttiva.
In particolare, gli allegati non hanno potuto essere adeguati ai più recenti sviluppi nel settore tecnologico e industriale.
Ciò è a mio avviso deplorevole e ci costringe a intervenire per ovviare ad inadempienze altrui.
Accetto pertanto la proposta di modifica della direttiva 94/55/CE oggi in discussione.
Un mancato intervento da parte dell'Unione europea obbligherebbe gli Stati membri a modificare le proprie disposizioni legislative nazionali per un breve periodo, ovvero fino alla conclusione dei lavori del CEN, il che comporterebbe inutili costi e incertezze.
La modifica della direttiva oggi in discussione non implica la modifica dell'armonizzazione attualmente vigente all'interno della Comunità delle norme in materia di trasporto di merci pericolose.
Essa si limita a prolungare le norme transitorie rinviando le scadenze, a eliminare le disposizioni ritenute ormai obsolete e a disciplinare le procedure nei seguenti casi: a) trasporti ad hoc di merci pericolose; b) emanazione di norme nazionali meno severe, in particolare per quanto riguarda il trasporto di quantitativi molto ridotti di merci pericolose in ambito locale chiaramente definito.
La modifica della direttiva risulta pertanto pienamente conforme al principio di sussidiarietà; agli Stati membri vengono attribuite maggiori competenze.
La Commissione stabilisce se gli Stati membri possano emanare determinate disposizioni, assistita in questo compito da un comitato di esperti nel settore delle merci pericolose ai sensi della procedura legislativa.
Le modalità per l'esercizio di tali competenze di esecuzione da parte della Commissione sono state riviste con una decisione del Consiglio del giugno 1999.
La proposta di direttiva concernente il trasporto di merci pericolose su strada oggi in discussione risale tuttavia al maggio 1999 e, pertanto, non ha potuto tenere conto della procedura di comitatologia attualmente vigente.
Gli emendamenti presentati e approvati all'unanimità in sede di commissione fanno riferimento in due casi alla suddetta procedura di comitatologia recentemente modificata.
Intendiamo assicurare che tale riferimento figuri già nei considerando e che il termine stabilito in modo inequivocabile entro il quale il Consiglio deve prendere una decisione venga fissato al massimo entro tre mesi.
Si sottolinea inoltre la necessità di una maggiore trasparenza.
Un altro emendamento consente agli Stati membri di stabilire requisiti più rigorosi, soprattutto per le cisterne qualora la temperatura ambiente alla quale si lavora e si effettuano i trasporti sia di solito inferiore a -20º.
Ciò nell'interesse, soprattutto, delle regioni dell'Europa settentrionale.
Un ultimo emendamento si propone di consentire che continuino ad essere utilizzati per il trasporto nazionale cisterne e veicoli immatricolati nel periodo compreso fra il 1º gennaio 1997 e l'entrata in vigore della direttiva, la cui costruzione e manutenzione sia in linea con i requisiti della stessa direttiva.
Pur sapendo che si tratta soltanto di un piccolo passo verso una maggiore sicurezza, vi invito a votare a favore della relazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, buon anno e buon nuovo millennio.
E' la prima volta che intervengo in Plenaria e devo ammettere di essere molto emozionato, un po' come succede con il primo amore che però, per fortuna, è durato più di due minuti.
Vorrei commentare brevemente la proposta presentata dalla Commissione in merito alla modifica della direttiva sul trasporto su strada delle merci pericolose.
Ritengo sia importante che questa direttiva sia approvata adesso; altrimenti gli Stati membri sarebbero costretti a modificare le proprie leggi nazionali per un periodo di tempo estremamente breve e ciò comporterebbe solamente costi aggiuntivi e, ancora una volta, accrescerebbe l'irritazione dei cittadini verso la burocrazia dell'UE.
D' altro canto, nella proposta della Commissione non vengono presi in considerazione alcuni elementi, come il clima rigido delle regioni nordiche.
Ho ritenuto pertanto opportuno proporre alcuni emendamenti da inserire nell' eccellente relazione dell'onorevole Koch, che sono stati approvati in sede di commissione.
Tali emendamenti riguardano la resistenza alle basse temperature dei serbatoi adibiti al trasporto delle merci pericolose.
Nella proposta della Commissione si era pensato che meno venti gradi sarebbero stati sufficienti; per coloro che vivono nel bacino del Mediterraneo è difficile immaginare che in Lapponia le temperature possono raggiungere ben altri valori.
Onorevoli colleghi, anche in Lapponia si sostiene l'attività dell'Unione europea, quindi sarebbe importante tenere maggiormente conto di questa area.
Di conseguenza, ho proposto di ridurre il limite a meno quaranta gradi.
Tale modifica sarebbe necessaria anche per lasciare immutato lo standard di sicurezza in vigore nelle regioni nordiche.
Spero che la mia proposta venga presa in considerazione nel corso della votazione di domani.
Signor Presidente, se lei permette vorrei innanzi tutto congratularmi per come, nel corso della discussione, ha effettuato il cambio della Presidenza.
L'ho trovato perfetto.
Entrando nel merito, ritengo che i cittadini europei debbano poter essere certi che i trasporti in Europa su strada, per ferrovia o con altri mezzi, avvengano in condizioni di massima sicurezza, anche nel caso in cui si tratti di merci pericolose.
La presente direttiva è un contributo in questa direzione.
Il fatto che oggi siamo chiamati a intervenire è, in linea di principio, scandaloso.
Il relatore, onorevole Koch, al quale esprimiamo la nostra gratitudine per il lavoro svolto, ha fatto rilevare che avrebbero già potuto essere compiuti alcuni progressi se non si fossero verificati ritardi nei lavori del CEN dovuti alla lentezza nell'elaborazione e nel ravvicinamento della direttiva.
Non ci resta dunque che sperare - entro questa settimana dovremmo decidere il tutto - che nel 2001 possiamo finalmente disporre di norme comunitarie in materia di trasporto di merci pericolose su strada, beneficiando in tal modo sia di una maggiore certezza del diritto che di una maggiore sicurezza sulle nostre strade.
Signor Presidente, la relazione che trattiamo ora non contempla, in sé, cambiamenti di vasta portata.
La maggior parte degli emendamenti sono di carattere squisitamente tecnico, ma vale comunque la pena di ricordare come, ogni volta che assumiamo decisioni di questo tipo, noi operiamo a favore dell'ambiente in senso lato, con il vantaggio di creare condizioni migliori per il corretto funzionamento del mercato interno.
Sulll'intero territorio dell'Unione vengono trasportati notevoli quantitativi di merci pericolose, che transitano sulle strade, sulle ferrovie e attraverso i porti.
Ciò rende necessario il varo di un'adeguata regolamentazione di questo tipo di attività.
Settore dopo settore, si assiste all'approvazione progressiva di norme minime che gli Stati membri debbono rispettare.
Mi pare questa un'evoluzione estremamente positiva; al relatore Koch va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto in tale ambito.
L'impatto di queste regole è importante anche ai fini del mercato interno.
Se si desidera, infatti, che il mercato interno dei trasporti possa funzionare adeguatamente, diviene allora importante non soltanto dotarsi di regole, ma anche assicurare che tali regole siano, nel massimo grado possibile, regole comuni.
In conclusione, desidero fare una terza osservazione, pure di sostanziale importanza, in merito a un emendamento presentato dall'onorevole Vatanen.
Le condizioni contingenti variano notevolmente da un paese all'altro.
Con l'approvazione di questo emendamento si terrebbe conto del fatto che nelle regioni settentrionali dell'Unione può fare molto freddo.
Ciò rende necessario, a sua volta, tenere conto dei possibili effetti di temperature tanto rigide su materiali e imballaggi.
Signor Presidente, in questo tipo di regolamentazioni è molto importante sforzarsi di essere flessibili; spero quindi che la Commissione potrà accogliere questo emendamento.
Signor Presidente, vorrei ringraziare non soltanto il collega, onorevole Koch, ma anche la Vicepresidente della Commissione per aver riconosciuto in modo tanto chiaro ed inequivocabile l'importanza della sicurezza nel settore dei trasporti e la priorità della sicurezza.
Il collega Koch ha dovuto preparare la sua pregevole relazione in quanto i lavori del CEN e anche quelli della Commissione economica delle Nazioni Unite non sono stati svolti con la dovuta celerità.
Vorrei chiedere alla Vicepresidente se oggi è in grado di dirci qualcosa sullo stato di avanzamento degli sforzi di armonizzazione da parte delle due organizzazioni summenzionate e se l'Unione europea ha la possibilità di accelerare l'armonizzazione adottando principi il più possibile semplici.
E' infatti evidente che anche nel caso in cui all'interno dell'Unione europea venissero adottate norme pienamente adeguate, i mezzi di trasporto non si fermerebbero ai suoi confini.
Pertanto è senz'altro opportuno prevedere disposizioni che vanno al di là della dimensione regionale.
Se la signora Commissario non è in grado di farlo oggi, sarebbe comunque disposta a informare per iscritto la commissione parlamentare sullo stato delle cose e sullo stato dei negoziati fra CEN e Commissione economica?
Signor Presidente, mi congratulo nuovamente con l' onorevole Koch per il lavoro svolto a proposito di quest' altra relazione che, in un certo qual modo, completa il dibattito che abbiamo tenuto lo scorso ottobre sul trasporto ferroviario.
Ci rammarichiamo tutti che il Comitato europeo di normalizzazione (CEN) non sia riuscito a concludere entro il termine richiesto la modifica delle norme necessarie per giungere a un' armonizzazione adeguata in seno all' Unione europea.
Questo dibattito e la modifica della direttiva attualmente in vigore ci permettono di tener conto di differenze di fatto che testimoniano la diversità della nostra Europa.
Poco fa l' onorevole Vatanen ci parlava di temperature inferiori non a 20 gradi sotto zero, ma a 40 gradi sotto zero.
Naturalmente accettiamo questo emendamento, ha perfettamente ragione. Credo che si debba tener conto di circostanze materiali, che dimostrano la varietà climatica dell' Unione europea e che poi si traducono talvolta in specifiche e requisiti concreti, quando si tratta di formulare normalizzazioni o caratteristiche di tipo tecnico.
A proposito di quanto ha detto l' onorevole Swoboda sull' attività del CEN, stiamo sollecitando affinché i lavori vengano accelerati al massimo, in quanto sarebbe terribile se, nonostante la nuova scadenza, tra poco più di un anno ci ritrovassimo di fronte alle stesse difficoltà perché non l' hanno concluso.
Infine, signor Presidente, sono già stati segnalati i problemi fondamentali che giustificano la modifica della direttiva, abbiamo menzionato il ritardo del CEN, la modifica di talune norme, la coerenza tra il testo della direttiva e il contenuto degli allegati, la necessità di una maggioreprecisione.
Tutti i contributi della commissione parlamentare e del relatore, onorevole Koch, tradotti in vari emendamenti, che sono concretamente quattro, sono stati accolti dalla Commissione.
Quindi accettiamo i quattro emendamenti che ci sono stati presentati.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
Coordinamento Fondi strutturali/Fondo di coesione
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0108/1999) presentata dalla onorevole Schroedter a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo sulla comunicazione della Commissione relativa ai Fondi strutturali e al coordinamento con il Fondo di coesione - Linee direttrici per i programmi del periodo 2000-2006 [COM(1999)344 - C5-0122/1999 - 1999/2127(COS)].
. (EN) Signor Presidente, è per me un particolare piacere poter tenere il mio primo intervento al Parlamento europeo sul tema considerato il più importante nella regione del Regno Unito che io rappresento in questo Parlamento, il Galles.
Come sicuramente saprete, gran parte del Galles ha ottenuto lo status di regione dell'obiettivo 1 nell'ambito del programma dei Fondi strutturali.
E' dunque ovvio che molti in Galles guardino al programma europeo dei Fondi strutturali come alla soluzione per alleviare alcuni dei più gravi problemi che indubbiamente siamo chiamati ad affrontare.
La povertà in Galles è in aumento, e dal 1997 è ulteriormente peggiorata, mentre il divario fra ricchi e poveri si è ampliato.
Pertanto dal programma dei Fondi strutturali non ci aspettiamo solo la ristrutturazione industriale, ma anche un consistente potenziamento dell' intero tessuto economico del Galles.
Tuttavia, la convinzione che il sostegno dei Fondi strutturali rappresenti in qualche modo un successo del governo britannico è un atteggiamento che ci danneggia profondamente.
In realtà, purtroppo non è altro che il riconoscimento delle enormi difficoltà del Galles.
Questo è il motivo per cui tengo a mettere in risalto taluni degli aspetti che a mio avviso la Commissione dovrebbe considerare prioritari.
Ci aspettiamo che la Commissione affronti le questioni legate all' addizionalità.
Deploriamo che quelle cifre in qualche modo siano state nascoste all'interno dei dati relativi a tutto il Regno Unito.
Ci aspettiamo altresì che la Commissione garantisca un adeguato finanziamento per i vari progetti.
Ci aspettiamo che esiga dal governo britannico il coinvolgimento del settore privato nella fase di pianificazione, dato che senza dubbio dovrà fornire l'impulso maggiore per l'utilizzo dei finanziamenti a titolo dei Fondi strutturali.
Infine, chiediamo alla Commissione di garantire che le risorse provenienti dai Fondi strutturali vengano spese in modo trasparente.
Troppe cose in questo Parlamento non avvengono in modo trasparente.
Credo che in questo settore la Commissione potrà essere una grande alleata del Galles.
Signor Presidente, la nostra commissione ha discusso l'argomento, analizzandolo da molti punti di vista. Inizierò il mio intervento illustrandovi l' aspetto della ricerca.
La nostra commissione considera estremamente positivo il fatto che la relatrice abbia inserito nelle conclusioni la nostra proposta di potenziare le infrastrutture per la ricerca nei paesi destinatari dei Fondi di coesione, investendo soprattutto nelle università e negli istituti di istruzione in modo da permettere loro di meglio soddisfare le esigenze degli abitanti delle aree non sviluppate e di far sì che i laureati rimangano nelle proprie regioni di origine.
Quest'intervento pubblico è realizzabile e la decentralizzazione dell'istruzione universitaria contribuirebbe sicuramente a bilanciare la politica di sviluppo.
Un altro punto che desideriamo sottolineare è invece legato alla politica industriale. Nella programmazione del coordinamento dei Fondi strutturali e dei Fondi di coesione, la Commissione avrebbe dovuto tenere maggiormente in considerazione l'importanza del terziario, del commercio elettronico e della diffusione dell'uso di Internet.
In passato la povertà e la ricchezza dipendevano soprattutto dalla struttura del tessuto economico locale. Le regioni con maggior presenza industriale venivano, infatti, considerate ricche.
Oggi la situazione è completamente diversa, anzi siamo arrivati all'opposto, e queste regioni si sono impoverite. E' pertanto importante investire in nuovi settori, nella cosiddetta produzione elettronica e nel terziario, che rappresentano il futuro.
Ciò, a mio parere, è stato quasi ignorato dalla commissione competente che ha preparato questa relazione. La commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia esorta quindi la Commissione a dedicare maggior attenzione a questo tema.
Infine, in veste di commissione per l'energia, avremmo voluto vedere un maggior sostegno finanziario per le risorse energetiche rinnovabili attraverso l'uso dei Fondi strutturali e dei Fondi di sviluppo regionale. In questo modo sarebbe stato promosso un maggior uso delle fonti energetiche rinnovabili, compensando i fondi insufficienti del programma di sviluppo energetico.
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(EN) Signor Presidente, i miei più vivi ringraziamenti alla onorevole Schroedter per il lavoro svolto. Vorrei spiegare ai miei colleghi che intervengo al posto della onorevole Flautre, che ha seguito questa pratica in sede di commissione per l'occupazione e gli affari sociali, ma che purtroppo non si sta bene.
Desidero attirare la vostra attenzione sugli emendamenti nn. 1 e 2, approvati in sede di commissione per l'occupazione egli affari sociali, ma non di commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo.
Tali emendamenti trattano dell'economia sociale e della necessità di fornire capitale sociale di rischio e di dare sostegno finanziario alle iniziative locali volte a creare posti di lavoro e a rafforzare la coesione sociale.
In passato questo Parlamento ha riconosciuto il grosso potenziale di creazione di occupazione dell'economia sociale.
Pertanto i suddetti emendamenti combaciano con la posizione del Parlamento secondo cui l'esclusione sociale è un grave problema che richiede un intervento costruttivo.
Speriamo che coloro che stanno pensando di votare contro tali emendamenti abbiano motivi assai validi da presentare al Parlamento e ai cittadini in cerca di lavoro.
Nella sua relazione, la onorevole Flautre pone altresì in risalto un campo in cui sussiste una dolorosa carenza di coordinamento, di cui invece si registra un disperato bisogno.
Le proposte della Commissione si riferiscono ai quattro pilastri della strategia per l'occupazione e ai cinque campi d'azione del Fondo sociale europeo.
La mancanza di linee direttrici specifiche qui si fa sentire con particolare intensità, dato che l'idea di collegare gli aiuti del Fondo sociale alla strategia per l'occupazione verrà realizzata per la prima volta durante il periodo di programmazione 2000-2006.
Questa omissione fa sembrare che la Commissione stessa non sappia minimamente come garantire il massimo coordinamento fra il sostegno a titolo del Fondo sociale europeo, soggetto a revisione dopo tre anni e mezzo, e i piani d'azione nazionali annuali per l' occupazione degli Stati membri.
Speriamo che la Commissione ci possa rassicurare che si è trattato di una svista nei confronti della quale si sta correndo ai ripari con atteggiamento costruttivo.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la proposta presentata dalla Commissione conformemente al suo mandato costituisce un punto di partenza ragionevole per la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale.
Io però terrei a sottolineare che questo punto di partenza ci indica le sfide che ci attendono: fare in modo che la popolazione non abbandoni le zone rurali a fronte dei cambiamenti in atto in tutte le attività economiche, vista la crescente perdita di peso del settore agricolo tra le varie fonti di reddito della società rurale.
Questo aspetto, insieme alle carenze delle reti di infrastrutture e servizi e a un' offerta di lavoro in generale molto ridotta e al massimo stagionale e poco diversificata, accentua l' esodo dalle zone rurali.
Le conseguenze sono evidenti.
Ad andarsene sono i giovani, quelli che acquisiscono una formazione e trovano un impiego al di fuori delle aree rurali, e ciò si ripercuote negativamente su di esse.
La mancanza di infrastrutture costituisce un ostacolo anche per l' insediamento di imprese e per la creazione di posti di lavoro.
Non dobbiamo dimenticare che lo spazio rurale rappresenta quasi i quattro quinti del territorio dell' Unione europea.
L' agricoltura fornisce solo il 5,5 percento dell' occupazione dell' Unione stessa.
Inoltre, tre quarti dei nostri agricoltori lavorano part-time e hanno bisogno di integrare efficacemente il loro reddito.
Per questo motivo, tra gli obiettivi fondamentali che dovremmo prefiggerci nell' Unione europea figura l' impegno a creare nuovi posti di lavoro nelle zone rurali, al di fuori del settore agricolo, in settori quali il turismo rurale, lo sport, la cultura, il restauro del patrimonio, la fondazione e trasformazione di imprese, le nuove tecnologie, i servizi, ecc.
Ciò nonostante, pur non essendo esclusivo il ruolo dell' agricoltura, resta indispensabile per evitare la disintegrazione economica e sociale delle aree rurali e la creazione di altre città fantasma, se non altro anche perché gli agricoltori svolgono un ruolo fondamentale nella gestione del territorio, la conservazione della biodiversità e la tutela dell' ambiente.
Quindi siamo a favore di una politica agricola e di sviluppo rurale coerente con gli obiettivi segnalati; alle soglie del XXI secolo le zone rurali devono essere competitive e multifunzionali sia sotto l' aspetto agricolo che aprendosi alla diversità delle attività non agricole.
E' importante privilegiare criteri generali di assetto del territorio e di equilibrio della popolazione, e tenere conto delle conclusioni della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale relative a cinque aspetti fondamentali, riprese solo in parte dalla commissione per i trasporti, la politica regionale e il turismo nei punti 16 e 17.
Concludendo, chiedo alla Commissione di tenere conto di questi cinque punti quando si tratterà di definire le conclusioni relative ai quattro pilastri; ritengo infatti che per l' Unione europea la permanenza della popolazione nell' ambiente rurale debba essere uno degli obiettivi prioritari.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto ringraziare la relatrice onorevole Schroedter per il lavoro svolto, a mio parere, egregiamente.
La ringrazio inoltre per la disponibilità al dialogo che ha dimostrato nei confronti degli altri gruppi politici, quando si è trattato di trovare formulazioni di compromesso di fronte alla valanga di emendamenti, forse più numerosi del previsto, ma che in realtà segnalano la rilevanza della relazione in discussione.
Per noi è importante che le conclusioni approvate alla fine in quest' Aula siano tenute in considerazione dalla Commissione, quanto meno nello spirito, perché a questo punto potrebbe sembrare che qui stiamo portando avanti un esercizio inutile, puramente retorico.
La verità è che siamo convinti, e ciò si riflette anche nel testo delle conclusioni, che la Commissione debba tenere conto delle decisioni di questo Parlamento, soprattutto in vista della revisione delle linee direttrici a metà periodo.
Nei nostri emendamenti abbiamo ribadito l' importanza di stabilire sinergie tra i Fondi strutturali, il Fondo di coesione e le iniziative comunitarie, in modo che la loro applicazione porti, nel modo migliore e più redditizio, all' eliminazione progressiva delle disuguaglianze tra regioni e alla creazione di posti di lavoro le quali, in definitiva, sono i due scopi fondamentali dei Fondi di cui stiamo parlando.
Per imprimere un impulso più rapido ed efficace nel conseguimento di tali obiettivi, riteniamo che all' iniziativa debbano partecipare i creatori di posti di lavoro, i veri creatori di imprese e coloro che garantiscono effettivamente nuove fonti di occupazione, ovvero gli imprenditori.
Soprattutto i piccoli e medi imprenditori devono partecipare alla distribuzione di questi fondi.
Altrimenti, se si sentono emarginati, se non possono partecipare, non dico soltanto alla fruizione ma anche alla ricezione di questi fondi, avremo perso un' occasione di conseguire i nostri obiettivi più velocemente.
Inoltre, per raggiungere i nostri obiettivi, per riuscire a superare le disuguaglianze tra regioni e trovare fonti di lavoro è importante scommettere decisamente a favore delle nuove tecnologie, le reti di trasporto e di comunicazione e le energie rinnovabili.
Tutto questo, sottolineo, avvalendosi della partecipazione dell' impresa privata, che unendo il proprio impegno a quello delle amministrazioni pubbliche, in una sinergia di completamento che non comporti mai chiusure o esclusioni, creerà ricchezza sociale e posti di lavoro.
Signor Presidente, sento il dovere di ricordare al mio collega, onorevole Evans il vero motivo per cui il Galles ha ottenuto lo status di regione dell'obiettivo 1: è stato a causa delle sciagurate politiche del suo partito conservatore.
E mi permetto di ricordargli anche che, mentre era Segretario di Stato per il Galles, il leader del suo partito, Hague, ha violato tutte le regole sull' addizionalità e per questo ricevuto una dura lettera del Commissario Wulf-Mathies sui requisiti normativi.
Posso dirvi che il governo britannico è consapevole dei suoi obblighi relativi all' addizionalità per l'obiettivo 1.
Suggerisco all'onorevole Evans di andare a leggersi il regolamento.
Il mio gruppo ha presentato innumerevoli emendamenti ad ambedue le relazioni in discussione oggi.
Vorrei che ci concentrassimo sul ruolo essenziale delle linee direttrici, nella fattispecie fornire un quadro e uno strumento per sostenere e incrementare la ripresa economica, per garantire l'uso più efficiente possibile delle risorse nell'ambito di un'ampia collaborazione e riportare queste regioni sulla strada del recupero e dello sviluppo sostenibile in modo che alla fine non abbiano più bisogno di essere tenute in vita artificialmente.
E' importante identificare le capacità e il potenziale delle nostre regioni nel settore dell' alta tecnologia,, soprattutto alla luce delle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione, secondo cui l'Europa starebbe rapidamente perdendo terreno a favore degli Stati Uniti per quanto attiene alla crescita delle industrie ad alto contenuto tecnologico, determinanti per il futuro.
Anche il funzionamento del precedente gruppo di programmi è molto istruttivo, in quanto ci dice quale non dovrebbe essere il ruolo delle linee direttrici.
Non dovrebbero essere volte a creare nuovi livelli di burocrazia e formalità, né a spostare le priorità e le politiche a metà dello sviluppo di un progetto, con la conseguenza di inevitabili ritardi e sottoutilizzo dei fondi, particolarmente alla luce dei nuovi requisiti di bilancio.
L'attuazione e la gestione delle linee direttrici non possono essere lasciate alla personale interpretazione di un qualsiasi funzionario della Commissione o dell'amministrazione nazionale.
L'operato della direzione generale della Commissione deve essere coerente, sempre nel rispetto degli aspetti locali e regionali specifici dei programmi della Commissione.
In conclusione, le linee direttrici devono essere ampie, indicative e flessibili, per fornire assistenza ai gestori dei programmi e ai beneficiari dei fondi e per sfruttare al massimo il potenziale dei nostri nuovi ambiti di recupero.
Se riusciremo a imprimere uno spirito di imprenditorialità alle regioni povere e strutturalmente deboli, alla fine riusciremo a rimetterle in carreggiata perché possano attirare sufficiente fiducia da parte degli investitori, elemento chiave per il successo futuro.
E' in questa luce che giudicheremo il successo delle linee direttrici in parola: vedremo se la politica regionale UE, con linee direttrici valide, solide e di supporto, sarà in grado di creare nuove opportunità e di permettere alle regioni povere e strutturalmente deboli di svolgere appieno il loro ruolo e contribuire alla crescita e alla prosperità dell'UE.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero prima di tutto ringraziare la onorevole Schroedter per l'ottima relazione.
Ha svolto un'analisi dettagliata di questo argomento e ha inserito molti emendamenti proposti in sede di commissione.
La relatrice ha inoltre giustamente sottolineato che il Parlamento non è stato ascoltato per tempo in merito alle direttive.
Adesso siamo già molto in ritardo.
Speriamo che il parere del Parlamento sia di aiuto per la valutazione intermedia dei programmi e per la loro realizzazione.
Rispetto ai tempi impiegati, la relazione è cresciuta a dismisura durante il dibattito.
Sono stati inseriti numerosissimi dettagli, che erano emersi già nelle relazioni precedenti.
A questo punto penso sia più importante concentrarsi nella valutazione dei processi ed in che modo questi potranno permettere di gestire la politica regionale dell'Unione, ricordando che l'obiettivo che si desidera raggiungere è quello di ridurre la disuguaglianza locale.
Il mio gruppo ribadisce l'importanza del principio di responsabilità degli Stati membri e del ruolo degli attori locali in merito allo sviluppo e all'attuazione dei programmi.
A tal proposito, sarebbe estremamente importante coinvolgere le piccole e medie imprese.
Il mio gruppo ritiene inoltre importante tenere maggiormente in considerazione le isole e le regioni periferiche e promuovere il dialogo tra il mondo urbano e quello rurale.
Ci opponiamo all'eccessivo controllo dell'Unione europea e dei governi centrali dei paesi membri e chiediamo che venga ridotta la burocrazia, che fa rallentare lo sviluppo e lo svolgimento dei programmi.
L'efficacia dei progetti, perseguiti con il sostegnoo dell'Unione, è stata spesso ridotta a causa della lentezza dei processi decisionali e della complessità amministrativa.
Spesso sono stati finanziati progetti che non hanno prodotto alcun vantaggio permanente alla regione interessata.
I progetti dovrebbero essere più efficienti, più flessibili ed in grado di garantire risultati migliori.
Durante la preparazione della relazione è stato interessante discutere dei temi generali relativi alla politica regionale dell'Unione europea.
Per noi, nuovi deputati al Parlamento, questa è stata la prima volta, e devo ammettere che è ho seguito i lavori con estremo interesse.
Questa relazione è ottima e gode del sostegno del nostro gruppo.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la prova che questo Parlamento resta tuttora un' Istituzione consultiva e subordinata è data dall' impossibilità per l' eccellente relazione della collega del mio gruppo, onorevole Elisabeth Schroedter, di approdare in seduta plenaria, perché i piani di sviluppo regionale per il periodo 2000-2006 per le zone dell' obiettivo 1 già da diversi mesi giacciono negli uffici della Commissione.
Tenendo conto di questo, la nostra Assemblea deve esigere, in ogni caso, che prima della loro approvazione i Quadri comunitari di sostegno per il suddetto periodo siano esaminati e discussi in questo Parlamento proprio alla luce degli orientamenti presentati oggi, poiché riteniamo che abbiano la particolare capacità di creare occupazione nei territori più poveri o meno sviluppati, consentendoci così di contribuire a invertire le tendenze negative che determinano le sperequazioni esistenti nella società europea e di avanzare verso un' Europa più giusta.
Signor Presidente, non dovremmo dimenticare che l' obiettivo principale e strategico dei Fondi strutturali e di coesione, nonché del loro coordinamento, è conseguire la coesione economica e sociale.
Noi siamo tenuti a contribuire all' elaborazione delle linee direttrici e anche alla valutazione dei risultati.
E ciò perché siamo i rappresentanti dei cittadini nell' Europa dei cittadini e non solo in un' Europa degli Stati e delle regioni.
Vediamo che i Fondi sono una condizione necessaria, ma non sufficiente, per raggiungere la coesione economica e sociale.
Se prendiamo come indicatore unico il prodotto interno lordo per abitante, possiamo anche sbagliarci.
Alcuni colleghi hanno già parlato della disoccupazione e del calo demografico.
Dovremo analizzare una serie di indicatori che ci permettano di valutare la condizione e l' evoluzione delle società regionali che versano in situazioni peggiori di altre.
Da alcune relazioni presentate oggi in Plenaria, emerge chiaramente che le 25 regioni europee più prospere hanno una disoccupazione di cinque volte inferiore a quella delle 25 regioni meno prospere.
Ciò impone al Parlamento europeo, al signor Commissario e alla Commissione di intervenire in maniera risoluta e strategica.
E' vero che il Parlamento europeo non ha avuto l' occasione - o non gli è stata concessa, perché era la fine della legislatura - di discutere delle linee direttrici.
Non credo però che la relazione arrivi tardi.
Occorre una riflessione collettiva per poter rivedere e valutare correttamente i nuovi programmi dell' obiettivo 1 e i piani di sviluppo regionale elaborati prima dell' entrata in vigore delle linee direttrici . I programmi dei vari obiettivi vanno coordinati.
Siamo tutti d' accordo nel chiedere che il Parlamento possa essere compartecipe della valutazione delle linee direttrici a metà periodo di funzionamento dei programmi, visto che siamo i rappresentanti dei cittadini.
I cittadini non possono accettare che l' Unione europea prenda decisioni in modo, almeno in apparenza, burocratico.
Hanno bisogno che funzioni la dimensione politica, che sussistano responsabilità, che si comunichi con loro.
Questo è quanto chiediamo oggi al signor Commissario.
Spero che sarà d' accordo, alla luce della sua precedente esperienza di presidente di regione, nel proporre alcuni indicatori insieme a una strategia a favore della coesione economica e sociale e non soltanto della produttività.
Signor Presidente, appoggio le principali proposte della relazione sulla gestione dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione per il periodo 2000-2006 e le sue principali raccomandazioni , fra cui quella secondo cui l'approccio relativo alla spesa dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione deve sempre essere integrato, il che significa che occorre sviluppare un forte partenariato fra le autorità locali e i governi nazionali in relazione all'utilizzo di tali finanziamenti.
Gli Stati membri sono chiamati ad attribuire maggiore importanza alle strategie integrate volte a rivitalizzare i rapporti fra le città e le aree rurali.
Si tratta di un aspetto di particolare rilievo poiché, per quanto il rinnovamento urbano sia vitale, nelle nostre politiche dobbiamo sempre trovare un equilibrio fra la promozione dello sviluppo rurale e il miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti dei centri urbani se non vogliamo costruire un'Europa fatta solo di città.
I Fondi strutturali hanno svolto un ruolo chiave nello sviluppo delle aree sia urbane che rurali dei paesi periferici, principalmente con il miglioramento del sistema viario, dei sistemi di trattamento delle acquee reflue e delle reti di trasporto connesse.
Tale processo continuerà in linea con gli orientamenti di spesa fissati dai Capi di Stato e di governo dell'UE l'anno scorso al Vertice di Berlino e accolti favorevolmente dal Parlamento nella tornata di maggio.
Non vi è dubbio che i principali programmi UE attuati fra il 1989, il 1993, il 1994 e il 1999 abbiano contribuito a migliorare la competitività economica dei paesi periferici e delle regioni dell'obiettivo 1.
L'essenziale adesso è consolidare i progressi fatti finora e renderli irreversibili, in modo da garantire che i paesi periferici e le regioni ultraperiferiche, le regioni più deboli in Europa, possano operare con successo sia nella nuova zona dell'euro che nel mercato unico, che è in continua espansione e in cui la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali è ormai una realtà.
Infine, sebbene a partire dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo di coesione siano stati finanziati progetti infrastrutturali essenziali, non dovremmo dimenticare che il Fondo sociale europeo ha svolto un ruolo importantissimo nell'assistere i meno abbienti nella nostra società.
Grazie al Fondo sociale abbiamo potuto migliorare i nostri organismi di terzo livello, finanziare i nostri programmi per i giovani che lasciano la scuola e realizzare vaste iniziative per la lotta alla disoccupazione giovanile e di lunga durata, per aiutare chi abbandona la scuola in giovane età e promuovere livelli più elevati di istruzione fra gli adulti.
Signor Presidente, in passato mi sono trovato più volte in disaccordo con la relatrice in merito al suo approccio a problemi di politica regionale, ma questa volta debbo invece dirmi d'accordo con lei.
Non so se questo la incoraggerà a proseguire nella stessa direzione, ma vorrei comunque rivolgerle le mie congratulazioni.
La seconda osservazione che vorrei fare è che avremmo preferito, come avevamo richiesto la onorevole McCarthy e io in qualità di relatori per il regolamento generale, che le linee direttrici fossero inserite nel regolamento come allegato.
Purtroppo così non è stato e la responsabilità non è certo dell'onorevole Bernié; era una questione di competenza della precedente Commissione.
Lo faccio rilevare per ribadire nuovamente la posizione del Parlamento.
La terza osservazione che desidero formulare è che, naturalmente, le linee direttrici ci trovano sostanzialmente d'accordo, nella misura in cui non si discostano dalle osservazioni che avevamo formulato a suo tempo.
Rappresentano un notevole ausilio per gli Stati membri, ma in particolare mi preme evidenziare l'enfasi data dalla Commissione allo sviluppo sostenibile, all'incremento dell'occupazione, con particolare riguardo alle pari opportunità, al settore dei trasporti.
Parlando a titolo personale, posso dirmi completamente d'accordo.
Ciò detto, tuttavia, da isolano quale sono tengo a denunciare la scarsa attenzione prestata alla problematica dello sviluppo insulare.
Non vi viene infatti attribuita la dovuta attenzione, e non è la prima volta che ciò accade: si tratta di una lunga storia, che si trascina almeno da quando sono stato eletto al Parlamento, cinque anni fa, tant'è vero che ho già trattato questo argomento a più riprese.
E continueremo a doverlo trattare, signor Commissario, perché l'articolo 158, paragrafo 1 del Trattato di Amsterdam contiene una disposizione che allude a una politica integrata per le isole.
Di conseguenza, la Commissione dovrà finalmente prendere in esame questo preciso argomento.
Ora, signor Commissario, è finalmente giunto il momento di applicare i programmi: pertanto, gli Stati membri dovranno a loro volta farsi carico delle proprie responsabilità ed eseguire adeguatamente i propri compiti.
Quanto al Parlamento, tengo a ricordare che esiste un codice di buona condotta sottoscritto fra Commissione e Parlamento lo scorso mese di maggio.
Sono del tutto certo che quel codice sarà rispettato e che il Parlamento sarà tenuto al corrente dell'evoluzione in atto e di ogni dettaglio sull'applicazione dei programmi.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nel minuto e mezzo di parola a mia disposizione vorrei innanzi tutto congratularmi con la onorevole Schroedter.
Molti altri lo hanno già fatto, ma lo merita davvero per la grande apertura e attenzione che ha dimostrato per le diverse proposte presentate dai colleghi; credo che la sua disponibilità abbia conferito alla sua relazione la qualità che quest' oggi le riconosciamo.
Mi associo al rammarico espresso dalla nostra relatrice per il fatto che il Parlamento in un certo senso si sia trovato a salire su un treno già in corsa; la procedura negoziale sulle linee direttrici con gli Stati membri è infatti tanto avanzata da non consentirci di ritenere che la relazione possa produrre un impatto immediato, e me ne dispiace.
Mi pare, pertanto, che la relazione debba invece anticipare e delineare le linee direttrici della revisione intermedia del 2003 e addirittura influenzare la seconda fase di programmazione successiva al 2003.
In pratica intendo dire che stiamo per entrare in un periodo di gestione della programmazione 2000-2006 che non dovrà essere un periodo di routine per un semplice motivo: dobbiamo raccogliere due grandi sfide.
La prima è l' armonizzazione delle politiche di gestione del territorio nazionale e delle politiche di sviluppo regionale.
Le sovvenzioni non bastano per costruire lo sviluppo se le infrastrutture e i servizi pubblici sono carenti.
Occorre dunque porsi una questione di fondo: come articolare la politica dell' Unione con le politiche nazionali sussidiarie di gestione del territorio.
La seconda sfida consiste nell' ampliamento, che ovviamente comporterà conseguenze significative sia in termini di bilancio che geografici.
Ecco due piste di riflessione che suggerisco al Commissario e sulle quali lo invito a coinvolgerci.
Concludendo, in un periodo di catastrofi naturali come quello che stiamo attraversando, mi preme evocare il problema dell' utilizzo dei Fondi strutturali.
E' noto che spetta agli Stati membri ridistribuire una parte dei finanziamenti.
Diversamente da quanto tendenzialmente vorrebbero gli Stati membri l' Europa non dovrebbe sparire completamente.
Al giorno d' oggi l' opinione pubblica e la stampa ci accusano di essere latitanti laddove invece siamo noi a finanziare gran parte delle iniziative nazionali.
Credo che dovremmo essere capaci di dirlo chiaro e forte.
Ritengo che sarebbe altrettanto opportuno istituire o chiedere agli Stati membri di garantire l' informazione sugli aiuti europei ogni qualvolta questi siano utilizzati per porre rimedio ai danni causati da catastrofi naturali o incidenti.
Signor Presidente, la priorità attribuita ai criteri finanziari e monetari rafforza il dilagare delle ineguaglianze di ogni genere.
Per gli esperti del piano francese, lo scenario oggi più plausibile è l' approfondirsi del divario tra le regioni all' interno di ogni paese.
I Fondi strutturali hanno contribuito proprio a frenare tale processo.
Il nostro progetto di un' Europa protesa a soddisfare i bisogni sociali mira a ottenere una convergenza verso l' alto delle condizioni di vita: realizzarlo comporterebbe indubbiamente estendere gli strumenti di ridistribuzione delle risorse, quali appunto i Fondi strutturali.
Nella fattispecie noi proponiamo un' imposta unificata sul patrimonio che consentirebbe di alimentare fondi destinati alle misure di accompagnamento per armonizzare i sistemi di previdenza sociale e la riduzione dell' orario di lavoro a livello europeo.
Ebbene, la Commissione, che sarebbe tenuta a presentare le linee direttrici, ha assolto a tale compito in modo vago e poco convinto.
La relazione in discussione quest' oggi ridà alla politica il ruolo che le spetta, compiendo un passo verso una politica dell' occupazione e dello sviluppo sostenibile.
E' per questi motivi che voteremo a favore.
Signor Presidente, anch'io mi voglio complimentare con il relatore per l'ottimo lavoro svolto.
Credo che nei prossimi anni più che mai, di fronte alla sfida della globalizzazione e a quella dell'ampliamento ad Est, l'Europa abbia bisogno di indicazioni adeguate e precise per la programmazione e il rilancio della sua economia.
In tal senso, l'Europa nel suo complesso, e ciascuno Stato membro in particolare, dovrà utilizzare al meglio tutte le sue risorse e le sue potenzialità, quindi anche i Fondi strutturali disponibili.
Per fare ciò c'è bisogno di una Commissione europea che, al di là delle buone intenzioni, dia maggiore chiarezza alle sue linee direttrici e si impegni al massimo in un'opera di controllo sull'impegno di queste risorse da parte degli Stati membri.
L'Italia, ad esempio, negli ultimi anni ha avuto problemi nell'utilizzo dei Fondi strutturali, soprattutto a causa di un'eccessiva burocrazia, di un'informazione carente e dello scarso coinvolgimento degli operatori economici e sociali a livello locale.

Sono quindi due i punti su cui vorrei richiamare l'attenzione della Commissione: in primo luogo, occorre utilizzare al meglio la concertazione come metodo di coordinamento e di partecipazione alle decisioni da parte di tutti gli operatori locali e regionali, proprio per evitare squilibri e diseguaglianze; in secondo luogo, occorre un'autentica opera di semplificazione e trasparenza dei processi amministrativi, che troppo spesso sono inutilmente lunghi e complessi al punto da pregiudicare l'accesso ai Fondi, cosa di cui si lamentano soprattutto le piccole e medie imprese europee.

Concludo, signor Presidente, dicendo che è piuttosto grave che nella comunicazione della Commissione sia stata riservata una scarsa attenzione ai patti territoriali e soprattutto alle modalità di lotta alla disoccupazione femminile e giovanile.
Signor Presidente, alla stessa stregua dell'onorevole Evans, è per me un piacere particolare potermi alzare in piedi per il mio primo intervento in questo Parlamento durante la discussione di un tema di tale importanza, specialmente dato che rappresento le West Midlands, una regione del Regno Unito che finora ha beneficiato dei finanziamenti riservati all'obiettivo 2.
Tuttavia, la relazione in oggetto stasera è un esempio lampante di come, se non siamo molto cauti, possiamo partorire idee che paiono grandiose, ma che invece sono prive di consistenza e quindi si rivelano inutili per chi dovrebbe trarne immediatamente profitto.
L'intento della relazione è buono ma, come spesso succede quando trattiamo di questi temi, i suoi obiettivi non sono chiaramente definiti e manca di una base solida che la possa rendere di una qualche utilità.
Per questo il motivo il mio gruppo e io proponiamo tre emendamenti e aggiunte sostanziali al testo, volti non tanto a togliere qualcosa alla proposta, ma a renderla più pertinente per coloro ai quali deve servire da guida.
Tengo a illustrare qual è il nostro ragionamento.
Primo, vogliamo garantire che le risorse dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione siano utilizzate in modo adeguato.
L'esperienza passata ci insegna che noi, in quanto rappresentanti eletti dei contribuenti europei, dobbiamo esigere probità e trasparenza finanziaria negli esborsi e il controllo di questi fondi. Pertanto i nostri emendamenti e aggiunte sono volti a reperire indicatori di redditività nel processo di concessione e di spesa dei fondi.
Secondo, troppo spesso ingenti somme di denaro vengono spese per progetti i cui risultati all'inizio della programmazione sono inevitabilmente vaghi.
Ma a metà o alla fine di tale periodo non esiste un modo efficace per interrompere un progetto che rivelatosi inutile.
Pertanto le nostre aggiunte chiedono di prevedere strategie di interruzione attuabili in pratica, cosicché non solo ci sia la necessaria garanzia in relazione alle spese correnti, spesso riversate sul contribuente, ma che si possa altresì evitare la sindrome ben nota per cui si continua a spendere denaro per portare avanti un progetto che si è già dimostrato un fallimento.
Infine, chiediamo che si cambino metodi e rapporti usati per l'esborso dei fondi.
Occorre un maggiore coinvolgimento del settore privato, che introdurrà una prospettiva di realismo finanziario nel progetto di finanziamento.
Inoltre, va cambiato il tipo di progetti che vengono finanziati. Basta progetti su scala ridotta che mirano solo al reddito, e che sono difficili da controllare, occorre invece passare a progetti su vasta scala, i cui benefici nella maggior parte dei casi sono evidenti.
In tal modo si farà fronte alla necessità di trasparenza nell'uso di queste risorse, di cui si fa un gran parlare, contrastando al contempo la tentazione di tirare inutilmente per le lunghe continuando ad assorbire i soldi dei contribuenti locali nelle aree in cui sono localizzati i progetti in questione, mentre il Parlamento europeo darà prova di prendere molto sul serio il bisogno di riforma.
Se oggi l'Aula appoggerà le modifiche alla relazione che ho illustrato, credo che riusciremo a passare alla fase successiva, cioè raggiungere gli obiettivi storici per i quali i Fondi sono stati costituiti, cioè fornire assistenza - in modo finanziariamente sostenibile - alle aree povere dell'Unione europea che necessitano di un livello di vita dignitoso, non tanto facendo loro l'elemosina ma dando loro una spinta in avanti.
Invito l'Aula a votare a favore delle modifiche che ho presentato.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero a mia volta congratularmi con la relatrice per il lavoro svolto, un lavoro serio e completo.
Non v'è dubbio che le politiche strutturali e la politica di coesione dell'Unione europea rappresentino gli strumenti essenziali per creare condizioni atte allo sviluppo e alla riduzione delle sperequazioni economiche e sociali fra le varie regioni, dal momento che le disparità, nonostante gli sforzi compiuti, restano elevate, e inammissibilmente elevate nell'ambito della disoccupazione.
Per garantire un maggiore conseguimento degli obiettivi di queste politiche, è indispensabile assicurarne il coordinamento e l'organizzazione sulla base di linee direttrici messe a punto con attenzione e, mi si consenta, con intelligenza.
Non va dimenticato che queste politiche, quando sono efficaci, risultano visibili anche agli occhi del cittadino europeo che ne trae un beneficio, che tocca con mano un miglioramento diretto nella propria qualità della vita.
Non va neppure dimenticato che occorrerà prestare particolare attenzione alle aree insulari e ultraperiferiche dell'Unione, che si scontrano con enormi ostacoli al proprio sviluppo economico e sociale dovuti appunto alla posizione geografica; sempre che, naturalmente, la Commissione non abbia intenzione di costruire ponti e di scavare tunnel sottomarini per collegarle al resto del continente.
In conclusione, desidero sottolineare che le politiche strutturali nel loro complesso necessitano di maggiore flessibilità, onde potersi adattare più agevolmente al mutare delle circostanze, potendo così far fronte alle nuove sfide e opportunità comportate dall'avvento del nuovo millennio, per il quale tutti noi ci auguriamo il meglio.
Signor Presidente, indubbiamente la relazione dell' onorevole Schroedter contiene numerose osservazioni utili e mi congratulo con lei, ma resto del parere che, dinanzi agli orientamenti e ai risultati della politica regionale della Comunità, la nostra inquietudine dovrebbe essere anche maggiore.
In poche parole, la colossale disoccupazione di massa non soltanto non viene attenuata dalla politica regionale, ma ne risulta addirittura ulteriormente aggravata.
L'economia rurale e le regioni agricole vengono infatti colpite in modo irrimediabile da questa politica, con conseguenze drammatiche sia per l'occupazione nelle aree rurali, sia per il livello di vita degli agricoltori, soprattutto nel meridione europeo.
All'interno degli Stati membri, le disparità regionali si approfondiscono pericolosamente.
Basta soffermarsi sui dati contenuti nella sesta relazione periodica per rendersi conto della forte accelerazione registrata negli ultimi dieci anni dalle sperequazioni regionali .
L'attenzione dedicata ai colossali problemi delle aree insulari dell'Unione è risibile, quando non addirittura inesistente, proprio mentre le carenze infrastrutturali in termini di trasporti, comunicazioni ed energia condannano queste aree alla desolazione.
Di questo stato di cose è responsabile non soltanto la politica regionale, ma anche le politiche economiche e sociali attuate in generale dall'Unione.
Vasti strati di popolazione condannano senza mezzi termini queste politiche come pericolose e repressive.
Purtroppo, le nuove linee direttrici non segnano alcun cambiamento di rotta e nulla lascia ipotizzare che, con la loro applicazione, qualcosa possa mai cambiare.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sia consentito intervenire brevemente per evidenziare due punti delle relazioni in esame, i quali rivestono un' importanza strategica essenziale nella nostra visione dell' Unione.
Il primo attiene all' importanza imprescindibile e centrale che continuiamo ad attribuire alla coesione economica e sociale.
Ci preoccupano, pertanto, le voci secondo cui l' importanza di tale obiettivo starebbe scemando nelle considerazioni della Commissione.
Noi continuiamo a pensare che la coesione economica e sociale sia un obiettivo centrale dell' Unione.
Il secondo mi trova d' accordo con i commenti espressi da un collega sulla questione delle isole, e vorrei attirare l' attenzione sulle regioni ultraperiferiche.
In futuro vorremmo poter constatare maggiore coraggio nel trattamento delle questioni concernenti le regioni ultraperiferiche come, nel caso del mio paese, le isole Azzorre e Madera.
Colgo quest' occasione per chiedere alla Commissione di spiegarci le ragioni del ritardo della sua relazione sulle regioni ultraperiferiche che il Parlamento attende ormai da molto tempo.
Signor Presidente, ringrazio innanzi tutto la relatrice anche per la disponibilità ad accogliere i nostri suggerimenti nella relazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, le linee direttrici sono intese a fornire agli Stati membri un orientamento per il raggiungimento degli obiettivi di riforma nel quadro della programmazione.
Tuttavia, contrariamente alla pretesa di fornire orientamenti, le indicazioni della Commissione in merito rappresentano piuttosto un catalogo di possibili misure nel quadro dei vari settori di intervento.
Il loro senso originario sarebbe invece quello di indicare la direzione e le priorità.
Condivido l'opinione della relatrice secondo la quale il documento della Commissione contiene purtroppo raccomandazioni insufficienti agli Stati membri affinché procedano alla semplificazione amministrativa. Sottoscrivo anche le richieste di concentrare l'attenzione nel corso dei negoziati con gli Stati membri su ambiti quali la promozione di un ambiente favorevole per le piccole e medie imprese ad elevata intensità di manodopera, fissando obiettivi chiari a favore della creazione di fonti alternative di finanziamento, ivi compresi i programmi in materia di capitale di rischio e finanziamento privato, i servizi di sostegno alle nuove imprese nonché alle nuove tecnologie dell'informazione e agli investimenti in settori innovativi.
Appoggio in particolare un emendamento presentato dal gruppo politico al quale appartengo al punto 10, volto ad assicurare un'adeguata partecipazione da parte del settore privato alla programmazione ed esecuzione dei progetti.
Sarei lieto, onorevole Schroedter, se lei inserisse anche questo emendamento, conformemente al principio di sussidiarietà, fra le sue positive considerazioni.
Signor Presidente, signor Commissario, il criterio unanime che abbiamo seguito in sede di commissione per l' occupazione e gli affari sociali è l' appoggio agli interventi dei Fondi strutturali e di coesione che operano per dare migliori possibilità di impiego ai disoccupati e per la parità uomo donna che rivestiva un carattere strategico e prioritario.
Purtroppo l' ottima relazione Schroedter ha trascurato questo criterio, nonostante le molteplici prove, come vedremo in seguito nella relazione Berend, di come in realtà questi Fondi stiano aiutando meravigliosamente le regioni più arretrate a colmare la distanza che le separa dalle regioni più sviluppate d' Europa.
Stanno crescendo, ma a livello di PIL.
Stanno crescendo in termini di competitività, ma non tutti possono godere della crescita della ricchezza, perché non aumenta l' occupazione e permane un divario nelle opportunità occupazionali tra le varie regioni.
Signor Commissario, legga il parere della commissione per l' occupazione e gli affari sociali e gli attribuisca priorità, perché questo è il grande problema dei cittadini.
E nella revisione, nell' assegnazione delle riserve, tenga conto del carattere strategico delle esigenze occupazionali;, in definitiva, questo è quanto richiedono i Fondi strutturali e di coesione.
Signor Presidente, le linee direttrici devono essere in grado di orientare opportunamente e di rafforzare l'efficacia dei programmi per il delicato settennio compreso fra il 2000 e il 2006, in modo che possano finalmente divenire realtà lo sviluppo sostenibile, la crescita dell'occupazione con particolare riferimento alle donne e ai giovani, e in modo da garantire un equilibrio tra politica economica, politica sociale e politica ambientale.
Acquisisce particolare importanza la risposta da dare ai sempre più gravi problemi delle aree urbane, la salvaguardia dell'occupazione nelle aree rurali, il sostegno da assicurare alle regioni agricole e, naturalmente, le pari opportunità di sviluppo per le aree insulari dell'Unione europea e per le isole greche - che sono la metà delle isole d'Europa - come previsto dall'articolo 158 del Trattato.
La politica di coesione va ulteriormente rafforzata, in quanto un'Europa caratterizzata da eccessive disparità nel livello di vita delle varie regioni non può essere ritenuta affidabile né sostenibile.
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero innanzi tutto sottolineare con quanto interesse ho ascoltato attentamente le osservazioni, talvolta le critiche e i suggerimenti formulati da coloro che sono intervenuti nella discussione sulla relazione della onorevole Schroedter.
Onorevole relatrice, onorevoli parlamentari, tutti siamo consapevoli dei motivi e delle scadenze - su questo tornerò tra un attimo - e a prescindere da tali scadenze o ritardi, posto che la discussione sulla relazione si tiene adesso, a nome della Commissione ritengo che tale discussione cada al momento opportuno, trattandosi delle linee direttrici per il 2000-2006, in quanto la nuova programmazione regionale si avvia proprio ora.
Onorevole relatrice, lei ha ricordato a giusto titolo che, per quanto la definizione delle priorità in materia di sviluppo spetti in primis agli Stati membri e alle regioni, il cofinanziamento dei programmi tramite l' Unione europea esige e giustifica che si tenga egualmente conto delle priorità comunitarie dibattute e approvate in questa sede, al fine di promuovere la dimensione comunitaria della coesione economica e sociale cui molti di voi si sono richiamati con forza.
Inoltre, onorevoli parlamentari, desidero soffermarmi un momento sul ruolo e la struttura delle linee direttrici, prima di passare alle principali osservazioni e critiche formulate dalla relatrice o dagli onorevoli parlamentari.
In merito al ruolo e alla struttura delle linee direttrici, il presidente della commissione competente, onorevole Hatzidakis, la relatrice e la onorevole McCarthy hanno ricordato che esse sono intese ad assistere le autorità nazionali e regionali nella preparazione della strategia di programmazione per gli obiettivi nn. 1, 2, 3 dei Fondi strutturali e i rispettivi collegamenti con il Fondo di coesione.
Le priorità della Commissione sono presentate sulla base delle esperienze raccolte nella fase di realizzazione dei programmi nonché delle politiche comunitarie attuali connesse agli interventi strutturali.
L' obiettivo è far sì che tali priorità contribuiscano a un migliore utilizzo, a un utilizzo ottimale ed efficace degli interventi comunitari, come molti di voi hanno auspicato, anche facendo ricorso al momento opportuno, onorevole Bradbourn, alla riserva di prestazioni propriamente intesa a promuovere un utilizzo ottimale e efficace del denaro pubblico europeo.
Quando parlo di utilizzo ottimale, intendo sia a livello nazionale che regionale, e dunque, onorevole Seppänen, parlando del livello nazionale, mi riferisco altresì al nesso con il Fondo di coesione.
Questo in merito all' obiettivo delle linee direttrici.
In relazione al contenuto invece, come è noto agli onorevoli parlamentari, le linee direttrici si articolano intorno a tre priorità strategiche che la relatrice ha ricordato con grande chiarezza e anche con grande passione, come ho avuto modo di verificare nel suo intervento.
La prima priorità consiste nel migliorare la competitività delle economie regionali per creare, in tutti i settori, ma in particolare nel privato, come ha affermato l' onorevole Berend, il massimo di posti di lavoro seri, solidi e duraturi. Competitività delle economie regionali, di tutte le economie regionali, dunque, e in particolare del Galles, onorevole Evans, ma non solo del Galles.
Aggiungo ancora, visto che molti di voi hanno ritenuto che si trattasse di un' omissione, le economie regionali delle regioni europee sfavorite per la loro lontananza geografica, che si tratti di regioni periferiche, insulari oppure naturalmente di regioni ultraperiferiche, che sono poi le più lontane.
Al riguardo, potrei forse rispondere all' onorevole Ribeiro i Castro che mi ha interpellato, così come ho scritto ai presidenti delle regioni ultraperiferiche, che la Commissione ha chiesto qualche settimana di proroga per la pubblicazione della sua relazione..
Abbiamo ricevuto i memoranda dei governi delle regioni ultraperiferiche con molto ritardo, ma questo non vuole certo essere un alibi, semmai una spiegazione.
Occorre svolgere un lavoro estremamente serio su tali memoranda.
Ho partecipato personalmente a un incontro delle regioni ultraperiferiche il 23 novembre e il Collegio ha ritenuto che fosse necessaria qualche settimana supplementare per redigere una relazione all' altezza dei problemi estremamente seri e gravi e delle aspettative di tali regioni ultraperiferiche e vi ringrazio per la comprensione.
Ecco la prima priorità, cioè la competitività delle economie regionali.
La seconda priorità, sulla quale molti di voi hanno insistito, in particolare l' onorevole Puerta e altri ancora lungi da me il voler istituire un ordine gerarchico tra di esse è il rafforzamento della coesione sociale e dell' occupazione, valorizzando soprattutto le risorse umane, meglio che in passato.
Onorevoli parlamentari, nell' Unione europea si constata un divario inferiore tra i paesi, il che dimostra l' efficacia e l' utilità del Fondo di coesione, ma al contempo si osserva - come scrive la relatrice - che in materia di disoccupazione lo scarto tra le 15 o 20 regioni più ricche e le 15 o 20 regioni più povere o più diseredate si fa sempre maggiore e tale situazione è e rimane ingiustificabile e intollerabile.
A me personalmente - in considerazione della mia idea di costruzione europea e di politica dello sviluppo regionale in particolare - tale situazione risulta inaccettabile ed è mia intenzione fare tutto quanto è in mio potere, con il vostro sostegno, per mettere tutti i finanziamenti per i quali sono responsabile al servizio di una migliore coesione sociale, umana, territoriale proprio per sventare quella che un giorno di fronte a quest' Aula ho definito un' Europa a due velocità, un' Europa dei bei quartieri e un' Europa delle periferie povere.
Il terzo obiettivo consiste nello sviluppo urbano e rurale, nel quadro di una politica equilibrata del territorio.
In effetti le linee direttrici contemplano due principi orizzontali: in primo luogo lo sviluppo rurale e rivolgendomi alla onorevole relatrice ricordo che nello sviluppo rurale includo anche la questione dei trasporti sostenibili, che personalmente sostengo da molto tempo, e cioè fin dai tempi in cui sono stato Ministro dell' ambiente del mio paese.
Il secondo principio è costituito dalle pari opportunità, in particolare tra uomini e donne, nonché la strategia europea per l' occupazione e il quadro dell' Unione economica e monetaria.
Infine, per rispondere alle preoccupazioni espresse dai diversi onorevoli parlamentari e in particolare dalla relatrice, le linee direttrici ricordano l' importanza e la definizione di strategia integrate di sviluppo o di riconversione, che tra tutte le priorità attribuiscono la chance maggiore alle sinergie, alle misure adottate e alla realizzazione di un partenariato decentrato.
E' stata espressa preoccupazione per l' apparente omissione di un riferimento a tale partenariato: in realtà esso è citato espressamente a pagina 5 delle linee direttrici, ma desidero ricordare - poiché sono stato sollecitato - che a mio avviso siffatto partenariato - sono stato attivo sufficientemente a lungo in una regione del mio paese per poterlo dire in tutta sincerità - è uno strumento, è la leva delle intelligenze locali vuoi nel settore pubblico, gli eletti, i settori socioeducativi o le associazioni, vuoi nel settore privato. Un partenariato decentrato, dunque, e per rispondere alla onorevole Angelilli ricordo evidentemente i patti territoriali che sono una delle forme di tale partenariato decentrato.
Ecco i motivi per cui le linee direttrici sono presentate secondo priorità tematiche; esse devono infatti essere prese in considerazione a titolo di ciascun obiettivo, a gradi diversi a seconda delle situazioni specifiche di ciascuno Stato membro e di ciascuna regione.
Desidero ora rispondere ad alcune delle osservazioni degli onorevoli parlamentari, innanzi tutto sulla procedura.
E' un fatto che il Parlamento sia stato consultato tardivamente.
Mi sia consentito ricordare che quando la Commissione ha adottato il progetto di linee direttrici nel febbraio 1999, con una nuova procedura destinata a facilitare la presentazione di commenti al testo, il mio predecessore, la Commissario Monica Wulf-Mathies aveva tempestivamente presentato il testo al Parlamento.
Vista l' imminenza delle elezioni europee, in pratica il Parlamento ha potuto intraprendere l' esame delle linee direttrici soltanto nel luglio 1999, quando il testo era stato già adottato in via definitiva.
Presentandomi a voi in qualità di Membro del nuovo Collegio, onorevoli parlamentari, mi preme rassicurarvi che nei negoziati sui programmi, appena iniziati per la gran parte degli Stati membri - il presidente Hatzidakis mi ha rivolto una domanda in tal senso - le vostre osservazioni saranno realmente prese in considerazione.
Posso rassicurarvi inoltre che quando la Commissione adotterà le linee direttrici in vista della revisione intermedia, a norma di regolamento, terremo altrettanto conto del parere del Parlamento così come delineato nella relazione in esame.
E ora sul merito, ovvero sul ruolo degli orientamenti, la relatrice ha sottolineato che è appunto in tale contesto che occorre indicare le linee direttrici su una serie di obiettivi europei, spesso assai precisi.
Non voglio citarli tutti: la realizzazione di politiche intersettoriali, l' aumento dell' efficacia dell' utilizzo dei fondi pubblici, il sostegno a favore dei diversi partner per realizzare insieme la pianificazione regionale o nazionale e via discorrendo.
La Commissione prende atto, ma molti di tali orientamenti, o per meglio dire questioni, attengono piuttosto ad altri documenti, quali il Vademecum o il documento di lavoro metodologico.
Per concludere vorrei soffermarmi su alcune richieste di cui la relatrice si è fatta portavoce.
Per esempio l' idea secondo cui le linee direttrici non sarebbero sufficientemente specifiche nelle raccomandazioni.
Tale affermazione della relazione deve essere ricollocata nella prospettiva dei negoziati della scorsa primavera.
La Commissione si è attenuta alla lettera dell' articolo 10 del regolamento generale sui Fondi strutturali, il quale prevede che la vocazione di tali linee direttrici sia fornire agli Stati membri "gli orientamenti generali indicativi sulle pertinenti politiche comunitarie concordate" , e ho citato letteralmente il testo.
Inoltre le linee direttrici non possono sostituire la programmazione né le valutazioni ex ante, che devono essere lo strumento proprio per specificare le priorità e l' efficacia dei programmi.
Onorevole Schroedter, lei ha evocato poi la sezione delle linee direttrici relativa allo sviluppo urbano e rurale e ha sottolineato che lo sviluppo urbano non è sufficientemente considerato.
A me pare il contrario: confermo il grande interesse che la Commissione nutre e continuerà a nutrire per la valenza urbana della politica di coesione.
Peraltro ho avuto modo di dichiararlo recentemente ai Ministri responsabili per la politica urbana in una riunione a Tampere.
In materia di sviluppo rurale, sottolineato da molti onorevoli parlamentari intervenuti, in particolare dalla onorevole Redondo Jiménez, le linee direttrici rispondono appunto al duplice obiettivo evocato dalla relatrice: un settore agricolo forte, collegato a una maggiore competitività nelle zone rurali, ma anche la tutela dell' ambiente e del patrimonio rurale dell' Europa.
Occorre tuttavia sottolineare che le linee direttrici in discussione riguardano esclusivamente i Fondi strutturali, i cui obiettivi 1 e 2 riconoscono come priorità appunto la diversificazione del mondo rurale.
Parlando di equilibrio del mondo rurale, non dobbiamo dimenticare la nuova politica di sviluppo rurale, cofinanziata dal FEAOG, sezione garanzia, il cui ruolo è promuovere la riforma dell' agricoltura europea e sostenere la multifunzionalità dell' agricoltura.
In questa fase mi limito a dire che auspico che essa sia integrata nella programmazione delle zone rurali dell' obiettivo 2, così come il FEAOG, sezione orientamento, è integrato nelle regioni dell' obiettivo 1.
In ogni caso ho preso atto di quanto sia vigile la commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale su tali temi.
Prima di concludere desidero dire all' onorevole Savary che la discussione specifica sulle conseguenze delle tempeste che si sono abbattute nelle ultime settimane sulla Francia, l' Austria e la Germania in particolare è prevista per domani, così come la discussione con la mia collega, la signora Commissario de Palacio, sulle lezioni da trarre dalla marea nera che ha colpito le coste francesi.
Con il suo permesso, onorevole Savary, mi riservo di esprimere la mia posizione su questo tema, la quale coincide ampiamente con la raccomandazione che lei ha formulato su quanto si può fare per lottare contro la marea nera nel contesto dell'obiettivo 2.
Ricordo che domani la Commissione approverà la carta delle zone riconosciute come obiettivo 2 per la Francia, la Svezia, l' Austria e il Lussemburgo, che ci fornirà uno strumento di lavoro, in particolare per gran parte dei dipartimenti colpiti dalle tempeste.
Ecco il motivo per cui dopo domani mi recherò in visita nei due dipartimenti francesi gravemente danneggiati dal maltempo.
Concludendo ringrazio il Presidente per la sua comprensione e la relatrice per la qualità del lavoro suo e della sua commissione parlamentare e desidero anche dire che, a prescindere da qualche differenza di valutazione sul ruolo delle linee direttrici, - ne abbiamo discusso e ho cercato di chiarire il mio punto di vista - sono molto lieto del sostegno espresso da questo Parlamento a favore dell' elaborazione da parte della Commissione delle linee direttrici sottoposte agli Stati membri al fine di preparare i programmi nazionali.
Ciò non può che confortare la concezione fondata sulle buone pratiche tratte dall' esperienza dei programmi per il periodo 1994-1999.
Mi pare di buon auspicio per una valida cooperazione tra le nostre due Istituzioni, nel momento di avvio della programmazione per il 2000-2006, una buona pratica di lavoro in comune, consolidata, onorevole Hatzidakis, dal rispetto del Codice di condotta che si impone alle nostre due Istituzioni e che a me sta particolarmente a cuore.
La discussione è chiusa.
La votazione avrà luogo domani, alle 12.00.
Situazione, sviluppo sociale ed economico delle regioni dell' Unione
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0107/1999) dell' onorevole Berend, a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla sesta relazione periodica relativa alla situazione socioeconomica e allo sviluppo delle regioni dell' Unione europea (SEC(99)0066 - C5-0120/99 - 1999/2123(COS)).
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la sesta relazione periodica sulla situazione e lo sviluppo sociale e economico delle regioni dell' Unione europea segna un passaggio importante nell' analisi dei dati regionali e mette in rilievo i progressi realizzati in tale campo dopo la pubblicazione della quinta relazione periodica.
Tuttavia, ritengo che parlare di una vera convergenza dello sviluppo regionale medio in Europa offra un' immagine un po' monca della realtà, e purtroppo è proprio questo il messaggio trasmesso dalla stampa e proclamato in taluni discorsi.
La relazione della Commissione relativizza ampiamente tale constatazione, soprattutto quando illustra la situazione socioeconomica di talune regioni dell' Unione che mi stanno particolarmente a cuore: mi riferisco ai dipartimenti francesi d' oltremare e più in generale alle regioni ultraperiferiche.
Mi rallegro dunque che la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo abbia approvato un mio emendamento che invita la Commissione a riservare un capitolo speciale della prossima relazione al tema della coesione nelle regioni periferiche e, più specificamente, all' analisi dell' impatto delle misure che saranno approvate prossimamente in conformità al nuovo articolo 299, paragrafo 2, del Trattato di Amsterdam.
Concludendo, mi pare che la sesta relazione periodica offra argomentazioni interessanti nell' ottica di un reale progetto di sviluppo sostenibile ed equilibrato del territorio europeo, segnatamente sottolineando l' importanza del legame tra centro e periferia dell' Europa.
Anche se la Commissione esita ancora a esprimersi in termini troppo espliciti, la relazione periodica dimostra quanto sia urgente promuovere uno sviluppo policentrico dello spazio comunitario tramite le politiche strutturali dell' Unione e nel contesto dell' iniziativa lanciata dal sistema dei conti nazionali e regionali(SEC).
Signor Presidente, il gruppo del Partito del socialismo europeo di questo Parlamento è d' accordo con la relazione appena presentata dall' onorevole Berend e si congratula con l' autore, sia per la qualità delle conclusioni che per la sua flessibilità, che ha permesso di accogliere in sede di commissione emendamenti provenienti dai vari gruppi.
E' bene ricordare che attualmente la competitività globale dell' Unione europea è pari all' 81percento di quella degli Stati Uniti d' America e che questo dato migliorerà solo se migliora quello delle nostre unità competitive, ovvero le regioni, e ciò in un momento in cui l' evoluzione tecnologica, la globalizzazione economica e i nostri problemi, l' ampliamento e la moneta unica, richiedono alle regioni, ma anche alle imprese e agli individui, un maggior sforzo competitivo.
La sesta relazione della Commissione europea presenta conclusioni molto preziose.
Ne riassumo due, già ricordate dal relatore, una positiva e l' altra negativa.
La prima è che sono stati conseguiti progressi rilevanti nella coesione territoriale e sociale in tutto il territorio dell' Unione e che i Fondi comunitari sono stati un fattore importante, anche se non decisivo, nella diminuzione delle disuguaglianze regionali.
Quella negativa è che questo grande sforzo è stato più efficace nell' avvicinare il PIL e la produttività delle regioni europee piuttosto che i livelli di occupazione.
Quindi è necessario vincolare maggiormente il finanziamento strutturale alla creazione di posti di lavoro.
E' il primo ordine, signor Commissario, per il prossimo periodo.
Pertanto, signor Presidente, invito gli illustri colleghi ad approvare la relazione e chiedo alla Commissione, come hanno fatto altri colleghi, di tenere ben presenti le conclusioni del suo sesto rapporto periodico per la programmazione del periodo 2000-2006.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidererei prima di tutto ringraziare il relatore per l'eccellente lavoro svolto e per aver tenuto in considerazione gli emendamenti presentati durante il dibattito in commissione.
La sesta relazione periodica fornisce la base necessaria per valutare il raggiungimento degli obiettivi della politica regionale dell'Unione europea.
La relazione indica che, nonostante le misure adottate, la crescita continua a essere disuguale.
Le regioni dell'Europa centrale sono teatro di una crescita estremamente rapida.
I centri più sviluppati crescono a un ritmo nettamente superiore rispetto alla media europea, mentre alcune regioni dell'Europa meridionale e settentrionale continuano a segnare il passo.
Adesso sarebbe importante analizzare a fondo le cause di questo fenomeno e i motivi per cui la politica regionale non sia in grado di produrre ovunque i risultati sperati.
E' colpa della burocrazia o del fatto che le differenze regionali, le lunghe distanze, il clima troppo caldo o troppo freddo, la densità di popolazione e le condizioni di vita non sono state tenute sufficientemente in considerazione?
Come può l'Unione affrontare la sfida della globalizzazione, assicurando che anche le regioni meno sviluppate possano rimanere al passo con questo tipo di evoluzione?
Sarebbe importante analizzare quali impatti avrà l'ampliamento dell'Unione europea e lo sviluppo delle regioni più periferiche dell'UE.
Gli Stati membri devono inoltre ricordare quali sono le loro responsabilità.
Alcuni di loro hanno violato il principio di sviluppo e ridotto i fondi regionali, nonostante l'aumento dei finanziamenti provenienti dall'Unione europea.
Ciò ha inciso negativamente sui risultati della politica regionale.
In futuro sarà necessario identificare indicatori che ci consentano di sviluppare tempestivamente gli interventi necessari nelle regioni più bisognose.
Per esempio, il crescente flusso migratorio non è stato tenuto sufficientemente in considerazione.
Anche in questo caso sarebbe necessario sottolineare l'importanza del contributo delle piccole e medie imprese come motore per promuovere l'occupazione e lo sviluppo locale.
Un altro punto estremamente importante è quello legato alle tecnologie d'avanguardia che dovrebbero essere messe a disposizione anche delle imprese operanti nelle regioni meno sviluppate.
Il nostro gruppo appoggia l'approvazione di questa relazione.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, finora la politica regionale della Comunità europea non è riuscita a tenere conto in modo tangibile le differenze di reddito per abitante.
La situazione è grave al punto che oggi anche nell' Unione europea è evidente il nesso fra disoccupazione e povertà, come si desume dal fatto molto preoccupante che la disoccupazione raggiunge in media il 23,7 percento nelle regioni più colpite da questo problema, che coincidono con le zone povere, mentre nelle 25 regioni che corrispondono alle zone ricche la disoccupazione è di appena il 4 percento.
A fronte di questa situazione, nella relazione sottoposta all' approvazione del Parlamento occorre indicare chiaramente la necessità di misure destinate inequivocabilmente a combattere la povertà relativa e la disoccupazione.
Misure volte a tal fine come l' applicazione appropriata dei Fondi strutturali, spesso spesi male, con politiche statali centralizzate, ammodernamento delle telecomunicazioni e delle comunicazioni, inserendo specialmente le regioni meno sviluppate nelle reti ferroviarie transeuropee in vista del 2007, rispetto e sviluppo delle risorse e delle capacità agricole e della pesca di quei paesi, spesso colpiti dalle politiche stesse di un' Unione europea indifferente e promozione di politiche attive volte alla creazione di posti di lavoro, preferibilmente per le donne e i giovani.
Unicamente applicando con determinazione misure di questo tipo sarà possibile ovviare alla sperequazione sociale e territoriale che non è esito storico di inevitabili pecche, bensì di emarginazione e di politiche economiche dalle ricadute negative.
Signor Presidente, signor Commissario, la presente relazione del collega, onorevole Berend, si attiene esattamente alla strategia adottata dalla Commissione europea, dando l'assoluta priorità all'aspetto dell'aumento della competitività.
Vengono invece citati solo marginalmente gli obiettivi di più ampia portata dei Fondi strutturali, quali l'incremento dell'occupazione, il miglioramento delle pari opportunità, la maggiore sostenibilità dell'occupazione e dello sviluppo.
Ritengo che una tale impostazione sia ingiustificata e chiedo che nella sesta relazione periodica si tengano in maggiore considerazione i punti summenzionati.
Ciò non significa che non veda la necessità di rafforzare la competitività, tanto più che io stesso sono un imprenditore che opera in una regione dell'obiettivo 1, ossia nel Brandeburgo, in Germania, e conosco perfettamente le preoccupazioni e i bisogni delle piccole e medie imprese.
Nelle regioni comprese nell'obiettivo 1 è assolutamente necessario introdurre parallelamente misure a termine volte a promuovere la creazione di posti di lavoro, programmi speciali a favore dell'imprenditorialità giovanile e iniziative di sostegno all'avvio di attività in proprio.
Tali settori vengono sovvenzionati attraverso interventi appropriati previsti nel quadro dei Fondi strutturali dell'Unione europea.
Il solo sostegno alla competitività delle imprese non può consentire di raggiungere l'auspicata coesione fra sviluppo economico e sviluppo sociale, visto che nelle regioni comprese nell'obiettivo 1 mancano le basi per una ripresa economica autonoma.
Lo sviluppo economico, da solo, non contribuisce a ridurre la disoccupazione, come dimostra il fatto che occorre almeno il 3percento di aumento del prodotto nazionale lordo per creare ulteriori posti di lavoro.
Concentrandosi esclusivamente sulla politica economica orientata alla domanda e all'offerta non è possibile raggiungere i risultati auspicati.
E anche nel caso lo si faccia, si devono effettuare cospicui investimenti di potenziamento e meno investimenti di razionalizzazione.
Ciò va assolutamente associato a una politica economica orientata alla domanda per poter avere la possibilità di migliorare la situazione in queste regioni.
Le situazioni nelle varie regioni sono alquanto diverse e ciò significa che occorre attuare una serie di misure di accompagnamento per poter intervenire in qualche modo.
Sono necessari, per esempio, interventi nei settori della formazione professionale, della formazione permanente, del reinserimento dei lavoratori espulsi dal processo produttivo, dell'organizzazione flessibile dell'orario di lavoro e dei tipi di orario di lavoro, per poter conciliare molto meglio gli aspetti personali e sociali e poter favorire nuovamente l'accesso al mercato del lavoro delle donne.
Signor Presidente, i miei complimenti al relatore per la sua approfondita relazione.
Obiettivo principale dei Fondi strutturali è rafforzare la coesione sociale ed economica fra le regioni dell'Unione europea.
Stimolando gli investimenti più disparati, l'Unione tenta di realizzare l'aumento del PIL per abitante e di far crescere l'occupazione.
Dalla sesta relazione periodica sulle regioni si può desumere, con una certa cautela, che i suddetti incentivi non sempre sortiscono l'effetto sperato.
Gli sforzi volti all'aumento del PIL per abitante nelle regioni dell'obiettivo 1 non sempre generano tale aumento. Non si può certo dire che sia un risultato soddisfacente, dato che il periodo di riferimento, quantomeno negli ultimi anni, è stato caratterizzato da una ripresa economica.
Come sottolinea il relatore, nemmeno le misure strutturali volte al potenziamento dell'occupazione hanno dato effetti degni di nota.
Per tale motivo una certa riluttanza nei confronti dell'efficacia degli aiuti comunitari è più che giustificata.
Seri dubbi sorgono altresì dalla constatazione che a volte le differenze fra le regioni all'interno degli Stati membri addirittura aumentano.
Signor Presidente, a questo punto mi sembra logico e necessario concentrare tutta l'attenzione sulle autorità sia nazionali che regionali, sicuramente se parliamo di promozione dell'occupazione, dato che in ultima analisi sono loro che conoscono meglio la situazione delle regioni che rientrano nelle loro competenze.
Il rendimento si può aumentare dando alle autorità nazionali o regionali la possibilità di sviluppare piani su misura per le regioni interessate, e concedendo, se del caso, sostegno finanziario.
Del resto il nostro obiettivo è proprio aumentare il rendimento degli sforzi compiuti.
Pertanto concordo con piacere con l'idea che la Commissione lasci agli Stati membri e alle regioni l'elaborazione pratica e l'attuazione delle misure.
Sempre in questo contesto, potrebbe essere sensato dare maggiori competenze agli Stati membri anche in materia di sostegno finanziario alle regioni.
Spostando l'accento dei criteri dalle regioni agli Stati membri possiamo evitare in futuro svariati problemi.
Infine desidero attirare l'attenzione sulla posizione dei paesi dell'Europa centrale e orientale.
La relazione illustra che in generale tali paesi sono in grave ritardo rispetto agli Stati membri dell'Unione, soprattutto per quanto attiene al PIL per abitante.
In vista della prossima adesione di un gran numero di tali paesi, è urgente rivedere l'attuale politica strutturale.
Mi associo dunque all'appello lanciato da altri colleghi, e invito la Commissione a presentare con celerità proposte di riforma.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, da un esame approfondito della relazione in discussione si giunge indubbiamente alla conclusione che gli obiettivi prefissati di politica strutturale sono stati raggiunti solo in parte.
Infatti le disparità fra le regioni sono aumentate, più che essersi ridotte, e fra gli Stati membri si registra una certa omogeneità da questo punto di vista.
Anche il numero dei disoccupati nelle regioni maggiormente colpite è calato solo in misura irrisoria e in alcuni casi è persino aumentato.
Mi chiedo dunque da che cosa dipenda l'inefficienza nell'utilizzo delle risorse dei Fondi strutturali.
Anche il sommarsi di finanziamenti provenienti dal Fondo di coesione e dai Fondi strutturali non ha consentito di ottenere i risultati sperati in tutte le regioni e in tutti i paesi.
Poiché l'obiettivo dichiarato di tutti i politici europei è ridurre la disoccupazione, occorre chiedersi criticamente se la politica perseguita attualmente sia quella giusta o se non sia più opportuno rafforzare la competitività delle regioni attraverso misure adeguate, quali la promozione del settore della ricerca e sviluppo, il miglioramento delle infrastrutture e l'innalzamento del livello di formazione.
I presupposti per assicurare condizioni favorevoli allo sviluppo economico sono serie riforme strutturali e una politica fiscale che incentivi la concorrenza.
Se vogliamo evitare che ci venga rimproverato di perseguire una politica strutturale dai costi elevati e che non riesce ad avere effetti durevoli sulla situazione occupazionale, occorre rivedere le misure finora adottate.
La politica strutturale dell'Unione avrà successo soltanto a condizione che si riesca a creare un numero sufficiente di posti di lavoro e che la quota di disoccupati si riduca in misura significativa.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ringrazio il relatore per l'importante lavoro svolto; ritengo infatti che proprio attraverso il miglioramento della situazione socioeconomica i cittadini europei possano valutare i risultati del nostro operato.
Questo tema, che influisce sulla loro vita quotidiana, ha un'importanza chiave ai fini della credibilità dell'Unione europea.
Si deve ammettere che l'Unione europea ha già sostenuto - oserei dire mirabilmente - lo sviluppo dei paesi più poveri.
Penso, per esempio, a com'erano il Portogallo e la Grecia quando ho gareggiato lì per la prima volta venticinque anni fa.
In francese si direbbe "coup de chapeau" , cioè tanto di cappello all'UE.
Se è vero che l'Unione europea merita tutto il nostro apprezzamento in seno a una stessa nazione, le differenze tra le regioni più povere e quelle più ricche rimangono abissali.
Quali sono le conseguenze?
La gente reagisce andando a guadagnarsi il pane altrove.
In questo modo, siamo costretti a costruire ancora una volta nel medesimo Stato, scuole, ospedali e tutte le infrastrutture per le stesse persone.
Ciò è estremamente costoso e causa problemi sociali molto gravi.
Molti sarebbero disposti a vivere nelle regioni d'origine, se si desse loro la possibilità di farlo e se ci fosse il lavoro.
Il nostro compito è quello di offrire loro tale possibilità.
Questo è l'impegno morale non solo dell'Unione europea ma di tutti noi.
La soluzione, ritengo, sia quella di incentivare maggiormente l'imprenditorialità.
Per imprenditorialità non intendo solo la proprietà di un'azienda, ma anche un modo di essere, quel desiderio di avanzare nella vita a prescindere dal fatto che a nutrirlo sia un lavoratore subordinato, un imprenditore o un dipendente pubblico.
Come dovrebbe essere una società equa?
Dovrebbe essere in grado di offrire la possibilità di avanzare anche a coloro i quali provengono da condizioni più umili, in modo da permettere loro di offrire ai loro figli una vita migliore.
In questo modo anche le regioni possono svilupparsi positivamente, poiché le persone cercano di avanzare e di lavorare se hanno la possibilità di farlo.
Infine desidererei aggiungere che, forse, dovremmo imparare un po' di più dall'America, dove l' operosità non è mai passata di moda e dove il successo è indice di capacità e non motivo di invidia, come spesso accade da noi, in Europa.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, avendo a disposizione solo una manciata di secondi andrò dritto all' essenziale.
Innanzi tutto una constatazione: i frutti della crescita non sono equamente distribuiti all' interno dell' Unione, esempio ne siano le regioni ultraperiferiche, tuttora duramente colpite da una disoccupazione che raggiunge livelli drammatici.
Nell' isola della Riunione, per esempio, il tasso di disoccupazione è del 37 percento.
Non si tratta, però, di una situazione congiunturale, bensì strutturale: sono la nostra distanza geografica, la nostra insularità, in una parola, la personalità che ci è propria a determinare tale situazione.
Per farvi fronte l' articolo 299, paragrafo 2 del Trattato di Amsterdam ha previsto il principio di un trattamento specifico e derogatorio, che occorre ora tradurre in atti concreti.
Il documento della Commissione, annunciato per dicembre 1999, è stato dapprima rinviato a gennaio, poi a febbraio e le prime riflessioni non mi inducono certo all' ottimismo.

Lancio quindi un appello solenne al Consiglio e alla Commissione: in materia di fiscalità, aiuti di Stato, Fondi strutturali, difesa delle produzioni tradizionali è urgente delineare misure concrete, audaci e ambiziose, senza le quali la convergenza e la coesione resteranno, purtroppo per noi, solo lettera morta, con il rischio che la politica strutturale nelle nostre regioni, nonostante i finanziamenti cospicui, si traduca in un fiasco.
Signor Presidente, come hanno fatto tutti gli oratori vorrei a mia volta ringraziare l' onorevole Berend e congratularmi con lui per la qualità del lavoro svolto.
Come per la relazione precedente, l' analisi estremamente competente e precisa, le raccomandazioni suggerite e le osservazioni degli onorevoli parlamentari saranno utili alla Commissione e in particolare al Commissario responsabile per la politica regionale, ai fini della programmazione degli stanziamenti per il 2000-2006.
Mi sia consentita qualche osservazione, prima di tutto sul giudizio formulato dal relatore sulla sesta relazione periodica.
Il relatore ne sottolinea la qualità e scrive altresì, se non vado errato, che la sesta relazione rappresenta un deciso miglioramento rispetto alle relazioni precedenti.
A nome di tutti i funzionari della Commissione e del mio predecessore, la Commissario Wulf-Mathies, mi preme dire che siamo molto sensibili a questo apprezzamento espresso dall' Aula e dal relatore stesso.
E' un fatto, onorevole Berend, che la Commissione teneva particolarmente a che la sesta relazione periodica consentisse di rilevare un impegno, un salto di qualità nell' analisi che propone.
Mi riferisco in particolare al contenuto del capitolo 2.1 della relazione, dove la Commissione esamina in modo più approfondito le definizioni economiche di competitività regionale e cerca di analizzare in che misura tale competitività può essere promossa, migliorata, influenzata dai fattori che alcuni onorevoli parlamentari, dall' onorevole Markov poc' anzi, alla onorevole Raschhofer hanno sottolineato con tanto fervore.
Mi riferisco alla ricerca e allo sviluppo tecnologico, alla dotazione e alla qualità delle infrastrutture, al potenziale delle risorse umane, alle piccole e medie imprese, agli investimenti stranieri diretti.
Questo per quanto attiene alla qualità.
Onorevole Berend, non intendo soffermarmi troppo a lungo sui punti generali sui quali il Parlamento ha già indicato il proprio accordo, mi limito a citarli telegraficamente: in primo luogo l' utilità delle conclusioni della relazione ai fini della fissazione delle priorità per la nuova politica regionale, in particolare nel contesto del negoziato sui documenti di programmazione con gli Stati membri.
Secondo, il partenariato, sui cui hanno insistito molti onorevoli parlamentari, il ruolo delle autorità locali e regionali, del settore privato, delle parti sociali, del settore associativo e degli enti locali promotori.
Sul tema del partenariato sarò particolarmente vigile rispetto alla corretta applicazione delle disposizioni del regolamento generale sui Fondi strutturali.
Terzo punto, la necessità di promuovere la valenza occupazionale della crescita, anche se so bene, l' onorevole Van Dam lo ha appena ricordato, che la responsabilità primaria spetta agli Stati membri e che quando si parla della responsabilità degli Stati membri oppure dell' utilità e dell' efficacia di questa politica regionale, occorre ovviamente tenere conto del periodo in cui ci troviamo.
L' onorevole Fruteau ha appena dichiarato che i frutti della crescita non sono equamente ripartiti.
Ma per cominciare, onorevole parlamentare, la crescita deve esserci e non ci si deve trovare globalmente in una fase di stagnazione o di recessione, come è avvenuto in passato.
Mi ribatterete che la crescita o la penuria non valgono per tutti e sono pienamente d' accordo con tali analisi.
Nei periodi di crescita occorre ripartirla in modo ottimale, ma ciò che è ancora più difficile e che tocca con gravità ancora maggiore le regioni sfavorite a causa della loro distanza, cioè le regioni ultraperiferiche o insulari, è l' assenza di crescita che ha caratterizzato globalmente i due ultimi decenni.
Quarto punto, su cui ha insistito or ora la onorevole Hedkvist Petersen: la promozione di una politica di pari opportunità per le donne e per i giovani.
Quinto aspetto, l' importanza e il ruolo delle piccole e medie imprese, l' onorevole Vatanen lo ha appena sottolineato con grande fervore.
Infine, gli effetti positivi sulle amministrazioni nazionali del sistema di gestione dei Fondi strutturali, la motivazione dei funzionari nella gestione di tali Fondi, anche se un po' complicata, e l' importanza di migliorare nuovamente le procedure di valutazione, di seguito e di controllo della Commissione.
Al riguardo, informo il Parlamento europeo che è mia intenzione organizzare verso la metà del 2000 un seminario con le autorità nazionali e regionali sul tema della valutazione delle procedure di scambio delle buone pratiche nella gestione dei Fondi strutturali.
Desidero soffermarmi su alcuni punti specifici.
Onorevole Berend, lei ha auspicato che la divisione in zone sia applicata quanto prima.
Siamo alla fine di questo processo di mappatura: domani la Commissione adotterà una decisione relativamente a quattro nuovi paesi, e molto presto, spero, sarà la volta dell' Italia.
Su tale punto può dunque ritenersi soddisfatto poiché tutti i paesi interessati dall' obiettivo 2 avranno l' elenco delle proprie zone.
In merito all' economia sommersa, cui si fa cenno nella sua relazione, so perfettamente che l' analisi e la produzione di statistiche in materia si basa sull' affidabilità dei dati e come ha ricordato l' onorevole Cocilovo, l' affidabilità dei dati è un problema.
In una certa misura tali dati sono ripresi nelle statistiche sul PIL, nelle inchieste sulla forza lavoro e mi preme comunque mettere in rilievo l' impegno presente e futuro di Eurostat per migliorare la qualità delle statistiche.
Onorevole Berend, lei ha evocato, al pari dell' onorevole Aparicio Sánchez, la mancata riforma del settore della pesca.
Su tale punto che mi interessa personalmente, ricordo che le dimensioni limitate del settore - il che non significa affatto che esso sia trascurabile - e la sua concentrazione in un ristretto numero di regioni non facilita l' analisi a livello regionale.
L' analisi per settore fa capo piuttosto alla pratica e alla competenza della Direzione generale pesca guidata dal mio collega Fischler.
Tuttavia tengo ad assicurarvi che la Commissione si sforzerà di includere tale analisi nella seconda relazione sulla coesione, che senza dubbio si presterà meglio a tali preoccupazioni.
Molti di voi hanno citato punti che andrebbero inseriti nella seconda relazione sulla coesione e lo stesso relatore si è soffermato su alcuni di essi.
Mi preme rassicurarvi che la fusione delle relazioni periodiche con la relazione sulla coesione non dovrebbe comportare una perdita di informazioni né una perdita di interesse per il contenuto della relazione sulla coesione che, per me, onorevole Berend, è uno strumento estremamente importante, non soltanto per rendere conto di quanto si fa in modo trasparente e rigoroso, ma anche per esaminare e valutare i futuri orientamenti, nonché per stimolare un dibattito pubblico con i cittadini e anche con i rappresentanti eletti, quali voi siete, sulla politica regionale e su quella che un giorno potrebbe essere una politica europea di gestione del territorio.
Comunque sia ho preso atto dell' auspicio da voi formulato di includere nella relazione i seguenti punti: la definizione, la raccolta e l' analisi di indicatori rappresentativi per la regione e per tutti i paesi dell' Europa centrale e orientale; un capitolo sulle isole e sulle regioni ultraperiferiche che molti di voi hanno richiamato, in particolare la onorevole Sudre e l' onorevole Fruteau; le analisi relative alla competitività delle regioni dei paesi dell' Europa centrale e orientale - la grande sfida per noi, per voi e per la Commissione nei prossimi anni - e infine gli aspetti transfrontalieri.
Su tali punti mi sforzerò di attenermi alle vostre raccomandazioni.
Infine vorrei formulare alcune conclusioni politiche che vi sono ben note, ma delle quali vorrei richiamare gli elementi principali.
Onorevoli parlamentari, abbiamo realizzato progressi significativi sulla strada della convergenza reale per i quattro Stati membri della coesione ma anche, onorevole Pohjamo, e lo dico in tutta franchezza, per le regioni dell' obiettivo 2 che hanno recuperato i ritardi nello sviluppo soprattutto per le infrastrutture.
Questa è la prima osservazione politica.
Secondo punto politico: i Fondi strutturali hanno apportato e continueranno ad apportare un contributo significativo al processo di ravvicinamento.
Tutti i modelli macroeconomici sui quali lavoriamo indicano, per lo scorso decennio, che più di un terzo della convergenza ottenuta nelle regioni in ritardo di sviluppo non avrebbe avuto luogo senza i Fondi strutturali.
Detto questo ho preso nota che, per quanto riguarda le regioni ultraperiferiche, la onorevole Sudre, l' onorevole Fruteau oppure ancora l' onorevole Nogueira Román ritengono che rimanga ancora molto da fare - e questo è il mio terzo punto - sul piano di un maggior apporto in termini occupazionali della ripresa, della lotta contro l' esclusione sociale, particolarmente grave e intollerabile in molte nostre regioni, dell' integrazione delle donne e dei giovani sul mercato del lavoro.
Quarto aspetto politico: l' ampliamento dell' Unione, il grande progetto politico e umanista degli anni futuri per le nostre istituzioni, la più grande sfida alla politica di coesione in Europa, un punto sul quale ha insistito l' onorevole Van Dam.
Mi preme affermare che grazie a Berlino e agli altri strumenti finanziari disponibili si profila fin d' ora una politica di coesione per i primi paesi che aderiranno.
Mi riferisco in particolare allo strumento strutturale di preadesione (SSPA) della cui attuazione sarò responsabile nelle prossime settimane.
Onorevoli parlamentari, come vedete, abbiamo appena lanciato la nuova programmazione che già ci troviamo insieme a formulare una riflessione sull' impatto dell' ampliamento dell' Unione sulla nostra politica strutturale.
La sesta relazione periodica sulla quale, onorevole Berend, lei ha formulato un giudizio ampiamente positivo, costituisce per noi e per me una buona base di riflessione.
La ringrazio sinceramente per il suo contributo alla riflessione sui futuri orientamenti e anche per la buona applicazione delle linee direttrici per il periodo 2000-2006.
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
Il processo verbale della precedente seduta è stato distribuito.
Ci sono obiezioni?
Signor Presidente, in risposta all' invito rivoltomi ieri pomeriggio dalla Presidente del Parlamento, intervengo a nome del mio gruppo in merito al punto 11 del verbale della seduta di ieri relativo alla fissazione dell' ordine dei lavori.
Innanzi tutto ritengo che la questione sollevata ieri dal presidente del gruppo socialista riguardo al reinserimento, nell' ordine del giorno, della discussione con il presidente della Commissione sugli obiettivi strategici per i prossimi cinque anni fosse tanto importante per gli altri deputati che avevano chiesto di intervenire brevemente, che la loro richiesta avrebbe potuto essere accolta.
Mi preme precisare questa mia convinzione anche se, con tutto il rispetto, mi trovavo in disaccordo con la mozione del presidente del gruppo socialista e ho votato contro.
La mia seconda osservazione - che avrei desiderato formulare ieri prima del voto - è che il Parlamento, come altri onorevoli colleghi hanno ricordato ieri, può operare in modo davvero efficace solo se lavora in stretta cooperazione e sinergia con la Commissione europea.
Dovremmo avere anche l' umiltà di ammettere che se avessimo voluto una discussione strategica corredata non soltanto da una presentazione e da un chiarimento da parte del Presidente della Commissione, ma altrettanto da un programma quinquennale, avremmo dovuto organizzarci in dettaglio prima - e non attendere sino alla settimana precedente la discussione in Aula -, in modo da poter dibattere e riferire per tempo alla Commissione i nostri desiderata.

Vorrei che traessimo un insegnamento da questa esperienza: ogni qualvolta in futuro saranno messe all' ordine del giorno discussioni di grande importanza tra Parlamento e Commissione europea, tutti i dettagli in merito alle nostre reciproche aspettative dovrebbero essere chiariti almeno con un buon mese di anticipo, innanzi tutto tra i gruppi politici di questo Parlamento e poi tra il Parlamento e la Commissione, per non trovarci all' ultimo momento nella spiacevole posizione di causare inutilmente uno strappo nelle relazioni istituzionali.

Dopo aver dato una scorsa agli articoli pubblicati dalla stampa venerdì scorso, mi pare di poter dire che la Commissione, nella persona del suo Presidente, abbia dato prova di moderazione encomiabile nel commentare i fatti e lo apprezzo immensamente.
Spero che impareremo la lezione ed eviteremo di ripetere una simile esperienza basata, a mio avviso, su un' errata interpretazione delle aspettative, piuttosto che sulla malafede da parte di una delle due Istituzioni.
Non credo che sia il caso di drammatizzare.
Grazie, onorevole Cox.
Capisco quello che intende dire, ne abbiamo preso atto.
Signor Presidente, a proposito del punto 11 del processo verbale di ieri sulla fissazione dell' ordine dei lavori: ieri avevamo deciso di iscrivere la relazione Bourlanges all' ordine del giorno della seduta odierna.
Tuttavia tale punto è stato ritirato dall' ordine del giorno della commissione per i bilanci di ieri sera e pertanto non è stato né discusso né votato.
Dovrebbe essere altrettanto stralciato dall' ordine del giorno di oggi.
Onorevole Wynn, è logico.
La relazione è tolta dall' ordine del giorno.
Signor Presidente, in riferimento all' intervento della onorevole Lynne ieri sulle condizioni di sicurezza e igiene in questo edificio, suppongo che si riferisse alle tubature dell' impianto igienico del 5º piano della torre, che emanano un odore insopportabile.
Occorre intervenire, poiché evidentemente c' è un qualche problema grave.
Non vorrei tenere uno sproloquio sulla questione degli immobili, ma il problema è serio.
Onorevole Ahern, ne abbiamo preso atto.
Vorrei pregarla di comunicare ai Questori questo caso specifico riguardante l'aerazione di un certo piano, perché sono loro ad avere competenza in materia.
Noi comunque lo comunicheremo anche ai nostri servizi.
Grazie.
(Il processo verbale è approvato)
Riforma della politica europea di concorrenza
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
A5-0069/1999, presentata dall' onorevole von Wogau a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sul Libro bianco della Commissione sulla modernizzazione delle norme per l' applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato CE(COM(1999) 101 - C5-0105/1999 - 1999/2108(COS));
A5-0078/1999, presentata dall' onorevole Rapkay a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla XXVIII relazione della Commissione sulla politica della concorrenza 1998(SEC(1999) 743 - C5-0121/1999 - 1999/2124(COS));
A5-0087/1999, presentata dall' onorevole Jonckheer a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sul settimo censimento degli aiuti di stato nell'Unione europea nel settore manifatturiero e in taluni altri settori (relazione 1995-1997) (COM(1999) 148 - C5-0107/1999 - 1999/2110(COS));
A5-0073/1999, presentata dall' onorevole Langen a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla relazione della Commissione sull' applicazione nel 1998 della decisione n.
2496/96/CECA del 18 dicembre 1996 che istituisce regole comunitarie per gli aiuti alla siderurgia (codice per gli aiuti alla siderurgia) (COM(1999) 94 - C5-0104/1999 - 1999/2107(COS)).
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi stiamo conducendo un' importante dibattito sulla politica della concorrenza dell'Unione europea.
Stiamo discutendo di un progetto di aggiornamento molto controverso della normativa europea sulla concorrenza, ovvero della relazione von Wogau, la quale forse è ancora più controversa di quanto non abbia dimostrato la votazione in seno alla commissione per i problemi economici e monetari.
Preciso che in questo caso ritengo personalmente errata la proposta della Commissione; resta pure ancora da vedere se sia veramente giustificato parlare di modernizzazione per i contenuti del Libro bianco riguardanti gli articoli 81 e 82, o se in questo caso non si debba parlare piuttosto di regresso.
Oggi parliamo anche della relazione sugli aiuti e della relazione generale sulla concorrenza per il 1998; il mio contributo nella discussione congiunta riguarda quest'ultimo ambito.
Ambedue le relazioni, quella sulla concorrenza e quella sugli aiuti, trovano naturalmente in questo Libro bianco un elemento comune.
Si tratta dell'esigenza di aggiornare e della capacità di reggere il futuro della politica della concorrenza europea.
Se leggiamo i due documenti della Commissione, constatiamo che il 1998 è stato un anno nel quale sono stati portati avanti i progetti di modernizzazione avviati nel 1997, concludendone anche alcuni; ce ne rendiamo conto anche alla luce dei nostri lavori parlamentari correnti.
Mi si consentano, a questo proposito, due commenti di principio: nella sua veste di autorità competente e con il suo atteggiamento coerente la Commissione ha sempre difeso la libertà della concorrenza, non sempre per la gioia degli Stati membri o delle imprese interessate.
Essa deve proseguire su questa strada.
Ma, signor Commissario, in futuro le cose non saranno meno complesse, basti pensare alla sfida comportata dall'ampliamento dell'Unione, dall'approfondimento del mercato unico, dal progresso tecnologico, dalla globalizzazione.
Non è in gioco soltanto la modernizzazione del diritto comunitario, bensì anche la trasparenza delle singole decisioni, la possibilità di poterle attuare, perché la politica della concorrenza europea non potrà fare a meno del consenso popolare nonché degli organi politici coinvolti e delle imprese interessate.
Solo che non c'è consenso senza trasparenza e di conseguenza neanche modernizzazione senza trasparenza.
La relazione sulla concorrenza 1998 non rappresenta una cattiva base di partenza, ma non esiste nulla che non sia perfettibile.
Con la nostra risoluzione le daremo una serie di suggerimenti, signor Commissario.
C'è però un aspetto specifico che desidero affrontare adesso: la trasparenza e l'obbligo di rendere conto sono strettamente legati fra loro.
Non intendo sconvolgere la distribuzione delle competenze fra Commissione e Parlamento.
La Commissione è l'organo esecutivo e il Parlamento, per amore della sua indipendenza, non dovrebbe cercare di esserlo, perché è invece un organo di controllo; ma in quale sede si potrebbero illustrare al meglio le motivazioni di una decisione se non in un Parlamento democraticamente eletto e dunque in un costante dialogo parlamentare?
Anche da questo punto di vista dovremmo proseguire con costanza e impegno sulla strada adottata.
C'è una cosa che intendo precisare: essendo il Parlamento l'organo legislativo, è in realtà scandaloso che abbia diritto alla sola consultazione proprio in materia di concorrenza!
E qui lancio la richiesta al Consiglio e alla Conferenza intergovernativa di introdurre la procedura di codecisione anche per la normativa antitrust.
Dalla Commissione mi attendo che essa sfrutti fino alle estreme conseguenze tutte le opportunità di partecipazione del Parlamento, optando in caso di dubbio a favore della partecipazione del Parlamento, e questo già con i Trattati attualmente in vigore.
Mi aspetto anche che la Commissione sia estremamente attiva nel sostenerci quando chiediamo la codecisione nella procedura legislativa.
Si tratterà di un banco di prova per una ragionevole collaborazione tra le due istituzioni.
Pur professando il principio della concorrenza, la concorrenza non è fine a se stessa, bensì uno strumento che non sempre porta a soluzioni ottimali.
Fa ormai parte delle cognizioni economiche di base la consapevolezza che il mercato per molti aspetti non basta, e chi lo contesta altro non è che un ideologo.
La concorrenza deve portare all'equilibrio fra domanda e offerta, creando una distribuzione ottimale delle risorse e dei fattori economici.
Ma un'efficienza ottimale non s' instaura necessariamente da sola.
Per evitare gli abusi occorrono condizioni quadro, per esempio le norme sulla concorrenza.
Con ciò si evitano essenzialmente soltanto gli abusi, ma da sola la concorrenza non è in grado di raggiungere obiettivi socialmente legittimi.
Sì alla concorrenza; riduzione degli aiuti dove serve e dove è possibile!
E proprio perché gli aiuti occupano gran parte della relazione sulla concorrenza 1998, anche se c' è la relazione del collega Jonckheer intendo ancora intervenire in merito: è senz'altro possibile e deve anche essere lecito concedere aiuti alle piccole e medie imprese attive nella ricerca e nello sviluppo, nella formazione nell' ambito della politica regionale, nella politica ambientale.
Per questi obiettivi devono essere ammessi aiuti, purché non provochino distorsioni della concorrenza inaccettabili.
E proprio qui, ancora più che nel diritto dei cartelli e delle fusioni, è particolarmente importante adottare decisioni ragionevoli.
Gli aiuti non vanno quindi demonizzati, devono essere considerati in maniera differenziata, e vanno anche valutati in base al loro apporto al raggiungimento degli obiettivi citati.
Quest'ultima osservazione non era diretta tanto alla Commissione, quanto agli onorevoli colleghi del gruppo del PPE.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione che mi accingo a presentarvi rappresenta un parere sulla relazione annuale della Commissione concernente gli aiuti di stato vigenti nell'Unione europea, per i quali la Comunità è competente in virtù degli articoli 87, 88 e 89 dei Trattati.
La relazione della Commissione è essenzialmente descrittiva e illustra l' evoluzione degli aiuti di stato nel settore manifatturiero e in altri settori, in base a tipologie diverse, nonché le modalità di finanziamento e gli obiettivi perseguiti.
Per gli aspetti quantitativi della relazione mi permetto di rinviare alla motivazione e mi limiterei a indicare che, in media, l'importo annuale per il periodo in esame ammonta a 95 miliardi di euro con una diminuzione dell'ordine del 13 percento rispetto al periodo 1993-1995. Tale diminuzione risulta essenzialmente dalla riduzione degli aiuti nella Repubblica federale di Germania.
In poche parole, il livello dichiarato di aiuti di stato è in media più o meno stabile nel periodo contemplato attestandosi all'1,2 percento circa del PIL comunitario, equivalendo grosso modo, ed è una pura coincidenza, al bilancio annuale della Comunità.
Detto questo, le differenze fra Stati sono elevate e possono essere misurate in modi diversi, segnatamente in percentuale sul valore aggiunto oppure per addetto.
Peraltro, ritengo interessante sommare gli aiuti di stato agli interventi comunitari che in un certo qual modo possono essere assimilati agli aiuti statali.
Si noterà allora chiaramente che in testa ci sono i quattro paesi beneficiari, fra l' altro, del Fondo di coesione.
Giungo ora alla parte propositiva della relazione.
Anzi tutto, constatiamo che secondo la Commissione i dati, così come sono presentati nella relazione annuale della Commissione stessa, sono troppo aggregati per consentire una valutazione in profondità della politica degli aiuti di stato, situazione legittima ma delicata dal punto di vista degli interessi nazionali e indubbiamente importante per quanto attiene al rispetto della concorrenza, anche ai sensi delle disposizioni contenute nel Trattato.
La Commissione non può far altro che raccogliere e analizzare i dati forniti dagli Stati membri.
E' pertanto compito degli Stati e delle regioni vigilare sulla qualità dei dati trasmessi, e la nostra commissione ritiene che sia necessario impegnarsi di più in tal senso.
E' in questo spirito che la nostra commissione parlamentare difende la vecchia idea di un registro pubblico degli aiuti di stato, accessibile via Internet.
Disporre di dati migliori, più dettagliati, in particolare in considerazione degli obiettivi perseguiti e dei risultati constatati, deve permettere alla Commissione europea di procedere essa stessa regolarmente, o di darne incarico, all' attuazione di studi per la valutazione socioeconomica delle politiche nazionali e regionali degli aiuti di stato.
Poiché alcuni studi del genere già esistono la Commissione deve divulgare più apertamente le sue osservazioni, tenuto conto degli obiettivi dei Trattati che non sono soltanto di garantire la competitività dell' economia europea ma anche lo sviluppo durevole e la coesione economica e sociale.
Pertanto, insistendo in primo luogo sulla qualità dell' informazione fornita, la nostra discussione in sede di commissione, e di conseguenza la relazione che ho l' onore di presentarvi, ha evitato la banalizzazione che consisterebbe nell' affermare a priori che l' importo degli aiuti di stato sia, in senso assoluto, o troppo elevato o insufficiente.
La maggioranza dei membri della commissione ha cercato di conciliare, da un lato, la necessità di fare rispettare agli Stati e alle imprese le regole di concorrenza con il riconoscimento, dall'altro, dell'utilità di tali aiuti ai fini degli obiettivi del Trattato, in particolare come ho già detto in materia di sviluppo sostenibile, di ricerca e sviluppo nonché di coesione economica e sociale.
In sede di commissione sono stati approvati, al progetto iniziale, diversi emendamenti che hanno posto l 'accento in particolare sulla necessità di un effettivo rimborso degli aiuti giudicati illegali, nonché di un "quadro di valutazione" dei risultati.
Sette emendamenti sono stati ripresentati all' esame dell' Aula.
La maggior parte rispecchiano le nostre differenze politiche rispetto all' opportunità e all' efficacia degli aiuti di stato, considerate le carenze, più o meno riconosciute, dei soli investimenti privati, le market failures o deficienze del mercato.
Desidero porre l' accento su un emendamento che riguarda in particolare il settore dell' energia e che come relatore considero particolarmente importante.
Vorrei concludere questa presentazione, signor Commissario insistendo, da un lato, su una preoccupazione espressa dai membri della commissione parlamentare e, dall' altro, su una richiesta della commissione stessa.
La preoccupazione riguarda il processo di preadesione dei paesi dell' Europa centrale e orientale dal punto di vista della politica della concorrenza e degli aiuti di stato.
Si tratta indubbiamente di una questione complessa e la Commissione dovrebbe farci conoscere la situazione del relativo fascicolo, soprattutto per quanto attiene alla capacità delle economie in via di adesione di rispettare le regole di concorrenza e, per quanto riguarda gli aiuti di stato, alla necessità di disporre di regole specifiche in materia aiuti di pubblici nella ristrutturazione dei vari settori.
Concludo infine con la richiesta, che concerne le competenze future del Parlamento europeo nelle materie di cui stiamo parlando, politica di concorrenza e aiuti di stato, in vista della Conferenza intergovernativa.
La nostra relazione, come lei sa signor Commissario, difende l'applicazione della procedura di codecisione alla legislazione di base in materia di aiuti di stato.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la mia parte nella discussione odierna riguarda il codice sugli aiuti alla siderurgia. Si tratta degli aiuti di stato che in Europa sono stati concessi in base a questo codice e che la Commissione ha esaminato.
Per il 1998 si tratta in totale di 27 casi, sui quali la Commissione ha elaborato una propria relazione.
Il Trattato CECA giungerà a scadenza fra breve.
Proprio per questo dobbiamo occuparci soprattutto di come gestire in futuro gli aiuti per la siderurgia.
Il Parlamento apprezza le decisioni della Commissione europea illustrate nella relazione, ivi compresa quella di chiedere la restituzione dei fondi in determinati casi, applicando così l'articolo 88 del Trattato CECA.
La competitività dell'industria siderurgica europea al contempo è anche oggetto della recente comunicazione della Commissione, della quale non abbiamo ancora discusso in Parlamento.
Come in altri ambiti, anche per l'industria siderurgica vige il divieto generale di concedere aiuti ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1 del Trattato CE.
In base a questo articolo gli aiuti di stato sono sostanzialmente incompatibili con il mercato unico.
Le deroghe sono consentite soltanto in casi ben definiti.
In virtù dell'articolo 88, la Commissione è tenuta a controllare gli aiuti di stato.
Nel 1998 il caso principale è stato quello dell' apporto di capitale proprio alla Preussag in Germania per un ammontare di 540 milioni di euro.
Inoltre gli Stati membri devono comunicare alla Commissione i loro progetti di aiuti.
Le norme vigenti per il settore dell'industria siderurgica sono state istituite il 18 dicembre 1996.
Esse prevedono la possibilità di concedere aiuti a favore dell'industria siderurgica soltanto in determinati casi ben definiti. Si tratta di aiuti alla ricerca e allo sviluppo, alla tutela dell'ambiente, di aiuti sociali per incentivare la chiusura di impianti siderurgici e di aiuti per la chiusura definitiva di imprese non competitive.
Inoltre esiste una normativa speciale che concede fino a 50 milioni di euro a favore di uno Stato membro, la Grecia.
Come si può constatare, la gestione pratica del codice degli aiuti alla siderurgia nel corso degli anni ha comportato problemi non completamente sviscerati nella relazione.
Dal punto di vista del Parlamento è importante parlare oggi di deroghe da applicare una volta scaduto questo codice degli aiuti alla siderurgia.
Ammorbidire le attuali linee fondamentali del codice siderurgico è un'ipotesi da non escludere.
Nessuno vuole assistere in Europa a una corsa sfrenata alle sovvenzioni.
Ciò pregiudicherebbe fortemente il mercato unico nonostante il consolidamento dell'industria siderurgica degli ultimi anni.
Pertanto il Parlamento ritiene indispensabile modificare il codice sugli aiuti alla siderurgia anche in considerazione della disparità di trattamento paventata dall'industria; la Commissione dovrà presentare al Consiglio una normativa nuova.
E' noto che finora il Consiglio si è rifiutato di approvare questa nuova normativa.
Ciò si deve anche alla tesi che, una volta scaduto il codice degli aiuti alla siderurgia, senza il fastidioso controllo della Commissione europea si possa tornare a fare ciò che si vuole.
Pertanto, una volta scaduto il Trattato, chiediamo che gli aiuti alla siderurgia vengano disciplinati con un regolamento del Consiglio ai sensi dell'articolo 94, perché solo così si garantiscono la necessaria certezza e chiarezza del diritto.
L' assoluto divieto di tutti gli aiuti non contemplati dal codice può essere applicato unicamente in questi termini.
Un regolamento del Consiglio che diventa diritto immediatamente applicabile dovrà essere rispettato anche dai governi regionali.
Anche in futuro occorrerà evitare di peggiorare le condizioni di concorrenza e le turbative degli equilibri dei mercati.
Resta da criticare anche la prassi della Commissione, consistente nell' autorizzare la ripetuta concessione di aiuti alle imprese siderurgiche che a suo avviso non ricadono nelle categorie del codice, anche se la Corte di giustizia europea ha ammesso con alcune sentenze questa disparità di trattamento.
Si invita la Commissione a illustrare dettagliatamente, nella relazione per l'anno 1999 ancora da redigere, il proprio ruolo attivo nell' elaborare i piani di ristrutturazione e le deroghe approvate, per poter procedere su questa base a una valutazione oggettiva di tutta la situazione.
Dopo che la commissione economica e monetaria ha approvato il progetto di relazione all'unanimità con due astensioni, vi chiedo di sostenere in Plenaria l' indicazione che noi stessi così abbiamo dato.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mercato interno non può ritenersi compiutamente realizzato.
Sovvenzioni, monopoli e ostacoli alla concorrenza intralciano tuttora tanto il mercato, quanto lo sviluppo.
Vi sono governi nazionali che prorogano la concessione di aiuti pubblici, promettendo che sarà l'ultima volta, cosa che poi si ripete puntualmente.
Queste sovvenzioni distorcono la ripartizione dei mercati sia all'interno dei paesi, sia a livello internazionale.
Si impone pertanto un graduale smantellamento degli aiuti pubblici, mentre un crescente numero di mercati deve aprirsi alla concorrenza e questo vale sia per i monopoli pubblici, sia per i monopoli privati.
Molto spesso, i monopoli pubblici vengono smantellati decisamente controvoglia.
Ma un aumento della concorrenza e l'ingresso in scena di nuovi operatori potrebbero comportare invece un notevole beneficio in termini di benessere generale - anche in campi quali l'istruzione, l'assistenza sanitaria e le prestazioni sociali.
I monopoli pubblici devono cedere il posto a strutture in grado di competere.
L'Europa deve modernizzarsi e adeguarsi a un maggiore spirito imprenditoriale e a un intorno più competitivo, a beneficio di consumatori e imprese.
Una reale concorrenza spinge infatti i prezzi al ribasso e innalza in questo modo il livello di vita.
Eppure, la politica dei consumatori si è occupata troppo poco del livello dei prezzi: ma la politica della concorrenza e la politica dei consumatori sono legate a doppio filo.
E' sulla base del mercato interno che noi dobbiamo agire.
La relativa legislazione dovrà valere ugualmente per tutti, per i paesi grandi come per i paesi piccoli, e occorre procedere a una rassegna sistematica delle normative nazionali al fine di rimuovere gli ostacoli alla concorrenza.
A questo punto, probabilmente va passato in rassegna anche il coacervo normativo della stessa Unione europea.
Il nuovo modello ora al vaglio della Commissione non deve tuttavia condurre a un mero processo di rinazionalizzazione, che minerebbe alla base i risultati sin qui conseguiti dalla politica della concorrenza.
Per poter essere efficace, dovrà trattarsi di un modello saldamente radicato presso le autorità nazionali.
Tra sei mesi potrebbe essere tempo di procedere a un'analisi dell'impatto di questo modello, ma anche di valutarne più attentamente gli effetti sulle competenze della Commissione.
L'idea di un vasto congresso istituzionale, che consenta un ampio dibattito senza pregiudizi fra gli esponenti dei vari interessi in gioco, rappresenta sinora la migliore risposta data all'interrogativo sul modo in cui compiere ulteriori progressi.
Quel dibattito fornirà l'occasione di sancire nuovi principi o di riprendere in esame le modifiche di fondo delle quali si è discusso.
E fornirà ugualmente l'occasione per individuare nuove soluzioni comuni e per analizzare gli emendamenti emersi dalla discussione in commissione parlamentare.
L'applicazione del diritto in materia di concorrenza deve avvenire all'insegna della certezza.
Un'applicazione scorretta della politica della concorrenza può tradursi in una negazione dei diritti e in un attacco al diritto alla proprietà, importante principio fondamentale sul quale noi dobbiamo vigilare.
Ci attende quindi un dibattito molto interessante.
Una conferenza che passi in rassegna i vari temi consentirebbe di fugare ogni malinteso, oltre a permettere probabilmente un miglioramento su alcuni aspetti concreti.
Il Parlamento e la Commissione possono intensificare il proprio impegno congiunto per un'efficace politica della concorrenza, garantendo così nuove opportunità e nuove risorse ai cittadini.
Proprio nella mia circoscrizione elettorale, ossia Stoccolma, esistono sul piano locale numerosi buoni esempi di un ampliamento dell'offerta e di un miglioramento della qualità proprio a seguito dell'introduzione della concorrenza in ambiti precedentemente sottoposti a un monopolio totale.
Chiediamo quindi che la franca discussione che ha accompagnato la trattazione delle relazioni von Wogau e Rapkay prosegua.
E ci auguriamo che alle considerazioni di ordine giuridico venga riconosciuto il peso che esse meritano in uno Stato di diritto.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in qualità di neofita di quest'Aula sono lieto di potervi tenere il mio primo discorso, per quanto con ritardo.
Desidero innanzi tutto ringraziare i relatori, onorevoli von Wogau, Langen, Rapkay, Jonckheer e la Commissione per l'ottima collaborazione prestata.
La concorrenza è sicuramente il fondamento dell'economia sociale di mercato e la politica europea della concorrenza ha molti risultati positivi alle spalle, non da ultimi quelli conseguiti nei settori dell'energia e delle telecomunicazioni, ove ha portato prezzi tangibilmente più bassi e un servizio migliore, a tutto vantaggio del consumatore.
Ora però siamo giunti a un punto nel quale occorre ripensare la politica della concorrenza.
In merito la Commissione ha presentato un nuovo Libro bianco con due elementi fondamentali: rinuncia all'obbligo di notifica e rinvio delle competenze alle istanze nazionali.
La rinuncia all'obbligo di notifica implica comunque meno burocrazia e meno oneri amministrativi.
Questo cambiamento di sistema naturalmente comporta al contempo più responsabilità per i singoli operatori.
Ora non basta più limitarsi a presentare e a far autorizzare, ognuno deve assumersi da subito le proprie responsabilità e questo spiega forse un certo disagio in merito emerso all' esterno.
Io però ritengo che dobbiamo cogliere l'opportunità affinché l'Europa possa lanciare un segnale per ridurre la burocrazia.
Il secondo punto è quello del rinvio delle competenze alle istanze nazionali.
Affinché si crei una cultura del diritto in Europa, non basta certamente che esso sia applicato soltanto dalla Commissione oppure dagli organi centrali, bensì anche dalle autorità e i giudici nazionali.
Non stiamo discutendo dell' opportunità di adottare il diritto europeo soltanto a livello centrale, ma proprio nella fase di adeguamento avremo insicurezza giuridica.
Nella prevista procedura legislativa sarà certamente necessario sviluppare uno strumento che consenta alle imprese di avere certezza del diritto e la possibilità di rivolgersi alla Commissione.
Occorrerebbe tenere aperta la strada verso un ufficio europeo antitrust, del quale si discuterà certamente in futuro.
Nella politica della concorrenza occorre più trasparenza.
Il Parlamento deve venire più coinvolto e credo anche che se introdurremo un registro che consenta di verificare gli aiuti concessi dagli Stati membri, ciò ne indurrà una maggiore disciplina.
Due sono i punti che mi stanno particolarmente a cuore per il futuro della concorrenza.
Il primo è l'argomento della sussidiarietà.
Tutti riteniamo che la concorrenza sia utile per l'economia, di cui migliora le prestazioni, e penso anche che dovremmo ammettere la concorrenza fra regioni, che certamente rafforzerà e non indebolirà l'Unione europea.
Cito qui l'esempio degli incentivi a titolo del miglioramento della struttura economica regionale, l'esempio delle casse di risparmio e delle banche regionali, l'esempio del sigillo di qualità, grazie al quale una regione è riuscita con le proprie forze a creare uno strumento per commercializzare i propri prodotti.
Questa iniziativa spontanea non deve essere demolita a livello europeo.
Penso che sia anche necessario aumentare la regola de minimis.
Dovremmo fare il possibile affinché si realizzi a tutti i costi la concorrenza fra le regioni.
Il secondo elemento è una discussione sulla concorrenza e l'economia sociale di mercato, e qui non sto parlando di malfunzionamento del mercato.
Ho già accennato al settore delle banche regionali e delle casse di risparmio, ora però porterò agli estremi un' affermazione corrente.
Oggi come oggi chi risiede in una casa per anziani è alloggiato in ambito sociale; però posso considerarlo anche come un cliente.
Io ritengo che dovremmo discutere apertamente e per tempo, onde chiarire dove l' ambito sociale, dove le strutture esistenti possano comportare una battuta d'arresto per la concorrenza.
Altrimenti potrò considerare cliente qualsiasi ambito e di conseguenza danneggiare gravemente gli ambiti sociali.
Infine, sul principio della sussidiarietà ho ancora questo da dire: laddove gli Stati membri hanno concesso autonomia impositiva alle regioni e ai comuni, ritengo assolutamente necessario mantenere questa facoltà, evitando di uniformare a partire dall'Europa.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, intervengo a nome del collega onorevole Robert Goebbels, che si è dovuto assentare per un impegno politico.
In sede di commissione per i problemi economici e monetari la relazione dell' onorevole Jonckheer ha suscitato aspre controversie sul funzionamento del mercato.
Una risicata maggioranza di destra è riuscita ad eliminare ogni riferimento alle deficienze del mercato.
Se la maggioranza dell' Assemblea dovesse seguire questa concezione ultraliberale di un mercato cosidetto perfetto, non per questo il mondo cambierebbe.
Le relazioni economiche nel mondo reale dimostrano sufficientemente che l' eliminazione di qualsiasi intervento pubblico sul mercato non produce affatto una concorrenza perfetta e un' assegnazione ottimale delle risorse.
Dalla notte dei tempi il mercato è stato per l' uomo il luogo di scambio privilegiato senza mai essere perfetto.
Il mercato privilegia il breve termine e i profitti immediati.
Sul mercato, i rapporti di forza fra domanda e offerta sono generalmente a sfavore dei più deboli, i consumatori e i lavoratori.
Per funzionare il mercato ha bisogno di regole.
Lo spirito d' iniziativa, tanto necessario e prezioso, deve essere accompagnato dal senso di responsabilità nei confronti della società.
Noi socialisti europei siamo a favore di un' economia di mercato a finalità sociale.
Il mercato non è di per se stesso un fine; deve essere al servizio del miglioramento della condizione umana.
L' Unione europea, gli Stati, non debbono sostituirsi agli attori economici, ma i poteri pubblici debbono definire le regole e gli obiettivi che permettono all' economia di svilupparsi in modo durevole.
Gli aiuti possono, in ultima analisi, consentire ristrutturazioni, offrire una formazione, salvare posti di lavoro e quindi la competenza.
L' obiettivo principale della politica di concorrenza dell' Unione non può essere la riduzione del livello globale degli aiuti.
Gli aiuti debbono invece essere orientati verso gli obiettivi dell' Unione, che sono segnatamente la coesione economica e sociale, lo sviluppo sostenibile e la ricerca.
La Commissione non deve dar tregua agli aiuti illegali e a quelli che ostacolano realmente il mercato interno.
Eliminare ogni aiuto pubblico sarebbe un grave errore.
Internet non è un prodotto del mercato, ma il risultato della ricerca finanziata dall' esercito americano.
Il World Wide Web, che ha consentito uno sviluppo folgorante della società dell' informazione, è stato elaborato dal CERN di Ginevra, sempre con aiuti pubblici.
Il salvataggio del gruppo Holzmann da parte del governo tedesco è stato criticato come un ingiustificabile ostacolo all' economia di mercato.
Il Presidente Duisenberg ha addirittura tentato di imputare la debolezza, peraltro relativa, dell' euro rispetto al dollaro a quell' intervento di Stato.
Non ho sentito il signor Duisenberg criticare il salvataggio dell' hedge fund LTCM da parte delle autorità monetarie americane.
Voler salvare 60.000 posti di lavoro è considerato, apparentemente, un peccato contro il mercato, mentre il salvataggio di capitali non sembra porre problemi ai difensori del mercato libero.
Si fa ricorso a fondi pubblici per riparare i danni della speculazione internazionale come è successo in Messico, in Asia e in Brasile.
Invece, il lavoro degli uomini è considerato un semplice fattore di aggiustamento.
Noi socialisti rifiutiamo quest'idealizzazione liberale.
Vogliamo in Europa un' autentica cultura della concorrenza.
L' intervento dello Stato deve rimanere visibile per inquadrare il mercato e la Commissione deve svolgere il ruolo di arbitro.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero ringraziare l' onorevole Rapkay per l' eccellente relazione e per l' ottima collaborazione.
Ringrazio poi il Commissario Monti per la straordinaria cooperazione e gli ricordo che in questo volgere di secolo gli spetta un ruolo di particolare rilievo.
Lei, signor Commissario, deve raccogliere i cocci dei governi nazionali, che in materia di politica della concorrenza hanno visioni grandiose, è vero, ma in effetti solo la fantasia può porre limite ai danni che essi possono cagionare.
Potrei citare gli esempi più recenti di cui siamo stati testimoni: la Holzmann, una società che ha ricevuto ingenti sovvenzioni da parte del governo tedesco, le segherie della ex Germania orientale e soprattutto gli aiuti alla cantieristica navale.
Si tratta di tre settori nei quali molte imprese danesi si scontrano con grandi difficoltà e vengono spinte fuori dal mercato.
All' onorevole Poos voglio dire che sono molto d' accordo con Wim Duisenberg quando sostiene che tali esempi dimostrano l' incapacità di alcuni Stati membri europei di ristrutturare la propria economia e che tale incapacità minaccia il valore dell' euro.
I liberali hanno presentato in commissione 80 emendamenti, tutti relativi agli aiuti di stato, intesi a promuovere la trasparenza e l' apertura che sono fondamentali ai fini del funzionamento del mercato interno.
Desidero cogliere l' occasione per ringraziare i colleghi della commissione parlamentare per aver appoggiato le proposte del gruppo liberale.
Come dicevo, i nostri emendamenti riguardano la trasparenza e mi preme porre in rilievo l' emendamento che invita la Commissione a presentare criteri e condizioni omogenee per gli aiuti di stato che consideriamo legali, appunto per garantire che le imprese possano formulare previsioni sulla propria situazione.
Un altro problema è come comportarsi nel caso in cui gli aiuti di stato vengano dichiarati illegali.
Come assicurare che gli aiuti illegali vengano rimborsati?
Oggigiorno non esistono regole comuni in materia e sollecitiamo vivamente la Commissione ad armonizzare le regole relative al recupero.
Questa è la strada per garantire condizioni di concorrenza uniformi.
Inoltre proponiamo da un lato un registro, come hanno detto diversi colleghi, ma anche un quadro di valutazione che indichi la situazione dei diversi paesi rispetto agli aiuti di stato.
E' il Commissario Monti che, avendo indicato la strada con il quadro di valutazione per il mercato interno, ci ha ispirati a proporre la stessa idea per gli aiuti di stato.
Spero molto, Commissario Monti, nel suo appoggio per i nostri emendamenti e sono ansiosa di sentire i suoi commenti e la sua posizione.
Concludo esprimendo il mio apprezzamento per la XXVIII relazione della Commissione sulla concorrenza con la quale è stata svolta una buona parte del lavoro.
Come ho già detto, però, il nostro obiettivo ultimo deve essere quello della trasparenza e dell' apertura.
E' costantemente necessario richiamare all' ordine questi settori e quindi è più che giusto continuare a perseguire in modo mirato l' obiettivo di risolvere il problema della scarsa trasparenza e della scarsa apertura nel settore degli aiuti di stato, soprattutto nell' ottica dell' imminente ampliamento.
A tale proposito ringrazio l' onorevole Jonckheer per avere trattato in modo assai esauriente nella sua relazione i problemi connessi all' ampliamento e la difficoltà di far sì che tali paesi siano all' altezza dei nostri requisiti, come pure il tema della parità di condizioni in materia di concorrenza.
E' ovvio che i liberali e i verdi abbiano idee diverse sul mondo, ma sugli obiettivi siamo ampiamente concordi e cercheremo di trovare una soluzione ragionevole ai nostri problemi.
Signor Presidente, signor Commissario, le domande cui dobbiamo dare una risposta sono semplicemente due.
Sono legittimi, in un' economia di mercato, gli aiuti di stato alle imprese o gli accordi fra imprese? Chi deve controllare tali eccezioni alle regole assolute dell' economia di mercato?
Per quanto concerne il primo punto, noi sosteniamo chiaramente che, per tenere conto delle esigenze di sviluppo sostenibile che l' Unione europea ha fatto sue, si rivela indispensabile, in taluni casi, concedere aiuti di stato alle imprese, sia sotto forma di esenzioni fiscali, di fiscalità differenziata o anche di aiuti diretti.
E' altresì legittima la possibilità di accordi tra imprese, di accordi di autolimitazione, che consentono di diminuire gli effetti perversi della concorrenza sul piano sociale o ecologico.
La nostra risposta sulla legittimità degli aiuti e sulla possibilità di accordi è pertanto chiara e affermativa ma, a nostro avviso, ognuno di questi accordi deve essere debitamente motivato.
La relazione dell' onorevole von Wogau propone di effettuare il controllo di questa legittimità a livello nazionale.
Voteremo a favore di questa proposta, nonostante ci paia piuttosto pericolosa, in quanto riconosciamo che la Commissione non può occuparsi di tutto.
Chiediamo che la massima trasparenza sia d' obbligo e che si conferisca un maggiore potere d' indagine alla Commissione per consentirle di verificare a posteriori la legittimità di tali eccezioni.
Signor Presidente, eccoci nuovamente a discutere della politica di concorrenza dell'Unione europea.
Comunque, in quali circostanze si svolge questa discussione, e a quali conclusioni dovrebbe condurci?
Ciò che caratterizza la realtà d'oggi è il verificarsi di colossali fusioni, alleanze e acquisizioni di aziende gigantesche e aventi caratteristiche di monopolio, con la creazione di gruppi dal potere terrificante a livello planetario.
Insomma, un'evoluzione come questa non dovrebbe forse interessare la nostra discussione?
Quale politica di concorrenza può avere la volontà e i mezzi necessari per tenere sotto controllo l'operato di simili monopoli?
Diversi settori dell'industria europea, quali la cantieristica navale, i trasporti aerei, le acciaierie, hanno subito un impatto fortissimo sotto i colpi di questa politica di concorrenza, così come essa viene oggi applicata.
Hanno perduto posizioni e notevoli quote sui mercati mondiali, oltre a centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Intendiamo preoccuparcene, prima o poi?
Questa scandalosa concentrazione di potere in settori di rilevanza strategica consegna nelle mani di gruppi multinazionali speculativi l'economia di interi Stati - alcuni dei quali, peraltro, membri dell'Unione.
A dispetto di tutto ciò, noi invece ci ostiniamo a indebolire ulteriormente il settore pubblico, e ci diciamo pronti a rendere ancora più rigida la politica di concorrenza, considerando alla stregua di sussidi di Stato persino le commesse pubbliche effettuate presso aziende pubbliche.
D'altra parte, la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro conduce a una crescita esplosiva delle cifre della disoccupazione.
I lavoratori si trovano ad affrontare il più grande attacco sferrato ai loro diritti lavorativi e sociali.
I consumatori assistono al contrarsi del proprio livello di vita, al generalizzarsi della povertà, al disfacimento e alla distruzione del settore pubblico e della base produttiva della maggior parte dei paesi dell'Unione, in nome di una concorrenza sfrenata e rovinosa, del predominio assoluto dell'economia di mercato e della promozione degli interessi monopolistici del grande capitale.
Riteniamo che in tutti questi fenomeni vi sia una corresponsabilità della politica di concorrenza attualmente condotta, ed esprimiamo la nostra totale opposizione alla medesima.
Signor Presidente, signor Commissario, nel corso di questo anno di transizione prima del passaggio alla moneta unica, la Commissione ha profuso tutto il suo impegno per far nascere l' euro in un clima favorevole.
La politica della concorrenza, nell' ambito delle proprie possibilità, ha contribuito a questo evento.
Per quanto ci riguarda, restiamo fermamente contrari alla moneta unica che, lungi dal darci i vantaggi e la duttilità di una moneta comune, rappresenta un elemento di costrizione imposto ai popoli dell' Europa.
Detto ciò, governare significa prevedere, significa essere responsabili e, in questo nuovo contesto, che è un contesto imposto, il diritto della concorrenza deve svolgere naturalmente un ruolo di primo piano.
In questo campo, la Commissione ha privilegiato diverse linee d' azione: ha agito sulla struttura dei mercati con un'attiva opera di contrasto delle prassi contrarie alla concorrenza, ha movimentato l' attività di controllo dei suoi servizi unicamente sulle questioni che presentano un interesse comunitario evidente e ha sottolineato la propria volontà di ammodernamento del diritto della concorrenza.
Per quanto attiene agli aiuti di stato, occorre evitare un appesantimento delle norme, e l' istituzione di un registro pubblico in cui tutti gli aiuti verrebbero annotati non ci pare auspicabile: questo pesante obbligo sarebbe, ovviamente, contrario ai tentativi di semplificazione degli adempimenti burocratici.
Infine, per quanto concerne l' ammodernamento dell' applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato, noi non pensiamo che un' applicazione decentrata sia necessariamente un fatto positivo.
Infatti, non soltanto la Commissione conserva il potere di sottrarre una questione alla competenza delle autorità nazionali, ma al giudice nazionale viene fatto obbligo di evitare ogni conflitto con le decisioni della Commissione.
Gli Stati nazionali diventerebbero in tal modo il braccio secolare della Commissione per far rispettare l' applicazione di regole di cui non hanno il controllo.
In conclusione, seppure talune misure puntino nella giusta direzione, resteremo chiaramente vigili per evitare un'evoluzione in senso federalista che avverrebbe a detrimento dell' Europa e della sovranità degli Stati.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, noi esprimiamo un giudizio sostanzialmente positivo sul Libro bianco della Commissione sulla concorrenza, in particolare per quanto riguarda l'abolizione del sistema di notifica e autorizzazione, ma abbiamo anche qualche perplessità, anzi più di una.
Innanzitutto vi è il rischio che il decentramento delle competenze a livello di singoli Stati, per molti aspetti necessario, provochi un'espansione abnorme delle iniziative sulla concorrenza e che qualcuno sia tentato di utilizzare l'antitrust non come garanzia di ultima istanza del buono e prevedibile funzionamento dei mercati, bensì come strumento di politica economica e industriale, di pianificazione e di interferenza con le spontanee dinamiche dei mercati stessi o magari come strumento di politiche protezioniste.
A tale riguardo credo ci debbano aiutare gli scritti di von Eieck e sicuramente anche quelli di un grande liberale italiano come Bruno Leoni che ammoniva proprio contro i rischi di un'espansione abnorme delle politiche anticoncorrenziali.
I più gravi pregiudizi al mercato, alla concorrenza e alla libertà di scelta degli utenti e dei consumatori europei sono ancora oggi da addebitare all'ingerenza statale nell'economia.
Ci sono gli aiuti di stato alle imprese, ne abbiamo parlato, c'è ancora una forte presenza pubblica nell'economia - si pensi che il Tesoro italiano controlla il 15 per cento della capitalizzazione di borsa - ci sono gli ostacoli che governi e banche centrali frappongono all'operazione di merger and acquisition; s'è parlato spesso in queste settimane del caso Vodafone-Mannesmann e del salvataggio della Osman.
Infine, signor Commissario, non possiamo dimenticarci che vi sono ancora ampi settori economici saldamente in mani pubbliche, a partire dalle televisioni di Stato, finanziate obbligatoriamente dai contribuenti, e dalle poste per arrivare ad alcuni regimi assicurativi obbligatori, ivi compresi quello sanitario e previdenziale, gestiti da monopoli pubblici inefficienti che non lasciano scampo agli utenti se non a quelli facoltosi.
Signor Commissario, so benissimo quali siano i vincoli dei Trattati ma credo che anche in questa occasione sia importante ribadire che l'economia europea soffre nella competizione con quella americana, anche e soprattutto per mancanza di aperture e di concorrenza.
Ciò che si sta facendo probabilmente è molto importante ma è ancora insufficiente.
Signor Presidente, il dibattito odierno è del tutto particolare: concerne la politica di concorrenza e gli aiuti di stato, in altre parole la mano destra e la mano sinistra di uno Stato.
Mentre i criteri dell'UEM obbligano gli Stati membri a tagliare le spese, l'elevato livello di aiuti pubblici erogati alle aziende per il momento resta immutato.
Cosa comprensibilissima, in quanto lo Stato membro che inizia a smantellare il sistema di aiuti di stato corre il maggiore rischio di fuga delle aziende, con conseguenze negative sull'occupazione.
Ma al contempo è cosa incomprensibile, in quanto non si dovrebbero usare i soldi dei contribuenti per sovvenzionare la cattiva imprenditorialità e per mantenere in piedi un'occupazione artificiale.
In linea generale direi che sono ammissibili solo le misure orizzontali, dato che il loro effetto di distorsione della concorrenza è trascurabile se non addirittura inesistente.
Per tale motivo ritengo che gli emendamenti nn. 6 e 7 del relatore siano encomiabili.
Gli emendamenti nn. 1 e 5 pongono in risalto il fenomeno del fallimento del mercato.
Lo strumento del mercato non genera da solo una società ideale, dato che a rimetterci sono sempre i gruppi più vulnerabili.
Occorre quindi sfruttare in modo mirato il funzionamento del mercato per far valere al massimo la responsabilità dei cittadini e delle aziende.
Se tale approccio fallisce, lo Stato ha il dovere di intervenire.
Il Libro bianco della Commissione sulla modernizzazione della politica di concorrenza sembra soprattutto un documento di discussione.
L'arringa a favore del decentramento per alleggerire la mole di lavoro della DG Concorrenza suscita la nostra simpatia, ma il modo in cui la Commissione vuole realizzare tale decentramento provoca a sua volta un onere eccessivo a carico del potere giudiziario, a discapito della sicurezza giuridica delle aziende.
Mi chiedo se la mole di lavoro della Commissione diminuirà davvero, quando i giudici nazionali saranno obbligati a riferire alla stessa Commissione.
Vorrei sapere come la pensi in proposito il Consiglio e se il Commissario sia disposto a sottoporre i suddetti punti a una profonda riconsiderazione.
Signor Presidente, un Libro bianco per definizione non è un testo da accogliere o da respingere, ma la sua funzione è generare reazioni, cosa che questo Libro bianco ha senza dubbio fatto.
Costituisce una buona base di discussione e in tal senso lo accogliamo con favore.
Comprendo gli spunti degli autori e li condivido.
Inoltre, presuppongo che lei, signor Commissario, voglia rendere onore alla sua reputazione e al lavoro svolto dai suoi predecessori, e credo che i suoi servizi condividano la stessa impostazione.
Non posso immaginare che la Commissione intraprenda iniziative di ampio respiro volte alla diseuropeizzazione o alla rinazionalizzazione. Nonostante ciò sono preoccupata e ho qualche dubbio.
Primo, la coerenza dell'applicazione della politica in oggetto.
In generale sono una grande fautrice della diversità culturale, ma non in materia di cultura della concorrenza nel mercato unico, che invece necessita di una politica della concorrenza uniforme, non solo nelle linee generali ma anche nell'applicazione.
E' vero che ci sono i regolamenti europei e le comunicazioni interpretative, che la Commissione goderebbe del diritto di avocazione e che potrebbe formulare orientamenti per le autorità nazionali responsabili della concorrenza.
Tuttavia mi domando se non corriamo il rischio di trovarci in una processione di Echternach in cui prima di poter fare due passi avanti ne dovremo sempre fare prima uno indietro.
Signor Commissario, gradirei avere qualche ulteriore dettaglio su come la Commissione intende garantire in pratica l'applicazione uniforme e chiederle se personalmente ritiene che le piste delineate a partire dal punto n. 100 del Libro bianco siano realizzabili.
Secondo, comprendo le preoccupazioni delle aziende sulla certezza giuridica.
Attualmente molti dossier vengono presentati proprio in tale contesto, mentre in futuro questo strumento non sarà più disponibile.
Nel Libro bianco lei dice che la Commissione prenderà decisioni individuali che potranno fungere da orientamenti, ma in base a quali criteri intendete prendere tali decisioni?
Terzo, gradirei sapere dalla Commissione se ha investigato quali saranno le conseguenze del suo nuovo approccio per la strategia delle aziende.
In particolare mi preoccupo del destino delle PMI che perderanno una parte della loro protezione economica e giuridica, come ad esempio nel caso della nuova esenzione verticale per categoria per il settore della distribuzione.
Quarto, desidero sapere perché la Commissione non ha scelto di far valere ex tunc la sanzione di annullamento in caso di violazioni manifeste delle regole di concorrenza.
Quinto, l'imminente ampliamento. Mi domando se i paesi candidati saranno in grado di partecipare al gioco.
Per il momento si stanno, per così dire, ancora allenando.
Quali garanzie abbiamo che si trasformeranno in giocatori di serie A del mercato unico?
Sesto e ultimo punto. Vi ricordo un aspetto che ho indicato anche nella mia relazione sulle restrizioni verticali.
Mi riferisco al legal privilege dei giuristi aziendali. Se la Commissione attuerà le intenzioni indicate nel Libro bianco, mi pare che le discriminazioni nel mercato interno e fra i consulenti giuridici interni e quelli esterni alle aziende aumenteranno, diventando ancora più inaccettabili.
Mi chiedo se la Commissione stia considerando di concedere questo legal privilege a tutti i giuristi aziendali in tutti gli Stati membri.
Signor Commissario, le faccio queste domande in quanto fautrice del mercato unico. Spero che si sia tutti degli alleati e che la discussione fra alleati non sia una discussione sterile ma che possa avere dei frutti.
Signor Presidente, le prime parole del mio intervento sul Libro bianco sono parole di elogio per il relatore, onorevole von Wogau.
L'elevato grado di consenso che la sua relazione ha raccolto presso il gruppo del Partito del Socialismo europeo trova conferma nel fatto che sia stato presentato, in questa trattazione, un solo emendamento.
Ci troviamo dunque d'accordo con la relazione, così come ci troviamo d'accordo, signor Commissario, con i principi di fondo del Libro bianco.
Il diritto comunitario in materia di concorrenza ha rappresentato, sin dall'entrata in vigore del Trattato, uno dei capitoli fondamentali della politica comunitaria.
Ebbene, a circa quarant'anni dalla loro entrata in vigore, quelle disposizioni hanno iniziato a manifestare segni di cedimento.
Era pertanto necessario procedere con urgenza a un ammodernamento, e ciò particolarmente in cinque ambiti.
In primo luogo, il sistema per il rilascio di autorizzazioni; in secondo luogo, il decentramento nell'applicazione delle disposizioni; in terzo luogo, le norme procedurali; in quarto luogo, l'applicazione di quelle disposizioni in giustizia; e, in quinto e ultimo luogo, l' eccessivo formalismo.
Il sistema per il rilascio di autorizzazioni individuali necessitava di una riforma urgente, come richiesto all'unisono da imprese, esperti in materia e avvocati specialisti.
Non ho mai assistito a un'assemblea di specialisti di diritto della concorrenza in cui non sia stato richiesto un cambiamento del sistema.
Un sistema in grado di offrire un numero tanto esiguo di decisioni, sia di autorizzazione che di divieto, quale quello oggi in vigore può essere ritenuto tutto fuorché un sistema valido.
Già da tempo, le autorità nazionali preposte alla concorrenza avevano facoltà di applicare gli articoli 81, paragrafo 1, e 82.
Tuttavia, queste stesse autorità non avevano invece facoltà di applicare l'articolo 81, paragrafo 3, il che impediva in certa misura la coerente applicazione dell'articolo 81, paragrafo 1.
Allo stato attuale, come gli onorevoli parlamentari certamente sanno, risultano pendenti dinanzi alla Corte di giustizia due questioni pregiudiziali, presentate da altrettanti tribunali tedeschi, nelle quali il giudice nazionale si domanda se sia possibile applicare l'articolo 81, paragrafo 1, senza poter far uso del paragrafo 3 del medesimo articolo.
Su questo aspetto era pertanto necessaria una riforma.
La procedura da seguire in materia di concorrenza è contenuta sostanzialmente nel regolamento n.1762.
Le voci di chi ne chiedeva la modifica erano unanimi.
Tale unanimità nel richiederne la riforma era motivata dal fatto che quel regolamento non definiva una procedura vera e propria, che non stabiliva termini di tempo, non regolamentava l'accesso agli incartamenti da parte degli interessati e non riconosceva adeguatamente i diritti della difesa.
La Corte di giustizia ha riconosciuto, già da tempo, che il diritto comunitario in materia di concorrenza poteva essere applicato dal giudice nazionale, e la Commissione ha pubblicato già nel 1994 una comunicazione in materia.
Era pertanto necessario agevolare la praticabilità di questa via.
Una delle critiche mosse con maggiore frequenza al diritto comunitario della concorrenza riguarda il suo eccessivo formalismo.
In conseguenza della tradizione giuridica continentale, la definizione di un dato accordo come contrario o meno alla concorrenza dipende più dall'analisi delle sue clausole che non dai suoi effetti sul mercato.
Era quindi necessario introdurre il concetto di analisi economica.
Il Libro bianco mira a risolvere tutti questi problemi e, pertanto, noi ne appoggiamo le proposte.
E' pur vero che non ci sono sfuggite alcune carenze, sulle quali infatti la relazione si sofferma.
In primo luogo, il fatto che, pur affrontando il tema dell'ammodernamento degli articoli 81 e 82, si sia attribuita importanza unicamente all'articolo 81, e non all'articolo 82.
Nell'attuale fase, in cui i processi di concentrazione di imprese o di privatizzazione dei monopoli hanno lasciato intatte le posizioni dominanti, quando non le hanno addirittura rafforzate, perseguire in giudizio gli abusi di posizione dominante acquisisce particolare importanza.
In secondo luogo, il regolamento n.1762 va abrogato e sostituito da un nuovo regolamento.
In questi termini, noi intendiamo appoggiare la relazione.
Tuttavia, se venissero invece approvati alcuni degli emendamenti, e in particolare quelli presentati dal gruppo PPE, riteniamo che la relazione verrebbe snaturata e tramutata in un documento contraddittorio, privo di rigore; in tal caso, pertanto, dovremo riconsiderare il nostro appoggio.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, fra i vari temi che figurano all'ordine del giorno di questa discussione congiunta vorrei inserire una riflessione sul tema trattato dal nostro collega Berenguer, ossia la modernizzazione della politica di concorrenza cui allude il Libro bianco della Commissione.
Ritengo francamente che questo processo di ammodernamento sia stato soddisfacente.
Il Commissario Monti sta mettendo a segno buoni risultati nella propria politica, al pari del suo predecessore, con l'evidente merito di aver saputo garantire, parallelamente alla creazione e allo sviluppo del mercato interno europeo, i correttivi necessari per un regolare funzionamento dell'economia di mercato nell'Unione senza quegli effetti collaterali che, come noi economisti ben sappiamo, rischiano di prodursi quando un mercato si amplia, come è accaduto nell'Unione europea a partire dal 1993.
Ma se tutto funziona, se noi siamo soddisfatti, se la linea della Commissione è stata sostanzialmente corretta, allora perché una modifica?
A suo sostegno sono state addotte diverse motivazioni.
L'onorevole Berenguer ha tracciato un'analisi molto accorta, giustificando la necessità della modifica e delle relative riforme con l'esigenza di migliorare il funzionamento della concorrenza; tuttavia, ciò che mi sta a più cuore è assicurare che standard e criteri applicabili dalle varie autorità competenti negli Stati membri siano effettivamente identici ovunque.
In caso contrario, ci troveremmo in una situazione paradossale: sarebbe infatti la Commissione a introdurre elementi di concorrenza sleale nel funzionamento del mercato interno europeo.
In tale ipotesi, anziché un progresso avremmo registrato un regresso nell'applicazione della politica di concorrenza all'interno dell'Unione.
Signor Presidente, desidero manifestare anzitutto la mia riconoscenza alla Commissione per il miglioramento segnato dalla XXVIII relazione della Commissione sulla politica di concorrenza nell'Unione rispetto a edizioni precedenti.
Desidero inoltre porre in risalto il lavoro svolto dal relatore, onorevole Rapkay, che ha saputo analizzare in termini concisi un testo tanto vasto e denso come questo.
E lo appoggio pienamente quando afferma la necessità di lasciare alle regioni - come i Paesi Baschi, che io qui rappresento - un margine di azione in virtù del principio di sussidiarietà.
Non posso tuttavia dimenticare le critiche formulate, in più occasioni, tanto dagli Stati membri, quanto dagli operatori di mercato i quali, dinanzi all'ampio margine di manovra e di discrezionalità riconosciuto alla Commissione in relazione alla valutazione di ogni singolo caso, lamentano l'esistenza di un'incertezza giuridica, in assenza di regole del gioco chiare che permettano agli interessati di prevedere la posizione delle autorità e, pertanto, di regolarsi di conseguenza nella presentazione delle rispettive domande per l'ottenimento di sovvenzioni a sostegno delle attività economiche e dell'occupazione, nelle fusioni fra imprese eccetera.
L'unica garanzia è stata sinora rappresentata dal tentativo di ricercare una posizione favorevole all'autorizzazione già in via preventiva, presentando domande individuali che comunque non vengono evase in tempi inferiori ai sei-otto mesi, termine eccessivamente lungo che viene ad aggiungersi agli ostacoli che già gravano sulle attività generatrici di ricchezza e di occupazione.
Mi pare quindi che manchi, e pertanto ne suggerisco la messa a punto, una normativa più completa, con regole del gioco più chiare che si rivelino di giovamento per tutti: imprenditori, investitori, lavoratori e cittadini in generale.
Signor Presidente, colleghi parlamentari, io vorrei sottolineare che, in un'epoca di grandi trasformazioni dal punto di vista tecnologico - basta vedere quello che sta succedendo nel settore dell'informazione o in altri settori quali l'energia e i trasporti - la tutela della concorrenza sarà di fondamentale importanza per il nostro futuro.
Ritengo che, dal punto di vista della crescita economica, e quindi dell'aumento dell'occupazione e della ricchezza, tutelare una politica della concorrenza nei nostri paesi dell'Unione diventi un fattore determinante e sicuramente fondamentale per il nostro futuro.
E' questo il motivo per cui esprimo un giudizio decisamente positivo sulla presente relazione.
Ho notato che, nell'ultimo periodo, la Commissione si è impegnata a far sì che tale principio sia rispettato in modo qualificato e incisivo, proprio a salvaguardia della flessibilità dei mercati sia per i prodotti che per i servizi.
Ribadisco che ciò sarà molto importante per il nostro futuro, per l'economia dell'Europa e, soprattutto, per la salvaguarda delle nostre ricchezze e dello sviluppo tecnologico dell'Europa in generale.
Signor Presidente, per i conservatori britannici l' applicazione efficace e uniforme della politica europea della concorrenza è la chiave per realizzare un vero mercato unico all' interno dell' Unione europea.
Ne consegue che ogni proposta intesa a riformare in modo sostanziale i meccanismi di applicazione della politica di concorrenza deve essere sottoposta a un esame attento e accurato: di fatto il mercato unico non è ancora una realtà.
Nei miei sei mesi di mandato parlamentare ho avuto modo di rendermi profondamente conto della determinazione con cui molti colleghi deputati perseguono il cosiddetto progetto europeo.
Ogni giorno ci sentiamo dire quanto sia necessario promuovere l' approfondimento e l' ampliamento dell' Europa.
Ma tutti questi ragionamenti, in effetti, appaiono retorici di fronte agli ostacoli nazionali, regionali e locali che continuano a bloccare il funzionamento di un reale mercato unico europeo.
E' questo il contesto nel quale desidero esaminare le proposte della Commissione.
Desidero puntualizzare che nutriamo la massima fiducia e il massimo rispetto per il Commissario Monti, l' uomo che può smantellare i cartelli.
Tuttavia, egli si renderà conto che ci corre l' obbligo di considerare le sue proposte e di sottoporle ad un esame rigoroso, così come faremmo nei confronti di chiunque altro.
E' appunto quanto ha fatto il nostro relatore alla commissione per i problemi economici e monetari, l' onorevole von Wogau.
Desidero congratularmi con lui, anche se purtroppo è assente, per il rigore e la precisione con cui ha preparato la sua relazione e anche per aver sopportato che lo assillassi come una spina nel fianco!
Il relatore ha ricordato poc' anzi che la relazione è stata approvata con una buona maggioranza, ma senza il mio voto.
Per quanto non mi senta di condividere le sue conclusioni ritengo che egli abbia presentato nella relazione molte delle questioni che la Commissione deve affrontare.
La prima questione riguarda la potenziale rinazionalizzazione della politica di concorrenza.
So che la Commissione è ostile all' idea, ma in teoria ciò potrebbe accadere.
Mi preoccupa ancora il ruolo dei giudici nazionali e delle autorità nazionali della concorrenza, mi preoccupa, cioè, l' intero impianto giudiziale.
L' altro giorno ho chiesto al Commissario Monti che cosa succederebbe se egli si sbagliasse e se si giungesse davvero alla rinazionalizzazione.
L' onorevole von Wogau ritiene che possiamo fare affidamento sulla Corte di giustizia europea.
E' quanto il Regno Unito sta facendo attualmente, ma vediamo che la Corte europea non è in grado di adottare provvedimenti urgenti in una certa controversia tra Regno Unito e Francia, nella quale la Commissione sta dalla nostra parte.
Onde evitare che qualcuno possa pensare che si tratti di un ragionamento puramente nazionalistico, nel caso Factortame, nel quale il convenuto è il governo britannico, ci sono voluti dieci anni prima che la Corte europea emettesse una sentenza: le procedure giudiziarie lasciano dunque un po' a desiderare.
Chiedo alla Commissione che cosa si può fare per migliorare la situazione.
In merito alla sicurezza giuridica, convengo con la onorevole Thyssen: per le imprese, la certezza del diritto è importante.
Ne ho fatto cenno ancora recentemente al Commissario Monti che mi ha detto che non occorre tirare in ballo in continuazione gli avvocati.
E qui devo dichiararmi parte in causa in quanto avvocato, ma anche in quanto ex Ministro della concorrenza del Regno Unito.
Ciascuno di noi ha la sua storia, ma è importante che le imprese possano contare sulla sicurezza giuridica.
Vorrei chiedere alla Commissione se ha effettuato un' analisi dell' impatto di queste modifiche sulle imprese, una specie di analisi dei costi e dei benefici che sta diventando tanto comune nella politica europea.
So che c' è stata un' analisi dell' impatto sulla Commissione: ci è stato detto quanto tempo viene perso attualmente e che i cambiamenti quindi saranno proficui.
Ma comunque io vorrei sapere, stanti le circostanze, quale sarebbe l' impatto sulle imprese.
Infine, noi conservatori britannici auspichiamo un cambiamento di direzione, un orientamento verso un' autorità della concorrenza indipendente.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi il Commissario.
Signor Presidente, fin dall'inizio dell'integrazione europea la politica della concorrenza dell'Unione ha avuto un ruolo centrale.
Come lo stesso concetto di integrazione europea, essa oscilla fra i poli della solidarietà e collaborazione fra gli Stati membri, volte a creare condizioni migliori e più efficienti per la gente e l'economia, e quello della concorrenza, che deve creare stimoli, per migliorare la competitività e la capacità di affrontare il futuro dell'Unione europea in quanto tale.
La politica della concorrenza europea è pertanto giustamente una delle politiche più importanti.
Nel realizzare veramente l'economia sociale di mercato, possiamo guardare con orgoglio alla cultura europea della concorrenza.
Possiamo essere orgogliosi dei controlli sulle intese e le fusioni.
Ma dobbiamo rimanere vigili nei confronti di quanti operano su scala mondiale, senza che l' intervento statale possa ormai porre loro alcun limite.
Viene da pensare a un aforisma della scrittrice francese Vivienne Forestier, che descrivere la situazione mondiale quale "terrorismo dell' economia" .
La società si consegna al mercato, ma è proprio questo ciò che non vogliamo accada all'Unione europea.
Sappiamo che nell'era delle strategie basate sulle alleanze e le fusioni del millennio - nel 1998 sono stati spesi 2.400 miliardi di dollari in acquisizioni - le pratiche pregiudizievoli della concorrenza vengono ostacolate non soltanto attraverso le nostre regole, bensì anche attraverso la collaborazione bilaterale con gli Stati Uniti e il Giappone o altri, fintanto che non esisterà ancora una disciplina internazionale della concorrenza, che invece dovrà assolutamente esserci!
La politica europea della concorrenza - e noi spesso lo dimentichiamo - non è importante soltanto ai fini dell'equa concorrenza in quanto tale, ma anche e soprattutto per l'andamento dei prezzi, per la crescita e l'occupazione e di conseguenza anche per i cittadini.
Analogamente agli altri colleghi, anch' io chiedo che si riconosca al Parlamento europeo il diritto alla codecisione nel settore della concorrenza.
Dobbiamo finalmente ottenerlo!
E' anche importante evidenziare il nesso esistente fra la politica della concorrenza e la tutela dei consumatori.
Sono lieta che il Commissario Monti intenda progredire nel dialogo in questo ambito con il Parlamento europeo, ma anche con le organizzazioni non governative, con le associazioni di tutela dei consumatori e i cittadini.
Più trasparenza contribuirà anche al pubblico consenso sulle decisioni in materia di politica della concorrenza.
Si riconoscerà così che per esempio la riduzione delle tariffe per la corrente elettrica e le telecomunicazioni è anche il risultato della politica della concorrenza europea e che non si può pensare soltanto ad accusare Bruxelles ogni volta che si adottano decisioni sugli aiuti, che naturalmente possono creare problemi contingenti in determinate situazioni specifiche.
Anche in considerazione dell'ampliamento dell'Unione europea, occorre chiarezza sulle regole della concorrenza.
Altresì occorre evidenziare che una politica degli aiuti di stato - è quanto dice chiaramente la relazione Jonckheer - deve comunque lasciare a ogni Stato la libertà di definire e formulare autonomamente il proprio mandato pubblico e i rapporti di proprietà.
Occorre al contempo chiarire che gli aiuti possono avere una funzione utile per compensare disfunzioni del mercato e incentivare il raggiungimento di obiettivi comunitari.
Ancora una parola sul Libro bianco: la revisione degli articoli 81 e 82 comporta una svolta nella politica della concorrenza.
Pertanto, diversamente alla maggioranza di quest' Assemblea e anche del mio stesso gruppo parlamentare, mi dichiaro contraria, anche perché ritengo che il sistema dell'eccezione legale sia nettamente peggiore di un sistema di divieto con riserva amministrativa; intravedo infatti il rischio della rinazionalizzazione.
Il sistema in vigore crea trasparenza, offre sicurezza giuridica agli imprenditori e, con l'obbligo della notifica, ha anche indubbiamente disciplinato la situazione e creato un deterrente.
Il problema evidenziato dalla Commissione riguardante l' eccessivo carico di lavoro non è motivo sufficiente per una modifica profonda dell' impostazione giuridica, su cui permane comunque un dubbio di fattibilità senza una previa modifica dei Trattati.
Signor Presidente, mi compiaccio che la onorevole Randzio-Plath abbia ricordato l'importantissimo contesto nel quale si colloca l' odierna discussione, poiché nessun altro dei colleghi lo aveva fatto.
L' avvento dell' euro all' inizio dell' anno passato ha scatenato enormi tensioni competitive tra le imprese europee cui si sta facendo fronte con un' ondata di fusioni di proporzioni inusitate.
Per dare un esempio, le cifre relative all' anno scorso indicano un valore totale delle fusioni in Europa pari a 1,4 trilioni di euro, ovvero sette volte il livello del picco registrato nell' anno del precedente boom delle fusioni in Europa, il 1990.
Tale situazione pone sfide enormi alla politica della concorrenza, che spero possano essere raccolte, poiché è certo che molte di queste fusioni saranno intese a proteggere dalla concorrenza i margini di utile delle imprese piuttosto che semplicemente a promuovere la produttività e mettere le imprese nella posizione di operare su una scala più grande.
Il Commissario Monti e i suoi colleghi si trovano di fronte a una sfida di proporzioni gigantesche e il gruppo dei liberali, democratici e riformatori è preoccupato da un eventuale svilimento della politica di concorrenza, vuoi sul fronte dell' esame delle fusioni, vuoi dal punto di vista della sorveglianza sulle pratiche restrittive.
La delega di poteri alle autorità nazionali è un' ottima cosa, ma ci preme sottolineare un assunto fatto proprio dall' onorevole von Wogau nella sua relazione in merito alla necessità di una sorveglianza costante sulle autorità nazionali per prevenire eventuali derive nella componente europea e vorremmo, in particolare, che il Commissario ci rassicurasse che vi saranno controlli casuali in materia.
Signor Presidente, nello scarso tempo a mia disposizione desidero appoggiare il lavoro svolto da tutti i relatori e dichiararmi d'accordo su molte delle affermazioni ascoltate in questa discussione, e in particolare con il collega Jonckheer nel criticare l'eccesso di aggregazione dei dati e nel sottolineare la necessità della trasparenza e di un bilancio socioeconomico degli aiuti.
Condivido anche la critica relativa all'insufficiente attenzione dedicata allo sviluppo dell'articolo 82, specie quando si assiste ad abusi di posizione dominante in un contesto di concentrazioni di mercato.
Quale deputato dei Paesi Baschi, tengo a manifestare pieno appoggio alle misure per l'applicazione della necessaria concorrenza di mercato.
Se dico ciò è per fugare ogni eventuale dubbio fatto sorgere dalle critiche che abbiamo rivolto alla Commissione in generale, e al Commissario Monti in particolare, per avere aperto un procedimento contro gli incentivi erogati alle imprese basche, ritenendoli sussidi di Stato.
Il nostro dissenso è dovuto al fatto che la Commissione mostra tuttora di non comprendere la natura del sistema generale e di corresponsabilità del nostro ordinamento, in virtù della quale le disposizioni fiscali basche hanno la stessa natura, lo stesso fondamento e le stesse finalità delle disposizioni degli Stati dell'Unione europea e vengono applicate in via generale a tutti i contribuenti che, in base alle norme che disciplinano i rapporti fra Stato e Regioni in materia fiscale, vi debbono sottostare.
Signor Presidente, signor Commissario, è vero, abbiamo bisogno di concorrenza!
Ne abbiamo bisogno per ridurre al minimo la disoccupazione, per avere un'assistenza sanitaria d' alto livello, per la giustizia sociale, per avere standard sociali elevati; poi naturalmente - e questi sono criteri di concorrenza da economia nazionale - ci serve anche la concorrenza fra imprese: massima qualità dei prodotti, stesse condizioni di accesso al mercato per tutte le imprese, prodotti ecocompatibili.
Ciò significa che dobbiamo riuscire ad abbinare i criteri di concorrenza necessari dal punto di vista dell'economia nazionale con quelli richiesti dall'economia aziendale.
Talvolta ho quasi l'impressione che, diversamente dal paese dal quale provengo - la Germania orientale -, dove la competitività dell'economia nazionale era anteposta a tutto, trascurando quella delle aziende, ora molto spesso si faccia il contrario; la società ragiona quasi solo in termini di impresa.
Lo dico essendo personalmente un imprenditore e quindi parte in causa.
Un sistema non può però funzionare in questi termini! Funziona soltanto abbinando i due elementi.
Vi faccio un esempio: l'Unione europea ha giustamente incentivato l'acciaieria di Grönitz nel Brandeburgo, benché su 5000 posti di lavoro ne siano rimasti soltanto 700.
Si tratta infatti di posti di lavoro competitivi, perché ora questa acciaieria è al secondo posto in Germania fra i produttori di acciaio per utensili.
Chi oggi chiede la restituzione degli aiuti allora concessi non mette sostanzialmente in pericolo soltanto la produzione di quest' acciaieria, bensì quella di un datore di lavoro dal quale in questa regione dipendono naturalmente anche diverse piccole e medie imprese.
Non sarà mica questa una politica della concorrenza dell' Unione europea!
Se ora vogliamo la concorrenza, dobbiamo riuscire a conciliare le esigenze dell'economia nazionale con i presupposti di quella aziendale.
Questa sarà anche l'unica opportunità per riuscire a creare circuiti economici locali nelle regioni sottosviluppate, affinché chi vi abita abbia una sicurezza sociale e veda crescere il proprio potere d'acquisto.
Dobbiamo dunque puntare maggiormente su una politica economica orientata alla domanda piuttosto che all'offerta!
Signor Presidente, dalla mia elezione a deputato di questo Parlamento nel 1994 non ho mai visto una relazione tanto infarcita di sentimenti e sottintesi anti-irlandesi quanto la relazione Jonckheer oggi in discussione.
Vorrei citare letteralmente il testo della relazione: "Gli aiuti statali pro capite più elevati si trovano in Italia, Germania e Irlanda.
Tuttavia chiaramente l' Irlanda è in testa quando si sommano gli aiuti nazionali e i fondi regionali e sociali comunitari."
Ho l' impressione che il relatore manipoli bellamente le cifre: non riesco a capire come possa inserire i fondi sociali e regionali in questa equazione matematica.
Vorrei ricordare all'onorevole collega che l' Unione europea ha approvato le nuove linee direttrici per gli aiuti regionali per il periodo oltre il 2000.
Si tratta, in pratica, di un' estensione degli obiettivi politici per la realizzazione del mercato interno europeo: le disparità tra le regioni devono essere corrette se vogliamo che il mercato interno si realizzi e prosperi.
Mi compiaccio che, nell'Europa degli anni successivi al 2000, per le nuove imprese che si insediano nelle regioni dell' obiettivo 1 sarà consentita una sovvenzione del 40 % e di un ulteriore 15 % per le PMI relativamente agli investimenti in beni capitali.
Ricordo all' onorevole Jonckheer che le società irlandesi o le società straniere in Irlanda devono comunque attraversare due bracci di mare per raggiungere il mercato sul continente europeo.
Nessun altro Stato membro si ritrova penalizzato a questo punto.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il divieto di costituire cartelli è il nocciolo di una disciplina della concorrenza funzionante in Europa.
La gestione pratica della sorveglianza del divieto di costituire cartelli è stata ritenuta insoddisfacente dalla Commissione; su ciò siamo d' accordo, mentre i pareri divergono sulla soluzione.
La proposta della Commissione non si discosta formalmente dal divieto di costituire cartelli, in realtà però questa proposta è una forma di transizione da un divieto con riserva di autorizzazione a un'autorizzazione con riserva di divieto.
Si tratta della transizione dal principio del divieto al principio dell'abuso.
I miei colleghi ed io rifiutiamo risolutamente un cambiamento di sistema così profondo.
Non accetto che un problema di attuazione pratica diventi motivo per modificare la disciplina.
Si modifica l' ordinamento affinché ridiventi attuabile: francamente non lo trovo accettabile.
La Commissione cede il suo monopolio delle esenzioni.
Sullo sfondo del previsto sistema dell'eccezione legale, si esentano comunque le restrizioni alla concorrenza, nella misura in cui ricorrano i presupposti dell'articolo 81, paragrafo 3 del Trattato.
Viene meno la necessità di notifiche a Bruxelles, ossia in futuro la Commissione dovrà procedere alla cieca.
Questo non lo ritengo accettabile.
L' idea della Commissione è completata da un potenziamento del controllo a posteriori da parte delle autorità e dei giudici nazionali degli Stati membri.
Ma se questo avverrà nel contesto di una rinazionalizzazione, trasformeremo la politica della concorrenza europea in un guazzabuglio.
Ritengo che questo non sia accettabile.
Così facendo indeboliremo uno dei cardini della politica europea.
Il cambiamento di sistema ipotizzato dalla Commissione europea nella normativa antitrust comporta altri gravi rischi del punto di vista della politica della concorrenza.
L'attuale sistema comprende sufficienti alternative diverse per garantire l'apertura dei mercati e la libera concorrenza.
Del resto, con la sua proposta la Commissione ritorna a vecchie idee già presentate negli anni Cinquanta e Sessanta, senza però ottenere la maggioranza.
Dato che la Francia allora aveva molto insistito per l' eccezione legale, era stata risarcita con concessioni nella politica agricola.
Dopo quarant'anni questa proposta ritorna sul tappeto e creerà, ne sono certo, margini di manovra per la formazione di cartelli a scapito dei consumatori in Europa.
Io questo lo trovo inaccettabile!
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa importante discussione sulla concorrenza, intervengo in particolare sulla relazione dell' onorevole Langen sul codice degli aiuti alla siderurgia.
Come ha riconosciuto la Corte di giustizia nel 1996, il settore siderurgico è particolarmente sensibile alle turbative della concorrenza.
Qualche anno fa avevo infatti concluso in tal senso una relazione che avevo elaborato sui punti di forza e sulle debolezze della siderurgia europea.
Per questa ragione era legittimo istituire un sistema di aiuti al settore al fine di garantire la sopravvivenza delle imprese valide anche se in contraddizione con l' articolo 4 del Trattato CECA.
Questo è in realtà l' obiettivo del sesto codice degli aiuti all' industria siderurgica ma, nel contempo, occorre evitare ogni attacco alle condizioni concorrenziali e qualsiasi perturbazione grave dei mercati, per cui è importante regolamentare tali aiuti.
Pertanto, è necessario continuare a limitare gli aiuti di stato agli aiuti alla ricerca, allo sviluppo, alla protezione dell' ambiente e ai casi di chiusura delle imprese.
Sempre nello stesso ordine di idee, è essenziale che gli Stati membri rispettino l' obbligo di rendere conto alla Commissione sugli aiuti concessi a favore delle loro imprese siderurgiche.
La Commissione propone termini più brevi e io sono d' accordo.
Come il relatore mi compiaccio della relazione della Commissione ma deploro che non contempli tutti gli aspetti connessi agli aiuti.
Benché il codice degli aiuti alla siderurgia sia redatto in termini molto chiari, la Commissione ha autorizzato la concessione di aiuti a imprese siderurgiche che non rientrano nelle categorie previste dal codice.
Per ragioni di equità, o si applica il codice o lo si modifica.
Per concludere, Signor Presidente, con lo scadere del Trattato CECA sarà necessario rivedere le regole perché ritengo che il sistema di aiuti dovrà continuare oltre il 2002; sono quindi favorevole a un regolamento del Consiglio teso a garantire la sicurezza in questo campo.
Io e i miei colleghi restiamo pertanto in attesa di proposte della Commissione europea a tal fine.
Signor Presidente, desidero intervenire anch'io a proposito della relazione dell'onorevole Langen sugli aiuti alla siderurgia.
Mi trovo d'accordo con il relatore su due punti.
In primo luogo, sulla necessità di garantire pari condizioni di aiuti a tutti gli Stati membri; in secondo luogo, sulla trasparenza che deve accompagnare questi aiuti.
Ci associamo al relatore nel criticare il fatto che, nonostante le norme previste dal sesto codice degli aiuti alla siderurgia, la Commissione abbia spesso autorizzato la concessione di aiuti a imprese che non rientrano nelle categorie di cui al codice.
In ogni caso, signor Presidente, ciò che più ci preoccupa è la diminuzione dei prezzi del 30 percento a causa delle importazioni.
La ragione di questa diminuzione va ricercata nella concorrenza sleale praticata, nell'ambito della siderurgia, dalla Corea del Sud e da Taiwan, in forza delle diverse condizioni lavorative e delle diverse normative in materia di aiuti.
Sono così drasticamente calati gli ordinativi nel settore della siderurgia e della cantieristica navale - anche di questo si è parlato un istante fa - con una conseguente perdita di posti di lavoro.
Io risiedo in una regione in cui il settore della cantieristica navale attraversa, proprio in quest'epoca, gravi problemi: le Asturie.
In presenza di mercati ormai di portata mondiale, sarebbero necessarie disposizioni di diritto del lavoro di portata mondiale e norme in materia di aiuti di portata mondiale.
Mi rendo conto che sia difficile ottenerle nell'immediato, ma in assenza di norme a disciplina del lavoro che siano eque per tutti i lavoratori, qui come in quei paesi, e in assenza di un equo assetto degli aiuti, qui come in quei paesi, sarà molto difficile salvaguardare l'occupazione, in Europa come in quei paesi.
Signor Presidente, signor Commissario, signor Direttore generale, onorevoli colleghi, sulla relazione von Wogau desidero intanto dire quanto segue: accolgo con favore l' impegno della Commissione ad avviare, senza nessun tabù, un processo di discussione proponendo provvedimenti di riforma concreti sulle regole procedurali, finora molto rigide.
Mi congratulo inoltre con il relatore Karl von Wogau che ha centrato in pieno l'argomento, ma chiede anche concretamente che si faccia chiarezza, ricorda le necessarie misure di accompagnamento e affronta criticamente e senza ipocrisie i problemi attualmente articolati.
Il Libro bianco e la relazione giungono all'inizio di un necessario processo di riflessione, discussione e riforma, il quale non è ancora concluso restando da chiarirsi varie domande nostre, dei giudici, degli Stati membri e soprattutto delle piccole e medie imprese interessate.
La politica della concorrenza deve continuare a essere gestita centralmente e non può essere rinazionalizzata, perché ciò sarebbe rischioso per il mercato interno e per la posizione dell' Europa nell'economia mondiale, ma dovrà essere europeizzata nel quadro della sussidiarietà.
Pertanto accolgo anche con favore che la responsabilità parta dal singolo, senza però che la Commissione si sottragga alla propria.
L' esperienza pratica - con soltanto nove casi respinti e il 94 per 100 dei casi sottoposti alla Commissione risolti non in via formale, bensì attraverso lettere amministrative non pubbliche e giuridicamente non vincolanti, oppure semplicemente per decorrenza dei termini - indica chiaramente che l'attività della Commissione ha risentito dei limiti temporali, personali e finanziari dell'era della globalizzazione e dell'ampliamento dell'Unione europea.
Concludendo, desidero annunciare le mie aspettative nei confronti della riforma: un'equa concorrenza e parità di condizioni, sicurezza giuridica per tutte le imprese, applicazione uniforme della politica della concorrenza, semplificazione procedurale sulla base del principio one-stop-shop, coordinamento delle autorità nazionali della concorrenza, che ritengo autonome, uno stretto rapporto fra autorità e giudici nazionali e la Commissione, nonché una chiara attribuzione di competenze fra le autorità e i giudici nazionali, quando si tratta di applicare il diritto della concorrenza europeo; dalla Commissione mi aspetto che si concentri sugli elementi essenziali nell' adempimento del suo mandato di massimo custode delle politiche europee della concorrenza.
Sono curioso di vedere quale forma prenderanno le ampie discussioni in corso quando sfoceranno alla prima proposta legislativa.
La relazione della Commissione conferma che, ad eccezione della Germania, gli aiuti statali alle imprese sono in aumento e questo preoccupa la Commissione, non soltanto dal punto di vista delle condizioni di concorrenza.
Per quanto ci riguarda, noi ci poniamo nell' ottica dell' interesse delle classi lavoratrici.
La società non trae nessun vantaggio da questi enormi trasferimenti di fondi pubblici verso imprese private.
Basti guardare al settore automobilistico, in cui sovvenzioni e aiuti vari degli Stati sono aumentati del 24 percento durante il periodo di riferimento.
A quale scopo?
Non per mantenere l' occupazione, perché tutte queste imprese hanno soppresso posti di lavoro e proceduto a licenziamenti.
Non per migliorare le condizioni di lavoro, perché facendo produrre di più a un minor numero di addetti le condizioni di lavoro peggiorano.
Queste imprese avevano bisogno dell' aiuto statale per sopravvivere?
No, le imprese del settore automobilistico incassano profitti colossali da anni.
Gli aiuti di stato non soltanto hanno effetti perversi, perché come si riconosce nella relazione dell' onorevole Jonckheer provocano la caccia alle sovvenzioni tramite trasferimenti d'attività da un paese all' altro, ma sono anche inaccettabili, perché utilizzano il denaro pubblico per l' arricchimento di un pugno di azionisti privati.
Il fatto che ovunque si favoriscano i più ricchi con il denaro dello Stato ha condotto nell' intera Europa al deteriorarsi dello Stato sociale, all' abbandono dei servizi pubblici, alla chiusura degli ospedali.
Il mio voto contro la relazione Jonckheer ha lo scopo di affermare la necessità di un' altra politica, ossia quella dell' interruzione di qualsiasi aiuto alle imprese private e dell' utilizzo del denaro così risparmiato per sviluppare i servizi pubblici e impiegarvi del personale.
Signor Presidente, la discussione affrontata oggi riveste un'importanza straordinaria, in quanto il principio della concorrenza ha rappresentato probabilmente la chiave di volta dell'intero mercato interno.
In applicazione del principio della concorrenza, nel nostro ordinamento sono stati sviluppati gli articoli dall'85 al 94, la politica di concorrenza propriamente detta ed è stata attuata la revisione di ogni forma di aiuti pubblici e disposizioni fiscali suscettibile di distorcere la concorrenza.
Anzitutto le disposizioni fiscali di carattere indiretto; e più recentemente, grazie al Commissario Monti, le disposizioni dirette, specie con il codice di buona condotta.
Tutto è andato piuttosto bene ma, come nella nota pellicola Casablanca, il tempo passa ed è necessario adattare alle nuove circostanze l'ordinamento sin qui applicato.
A questo riguardo, da tutti gli interventi emerge un notevole grado di consenso.
In primo luogo, è importante che l'architettura di tale ordinamento contempli norme chiare e complete.
In questo ambito normativo risulta probabilmente ancor più esecranda che in altri l'esistenza di norme confuse, di vuoti legislativi o di regole che si limitino a sancire concetti giuridici indefiniti.
Tanto più - come nel caso della seconda parte di questa riforma - quando l'applicazione del regolamento viene affidata alle autorità nazionali.
In terzo luogo, mi pare essenziale il ruolo che deve svolgere la Commissione, in contrapposizione alla tentazione di dar vita ad agenzie indipendenti che avrebbero l'effetto di snaturare l'essenza stessa della Commissione, nell'assicurare un'applicazione uniforme da parte degli organismi internazionali.
In quarto luogo, infine, come già è stato sottolineato l'ordine giuridico internazionale può dirsi mutato.
Ne abbiamo avuto un esempio nella fallita Conferenza di Seattle, e ne abbiamo altri ancora nelle conferenze bilaterali con varie regioni e paesi del mondo.
Al principio della concorrenza deve essere ormai data un'applicazione universale.
Ed è nostro dovere vigilare sull'effettiva osservanza degli standard ambientali e lavorativi, in modo da evitare forme di dumping in questo ambito, sul rispetto scrupoloso dei diritti di proprietà, sulla revisione dei regimi di aiuti pubblici che, come abbiamo già detto, in molti settori distorcono la concorrenza e distruggono posti di lavoro nei nostri paesi; e, infine, dobbiamo vigilare sull'applicazione di condizioni uniformi che impediscano agli aiuti e alle distorsioni interne altri paesi di ripercuotersi sul piano internazionale mediante quelle che in definitiva sono trappole.
Signor Presidente, signor Commissario Monti, nella relazione Jonckheer sugli aiuti di Stato nel settore manifatturiero e in taluni altri settori è possibile riscontrare diversi elementi estremamente positivi.
Uno fra tutti è il fatto che si evidenzia la determinazione del Parlamento nel voler ridurre gli aiuti di Stato per garantire il perfetto funzionamento del mercato interno.
Tuttavia, le conclusioni cui giunge la relazione suscitano non poche preoccupazioni quanto meno all' interno del nostro gruppo.
Per esempio, è un dato di fatto che il livello degli aiuti di Stato, calcolati pro capite, vari sensibilmente da un paese membro all'altro, il che dimostra la necessità di questo tipo di censimento.
Gli aiuti basati su un egoistico approccio nazionale offrono alle aziende dei vantaggi sleali, sfalsano la concorrenza e provocano una distribuzione iniqua e poco economica delle già modeste risorse europee.
E' importante altresì vedere di che tipo di aiuti si tratta.
Sarebbe auspicabile che le aziende destinatarie di determinate forme di aiuto di Stato dimostrino, attraverso il proprio impegno, di meritarli.
Per esempio, la garanzia di Stato, argomento sul quale la Commissione ha recentemente emanato una dichiarazione, deve naturalmente essere considerata un aiuto di Stato, ma a mio giudizio rappresenta un' alternativa molto migliore degli aiuti erogati direttamente alle aziende.
La relazione sulla politica di concorrenza sottolinea ancora una volta che la Commissione continua a credere nella validità di una forte regolamentazione, anziché porre l' accento sul tema dell' efficienza economica, che influisce sulla competitività economica.
L'economia europea non potrà mai raggiungere il livello di competitività desiderato se non avremo fiducia nei meccanismi di mercato.
Se la politica di concorrenza verrà subordinata agli obiettivi di politica sociale ed ambientale, sarà impossibile conseguire i risultati di efficienza e crescita economica.
In effetti, la politica di concorrenza dovrebbe essere vista quale elemento del contesto economico generale e valutata anche in relazione alla politica commerciale e ai diritti immateriali.
Il modo migliore per raggiungere gli obiettivi della politica senza sottolineare solo la dimensione sociale consiste nel rafforzare la crescita economica e non nel trovare soluzioni di compromesso sulla politica di concorrenza.
Nella relazione Rapkay si sottolinea anche la dimensione internazionale del diritto della concorrenza.
A mio avviso sarebbe auspicabile che, anche a livello internazionale, si riuscisse a trovare un consenso generale su determinati principi di base del diritto della concorrenza.
Il perseguimento di norme minime uniformi porta invece facilmente ad una situazione in cui ci si sposta dove l' ostacolo è più basso, arrivando così a un minimo comune denominatore che annacqua tutti gli obiettivi della politica di concorrenza.
Signor Presidente, Commissario Monti, ritengo che l'aggiornamento della normativa sulla concorrenza debba costituire un impegno per l'Unione europea, non solo alla luce e in conseguenza dei mutamenti intervenuti negli anni ma anche in previsione dell'ampliamento dell'Unione.
Ringrazio il relatore, onorevole Karl von Wogau, per l'impegno dimostrato e apprezzo le sue riflessioni.
Esprimo inoltre il mio apprezzamento per le considerazioni e le osservazioni inviatemi dal professor Tesauro, presidente dell'Autorità italiana, che il professor Monti terrà sicuramente in debito conto con grande senso di collaborazione.

Il problema reale che abbiamo è sicuramente quello di avviare una maggiore liberalizzazione del mercato e, soprattutto, di rendere omogenei i diversi mercati nazionali i quali, al momento, presentano forti differenze che risultano evidenti se si mettono a confronto i mercati inglese, italiano e francese; in quest'ultimo esistono forti componenti di protezionismo statale che non sono presenti in quello inglese e che sono estremamente limitati in Italia.
Un altro problema è rappresentato dalle economie dei paesi interessati all'ampliamento, che potrebbero rischiare di rimanere perennemente economie assistite se non si dovesse prevedere un adeguamento graduale.
A mio avviso sarebbe necessario anche creare una soglia al di sotto della quale inserire due momenti significativi che caratterizzano il nostro tessuto economico: le piccole e medie imprese, che rappresentano l'elemento connettivo dell'universo economico europeo, e la protezione sociale, che l'Europa ha sempre garantito alle fasce economiche più deboli.
La salvaguardia della funzione sociale del mercato costituisce la discriminante tra un liberismo tout court e un sistema che sia in funzione del miglioramento della qualità della vita della persona.
Un aspetto da considerare nella nuova normativa è rappresentato dall'economia delle regioni ultraperiferiche e insulari che vanno salvaguardate.
Pertanto, ritengo che sarebbe opportuno pensare anche alla creazione di due fuochi di un mercato esterno, instaurando un rapporto proficuo con la Russia e con i paesi del Mediterraneo proprio per rendere meno periferiche le economie.
Auspico e a tale proposito ringrazio il professor Monti che alla nuova normativa verrà dato un taglio il più ampio possibile dal punto di vista della politica economica e garantendone la funzione sociale.
Signor Presidente, la concorrenza rappresenta la forza e il cuore della politica europea del mercato unico.
Un mercato libero e aperto può esistere solo grazie alla concorrenza, delimitato da regole del gioco chiare e uniformi.
Questo pensiero è formulato alla perfezione nella relazione dell'onorevole Karl von Wogau.
Ma l'Europa è in continua evoluzione.
Le economie crescono, l'Unione si aprirà ad altri 10 o 15 Stati.
Se porteremo ancora avanti l'attuale politica, la Commissione europea non riuscirà a far fronte alla mole di lavoro.
Pertanto si impone una modernizzazione della politica della concorrenza.
Su questo non si discute.
Ciò detto, continuo a nutrire dubbi sul decentramento proposto.
Mi chiedo come la Commissione, custode dei Trattati, possa garantire che a Londra, Palermo, Helsinki e in futuro anche a Budapest e Ankara si decida in modo uniforme in materia di concorrenza.
Occorre evitare disparità giuridiche e i tribunali che emetteranno le sentenze meno severe verranno inondati di cause in materia di concorrenza.
Non basta dire che gli Stati membri hanno 40 anni di esperienza.
In Olanda le autorità della concorrenza sono appena agli inizi, dato che il mercato è assai piccolo e che al contempo, purtroppo, viene spesso definito quale mercato rilevante.
Al contrario di quanto invece avviene in Germania dove un Kartellamt di grande esperienza esercita le sue competenze su un mercato gigantesco.
La convinzione della Commissione europea che quasi automaticamente tutti i paesi interpreteranno allo stesso modo la legislazione potrebbe essere definita "fiducia mal riposta", ed è un errore.
Occorre darsi da fare per ottenere l'uniformità.
Penso a tribunali nazionali specializzati con possibilità di appello diretto presso una speciale camera della concorrenza in seno alla Corte di giustizia europea.
Una simile camera in Lussemburgo è essenziale per raccogliere le necessarie esperienze.
Inoltre, i vasti interessi economici e sociali legati a queste cause non permettono che una sentenza si faccia attendere due anni, come è d'uso adesso.
Che cosa ne pensa il Commissario?
Voglio concludere il mio intervento con una importante osservazione sulle piccole e medie imprese.
Per garantire loro una maggiore sicurezza, la Commissione europea dovrebbe stilare un regolamento di esenzione per le piccole e medie imprese, cosicché oltre alle esenzioni verticali siano possibili anche esenzioni orizzontali.
Collaborando fra di loro, le piccole aziende indipendenti devono potersi opporre alle grandi catene, pertanto la politica europea della concorrenza non può avere come obiettivo di rendere loro la vita impossibile.
Inoltre, a questo proposito, si dovrà altresì pensare se non sia meglio ricorrere a un sistema di preallarme, una sorta di cartellino giallo invece di ricorrere immediatamente al cartellino rosso, che fungerà da ammenda minacciando la sopravvivenza dell'azienda.
Signor Presidente, intervenire per ultima mi dà il privilegio di poter dire al Commissario che la maggioranza di questa Assemblea appoggia la sua iniziativa e che ha dato prova di una fiducia totale, a mio avviso pienamente giustificata, verso il modo in cui lei sta conducendo la barca in porto.
Su questa barca, tuttavia, anche noi vogliamo fare la nostra parte di rematori: e se vogliamo remare anche noi è proprio perché siamo tutti sulla stessa barca.
Reputo pertanto del tutto necessario stabilire un dialogo interistituzionale che ci consenta di condurre in porto, di rifinire e di puntualizzare questa importantissima riforma.
Le varie idee ascoltate in questa sede potrebbero essere raggruppate in tre grandi categorie.
In primo luogo, la preoccupazione manifestata da molti, e segnatamente dalla presidente della commissione economica onorevole Randzio-Plath, di garantire l'assoluta compatibilità con il Trattato di questo nuovo sistema di eccezione legale.
Mi associo a questa preoccupazione e credo che l'argomento vada affrontato.
In secondo luogo, la questione della certezza del diritto da parte delle imprese.
Vero è, signor Commissario, che la Commissione non è una macchina per la produzione di sicurezza giuridica.
Su questo siamo d'accordo.
Ma è non meno vero - come ribadito da tutte le componenti di questa Assemblea - che il tessuto industriale europeo è un tessuto di piccola e media impresa, e che la Commissione svolge spesso un ruolo di auctoritas, di legittimazione, di garante della legittimità del mercato interno.
Ed è a tale riguardo che desidero esprimere il mio parere a proposito di un'osservazione fatta dall'onorevole Karas.
Vi sono state soltanto nove decisioni di diniego.
Ma qui devo attingere alla mia esperienza di avvocato: chissà quante volte un legale, con due imprese e un progetto, alla luce di un orientamento espresso in via preventiva dalla Commissione ha finito per cambiare quel progetto, in modo da renderlo compatibile con le regole in materia di concorrenza!
Questo aspetto non può essere ignorato.
In terzo luogo, il problema dell'applicazione uniforme del diritto comunitario.
A tale proposito, non c'è nulla da aggiungere all'eccellente intervento della onorevole Thyssen.
Reputo la biodiversità un fatto positivo, reputo positiva anche la diversità culturale, ma non la diversità nell'applicazione del diritto, e segnatamente del diritto della concorrenza che rappresenta il nocciolo duro del mercato interno.
E qui occorre un lavoro di limatura.
Soltanto in alcuni paesi, in Germania per esempio, esiste una giurisdizione specifica.
Forse è questa una strada da esplorare, ma certamente non l'unica.
Ciò che certamente non possiamo permetterci, signor Commissario - e vorrei concludere proprio su questo aspetto -, è lasciare spazio e fornire argomentazioni a quanti si sforzano di presentare le Istituzioni europee come qualcosa di destinato ai grandi enti, a chi conta, ai ricchi e non al cittadino, non alla piccola e media impresa, che nella peggiore delle ipotesi - ma non si verificherà, perché si prenderanno provvedimenti per evitarlo - si vedrebbe relegata a una giustizia che emette sentenze in contrasto fra di loro, con tempi lunghissimi, senza alcuna possibilità di controllo salvo quella che i francesi chiamano le parcours du combatant, ossia sobbarcarsi una procedura che dura anni fino alla sentenza della Corte di giustizia, che come ben sappiamo allo stato attuale è oberata di lavoro.
Signor Presidente, ci troviamo dinanzi a una riforma talmente importante da non trovare aggettivi adeguati per descriverla.
Essa va al di là della concorrenza, va al di là della coesione nel mercato interno: a mio avviso, va a toccare in profondità il senso stesso dell'integrazione europea e il senso della sua legittimità.
Pertanto, signor Commissario, tutti noi contiamo sul dialogo interistituzionale per poter delineare i tratti di una riforma che tutti ci attendiamo e che, ne siamo certi, con la nostra cooperazione e sotto la sua guida potrà essere condotta a buon fine.
Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio molto vivamente la commissione economica e monetaria e tutto il Parlamento europeo per il grande interesse che viene dimostrato per i temi della concorrenza.
Questo dibattito congiunto ne è, signor Presidente, a mio parere, la testimonianza viva e ricca.
Abbiamo ascoltato considerazioni di grande profondità che sono, al tempo stesso, di filosofia della politica economica e di rilievo dell'assetto istituzionale.
Il nostro comune intento è quello di aggiornare, di rafforzare la politica della concorrenza, pilastro dell'economia sociale di mercato e della costruzione europea.
Il filo conduttore di tutti gli aspetti di riforma della politica della concorrenza, di cui avremo modo di occuparci insieme, è un filo conduttore che mira ad assicurare una protezione più efficace della concorrenza, a ridurre il peso burocratico gravante sulle imprese, ad avvicinare i processi decisionali ai cittadini.
Voglio ringraziare personalmente e profondamente l'onorevole von Wogau per l'impegno con cui ha esaminato il dossier relativo al Libro bianco e per la qualità della sua relazione.
Vorrei raggruppare le considerazioni che sono state esposte nel dibattito a proposito della relazione von Wogau in quattro punti, che io non considero come critiche alla Commissione ma, anzi, come contributi fondamentali, poiché sussistono delle preoccupazioni che è giusto avere e che insieme vogliamo superare: la questione dell'efficacia, la questione del rischio della rinazionalizzazione, la questione della coerenza nell'applicazione, la questione della sicurezza giuridica.
Molto rapidamente li esaminerò uno a uno.
L'efficacia: sono convinto che questa riforma permetta di rafforzare, e non di indebolire, la protezione della concorrenza nell'ambito del mercato unico.
L'attuale strumento della notifica, onorevoli membri del Parlamento, non consente più il raggiungimento di questo obiettivo perché non assicura l'informazione della Commissione in merito alle restrizioni più gravi ricordo che, in trentacinque anni, solo nove decisioni di proibizione sono state adottate in seguito a notifica e in assenza di denuncia non garantisce la trasparenza e non apporta una reale sicurezza giuridica alle imprese le quali, nella maggior parte dei casi, ricevono una semplice lettera amministrativa di archiviazione.
Il sistema proposto permetterà di migliorare la protezione della concorrenza, prima di tutto perché consentirà alla Commissione di concentrare la sua azione sulle restrizioni più gravi, quindi perché implicherà maggiormente le autorità nazionali e della concorrenza nella repressione delle violazioni e, infine, perché permetterà alle vittime delle infrazioni di rivolgersi direttamente ai giudici nazionali, la cui missione è di proteggere i diritti soggettivi.
La questione della rinazionalizzazione: anzitutto, benché sia superfluo, vorrei ricordare e sottolineare, tre volte se possibile, che il Libro bianco non tocca minimamente quanto riguarda le concentrazioni e gli aiuti di stato non stiamo pensando ad una devoluzione in queste materie ma, per quanto riguarda il regolamento 17, c'è un rischio di rinazionalizzazione.
Figuratevi se non ci siamo posti questo problema: ce lo siamo posti e lo stiamo vagliando con profonda attenzione, anche grazie alle preoccupazioni da voi esposte.
Io non credo, onestamente, che questo timore sia, alla fine, giustificato.
La proposta della Commissione riconosce alla Commissione un ruolo centrale nella determinazione degli orientamenti di politica di concorrenza.
La riforma non implica alcuna diminuzione nelle attività della Commissione ma una rifocalizzazione di queste sui dossier più importanti.
La riforma condurrà a un progressivo svilupparsi questo mi permetto di sottolinearlo perché mi ha colpito molto l'espressione, che peraltro condivido pienamente, usata dal presidente Randzio-Plath della cultura europea della concorrenza.
Ecco, la riforma condurrà a un trapianto, a un radicamento sul terreno della cultura europea della concorrenza là dove oggi prosperano pianticelle diverse, loro sì non uniformi delle diverse culture nazionali della concorrenza.
Ci sarà un progressivo abbandono dei quindici diritti nazionali a vantaggio di un più ampio utilizzo del diritto comunitario, il quale potrà essere applicato da un più vasto numero di attori.
Questa, mi permetto di sottolineare, è una comunitarizzazione del diritto della concorrenza e non una sua rinazionalizzazione.
La questione della coerenza nell'applicazione: il rischio di un'applicazione incoerente delle regole di concorrenza va tenuto ben presente, ma credo anche che non debba essere esagerato.
Come molte altre disposizioni del Trattato, gli articoli 81, paragrafo 1, e 82 vengono, dopo tutto, da decenni applicati da autorità e giudici nazionali, e non mi sembra che ciò abbia creato grandi problemi.
In un regime d'eccezione legale il mantenimento della coerenza dipenderà, in primo luogo, dal grado di chiarezza delle regole materiali.
La Commissione si sforzerà di precisare il quadro legislativo, sia mediante atti di portata generale sia attraverso la sua pratica decisionale.
In secondo luogo, occorrerà predisporre meccanismi efficaci di prevenzione dei conflitti, e il Libro bianco espone meccanismi di informazione e di consultazione.
Al riguardo vorrei dire una parola sull'idea, che mi pare ottima, che è stata esposta dall'onorevole Riis-Jørgensen e dall'onorevole Huhne, cioè l'idea del monitoring of the implementation.
Si tratta dell' idea di sorvegliare l' applicazione.
Devo riconoscere che mi pare un' idea eccellente che probabilmente faremo nostra.
Con tutto il rispetto che pure nutriamo per il lavoro svolto dalle autorità nazionali della concorrenza, è ovvio che seguiremo con estrema attenzione l' applicazione del diritto comunitario da parte delle autorità e dei giudici nazionali.
Ecco il motivo per cui la Commissione desidera conservare la facoltà di togliere il caso all' autorità nazionale della concorrenza qualora il diritto fosse applicato in modo non corretto.
Ciò dovrebbe in parte attenuare le preoccupazioni della onorevole Peijs.
Per quanto concerne l' osservazione dell' onorevole Evans in merito all' impatto sulle imprese, è importante che l' analisi dei costi e dei benefici sia fatta seriamente.
La vocazione del Libro Bianco, dopo tutto, è appunto raccogliere i commenti delle imprese come di altre fonti.
Abbiamo ricevuto numerose osservazioni e contributi eccellenti che costituiscono il materiale per un' analisi dei costi e dei benefici riferita alle imprese.
Ci riserviamo di esaminare attentamente tale materiale prima di formulare un proposta legislativa per un nuovo regolamento.
Un punto relativo all' impatto sulle imprese riveste un' importanza tutta particolare, come hanno ricordato le onorevoli Thyssen, Peijs e Palacio Vallelersundi: le PMI.
Molti onorevoli parlamentari hanno insistito su tale aspetto.
La Commissione sta perseguendo con particolare attenzione il tema della sicurezza giuridica per le PMI.
Il sistema che proponiamo migliora in modo considerevole la sicurezza giuridica per le PMI.
Per quale motivo?
Si tratta solo di una mossa politica?
No, nel contesto del sistema proponiamo di riformare le regole materiali in modo tale che la gran parte delle PMI saranno coperte dai regolamenti di esenzione per categoria, come nel caso dei vincoli verticali; la maggioranza delle PMI, infatti, detiene meno del 30% delle quote di mercato.
Abbiamo pensato a un notifica de minimis che contiene una dichiarazione in base alla quale le PMI, di norma, non sono assoggettate al severo divieto di cui all' articolo 81, paragrafo 1, non sussistendo per tali imprese il problema della posizione di mercato dominante.
Stiamo continuando a lavorare su altri regolamenti di esenzione per categoria e linee direttrici che terranno conto globalmente della situazione precipua delle PMI, innanzi tutto eliminando gli effetti burocratici del vigente sistema di notifica e, secondariamente, rendendo immediatamente applicabile l' articolo 81, paragrafo 3, a vantaggio particolarmente delle PMI.
La quarta questione è quella della sicurezza giuridica.
Certo, la sicurezza giuridica, onorevole Evans - sono il primo a riconoscerlo - è importante per le imprese, non solo per le professioni legali che pure svolgono un ruolo importantissimo a favore della costruzione europea.
La sicurezza giuridica è importante per le imprese: questo è un tema del quale anche nel suo ultimo intervento il presidente della commissione giuridica e per il mercato interno, onorevole Palacio Vallelersundi alla quale sono molto grato per come sempre segue i temi del mercato unico in senso lato, quindi, in questo caso, inclusa la concorrenza ha sottolineato l'importanza.
Io sono convinto che questa proposta accrescerà la sicurezza giuridica delle imprese, e ciò per tre motivi: permetterà di autorizzare, senza previa decisione, in virtù dell'effetto diretto dell'articolo 81, paragrafo 3, tutti gli accordi restrittivi della concorrenza che soddisfano le condizioni di esenzione; creerà la possibilità di assistere le imprese in caso di dubbio interpretativo mediante la pubblicazione di pareri motivati; sarà accompagnata da regolamenti di esenzione e da linee direttrici destinate a chiarire le regole e ad assicurarne la certezza.
(FR) La onorevole Thyssen ha fatto riferimento anche al privilegio legale per i giuristi d' impresa.
Permettetemi di ricordare che la Corte di giustizia ha deliberato su tale questione, come voi meglio di me sapete, nel 1982. Quella giurisprudenza resta valida e non c' è nulla che ne giustifichi la rimessa in causa.
Il Libro bianco impone un riesame della questione limitatamente a un solo aspetto: lo scambio di informazioni riservate.
Le garanzie che debbono essere date alle imprese sono attualmente oggetto di discussione.
Vengo ora, signor Presidente, rapidamente alla relazione dell'onorevole Rapkay, al quale va il mio sentito ringraziamento per la qualità del suo lavoro e per l'appoggio che sostanzialmente viene dato alla XXVIII relazione annuale della Commissione sulla politica della concorrenza.
Mi pare che ci sia una larga identità di vedute, ma ci sono delle sottolineature nella relazione Rapkay che sarà nostro dovere considerare molto attentamente.
Ne cito soltanto due per ragioni di brevità: una è quella di un ulteriore accrescimento della trasparenza.
Questo Parlamento sa quanto noi tutti riteniamo importante la questione della trasparenza nella politica della concorrenza, e io personalmente fin dal primo giorno in cui sono stato sottoposto all'audizione, il 1º settembre, presso la commissione per i problemi economici e monetari.
Per quanto riguarda la dimensione internazionale della politica della concorrenza posso confermarle, onorevole Rapkay, che la Commissione è disposta a fornire al Parlamento un rapporto su questo tema, che è un tema al quale anche l'onorevole Randzio-Plath ci ha richiamati e nell'ambito del quale posso dire che svolgiamo rapporti bilaterali molto soddisfacenti con le autorità analoghe degli Stati Uniti, del Canada, del Giappone e lavoriamo affinché nell'ambito dell'Organizzazione del commercio nasca un vero e proprio volet concorrenza.
Ringrazio con uguale calore lei, onorevole Jonckheer, per la sua relazione sul settimo censimento degli aiuti di stato nell'Unione europea.
Non tocco qui la questione della codecisione, ma non certo perché non la ritenga importante.
Essa ha un'importanza istituzionale ben rilevante che va al di là, ovviamente, del tema specifico della concorrenza; non ho quindi titolo per pronunciarmi e questo tema, ovviamente, appartiene al contesto più ampio della Conferenza intergovernativa.
Per quanto riguarda i suoi suggerimenti, onorevole Jonckheer, lei già sa che i miei servizi stanno pur con la scarsità di risorse, ma risorse molto qualificate, che li caratterizza lavorando attivamente per la produzione del registro degli aiuti di stato e dello scoreboard sugli aiuti di stato.
Aspetto anche con grande interesse gli esiti dell'ottavo censimento per il quale le date previste sono: elaborazione dei servizi ora, in gennaio, e adozione della Commissione nel marzo 2000, per valutare se le ultime tendenze risulteranno confermate.
L'onorevole Jonckheer, l'onorevole Thyssen e l'onorevole Gemelli si sono riferiti allo stato di preparazione dei paesi candidati in materia di concorrenza in generale e in materia di aiuti di stato.
Posso solo dire brevemente che con loro stiamo lavorando molto attivamente e concretamente: si stanno preparando, hanno ormai tutti delle leggi sulla concorrenza e stanno mettendo in piedi le rispettive autorità.
Posso poi dire, per quanto riguarda le preoccupazioni che, come sapete, sono anche mie in materia energetica e soprattutto ambientale, che stiamo finendo il lavoro di revisione dell'inquadramento degli aiuti di stato all'ambiente.
Voglio inoltre sottolineare, nel contesto dei problemi degli aiuti di stato, il punto, sollevato tra gli altri dall'onorevole Riis-Jørgensen, del recupero degli aiuti illegali.
Nell'aprile 1999 la Commissione ha adottato un nuovo regolamento di procedura che ha introdotto specifiche regole in materia di recupero.
Vedrete, nel corso dei prossimi tempi questo ve lo assicuro quanto seriamente intendiamo prendere queste regole.
Infine, signor Presidente, una parola per ringraziare vivamente l'onorevole Langen per la sua relazione, che è più settoriale come oggetto ma non meno importante come contributo.
Posso dire che la relazione della Commissione in questa materia degli aiuti di stato all'industria siderurgica, come è noto, non abbraccia le decisioni individuali prese a norma della procedura eccezionale, di cui all'articolo 95 del Trattato CECA, trattandosi di decisioni che esulano dall'ambito del codice degli aiuti alla siderurgia.
Riguardo alle future disposizioni in materia di aiuti alla siderurgia, che entreranno in vigore dal luglio del 2002, provvederemo affinché si continui ad applicare una disciplina rigorosa, la cui necessità risulta ormai condivisa dagli stessi ambienti industriali.
Quando avremo messo a punto la nostra proposta in merito alle nuove regole e scelto la forma giuridica più adatta, sarò lieto di esporvi la nostra visione.
Ecco, signor Presidente, quello che io porto a casa da questo dibattito, per il quale sono molto grato al Parlamento, è un appoggio intellettuale e politico, mi pare senza distinzioni, del Parlamento europeo alla politica della concorrenza, un apprezzamento di fondo per il lavoro che la Commissione svolge e una fiducia perché possa continuare a svolgerlo in futuro, cose di cui sono particolarmente grato.
Continueremo, in particolare con la commissione per i problemi economici e monetari, ma più in generale col Parlamento, quel dialogo interistituzionale che s'è instaurato.
In proposito mi è piaciuta la sua espressione, onorevole Palacio: dobbiamo tutti remare e, possibilmente, nella stessa direzione.
La concorrenza non è un obiettivo, come giustamente ha osservato l'onorevole Rapkay, ma un importantissimo strumento della nostra costruzione europea.
Come ha detto all'inizio del dibattito l'onorevole von Wogau, la concorrenza alla fine non è una cosa astratta: è nell'interesse dei cittadini, è la base dell'economia sociale di mercato.
Vorrei anche dire che, nella costruzione europea, la concorrenza ha avuto e continuerà ad avere anche un valore civile e non solo economico.
La ringrazio, Commissario Monti.
La discussione congiunta è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
Tutela penale degli interessi finanziari dell' Unione
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0002/2000), presentata dall'onorevole Theato a nome della commissione per il controllo dei bilanci, recante le raccomandazioni del Parlamento alla Commissione sull'istituzione di una tutela penale degli interessi finanziari dell'Unione.
Signor Presidente, anno dopo anno apprendiamo, soprattutto dalle relazioni della Corte dei conti europea, che il bilancio dell'Unione europea subisce perdite causate da sprechi, cattiva gestione, irregolarità e - come si sospetta - anche frodi vere e proprie.
Da tempo il Parlamento è sceso in campo per avviare iniziative a tutela del denaro dei contribuenti europei che, in ultima analisi, alimenta il bilancio dell'Unione.
In questo contesto merita un'attenzione particolare la lotta antifrode tesa a svelare, punire e prevenire tali pratiche.
L'istituzione dell'UCLAF, la task force e la creazione dell'Ufficio per la lotta antifrode OLAF sono state tappe importanti su questo cammino, come lo è stato il regolamento relativo alla tutela degli interessi finanziari della Comunità e ai controlli sul posto.
Nei casi manifesti di frode, l'Unione può tuttavia comminare solo sanzioni di natura amministrativa; finora le richieste della Commissione di restituzione dei fondi percepiti senza giusto titolo hanno avuto scarso successo; l'azione penale è invece riservata agli Stati membri.
Dato che spesso i due ambiti giuridici si sovrappongono, e che le azioni a danno del bilancio dell'Unione stanno aumentando in tutti i paesi e sono perpetrate anche dalla criminalità organizzata, non sempre le competenze fra gli Stati membri risultano chiare.
Vi sono inoltre divergenze tra le discipline giuridiche nazionali nonché lungaggini nelle rogatorie, che a volte restano addirittura inevase.
Neppure la convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità, firmata dal Consiglio europeo nel 1995, e i due protocolli collegati hanno modificato questo stato di cose: per entrare in vigore, la convenzione deve essere ratificata da tutti e 15 gli Stati membri, mentre a tutt'oggi - e sono già trascorsi cinque anni - solo quattro lo hanno fatto.

Un tale immobilismo rischia di minare la credibilità dell'Unione e ha indotto il Parlamento a proporre l'istituzione di uffici della procura europei.
Non ci si propone in alcun modo di dare vita a un ordinamento penale e giudiziario transnazionale, bensì di dotare l'Unione degli strumenti necessari per tutelare i suoi interessi finanziari, nel pieno rispetto della sussidiarietà.
La relazione che stiamo dibattendo riprende quest' idea e chiede alla Commissione europea di presentare proposte legislative tese a realizzare tale obiettivo, facendo proprie le preoccupazioni espresse nei pareri della commissione giuridica e per il mercato interno e della commissione per la libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
Traendo le conseguenze dall'istituzione dell'OLAF, le due raccomandazioni che abbiamo formulato mirano a garantirne l'efficienza e la trasparenza operativa e giuridica nonché la tutela dei diritti individuali.
A tal fine è necessario un atto normativo - oggetto della prima raccomandazione - che contempli le figure di reato lesive degli interessi finanziari dell'Unione ed enunci altresì alcuni indirizzi di principio.
Appoggio a questo proposito l'emendamento che prevede di fissare al 30 settembre il termine entro il quale la Commissione deve presentare la sua proposta.
La seconda raccomandazione riguarda la procedura penale.
La Commissione - e anche qui propongo una modifica al 31 maggio 2000 - dovrebbe presentare un atto giuridico sull' istituzione di un organismo indipendente, legato istituzionalmente alla Commissione, che eserciti poteri di coordinamento e di controllo sulla regolarità dell'attività d'indagine dell'OLAF.
Il comitato di vigilanza già in essere può controllare soltanto l'indipendenza del direttore dell'Ufficio.
L'atto proposto dovrebbe contemplare uno status indipendente per questo nuovo organismo e definirne le funzioni, limitandole alle indagini interne dell'OLAF e all'azione penale contro chi lede gli interessi finanziari delle Comunità europee nonché alle relazioni con le autorità nazionali.
Resta esclusa ogni influenza sull'amministrazione della giustizia negli Stati membri.
La supervisione della regolarità degli atti dovrebbe essere demandata alla Corte di giustizia.
Auspichiamo inoltre che l'imminente Conferenza intergovernativa avvii il dibattito sulla creazione di un'autorità europea che possa esercitare l'azione penale a tutela degli interessi finanziari dell'Unione, possibilmente sulla base dello studio noto come Corpus Juris, realizzato da studiosi di chiara fama e ormai ampiamente riconosciuto, nonché degli studi di fattibilità pubblicati nel frattempo.
Questo progetto è caldeggiato anche nella seconda relazione del cosiddetto Comitato dei Saggi.
Pure la Commissione, i Commissari Barnier e Vitorino, e alcuni Stati membri sono inclini a raccogliere quest' idea.
Vi chiedo pertanto, onorevoli colleghi, un voto a favore di questa relazione, approvata a larga maggioranza dalla commissione per il controllo dei bilanci.
Con essa possiamo segnalare ancora una volta l'impegno attivo del Parlamento a prevenire la cattiva gestione e in particolare le frodi e a sanzionarle laddove necessario.
Signor Presidente, sono lieta di poter intervenire in questo dibattito per congratularmi con la onorevole Theato.
Ritengo che la cooperazione instauratasi fra le varie commissioni intorno a questa relazione sia stata ottima, tant'è vero che si traduce oggi in un testo sobrio e improntato a serenità nonostante la delicatezza della materia.
Una sobrietà e una serenità peraltro del tutto necessarie per poter approfondire l'articolo 280, paragrafo 4.
Infatti, se dovessimo attribuire un premio all'articolo più oscuro, meno chiaro o più confuso - a seconda delle preferenze -, indubbiamente si tratterebbe di una gara molto combattuta, perché il Trattato offre un intero campionario di articoli complessi; eppure questo articolo sarebbe, senza ombra di dubbio, uno dei candidati con le migliori probabilità di ottenere il premio.
Ma si tratta al contempo di una materia estremamente delicata, dal momento che è in gioco la tutela degli interessi finanziari della Comunità, come saggiamente ha ricordato la onorevole Theato.
Siamo tutti consapevoli - ed è stato il Parlamento a lanciare questa preoccupazione, o quantomeno a farla propria - della necessità di tutelare gli interessi finanziari della Comunità.
Attenzione, tuttavia, a non gettare insieme all'acqua del bagno anche il bambino, per usare un espressione francese: in altre parole, la protezione degli interessi finanziari della Comunità deve rispettare da un lato - come ricordato dalla relatrice - le competenze degli Stati membri, ma dall'altro non può non tener conto di alcuni aspetti che riguardano i cittadini e le loro garanzie fondamentali.
Ebbene, le conclusioni della relazione Theato rispettano appieno tali aspetti.
Pertanto, in qualità di presidente della commissione giuridica e per il mercato interno, e naturalmente anche in veste di deputato, confido che domani la nostra Assemblea possa sostenere ad ampia maggioranza la relazione, e che questa riceva adeguata attuazione da parte della Commissione europea.
Signor Presidente, come ha detto la onorevole Theato la relazione in esame riveste un' importanza cruciale.
Essa è stata proposta dalla commissione per il controllo dei bilanci in quanto relazione di iniziativa legislativa.
Una delle ragioni per cui abbiamo favorito con entusiasmo tale iniziativa è che l' Unione europea si è guadagnata, ci piaccia o no, una reputazione in materia di frodi e cattiva amministrazione, talvolta magari esagerata ma inconfutabile.
Occorre fare qualcosa al riguardo.
Alcuni dei provvedimenti che abbiamo messo a punto in passato non sono stati onorati da taluni Stati membri e non va dimenticato neanche che gli Stati membri sono responsabili dell' esecuzione di circa l' 80% del bilancio comunitario.
Molti Stati membri non hanno firmato né ratificato la Convenzione sulla protezione degli interessi finanziari e pertanto occorreva necessariamente intervenire in modo più radicale.
E' una responsabilità che dobbiamo assumerci seriamente.
Deve essere possibile perseguire penalmente chi commette frodi ai danni dell' Unione europea.
La domanda che sorge è: quale autorità può perseguire?
Questa è la vera difficoltà: chi ha competenza giurisdizionale se si ha a che fare con un organismo che opera a livello transfrontaliero?
D' altronde occorre dimostrare sensibilità anche per le preoccupazioni nutrite dagli Stati membri.
La proposta di istituire un Procuratore europeo è estremamente delicata: siamo tutti consapevoli che un approccio decisamente federalista e un' autorità giudiziaria europea che abbia la precedenza sulle autorità giudiziarie nazionali costituiscono un passo troppo lungo per molti.
Tuttavia si tratta di un dibattito che va aperto e intendiamo sollecitare la CIG in questo senso.
L' aspetto di maggiore rilevanza per il Parlamento, guardiano del bilancio dell' Unione, verte sul trattamento da riservare ai funzionari che lavorano per le Istituzioni europee.
In questo momento di esame dell' intero processo di riforma è cruciale inviare il segnale giusto: chi commette una frode è penalmente perseguibile.
Questo è un concetto che non tutti adesso capiscono ma che deve essere colto.
Gli aspetti relativi alla competenza giudiziale sono stati illustrati dalla onorevole Palacio.
Desidero puntualizzare che il mio gruppo presenterà un emendamento inteso a sopprimere i dettagli delle proposte che chiediamo alla Commissione di sottoporci per affrontare il problema.
Siamo consapevoli che la discussione è delicata; sappiamo che la Commissione forse ha bisogno di un certo margine di manovra per negoziare una situazione che sia accettabile per tutte le parti in causa.
Mi preme chiarire che non ci impegniamo a favore di un Corpus Juris né di un Procuratore europeo, ma ci impegniamo invece decisamente a modificare lo status quo che è totalmente inaccettabile.
Signor Presidente, innanzi tutto voglio congratularmi con la onorevole Theato per la sua relazione, che trovo ottima e che il mio gruppo appoggerà nelle sue grandi linee.
Ho soltanto la forte sensazione che in questo stadio avrebbe voluto spingersi un po' oltre.
Dopo aver ascoltato le discussioni degli ultimi cinque o sei mesi penso che sarebbe stato possibile.
Sappiamo tutti che nel 1995 concordammo che occorreva garantire una migliore protezione penale degli interessi finanziari dell'Unione, ma che gli Stati membri non condivisero i nostri sforzi.
Si tratta semplicemente di un fatto politico che noi, a mio avviso, in questo momento non possiamo cambiare.
La possibilità che adesso ci si presenta è che la Commissione europea adotti nuove iniziative ai sensi dell'articolo 280 del Trattato e mi permetto di suggerirle di farlo quanto prima.
Al contrario della collega che è intervenuta prima di me e che è già sparita, il mio gruppo è un grande fautore di un Procuratore europeo.
Il mio collega, l'onorevole Jan Kees Wiebenga, indubbiamente si soffermerà in dettaglio su questo aspetto, dato che è l'autore di una relazione sull'argomento.
A mio avviso, dobbiamo avere presto una definizione precisa del concetto di frode e di irregolarità.
Personalmente ho fatto parte della commissione d'inchiesta sul transito comunitario, e uno dei principali problemi che incontrammo fu che quando si commette qualcosa di sbagliato, e si tratta soprattutto di errori a danno delle entrate dell'Unione europea, lo stesso atto viene considerato un'irregolarità in un paese e un reato in un altro.
Si tratta a mio parere di una situazione insostenibile, sicuramente in questo momento.
Adesso un commento puramente politico.
E' un fatto inconfutabile che alle elezioni europee l'affluenza alle urne sia stata bassa.
Per migliorarla possiamo darci da fare subito e combattere il crimine in Europa con un approccio a livello europeo.
- (DE) Signor Presidente, anch'io voglio ringraziare la relatrice.
La relazione Theato può contribuire a ricreare la fiducia nelle Istituzioni europee, e credo che noi tutti ne riconosciamo l'urgenza, se pensiamo ai risultati e alla scarsa affluenza alle ultime elezioni europee.
Ogni anno si ripresenta lo stesso problema: la Corte dei conti nella sua relazione denuncia svariate frodi commesse dagli Stati membri, ma per ora le Istituzioni europee dispongono di troppo pochi strumenti per agire e garantire che si reagisca concretamente per porre rimedio a questo stato di cose.
Così ogni anno questa procedura comporta una perdita di fiducia.
La relazione e la proposta della onorevole Theato potrebbero secondo me contribuire a un'inversione di tendenza, facendo capire che le Istituzioni europee vegliano affinché le risorse finanziarie europee siano utilizzate oculatamente e senza frodi.
Un primo passo è già stato compiuto con la trasformazione dell'UCLAF in OLAF, un'istituzione indipendente. Ora è importante muovere il secondo passo, creando un quadro giuridico certo entro il quale l'OLAF possa agire.
Per questo motivo ci serve una Procura generale europea che dia precise garanzie giuridiche anche agli indagati.
Devo aggiungere con rammarico che il mio gruppo non approverà questa relazione all'unanimità, e spero che alcuni dei colleghi possano rivedere la loro posizione nel corso della discussione.
Purtroppo si teme ancora fortemente che qui si crei un'istituzione europea a scapito della sussidiarietà.
Farò la mia parte affinché la relazione della onorevole Theato incontri un consenso più ampio.
Signor Presidente, siamo sostanzialmente favorevoli alla risoluzione che ci viene presentata, anche se pensiamo che questa non può che essere un invito del Parlamento al Consiglio affinché, attraverso una modifica dei Trattati, venga assicurata un'efficace tutela penale degli interessi finanziari dell'Unione.
L'istituzione di un Procuratore europeo e la creazione di figure di reato comuni a tutti i paesi dell'Unione è senza dubbio una buona idea, ma reputo impossibile pensare di realizzarla senza aver prima introdotto un ordinamento giudiziario dell'Unione.
Stiamo parlando, infatti, di diritto penale, il campo in cui la resistenza degli Stati nazionali alla comunitarizzazione è e sarà sempre forte.
Non è pensabile, infatti, che si possano realizzare norme giuridiche sostanziali e procedurali per un solo settore, qual è quello della protezione degli interessi finanziari, senza aver prima creato un ordinamento giudiziario europeo.
E' sufficiente leggere le precise ed esaurienti motivazioni della relazione Theato per rendersi conto di quanti e quali sono i problemi ancora da risolvere.
Quest'idea va comunque incoraggiata e non c'è dubbio che proprio durante questo tentativo di proteggere gli interessi finanziari ci si accorgerà della necessità di disporre di un corpus juris comunitario da introdurre nei Trattati.
A nome mio personale e del mio gruppo esprimo inoltre l'auspicio che l'anima finanziaria dell'Unione faccia da battistrada per la realizzazione di un ordinamento giudiziario europeo rispettoso dei diritti e delle garanzie dei cittadini, vale a dire di un ordinamento giudiziario che innalzi le garanzie che, purtroppo, in molti Stati non sono ad un livello accettabile.
Quindi, a nome del mio gruppo, esprimo parere favorevole alla relazione Theato; tuttavia, ritengo che sostanzialmente si tratti di un argomento da iscrivere all'ordine del giorno della CIG.
Signor Presidente, la relazione della onorevole Theato sulla tutela degli interessi finanziari dell' Unione europea, propone in particolare e in un primo tempo, di centralizzare le azioni penali tramite un Procuratore europeo.
Tale proposta è decisamente contraria allo spirito del sistema attuale in cui il diritto penale e la procedura penale, che sono il perno dei sistemi giuridici nazionali, debbono dipendere dalla sovranità di ciascun popolo e sono di competenza esclusiva di ciascun Stato.
L' idea di un Procuratore europeo mira invece, per quanto concerne questa materia, a relegare gli Stati in un ruolo subordinato.
Inoltre, tale proposta farebbe scattare una serie di riforme assolutamente imprevedibili.
Infatti, secondo la relazione della onorevole Theato, il Procuratore europeo sarebbe necessario, in particolare, per inquadrare le indagini dell' Ufficio per la lotta antifrode, l' OLAF.
Ma, al contempo scopriamo che secondo la relazione Van Hulten il Procuratore europeo dovrebbe a sua volta essere sorvegliato da un tribunale dell' Unione europea.
Ecco come una piccola riforma europea può celare una riforma di media portata che può celarne a sua volta una più grande.
Senza dimenticare che una grande riforma può a sua volta celarne una gigante perché ben presto ci verrà proposto un diritto penale europeo e quindi, perché no, successivamente, anche un Ministro della giustizia europeo, controllato dal Parlamento europeo estendendone i poteri.
Pertanto, credo che occorra riflettere bene sull' equilibrio dei poteri che si rischia di sconvolgere, presentando questo tipo di riforma apparentemente specifica.
In conclusione, a noi pare che proposte come quella di un Procuratore europeo dimostrino l' incapacità di immaginare un' Europa che non sia soltanto verticistica, centralizzata e organizzata attorno a un super-Stato.
Il gruppo "Unione per l' Europa delle nazioni" vuole invece un' Europa policentrica che associ le nazioni come una rete.
Rete che potrebbe palesarsi, per esempio, con un coordinamento migliore fra le procure nazionali, con la creazione, eventualmente, di organismi nazionali specializzati nelle infrazioni a danno delle finanze comunitarie.
Signor Presidente, il quadro giuridico già esiste, è fondato su un buon principio e occorre soltanto perfezionarlo.
Signor Presidente, la onorevole Theato ci propone una rivoluzione istituzionale per un duplice motivo.
L' opinione pubblica, che sarebbe indifferente a venti milioni di disoccupati e a migliaia di mucche pazze, sarebbe invece preoccupata per le frodi che metterebbero in pericolo gli interessi finanziari e questi due motivi giustificherebbero un duplice dispositivo: un codice penale europeo che contempli reati anticomunitari e un Procuratore generale europeo.
La onorevole Theato pare abbia però dimenticato una prigione europea poiché l' FBI, la polizia europea, esiste già con l' OLAF.
Il tutto sarebbe sancito in due regolamenti, uno per il Procuratore e uno per il codice penale, regolamenti fondati sull' articolo 280 del Trattato, cioè partendo dal diritto derivato perché la caratteristica del diritto derivato è di consentire qualsiasi deviazione.
In realtà le deviazioni sarebbero due.
In primo luogo, la deviazione ideologica classica, eurofederalista, un mercato unico, un' IVA unica, una diplomazia unica, un esercito unico e ora un diritto penale unico e un Procuratore unico.
Tutto ciò per lottare contro una frode inferiore a un miliardo di euro mentre se ne lasciano andare decine di miliardi per gli SPG, per le zone di libero scambio, per i regali doganali alla Chiquita e per i miliardi persi sulla quarta risorsa, il PIL, dovuti al patto di austerity sul bilancio.
Poi c' è la deviazione puritana: l' Europa tedesca del Nord, l' Europa luterana, calvinista, quaker vuole imporci il suo ordine morale.
In fondo, più ci si lascia andare sui costumi più si stringono i cordoni della borsa.
- (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi più che mai una tutela penale efficace degli interessi finanziari dell'Unione europea s'impone come irrinunciabile.
Gli scandali del passato legati a episodi di frode e di corruzione hanno gravemente scosso la fiducia dei cittadini europei.
La credibilità dell' impegno del Parlamento europeo per garantire l'utilizzo corretto delle risorse finanziarie è legata a doppio filo al nostro impegno a favore delle indagini sul passato e della prevenzione futura.
I cambiamenti necessari non sono solo di natura amministrativa, ma anche strutturale; in altre parole, dobbiamo creare gli strumenti atti a garantire una tutela penale per ora inesistente.
La Conferenza intergovernativa 2000 mi pare la sede più opportuna per questo dibattito.
Ovviamente c'è anche chi sostiene che il diritto penale e di procedura penale siano materie squisitamente di competenza degli Stati membri e che il principio di sussidiarietà escluda qualsiasi altra riflessione in merito.
E' fuori dubbio che personalmente mi annovero tra i propugnatori di quest'ultimo principio, essendo contraria a qualsiasi ulteriore estensione delle competenze sovranazionali dell'Europa.
Proprio nell'ottica delle richieste indirizzate alla Conferenza intergovernativa, l'accento va posto su una netta separazione delle competenze.
Non vedo tuttavia in ciò alcuna contraddizione con la richiesta di creare strumenti penali e di procedura penale, oggetto delle raccomandazioni 1 e 2 della relazione, in quanto trattasi di interessi che riguardano incontestabilmente tutta l'Unione europea e che come tali non ledono gli interessi giuridici degli Stati membri, ma anzi li promuovono almeno indirettamente.
Gli esperti ne hanno confermata la compatibilità con i diversi ordinamenti giuridici nazionali, il che dimostra che l'Europa ha molto in comune anche nell'ambito del diritto penale, per esempio a proposito delle figure di reato interessate.
Alla luce di queste considerazioni ritengo adeguata la creazione di un tale contesto così come proposto, e la giudico anzi necessaria per lo sviluppo coerente dell'OLAF.
Signor Presidente, un Procuratore europeo sarà in grado di eliminare i raggiri a carico dei fondi comunitari?
Io non lo credo.
Possiamo invece ottenere risultati sostanziali con gli strumenti esistenti.
Un' alternativa al Procuratore europeo potrebbe essere EUROJUST così come proposto nell' ultimo Vertice europeo.
EUROJUST, nella sua architettura, dovrebbe fare capo a EUROPOL e fornire un supporto per le indagini in caso di reati penalmente rilevanti.
Ciò di cui abbiamo bisogno è appunto una cooperazione pratica di questa natura.
L' OLAF, EUROPOL e la Convenzione sull' estradizione e la mutua assistenza giudiziaria in materia penale devono essere utilizzati al meglio e quando la Convenzione sulle frodi del 1995 sarà stata finalmente ratificata dagli Stati membri saremo in grado di fare molto.
Tuttavia sono d' accordo con la relatrice: è assolutamente inaccettabile che la maggioranza degli Stati membri non abbia ancora ratificato la Convenzione.
Ciò non è per nulla positivo e capisco benissimo l' insofferenza di chi allora chiede un Procuratore europeo.
Si tratta però di un' impresa mastodontica.
Saranno comunque solo i casi più grossi ad avere conseguenze penali.
Il 90% dei casi si risolverà con procedure disciplinari per negligenza o incompetenza.
Occorrono, invece, un sistema di controlli interni composito e più ampie possibilità di licenziamento.
Dobbiamo modificare lo statuto del personale e le procedure disciplinari e soprattutto cambiare le pratiche.
L' articolo 52 dello statuto del personale sul licenziamento per negligenza grave non viene mai utilizzato.
Forse sarebbe il caso di fare ordine e pulizia al nostro interno prima di lanciarci nell' impresa di costruire nuove fantastiche Istituzioni!
Signor Presidente, tutti noi vogliamo combattere le frodi in Europa, ma la questione è sapere se anche l'Unione europea intende rimboccarsi le maniche.
La risposta è che purtroppo noi ne sappiamo ben poco.
Il Vertice di Tampere si è occupato della lotta alla criminalità, e tutti si sono dichiarati "soddisfatti", sebbene in realtà siano stati compiuti ben pochi progressi.
Non è ancora entrata in vigore alcuna legislazione contro le frodi, poiché, com'è già stato detto, gli Stati membri non ratificano la Convenzione.
Il lavoro da fare è ancora molto, ma vediamo quali sono esattamente le implicazioni.
Due sono gli aspetti da affrontare, come si legge a chiare lettere nella relazione della onorevole Theato.
Primo, in tutti gli Stati membri devono valere le stesse disposizioni penali in materia di frodi europee.
Quindi, unificazione in questo campo circoscritto.
Secondo, occorre creare un Procuratore europeo che abbia due compiti, offrire assistenza ai procuratori nazionali, quindi partecipare ai procedimenti penali dei casi di frode europea, e come secondo compito, il controllo giudiziario di Europol e dell'OLAF, due servizi investigativi che attualmente possono sottrarsi a qualsiasi controllo giudiziario.
Il Procuratore europeo non deve fare paura a nessuno.
Tutti lo dipingono come uno spauracchio, ma in realtà è qualcosa di positivo.
Europol è stato istituito per promuovere la collaborazione fra le forze di polizia.
Non è un organismo al di sopra dei servizi di polizia nazionali, ma ha il compito di garantire lo scambio di informazioni fra i corpi di polizia.
Allo stesso modo una piccola Procura europee, con competenze limitate, potrebbe contribuire alla collaborazione, non in fase di inchiesta, bensì in fase di procedimento penale.
Il Parlamento è favorevole, come anche il Comitato dei saggi.
Invito il Consiglio dei Ministri e la Commissione europea a schierarsi anche loro a favore di tale misura.
Signor Presidente, desidero concentrarmi sulla questione del Corpus Juris.
Voglio esprimere tutto il mio appoggio per quanto ha sostenuto la onorevole Morgan.
Il Corpus Juris è stato elaborato a prescindere da qualunque dibattito pubblico o partecipazione dell' opinione pubblica.
L' idea di un Procuratore europeo secondo il modello accusatorio continentale con poteri giurisdizionali su tutto il territorio dell' Unione avrebbe un impatto notevole sui sistemi tradizionali dell' Irlanda e del Regno Unito.
Gli Stati membri hanno diritto di essere informati sull' idea di un codice penale unico e di un Procuratore europeo.
Quando il progetto fu elaborato si parlava di applicarlo limitatamente ai casi di frodi contro il bilancio comunitario, ma quando poi il Corpus Juris ha visto la luce nel 1977 a San Sebastian - di fronte a un pubblico molto selezionato di 140 giuristi e senza neanche un rappresentante dei media - l' allora Presidente del Parlamento europeo, l'onorevole Gil-Robles Gil-Delgado, affermò che ai suoi occhi si trattava di una fase embrionale e che l' intenzione era estendere la competenza comunitaria a tutti gli ambiti di rilevanza penale.
Occorre aprire un dibattito pubblico su questo tema: gli Stati membri e i cittadini europei devono essere debitamente informati.
E' necessario affrontare la questione della minaccia al sistema giudiziario tradizionale dell' Irlanda e del Regno Unito.
Su questi temi è necessario promuovere una trasparenza e un' apertura maggiori di quelle constatate finora.
E' inaccettabile che tutto ciò sia stato imposto agli Stati membri dell' Unione senza un vero e proprio dibattito pubblico.
Signor Presidente, cari colleghi, a nome dei deputati radicali, in sede di commissione per il controllo dei bilanci mi sono astenuto su questo testo, perché condivido le preoccupazioni che sono state espresse, in modo così autorevole, dalla rappresentante di un'altra cultura giuridica che è certamente importante, vale a dire quella della common law.
Con questo testo indubbiamente forziamo la mano, poiché riteniamo che vi siano aspetti che vanno risolti ed è importante che la frode comunitaria sia repressa, che sia giugulata.
Tuttavia, il modo in cui la nostra commissione, con l'impeto e la volontà caparbia della presidente Theato, intende portare a compimento questo testo non può essere esente da critiche.
Un'altra critica importante al testo concerne il diritto derivato.
L'articolo 280 del Trattato consente al Consiglio di trovare gli strumenti adeguati per la repressione della frode.
Ci lascia tuttavia un po' perplessi che si preconizzi un'Istituzione, che rappresenterebbe un salto di qualità, senza prevederne da subito i contraccolpi, vale a dire trascurando l'aspetto della difesa e quindi la possibilità che in un sistema giuridico così importante accusa e difesa possano funzionare efficacemente.
Con l'astensione in sede di commissione abbiamo voluto esprimere queste perplessità.
Signor Presidente, credo che occorra fare una riflessione ad alta voce su questo argomento nella sede del Parlamento europeo, in seduta plenaria e nelle commissioni, anche se è evidente che il dibattito non può prescindere dal mondo della cultura, della cultura giuridica e dagli ambienti in cui vengono affrontati i temi istituzionali.
Ci troviamo di fronte ad episodi molto gravi che in passato sembravano essere un costume.
Oggi qualcosa è cambiato, almeno nei meccanismi, soprattutto per quanto riguarda il controllo, ma non siamo ancora soddisfatti, in particolare se nelle sedi competenti si arriva a parlare addirittura di un Procuratore europeo, di reati, di frodi, di malversazione e di rivelazione di segreti d'ufficio a livello europeo.
Io credo che dobbiamo sicuramente tutelare gli interessi della Comunità e la sua immagine nonché il rapporto con i contribuenti, che sono una parte indispensabile ed essenziale della vita della Comunità.
Per questo motivo è giusto porsi il problema di una tutela degli interessi di natura generale e universale, raccordandosi meglio con la giustizia nell'ambito dei singoli Stati.
A tale riguardo emerge il problema più delicato: come si pone un Procuratore europeo nei rapporti con le singole comunità nazionali e con la giustizia, così com'è strutturata al loro interno?
Credo che questo tema vada ancora affrontato sia sotto il profilo culturale che sotto quello pratico.
Oggi rischiamo di sovrapporre una nuova Istituzione alle molteplici e diversificate Istituzioni che esistono nei singoli paesi.
- (DE) Signor Presidente, mi consenta di intervenire ancora in tutta brevità su due punti.
Primo: non intendo affrontare qui questioni filosofiche inerenti alla sussidiarietà e alla sovranità degli Stati membri, pur essendo molto favorevole a un dibattito sull' argomento. Seguo con sufficiente regolarità programmi televisivi britannici, per sapere come i politici di quel paese agitino lo spettro dei pericoli che il continente costituirebbe per la cultura giuridica nazionale.
A volte lo spettacolo è perfino cabarettistico e meriterebbe di essere discusso, ma non intendo parlarne ora.
Il mio intervento riguarda la relazione Theato.
Penso che si sia rimasti ingarbugliati nelle difficoltà giuridiche esistenti, e mi pare evidente che l'Unione europea possa percorrere una sola strada, strettissima, qualora si intendano rendere queste figure di reato giuridicamente perseguibili come figure di reato europee.
Mi riferisco alle raccomandazioni 1 e 2, dove per motivi giuridici non si parla più di Procuratore europeo, bensì di un'autorità europea indipendente. La onorevole Theato qualche minuto fa ha usato il termine organismo.
Evidentemente qui vi sono problemi con la base giuridica.

Altri problemi riguardano le figure di reato, a proposito delle quali non sono intervenute modifiche: le fattispecie menzionate trascendono per così dire anche le figure di reato europee, o almeno possono farlo, come il riciclaggio, la ricettazione e l'associazione per delinquere.
A mio parere sussistono a questo proposito ancora incertezze giuridiche che andrebbero eliminate.
Tuttavia, una cosa soprattutto è inderogabile, e per questo motivo voteremo a favore del paragrafo n.1 ma non a favore delle raccomandazioni: serve un chiaro segnale politico del Parlamento che faccia capire a Commissione e Consiglio che vogliamo un atto giuridico chiaro per mettere fine alla situazione deplorevole venutasi a creare.
Signor Presidente, il Parlamento europeo rivendica da anni una tutela penale specifica e uniforme degli interessi finanziari dell' Unione.
In realtà la frustrazione aumenta constatando la fragilità della Convenzione (e i protocolli relativi a tale tutela), che cinque anni dopo la firma ancora non è stata ratificata né entrata in vigore.
D' altro canto, tentativi più volontaristici come l' attuale OLAF, non placano le legittime preoccupazioni sul sistema di garanzia dei diritti individuali.
Le proposte contenute nella relazione della onorevole Theato, volte a invitare la Commissione a presentare un atto normativo concreto sulla tutela penale degli interessi finanziari con specifiche figure di reato, segnatamente la frode nei confronti del bilancio comunitario, a nostro avviso, sono un tentativo serio di istituire un nuovo e sempre più necessario diritto penale comunitario uniforme.
Al contempo, tali proposte chiedono l' istituzione di un organismo europeo indipendente che coordini e controlli la regolarità delle indagini dell' OLAF, fatta salva l' amministrazione della giustizia da parte di ogni Stato membro e con la supervisione della Corte di giustizia delle Comunità.
Infine, sulla scia di quanto deciso a Tampere, la relazione riafferma la figura del Procuratore europeo, opportunamente venuto alla ribalta in seguito alla decisione del Commissario Antonio Vitorino, e chiede alla CIG di inserire nel suo ordine del giorno l' istituzione di questa nuova figura oggi da tutti ritenuta indispensabile.
Questa relazione merita la nostra approvazione perché mantiene viva la necessità di disciplinare giuridicamente ed efficacemente la vita delle Istituzioni, corredando il sistema finanziario dell' Unione di un diritto materiale e processuale europeo, adeguato alla credibilità della vita economica comunitaria.
Tuttavia, sorgono alcuni interrogativi molto semplici.
Ci si chiede se attualmente esiste una base giuridica sufficiente in grado di giustificare legalmente la creazione di un nuovo diritto penale specificamente comunitario che, sebbene possa essere definito sussidiario, in pratica e in talune zone, sarà sempre in concorrenza con il diritto penale tradizionale e speciale degli Stati membri.
In caso di dubbio, non sarebbe più corretto, dal punto di vista politico, togliere dall' ordine del giorno della CIG la riforma del sistema giudiziario, introducendo queste proposte nella riforma più generale del sistema giudiziario dell' Unione come si chiede per il Procuratore europeo?
Queste materie non sono forse di maggiore interesse per una revisione dei Trattati per contribuire alla solidità dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell' Unione?
Signor Presidente, l'Unione europea viene oggi sottoposta a un duro esame.
La fiducia verso l'Unione è gravemente compromessa e per porvi rimedio occorre agire con fermezza.
Salutiamo pertanto con favore lo stanziamento di nuove risorse a beneficio dell'OLAF, in modo da chiarire ancora più a fondo ogni possibile sospetto.
Ci pare infatti ovvio che chi commette illeciti ai danni dell'Unione europea debba risponderne a tutti gli effetti.
E' deplorevole che la convenzione sulla protezione degli interessi finanziari della Comunità abbia ricevuto attuazione in così pochi Stati membri.
Riteniamo quindi opportuno conferire alla Commissione l'incarico di presentare proposte volte all'ulteriore sviluppo del quadro giuridico già esistente.
Non sono tuttavia convinto che l'aumento dell'efficienza in tal senso passi necessariamente attraverso una comune legislazione europea, o un accentramento di questa forma di lotta al crimine.
Allo stato attuale resto scettico nei confronti dell'idea di un Procuratore europeo, peraltro difficilmente realizzabile in base al Trattato oggi in vigore.
Riteniamo più credibile EUROJUST, che permette la cooperazione fra i procuratori nazionali.
Il problema più grave non consiste nel mancato perseguimento degli illeciti ai danni dell'Unione, ma piuttosto nella frequenza con cui questi illeciti sono commessi e nel fatto che vengano scoperti così raramente.
La sfida che attende la Commissione e tutti noi consiste nella necessità di individuare un giusto mezzo.
Le frodi e le malversazioni non devono condurci nelle secche di una burocrazia gerarchica e superata, che con un eccesso di controlli dettagliati paralizzerebbe lo sviluppo di una moderna amministrazione.
E' per questa ragione che salutiamo con favore l'impostazione della relazione Van Hulten, orientata all'offensiva.
Il principio di fondo deve essere che ogni amministrazione si assuma la responsabilità dei propri controlli.
L'esperienza maturata in fatto di moderna amministrazione ci insegna che la trasparenza, il decentramento delle responsabilità e una valutazione qualificata si rivelano spesso altrettanto efficaci del controllo burocratico in dettaglio.
La grande sfida consiste dunque nel dar vita a un'amministrazione moderna ed efficiente senza perdere tuttavia posizioni sul fronte della certezza del diritto e del controllo.
Una sfida che richiede interventi di formazione del personale, più moderni metodi di selezione delle risorse umane e, soprattutto, trasparenza.
Mettersi in condizioni di poter esaminare in modo efficiente l'operato delle amministrazioni rappresenta la migliore forma di tutela dalle irregolarità.
- (DE) Signor Presidente, onorevole relatore, onorevoli deputati, uno dei compiti più importanti che ci troviamo ad affrontare è quello di restituire ai cittadini la fiducia nelle Istituzioni e nella politica europee.
La Commissione si è assunta questo compito, e la bozza dell'intero pacchetto di riforme interne ne costituisce una prova.
Il Parlamento si è assunto questo compito, come dimostra con forza la relazione che stiamo dibattendo.
Voglio esprimere il riconoscimento della Commissione alla relatrice, che si è voluta dedicare nuovamente alla questione davvero complicata delle basi giuridiche e dei cambiamenti istituzionali atti a intensificare la lotta alle frodi nell'Unione europea.
Aderendo al Trattato di Amsterdam, tutti gli Stati membri si sono impegnati ad assegnare alla lotta alle frodi e alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea la stessa priorità che attribuiscono alla lotta antifrode sul piano nazionale; è tuttavia un dato di fatto che a tutt'oggi solo quattro Stati hanno ratificato l'accordo del 1995.
La Commissione condivide in pieno il giudizio della relatrice sull'inaccettabilità di tale situazione.
Un atto giuridico, una direttiva che contenga una definizione comune per le fattispecie di frode quali ad esempio il riciclaggio o la corruzione, sancendo formalmente l'obbligatorietà dell'azione penale, può costituire un importante progresso. Per questo motivo proporrò alla Commissione di considerare rapidamente tale passo.
L'Ufficio europeo per la lotta antifrode, OLAF, costituisce uno degli strumenti più importanti con cui la Commissione assolve al dovere di combattere le frodi.
Per questo motivo, la Commissione non ha inteso tollerare che le due banche europee, la BCE e la BEI, contestassero il diritto dell'OLAF di compiere indagini al loro interno, appellandosi al loro carattere di istituzioni indipendenti.
Nella sua ultima riunione, la Commissione ha pertanto deciso di presentare ricorso contro queste due banche, e spero che il Parlamento approvi questa decisione.
La seconda raccomandazione contenuta nella relazione in questione riguarda la verifica della legittimità delle indagini compiute dall'OLAF nelle diverse Istituzioni europee.
Il comitato di vigilanza dell'OLAF, istituito contestualmente alla creazione dell'Ufficio, ha il compito di garantirne l'indipendenza, ma non può svolgere l'attività di controllo delle indagini interne menzionata nella relazione.
Su questo punto concordo in pieno con il comitato di vigilanza e con la relatrice.
In altre parole, c'è qui una lacuna che va colmata, ed esaminerò a questo proposito la strada indicata nella relazione.
Devo tuttavia pregarvi di una cosa: penso che nel dibattito sull'allargamento della base giuridica dell'OLAF occorra guardarsi dal far pensare, magari per equivoco, che la sua autorità attuale sia insufficiente.
L'autorità dell'Ufficio non può essere sminuita, come certamente non vuole neanche la relatrice.
In tale senso vi chiedo di appoggiare senza riserve l'attività dell'OLAF anche nella sua forma attuale.
La ringrazio, Commissario Schreyer.
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
VOTAZIONI
(Il Parlamento approva la proposta della Commissione)
Heaton-Harris (PPE-DE).
(EN) Signor Presidente, intervengo per chiederle qualche precisazione sul Regolamento e precisamente sugli articoli 133, paragrafo 2 e 138, paragrafo 4, entrambi relativi alle votazioni.
Non è forse corretto che, eccezion fatta per le votazioni ad appello nominale, si procede inizialmente al voto per alzata di mano e solo successivamente, in caso di risultato incerto, alla votazione elettronica?
In effetti, onorevole collega, ho fatto votare per alzata di mano perché nessun gruppo politico aveva chiesto la votazione per appello nominale.
Lei sa che si procede alla votazione per appello nominale o al sistema di votazione elettronica solo su richiesta dei colleghi.
In questo caso le garantisco che un' ampia maggioranza si è espressa a favore della direttiva che ho appena posto in votazione.
Signor Presidente, non mi riferivo alla votazione appena conclusa ma alle votazioni in generale.
E' evidente che alcuni presidenti di seduta non stanno a guardare le mani, ma procedono direttamente alla votazione elettronica.
Mi chiedevo se tale procedura sia corretta.
Mi rendo conto che si impiega più tempo, ma non si dovrebbe sempre procedere prima al voto per alzata di mano?
Signor Presidente, onorevoli deputati, a proposito della seconda lettura, la Commissione può accettare solo uno degli emendamenti proposti dal Parlamento.
La Commissione riprende questo emendamento e lo accetta.
(Il Presidente dichiara approvata la posizione comune così modificata)
Relazione (A5-0104/1999) dell' onorevole Koch a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 95/55/CE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada [COM(1999)0158 - C5-0004/1999 - 1999/0083(COD)]
(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)
Relazione (A5-0108/1999) della onorevole Schroedter a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla comunicazione della Commissione "Fondi strutturali e coordinamento con il fondo di coesione - Linee direttrici per i programmi del periodo 2000-2006" [COM(1999)0344 - C5-0122/1999 - 1999/2127(COS)]
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
Relazione (A5-0107/1999) dell' onorevole Berend a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla sesta relazione periodica sulla situazione socioeconomica e sullo sviluppo delle regioni dell' Unione europea [SEC(1999)0066 - C5-0120/1999 - 1999/2123(COS)]
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
Relazione (A5-0069/1999) dell' onorevole von Wogau a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sul Libro bianco della Commissione sulla modernizzazione delle norme per l' applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato CE [COM(1999)0101 - C5-0105/1999 - 1999/2108(COS)]
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
Relazione (A5-0078/1999) dell' onorevole Rapkay a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla XXVIII relazione della Commissione sulla politica della concorrenza (1998) [SEC(1999)0743 - C5-0121/1999 - 1999/2124(COS)]
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
Relazione (A5-0087/1999) dell' onorevole M. Jonckheer a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sul settimo censimento degli aiuti di Stato nell' Unione europea nel settore manifatturiero e in taluni altri settori [COM(1999)148 - C5-0107/1999-1999/2110(COS)]
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
Relazione (A5-0073/1999) dell' onorevole Langen a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla relazione della Commissione sull' applicazione nel 1998 della decisione n.2496/96/CECA del 18 dicembre 1996 che istituisce regole comunitarie per gli aiuti alla siderurgia (Codice degli aiuti alla siderurgia) [COM(1999)94 - C5-0104/1999 - 1999/2107(COS]
(Il Parlamento approva la proposta di risoluzione)
DICHIARAZIONI DI VOTO- risorse proprie

In apparenza l' Unione europea si finanzia con quattro risorse proprie, ma in realtà il bilancio europeo è alimentato dall' IVA e dal prelievo sul PIL soprattutto da quando la rinuncia alla preferenza comunitaria e la moltiplicazione delle zone di libero scambio hanno dato un taglio netto ai dazi doganali e al prelievo agricolo comune, già ridotti a causa degli SPG.
Pertanto, le frodi a danno dell' IVA comunitaria e le distorsioni nel calcolo del PIL, base imponibile della quarta risorsa, incidono in proporzioni notevoli sui gettiti e sulla giusta ripartizione delle risorse comunitarie.
Quindi, l' Europa dalle aspirazioni federali si finanzia, più che mai, come la banale organizzazione intergovernativa che è ma che rifiuta di essere.
Ciò si evince chiaramente dal regolamento che ci viene presentato, in cui ci si preoccupa della "contabilizzazione delle risorse proprie" , della loro "messa a disposizione" o del "controllo" degli importi dei dazi constatati messi a disposizione della Commissione.
D' altro canto, il nuovo comitato consultivo è composto da rappresentanti degli Stati membri contribuenti.
Siamo lontani dalle deviazioni sul "diritto penale comunitario" , sul "Procuratore europeo" o sulla polizia comunitaria, con l' OLAF.
Qui, non c' è ancora un' imposta federale europea.
E' pur vero però, che l' Europa di 25 membri vorrà un' imposta sul reddito europeo o magari sugli utili, oppure vorrà che l' imposta sulla CO2 finanzi questo bilancio 2025.
Relazione Koch (A5-0105/1999)
Accolgo con grande soddisfazione la relazione concernente una migliore armonizzazione nella formazione di consulenti per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose.
Negli ultimi anni, i trasporti nazionali e internazionali di merci pericolose si sono notevolmente intensificati, facendo aumentare i rischi di incidenti.
Taluni degli incidenti prodottisi sono stati causati dalle insufficienti conoscenze dei rischi inerenti a tali trasporti.
Si è quindi reso necessario, nell' ambito della realizzazione del mercato interno, adottare misure destinate a garantire una migliore prevenzione dei rischi.
La direttiva 96/35/CE è una risposta a tale esigenza.
Le imprese di trasporto di merci pericolose e quelle che effettuano operazioni di carico e scarico connesse a tali trasporti, si sono viste imporre, giustamente, il rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione dei rischi, per il trasporto stradale, ferroviario o per via navigabile.
Ai fini di agevolare la realizzazione di tale obiettivo, la direttiva 96/35/CE ha previsto di designare consulenti per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose coloro che possiedono una formazione professionale appropriata.
L' obiettivo di tale formazione professionale per i consulenti doveva essere la conoscenza delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative essenziali applicabili a tali trasporti.
Se a suo tempo ciò ha costituito un progresso, l' assenza di disposizioni specifiche sull' armonizzazione delle condizioni di esame si è rivelata problematica.
Pertanto si è ritenuto indispensabile colmare questa lacuna per giungere a un livello elevato e uniforme di formazione dei consulenti per la sicurezza ed evitare le disparità fra i costi di formazione, che di conseguenza avrebbero influito sulla concorrenza fra imprese degli Stati membri.
La proposta della Commissione mira a garantire una formazione uniforme dei consulenti per la sicurezza, delimita il contenuto minimo degli esami e definisce i compiti dell' autorità competente nonché le esigenze che le istanze esaminatrici debbono rispettare.
Il nostro Parlamento si è dichiarato favorevole al testo.
Ha presentato comunque diversi emendamenti che per la maggior parte sono stati ripresi nella posizione comune del Consiglio, segnatamente per quanto riguarda la necessità di elaborare un questionario e delle dichiarazioni sul rilascio di determinati documenti nel quadro della "specificazione delle modalità d' esame proposte dalla commissione d' esame" .
D' altro canto, per essere realista, do il mio appoggio al rinvio della data d' applicazione di tali disposizioni a tre mesi dopo l' entrata in vigore della direttiva.
Concludo insistendo sul fatto che un' armonizzazione della qualifica professionale di questi consulenti contribuirà al miglioramento della qualità del servizio nell' interesse degli utenti, ridurrà al minimo i rischi di incidenti suscettibili di degradare l' ambiente e di danneggiare gravemente l' integrità fisica di tutti coloro che potrebbero entrare in contatto con merci pericolose.
Relazione Koch (A5-0104/1999)
Nell' ottobre scorso sono intervenuto sulla relazione dell' onorevole Hatzidakis concernente il trasporto di merci pericolose per ferrovia.
Il mio intervento di oggi non sarà molto diverso da quanto ho detto in quell' occasione.
In pratica si tratta di questo: deploro che in un settore così importante come il trasporto di merci pericolose, si rinvii incessantemente l' adozione di norme armonizzate a detrimento della sicurezza degli uomini e dell' ambiente.
Ricordo che una direttiva sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri sul trasporto di merci pericolose su strada è entrata in vigore il 1º gennaio 1997.
Essa comportava un certo numero di disposizioni transitorie valide fino al 1º gennaio 1999.
E' a partire da quella data che avremmo dovuto pronunciarci su una proposta della Commissione europea volta a eliminare quelle deroghe.
Secondo la procedura d' uso, il CEN, Comitato europeo di normalizzazione, propone le norme per questo settore che successivamente sono inserite nell' Accordo europeo sul trasporto internazionale su strada di merci pericolose, firmato a Ginevra nel 1957 (noto con la sigla ADR), vigente in tutta Europa e le cui disposizioni servono di base alla legislazione applicabile nell' UE.
Il CEN non è stato in grado di condurre a buon fine i suoi lavori entro i tempi impartiti.
Pertanto, la proposta della Commissione oggi in discussione ha lo scopo di modificare la direttiva per disciplinare questi problemi a breve termine e non interrompere il regime transitorio come avrebbe dovuto essere!
La stessa identica cosa si è verificata per il trasporto di merci per ferrovia, con una piccola differenza: era stato fissato un termine.
Oggi, invece, non abbiamo la minima idea di quando il CEN sarà in grado di presentarci delle proposte concrete.
Nel frattempo è senz' altro inutile che gli Stati membri modifichino le loro regolamentazioni nazionali.
La relazione accetta altresì una certa flessibilità e riconosce agli Stati la possibilità di adottare o applicare norme diverse.
Quindi essi potranno continuare ad applicare la loro normativa per determinati contenitori a pressione mobili per i quali mancano delle norme europee.
Possono inoltre applicare disposizioni diverse anche per i trasporti di carattere locale e per le operazioni di trasporto ad hoc.
Pertanto, oggi, con questa dichiarazione di voto volevo esprimere la mia profonda insoddisfazione e la mia grande preoccupazione.
Relazione Schroedter (A5-0108/1999)
Signor Presidente, ho deciso di presentare oralmente la mia dichiarazione di voto sulla relazione Schroedter relativa allo sviluppo regionale, in modo da conferirle maggiore forza.
Invito sia gli Stati membri che la Commissione a dedicare sufficiente attenzione alle grandi differenze a livello di benessere che sussistono fra le diverse regioni europee.
Non ci preoccupano solo le differenze di reddito pro capite, ma soprattutto le grandi differenze in materia di occupazione.
Nonostante i sostanziosi mezzi finanziari messi a disposizione dalla Comunità tramite i Fondi strutturali per la lotta contro le differenze di opportunità di sviluppo fra le regioni europee, tali differenze non scompaiono.
Allora mi domando se la Comunità non debba cambiare drasticamente rotta e modificare gli obiettivi sulla base di rigorose valutazioni, in modo da migliorare l'efficacia della lotta contro le differenze di benessere e occupazione.
Signor Presidente, in merito alla relazione Schroedter, sono consapevole, e lo stesso Commissario Barnier me lo ha confermato, che le regole dell' addizionalità per i Fondi strutturali si applicano solo a livello degli Stati membri e non in modo trasparente e diretto all' interno degli Stati membri a favore di regioni autonome come il Galles o la Scozia.
Mi pare una circostanza profondamente insoddisfacente.
Spero che sia possibile rivedere tale aspetto in una futura occasione.
Voglio precisare che pur avendo votato a favore della relazione nutro questa importante riserva.
La relazione Schroedter illustra la necessità di promuovere il partenariato in materia di spesa dei Fondi strutturali in Europa per il 2000-2006.
Ritengo si tratti di un aspetto particolarmente importante poiché quando le autorità locali e regionali sono coinvolte nel processo decisionale sulla spesa delle risorse, i Fondi strutturali europei sono sempre spesi in modo da massimizzare lo sviluppo economico di diverse regioni.
In qualità di membro di questo Parlamento per la circoscrizione di Leinster, ho sempre sostenuto la necessità di applicare regimi che partano dal livello più basso e siano alimentati da fondi comunitari nazionali.
A mio avviso il governo irlandese, la Commissione europea e i diversi governi degli Stati membri non possono fissare da soli le priorità di spesa: nel processo decisionale sulla spesa dei Fondi strutturali europei devono essere coinvolti le autorità locali e i gruppi in rappresentanza del settore privato e del volontariato.
Per citare un esempio, in Irlanda abbiamo visto il successo dei programmi LEADER I e LEADER II, nel senso dei posti di lavoro creati grazie all' amministrazione di tali programmi nelle zone rurali dell' Irlanda e d' Europa.
LEADER III dovrebbe essere realizzato verso la fine di quest' anno.
Il programma LEADER, nella sostanza, offre al settore pubblico, al settore privato e ai gruppi di volontariato l' opportunità di mettere insieme i propri talenti collettivi per creare posti di lavoro duraturi e a lungo termine nelle piccole e medie imprese delle zone rurali.
Questa è un' illustrazione classica di come opera il concetto di partenariato e di come questi programmi vadano applicati sulla base di un mandato più ampio possibile.
Il Fondo europeo per la pace e la riconciliazione ha ottenuto altrettanti successi sul versante della creazione di occupazione nelle contee irlandesi di frontiera.
Ancora una volta è la partecipazione attiva degli attori pubblici e privati e del volontariato a dimostrare come certi fondi possono essere utilizzati al meglio per favorire i diversi progetti locali volti alla creazione di posti di lavoro nella regione.
Durante la prossima tornata dei Fondi strutturali per il 2000-2006 opereranno altre iniziative comunitarie quali EQUAL e URBAN.
Anche queste iniziative devono coinvolgere le autorità e le comunità locali nello sforzo di identificare l' utilizzo ottimale dei Fondi strutturali europei.
La relatrice menziona la necessità di seguire un approccio integrato per i nuovi piani e programmi dei Fondi strutturali che devono promuovere un partenariato decentrato, efficiente e composito, basato sulle competenze e sull' impegno di tutti i settori nelle autorità regionali e locali.
Tale aspetto è molto delicato perché le difficoltà economiche e sociali principali nel nostro paese non possono essere sormontate senza una cruciale integrazione tra fondi nazionali, locali ed europei.
Questa relazione ci riporta all' interrogativo del perché di una politica regionale.
Per colmare i divari regionali, naturalmente.
Ma, soprattutto, perché sebbene il mercato europeo ci garantisca a priori un migliore funzionamento dell' economia, esso può anche essere fonte di sperequazioni.
Jacques Delors era solito dire che essendo il mercato miope, sussiste la necessità politica di ridurre le disparità.
Si tratta di quel fenomeno di solidarietà che è all' origine del modello sociale europeo che noi tutti difendiamo, da cui nasce la coesione economica e sociale.
Vero e proprio obiettivo politico, esattamente come l' economia e il monetario, essa si attua in collaborazione con gli Stati membri, le regioni e le collettività locali. La Commissione, da parte sua, è incaricata d' indicare agli Stati membri, grazie a linee direttrici, la direzione da seguire per ottenere gli obiettivi auspicati nell' ambito della programmazione.
Per questa ragione darò il mio appoggio a questa relazione pur deplorando, per ragioni di calendario, che il Parlamento europeo sia stato consultato solo tardivamente su orientamenti che avrebbero dovuto essere d' ausilio agli Stati membri, alle regioni e alle collettività locali per la programmazione degli obiettivi 1, 2 e 3.
D' altro canto, auspico che la nostra Assemblea tenga conto anche del parere della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, che contribuisce con un insieme di riflessioni su tematiche essenziali come la lotta contro l' esclusione sociale, il sostegno all' economia sociale e l' attuazione di una strategia per l' occupazione.
Il lavoro della onorevole Schroedter costituisce un passo in più verso la trasparenza e l' efficacia degli aiuti strutturali.
Mette in valore il ruolo crescente e primordiale di tutti gli attori e principalmente dei partner locali, unici in grado di definire le specificità e i problemi sociali. Per questa ragione noi vogliamo assicurarci che i partenariati da porre in essere siano partenariati autentici, decentrati e che coinvolgano tutti gli attori interessati.
Pertanto noi riformuliamo la richiesta di istituire negli Stati membri un centro di gestione dell' aiuto strutturale, destinato a coordinare la messa in opera e la gestione degli aiuti.
A tal fine, occorre aprire i comitati di sorveglianza ai deputati europei, alle associazioni e agli industriali coinvolti nei progetti nonché alla società civile.
Tali orientamenti costituiscono un passo verso una migliore efficacia degli aiuti strutturali comunitari.
Rimodificati in quanto tali dalla relazione della onorevole Schroedter vanno nella direzione giusta.
Essi esigono anche una discussione generale sul futuro della politica di coesione dopo il 2006, ma questa è un' altra storia.
Nell' attesa dobbiamo sostenere questo primo passo.
La relazione in esame invoca tagli drastici agli aiuti di Stato illegali elargiti da alcuni Stati membri.
Pur sostenendo di cuore tale obiettivo, preferirei di gran lunga vedere questi aiuti completamente aboliti.
A mio giudizio gli aiuti di stato illegali equivalgono pressappoco a un dumping sociale sponsorizzato dallo Stato.
Tutti siamo contrari al dumping sociale perpetrato dalle imprese grosse e potenti e dobbiamo esserlo altrettanto quando viene perpetrato dai governi.
Per avere un mercato unico efficiente che renda l' industria europea competitiva a livello globale e generi benessere e occupazione per tutti gli europei ci vogliono condizioni di equità.
Gli aiuti di Stato illegali, invece, distruggono le imprese competitive e creano disoccupazione.
Ovviamente vi sono casi nei quali gli aiuti di Stato possono essere legittimi e necessari, per esempio per sostenere la ristrutturazione.
In tutti questi casi però occorre attenersi a criteri severi e ottenere un' autorizzazione preliminare da parte della Commissione europea.
Che si tratti di carne bovina destinata alla Francia o di colpi di mano all' industria, gli Stati membri non devono essere liberi di farsi un baffo della legge.
Mi entusiasma la proposta contenuta nella relazione di pubblicare uno Scoreboard che indichi gli aiuti per Stato membro.
I paesi che si proclamano tanto europeisti ma che violano sistematicamente le regole dovrebbero essere sbugiardati e la loro ipocrisia messa in piazza.
Non possiamo acconsentire che gli Stati membri si proclamino pubblicamente a favore della solidarietà europea e poi cerchino, in privato, di minare il mercato unico.
Mi solleva leggermente la diminuzione tendenziale del livello degli aiuti di Stato all' industria in Europa.
Ciononostante rimane ancora molto da fare e sollecito la Commissione ad essere molto più severa nello svelare i campioni delle sovvenzioni in Europa.

Poiché i principali strumenti della Commissione per annullare le disparità regionali sono i Fondi strutturali e il Fondo di coesione, è essenziale che il Parlamento europeo partecipi all' elaborazione dei loro orientamenti generali indicativi senza mettere in causa il principio della sussidiarietà, visto che la definizione della strategia di sviluppo di ogni paese spetta ai rispettivi Stati membri.
Purtroppo, la Commissione europea ha già fatto dei progressi rispetto ai suoi orientamenti e ben poco incide la posizione del Parlamento europeo sui programmi del periodo 2000-2006.
Nel frattempo, occorre insistere sulla necessità che la principale priorità di tali fondi sia lo sviluppo dei paesi e delle regioni con difficoltà maggiori e delle regioni ultraperiferiche, di cui abbiamo un esempio in Portogallo con le Azzorre e Madera, al fine di conseguire la coesione economica e sociale.
In realtà però gli orientamenti della Commissione non adempiono totalmente questi obiettivi.
D' altro canto, è importante che ci siano indicazioni precise e fondi sufficienti per i settori creatori d' occupazione di qualità e con il riconoscimento dei diritti nonché per quelli in cui si promuove effettivamente la parità di diritti e opportunità, per il sostegno all' economia sociale e di solidarietà, per lo sviluppo rurale, per i piccoli e medi imprenditori, per il miglioramento della qualità di vita delle popolazioni urbane di zone carenti, segnatamente per quanto riguarda gli alloggi sociali, ai fini di uno sviluppo urbano sostenibile.
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Se i contenuti dell'articolo 158 del Trattato CE sono volti a promuovere lo sviluppo armonioso dell'insieme delle comunità, dobbiamo dire che il conseguimento della soppressione delle disparità è ancora lontano, anzi, in taluni casi, come per le zone dell'Italia rientranti nell'obiettivo 1, paradossalmente le disparità aumentano, soprattutto a causa dell'ancora scarsa capacità di approccio alle procedure comunitarie da parte dell'apparato strutturale e della perdurante farraginosità delle procedure; nonostante gli interventi normativi, infatti, lo snellimento delle strutture comunitarie deve ancora essere realizzato.
Se non vi sarà innanzitutto una semplificazione amministrativa, difficilmente si potranno conseguire gli obiettivi comunitari di riforme improntate a efficienza e concentrazione.
In tal senso il documento della Commissione risulta carente, privo com'è di qualsiasi raccomandazione per gli Stati membri intesa a semplificare le procedure e le normative nazionali in materia di presentazione e di istruzione dei progetti da parte delle autorità nazionali, nonché in materia di finanziamento, attuazione e controllo.
PMI, microimprese ed artigiani in particolare costituiscono ancora "soggetti deboli", visto che proprio per loro i vincoli normativi e amministrativi imposti da alcuni Stati membri, fra cui l'Italia, rappresentano grandi ostacoli per l'accesso ai Fondi strutturali.

Un handicap di notevole portata è l'incapacità e l'impossibilità delle Regioni e di altri soggetti di programmare per tempo, per cui la Commissione, che in base alla decisione sulle linee direttrici 97/99 (relazione Howitts) avrebbe dovuto consultare per tempo il Parlamento, di fatto ha trovato una sorta di comodo alibi nella costituzione della ridotta fase di programmazione negli Stati membri e ha pubblicato le linee direttrici già nel luglio 1999, prima ancora che il neoeletto Parlamento avviasse le sue attività legislative, impedendo in tal modo al Parlamento stesso di incidere sull'attuale assetto delle linee direttrici.
Per questo motivo non poca importanza assumerà la valutazione intermedia dell'articolo 42 del regolamento 1260/99.
Le linee direttrici attuali non hanno in generale il pregio della chiarezza e della trasparenza.
Esse sfiorano soltanto il tema, pur importante, della possibilità di misurare i progressi compiuti in funzione di obiettivi verificabili e in totale sintonia con le strategie delle politiche comunitarie e non si soffermano adeguatamente sulle implicazioni dell'ampliamento, tant'è che non contengono disposizioni specifiche o chiarimenti in merito né per le autorità regionali e nazionali né per i paesi candidati.
Ciò premesso, può essere valutata positivamente la diversa impostazione delle linee direttrici che, mettendo da parte gli obiettivi geografici, sono finalizzate a politiche settoriali.
Se ciò, in teoria, può rispondere alle esigenze di concentrazione e dunque di efficacia degli interventi, sorge spontanea la domanda se l'attuale situazione delle zone dell'obiettivo 1 sia tale da consentire, nei fatti, una politica di interventi integrati, per conseguire la quale occorre uno strumento operativo di coordinamento degli stanziamenti.
Potremmo allora, in teoria, rispondere anche positivamente alla richiesta della Commissione di insediare un centro gestionale per la promozione strutturale negli Stati membri, con il compito di coordinare l'attuazione e la gestione degli interventi strutturali in loco, purché tale centro non risulti uno strumento accentratore di livello sovranazionale e garantisca l'effettiva attenzione per quelle zone - lo ripeto ancora una volta - che, per una serie di fattori negativi convergenti, non hanno ancora raggiunto livelli corretti di utilizzo dei Fondi strutturali, sicché la sostituzione dell'obiettivo geografico con le politiche settoriali potrebbe risolversi in un intervento di fatto negativo.
Le linee direttrici, così come approvate dalla Commissione, presentano un grosso limite poiché, invece di rispondere all'obiettivo di indicare degli orientamenti, forniscono un catalogo di eventuali provvedimenti, catalogo che, essendo privo di una definizione progressiva delle priorità, potrebbe addirittura sviare gli Stati membri orientandoli verso un ventaglio di proposte che confligge con l'auspicata concentrazione.
Potremmo dire che, allo stato dei fatti, ancora una volta si è perduta l'occasione di potenziare effettivamente lo sviluppo urbano sostenibile, con un contenimento del crescente fenomeno di inurbamento e del conseguente degrado paesaggistico.
Non è stata valutata adeguatamente l'importanza dello strumento della sovvenzione globale, che potrebbe rivelarsi utilissimo ai fini del riequilibrio fra zone urbane e rurali conferendo, per altro, giusta dignità agli enti locali che, nella loro autonomia, potrebbero determinare condizioni di sviluppo territoriale in tempi più brevi, contribuendo nei fatti agli sforzi di riforma dei Fondi strutturali e agli obiettivi di efficienza, concentrazione e snellimento amministrativo.
Lo spazio rurale dev'essere inteso realmente come risorsa nella quale investire sempre di più, incentivando i giovani a rimanere nelle zone rurali per evitarne la disintegrazione economica e sociale.
E' un dato ormai acquisito che, per raggiungere lo scopo, nelle zone rurali bisognerà creare posti di lavoro non più legati solo all'agricoltura tradizionalmente intesa - che pure è importante per la salvaguardia dell'ambiente e delle biodiversità - bensì in settori quali il turismo rurale, lo sport, la cultura, l'ambiente, le piccole e medie imprese, i servizi.
Un vero e proprio vuoto nelle linee direttrici è dato dalla mancanza di orientamenti concreti per attuare il coordinamento fra FSE e strategie per l'occupazione, un coordinamento che, proprio perché viene applicato per la prima volta nel periodo di programmazione 2000­-2006, presuppone che gli Stati membri abbiano bisogno di "linee direttrici".
Va altresì sottolineato che ancora una volta la Commissione elude di fatto il problema delle azioni concrete nel settore delle pari opportunità.
In conclusione, siamo in presenza di un documento non particolarmente soddisfacente e per alcuni aspetti deludente.
Relazione Berend (A5-0107/1999)
Essenzialmente, condividiamo la valutazione e le considerazioni del relatore sulla Sesta relazione periodica concernente la situazione sociale ed economica e lo sviluppo delle regioni dell' Unione europea.
Ci limitiamo pertanto a sottolineare alcuni aspetti.
In primo luogo, come afferma la stessa Commissione, il fatto che fra il 1991 e il 1996 il PIL pro capite di alcune regioni più povere abbia registrato un forte aumento, è dovuto, in larga misura, all' inclusione dei nuovi Länder tedeschi nei calcoli della media comunitaria, partendo esattamente dal primo di quegli anni, e ovviamente ciò ha determinato una riduzione sensibile del livello del PIL pro capite dell' Unione.
Inoltre, consideriamo particolarmente importante l' aver constatato che la ripresa economica di alcune regioni è stata accompagnata da un aumento minimo dell' occupazione, il che significa che si impongono nuove strategie di sviluppo e una maggiore attenzione in questo campo.
Tale situazione è in contraddizione con il deferimento dell' adozione di misure volte alla promozione dell' occupazione esclusivamente nelle mani degli Stati membri, come si sostiene nella relazione.
Come ultimo punto, ma non meno importante, vorrei fare riferimento alla proposta del relatore che in futuro questo tipo di relazione, fra gli altri aspetti, includa anche un' analisi dell' evoluzione interregionale della coesione in ogni Stato.
La molteplicità di situazioni e l' evoluzione differenziata che si verifica da regione a regione, all' interno di uno stesso Stato membro, impone in realtà una valutazione approfondita della questione in modo da permettere e garantire correzioni delle politiche regionali (e altre) al fine di garantire la coesione anche a livello interno di ciascuno Stato membro.
Considerata la situazione dell' occupazione nella Comunità e l' ambizione dichiarata dall' Unione europea di affrontare risolutamente la disoccupazione, l' analisi sulle concentrazioni d' imprese della Commissione dovrebbe tenere conto non solo della concorrenza ma anche di altri aspetti.
Cito, a titolo d' esempio, la ristrutturazione dell' impresa ABB-Alsthom Power di cui un' importante delegazione di salariati provenienti da tutta Europa è presente oggi a Strasburgo.
La direzione dell' ABB-Alsthom Power, risultato di una fusione realizzata nel giugno del 1999, ha annunciato una ristrutturazione prospettando già la soppressione di posti di lavoro in diversi paesi.
Tale situazione nefasta per l' occupazione pone numerosi problemi, in particolare per quanto attiene alla questione delle informazioni fornite al Comitato aziendale europeo creato nel 1996.
Ne risulta la necessità di aggiornare e rafforzare la direttiva comunitaria sui comitati aziendali europei.
Ciò implica anche il controllo delle concentrazioni prendendo in considerazione l' occupazione, l' ambiente e i consumatori.
La relazione della commissione per i problemi economici e monetari da questo punto di vista è carente e pertanto mi sono astenuta.

Pretendendo di applicare il principio della sussidiarietà alla politica comunitaria di concorrenza, la Commissione demanda alle autorità e ai tribunali nazionali la responsabilità di decisioni e di abusi di posizione dominante concernenti accordi fra imprese che creano distorsioni di mercato, sebbene le questioni relative a tali concentrazioni di imprese e agli aiuti statali continuino a rientrare nel regime di notifica.
La posizione or ora approvata ha lo scopo di creare forme più rapide e meno costose di attuazione della politica di concorrenza, poiché il diritto comunitario sarebbe applicato a livello di tribunali nazionali e non di Corte di giustizia europea, prevedendo addirittura tribunali specializzati.
Questa razionalizzazione parziale della politica di concorrenza potrebbe costituire un costo maggiore per gli Stati membri.
D' altro canto, come ricorda il relatore, spesso, in nome della politica di concorrenza, si è passati dal monopolio pubblico al monopolio privato, privatizzando importanti settori e imprese pubbliche, come è avvenuto in Portogallo, con conseguenze negative per il paese e per i lavoratori.
Il Libro bianco della Commissione sulla modernizzazione delle norme per l' applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato CE (81 e 82 nuovi), non propone certo di "rinazionalizzare" la politica della concorrenza, come alcuni membri del Parlamento europeo temono.
Lascia tuttavia intravedere possibilità d' evoluzione abbastanza interessanti per l' Unione europea.
In realtà, prendendo atto della congestione dei suoi servizi dovuta alle notifiche preliminari di accordi tra imprese suscettibili di falsare gli scambi commerciali e temendo di vederle aumentare ancora di numero con l' arrivo dei nuovi paesi membri, la Commissione propone la soppressione del regime di autorizzazione previa di tali accordi, nonché un' applicazione più decentrata delle regole di concorrenza a livello di Stati membri.
A mio avviso l' aspetto più rilevante è il segnale che la proposta ci invia: la Commissione anticipa le conseguenze dell' ampliamento e capisce che ciò implica necessariamente, in modo quasi automatico, una riforma del sistema centralizzato.
Certo, in questo caso, la riforma consiste in un maggiore alleggerimento e non in uno smantellamento.
In effetti, si prevede, nero su bianco, che la Commissione mantenga il controllo e la guida centrale del nuovo sistema.
D' altro canto, la relazione dell' onorevole von Wogau, appena votata dal Parlamento europeo, costituisce un incoraggiamento in tal senso.
Al contempo, tuttavia, ci si rende perfettamente conto che le scosse dovute all' ampliamento possono condurre a una limitazione delle competenze comunitarie e a un' estensione della sussidiarietà.
In prospettiva, potrebbe quindi delinearsi un'altra Europa.
Non è forse questo che mette nel panico alcuni socialisti del Parlamento europeo?
I socialdemocratici tedeschi hanno votato contro la relazione dell' onorevole von Wogau perché sono del parere che potrebbe frammentare la politica europea della concorrenza e cioè, in poche parole, potrebbe minare il super-Stato livellatore.
Stranamente, una parte del padronato si è associata perché preferisce il sistema dello "sportello unico" europeo, che le appare più economico e più stabile dal punto di vista giuridico.
In realtà questo è un vantaggio insito nel sistema attuale.
D' altro canto però, occorre tenere più ampiamente conto anche del fatto che l' embrione di decentramento avviato oggi, può condurre, in futuro, a una maggiore libertà che consentirebbe di andare incontro alle esigenze di ciascun paese e di cui tutti potranno usufruire.
Relazione Rapkay (A5-0078/1999)
Gli eletti di Lotta operaia non voteranno a favore di queste relazioni sulla politica della concorrenza europea.
La concorrenza, cioè la guerra che si dichiarano le grandi imprese fra loro, sbocca sempre su licenziamenti, chiusure di fabbriche, senza parlare poi degli immensi sprechi a livello di utilizzo delle capacità produttive.
L' ennesimo esempio è il piano di soppressione di posti di lavoro in Europa del trust ABB-Alsthom Power.
18 milioni di disoccupati, 50 milioni di poveri nell' Unione europea, pur essendo una delle regioni più ricche del mondo: ecco il risultato di questa concorrenza che le Istituzioni europee intendono favorire.
La volontà di disciplinare le condizioni di concorrenza sul mercato europeo, espressa dalla Commissione, è ridicola perché l' unica legge cui obbedisce la concorrenza è la legge della giungla in cui i più potenti schiacciano o fagocitano i più deboli.
Ciò è rivoltante soprattutto dal punto di vista sociale.
La relazione della Commissione europea mostra, crudamente, che le Istituzioni dell' Unione s' interessano unicamente ai grandi gruppi capitalisti che si danno a questa guerra economica e affatto alle vittime che essa miete.
Non si fa nulla per impedire l' aumento della disoccupazione, nulla per proteggere i salariati, nulla per impedire che le grandi imprese spingano verso la miseria una parte della popolazione, al solo scopo di arricchire ulteriormente i propri azionisti!
L' unico merito che possiamo riconoscere a questa relazione è quello di dimostrare che la maggioranza laboriosa della società non ha nulla da sperare dalle Istituzioni europee per conservare, e ancora meno per migliorare, le proprie condizioni di vita.
Votando contro questa relazione, ci facciamo portavoce di tutti coloro che hanno espresso il proprio rifiuto, a Seattle e ovunque in Europa, nei confronti di un mondo affidato alla pura logica mercantile.
Votiamo contro questa relazione in nome dello sviluppo dei servizi pubblici, e in particolare, in memoria delle vittime dell' incidente ferroviario alla stazione Paddington, che sono rimaste uccise non per fatalità ma per l' assurdo accanimento a mettere la concorrenza al posto della regolamentazione.
Tutto sommato, questa relazione è un testo primitivo che si ispira soltanto alla legge della giungla, perché la concorrenza non può risolvere nessuno dei problemi che l' umanità deve affrontare in questa svolta di secolo.
Che si tratti d' equilibrio della biosfera, di promozione della cultura o di cooperazione con il terzo mondo, la concorrenza a oltranza costituisce un fattore di regressione e d' insicurezza.
I 18 milioni di disoccupati europei, pensate forse che siano vittime di un' applicazione troppo timida di questa politica di concorrenza?
Noi siamo convinti del contrario e non pensiamo nemmeno che gli aiuti di Stato siano, per definizione, troppo elevati.
Rispetto a quale regola ferrea, a quali criteri di efficacia, lo sarebbero?
Infine, dopo Seattle, ritenete serio preconizzare un ruolo maggiore dell' OMC?
Solo i consulenti legali delle multinazionali possono dar prova di una siffatta ostinazione.
Relazione Jonckheer (A5-0087/1999)
Mi congratulo per la qualità del settimo censimento degli aiuti di Stato nell' Unione europea, per il carattere ormai annuale della sua pubblicazione e per il fatto che la Direzione generale della concorrenza divulghi sul suo sito Web informazioni generali e dettagliate rivolte al pubblico.
Sono soddisfatto dell' impostazione del relatore per quanto attiene agli aiuti di Stato e mi congratulo con lui.
Troppo spesso infatti, si tende a stigmatizzare gli aiuti di Stato come misure che falsano la concorrenza.
Certamente, una politica di concorrenza efficace costituisce la premessa di un buon funzionamento del mercato interno e dell' Unione economica e monetaria.
Tuttavia, come indica il relatore, tali aiuti sono talvolta indispensabili e possono permettere, oltre alla sopravvivenza di alcune imprese, di contribuire allo sviluppo sostenibile (articolo 6 del Trattato), ai servizi di interesse generale (articolo 16) e alla coesione economica e sociale (articolo 158).
Tuttavia, è evidente che debbono essere controllati e tale compito incombe alla Commissione europea.
Gli aiuti che ogni anno gli Stati membri dell' Unione dedicano ai settori considerati hanno raggiunto, nel periodo 1995-1997, un totale di 95 miliardi di euro, di cui il 40 percento per il settore manifatturiero.
Tali aiuti sono diminuiti notevolmente rispetto al periodo precedente, 1993-1995, (diminuzione del 13 percento dell' importo totale e dal 3,8 al 2,6 percento dell' importo dedicato agli aiuti per il settore manifatturiero).
Questo calo degli aiuti si spiega soprattutto con la diminuzione degli aiuti concessi ai nuovi Länder tedeschi.
Come il relatore, anch' io deploro che i dati presentati nella relazione non comprendano tutti gli aiuti di Stato.
La Commissione europea deve ovviare il più rapidamente possibile a tali carenze.
Deve altresì cooperare con gli Stati membri per migliorare la qualità dei dati in tempo utile, cioè per il nono censimento.
Sarebbe buona cosa che la Commissione pubblicasse un registro in cui figurino gli importi degli aiuti di Stato per paese membro.
Deploro altresì che il Parlamento europeo sia totalmente escluso dal comitato consultivo per gli aiuti statali.
Per ovviare a tale situazione, la Commissione europea deve assumersi l' obbligo di presentarci relazioni regolari.
Concluderò su un aspetto dell' utilizzazione degli aiuti di Stato che mi pare particolarmente pericoloso: si tratta degli aiuti che hanno come risultato un trasferimento d' impresa da uno Stato membro all' altro, col rischio della caccia alle sovvenzioni senza che esse possano contribuire al conseguimento degli obiettivi comuni dell' UE.
Per questa ragione auspico che nel prossimo censimento degli aiuti statali figuri la valutazione dell' impatto di tali aiuti sull' occupazione nonché sui settori dell' industria e dell' artigianato nei paesi beneficiari.
Relazione Langen (A5-0073/1999)
Questa mattina, nell' ambito dell' importante discussione sulla concorrenza, mi sono espresso sul testo dell' onorevole Langen concernente l' applicazione nel 1998 del sesto codice degli aiuti alla siderurgia.
Come è stato riconosciuto dalla Corte di giustizia nella sua sentenza del 3 maggio 1996, il settore siderurgico è particolarmente sensibile alle perturbazioni concorrenziali.
Pertanto, era legittimo instaurare un regime di aiuti statali a questo settore al fine di garantire la sopravvivenza delle imprese valide, benché l' articolo 4, punto c, del Trattato CECA, vieti ogni aiuto di Stato alla siderurgia.
Questo è, in realtà, il tema del sesto codice degli aiuti all' industria siderurgica.
Al contempo, naturalmente, è essenziale evitare ogni minaccia alle condizioni di concorrenza e ogni perturbazione grave dei mercati e da ciò deriva l' importanza di regolamentare tali aiuti.
Occorre quindi continuare a elargire aiuti di Stato soltanto alla ricerca, allo sviluppo, alla tutela dell' ambiente e agli aiuti concessi in caso di chiusura degli impianti.
Sempre sulla stessa base, è essenziale che gli Stati membri ottemperino al loro obbligo di fare rapporto alla Commissione sugli aiuti concessi a favore delle loro imprese siderurgiche, come prescrive l' articolo 7 del codice in questione.
La Commissione suggerisce che gli Stati inviino questi rapporti entro due mesi dalla fine di ogni semestre e, in ogni caso, su base annuale, senza essere obbligata a sollecitarli.
Anch' io come il relatore, mi sono rallegrato della relazione della Commissione sebbene essa non contemplasse tutti gli aspetti attinenti agli aiuti.
Benché il codice degli aiuti alla siderurgia sia formulato in modo molto chiaro, la Commissione, in varie occasioni, ha autorizzato la concessione di aiuti a imprese siderurgiche che non rientravano nelle categorie previste dal codice.
Ai fini di una maggiore equità occorrerebbe pertanto applicare rigorosamente il codice degli aiuti oppure modificarlo qualora la Commissione voglia autorizzare aiuti diversi da quelli legalmente ammessi al momento.
Si pone, infine, il problema delle conseguenze della scadenza del Trattato CECA.
Occorrerà fare in modo che il sistema di aiuti continui oltre il 2002.
Su questo punto, sono del parere che soltanto un regolamento del Consiglio potrà offrire la sicurezza giuridica necessaria e garantire il divieto formale di qualsiasi aiuto non contemplato dal codice.
Per tutte queste ragioni, ho votato a favore della relazione dell' onorevole Langen e resto ora in attesa che la Commissione risponda ai nostri interrogativi e alle nostre richieste.
(La seduta, sospesa alle 13.05, riprende alle 15.00)
Mare inquinato dal petrolio in Francia
L'ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sul mare inquinato dal petrolio in Francia.
Ha facoltà, a nome della Commissione, il Commissario Loyola de Palacio, con il cui intervento si apre la discussione.
Signor Presidente, intervengo in nome del gruppo PPE/DE ma anche in veste di eletto bretone, direttamente coinvolto e scioccato da questi eventi.
Con Françoise Grossetête e il PPE/DE, abbiamo presentato una proposta di risoluzione.
Oggi, ci troviamo innanzi a una proposta di compromesso e ne sono lieto.
Il naufragio dell' Erika è in realtà una questione europea perché mutila e insudicia alcune delle più belle spiagge europee con gravissime conseguenze per il turismo, per chi esercita un' attività marittima, per i difensori dell' ambiente e poi perché sono in causa la regolamentazione e il controllo la cui dimensione naturale è palesemente europea.
Certamente una catastrofe di tale portata non sarebbe stata possibile al largo delle coste americane.
Perché? Perché gli americani sono stati capaci d' imparare dalla catastrofe dell' Exxon Valdez e nel 1990 hanno stilato l' Oil Pollution Act che conferisce maggiori responsabilità poiché può implicare la responsabilità del noleggiatore, è più vincolante e soprattutto prevede un controllo migliore tramite varie regolamentazioni e in particolare tramite il corpo dei guardacoste americani.
Se avessimo avuto disposizioni simili, ripeto, la catastrofe non si sarebbe certamente verificata.
Per questa ragione noi riteniamo che sia necessario rivedere la normativa applicabile e in particolare il Protocollo del 1992 che ha esonerato i noleggiatori, nella fattispecie la compagnia petrolifera che ha noleggiato, da qualsiasi responsabilità.
L' esonero del noleggiatore ovviamente significa che egli è meno implicato nei controlli a carico delle compagnie petrolifere.
E' necessario quindi rivedere la regolamentazione e le sono grato, signora Commissario, di aver indicato tutte le attuali lacune delle disposizioni europee.
Come lei ha dichiarato, dobbiamo soprattutto rafforzare i controlli: quelli dello Stato di bandiera e quelli delle società di classificazione.
Lei ci ha detto che il RINA è un registro di classificazione italiano riconosciuto dalla Commissione.
In quali condizioni avviene il riconoscimento?
Quali sono le garanzie di affidabilità?
Lei ci ha annunciato l' invio di una missione e noi ne attendiamo con molto interesse i risultati.
E' necessario anche rafforzare i controlli delle autorità marittime, il controllo nei porti europei.
Occorre ricordare che esiste un Memorandum di Parigi che prevede un controllo minimo, ossia un quarto delle navi che fanno scalo nei porti europei deve essere controllato dalle autorità marittime del paese interessato.
Da molto tempo di sa che tale obbligo non è rispettato, né in Francia né in molti altri paesi europei.
Perché?
Quali sono le conseguenze che la Commissione ha tratto o si appresta a trarre?
Mi pare necessario rafforzare anche i controlli a carico del noleggiatore, nella fattispecie della compagnia petrolifera.
Se fosse implicata la sua responsabilità finanziaria certamente il controllo sarebbe migliore.
Infine, è necessario il coordinamento delle autorità marittime per giungere a una sorta di dispositivo europeo analogo a quello dei guardacoste americani che sorvegliano le coste degli Stati Uniti.
Innanzi tutto ringrazio i colleghi del mio gruppo membri della commissione per l' ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori per aver affrontato la questione unitamente ai colleghi dei trasporti.
Il disastro di cui parliamo riguarda tanto l' ambiente quanto i trasporti e non è confinato ad un solo settore.
Per l' ennesima volta il nostro Parlamento si trova a parlare di un altro disastro marittimo.
Potrei recitare come un rosario la lista dei disastri che si sono abbattuti su questo settore nei miei dieci anni di mandato parlamentare, ma ho solo tre minuti.
E' scoccata ormai l' ora, non solo per gli Stati membri ma anche per quella tigre di carta che è l' Organizzazione marittima internazionale, nonché per le stesse compagnie petrolifere e gli armatori delle petroliere, di assumersi le proprie responsabilità ponendo fine a queste tragedie ambientali e umane che si ripropongono anno dopo anno.
Quante altre Erika ci vorranno prima che chi di dovere realizzi un controllo dello Stato di approdo degno di questo nome e efficace in tutta l' Unione europea e non solo in certe zone?
Quanto altro inquinamento dovremo sopportare prima che vengano fabbricate petroliere con cisterne segregate e doppi scafi?
Quanti altri uccelli marini dovranno essere sterminati prima che le compagnie di navigazione mettano fine alla pratica di ripulire le cisterne in mare, pratica che, come la risoluzione sottolinea, crea più inquinamento di qualunque disastro del tipo Erika?
Pur riconoscendo i progressi ottenuti in materia di controllo dello Stato di approdo e norme minime relative all' equipaggio continuiamo ad avere a che fare con quelle che il compianto collega Ken Stewart soleva definire "navi della vergogna che solcano le acque dell' Unione europea: secchi arrugginiti governati da pessimi equipaggi."
Gli Stati membri devono agire con tempestività e fermezza.
I nostri governi devono mettere insieme le risorse finanziarie per garantire controlli efficaci e devono smettere di trascinare per le lunghe ogni iniziativa in materia di sicurezza marittima.
La tragedia dell' Erika non ha avuto un costo in termini di vite umane, ma avrebbe potuto distruggere l' esistenza di molti, come la Sea Empress oppure la Braer.
Certo è che tutti e tre gli incidenti hanno causato un disastro ecologico.
Il mio gruppo è solidale con gli abitanti della Bretagna, la cui regione è stata devastata dal disastro, così come in altre occasioni fummo solidali con gli abitanti del Galles occidentale e delle Isole Shetland.
Sarebbe ora di smetterla di manifestare la nostra solidarietà e di cominciare, invece, a rilasciare mandati obbligatori per eliminare queste navi della vergogna a favore di mari sicuri, altrimenti, nel corso dell' anno ci ritroveremo di nuovo a discutere di una nuova proposta di risoluzione per l' affondamento di un' altra nave cisterna battente bandiera di comodo che infesta il mare di greggio.
Il tempo delle risoluzioni è passato: adesso è l' ora di agire.
Purtroppo, temo che il Consiglio anche questa volta rimarrà inattivo e torneremo in futuro a discutere di un nuovo disastro marittimo ed ecologico.
Signor Presidente, ogni volta che si verifica un disastro come questo si dice che non deve ripetersi mai più.
In realtà non possiamo impedire gli incidenti in mare, ma è nostro dovere imparare da ogni incidente come questo e mettere in pratica le lezioni imparate per ridurre i rischi futuri.
L' incidente dell' Erika è stato grave soprattutto per gli abitanti della Bretagna più direttamente colpiti, ma ha avuto effetti devastanti sulla fauna selvatica di gran parte dell' Europa.
Secondo alcune fonti si tratterebbe del peggiore disastro che abbia mai colpito gli uccelli di questa regione europea; secondo la Royal Society per la protezione degli uccelli potrebbero essere morti almeno 400.000 volatili, probabilmente per lo più urie.
Quanta tragedia e quanta angoscia nelle immagini degli uccelli neri di petrolio deposti sulle spiagge dai veterinari, che in tanti abbiamo visto.
Tutti noi vogliamo le norme migliori per le navi, a prescindere dalla loro bandiera.
I regolamenti devono essere rispettati, come il principio "chi inquina paga" , così da utilizzare le sanzioni pecuniare e gli incentivi per esercitare pressioni sugli operatori marittimi e le compagnie petrolifere e garantire che vengano introdotte le migliori pratiche.
Condivido ogni parola della signora Commissario, ma il problema è quanto tempo occorrerà perché siano introdotti provvedimenti del tipo che ha proposto.
In qualità di politico, la signora Commissario deve ricordare ai suoi funzionari quanto sarebbe difficile essere costretta a ripresentarsi in Aula tra un anno, in occasione di un incidente simile, altrettanto devastante, se alcuni dei provvedimenti proposti oggi fossero ancora solo belle parole, non avendo lei avuto modo di metterli in pratica.
L' idea di un altro incidente simile in futuro dovrebbe fungere da perfetto catalizzatore per la signora Commissario e per i suoi funzionari.
Signor Presidente, signora Commissario, vi ho portato un regalino.
Ecco un pezzetto di nafta inviato da una abitante dell' isola di Noirmoutier la quale mi scrive: "ad ogni marea, la spiaggia viene ricoperta dal greggio fuoriuscito dall' Erika.
Ad ogni marea, volontari, militari, pompieri asportano masse enormi di questo catrame nero, viscoso e denso.
Quando riavremo la spiaggia pulita e quando avrà fine questo incidente devastatore?"
Si, questo incidente dell' Erika, come quello della nave russa in Turchia, è inaccettabile e intollerabile in tempi in cui l' alta tecnologia è portata alle stelle.
E' ancora più inaccettabile perché si è verificato venti anni dopo la catastrofe dell' Amoco Cadiz, quando invece avevamo detto e ripetuto molte volte che non sarebbe mai più successo.
E' indubbiamente responsabilità dei politici, e dunque nostra, garantire la sicurezza dei trasporti marittimi.
Dobbiamo garantire realmente ai cittadini che un disastro del genere non si ripeterà più.
Ascoltandola, signora Commissario, ci si sente un po' frustrati perché chi si era già occupato di tali questioni sa che la Commissione e il Parlamento avevano preparato, nel 1992 credo, un testo molto interessante che già conteneva tutte le proposte contenute nella risoluzione elaborata oggi dalla commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo.
Perché è vero che bisogna dirlo e ripeterlo: l' Erika è una catastrofe di troppo.
Per questa ragione, è urgente che l' Unione europea si impegni in una revisione drastica delle sue direttive in materia di trasporto marittimo, per renderle più restrittive e fissare un regime chiaro e preciso delle responsabilità dei proprietari dei carichi.
Per esempio la Shell e la British Petroleum avevano rifiutato di far trasportare il loro petrolio all' Erika.
Perché in questo caso non si riconosce la responsabilità del noleggiatore che è la Total?
Nelle vostre proposte occorre anche introdurre l' obbligo del doppio scafo e il divieto della degassificazione in mare.
Bisogna istituire un corpo europeo di ispettori affinché possano effettivamente ed efficacemente controllare lo stato delle navi.
Inoltre, è altrettanto urgente che l' Unione europea s' impegni a riformare l' OMI.
Infatti, a che scopo elaborare direttive restrittive se poi la maggior parte delle navi quando solca gli oceani fa quello che vuole?
Infine, signore e signori, vorrei rivolgere un pensiero commosso a tutti i volontari, agli amici della natura e degli uccelli che spontaneamente e generosamente rispondono presente e accorrono in soccorso degli uccelli impregnati di nafta organizzandone il salvataggio con i mezzi disponibili.
Sono una testimone diretta di questo lavoro eccezionale.
Sapete sicuramente che circa 200.000 uccelli moriranno a causa della marea nera che è una catastrofe ecologica di enorme portata e praticamente senza precedenti.
Certamente sapete anche quanto sia difficile oggigiorno conservare le specie e quanto sia difficile conservare gli habitat.
A questo proposito, signora Commissario, lei non ha detto nulla del modo in cui la Commissione intende contribuire al ripristino della natura e degli ecosistemi.
Ancora una volta, non ci saranno responsabili chiaramente individuati.
Nell' attesa è sempre la natura che ha la peggio.
Signor Presidente, il mio gruppo ha chiesto di organizzare questa discussione per dare al nostro Parlamento l' opportunità di esprimere la sua solidarietà alle persone direttamente colpite da questa catastrofe ecologica, colpite sia nelle loro attività economiche che nel loro rapporto con l' ambiente naturale che li circonda.
A questo proposito, mi sia consentito salutare in tribuna la signora Javette-Le Besque, portavoce del collettivo "Marea nera" istituito da cittadine e cittadini del dipartimento di Morbihan.
Numerosi volontari francesi e di vari paesi europei hanno manifestato la loro solidarietà sul posto dando man forte alle vittime.
In quanto Parlamento europeo manifestare la nostra solidarietà significa anzi tutto agire per ottenere la concessione immediata di un aiuto d' urgenza per le famiglie colpite dalla marea nera e contemporaneamente esigere il rafforzamento qualitativo, su scala europea e internazionale, delle regole e delle norme di sicurezza dei trasporti marittimi prevedendo controlli molto più frequenti e sanzioni molto più dissuasive nei confronti dei contravventori.
Le nostre proposte riguardano in particolare la vetustà delle petroliere.
Fra quelle che l' anno scorso sono state controllate e giudicate in infrazione, 15 avevano più di vent' anni, alcune trenta e anche oltre.
Non è più tollerabile.
Poi, c' è il problema delle bandiere di comodo.
Secondo la Federazione internazionale dei trasporti, più del 40 percento delle navi naufragate nel 1998 battevano bandiera di comodo, simbolo del profitto e dello sfruttamento degli uomini a detrimento della sicurezza.
Non è più tollerabile.
Infine, l' assenza di trasparenza.
Tutto è fatto in modo tale da rendere il più opaca possibile la catena di responsabilità, l' identità dei proprietari e di coloro che prendono di fatto le decisioni.
Non è più tollerabile.
Su tutti questi piani dobbiamo ottenere dei cambiamenti reali e incisivi compresa la fissazione di una data limite per conformarsi alle nuove norme, compreso il doppio scafo, sotto pena del divieto di ormeggio nei porti o di navigare nelle acque territoriali degli Stati membri.
Dobbiamo altresì esigere un rigore maggiore sia nel rilascio dei certificati di navigabilità che nel controllo dello stato e della manutenzione delle navi.
Dobbiamo anche ottenere che i responsabili di una catastrofe contribuiscano in solido agli indennizzi.
Nella fattispecie penso al gruppo Total-Fina.
Signor Presidente, l' Unione può intraprendere questa stessa iniziativa nei confronti dell' Organizzazione marittima internazionale.
In tal modo dimostrerà la sua utilità a un' opinione pubblica che, questa volta, si aspetta atti chiari e concreti.
Signor Presidente, signora Commissario, in quanto eletto della Vandea, sulla costa atlantica francese, vorrei innanzi tutto manifestare il sentimento di rivolta delle popolazioni vittime della marea nera dell' Erika per i disastri causati, non da una catastrofe naturale come la tempesta che ci ha da poco colpito, ma da un crimine.
In questa situazione di emergenza, di fronte alle difficoltà, si è manifestato un magnifico slancio di solidarietà: solidarietà locale, solidarietà nazionale, solidarietà intergovernativa.
Adesso, le popolazioni sinistrate, coloro che hanno perso tutto, in particolare chi esercita un' attività marittima e gli operatori turistici, coloro la cui attività è compromessa per molti anni a venire, non vogliono unicamente la riparazione dei danni commessi dagli inquinatori ma che si faccia tutto il possibile affinché la loro disgrazia serva in futuro agli altri per impedire il ripetersi di siffatti crimini.
Evidentemente, paghiamo il prezzo della nostra stessa trascuratezza perché i nostri paesi, con la benedizione della Comunità, hanno ritenuto opportuno non avere più una flotta mercantile propria e hanno lasciato scomparire una profonda competenza in materia di costruzione navale, non disponiamo più di una chiara rintracciabilità delle navi e vediamo autentiche navi-pattumiera solcare i nostri mari sotto bandiere di comodo, in balia degli interessi a breve termine delle compagnie multinazionali.
Occorre assolutamente por fine alla valanga di irresponsabilità, noleggiatori irresponsabili, armatori introvabili, società di classificazione compiacenti.
Oggi, regna la massima confusione.
Tali questioni ovviamente debbono essere trattate a livello mondiale, ma le regole internazionali attuali dell' OMI sono del tutto insufficienti e troppo lassiste. Né i nostri paesi, né la Commissione hanno tentato con tenacia di renderle più rigorose nonostante le precedenti catastrofi.
Certamente, esiste il Fondo internazionale di compensazione per l' inquinamento da idrocarburi, il FIPOL, ma esso diluisce le responsabilità e prevede massimali a un livello insufficiente che occorre rivedere.
Occorre imperativamente rivedere la questione delle bandiere di comodo in sede di OMI.
A tal fine è compito degli Stati membri e della Comunità intraprendere le iniziative necessarie.
Ricordo che l' Erika batteva bandiera di comodo di uno Stato candidato all' Unione europea.
D' altro canto, esistono direttive comunitarie che però sono poco o per niente applicate a causa del numero insufficiente di controllori nazionali.
E' necessario porre rimedio urgentemente a questa carenza.
Da molti anni è in corso di preparazione una direttiva sulla sicurezza marittima ma procede a velocità molto ridotta.
Da questo punto di vista si registra un' inerzia inammissibile e una ignavia inaccettabile della Commissione.
La data di presentazione della comunicazione della Commissione su questo problema essenziale è stata continuamente rinviata ed ora prevista per luglio ma deve essere assolutamente anticipata.

Le disposizioni di merito che occorre prevedere debbono essere chiare e severe.
Ne citerò tre ritenute prioritarie dal nostro gruppo.
In primo luogo, la responsabilità dei titolari del carico di petrolio deve essere determinata con chiarezza e le vittime dell' inquinamento debbono potervi ricorrere senza ambiguità alcuna.
Per il futuro, la migliore prevenzione sarà la certezza per i noleggiatori di una condanna pesante, civile, penale e pecuniaria, qualora non siano abbastanza vigili sulla sicurezza delle navi che scelgono.
Secondo, è necessario imporre il più rapidamente possibile, senza rinviare alle calende greche, la condizione del doppio scafo per le petroliere ammesse a solcare le acque comunitarie.
Terzo, occorre fissare urgentemente un limite rigoroso di anzianità delle navi ammesse a navigare nelle acque comunitarie: potrebbe esser di 15 anni al massimo.
In mancanza di un quadro normativo comunitario sufficientemente chiaro, severo e rigoroso, gli Stati membri che volessero elaborarne uno, dovrebbero essere autorizzati a farlo per proteggere le popolazioni e il proprio territorio, esattamente come gli Stati Uniti hanno saputo trarre una lezione dalla catastrofe dell' Exxon Valdez esigendo il doppio scafo e bandendo dalle loro acque tutte le navi di più di vent' anni.
Per questa ragione gli Stati Uniti avevano rifiutato l' accesso dell' Erika alle loro acque.
Se la Comunità avesse fatto la stessa cosa, avrebbe evitato un' immensa catastrofe.
Signor Presidente, signora Commissario, facciamo in modo che questa volta si impari veramente la lezione, anche dopo l' affievolirsi dell' emozione dei media e dei parlamentari.
Signor Presidente, Torrey Canyon, Olympic Bravery, Haven, Amoco Cadiz, Gino, Tanio, sono tutti nomi di sinistra memoria a cui ora si aggiunge l' Erika.
Quale sarà il prossimo?
Ventun anni dopo l' Amoco Cadiz, l' ennesima marea nera, la settima dal 1967, è la prova dell' irresponsabilità di tutti i governi che si sono avvicendati.
La costa atlantica occidentale ancora una volta paga l' alto prezzo della loro incapacità di reagire, della loro capitolazione dinanzi alle multinazionali.
E' difficile capire perché francesi ed europei autorizzino ciò che gli americani vietano e perché l' Europa, solitamente così solerte a legiferare in materia di ambiente, in materia di sicurezza marittima sia all' impasse.
Il risultato lo vediamo.
L' Erika, nave che batte bandiera maltese, relitto ambulante classificato fra le petroliere più pericolose, ha insudiciato le nostre coste per più di 400 km, provocando un inquinamento molto più grave di quello dell' Amoco Cadiz.
Purtroppo ne sono un testimone diretto essendo deputato della Loire-Atlantique.
Queste ripetute catastrofi non hanno nulla di naturale, non sono affatto dovute alla fatalità.
Sono la conseguenza dell' incongruenza degli uomini.
Si tratta effettivamente di una catastrofe ecologica.
Hanno potuto dubitarne solo coloro che non vivono sul posto la dura realtà.
Si tratta altresì di una catastrofe economica per tutti quelli la cui vita dipende dal mare e dal turismo, pescatori, ostricoltori, molluschicoltori, salinai, commercianti, eccetera.
Il disastro dell' Erika deve essere l' ultimo della serie.
In primo luogo, dobbiamo fare piena luce su questo naufragio.
Perché non nominare una commissione d' inchiesta parlamentare o associare i parlamentari alla missione che è stata annunciata dianzi dalla Commissione?
In secondo luogo, dobbiamo rapidamente legiferare perché le caratteristiche esatte delle merci trasportate siano note.
Infatti, secondo gli esperti, il petrolio dell' Erika avrebbe dovuto adagiarsi sul fondo e non raggiungere mai le coste.
Sappiamo invece cosa è successo.
Occorrerebbe poi istituire un controllo tecnico affidabile ricalcando il modello della revisione, obbligatoria in Francia per i veicoli di più di cinque anni.
Sarebbe necessario disciplinare l' uso delle bandiere di comodo, esigere il doppio scafo per il trasporto di materiale inquinante o pericoloso, innovare tecnologicamente per riuscire a trattare o raccogliere gli idrocarburi in mare.
Sarebbe il minimo, credo, all' alba del terzo millennio.
Bisognerebbe vietare alle navi non regolamentari l' accesso alle acque europee, determinare la responsabilità degli inquinatori, degli armatori, dei noleggiatori in nome del principio "chi inquina, paga" , rafforzare la sorveglianza marittima per evitare la degassificazione in mare, imporre un controllo serio e affidabile delle navi-cisterna, ripristinare la linea di bilancio "catastrofi naturali" con una dotazione importante a favore degli Stati membri e nel frattempo concedere un aiuto comunitario eccezionale e rendere ammissibili ai Fondi strutturali i dipartimenti sinistrati.
A questo proposito ho presentato una risoluzione in nome del gruppo EDD.
Signor Presidente, negli ultimi anni le petroliere hanno ripetutamente provocato gravi catastrofi in tutto il mondo, ma non si sono mai adottate contromisure di qualche rilievo o efficacia.
Il caso attuale è particolarmente grave, anche perché ne è rimasto vittima uno dei grandi Stati europei.
Fatti del genere possono ripetersi in qualsiasi momento.
Visto che evidentemente l'azione dei 15 non basta, si impone con urgenza l'adozione di una direttiva che limiti il pericolo e garantisca almeno tre punti - senza alcuna pretesa di completezza: nessuna /petroliera o nave da carico inadatta alla navigazione deve più potere attraccare in un porto dell'Unione europea.
Tutte le parti in causa, compreso il committente del trasporto, devono essere ritenuti responsabili per eventuali danni e stipulare a tal fine polizze assicurative adeguate.
Soltanto in questo modo le parti lese possono sperare di ottenere effettivamente un risarcimento dei danni subiti.
Va tuttavia chiarito che l'obiettivo di lungo termine deve essere ancora più ambizioso.
In altre parole, dobbiamo conoscere tutta la verità sui costi del nostro sistema di approvvigionamento energetico nel suo complesso.
Signor Presidente, mi permetto di iniziare ringraziando il Commissario, signora Palacio per la sua risposta chiara, adeguata e anche molto ferma.
Grazie mille.
Nutro un grande rispetto sia per la nota che ha inviato in data 10 gennaio, che per i punti di azione annunciati oggi.
La tragedia della petroliera Erika dimostra che quando a livello internazionale ed europeo manca una normativa completa in materia di trasporti, a rimetterci sono la natura e l'ambiente. I danni ecologici sono incalcolabili.
Ecco il motivo della discussione congiunta di oggi con i colleghi della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori.
Durante le vacanze di Natale, quando i mass media olandesi iniziarono a interessarsi della catastrofe della petroliera Erika, ho consultato Internet per vedere quali misure erano già state prese, sicuramente anche dopo che in Francia il Premier Jospin aveva dichiarato che l'Europa avrebbe dovuto fare di più.
La conclusione che ne ho tratto è che la legislazione esistente di per sé è sufficiente, il problema piuttosto è rappresentato dai controlli carenti.
Desidero mettere in risalto alcuni punti citati anche dalla signora Commissario.
In primo luogo il controllo dello Stato di approdo, in base al quale il 25 percento delle navi deve essere sottoposto ai controlli.
Penso che non solo si debba rispettare la quota del 25 percento, ma che anzi i controlli andrebbero potenziati, aumentando detta percentuale.
Inoltre, quando una nave non ha più l'autorizzazione a navigare, non solo si dovrebbero controllare i fatti, ma occorre altresì un sistema giuridico che ci permetta di dichiarare appunto che la nave non può più essere utilizzata.
Purtroppo un sistema simile non esiste.
Signor Presidente, diamoci da fare.
Infine, per quanto riguarda i requisiti tecnici per le navi, ne hanno appena parlato anche i miei colleghi. Dal 1999 negli Stati Uniti è obbligatorio il doppio scafo.
Mi pare che anche su questo punto si debba essere più aggressivi e che il Trattato MARPOL, che entrerà in vigore nel 2001, meriti un attento esame.
Signor Presidente, occorre altresì seguire con occhi critico i negoziati per l'adesione di Malta e tengo a esprimere i miei ringraziamenti e la mia ammirazione per le molte ONG che si sono rimboccate le maniche per salvare gli animali colpiti.
- (DE) Signor Presidente, abbiamo già condotto molte volte in passato dibattiti come questo, senza ottenere mai nulla, e abbiamo perso l'occasione di essere concordi qui in seno all'Unione europea.
Ecco perché ritengo che il dibattito odierno abbia senso soltanto se quanto noi tutti diciamo oggi qui e quanto lei, signora Commissario, ci ha preannunciato, si tradurrà davvero in un atto legislativo - in altre parole, se tutti i presenti dicono ai loro capi di governo e ai loro ministri: ecco cosa dovete approvare nel Consiglio dei ministri.
Mi sia consentito fare una premessa: stiamo parlando di un disastro ambientale che ha anche conseguenze economiche e mette in pericolo persone e attività produttive.
Che fare?
Non intendo rivangare il passato, ma guardare al futuro.
Cosa dobbiamo fare ora?
Voglio enumerare alcune cose da farsi.
Naturalmente ci vogliono navi a doppio scafo.
Questo è chiaro, ma è una misura che farà sentire i suoi effetti solo a medio e a lungo termine.
Cos'è che serve nell'immediato?
Ci vuole una revisione periodica obbligatoria dei natanti, da effettuarsi ogni due anni. Nessuna nave dovrebbe poter prendere il mare senza l'apposito certificato.
Serve un servizio del genere a livello europeo e internazionale, qualche cosa di analogo al sistema della revisione periodica degli autoveicoli, come il TV, che in Germania è obbligatoria ogni due anni.
Un autoveicolo senza certificato di revisione non può circolare.
Ecco di cosa abbiamo bisogno per le navi.
Terzo: il certificato e la polizza assicurativa devono essere controllati nei porti - in tutti i porti dell'Unione europea.
Se non ci sono, la nave viene fermata e non può salpare, non importa a quanto ammontano i diritti portuali.
Dobbiamo applicare questa regola in tutti i porti comunitari, da Marsiglia a Rotterdam, Wilhelmshaven, Cuxhaven e ovunque possano attraccare le navi.
Quarto: dobbiamo introdurre la responsabilità del proprietario della nave, non limitata alla ridicola somma di 12 milioni di dollari, ma per almeno 400 milioni di dollari, da documentare mediante polizza assicurativa.
Inoltre ci serve la responsabilità dello Stato di cui la nave batte bandiera.
Dobbiamo avere la certezza che, nel dubbio, quello Stato si accolli la responsabilità.
Così sì che i controlli funzionerebbero benissimo!
Posso garantirvi che gli Stati che impegnano la loro bandiera faranno di tutto per non rischiare di doversi accollare una tale responsabilità.
Quinto: deve essere garantito che questi obblighi si applichino a tutte le navi in tutti i porti e in tutte le acque dell'Unione europea - anche nei paesi candidati all'adesione. In altre parole, le norme che ho menzionato devono valere ovunque.
E per concludere, ecco la cosa che ci serve più di tutte: una buona memoria, perché d'ora in poi in quest'Aula parleremo più spesso di attività legislativa.
Parleremo più spesso di standard ambientali, e non vorrei che qualcuno mi venisse a dire che queste richieste distruggono posti di lavoro nei porti.
Lo diranno i sindacati, e lo dirà l'industria.
Ci serve una buona memoria, onorevoli colleghi.
Guardo in faccia molti tra voi che finora non sono stati in prima fila nella difesa dell'ambiente.
Provate ad andare a casa e dire: degli standard finora non ce ne siamo occupati.
Ci serve una buona memoria a proposito di quello che si esige nei porti.
Ci serve una buona memoria quando diciamo: per una volta nell'Unione europea siamo d'accordo sui diritti portuali e sulle norme da applicare nei porti, e non ci facciamo le scarpe a vicenda.
Se ci riusciremo, tra qualche anno forse la situazione sarà migliorata!
Signor Presidente, la onorevole Roth-Behrendt ha già espresso gran parte dei miei pensieri.
Ora disponiamo di un completo inventario di provvedimenti diversi.
Ma che uso facciamo della sensibilità verso le crisi che questo nuovo disastro ecologico ha risvegliato?
A titolo di raffronto, ricordo che una generazione precedente aveva introdotto il "marchio Plimsoll", ossia un marchio pensato per evitare che venissero commesse, con imbarcazioni inidonee alla navigazione, frodi ai danni delle assicurazioni.
Dov'è finita quella sensibilità che aveva contraddistinto altre generazioni che ci hanno preceduto?
A mio avviso, noi dobbiamo puntare a una certificazione analoga a quella richiesta dalla onorevole Roth-Behrendt, a quella marchiatura a caratteri verdi sulle navi cisterna della quale si discute in alcuni porti d'Europa.
Occorre inoltre sottoporre le società di classificazione navale a un vaglio critico.
Credo che le loro procedure non possano essere accettate: sono necessarie procedure indipendenti e all'insegna della trasparenza.
Infine, tengo ad aggiungere che, quando il mio paese concede sussidi per l'ambiente agli armatori che intendono migliorare il proprio livello di qualità ecologica, ecco che all'interno della Commissione vi sono unità pronte a considerarli alla stregua di un indebito sussidio alla cantieristica navale.
Insomma, alla Commissione una mano non sa neppure che cosa stia facendo l'altra.
E' inammissibile che venga impedito il varo di provvedimenti ecologici, del tutto in linea con gli orientamenti della Commissione, soltanto perché qualcuno li bolla come sussidi indebiti.
Signor Presidente, voteremo a favore della risoluzione presentata dal gruppo GUE/NGL perché denuncia le responsabilità della Total-Fina in questa catastrofe ecologica. Inoltre, sottoscrivo la proposta di vietare le bandiere di comodo e l' uso di navi vetuste nonché l' imposizione del doppio scafo per le petroliere.
A mio avviso, come minimo, la Total dovrebbe finanziare integralmente la riparazione dei danni diretti e indiretti provocati dalla marea nera.
Come impedire che tali eventi si ripetano senza imporre misure draconiane contro i grandi trust del petrolio, o altri simili, che per trarre profitti supplementari rischiano di rendere il pianeta invivibile?
Come non indignarsi quando una banca rifiuta di rivelare il nome dei proprietari dell' Erika, invocando il segreto bancario, senza alcuna reazione da parte dei governi?
Il nocciolo del problema è che tutti i governi, come tutte le Istituzioni europee, riconoscono ai grandi trust, come la Total-Fina e simili, il diritto di potenziare al massimo i loro profitti a detrimento sia dei salariati che dell' ambiente.
Riconoscono alle imprese e alle banche il segreto professionale anche se tale segreto protegge atti realmente criminosi.
In tali condizioni, anche le risoluzioni migliori resteranno delle richieste di principio incapaci di impedire ai grandi trust di nuocere.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono a favore di un inasprimento delle norme sul controllo dello Stato di approdo e sulle società di classificazione.
Dobbiamo però attenerci anche ai fatti.
La petroliera Erika era stata sottoposta a quattro controlli nel corso degli ultimi due anni.
Non è dunque il numero dei controlli, ma la loro intensità che occorre garantire.
Nei dibattiti delle scorse settimane ho sentito dire: gli Stati membri non hanno abbastanza fondi per i controlli!
E' un'argomentazione che non posso accettare.
Se gli Stati membri decidono di comune accordo con noi che il 25 percento delle navi va sottoposto a controllo in virtù delle norme sul controllo dello Stato di approdo, allora devono anche mettere a disposizione il personale necessario!
In caso di controllo non basta che l'ispettore salga a bordo solo per vedere se manca qualche estintore; si devono effettuare anche prove sui materiali, perché è palese che la nave in questione si è spezzata per eccessiva fatica del materiale.
Fenomeni del genere sono accertabili solo con controlli molto approfonditi.
Dovremo fare in modo da garantire che i controlli dello Stato di approdo non riguardino solo aspetti esteriori, ma contemplino anche prove sui materiali.
In secondo luogo condivido quanto accennato dalla signora Commissario, che incoraggio a proseguire su questa strada.
Se si dovesse accertare che una o più società di classificazione hanno rilasciato perizie di comodo, queste società devono essere depennate della lista delle società abilitate; solo con questo deterrente è possibile evitare che altre si comportino nello stesso modo.
Cara collega Roth-Behrendt, il TÜV per i natanti esiste già, e sono proprio le società di classificazione!
Ne esistono anche di serie, e tu ne conosci diverse, come ne conoscono i nostri colleghi francesi; ma dobbiamo guardare bene quali società non assolvono i criteri prestabiliti, e queste devono essere depennate dalla lista.
Un'ultima osservazione: dovremmo dire chiaramente a Malta che, se vuole entrare a far parte di questa Comunità, al momento dell'adesione dovrà applicare nella registrazione e nel controllo dello Stato di bandiera uno standard che risponda veramente ai criteri che abbiamo stabilito, perché l'ambiente è comune a tutti, non può essere suddiviso!
Signor Presidente, signora Commissario, l' Erika è naufragata proprio dalle mie parti ed è sempre là, con ancora 20.000 tonnellate di combustibile che non sappiamo che fine faranno.
Avrebbe anche potuto affondare altrove.
E' naufragata in quel punto per caso, e la Bretagna, da cui provengo, non deve certo scusarsi se a causa della geografia è una penisola, visto poi che è la Bretagna a subire spesso dei naufragi.
Anzi tutto, penso ai 26 marinai indiani di cui non si parla e che sono stati tratti in salvo.
In questa catastrofe avrebbero potuto esserci delle vittime e la sicurezza marittima concerne soprattutto la vita degli uomini.
Adesso sono partiti ma è un miracolo che si siano salvati.
Si ricomincia come 20 anni fa con l' Amoco, un incidente sulla costa nord, uno a sud, uno a ovest.
E potrebbe andare avanti così.
Signora Commissario, poiché il tempo a disposizione è breve vorrei rapidamente elencarle i sette punti, lei ne ha citati alcuni, che ci sembrano essenziali e sui cui lavorare: l' obbligo, il più presto possibile, per navigare nelle nostre acque, del doppio scafo; il controllo più severo possibile da parte dello Stato di approdo.
Inoltre, occorre che le società di classificazione siano obbligate a rendere pubbliche le loro relazioni perché non sono rese note.
Armonizzazione delle sanzioni fra i quindici Stati membri perché non debbono differire ma essere uguali ovunque.
Maggiore severità per le bandiere di comodo, non perché le navi che battono tali bandiere siano necessariamente delle cattive navi ma perché molte cattive navi utilizzano queste bandiere; migliorare le informazioni sull' insieme delle flotte del mondo ma questo è già previsto; definire e rendere più pesanti le responsabilità.
A questo proposito vorrei sapere chi è il proprietario dell' Erika perché la nozione di persona giuridica nel nostro diritto è una cosa ma dietro ci sono sempre degli azionisti, delle persone fisiche; dove sono i proprietari dell' Erika?
Forse in belle ville, su belle spiagge ad abbronzarsi al sole.
Vorremmo conoscere i loro nomi e le loro facce.
Infine, il miglioramento della formazione degli equipaggi.
Non esiste il rischio zero nella nostra società ma almeno si deve prendere il massimo delle precauzioni.
Signor Presidente, ho apprezzato la dichiarazione della signora Commissario.
Sono stato a lungo in mare e quindi per esperienza ne conosco bene la potenza e la forza distruttiva che rendono la corretta progettazione e manutenzione delle navi e delle imbarcazioni un fattore fondamentale.
Desidero esprimere la mia solidarietà a tutti coloro che si stanno occupando delle conseguenze causate dalla spaccatura in due tronconi e dall' affondamento della petroliera Erika.
Si è trattato di un disastro ambientale e anche di un deplorevole spreco di risorse.
Ricordo che l' industria petrolifera, tramite il Fondo internazionale di compensazione per l' inquinamento da idrocarburi (FIPOL), ai sensi della Convenzione del 1969 e del Protocollo del 1992, si assume la responsabilità per oltre il 90 percento dei costi stimati dell' incidente, cioè circa 170 milioni di dollari.
Ciò mi induce a ritenere che dovremmo pensare a un' assunzione parziale di responsabilità anche da parte degli armatori, dello Stato di bandiera e delle autorità di ispezione.
Comunque, prima di lanciarci precipitosamente in un nuovo slancio normativo esaminiamo con attenzione le disposizioni vigenti per essere certi che vengano applicate correttamente: meglio rispondere alla richiesta di emendare e migliorare la legislazione esistente piuttosto che imbarcarsi in nuove proposte.
In tal senso sono a favore delle richieste intese a rafforzare i controlli dello Stato di approdo per garantire ispezioni complete ed efficaci, come pure delle richieste volte ad assicurare che le società di classificazione verifichino effetivamente le condizioni strutturali delle navi e siano ritenute responsabili delle loro azioni.
La richiesta di migliorare la progettazione nella costruzione dello scafo, soprattutto di navi a doppio scafo è ragionevole ma richiede tempo per essere applicata a tutta la flotta.
Nulla può sostituire ispezioni regolari rigorose.
Signor Presidente, desidero ringraziare i miei colleghi socialisti, e segnatamente i membri della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, per non aver dimenticato che questo disastro si ripercuote anche sul mondo della pesca.
Oltre al danno irreparabile per l'ambiente, oltre ai danni all'ecosistema e alle perdite per il turismo, il greggio riversato in acqua è una vera batosta anche per la pesca, per la preservazione delle risorse dell'ambiente marino, e occorreranno lunghi anni perché il tratto di costa colpito si riprenda.
Non è casuale, signora Commissario, che le zone colpite siano invariabilmente le regioni europee in ritardo di sviluppo, quelle che vivacchiano alla bell'e meglio sull'accoppiata fra turismo e pesca e che non dispongono, nella maggior parte dei casi, di altre risorse.
E sono sempre queste regioni a dover già sopportare, per tutto l'anno, le prassi sconsiderate di certi armatori che lavano i serbatoi delle petroliere proprio di fronte alla loro costa, al di fuori di ogni controllo.
Provengo da una regione, la Galizia, che in passato ha già subito disastri analoghi.
La Bretagna e la Galizia, i due Finis Terrae d'Europa, sono costantemente vittime dell'irresponsabilità di chi preferisce disattendere le norme di sicurezza, trasportando il greggio su imbarcazioni che rischiano di trasformarsi in qualunque istante in chiazze di petrolio ambulanti.
Per questo reputo necessario agire su due fronti.
Da un lato chiedo alla Commissione di predisporre, nell'ambito degli aiuti previsti per il settore della pesca, misure speciali per attutire gli effetti di questa catastrofe sul settore produttivo delle zone colpite; dall'altro, le chiedo di imporre alle organizzazioni internazionali e a sé stessa controlli estremi sulle imbarcazioni battenti bandiere di comodo.
In questo contesto, l'attuale negoziato d'adesione all'Unione in corso con Malta deve essere sfruttato per esigere che questo paese sottoponga a rigorosi controlli le petroliere che battono la sua bandiera.
D'altro canto, occorre fare opera di prevenzione.
Il Portogallo è un paese che ha già dimostrato ampiamente la propria sensibilità verso le problematiche connesse al mare.
Chiedo pertanto alla Presidenza portoghese di studiare la possibilità di dar vita a una strategia integrale per la prevenzione degli incidenti in mare a livello europeo, concentrando tutti gli strumenti di cui già disponiamo - tecnologici, strutturali e socioeconomici - per evitare il ripetersi in futuro di un disastro come questo.
Infine, signor Presidente, desidero porre in risalto il lavoro svolto dai volontari e dalle autorità locali, che mi hanno riportato con il pensiero a tempi andati, quando io stessa, all'epoca in veste di sindaco, ho vissuto situazioni analoghe.
Dobbiamo ringraziare quanti, in assenza di mezzi e nonostante la superiorità dell'avversario, hanno lottato strenuamente contro i gravi effetti di questo disastro sulle regioni costiere, sull'ecosistema marino e sulle risorse ittiche dell'Europa.
Signor Presidente, in qualità di presidente della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo desidero congratularmi con la Commissione, e in particolare con la signora Loyola de Palacio, per la risposta data a questo evento che ha letteralmente scioccato l'Europa intera.
La nostra commissione parlamentare, competente in materia di trasporti, è pronta a discutere la comunicazione della Commissione esecutiva sul problema della sicurezza in mare e, naturalmente, è altrettanto pronta a discutere, in uno stadio successivo, tutto ciò che l'esame di questa comunicazione potrà comportare sul piano giuridico.
Ciò detto, tengo a fare alcune osservazioni.
In primo luogo, bene ha fatto la Commissione a concentrare le sue indagini sulle responsabilità della società di classificazione navale italiana RINA, perché è indispensabile accertare se la legislazione comunitaria in materia sia stata rispettata o meno.
E' questa la base di ogni nostra azione.
In secondo luogo, al di là delle responsabilità degli armatori sarà bene accertare sempre, in simili casi, anche le responsabilità dei noleggiatori, per esempio delle compagnie petrolifere che hanno sicuramente una parte di responsabilità in disastri ecologici come questo e, naturalmente, nel relativo risarcimento dei danni.
Alla luce di quanto precede, la reazione di fronte a questa catastrofe ambientale è del tutto giustificata.
Purché, tuttavia, non ci spinga a criminalizzare l'intera marina mercantile, settore tanto importante per l'economia dal momento che assicura circa un terzo del totale dei trasporti, e in considerazione di ciò la nostra reazione dovrà essere misurata, severa sì, ma anche giusta.
Non sono affatto contrario all'ipotesi di un inasprimento del diritto comunitario in materia, ma come altri colleghi hanno già evidenziato occorre anzitutto assicurarne l'applicazione, dal momento che esiste già un quadro normativo a livello di Unione - aspetto da non dimenticare.
Questo quadro normativo è assai avanzato, almeno rispetto a quanto esiste a livello mondiale, e pertanto gli Stati membri, sotto la supervisione della Commissione, devono anzitutto badare ad applicare adeguatamente il diritto comunitario già esistente in materia.
Signor Presidente, signora Commissario, credo che il grave incidente dell'Erika dovrebbe rappresentare, come è già stato detto oggi in questa sede, il punto di svolta definitivo, il discrimen fra "prima" e "dopo" dal momento che nell'Unione europea, dal 1967, si sono verificati diciassette incidenti che hanno coinvolto grandi petroliere, ossia più di uno ogni due anni.
Il danno sociale ed economico cui si è alluso oggi, in termini di perdita sia di posti di lavoro, sia di risorse turistiche e di pesca, è di tale entità da giustificare ampiamente un intervento fermo e determinato da parte delle Istituzioni comunitarie.
Anch'io, signora Commissario, desidero ringraziarla per la rapida risposta data dai suoi servizi a questo incidente, nonché per i provvedimenti già attuati o in corso di adozione.
Confido che questi provvedimenti possano tradursi, nel volgere di pochi mesi, in uno strumento giuridico chiaro ed efficace - possibilmente una direttiva -, che ponga fine una volta per tutte all'azione di tutti questi pirati del ventunesimo secolo, che strappano dalle mani di tutti noi la ricchezza e la bellezza dei mari.
Ricollegandomi ai provvedimenti ancora da adottare, menzionati dal Commissario e da numerosi colleghi, vorrei fare un'osservazione.
Mi riferisco al doppio scafo, che consiste in un doppio strato di acciaio e nella divisione dei serbatoi in due cisterne.
Signora Commissario, secondo numerosi esperti il doppio scafo non è sufficientemente sicuro; essi propongono pertanto il cosiddetto "scafo ecologico" che, in caso di incidente, lascia penetrare l'acqua del mare nei serbatoi, generando così una pressione che spinge il greggio in altri appositi serbatoi.
Mi pare giunto il momento, signora Commissario, di puntare sulle soluzioni più sicure tecnicamente possibili.
Sotto questo punto di vista, credo che non basti limitarsi a riprodurre legislazioni in vigore in altri paesi.
Ritengo invece che si possa e si debba perfezionale la legislazione già esistente in materia.
Qualunque analisi dei costi e dei benefici in grado di tenere davvero conto dell'entità del danno alle persone e all'ambiente causato da simili incidenti non potrà che suffragare questa tesi.
Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, anzi tutto vorrei che tutti ci rallegrassimo della procedura scelta. Infatti, dopo che ciascun gruppo politico si è mobilitato e ha manifestato la propria emozione, abbiamo elaborato una risoluzione comune e credo che, date le drammatiche circostanze, sarebbe male interpretato e poco dignitoso, dal punto di vista del principio, se ci esprimessimo a più voci.
D' altro canto, il fatto che oggi il Parlamento parli con una sola voce grazie a una risoluzione di cui si è rilevata la convergenza tra i vari oratori che mi hanno preceduto, costituisce l' occasione che dobbiamo cogliere per esercitare la nostra pressione parlamentare sui dubbi o sulle omissioni di alcuni governi.
Penso che sia un atto politico molto forte che noi affidiamo nelle mani della Commissione per preparare lo spazio marittimo europeo.
A mio parere è evidente, e questa è la prima conclusione che si può trarre dalla catastrofe dell' Erika, che l' opinione pubblica mal capirebbe che ci si occupi di regolamentare il cioccolato e non i trasporti marittimi.
L' opinione pubblica capirebbe male che si parli di spazio giudiziario comune, che si parli di spazio aereo comune, che si parli di spazio ferroviario comune, di mercato unico e non di spazio marittimo.
Pertanto, penso che adesso occorra aprire una nuova pista di riflessione con l' assoluta volontà di darvi un seguito concreto.
Signora Commissario, lei ci ha indicato i tre grandi capitoli da elaborare come l' adeguamento della nostra legislazione, per emanare le normative.
Ho notato, con grande soddisfazione, che anche i gruppi difensori della sovranità o euroscettici, chiedono all' Europa di disciplinare la materia e credo che questo sia il livello giusto per procedere in tal senso.
Talvolta discipliniamo settori che potrebbero essere senz' altro delegati alla sussidiarietà.
Ma in questo campo è molto importante fornire risposte all' opinione pubblica e tutti debbono sentirsi coinvolti perché in fondo, rispetto al globo terrestre, siamo una penisola.
Pertanto, dopo avere adeguato la nostra legislazione deve esserci il seguito che consiste nell' istituire controlli sistematici e applicare il principio di responsabilità "chi inquina paga" , che naturalmente costituisce un fattore di prevenzione.
Sto concludendo e vorrei comunicare di aver chiesto di organizzare un' audizione pubblica della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, che ci permetterebbe di dare un seguito immediato al caso Erika e di alimentare le nostre future riflessioni.
Spero che tutti i gruppi politici ci sosterranno nella richiesta di questa audizione pubblica.
Signor Presidente, la petroliera Erika, la cui proprietà viene celata da società di facciata con sede a Malta e forse in Italia e in Grecia, noleggiata dalla Total-Fina per il trasporto di petrolio, è affondata al largo della costa bretone con tutte le disastrose conseguenze che conosciamo.
I danni per l'ambiente, la flora e la fauna marina europea sono enormi.
La causa di questa catastrofe va ricercata nella struttura indebolita della petroliera.
Questo incidente fa sorgere non pochi dubbi sulla sicurezza delle navi che trasportano merci pericolose o inquinanti.
L'organizzazione marittima internazionale ha emesso in proposito norme internazionali e gli Stati possono eseguire ispezioni nei porti.
In Europa la legislazione è più severa e si ha l'obbligo di ispezionare il 25 percento delle navi che approdano, ai sensi della direttiva sul controllo del porto dello Stato di approdo.
Tuttavia, pare che in nessuno Stato membro si raggiunga tale percentuale, a causa della carenza di ispettori.
Una cosa è chiara, la legislazione non manca e penso che su questo il Commissario abbia ragione.
Il problema è rappresentato dalla sua attuazione.
Ma come fare se mancano gli ispettori, cara Commissione europea?
La Commissione è in grado di garantirci che la direttiva 93/75 sugli standard minimi per le navi che lasciano un porto europeo e trasportano merci pericolose o inquinanti venga attuata correttamente in tutti gli Stati membri?
Non occorre forse rafforzare il controllo dell'attuazione della direttiva?
Sarebbe raccomandabile, seguendo l'esempio del porto di Rotterdam, iniziare a breve termine a eseguire i controlli in base a un sistema a punti, includendo nel calcolo elementi quali l'età della nave, oppure se le pareti sono monostrato oppure a doppio strato, oppure ancora se la nave batte una bandiera di comodo.
In altre parole, dovremmo dare la priorità ai controlli sulle navi vecchie e al di sotto degli standard vigenti piuttosto che a quelle che soddisfano tutti i requisiti di qualità.
La petroliera Erika è di produzione giapponese e le pareti sono monostrato.
Attualmente altre quattro navi del genere sono in giro per i mari.
A suo tempo se ne interruppe la fabbricazione dato che su questo tipo di navi il pericolo di formazione di ruggine era più grave.
Talune di queste navi battono bandiera maltese.
Vogliamo forse aspettare che si produca il prossimo incidente?
Forse, come ha detto il Commissario, andrebbero imposte delle sanzioni alla classification society.
La società RINA è attualmente oggetto di indagini.
Malta sta accingendosi ad avviare i negoziati per l'adesione e io penso che l'Unione europea potrà accogliere Malta al suo interno solo se riuscirà a garantire che le navi che batteranno bandiera maltese d'ora in avanti non provocheranno più alcun danno.
Onorevoli colleghi, vi chiedo una maggiore disciplina perché stiamo accumulando ritardo e questo ritardo si ripercuoterà negativamente sul tempo destinato alle interrogazioni rivolte alla Commissione.
Signor Presidente, proprio prima di scendere in Aula ho ricevuto via e-mail un messaggio contenente un'accorata descrizione resa da una donna svedese che aveva deciso di trascorrere il capodanno sulla costa bretone, anziché festeggiarlo a casa con i parenti.
Esattamente come altre centinaia di volontari, anch'essa ha assistito al disastro, ha cercato di ripulire la spiaggia e gli uccelli al posto dei responsabili che non si sono fatti vedere lungo la costa proprio nelle sere e nelle notti in cui la loro presenza sarebbe stata più necessaria.
Al pari di molti altri, mi domando anch'io dove fossero i responsabili.
Che fine fanno armatori e noleggiatori, quando accadono disastri come questo?
Sarebbe probabilmente tempo di prendere in considerazione l'introduzione di una comune autorità giudiziaria competente per i reati ecologici, che possa occuparsi di crimini come questo.
Non è la prima volta che assistiamo a spargimenti di greggio in mare, intenzionali o meno.
(Il Presidente interrompe l'oratore)
Desidero ringraziare la onorevole Grossette e i colleghi per aver sottoposto al Parlamento la risoluzione in esame.
Il disastro ambientale causato dal naufragio dell' Erika al largo delle coste della Bretagna e il versamento in mare di 10.000 tonnellate di petrolio ha avuto un' ampia copertura da parte dei mass media inglesi.
Nonostante i recenti contrasti tra Regno Unito e Francia posso assicurare che il mio paese è assolutamente solidale con tutte le persone colpite.
Le immagini dei danni alle vostre coste e alla fauna selvatica, in particolare gli uccelli e le risorse ittiche già scarseggianti, diffuse dalla televisione hanno riportato alla memoria simili disastri in Regno Unito come la Torrey Canyon del 1967 e hanno sollecitato l' intervento di numerosi volontari britannici.
Plaudo agli sforzi congiunti per riparare i danni.
Il problema investe chiaramente tutte le coste europee e richiede soluzioni immaginative.
Invece di far ricadere i costi di questi disastri sulle comunità più colpite e sul settore delle assicurazioni come i Lloyds di Londra, dobbiamo mettere a punto nuove tecnologie in grado di recuperare dalle acque marine più del 10 percento del petrolio fuoriuscito.
Attualmente gli incentivi finanziari in tal senso sono minimi visto che il conto lo saldano le assicurazioni.
In definitiva, è chi inquina che deve pagare.
Inoltre dobbiamo saper sfruttare la direttiva del Consiglio sull' applicazione degli standard internazionali per la sicurezza delle navi e la prevenzione dell' inquinamento, garantendo il rispetto dell' obiettivo di ispezionare il 25 percento delle navi che attraccano ai porti comunitari e un elevato livello di qualità delle ispezioni.
Inoltre, benché non sia contrario alla registrazione delle navi nel paese prescelto dagli armatori, ritengo che si imponga un' applicazione più rigorosa delle norme internazionali.
Piuttosto che vietare le bandiere di comodo, decisione che violerebbe il diritto di ogni Stato sovrano di avere un flotta mercantile, le autorità marittime nazionali, ai sensi della direttiva comunitaria del 1995 sul controllo dello Stato di approdo, dovrebbero imporre sanzioni più efficaci ai paesi di bandiera che non tengono fede agli obblighi derivanti dai trattati internazionali.
Spero sinceramente che soprattutto sotto la Presidenza francese nel secondo semestre dell' anno, la Commissione e il Consiglio vaglino attentamente tutte le opzioni e raccomando di cuore al Parlamento la proposta di risoluzione.
- (DE) Signor Presidente, fa quasi impressione trovarsi di nuovo qui, oggi, come succede da quasi 10 anni a intervalli regolari, per parlare di un incidente provocato non da forza maggiore, ma dall' uomo e dalla sua mancanza di raziocinio.
Qui fuori aspettano le vittime; chiedono risposte.
Non vogliono altre promesse che comunque non manterremo, non vogliono impegni che comunque poi non realizziamo.
I cittadini hanno ragione a domandarci: le nostre regioni ora sono tra quelle definitivamente perdute?
Chi ci darà un altro posto di lavoro?
Quand'è che i responsabili di questi danni capiranno che la tutela delle risorse non è un'attività a tempo perso, non è solo una questione di sistema o di un nuovo gruppo di lavoro, ma costituisce una sfida comune per l'Europa?
Per questo motivo sono entusiasta del suo piano d'azione, signora Commissario de Palacio.
Altrettanto importante è la massima secondo cui è meglio prevenire che curare.
Ma anche la prevenzione non si improvvisa.
La Neuwerk, una nave universale tedesca attraccata proprio davanti a casa mia a Cuxhaven, ha permesso un pronto intervento europeo a favore dei nostri vicini.
Un ringraziamento esplicito va a tutti gli equipaggi che hanno partecipato alla difficile impresa.
L'esperienza raccolta è preziosa, ma si è capito anche che la tecnologia più moderna non basta per fronteggiare disastri ambientali come questo.
A ragione chiediamo controlli migliori, sanzioni e misure preventive.
Da quasi dieci anni sto lottando qui al Parlamento per una guardia costiera e ambientale europea.
L'argomento non è mai stato più attuale di oggi.
Anche in futuro non negherò il mio appoggio e mi impegnerò assieme ad altri per miglioramenti e progetti coerenti nel quadro della cooperazione europea e internazionale.
Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare sinceramente non soltanto per le iniziative assunte da vari gruppi, per esempio dalla onorevole Grossetête e dal gruppo del partito popolare europeo (democratici cristiani) e dei democratici europei, ma anche per le iniziative di cui si sono fatti promotori l'onorevole Wurtz e il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra Verde nordica, proponendo questa discussione che ha permesso un importante e fruttuoso scambio di idee.
Ho intenzione di presentare entro fine marzo una comunicazione e, in quell'occasione, non è esclusa la presentazione di testi legislativi, ossia di modifica di determinate direttive in modo da avviarne la discussione in seno al Consiglio e al Parlamento.
Tengo a precisare che, effettivamente, non siamo in presenza unicamente di un'emergenza ambientale; l'emergenza ambientale è certo molto importante, ma siamo in presenza anche di un notevole problema di ordine sociale.
Vi sono uomini e donne che dipendono economicamente dalla cattura di pesci e molluschi, o dalla prestazione di servizi, turistici e non, in queste zone costiere; zone fragili dal punto di vista dell'ambiente, ma anche dal punto di vista dello sviluppo sociale e dell'equilibrio territoriale.
Per questa ragione occorre porre particolare cura nell'evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di una situazione analoga.
La onorevole Roth-Behrendt ha affermato che non si è mai fatto nulla.
Io ritengo invece che la Commissione in passato qualcosa abbia fatto, ma che occorra fare di più.
Prova ne sia il fatto che gli americani, a seguito del disastro della Exxon Valdez, nel giro di un anno hanno varato una legislazione estremamente dura e rigorosa, che come ho già ricordato minaccia di sviare verso l'Europa imbarcazioni non ammesse nei porti statunitensi.
In Europa, invece, a seguito di incidenti come quello dell'Amoco Cadiz o dell'Urquiola al largo delle coste spagnole, nel 1976, o della Torrey Canyon nel medesimo anno, o di tanti altri casi ancora, abbiamo iniziato a legiferare davvero in materia soltanto nel 1994 e nel 1995, e soprattutto negli ultimi due anni.
Inoltre, negli anni sin qui trascorsi l'accento è stato posto sostanzialmente sulla sicurezza del trasporto di passeggeri.
Questa è la realtà.
A mio avviso occorre ora compiere uno sforzo, tanto importante quanto urgente, per affrontare nuovi problemi causati anche dalla legislazione statunitense, ponendo questa volta l'accento sulla sicurezza del trasporto marittimo di merci pericolose.
Onorevoli parlamentari, ho parlato di tutta una serie di argomenti che, se vorrete, potremo approfondire in occasione di un mio intervento presso la commissione parlamentare competente, oppure quando, nell'arco dei prossimi mesi, vi presenterò iniziative concrete.
E' mia aspirazione, lo ribadisco, vedere iniziata la discussione entro la fine di marzo, in concomitanza con un Consiglio dei ministri, e soprattutto far sì che entro la fine del semestre di Presidenza portoghese siano già disponibili testi sui quali discutere.
Le bandiere di comodo rappresentano un problema, ma non il solo.
Quella romena non è una bandiera di comodo, eppure in occasione delle ispezioni la Romania registra un tasso di riscontro elevatissimo, più di tante bandiere di comodo.
Malta e Cipro hanno chiesto di aderire alla Comunità.
E' questo un tema sul quale essere esigenti, e infatti si negozia anche in questo campo.
Questa situazione ci costringerà a rivedere la questione dei registri navali dell'Unione europea e ad affrontare il ben noto problema, che puntualmente si ripresenterà, del varo di un registro navale comunitario.
Lo ritengo un traguardo difficile, ma in ogni caso è necessario sottoporre a una revisione la realtà dei registri navali dell'Unione europea.
Quanto al tema dei controlli, che in larga misura rappresenta una questione fondamentale, occorre anzitutto esaminare l'applicazione sin qui fatta della legislazione già esistente, come ha ricordato l'onorevole Hatzidakis.
Una legislazione in materia esiste già, ma secondo le informazioni ottenute dai servizi della Commissione in diversi Stati membri questa legislazione non viene applicata in grado sufficiente, per carenza di organici, di mezzi e di ispettori.
Il problema non consiste nel fatto che i controlli riguardino solo il 25 percento del totale, ma nelle modalità secondo le quali vengono selezionate e individuate le imbarcazioni a rischio, in funzione dell'anzianità o dell'affidabilità della bandiera battuta.
Purtroppo, il 25 percento è composto molto spesso da bandiere che, notoriamente, rispettano tutti i requisiti: così le ispezioni divengono più rapide, e il lavoro più facile.
Quindi, più che modificare, occorrerà prendere provvedimenti per controllare l'osservanza delle norme già esistenti, fatta eccezione per alcuni requisiti supplementari in materia di revisioni periodiche, soprattutto in funzione dell'anzianità delle imbarcazioni.
Ed è qui che entrano in gioco SOLAS (la Convenzione internazionale sulla salvaguardia della vita umana in mare) e MARPOL (la Convenzione internazionale sulla prevenzione dell'inquinamento del mare da parte delle navi), due convenzioni dell'Organizzazione marittima internazionale che prima o poi dovranno essere rese vincolanti in tutti gli Stati dell'Unione, controllandone l'effettiva applicazione.
Quanto alla questione degli ispettori comunitari, credo che il principio di sussidiarietà giustifichi la scelta di lasciare agli Stati membri la competenza sulle ispezioni, il che non significa che la Commissione non debba a sua volta vigilare sull'esecuzione di tale compito da parte degli Stati.
Infine, desidero soffermarmi sull'aspetto della responsabilità civile.
Non è solo questione di massimali, che a mio avviso dovrebbero essere allineati a quelli statunitensi.
Noi abbiamo fissato il massimale a 180 milioni di dollari, ma negli Stati Uniti si parla di un tetto massimo di risarcimento fissato a un miliardo di dollari.
Sicuramente occorre incrementare il livello attuale, avvicinandolo a quello degli Stati Uniti, ma occorre costringere anche alla revisione dei premi assicurativi per imbarcazione, e quindi della responsabilità dell'armatore, estendendo la responsabilità anche a quanti stipulano contratti di noleggio dell'imbarcazione, ossia i titolari del carico trasportato.
Fino a quando non verrà imposta la responsabilità civile del titolare del carico, onorevoli deputati, tutti questi problemi non potranno a mio avviso essere risolti.
E con ciò concludo, senza dilungarmi ulteriormente perché avremo altre occasioni.
Ma naturalmente, come ricordato da altri oratori - e ringrazio tutti per i loro interventi, tanto utili e pertinenti - , non possiamo permetterci di dover constatare di nuovo, magari fra due o tre anni, che non è stato fatto ciò che si sarebbe invece dovuto fare.
Dal canto mio posso confermare, dopo averne discusso in seno al Collegio dei Commissari, che la Commissione è pronta a presentare al Parlamento e al Consiglio i provvedimenti di legge, le modifiche e le direttive necessarie a garantire il massimo livello di sicurezza possibile.
Abbiamo bisogno della volontà politica di questo Parlamento - che vedo non manca -, nonché di quella del Consiglio.
La ringrazio, signora Commissario.
Prendiamo atto della sua disponibilità.
Sono state presentate, ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento, otto proposte di risoluzione sulla conclusione della discussione sulla presente dichiarazione della Commissione.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.
Tempeste in Europa
L'ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulle tempeste in Europa.
Ha facoltà, a nome della Commissione, il Commissario Barnier.
Signor Commissario, voglio ringraziarla per le sue parole e in particolare per le proposte concrete a favore dei sinistrati che si aspettano tanto dall' Unione europea e dagli aiuti che possiamo offrire loro.
Personalmente, nei primi giorni successivi alla tempesta, le ho inviato una lettera per chiederle di sollecitare le autorità francesi a rivedere il perimetro geografico dell' obiettivo 2, affinché tutte le zone devastate dalla tempesta, sia in Francia che altrove, potessero rientrare nell' obiettivo 2.
Penso che ciò sia stato fatto perché lei ne ha parlato.
Tutti sappiamo infatti che se non si rientra nelle zone dell' obiettivo 2 si avranno enormi difficoltà a ottenere degli aiuti.
Quindi è meglio porre subito rimedio a questo problema.
Lei sa inoltre, che il problema non si pone soltanto a breve termine ma anche a medio e lungo termine.
Mi spiego.
Mi trovavo in Lorena nel corso di quella terribile tempesta che ha devastato il 20 percento della foresta caduca.
Di fatto, per alcuni comuni cosiddetti forestali, che sono stati sinistrati al 20 percento, ciò costituisce una perdita enorme.
Sappiamo, per esempio, che occorrono da 150 a 200 anni perché un albero arrivi a maturità. Quindi le perdite subite da quei comuni non si estenderanno su uno, due o cinque anni, ma su un arco di tempo assai più lungo.
I comuni coinvolti stimano che si estenderanno per 40 anni.
Pertanto, io penso che sarà molto difficile compensare con sovvenzioni le perdite di entrate per i comuni rurali colpiti.
Dobbiamo imprimerci questo aspetto nella memoria per ricordarcene nelle nostre varie politiche.
E' vero che il problema del settore del legno è estremamente complesso.
Lei ha parlato di sblocco di fondi per lo stoccaggio del legname per evitare che si deprezzi.
D' altro canto, anche i comuni che non sono stati colpiti dalla tempesta subiranno un danno poiché L' Ufficio nazionale per le foreste ha deciso di bloccare il taglio forestale per quattro anni.
Quindi quei comuni che non hanno subito perdite, assisteranno comunque a un calo delle loro entrate.
Tutto ciò per dirle che il problema è molto complesso e ringrazio nuovamente la Commissione di approfondire il più possibile l' analisi della situazione.
Vorrei altresì attirare la sua attenzione sul fatto che certamente si sono prodotte delle catastrofi economiche ma quelle ecologiche debbono ancora venire.
Lei stesso, signor Commissario, lo ha detto, queste catastrofi, queste tempeste non sono sempre naturali e noi pensiamo che si tratti dei primi segni del cambiamento climatico.
Quindi dobbiamo rivedere le nostre politiche per includervi anche questo dato.
Signor Presidente, tutti coloro che sono giunti qui in automobile, in treno o in aereo hanno potuto constatare l' ampiezza dei danni causati soprattutto in Francia dagli uragani di inaudita violenza che hanno colpito l' Europa alla fine del mese scorso.
Di fronte a una catastrofe di tale portata cosa possono fare gli eletti del Parlamento europeo?
Anzi tutto, tengo a salutare tutti i miei colleghi sindaci, gli eletti locali, che giorno dopo giorno, hanno dovuto rassicurare la popolazione, organizzare la solidarietà, cooperare con i servizi pubblici.
Hanno meritato la fiducia dei loro concittadini.
Voglio poi ringraziare i servizi di soccorso e le forze armate dei paesi membri dell' Unione europea che nell' ambito di una cooperazione intergovernativa esemplare, sono accorsi a sostenere gli sforzi dei loro colleghi francesi.
M' interrogo anche sulla paradossale situazione in cui ci troviamo per quanto concerne l' aiuto d' urgenza.
Se questa catastrofe avesse avuto luogo in Guatemala o in Turchia, avremmo potuto far intervenire immediatamente il bilancio comunitario a profitto delle vittime, ma nulla del genere è possibile nei nostri paesi per mancanza di una linea di bilancio adeguata.
Dobbiamo anche chiedere alla Commissione di non impedire agli enti locali e agli Stati membri di venire in aiuto delle imprese sinistrate dalla catastrofe, in nome di un' applicazione troppo severa delle regole di concorrenza comunitarie.
Sto pensando in particolare alle imprese ittiche e di molluschicoltura duramente colpite.
Occorre, come lei ha detto signor Commissario, che le interruzioni forzate d' attività possano essere indennizzate e che per gli investimenti, totalmente da rifare, si possa ricorrere allo SFOP.
Credo inoltre che l' applicazione automatica dei POP non sia più opportuna nelle regioni costiere sinistrate.
Chiedo quindi alla Commissione di rinunciarvi per aiutare invece i professionisti del mare a procedere ai nuovi investimenti che per loro sono urgenti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le tempeste che hanno devastato la Francia nella notte del 26 e 27 dicembre hanno provocato 90 vittime e danni per 75 miliardi di franchi, 11 miliardi di euro.
Circa tre settimane dopo la catastrofe, ancora migliaia di persone sono prive di elettricità e di telefono, 500.000 ettari di foreste e 100 milioni di metri cubi distrutti, colpito anche il patrimonio storico, come dimostra il triste esempio del parco di Versailles.
E' normale che dinanzi a un tale disastro entri in gioco la solidarietà nazionale e europea a favore delle regioni sinistrate e delle persone più colpite.
Gli oratori che mi hanno preceduto lo hanno fatto notare e lei, signor Commissario, rispondendo al mio collega, onorevole Jean-Claude Martinez, sul dramma delle inondazioni di novembre nel sud-ovest della Francia, ha dichiarato di prendere atto con preoccupazione delle catastrofi ma di non poter far altro che ricordare la soppressione della linea di bilancio sugli stanziamenti d' urgenza per le catastrofi naturali.
In tal modo si giunge al paradosso scioccante che è stato sottolineato dall' oratore precedente secondo il quale è più facile, molto più facile, aiutare le vittime di catastrofi naturali al di fuori dell' Unione che sul suo territorio.
Lei si limita, e la comprendiamo, Signor Commissario, a rinviarci a un' ipotetica e lontana possibilità di beneficiare dei Fondi strutturali del nuovo obiettivo 2 o del regime transitorio degli obiettivi 2 e 5b.
Questi sono i termini della lettera che lei ha inviato al mio collega l' 11 gennaio 2000.
Ho la copia a sua disposizione.
Noi capiamo perfettamente la sua impossibilità di dire di più visto il comportamento irresponsabile non soltanto della Commissione ma anche di questo Parlamento, capiamo la sua impossibilità di agire per mancanza di un quadro giuridico e finanziario, ma di grazia, la prego, e lo dico senza alcuna aggressività nei suoi confronti, non ci faccia passare come aiuto alle vittime della tempesta, stanziamenti che erano già stati previsti anteriormente, nell' ambito di una politica regionale che qui non c' entra affatto.
E' necessario pertanto, ristabilire tramite un bilancio suppletivo, la linea creditizia che ci era stata attribuita a titolo delle catastrofi naturali.
Bisogna utilizzare gli stanziamenti di aiuto previsti al Vertice di Berlino e occorre modificare la politica forestale praticata dalla maggior parte degli Stati dell' Unione, ma questo è un altro problema.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l' Europa è messa a dura prova in questo inizio di millennio.
In primo luogo, mi preme esprimere la mia profonda simpatia alle famiglie in lutto a causa delle tempeste che hanno devastato l' Europa nel dicembre scorso.
La tempesta è una catastrofe ecologica senza precedenti per le nostre foreste.
Mi permetta di rivolgere un pensiero particolare alle foreste della mia regione, la Lorena, che sono state in gran parte distrutte.
Mi congratulo con le autorità territoriali, con i volontari, e con le imprese pubbliche per la loro mobilitazione esemplare anche se purtroppo non sono giunti alla fine delle loro pene.
E' dovere dell' Europa sostenerli e completare così l' impegno dei governi degli Stati membri colpiti dalla catastrofe.
Accolgo con piacere la dichiarazione del Commissario Barnier e mi rallegro delle misure annunciate dalla Commissione.
Non dimentico certo la dimensione economica della questione, il settore del legno è distrutto e tutta una popolazione ne subisce gli effetti drammatici.
Il programma d' azione comunitario a favore della protezione civile, istituito con decisione del Consiglio del 9 dicembre scorso, ha avuto inizio il 1º gennaio 2000.
Chiedo agli Stati di cogliere questa occasione per far funzionare questo programma a pieno ritmo.
Se è stato efficace in taluni settori - e non dubito della sincerità delle parole del Commissario Barnier - deploro che proceda stentatamente nel settore silvicolo.
Nell' attesa che a livello comunitario siano sbloccati i fondi, occorre dare priorità all' aiuto materiale nel quadro degli scambi di partenariato fra Stati membri.
Pertanto, è urgente rafforzare la rete viaria forestale e ripristinarla il più presto possibile.
Il prestito di materiale forestale e la messa a disposizione di personale qualificato in campo forestale rientrano anch' essi in questo dispositivo.
La sfida successiva consisterà nell' evitare i problemi fitosanitari legati all' abbandono di volumi considerevoli di legname in foresta, e le contaminazioni della falda freatica dovute allo stoccaggio altrettanto rilevante del legname.
Infine è essenziale rallentare lo sfruttamento dei boschi da taglio per agevolare l' acquisto degli alberi abbattuti dalle intemperie.
Queste vendite di legname dovranno essere sostenute con una solida copertura dei mass media a livello di Stati membri.
L' aiuto alla rimozione del legname costituisce, naturalmente, soltanto la prima fase di un sostegno che prenderà la forma di aiuto alla ricostituzione delle foreste e al riassetto dello spazio rurale.
Invito la Commissione ad includere questi aspetti in un lavoro di riflessione sulla gestione del dopo emergenza.
Ecco una triste occasione che l' Europa deve cogliere per rinnovare il suo patrimonio forestale a misura del ruolo che esso svolge nella conservazione della vita naturale e dell' ambiente nonché nell' economia dei nostri paesi.
Ora, è il momento della solidarietà e della cooperazione fra Stati membri per far fronte a una calamità ecologica ed economica.
E' compito dell' Europa proporre azioni prioritarie di salvaguardia della filiera del legname affinché questa solidarietà assuma il suo pieno significato.
L'uragano Lothar deve essere per noi l'occasione per abbandonare il principio esclusivo della riparazione, riemerso chiaramente anche in questo dibattito, per abbracciare quello della prevenzione che includa la responsabilità dell'agente potenziale.
Occorre accelerare i progetti già in atto.
I disegni attuali della Commissione non permettono di rispettare gli impegni di Kyoto.
A mio parere il commercio dei permessi di emissione è immorale e sposta soltanto il problema invece di risolverlo.
Nel medio periodo l'intero sistema fiscale deve diventare più ecologico.
E' necessario accelerare la realizzazione di quanto previsto dal Libro bianco sulle fonti energetiche rinnovabili, per ottenere una riduzione massiccia dei gas a effetto serra.
Quanto la nuova Commissione ha finora presentato in questo senso non ci soddisfa ed è di gran lunga insufficiente!

Signor Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, Lothar era un nome proprio qualsiasi prima di acquistare una triste notorietà con l'uragano omonimo che ha spazzato l'Europa, mietendo numerose vittime, soprattutto in Francia e in Germania, ma anche in Svizzera, e lasciandosi alle spalle una scia di devastazione.
Il vento ha avuto la meglio su tralicci delle linee elettriche, tetti, segnali stradali e anche sulla foresta.
Si tratta solo di stime, ma abbiamo sentito che in tutta Europa in brevissimo tempo la tempesta ha prodotto circa 120 milioni di metri cubi di legname.
L'ho ascoltata con molta attenzione, signor Commissario, e apprezzo molto che andrà in Francia e in Germania a constatare l'entità dei danni.
Durante la sua prossima visita nella Foresta nera, la signora Commissario Schreyer potrebbe sentirsi chiedere da qualche agricoltore quale tipo di aiuto la Commissione possa fornirgli, come l'Europa possa aiutare il singolo.
Che cosa dirà al proprietario di un'azienda forestale che non si trova nell'area dell'obiettivo 2 o 5b?
Cosa risponderà la Commissione durante il sopralluogo, quando direte a queste persone che promuoviamo la costruzione di strade, di argini, vogliamo ricostruire il patrimonio culturale, vogliamo creare un' offerta turistica e via dicendo.?
Sono tutti consigli dati con le migliori intenzioni, ma io che provengo da un'azienda forestale nel nord della Germania le posso assicurare che nella nostra regione sentiamo fin da ora l'effetto di questa devastazione enorme.
Non si procede al necessario diradamento, i boschi non sono curati in maniera adeguata.
Quello che serve urgentemente da parte della Commissione è un sì agli aiuti nazionali, perché non si torni a parlare in un secondo tempo di qualche situazione concorrenziale.
- (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, consentitemi prima di tutto di richiamare la vostra attenzione su due fatti.
Primo: all'inizio del 1999 la NATO, con il concorso della maggior parte degli Stati membri dell'Unione europea, ha raso al suolo il Kosovo con le bombe in nome della libertà.
Ora stiamo profondendo sforzi immani per rimettere in piedi quel paese e aiutare la sua gente. A ragione.
Secondo: alla fine del 1999 alcune tempeste di inaudita intensità hanno seminato morte e distruzione in vaste aree dell'Unione europea.
La Commissione di Bruxelles ha risposto alle grida di aiuto delle vittime con un'alzata di spalle.
Non ne abbiamo i mezzi e le risorse, si diceva.

Questo è falso, onorevoli colleghi, e nessuno può capire questo atteggiamento, tanto meno chi vede minacciata la propria sopravvivenza economica.
La gente dell'Unione europea si aspetta solidarietà, anche all'interno di questa Comunità, e io affermo che ha diritto alla solidarietà.
Il Parlamento europeo nei momenti d'emergenza deve adoperarsi affinché queste attese trovino una risposta.
Esigo che la Commissione non si faccia pregare e vada incontro alle vittime del maltempo con proposte concrete.
La Commissione sa meglio di qualsiasi altra organizzazione o autorità locale come intervenire.
Onorevoli colleghi, chiedo il vostro appoggio quando si tratta di fare capire alla Commissione che quello che manca non è la possibilità di dare aiuti, ma piuttosto la buona volontà in qualche ufficio di Bruxelles!
Consentitemi ancora un'osservazione.
Non tanto le conseguenze dell'uragano, quanto il disastro della petroliera al largo delle coste francesi ha evidenziato con tutta chiarezza che anche a proposito di un altro argomento alla Commissione serve il nostro aiuto per capire: l'Unione europea ha un bisogno urgente di regole sulla responsabilità ambientale.
Non è più sostenibile che la collettività debba pagare i danni causati da singole persone, spesso con attività criminose.
Dobbiamo introdurre la responsabilità per chi causa ogni sorta di danni al nostro ambiente, perché così ci penserà due volte prima di effettuare trasporti di greggio con una petroliera sul punto di sfasciarsi.
Oltre cinque anni fa, nel 1994, quando sono diventata membro della commissione giuridica di questo Parlamento, mi è stata assegnata la stesura della relazione sulla responsabilità ambientale.
E' da quel giorno che attendo un'iniziativa della Commissione che mi dia materia per lavorare.
Occorre mettere al più presto fine a questo scandalo, e spero che in febbraio la discussione su questo dossier non sia aggiornata per l'ennesima volta!
- (DE) Signor Presidente, signor Commissario, in fondo la tempesta che ha segnato il volgere del secolo dovrebbe indurci a riflettere su alcune problematiche.
Si è visto chiaramente che l'uomo, oggi come sempre, non è in grado di sfuggire alle catastrofi naturali.
Le catastrofi naturali ci sono sempre state e ci saranno anche in futuro.
E' naturale che a questo proposito occorre dare prova di solidarietà.
E' fuori dubbio che serve un servizio di protezione civile paneuropeo, e nel bilancio dell'Unione europea deve essere prevista una linea di bilancio per le catastrofi naturali.
Ma la cosa più importante è riconoscere il principio che nel rapporto natura-uomo è sempre l'uomo quello che sbaglia, perpetuando i suoi errori talvolta per secoli. La natura non sbaglia mai, perché non può sbagliare.
I danni, nel caso in discussione, dipendono dalla densità abitativa, dalla forma delle infrastrutture e ovviamente dalle tante monoculture, se parliamo di foreste.
E' evidente che dobbiamo prestare tutto l'aiuto possibile, ma facendolo dobbiamo tenere presente che i cavi elettrici e telefonici in futuro potrebbero essere interrati più spesso.
Dobbiamo abbreviare i cicli e garantire il rimboschimento con boschi misti, più stabili delle monoculture.
Il dibattito più importante in questo contesto è quello sul clima.
In Europa siamo privilegiati perché abbiamo la corrente del Golfo e perché questa funziona ancora.
L'America e il Sudest asiatico stanno molto peggio di noi in fatto di tempeste.
Per fortuna abbiamo la corrente del Golfo, ma anche noi come gli altri siamo soggetti all'effetto serra, e quest'ultimo è in parte causato dall'uomo, per quanto sia difficile dimostrare matematicamente il cambiamento climatico.
Dobbiamo prestare maggiore attenzione alle raccomandazioni della conferenza di Kyoto sull'ambiente.
Dobbiamo ridurre le emissioni di CO2, utilizzare fonti energetiche rinnovabili e in questo contesto chiederci quale sia lo stato di salute delle foreste europee.
Signor Presidente, credo che ciò che dobbiamo deplorare prima di ogni altra cosa sia la perdita di vite umane.
Una perdita irreparabile.
In secondo luogo, accogliamo con favore la solidarietà emersa fra i dipartimenti e i cittadini francesi, nonché quella manifestata dagli altri paesi alla Francia, lo Stato più colpito.
Dato il pochissimo tempo a mia disposizione, signor Presidente, mi limiterò a porre l'accento su due aspetti della nostra risoluzione.
Il primo aspetto mi pare implicitamente riconosciuto dal Commissario, quando si domanda se si tratti di calamità naturali o meno.
In altre parole, gli esperti sono sempre più convinti che il cambiamento climatico e, in generale, le attività umane abbiano un legame con l'aumento delle calamità naturali registrato in questi ultimi anni.
Di fatto, in quest'ultimo decennio la temperatura è salita più che nel resto dell'intero secolo.
Ecco perché l'Europa deve impegnarsi con chiarezza nei confronti del protocollo di Kyoto e farsi promotrice di proposte concrete.
In secondo luogo, sono stata relatrice sul tema della protezione civile in Europa, e mi trovo completamente d'accordo con il Commissario quando propone di dar vita a un corpo di protezione civile europeo.
Inoltre, trattandosi di una straordinaria situazione di calamità, occorre fare uso di una linea di bilancio straordinaria.
Innanzi tutto desideriamo esprimere la nostra solidarietà alle famiglie che hanno perso dei cari in questa terribile tragedia e alle loro comunità.
E' proprio la perdita di vite umane che rende questo disastro tanto straordinario per l' Europa.
E' deplorevole non disporre di uno strumento che consenta di prestare assistenza in simili circostanze.
Ringrazio il Commissario per la sua esauriente dichiarazione sull' argomento e per aver suggerito di organizzarci a livello europeo per prestare assistenza agli Stati membri e alle regioni colpiti da simili tragedie: ciò è importante.
Un altro aspetto dobbiamo tenere a mente: in passato avevamo una linea di bilancio, limitata sì, che non bastava certo a fare molto, ma che in ripetute occasioni è stata strumentalizzata da deputati di questo Parlamento per proporre interventi anche in casi di disastri non gravi.
I funzionari e i Ministri degli Stati membri si recavano a Bruxelles, scambiavano due parole in privato con la Commissione, ottenevano una manciata di euro e si fregiavano del risultato politico di potersi presentare nelle proprie circoscrizioni forti degli aiuti ottenuti.
Questo per dire che la linea di bilancio in questione non era molto popolare quando è stata abolita.
Ritengo che tale linea di bilancio debba essere ripristinata.
In occasione del terremoto in Grecia, un grande disastro, la Comunità non disponeva di uno strumento per manifestare la propria solidarietà e partecipazione alla popolazione greca esattamente come nel caso delle inondazioni in Francia e di quest' ultima catastrofe.
Si tratta di grandi disastri, dovremmo avere un qualche strumento e invece non ne disponiamo; dovremmo allora reintegrarlo e adottare regole severe di modo che vi si possa fare ricorso solo in caso di disastro grave.
I fondi risparmiati potrebbero essere riportati di anno in anno così da disporre di uno strumento di intervento nel caso si verifichi un evento di particolare gravità.
Questa volta l' Irlanda non è stata colpita in modo pesante, nonostante le numerose forti tempeste di vento nell' Atlantico.
Anche in Irlanda abbiamo avuto inondazioni e desidero esprimere la mia solidarietà alle popolazioni irlandesi che ne sono state colpite.
Onorevoli colleghi, non dovremmo avere la memoria corta.
E' vero che Consiglio e Parlamento, congiuntamente, hanno deciso di sopprimere la linea di bilancio per l' aiuto d' urgenza.
E' vero anche che c' è molto denaro europeo come ha indicato il Commissario Barnier: per l' ostricoltura e l' agricoltura si ricorrerebbe all' articolo 30 del regolamento sullo sviluppo rurale e per la silvicoltura all' articolo 33, per le imprese alle deroghe previste al diritto di concorrenza di cui all' articolo 87, paragrafo 2 del Trattato, per le strutture pubbliche ai Fondi strutturali.
Ciò non toglie che, per manifestare una solidarietà concreta e attiva, non sarà sbloccato un centesimo di più di quanto già distribuito prima della tempesta.
Per gli Stati si tratta semplicemente del gioco dei vasi comunicanti e di prendere da una parte ciò che danno dall' altra.
Ma non basta e sono lieto che il Commissario Barnier abbia evocato un' idea che mi sta a cuore e che d' altro canto ho espresso in occasione degli auguri che a Bordeaux ho rivolto alla stampa e cioè l' elaborazione di una politica rafforzata di protezione civile europea.
Credo che per nostri cittadini l' urgenza debba essere tangibile se vogliamo che la cittadinanza europea che noi auspichiamo esista, se vogliamo che questo mandato, che la nostra Presidente, onorevole Fontaine, ha voluto caratterizzare con il ravvicinamento dell' Unione ai cittadini europei, sia reale.
Quindi un eurocorpo di protezione civile, l' istituzione di autentici Caschi blu del soccorso civile, presenti sui luoghi in difficoltà all' interno dell' Unione, visto che al presente non disponiamo di procedure d' urgenza, ma se necessario anche all' esterno, in Venezuela o altrove, credo che sarebbe qualcosa che dovremmo chiedere con forza.
Mi preme dire al Commissario Barnier che in me troverà sempre un alleato attivo a favore di questa idea che reputo generosa ed europea.
- (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l'Europa è un luogo relativamente al riparo dalle tempeste se la confrontiamo con altre aree del mondo; eppure le tempeste dell'ultima settimana di dicembre hanno dimostrato quali conseguenze ne possano derivare e quali immensi problemi ci attendano nel futuro.
Chiunque sia venuto a Strasburgo in macchina o in treno ha potuto costatare con i propri occhi gli effetti della tempesta anche in Alsazia.
Vorrei esprimere prima di tutto la mia simpatia a tutti i cittadini delle regioni devastate dal maltempo, sottolineando al contempo l'importanza che gli aiuti per le regioni e per le persone colpite rivestono agli occhi di questo Parlamento.
Sappiamo tutti che già domani altre regioni europee potrebbero essere colpite da un destino analogo.
Si tratta ora di rimuovere al più presto il legname danneggiato; è infatti risaputo che ogni ritardo nella sistemazione dei danni può causare disastri ancora maggiori, dando per esempio spazio alla diffusione di parassiti come gli ipidi, con conseguenze secondarie al momento non stimabili.
Ecco perché occorre assolutamente rimuovere gli alberi danneggiati prima dell'inizio della stagione calda.
Ci vorranno decenni prima di poter quantificare l'esatta portata dei danni all'economia forestale.
Sappiamo infatti tutti che un albero non cresce in pochi anni; in quest'ambito si ragiona in decenni.
Vorrei inoltre fare presente che la silvicoltura non serve certo solo alla produzione di legname, ma che il bosco in alcune regioni assolve anche un'essenziale funzione di protezione e tutela.
Sono quindi orgogliosa di poter dire che i lavoratori austriaci del comparto sono anche pronti a...
(Il Presidente interrompe l'oratrice)
Signor Presidente, esprimo la nostra profonda solidarietà a tutti coloro che sono stati colpiti dalle tempeste.
Talvolta all' interno della Comunità non ci rendiamo veramente conto di quello che succede in altri paesi; in Irlanda si è parlato pochissimo della petroliera colata a picco.
Mi è stato chiesto di presentare gli effetti delle tempeste in Irlanda.
Abbiamo avuto venti fortissimi e precipitazioni prolungate e di portata eccezionale che, non bastassero gli altri problemi esistenti, hanno inondato migliaia di acri di terreno, in alcuni punti con masse d' acqua fino a quattro metri di altezza.
Gli abitanti hanno sperimentato la sventura di vedere allagate case e fattorie, il disagio di non disporre di servizi igienici, né acqua potabile e il disastro ambientale della contaminazione dell' acqua da colibatteri.
Ho parlato con agricoltori che hanno visto abortire le proprie pecore che avevano bevuto acqua contaminata.
Gli habitat naturali sono andati distrutti.
Chiedo quindi di tenere presente l' Irlanda in queste particolari circostanze.
Ringrazio il Commissario e sostengo con convinzione la sua idea di un protezione civile europea.
- (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esprimere anch'io la mia solidarietà con le vittime del maltempo e ribadire l'importanza in tutta Europa della silvicoltura, la quale risentirà di ripercussioni massicce in tutto il continente.
Penso che occorra riflettere sul modo di affrontare tali problemi nel lungo termine.
Non chiediamo certo un'organizzazione di mercato per le foreste, ma dovremmo forse dare vita a un sistema che consenta di mitigare in qualche modo gli effetti di questo tipo per le vittime, forse anche in collaborazione con il settore assicurativo privato.
Purtroppo dovremo attenderci altre catastrofi del genere anche in futuro.
Ci sono indizi, non prove, com'è già stato detto ma chiari indizi, che l'aumento delle tempeste in tutto il mondo sia ricollegabile al disastro climatico.
Ovviamente gli scienziati non concordano ancora, ma in maggioranza sono relativamente sicuri che, se le emissioni di gas a effetto serra restano ai livelli attuali, nel secolo appena iniziato dovremo affrontare ancora più numerose e peggiori tempeste.
Penso che sarebbe il caso di ricordarci della proposta fatta in quest'Aula da un nostro ex collega, Tom Spencer, di non attribuire agli uragani nomi femminili o maschili qualsiasi, bensì i nomi dei responsabili dell'effetto serra - allora fece i nomi dei grandi gruppi petroliferi.
Shell e BP andrebbero certo esclusi da questa lista, dato che hanno cambiato politica e non puntano più solo sulla vendita di combustibili fossili dannosi per il clima ma stanno investendo anche in forme di energia sostenibili.
Dobbiamo guardare le cose nella giusta prospettiva. Non concordo con chi afferma genericamente che l'effetto serra è responsabile di quest'uragano, ma ritengo sia abbastanza certo che dobbiamo temere ulteriori catastrofi se non cambiamo rotta al più presto!
Sicurezza alimentare
L' ordine del giorno reca la comunicazione della Commissione sulla sicurezza alimentare.
Signor Presidente, mi rallegro di poter cogliere la prima opportunità utile per illustrare al Parlamento le grandi linee del Libro bianco della Commissione sulla sicurezza alimentare approvato mercoledì scorso, 12 gennaio, in associazione con il collega, Commissario Liikanen.
Nella mia audizione a settembre avevo promesso una presentazione tempestiva del Libro bianco.
Sono lieto che ciò sia stato possibile in tempi tanto brevi.
Il Libro bianco rappresenta il risultato di tre, quattro mesi di intenso lavoro da quando la Commissione è stata nominata a settembre.
Esso riprende le ampie consultazioni svoltesi nel corso degli ultimi due anni e cioè dalla pubblicazione del Libro verde della Commissione sulla legislazione alimentare e riflette altresì le esperienze maturate in occasione delle recenti crisi alimentari dovute alla diossina, ai fanghi di depurazione come pure alla ESB.
Il Libro bianco riflette altresì le preoccupazioni espresse da questo Parlamento al Presidente Prodi e al sottoscritto nelle molteplici occasioni nelle quali si è tenuto in Aula un dibattito sulla sicurezza alimentare da quando la Commissione si è insediata.
E' superfluo ricordare che la fiducia dei consumatori nel regime europeo di sicurezza alimentare ha subito notevoli batoste a causa delle crisi e degli allarmi degli ultimi anni e dei mesi recenti.
La Commissione ha assunto pienamente l' impegno di ricostruire tale fiducia attuando il regime di sicurezza alimentare più aggiornato e più efficace del mondo.
La settimana scorsa, in occasione della presentazione ufficiale del Libro bianco, ho affermato che il carrello della spesa è una delle armi più potenti del mondo.
I consumatori europei operano le proprie decisioni con incomparabile discernimento: se la loro fiducia è intaccata ciò si riflette su come fanno la spesa, con conseguenze pesanti sugli agricoltori, i produttori e l' industria in generale.
In un settore che fattura qualcosa come 600 miliardi di euro all' anno, anche una lieve incrinatura nel livello di fiducia può produrre effetti significativi.
Il settore agroalimentare e agricolo insieme contano più di 10 milioni di addetti: è necessario un clima di grande fiducia per promuovere l' occupazione e la competitività.
La crisi di fiducia inevitabilmente ha anche comportato, purtroppo, un' erosione della fiducia dei consumatori nei sistemi e nelle istituzioni nazionali e europee preposte a controllare e a garantire gli standard più elevati per la sicurezza alimentare.
Detto questo, mi preme puntualizzare che l' Europa comunque dispone di una delle migliori industrie alimentari del mondo e anche di uno dei sistemi di controllo degli alimenti più sicuri: la sfida è fare sì che il nostro sistema diventi il migliore in assoluto.
Il Libro bianco sulla sicurezza alimentare si prefigge sostanzialmente di emanare la legislazione e porre in essere le strutture atte a garantire il livello più elevato possibile di protezione della salute dei consumatori in relazione al consumo di alimenti.
La Commissione sta mettendo a punto un' agenda ambiziosa e impegnativa e avremo bisogno di contare sul pieno sostegno del Parlamento per realizzare le nostre ambizioni secondo la tabella di marcia che ci siamo dati, così come ci servirà tutto l' appoggio del Consiglio e delle altre parti in causa.
Il Libro bianco sulla sicurezza alimentare illustra una serie composita di azioni necessarie per completare e modernizzare la legislazione alimentare comunitaria vigente.
Si tratta di misure intese a rendere la nostra legislazione più coerente, più comprensibile e più flessibile.
Vogliamo promuovere una migliore applicazione delle disposizioni e offrire ai consumatori una maggiore trasparenza.
Il piano d' azione particolareggiato per la sicurezza alimentare illustrato nel Libro bianco contiene una precisa tabella di marcia per i prossimi tre anni.
Sono previste più di 80 misure e il nostro obiettivo è mettere a punto una legislazione alimentare coerente e aggiornata entro la fine del 2002.
Stiamo altresì vagliando la possibilità di istituire entro il 2002 un' Autorità alimentare europea come complemento essenziale del nuovo regime di sicurezza alimentare.
Tale idea sarà occasione di approfondito esame e dibattito e del resto ha già suscitato numerosi commenti anche da parte degli onorevoli parlamentari.
Il capitolo del Libro bianco relativo all' Autorità alimentare europea ha chiaramente la vocazione di suscitare commenti e osservazioni, che ci aspettiamo di ricevere entro la fine di aprile.
Tornerò tra breve al processo di consultazione.
La Commissione ritiene necessari interventi strutturali profondi sul nostro sistema di sicurezza alimentare al fine di conseguire il duplice obiettivo di garantire gli standard più elevati di sicurezza alimentare e di riconquistare la fiducia dei consumatori.
Per quale motivo un' Autorità alimentare europea dovrebbe essere parte integrante di tale trasformazione?
La prima grande preoccupazione verte sull' indipendenza.
I principali attori, a partire dai consumatori stessi, auspicano un sistema che sia indipendente e che sia percepito in quanto tale rispetto agli interessi costituiti del settore.
E' nostro dovere poi garantire l' eccellenza e la trasparenza.
Negli ultimi anni, dalla riforma del sistema della consulenza scientifica in seguito alla crisi dell' ESB, abbiamo realizzato progressi tangibili, ma la Commissione ritiene che si debba fare di più.
Dobbiamo mettere a punto un sistema di valutazione del rischio che sia permanente, autenticamente indipendente, eccellente e trasparente.
Il compito principale dell' autorità sarà la valutazione del rischio in materia di sicurezza alimentare.
Secondo le nostre intenzioni il lavoro svolto dagli attuali cinque comitati scientifici che si occupano di sicurezza alimentare dovrà essere demandato all' Autorità, magari non secondo la forma o la struttura attuale, su questo sentiremo le varie opinioni prima di presentare una proposta definitiva sull' istituzione dell' autorità.
Evidentemente un semplice scambio di poltrone non sarebbe sufficiente: come si legge chiaramente nel Libro bianco la nuova Autorità deve essere una struttura che comporti un valore aggiunto.
Sono del parere che l' attuale sistema di consulenza scientifica vada rafforzato: secondo me all' interno dell' Autorità gli scienziati indipendenti dovrebbero disporre di un ausilio, anche scientifico, molto maggiore.
Nelle mie intenzioni la nuova Autorità dovrebbe svolgere un ruolo molto più propositivo rispetto al sistema attuale: dovrebbe anticipare, invece che limitarsi a reagire, identificare i problemi prima che scoppino le crisi.
Questo approccio propositivo dovrebbe rappresentare appunto la caratteristica propria dell' Autorità.
In tal senso il Libro bianco identifica una serie di nuovi ambiti che potrebbero diventare di competenza dell' Autorità: la raccolta esauriente di informazioni, il ruolo di sorveglianza, il coordinamento delle informazioni scientifiche all' interno dell' Unione e ancora la realizzazione di potenti reti di collegamento con le agenzie e gli organismi degli Stati membri competenti per la sicurezza alimentare.
Nel mandato dell' Autorità secondo noi dovrebbe figurare anche un migliore sistema di allerta rapida per l' alimentazione umana e i mangimi per animali.
La Commissione ha deciso che non sarebbe opportuno né fattibile affidare all' Autorità la competenza per la gestione del rischio; riteniamo piuttosto che le decisioni in materia debbano restare riservate alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio.
Non credo di doverlo giustificare: sono fermamente convinto che si tratti della soluzione migliore.
Sicuramente qualcuno potrà sostenere che l' Autorità dovrebbe avere un potere legislativo ma è un parere che non accetto, anzi lo respingo con appassionata determinazione.
E' passato solo un anno da quando il Trattato è stato modificato per attribuire a questo Parlamento un ruolo di maggior peso nel processo legislativo: assegnare ora tale ruolo a un' autorità a mio avviso costituirebbe un passo indietro e un rilassamento del principio del controllo democratico.
Mi interessa molto sentire il parere del Parlamento su questo punto.
Si potrebbe sostenere, inoltre, che la Commissione, di fatto, potrebbe ignorare il parere della nuova Autorità.
Anche questa è una logica che non condivido: come potrebbe un Commissario competente per la sanità e la protezione dei consumatori respingere o ignorare un parere scientifico indipendente e circostanziato in materia di sicurezza alimentare?
Potrebbe mai essere nell' interesse dei cittadini europei?
Ritengo assolutamente di no, a meno che tale obiezione si fondi su argomentazioni scientifiche solidamente circostanziate, presentate razionalmente e pienamente giustificate.
Mi pare difficile prospettare una simile ipotesi.
Posso assicurarvi, oggi in questa sede, che la Commissione nell' esercizio della funzione di gestione del rischio terrà pienamente conto del parere scientifico dell' Autorità.
Ho già detto che l' Autorità sarà incaricata di stabilire delle reti di contatto con le agenzie e gli organismi nazionali per la sicurezza alimentare; si tratta di un compito di grande importanza.
Occorre promuovere una maggiore certezza nella scienza sulla quale si base la sicurezza alimentare nell' Unione europea.
L' Autorità deve assurgere a fonte autorevole di informazioni e pareri scientifici sulle questioni relative alla sicurezza alimentare.
Ciò non succederà automaticamente in virtù della semplice creazione di tale Autorità, ma avverrà progressivamente col tempo, mano a mano che crescerà la fiducia nei suoi confronti.
Non credo che si possa adottare un approccio normativo in materia di scienza e pareri scientifici.
Tuttavia, con l' evoluzione delle reti dinamiche collegate agli organismi e alle agenzie scientifiche nazionali, l' Autorità assumerà un ruolo di primo piano nel panorama europeo.
Sono ansioso di conoscere il parere del Parlamento anche su questo aspetto.
Come parte integrante di una struttura a valore aggiunto, il Libro bianco propone per l' Autorità un ruolo importante nella comunicazione del rischio: diffondere informazioni scientifiche complesse in modo comprensibile per i consumatori; fungere da perno naturale e indispensabile per l' accentramento di dati più aggiornati sul rischio; essere altamente visibile; comunicare le notizie positive sull' alimentazione e essere propositiva.
Il Libro bianco contiene proposte assai importanti anche in materia di controlli.
Si tratta di una componente fondamentale del sistema di controlli e cerca di garantire il rispetto della normativa comunitaria da parte degli Stati membri e gli operatori.
Nel settore dei controlli auspico un mercato interno veramente funzionante.
In tale contesto proponiamo anche di rafforzare in modo significativo la funzione di controllo esercitata dall' Ufficio alimentare e veterinario di Dublino.
Il quadro comunitario riformato sarebbe dunque costituito da tre pilastri: i criteri operativi fissati a livello comunitario, le linee direttrici per i controlli comunitari e la maggiore cooperazione amministrativa in materia di definizione e realizzazione dei controlli.
Nel contesto di tali proposte, che penso di poter presentare alla fine dell' anno, valuterò l' opportunità di attribuire alla Commissione poteri ulteriori rispetto alle procedure di infrazione vigenti, per esempio congelare finanziamenti comunitari o recuperare fondi già erogati allo Stato membro in questione.
Tali proposte rientrano nella nostra missione di raggiungere gli standard di sicurezza alimentare più elevati del mondo, di promuovere la fiducia dei consumatori e rafforzare i mercati per gli agricoltori e i produttori dell' Unione.
Accanto alle proposte di istituire una nuova Autorità alimentare europea e di rafforzare il sistema dei controlli a livello comunitario, il Libro bianco presenta un piano d' azione comprensivo di un' ampia gamma di misure intese a migliorare e rendere più coerente la legislazione comunitaria sui prodotti alimentari secondo il principio "from farm to table" , dall' azienda agricola alla tavola.
Esso contiene oltre 80 azioni distinte per il futuro e mira a colmare le lacune della legislazione vigente.
Il nuovo quadro normativo riguarderà i mangimi animali, la salute e il benessere degli animali, le norme igieniche, le sostanze contaminanti e i residui, i nuovi prodotti alimentari (novel food) , gli additivi, gli aromi, l' imballaggio e l' irradiamento.
Includerà una proposta di legislazione alimentare generale che incorpori i principi della sicurezza alimentare quali la responsabilità dei fabbricanti di mangimi, degli agricoltori e degli operatori alimentari, la rintracciabilità dei mangimi, degli alimenti e degli ingredienti, un' adeguata analisi del rischio tramite, ad esempio, la valutazione del rischio, - ovvero la consulenza scientifica e l' analisi delle informazioni - la gestione del rischio, - ovvero regolamentazione e controlli - la comunicazione del rischio e l' applicazione, se del caso, del principio di precauzione.
In merito al principio di precauzione, vorrei aggiungere che la Commissione sta terminando una comunicazione che penso verrà approvata prossimamente.
Sono ansioso di seguire lo scambio di vedute di questo pomeriggio con gli onorevoli parlamentari, i quali, mi rendo conto, avrebbero preferito di gran lunga che la discussione si fosse tenuta già la settimana scorsa, se avessimo potuto disporre di una sede parlamentare adeguata.
Comunque sia, visti i contatti che intrattengo con i presidenti delle competenti commissioni parlamentari, capisco che non è stato possibile, così come so che non mancheranno nei prossimi mesi le occasioni per discutere delle proposte del Libro bianco sull' Autorità.
Abbiamo a disposizione alcuni mesi per svolgere la necessaria discussione sulle idee della Commissione contenute nel Libro bianco in merito all' istituzione di un' Autorità alimentare europea.
Il Parlamento in questa discussione svolgerà un ruolo chiave.
Il Parlamento è stato il perno della risposta europea alla crisi dell' ESB e da allora si è particolarmente distinto nel farsi interprete delle preoccupazioni dei cittadini in materia di sicurezza alimentare.
Mi aspetto che il contributo del Parlamento al dibattito sull' Autorità sarà altrettanto incisivo e costruttivo.
E' vero che abbiamo a disposizione alcuni mesi prima della fine di aprile per discutere della questione e raccogliere le varie opinioni, ma mi rendo altrettanto conto che il calendario è molto stretto.
Chiedo pertanto al Parlamento di adottare le misure del caso per accelerare la formulazione del suo parere.
E' fondamentale che la Commissione possa beneficiare del contributo del Parlamento per delineare una componente tanto importante del nuovo sistema di protezione della salute dei consumatori e ricostruire così la fiducia dei consumatori nel regime di sicurezza alimentare dell'Unione europea.
L' Autorità alimentare europea sarà un ingrediente fondamentale del futuro sistema di sicurezza alimentare europeo; è importante che tutta la ricetta funzioni.
Signor Presidente, ringrazio il Commissario per la sua dichiarazione.
Desidero esprimere apprezzamento per la divisione del lavoro proposta e per il fatto che la gestione alimentare rimarrà di competenza delle Istituzioni europee, Commissione e Parlamento inclusi.
E' assolutamente un' impostazione corretta.
Tuttavia c' è una parola che non ho sentito pronunciare questo pomeriggio e spero che sia possibile discuterne in tutta franchezza.
Occorre una normativa alimentare, come lei ha detto, ed è necessario addivenire ad un accordo su questo elemento.
In questo processo, però, è importante che rientri la responsabilità: ecco la parola cui mi riferisco.
Il problema è che fino ad oggi sono sempre stati i contribuenti a pagare il conto quando qualcosa è andato storto e non può continuare così.
Di fronte a una crisi occorre chiarire in anticipo che in caso di difficoltà, chi ha causato il problema se ne deve assumere la responsabilità.
- (DE) Signor Presidente, è un buon Libro bianco quello che ci è stato illustrato ma non intendo parlare dell'Autorità alimentare.
Le mie domande riguardano l'elenco positivo per i mangimi.
A questo proposito il suo Libro bianco non è chiaro.
Quali scadenze ha previsto, quanto tempo le ci vorrà per stendere questo elenco positivo?
Quando le regole e i controlli saranno le medesime per la produzione di mangimi e per la produzione di alimenti umani?
E poi c'è l'ultima parte della mia domanda: quando i test per l'ESB diventeranno obbligatori in tutti gli Stati membri?
Anche per quanto concerne questi obblighi, il suo Libro bianco è rimasto un po' nel vago.
La ringrazio, signor Commissario, per la sua dichiarazione.
Credo che le linee da lei indicate per l' Autorità alimentare europea siano realistiche.
Gli Stati membri non accetterebbero un' agenzia di regolamentazione, quindi non avrebbe molto senso da parte sua proporne una.
Alcuni comparti dell' industria alimentare chiaramente necessitano di una normativa migliore e ciò vale evidentemente per i mangimi e gli alimenti animali.
Tuttavia, in qualità di presidente di una commissione che apparentemente nei prossimi tre anni si dovrà occupare quasi esclusivamente di questioni alimentari, mi incorre l' obbligo di formulare una domanda: se l' Europa dispone del sistema di controllo degli alimenti più sicuro, come lei ha detto, perché ci vogliono 24 tra direttive e regolamenti nuovi e 20 nuove direttive che modificano direttive esistenti?
Secondo, ciò non aggraverà forse il problema degli eccessi di regolamentazione a Bruxelles e delle lacune sul versante dell' applicazione negli Stati membri?
Siamo ansiosi di aprire un dialogo proficuo con lei su questi temi.
Per parlare poi dell' ampliamento: come intende la Commissione coinvolgere i paesi candidati nelle discussioni sulla nuova legislazione, visto che la Commissione si aspetta chiaramente che il Libro bianco rientri nell' acquis comunitario per il 2003?
Signor Presidente, ringrazio le onorevoli Ahern, Roth-Berendt e Jackson per l' apprezzamento espresso a favore del Libro bianco.
E' per me motivo di incoraggiamento e sono ansioso di continuare il dibattito con loro e con gli altri onorevoli parlamentari sui temi sollevati.
La onorevole Ahern ha sollevato il problema della responsabilità, che evidentemente il Libro bianco non tratta nello specifico, ad eccezione del riferimento alle future disposizioni - alcune già ne esistono - in materia di rintracciabilità.
A quel punto si potrà affrontare la questione della responsabilità.
Non ho considerato in modo approfondito e particolareggiato gli aspetti relativi alla responsabilità, nonostante la mia precedente esperienza professionale, ma ho la netta sensazione che ciò potrebbe avere implicazioni riferite alla sussidiarietà.
Tuttavia ho preso nota dell' osservazione e mi riservo di riflettere.
La onorevole Roth-Berendt mi ha rivolto una domanda su una lista positiva.
Ebbene, si tratta di una delle questioni di solito contenute negli allegati agli atti giuridici ed è nostra intenzione determinare una lista positiva per i mangimi.
La lista per il momento è, per così dire, negativa e può essere ampliata su richiesta.
La lista positiva è uno dei punti dell' allegato per cui è stata fissata una scadenza, appunto il 2002.
Il sistema di allerta rapida per i mangimi è una delle lacune che abbiamo identificato nella legislazione.
L' allerta rapida esiste per gli alimenti ma non per i mangimi.
E' increscioso e sbagliato e ci pare importante prendere atto di tale lacuna e emanare una normativa per colmarla ed è quanto faremo.
Il lavoro in relazione all' ESB negli Stati membri e l' introduzione di un sistema di test aleatori per identificare i livelli di infettività negli Stati membri ha carattere permanente. So che la onorevole Roth-Berendt mi ha fatto la stessa domanda in altre occasioni e io ho risposto che mi sembrava che le cose procedessero speditamente, ma mi dicono che la Commissione sta svolgendo una consultazione inter-servizi e se ne sta occupando.
Spero che la prossima volta che mi rivolgerà la domanda sarò in grado di fornirle qualche dettaglio in più.
La onorevole Jackson si è concentrata sulle 24 nuove proposte legislative e 20 modifiche a atti giuridici vigenti e si chiede se ciò non aggravi gli eccessi di regolamentazione.
Rispondo che gli atti normativi che abbiamo identificato servono a colmare un vuoto giuridico: non si tratta di istituire nuovi sistemi o emanare nuovi regolamenti, anche se in parte è così, ma di individuare e colmare le lacune e le carenze nella catena alimentare, dall' azienda agricola alla tavola del consumatore.
Si è fatto riferimento ai paesi candidati ed è un punto che abbiamo presente.
Gli standard della sicurezza alimentare e gli altri settori della sicurezza rivestono un' importanza cruciale nell' ottica dell' ampliamento e si tratta di un aspetto che ho sottoposto all' attenzione del Commissario Verheugen.
Signor Commissario, l'insipienza di alcuni Stati membri ha provocato una grave crisi alimentare in Europa, e purtroppo devo costatare ancora una volta con rabbia che al momento della presentazione di questa interessante relazione neppure un rappresentante del Consiglio è presente in Aula.
Mi piacerebbe sapere da lei come pensa di garantire che una tale nuova Autorità, non importa come si chiamerà alla fine, possa influenzare anche il Consiglio, chi la guiderà e da chi verranno i mandati.
Naturalmente non possiamo prescriverne i contenuti, ma sottolineo con forza che il Parlamento dopo Maastricht e Amsterdam vuole mantenere, se non accrescere, le sue prerogative.
Temo che ancora una volta si crei un organismo aleggiante sull' Europa come un satellite anonimo e che personalmente amo quanto il diavolo ama l'acqua santa. Spero vivamente che non si arrivi a questo!
Anch' io desidero esprimere il mio apprezzamento per il Libro bianco.
Le domando se ritiene che l' Autorità europea alimentare sarà abbastanza forte da prevenire scontri come la guerra della carne bovina e il rifiuto della Francia di abrogare il divieto di importazione.
Lei ha detto che la Commissione potrebbe congelare sovvenzioni e aiuti ai paesi che si comportano come la Francia.
Proporrebbe anche , per esempio, che la Commissione versi dei contributi a titolo temporaneo, come stanno chiedendo in questo momento gli agricoltori britannici?
Signor Presidente, signor Commissario, nel corso della conferenza stampa della scorsa settimana avevate affermato che l'autorità per il controllo alimentare dell'UE sarebbe stata dislocata in periferia, senza meglio entrare in dettagli.
Per esempio, l'Ufficio dell'UE dislocato a Dublino ha dimostrato che oggi le distanze fisiche non rappresentano più alcun ostacolo al lavoro e alla comunicazione efficiente.
Per quanto concerne la nuova autorità per il controllo alimentare, è stato affermato che il suo compito sarà quello di raccogliere e pubblicare le informazioni, coordinare le attività, elaborare raccomandazioni per l'industria alimentare e, così come è stato sottolineato, raccogliere i dati scientifici e divulgarli presso i consumatori.
Tutto ciò può essere svolto con i moderni strumenti informatici da tutti i paesi dell'Unione europea.
Chiederei ,quindi, su quali argomentazioni si basa la scelta della sede di questo ufficio?
In merito alla composizione dell' Autorità: innanzi tutto essa si avvarrà di scienziati interni che stabiliranno contatti e consulteranno scienziati esperti nelle discipline in esame a seconda dei casi.
Inoltre, l' Autorità per la sicurezza alimentare avrà un suo organo direttivo e avrete notato nel Libro bianco che non ne abbiamo specificato la natura.
E' un tema che pensiamo di discutere con il Parlamento nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi.
Nelle miei intenzioni tale organo direttivo dovrebbe essere composto dalle parti in causa o dai loro rappresentanti.
Il suo ruolo dovrà essere delineato nel dettaglio nella proposta che sottoporrò alla Commissione in settembre.
Non lo abbiamo ancora fatto ma sarà fatto per settembre.
Non penso che tale organo direttivo potrà istruire gli scienziati su come svolgere il proprio lavoro, poiché ciò metterebbe a repentaglio l' indipendenza del parere scientifico, ma avrebbe un mandato generale, in particolare quello, ad esempio, di chiedere all' Autorità di studiare settori particolari nei quali è necessaria la ricerca.
L' onorevole Florenz chiede se il Parlamento avrà voce in capitolo.
Si tratta di una questione che va considerata e discussa e sulla quale probabilmente i pareri saranno contrastanti.
Qualcuno sosterrà che sarebbe inopportuno che il Parlamento, o membri del Parlamento - o addirittura persone nominate dal Parlamento - siano membri dell' organo direttivo.
Altri invece penseranno che sarebbe proficuo che il Parlamento, tramite persone da esso nominate o addirittura tramite i suoi deputati, abbia modo di discutere quali temi devono essere studiati.
E' una questione sulla quale vale la pena di riflettere ma che non è ancora stata decisa.
L' onorevole Florenz ha anche sollevato il problema dell' anonimato.

Sono lieto che lo abbia fatto perché è molto importante che l' autorità abbia un profilo elevato: deve essere visibile, conosciuta, i consumatori dell' Unione devono sapere dell' esistenza di un' Autorità alimentare.
Il direttore dell' Autorità dovrebbe essere una personalità nota, che potrebbe comparire regolarmente in televisione per parlare di argomenti attinenti agli alimenti, in particolare delle notizie positive collegate alla nutrizione e alla dieta, così che nell' eventualità di una nuova crisi alimentare i consumatori sarebbero consapevoli che una simile autorità esiste e ricorderebbero di averne sentito gli interventi in altre occasioni e quindi, si spera, avranno una base di fiducia nelle affermazioni dell' Autorità.
E' cruciale pertanto che l' Autorità non sia affatto anonima, ma visibile.
Farò tutto il possibile per promuovere questo ruolo di elevato profilo.
La onorevole Lynne chiede se l' Autorità sarà sufficientemente forte.
Nutro il sospetto che la domanda verta più che altro su dove cominciano e dove finiscono le competenze dell' Autorità europea da un lato e quelle delle agenzie nazionali per la sicurezza alimentare.
Ci dovrebbe essere un' interazione a livello scientifico.
Chiaramente non è auspicabile che gli scienziati che lavorano per l' Autorità alimentare europea, in quanto esperti interni o esterni, si vengano a trovare in disaccordo con i pareri scientifici formulati a livello degli Stati membri.
E' una situazione sgradevole che non vogliamo si presenti in futuro.
Diverse cose minacciano la fiducia dei consumatori, una di queste è la non informazione.
Ma anche un' informazione che riferisca un dissenso tra gli scienziati sul merito di questioni centrali relative alla sicurezza degli alimenti è motivo di grave preoccupazione.
Dobbiamo cercare di evitare che ciò si produca e porre in essere le strutture atte a promuovere una corretta diffusione delle informazioni tra scienziati, la consultazione e la discussione approfondite nonché l' opportunità e la facoltà per l' Autorità europea di consultare scienziati indipendenti in tutti gli Stati membri e anche al di fuori dell' Unione se del caso.
Nel tempo, come dicevo poco fa, il profilo dell' Autorità crescerà e anche la sua perizia, la sua autorità morale aumenteranno e miglioreranno cosicché le sue opinioni verranno accettate e non messe in dubbio.
Una simile situazione, per crearsi, ha bisogno di tempo.
La fiducia dei consumatori non si conquista per decreto, ma gradualmente.
Tuttavia la Commissione potrà sincerarsi dell' applicazione pratica dei pareri dell' Autorità grazie agli strumenti normativi che sono appannaggio della Commissione, del Parlamento e del Consiglio.
Mi rendo conto che si tratta di un processo che richiede tempi relativamente lunghi, ma credo che la traduzione in atti giuridici dei pareri dell' Autorità sia la strada maestra.
Il mancato rispetto delle norme comporta il ricorso alle normali procedure giudiziarie.
Uno dei temi che probabilmente ci troveremo ad affrontare col tempo è la tempestività della risposta in simili circostanze.
Spero che sia possibile fare qualcosa per accelerare i tempi delle procedure giudiziarie.
In relazione alle sovvenzioni e agli aiuti, in effetti si tratta di un tema che abbiamo considerato.
Sarà necessario sentire il parere dei servizi giuridici ed è quanto contiamo fare, soprattutto perché può essere uno strumento rapido di intervento in caso di mancata ottemperanza alla normativa comunitaria, in attesa di un pronunciamento da parte del giudice competente.
Per quanto riguarda poi la domanda della onorevole Lynne sui contributi a titolo temporaneo, direi che si tratta di una questione che può essere discussa dal Parlamento, visto le sue incidenze di bilancio.
La onorevole Myller mi ha chiesto dove avrà sede l' Autorità.
Non è stata adottata alcuna decisione, se non che probabilmente la sede sarà centrale piuttosto che dislocata in periferia.
So che l' Ufficio alimentare e veterinario si trova a Dublino e anche se si tratta del mio paese devo ammettere che non è certo il centro dell' Europa!
Ma l' Ufficio di Dublino non ha nulla a che vedere con l' Autorità alimentare europea: esso si compone di scienziati indipendenti e veterinari che viaggiano a partire da una località dotata di un aeroporto - ovviamente anche a Dublino abbiamo un aeroporto.
La situazione dell' Autorità alimentare europea è tutt' altra: essa deve essere vicina alla Commissione a causa della necessità di un' interazione tra gli scienziati che lavorano per l' Autorità e coloro di noi che si occupano di presentare le iniziative legislative.
Una parte importante della comunicazione tra le due Istituzioni evidentemente sarà garantire che quanti partecipano al processo legislativo comprendano chiaramente e perfettamente quello che gli scienziati intendono, i problemi che hanno identificato e la risposta legislativa necessaria.
Allo stesso modo gli scienziati vorranno disporre di qualche elemento introduttivo al sistema giuridico, al processo decisionale politico e al processo di elaborazione di proposte legislative per garantire che le norme risolvano i problemi che hanno individuato.
Mi pare auspicabile che una siffatta Autorità abbia una sede centrale.
Gli scienziati saranno interni ma sarà altrettanto necessario istituire rapporti di consulenza con altri scienziati e in questo caso, visto che dovranno viaggiare, sarebbe meglio che si recassero verso il centro, cioè lì dove hanno sede gli organi parlamentari, la Commissione e il Consiglio.
Questo è il mio giudizio in questo momento.
E' plausibile che sia materia di discussione in questa e altre sedi e ascolterò ogni suggerimento che mi verrà fatto, ma la mia conclusione preliminare è che l' Autorità dovrebbe avere una sede al centro dell' Unione piuttosto che in periferia.
Onorevoli colleghi, mi trovo in una spiacevole posizione poiché non è mia facoltà modificare l' ordine del giorno.
Vi suggerirei di sottoporre la questione ai vostri rispettivi gruppi politici e di sollevarla alla Conferenza dei presidenti di gruppo.
Se ritenete che lo spazio dedicato alle domande dopo una dichiarazione della Commissione sia importante, suggerisco di chiedere più tempo rispetto alla mezzora che è stata prevista.
In questa circostanza abbiamo avuto 6 minuti per le domande da parte dei deputati e 29 minuti per le risposte e la dichiarazione del Commissario.
Come avrete constatato mezzora non è sufficiente per una seduta di questa natura.
Spero che abbiate modo di discuterne nei gruppi politici perché in futuro si riservi un' organizzazione più strutturata a queste comunicazioni della Commissione.
La discussione è chiusa.
Tempo delle interrogazioni (Commissione)
L'ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0003/2000).
Esamineremo le interrogazioni rivolte alla Commissione.
Vi comunico che il tempo previsto per questo Tempo delle interrogazioni è di un'ora e 15 minuti circa.
Abbiamo operato una piccola riduzione rispetto ai tempi previsti perché oggi gli interpreti stanno prestando servizio in un turno continuato.
Ha facoltà l'onorevole Purvis per un richiamo al Regolamento.
Mi oppongo alla decisione di decurtare la durata del Tempo delle interrogazioni, che è una delle poche occasioni in cui i deputati di secondo piano hanno l' opportunità di prendere la parola e pertanto le chiedo formalmente di rispettare l' ora e mezza prevista dall' ordine del giorno per il Tempo delle interrogazioni.
Ciò è quanto l' ordine del giorno dispone e credo che dovremmo rispettarlo.
Onorevole collega, in realtà l'ordine del giorno prevedeva il Tempo delle interrogazioni alle 17.30, mentre potete ben vedere che ore sono.
Spero comunque che non giungeremo sino alla seduta notturna.
Prima parte
interrogazione n. 28, dell'onorevole (H-780/99):
Oggetto: Costruzione di una centrale nucleare in Turchia che è una zona sismica I due terremoti di più di 7 gradi Richter avvenuti recentemente in Turchia sollevano serissimi dubbi sull'insistenza turca nel voler costruire costosissimi reattori nucleari a Akkuyu proprio quando le eccedenze energetiche delle dighe Atatürk vengono esportate verso paesi terzi e l'UE apporta tagli al suo bilancio per riparare i danni causati dai terremoti.
Sorge il sospetto che i progetti nucleari turchi, prescindendo dai pericoli per gli abitanti e gli ecosistemi del paese e della regione, siano soltanto una facciata dietro la quale vengono celati progetti già stabiliti dalle autorità politico-militari turche e che prevedono l'acquisto di tecnologia nucleare in grado di fabbricare armi nucleari, dato che si cerca di acquistare lo stesso tipo di reattori nucleari, di origine canadese, posseduti dall'India e dal Pakistan
Quali azioni intende adottare il Consiglio per prevenire gli incidenti nucleari e la proliferazione delle armi nucleari in un paese che aspira ad aderire all'UE e, proprio quando riceve fondi comunitari a titolo di assistenza finanziaria, destina somme considerevoli ai programmi nucleari?
Ha facoltà, a nome della Commissione europea, il Commissario Verheugen.
La Commissione sta seguendo con interesse il progetto di costruzione di una centrale nucleare a Akkuyu in Turchia e si rende conto di quanto sia importante garantire che la costruzione della nuova centrale sia conforme ai più elevati standard di sicurezza nucleare accettati a livello internazionale.
Secondo le nostre informazioni la decisione sulla selezione delle offerte non è ancora stata adottata.
La Commissione prende atto che la Turchia ha firmato e ratificato la Convenzione sulla sicurezza nucleare e riconosce che la responsabilità per il rilascio delle autorizzazioni e le norme relative alla scelta del sito, alla costruzione, all' avviamento dell' esercizio, all' esercizio e al decommissioning delle centrali nucleari in Turchia spetta interamente all' Agenzia turca per l' energia nucleare.
La Commissione non ha mandato per imporre alcun limite alle decisioni adottate da paesi terzi in materia di produzione energetica, ivi inclusa l' opzione nucleare.
Come la signora Commissario Wallstrm ha dichiarato nella sua audizione di fronte al Parlamento europeo nel settembre 1999, alla prima occasione utile la Commissione sottoporrà all' attenzione del governo turco la questione della sicurezza nucleare e della protezione dalle radiazioni e mi pregio di informarvi che incontrerò il Ministro degli esteri turco tra un paio di giorni e sicuramente solleverò la questione.
In particolare la Commissione è consapevole delle preoccupazioni dell' opinione pubblica per le attività sismiche registrate sulla linea di faglia dell' Ecemis nei pressi del sito proposto.
Secondo le informazioni fornite dall' Agenzia atomica internazionale, il progetto della centrale tiene conto dell' eventualità di fenomeni sismici di magnitudo ancora maggiore di quelli mai registrati nella regione, addirittura dieci volte più forte del terremoto di Adana nel giugno 1998.
I margini di progettazione sono ampi appunto per garantire la sicurezza del funzionamento della centrale conformemente alle condizioni ambientali del sito.
La Commissione è altresì a conoscenza delle preoccupazioni sulla possibile intenzione di utilizzare la centrale per produrre materiale classificato come armamenti; prende atto che la Turchia ha firmato e ratificato il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e di conseguenza ha concluso un accordo esauriente sulle salvaguardie con l' Agenzia internazionale per l' energia atomica.
Ringrazio il Commissario per la risposta.
Desidero far rilevare quanto segue: la Turchia è ora un paese candidato e, con questo progetto, si propone di aumentare del 2 percento il proprio potenziale energetico.
Al contempo, il paese intende dotarsi di reattori di tipo CANDU, di concezione canadese, già utilizzati in India e Pakistan per produrre armi nucleari, come è emerso.
Da questo punto di vista, pertanto, esiste il gravissimo rischio che qualcuno abbia la stoltezza di ritenere che i nuovi equilibri geostrategici nel Caucaso richiedano che qualche paese vicino alla regione sia dotato di tecnologia nucleare in ambito militare.
Questo per quanto concerne gli aspetti politici.
Passando ora all'ambito tecnico, l'indice di sicurezza di progetti come questo - e qui parlo da ingegnere - non è minimamente influenzato dall'incremento di 10 o 20 volte della resistenza al crollo.
In questi casi, qualora sussistano incertezze, si fa ricorso a simulatori.
Tuttavia, non possiamo impiegare simulatori per risolvere problemi connessi al nucleare.
Sotto questo punto di vista, tutte le zone a rischio sismico elevato devono essere escluse, quando non sono già escluse a priori, dall'installazione di impianti nucleari di questo genere.
Pertanto, in considerazione del fatto che l'Unione europea e la Commissione hanno ormai ben altro ascendente sulla Turchia, sarà bene che il paese accetti ora di discutere di argomenti che riguardano la sicurezza dell'intera regione, e che riguardano l'evoluzione pacifica della Turchia nel quadro dell'Unione europea.
Qualche settimana fa in quest' Aula si è discusso della sicurezza nucleare, soprattutto in relazione ai paesi candidati.
Ho illustrato la posizione della Commissione.
Non esiste un acquis comunitario in materia di sicurezza nucleare, è un fatto che va accettato per quello che è.
Quindi abbiamo utilizzato mezzi politici per convincere alcuni paesi candidati della necessità di smantellare alcuni reattori che non possono essere resi più sicuri.

Nel caso della Turchia la situazione è diversa: la centrale non esiste ancora e poi ho già detto che la Turchia ha aderito al Trattato sulla non proliferazione e della Convenzione sulla sicurezza nucleare.
Se nella fase di sviluppo della centrale nucleare, emergeranno motivi di preoccupazione in merito alla sicurezza ne discuteremo con la Turchia.
Se dovessimo concludere che la Turchia sta progettando una centrale nucleare incompatibile con le norme di sicurezza europee, ci comporteremmo come abbiamo fatto con la Lituania, la Slovacchia e la Bulgaria.
Credo che sia un diritto del parlamentare manifestare le proprie preoccupazioni o i propri timori.
Non condivido queste preoccupazioni.
Credo che la Turchia riconosca pienamente le norme e i criteri della Convenzione sulla sicurezza nucleare e del Trattato sulla non proliferazione, ma è fuor di dubbio che l' opinione pubblica europea nutra qualche preoccupazione e mi sembra più che giusto discuterne in questo Parlamento.
interrogazione n. 29, dell'onorevole (H-0786/99):
Oggetto: Armi con uranio impoverito Ha effettuato la Commissione studi sugli effetti che l'inquinamento transfrontaliero dovuto all'utilizzazione di armi con uranio impoverito durante il conflitto kosovaro potrebbe avere sugli Stati dell'UE?
In caso contrario, per quale ragione?
Ha facoltà, a nome della Commissione, la signora Commissario Wallström
La ringrazio, onorevole Bowe, per la sua interrogazione.
La Commissione europea ha studiato gli effetti del conflitto sull' ambiente fin dalle prime azioni della NATO.
Già nel giugno scorso la Commissione ha finanziato il primo studio realizzato dal centro ambientale regionale per l' Europa centrale e orientale e ha concluso che non si è verificata alcuna catastrofe ecologica su larga scala.
Nessuna delle prove raccolte in seguito o delle analisi successive ha smentito quella prima valutazione.
La Commissione è stata anche strettamente associata all' elaborazione del recente rapporto pubblicato dal Programma ambientale delle Nazioni Unite - Balkan Task Force.
Si tratta del rapporto più dettagliato e più esauriente finora elaborato sulle conseguenze per l' ambiente del conflitto in Kosovo e ne raccomando la lettura a chi non lo ha ancora studiato.
L' utilizzo di armi con uranio impoverito è una delle varie tematiche affrontate e il rapporto è anche disponibile in rete.
La Balkan Task Force è stata ostacolata dalla mancanza o dalla scarsità di informazioni circa la reale utilizzazione di tali armi durante il conflitto.
La missione esplorativa della Balkan Task Force in Kosovo non ha rinvenuto alcun segnale di contaminazione.
Tuttavia ciò non esclude la possibilità che talune aree del Kosovo siano state contaminate dall' uranio impoverito.
Sulla base della valutazione teorica accoppiata alla missione esplorativa in loco il rapporto giunge alla conclusione che eventuali rischi, se ci sono, sarebbero limitati alla zona circostante il bersaglio.

Il patto di stabilità per l' Europa sudorientale prevede ulteriori iniziative; è inoltre in fase di elaborazione un piano regionale speciale di risanamento ambientale che costituirà il quadro di riferimento per l' assistenza di emergenza in caso di danni causati da un conflitto, se tale intervento dovesse rendersi necessario.
Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare la signora Commissario per la risposta molto utile che mi ha dato.
Evidentemente la Commissione ha considerato la questione e sono lieto che i rapporti presentati fino ad oggi abbiano esaminato il problema con tanta attenzione.
Mi preme sottolineare, tuttavia, che la preoccupazione per le armi con uranio impoverito riguarda il modo in cui esse sono usate.
L' uranio che contengono si diffonde nell' aria, viene inalato e quindi potrebbe avere sulla popolazione del Kosovo che lo ha respirato effetti molto più a lungo termine di quelli che è stato per ora possibile osservare.
Questo in effetti è quanto sarebbe successo dopo l' utilizzo di armi con uranio impoverito nella guerra del Golfo.
Vorrei pertanto chiedere alla Commissione se è disposta a prendere in considerazione l' eventualità di proseguire i controlli di monitoraggio e per quanto tempo sarebbe disposta a effettuare un monitoraggio sugli effetti a lungo termine non solo delle armi con uranio impoverito ma anche su altri effetti ambientali che sappiamo si sono verificati per lo meno a livello locale in Kosovo.
Per quanto tempo continuerete a monitorare gli effetti di queste armi?
La ringrazio, onorevole Bowe, per la sua domanda complementare.
Dobbiamo riaffermare che non è ancora confermato che l' uranio impoverito sia stato utilizzato nel conflitto e nelle operazioni di risanamento in Kosovo non è stata riscontrata la presenza di uranio impoverito.
Tuttavia i sintomi e i problemi di cui lei parla potrebbero insorgere e potrebbero essere l' effetto dell' utilizzo di uranio impoverito, lo stesso rapporto vi fa cenno.
Non sono stati rilevati effetti transfrontalieri e la maggioranza delle armi sono state usate sul territorio della Repubblica federale della Iugoslavia.
Il problema è che l' accesso alla zona in questione è ristretto a causa dell' attuale isolamento politico del paese.
Una grande responsabilità spetta alle Nazioni Unite, perché sono il destinatario del rapporto e quindi devono assumersi la propria responsabilità.
Tuttavia, tramite il piano di risanamento ambientale e regionale possiamo continuare a svolgere le azioni di monitoraggio e a fornire la nostra assistenza e per il momento questo è il contesto in cui l' Unione può operare.
E' importante continuare a seguire la situazione e fra l' altro ciò offre agli Stati membri e anche alle Nazioni Unite e alla Commissione materia di riflessione sui segreti militari e i loro effetti sull' ambiente.
A lungo termine ciò offre anche uno spunto di riflessione sull' uso stesso di questo tipo di armi.
- (DE) Signor Presidente, signora Commissario, tra pochi mesi centinaia di migliaia di vacanzieri si recheranno di nuovo sulle spiagge adriatiche per trascorrervi le vacanze estive.
Dai mezzi di comunicazione sappiamo che in vicinanza delle coste sono state gettate in mare bombe e armi.
Lei ci può assicurare che chi va in vacanza quest'estate potrà fare il bagno in Adriatico senza correre pericoli, e sono previste azioni per studiare meglio la minaccia che abbiamo di fronte?
Mi piacerebbe potere garantire tante cose, ma purtroppo non posso farlo.
Noi formuliamo i nostri giudizi in base a rapporti come questo e alle missioni di verifica che inviamo in casi come questo.
E' su questo che ci basiamo per formulare le nostre raccomandazioni.
Abbiamo visto che la guerra produce un impatto sull' ambiente nel lungo periodo ed è pericolosa.
Nel campo dell' ambiente abbiamo appena approvato una direttiva sull' inquinamento marino che include anche i proiettili, le armi e quant' altro e istituisce un sistema di allarme precoce.
Sfortunatamente non possiamo garantire nulla e possiamo solo continuare le nostre azioni di monitoraggio e provare a portare a termine le operazioni di risanamento.
Vorrei sapere dalla signora Commissario se è vero che i soldati delle forze armate della NATO attualmente di stanza nella regione sono sottoposti a speciali controlli per le radiazioni nucleari e che tali misure non sono applicate alla popolazione civile della zona.
Non sono in grado di rispondere a questa domanda.
In materia di controlli medici e simili non dispongo di informazioni tali da poter fornire una risposta adeguata.
Quanto sappiamo sul fronte dell' ambiente lo ho già indicato e ho detto che abbiamo adesso un nuovo piano di risanamento ambientale, ma sui controlli medici non ho informazioni.
Ovviamente posso vedere di reperire le informazioni necessarie.
interrogazione n. 30, dell'onorevole (H-0793/99):
Oggetto: Nomina di un incaricato speciale dell'Unione europea per il Tibet Nel 1998 il governo in esilio del Tibet ha registrato oltre 4.000 tibetani fuggiti, a rischio della propria vita, attraverso la catena dell=Himalaya.
Tra molti profughi vi sono stati gravi casi di assideramento e tanti hanno perso la vita durante la fuga.
L'intergruppo "Tibet@ è molto preoccupato per il deterioramento della situazione in questa regione ed è chiaro che l'attuale politica dell'Unione europea si è dimostrata insufficiente per contrastare le gravi violazioni dei diritti dell'uomo a cui i tibetani del Tibet sono quotidianamente esposti.
Seriamente preoccupato per le continue violazioni dei diritti dell'uomo in Tibet e a sostegno della proposta del Dalai Lama di avviare un dialogo con il governo cinese per migliorare la situazione nel Tibet, l'intergruppo "Tibet" invita la Commissione a nominare un incaricato speciale per il Tibet che si occupi degli interessi dell'Unione europea e si adoperi per promuovere il dialogo tra le autorità tibetane e cinesi.
Quando intende la Commissione nominare un incaricato speciale per il Tibet?
Ha facoltà, a nome della Commissione, il Commissario Patten.
Le preoccupazioni espresse dal Parlamento europeo sul Tibet sono largamente condivise.
Sono convinto da tempo che sia necessario presentare la nostra idea sui diritti umani, incluso il Tibet, alle autorità cinesi con fermezza e franchezza.
E' quanto ha fatto l' Unione europea al Vertice Unione europea - Cina a Pechino il mese scorso, quando abbiamo esercitato pressioni sui cinesi per una serie di questioni relative ai diritti umani, incluso il Tibet.
Ancora una volta abbiamo sollecitato i cinesi ad aprire un dialogo con il Dalai Lama.
Rinnovo questo invito ai cinesi; continueremo a portare all' attenzione dei cinesi il problema del Tibet.
Stiamo anche facendo altre cose: nel dialogo tra Unione europea e Cina sui diritti umani ci siamo concentrati su alcune iniziative pratiche, come inviare esperti incaricati per il Tibet, progettare programmi di assistenza allo sviluppo e attività mirate alla sanità, l' istruzione e la formazione per i tibetani.
La nomina di un incaricato speciale dell' Unione europea per il Tibet è una decisione che spetta essenzialmente al Consiglio ed è direttamente a quel livello che il Parlamento potrebbe sollevare la questione.
Dal canto mio, non sono sicuro che aggiungerebbe molto ai nostri sforzi; difficilmente avrebbe un grosso impatto sulle autorità cinesi e del resto disponiamo già di buoni canali di comunicazione con la comunità tibetana in esilio.
Mi preme inoltre mettere in guardia contro la moltiplicazione degli incaricati speciali, per quanto lodevole possa essere la causa.
- (DE) Signor Presidente, Commissario Patten, naturalmente lei ha un'esperienza eccellente grazie ai suoi trascorsi in Cina, e conosce benissimo con quanto impegno i Tibetani stanno cercando di avviare occasioni di dialogo finora tutte boicottate.
Ma se la sua risposta significa che ci sta suggerendo di rivolgerci a Mister Pesc, a Solana, temo che ciò denoti un orientamento unilaterale in politica estera.
Il suo approccio, che giudico coerente e quindi approvo pienamente, si ispira infatti ai diritti umani. Sono senz'altro d'accordo che dobbiamo occuparci del tema human rights.
L'arresto, la tortura, la mutilazione di giovani donne e altre cose simili sono senz'altro temi meritevoli di essere discussi per una serata intera.
Se semplifichiamo le cose al punto di affermare semplicemente che sono di competenza del Consiglio, temo che questi problemi dei diritti umani non emergano a sufficienza.
La possibilità di porre l'accento su economia e commercio, pur tenendo presente anche la questione dei diritti umani, sarebbe un'iniziativa in cui vorremmo puntare sulla collaborazione con la Commissione europea invece di affermare che questa competenza spetta al Consiglio.
Mi sia consentito di chiarire all' onorevole parlamentare come stanno le cose.
E' assolutamente la verità che la nomina di un incaricato speciale spetta al Consiglio.
Di fatto la Commissione si occupa delle conseguenze di bilancio e il Consiglio della nomina.
Qualcuno potrebbe ritenere che la questione di bilancio dovrebbe essere debitamente esaminata.
A prescindere da ciò, stanti le circostanze, non intendo dire che non abbiamo una posizione o una competenza in materia di diritti umani; spero vivamente che nei prossimi mesi la Commissione possa presentare una comunicazione sui diritti umani, che specifichi tra l' altro che non esiste alcuna disgiunzione tra la considerazione per i diritti umani in Cina o altre parti del mondo e gli interessi commerciali e altri interessi dell' Unione europea.
Sono convinto da tempo che tutti dovremmo ritenere che i paesi migliori con cui fare affari sono quelli che trattano i propri cittadini nel modo più dignitoso - in qualunque parte del mondo ciò avvenga.
Ripeto che abbiamo esposto ai cinesi la nostra posizione sul Tibet.
Da quando sono Commissario, si tratta di qualche mese, è già accaduto in due occasioni, prima a New York nell' incontro con il Ministro Tang e più di recente a Pechino e continueremo a manifestare la nostra preoccupazione.
Se posso permettermi un consiglio letterario all' onorevole parlamentare, di cui ho colto l' interesse per la materia, le raccomando la lettura di un libro pubblicato poco prima di Natale e scritto da Isabel Hilton, eminente giornalista, sui problemi del Tibet.
- (DE) Signor Presidente, vorrei far precedere il mio quesito supplementare dal saluto tibetano che augura felicità e pace.
In Tibet non sono in gioco solo i diritti umani e l'ambiente, ma anche un patrimonio culturale unico che può trasmettere valori importanti anche a noi Europei, tra cui calma, lentezza ed empatia, compassion come la chiama il Dalai Lama.
La questione che si pone è che cosa possa fare la Commissione per appoggiare Sua Santità il Dalai Lama e la sua proposta per una soluzione pacifica della questione del Tibet.
Faccio presente che non agire significa decretare la morte della cultura tibetana e la fine del popolo tibetano.
Ho molta simpatia per quanto ha detto l' onorevole parlamentare sull' eredità culturale e la tradizione buddista.
Anch' io, come l' onorevole parlamentare, ho letto l' autobiografia del Dalai Lama, un racconto estremamente commovente, non solo della sue responsabilità in Tibet e nei confronti del Tibet, ma anche delle sue convinzioni spirituali.
La Commissione, come altri, ha sollecitato un dialogo.
Il Dalai Lama ha chiarito che quello che desidera è un dialogo pacifico.
Avrei voluto che la reazione delle autorità cinesi all' apertura del Dalai Lama fosse coerente e positiva.
In occasione della visita del Presidente Clinton in Cina, o comunque all' incirca in quel periodo, il Presidente della Repubblica popolare cinese aveva dato l' impressione che il dialogo fosse iscritto all' ordine del giorno.
Ciò sarebbe proficuo non solo per il Tibet e per tutti coloro che credono nella pace e nella stabilità in Asia, ma andrebbe anche fortemente a favore del governo della Repubblica popolare cinese se questo rispondesse ai tentativi di aprire il dialogo.
interrogazione n. 31, della onorevole (H-0795/99):
Oggetto: Reiezione da parte della Commissione del codice di buona condotta amministrativa nell'Unione europea Stando a notizie riportate dalla stampa, la Commissione ha respinto la proposta del mediatore europeo, signor Jacob Söderman, di concedere ai cittadini il diritto alla buona condotta amministrativa nell'Unione europea.
La Commissione stessa ha approvato l' idea di un codice di buona condotta amministrativa, ma non ha accettato la relativa proposta specifica, limitandosi a fornire una serie di indicazioni complementari per un servizio migliore.

Può la Commissione far sapere se tali notizie corrispondono al vero, qual è la ragione di tale sua condotta e come spiega la differenza così sorta fra le affermazioni e i fatti sulla riforma dell' amministrazione comunitaria; se ritiene che l' accaduto sia compatibile con il programma in cinque punti deciso fra il Parlamento europeo e la Commissione, a settembre, e se è in grado di presentare una proposta dettagliata di codice di buona condotta amministrativa al cui riguardo anche il Parlamento possa assumere una posizione?
Ha facoltà, a nome della Commissione, il Commissario Patten.
Le notizie riportate dalla stampa cui la onorevole parlamentare si riferisce mi sembrano fuorvianti e imprecise.
Nel novembre 1999 la Commissione ha approvato in prima lettura un codice di buona condotta amministrativa da inserire nel suo regolamento interno.
Attualmente la Commissione sta svolgendo le consultazioni dei rappresentanti del personale su tale documento, un processo che dovrebbe concludersi nelle prossime settimane e al termine del quale la Commissione approverà il codice in seconda lettura.
Va osservato che la nuova Commissione ha dato immediatamente seguito alla decisione del mediatore europeo del 28 luglio 1999 nella sua indagine di iniziativa propria relativa al codice.
La Commissione desidera sottolineare in particolare che nella stesura del codice ha tenuto conto del progetto di raccomandazioni proposte dal mediatore europeo.
Il codice sarà un documento che riguarderà esclusivamente le relazioni dell' amministrazione della Commissione con il pubblico.
Il codice verrà adottato tramite una decisione giuridicamente vincolante della Commissione che verrà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee.
Il documento è stato redatto tenendo pienamente conto delle disposizioni contenute nel progetto stilato dall' ufficio del mediatore europeo.
Ai sensi delle pertinenti disposizioni del Trattato il legislatore responsabile per il proprio regolamento interno è la stessa Commissione.
Tuttavia, è implicito che la Commissione rispetta il principio del dialogo politico costante con il Parlamento europeo su tutti gli aspetti della riforma amministrativa.
Signor Presidente, desidero ringraziare il signor Commissario e chiedere ancora una volta quando queste regole entreranno in vigore?
Bisogna ricordare che queste sono state elaborate già dal 1997.
Le notizie riportate dalla stampa erano fuorvianti.
Non credo che ci sia alcuna differenza tra noi e il mediatore.
Sulla questione della base giuridica abbiamo chiesto la migliore consulenza possibile e pensiamo di essere in una botte di ferro.
Desidero ripetere che gli onorevoli parlamentari, come l' interrogante, che nutrono un particolare interesse per la questione vorranno discuterne.
Si tratta di un problema di grande importanza e prendo atto della preoccupazione della onorevole parlamentare.
Ringrazio la Commissione per quella che ritengo una risposta largamente positiva.
Per maggiore sicurezza preferirei mi fosse confermato che le proposte di Jacob Söderman non contengono, per quanto concerne la buona amministrazione presso la Commissione, nessun elemento che l'Esecutivo giudichi inaccettabile.
Posso dunque ritenere il contenuto di quella proposta verrà adottato in ogni sua parte?
Mi sia consentito leggere quanto è scritto nel mio dossier - e se è scritto lì deve essere vero!
"Desidero sottolineare nuovamente che la Commissione ha accolto tutte le raccomandazioni del mediatore contenute nel progetto di raccomandazioni del luglio 1999."
Entrambi i documenti, il documento della Commissione e il progetto del mediatore, riguardano in larga misura gli stessi punti.
L' unica questione sostanziale ha riguardato semmai la base giuridica.
Posso approfondire il dettaglio, se l' onorevole parlamentare lo desidera ma è fuor di dubbio che vi è piena corrispondenza tra noi e il mediatore su questo problema importante.
interrogazione n. 33, della onorevole (H-0829/99):
Oggetto: Integrazione delle pari opportunità (mainstreaming) nella politica di assistenza allo sviluppo dell?Unione Europea Fin dal 1995, il Consiglio dei Ministri ha definito orientamenti per integrare l' idea delle pari opportunità (mainstreaming) nella politica di assistenza allo sviluppo dell' Unione Europea.
Benché tali orientamenti prevedano che l' insieme del personale che si occupa delle questioni di sviluppo riceva una formazione continua nel campo della parità di opportunità, negli ultimi anni essa è stata impartita solamente ad una cinquantina di funzionari. Nell' ambito della Direzione generale per lo sviluppo, non è stata ancora attivata alcuna formazione obbligatoria sulle pari opportunità.
Fare in modo che l' insieme delle attività svolte (mainstreaming) sia permeato dall' idea delle pari opportunità, presuppone che la politica in materia di sviluppo e le relative strategie ed interventi prendano in considerazione la parità di opportunità tra uomini e donne.
Perché ciò sia possibile, gli orientamenti del Consiglio devono essere applicati nella loro interezza.
Al personale va impartita un' istruzione obbligatoria sulle tematiche relative alle pari opportunità, essendo inteso che una o due giornate di formazione sulle suddette questioni dovrebbero diventare parte integrante dei corsi preparatori obbligatori della Direzione generale per lo sviluppo riservati ai neoassunti.
Ciò premesso, è disposta la Commissione a varare provvedimenti in tal senso?
Innanzi tutto desidero presentare le sentite scuse del mio collega, il Commissario Nielson, ma coloro che si interessano dello sviluppo sanno quanto sia importante la sua missione per cercare di salvare il nostro accordo con il Sudafrica.
La Commissione è disponibile a vagliare la possibilità di un corso introduttivo sulle pari opportunità e lo sviluppo nel contesto dei corsi cosiddetti di reclutamento del nuovo personale, cosa che è stata fatta, anche se, lo ammetto, non regolarmente.
La formazione del personale distaccato alle delegazioni nelle varie regioni è un' altra questione: la formazione a questo punto sarebbe automatica ma non obbligatoria.
E' nostro obiettivo inserire la formazione su queste tematiche nella formazione di base che i nostri funzionari ricevono per la gestione del ciclo di progetto.
Nella misura del possibile vorremmo che tale formazione venisse integrata automaticamente nei programmi all' inizio, invece di essere trattata a parte e a posteriori.
Il mio parere, in qualità di ex Ministro per lo sviluppo, è che questi stessi argomenti dovrebbero essere oggetto di mainstreaming e dovrebbero essere affrontati nel contesto della formazione e non trasformati in una sorta di optional aggiuntivo.
Certamente considero il problema delle pari opportunità seriamente tanto quanto il mio collega Nielson.
Non dovrei continuare a parlare di libri ma ho appena letto un libro di David Landis Barnhill su che cosa rende certi paesi più prosperi e altri meno ed è molto interessante l' importanza che l' autore attribuisce alle questioni relative alle pari opportunità nella prosperità economica e nella stabilità politica delle società nel corso dei millenni.
In secondo luogo, a mio avviso, la formazione di cui parliamo, pur non dovendo essere obbligatoria - dopo tutto alla Commissione non esiste obbligo di formazione in alcun campo - dovrebbe essere fondamentale.
E perciò spero che tutti si accertino di avere una formazione adeguata in materia di pari opportunità, intendo tutti e a qualunque grado di anzianità.
Non si tratta di un tipo di formazione che i funzionari di grado più elevato dovrebbero ritenere appropriato ai funzionari loro sottoposti, o da cui pensino di essere esclusi in virtù del loro grado e della loro anzianità.
Terzo, uno degli approcci migliori è integrare le pari opportunità come tematica importante e orizzontale nei corsi più popolari per funzionari dello sviluppo e soprattutto nei corsi per la gestione del ciclo di progetto che è la chiave per la buona gestione dei progetti in loco.
Quindi nutro grande simpatia per quanto ha affermato la onorevole parlamentare.
Spero che la strada che abbiamo scelto dimostri sia senso pratico sia l' imperativo di attribuire a questo aspetto l' importanza che merita.
Dal 1991 la Comunità fornisce aiuti finanziari cospicui ai Nuovi Stati indipendenti, inclusi i paesi dell' Asia centrale.
La maggioranza degli aiuti dell' Unione europea sono stati forniti a titolo del programma TACIS.
Nel 1998- 1999 il Kirghizistan, il Kazakihstan, l' Uzbekistan e il Turkmenistan hanno ricevuto assistenza tecnica pari 75 milioni di euro.
Tale assistenza ha prodotto effetti benefici in tutti i settori, in particolare nell' agricoltura, nello sviluppo delle infrastrutture, nell' economia privata e nel rafforzamento delle istituzioni.
Per motivi legati alla sicurezza il Tagikistan non ha potuto approfittare appieno di TACIS, ma nel 1998-1999 è stato realizzato un programma di riabilitazione per 7,2 milioni di euro.
Oltre ai programmi nazionali, l' Unione europea ha finanziato importanti azioni regionali nei settori dell' energia, dei trasporti e dell' ambiente.
I programmi di sicurezza alimentare in Asia centrale sono cominciati nel 1996, dopo due anni in cui l' Unione europea ha fornito aiuti alimentari in natura.
Tali programmi sono andati a vantaggio del Kirghizistan, e più limitatamente del Tagikistan.
I finanziamenti a beneficio dei programmi delle ONG in Tagikistan nel 1998-1999 ammontavano a 7,42 milioni di euro e a 17 milioni di euro per il Kirghizistan nello stesso periodo.
Dal 1993 ECHO, l' Ufficio umanitario della Comunità europea, sotto l' egida della Commissione, ha partecipato attivamente agli aiuti a favore dei gruppi e dei settori più vulnerabili del Tagikistan e del Kirghizistan.
Nel 1998-1999 il Kirghizistan ha ricevuto un contributo di 3,8 milioni di euro e il Tagikistan oltre 35 milioni di euro, essenzialmente per derrate alimentari, forniture mediche, acqua e impianti igienici.
Dalle valutazioni e dai controlli svolti frequentemente si evince che l' assistenza dell' Unione sta contribuendo alla stabilità di questi paesi e quindi al processo di pacificazione.
- (DE) Signor Presidente, signor Commissario, sussiste il pericolo che l'Asia centrale e il Mar Caspio diventino i Balcani del XXI secolo.
Ecco perché è tanto importante stabilizzare proprio i grandi Stati come il Turkmenistan e l'Uzbekistan.
Voglio quindi chiederle, per l'ambito di sua competenza, come stanno procedendo i negoziati sull'accordo di partenariato con questi due paesi, ovvero come vanno i rapporti politici.
Per quanto riguarda le competenze del suo collega Nielsen vorrei invece saperne di più sulla cooperazione in ambito ecologico, in particolare per quanto concerne l'acqua e la problematica delle monoculture di cotone responsabili di grandi siccità.
Al Vertice di Istanbul, alcune settimane or sono, siamo riusciti a incontrare e a discutere con alcune Repubbliche dell' Asia centrale.
Sono molto ansioso di rafforzare le nostre relazioni con tali paesi.
Se lo desidera posso far avere all' onorevole parlamentare una ripartizione dettagliata dello stato di avanzamento del negoziato sugli accordi di partenariato e cooperazione con ciascuna delle Repubbliche dell' Asia centrale.
Credo che non si possa fare altro che sperare che la sua previsione per il futuro sia pessimistica, ma non ho dubbi che abbia ragione a porre in rilievo l' importanza strategica dell' Asia centrale.
In passato ho sentito l' onorevole parlamentare intervenire sul Caucaso.
A giusto titolo egli sostiene che un' Unione che parla di previsione dei conflitti deve anche considerare cosa può fare in queste regioni per garantire che non scoppi in futuro un conflitto del tipo che ha causato tanta distruzione nei Balcani e che ci è costato molto di più di quanto avremmo potuto investire in modi diversi, se avessimo adottato misure preventive, se queste fossero state possibili.
Pertanto le osservazioni dell' onorevole parlamentare sull' importanza strategica di queste regioni sono estremamente pertinenti.
Stiamo partecipando a programmi nella regione che hanno un certo impatto ecologico.
I nostri programmi alimentare riguardano direttamente le riforme strutturali dell' agricoltura e la riduzione della povertà.
A loro volta tali programmi sono intesi a rafforzare il ruolo dell' agricoltura in queste società al di là di un semplice saccheggio del suolo.
Sussiste un aspetto ecologico cui dobbiamo continuare ad attribuire priorità.
Prendiamo atto del fatto che persino l'autore dell'interrogazione abbia applaudito la risposta del Commissario.
Non si tratta di un evento abituale.
Inoltre, il Commissario in questo caso non ha fornito indicazioni bibliografiche.
Grazie, Commissario Patten, per i suoi interventi di oggi.
interrogazione n. 35, dell'onorevole (H-0778/99):
Oggetto: Piano di azione greco per l'occupazione Stanti i risultati della valutazione dei piani di azione per l'occupazione, Grecia e Italia sono il principale bersaglio delle osservazioni della Commissione per la loro incoerenza quanto all'applicazione delle misure e delle politiche di sostegno all'occupazione.
La relazione riferisce che in Grecia ed in Italia non sono ancora stati raggiunti gli obiettivi relativi al miglioramento dell' occupabilità" e che è incerto se le politiche che verranno attuate permetteranno di ottemperare alle direttive concernenti la prevenzione e la lotta contro la disoccupazione di lunga durata.
Per quanto riguarda la Grecia, si afferma inoltre che non è previsto alcun piano per adottare a breve e lungo termine misure volte a ridurre gli oneri fiscali e assicurativi del lavoro e per utilizzare adeguatamente i fondi del FSE destinati ad appoggiare le politiche a favore dell'occupazione come pure che non esistono dati concreti sull'occupazione.
Può la Commissione far sapere se il governo greco ha assunto impegni specifici sul modo di affrontare il problema dell'occupazione dei giovani e dei disoccupati di lunga durata e, in caso affermativo, quali sono e se ha instaurato e applicato un sistema adeguato di rilevazione, registrazione e controllo dell'oscillazione della disoccupazione?
Può darsi, a suo giudizio, che la maggior parte delle misure si limiti ancora al conteggio dei disoccupati?
Per rispondere all'interrogazione dell'onorevole Papayannakis, nel pacchetto di provvedimenti per l'occupazione del 1999 la Commissione rivolgeva alcune raccomandazioni all'attenzione della Grecia, onde consentire al paese di migliorare la resa delle sue politiche a sostegno dell'occupazione.
Le principali di tali raccomandazioni riguardano l'impegno per la riforma dei servizi pubblici, un settore problematico; riguardano inoltre la riqualificazione del sistema di compilazione delle statistiche di monitoraggio e l'applicazione di politiche di prevenzione in ossequio alle linee direttrici 1 e 2 contenute nel pacchetto di provvedimenti per l'occupazione.
Va detto che il governo ellenico, nel quadro della sua politica di lotta alla disoccupazione, ha previsto per il 1999 due programmi precisi: "sì alla vita professionale" e "di nuovo al lavoro".
Per questi programmi non sono ancora disponibili i risultati definitivi, che ci consentiranno di appurare se gli obiettivi quantitativi siano stati raggiunti o meno.
Il governo ellenico riconosce oggi il problema insorto in relazione all'impossibilità di registrare i flussi di entrata e di uscita delle risorse umane dal mercato del lavoro e, pertanto, si è impegnato anzitutto a riorganizzare i servizi pubblici di collocamento del paese; in secondo luogo, a istituire efficaci centri per la promozione dell'occupazione - si tratta di un programma già iniziato, ma non ancora ultimato -; in terzo luogo, a introdurre un sistema di tessere magnetiche per l'occupazione, nonché l'uso di adeguati sistemi elettronici per assicurare il monitoraggio di tutte queste politiche.
Nel nuovo programma presentato per il periodo 2000-2006, finanziato dal Fondo sociale europeo, le risorse utilizzate e le politiche attuate dovranno essere finalizzate, con il sostegno della Commissione, al conseguimento degli obiettivi che ho citato.
La Commissione seguirà attentamente l'operato del governo ellenico per il rispetto degli impegni che esso si è assunto.
ringrazio il Commissario per la sua risposta.
Tuttavia, signora Diamantopoulou, la situazione in cui ci troviamo è la seguente. Abbiamo il secondo tasso di disoccupazione più elevato d'Europa, ossia l'11,3 percento - in passato non era così alto -, abbiamo il più elevato tasso di incremento del numero dei senza lavoro, siamo il paese che spende meno per i disoccupati, ossia meno dell'1 percento del PIL mentre gli altri paesi spendono fra il 3 e il 4 percento (come la Francia, il Belgio e la Germania), e non è affatto chiaro in che modo siano stati impiegati gli stanziamenti del Fondo sociale erogati, fra le altre cose, anche per la lotta alla disoccupazione.
Lei mi dice che la Commissione ha formulato determinate raccomandazioni.
Ne prendo atto, e me ne rallegro: speriamo che le raccomandazioni vengano rispettate!
Da tempo, però, mi pongo un interrogativo: e le politiche adottate in precedenza?
Alcuni hanno trovato lavoro?
E se sì, quanti?
Almeno l'anno scorso e due anni fa, se non può fornirci i dati per quest'anno.
E della formazione, che ne è stato?
I famosi centri di formazione servono a dare lavoro ai formatori o al personale in formazione?
Abbiamo cifre a disposizione?
Abbiamo, insomma, la possibilità di controllare almeno in parte l'andamento di questa politica del governo ellenico?
Onorevole Papayannakis, posso risponderle che il governo greco a questo punto dovrà davvero intensificare il proprio impegno per la gestione informatizzata dei dati statistici e per la creazione di strutture che consentano ai programmi attuati di tradursi in risultati quantitativi, come lei dice, e che consentano un vero monitoraggio in base al quale orientare successivamente le politiche.
La Grecia ha registrato un aumento del tasso di disoccupazione e, a quanto vedo da questi dati, un aumento della produttività.
Quello che la Commissione può fare riguarda gli orientamenti in questione.
Come lei sa, le linee direttrici in base ai quali ogni paese viene giudicato sono 22 e riguardano, fra l'altro, l'accesso alla formazione, la sua ripartizione numerica fra uomini e donne, gli interventi specifici per i disoccupati di lunga durata.
Su tutti questi orientamenti, la Commissione si sforzerà di quantificare i dati e di disporre di cifre esatte, e ciò in base alla realizzazione del nuovo quadro comunitario per il 2000-2006.
interrogazione n. 36, dell'onorevole (H-0782/99):
Oggetto: Il programma danese di prepensionamento E' in grado la Commissione di far sapere se il programma danese di prepensionamento è stato approvato completamente o se sussistono ancora divergenze fra la Danimarca e la Commissione, per quanto riguarda altri settori sociali?
Il sistema di pensionamento danese, l'Efterløn, consente unicamente il pensionamento di quanti risiedono in Danimarca e di quanti hanno portato a termine i periodi di lavoro richiesti in questo paese.
Alcuni lavoratori hanno presentato un reclamo alla Commissione europea, denunciando di vedersi negati i propri diritti pensionistici.
Le autorità danesi non si ritengono obbligate, in virtù della legislazione comunitaria, a corrispondere questa indennità di prepensionamento ai lavoratori che non soddisfino i requisiti posti dall'ordinamento danese.
Va ricordato che il regolamento in vigore sui sistemi di sicurezza sociale non entra, per il momento, nel merito della questione del prepensionamento; la Commissione ha proposto alcune modifiche a tale regolamento, ma queste ultime sono ancora all'esame del Consiglio.
A tutt'oggi non esiste una giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di Efterløn, ma si potrebbe sostenere con fondatezza che i requisiti in fatto di residenza risultino incompatibili con le clausole generali attualmente in vigore per impedire discriminazioni in base alla nazionalità.
I servizi della Commissione europea hanno avviato un processo di consultazioni con il governo danese, in modo da individuare una base comune di dialogo e di analisi del problema.
In tale ambito, l'ultimo incontro si è tenuto nel mese di novembre del 1999 e siamo ora in attesa delle proposte definitive dei nostri servizi in ordine all'apertura o meno di una procedura di infrazione a carico della Danimarca.
Ho notato che la signora Commissario non ha risposto direttamente alla domanda se il regime danese di prepensionamento è approvato nella sua interezza dalla Commissione, ma implicitamente si è capito che la risposta è negativa.
Vorrei chiedere alla signora Commissario di confermare espressamente che la Commissione non approva tale regime.
In termini per nulla sottintesi la signora Commissario ha ventilato che la Commissione sta riflettendo seriamente sulla possibilità di adire la Corte di giustizia di Lussemburgo, proprio sulla base della discriminazione di fatto nei confronti di lavoratori non danesi che non possono ottemperare ai requisiti in quanto non erano lavoratori dipendenti nel periodo prescritto dal sistema danese.
Vorrei chiedere alla signora Commissario se può indicare a grandi linee un orizzonte temporale, poiché la questione necessita di un chiarimento nel contesto del dibattito danese sulle politiche sociali.
Sarei grato alla signora Commissario se potesse approfondire questo aspetto.
Onorevole deputato, quello che mi preme evidenziare è che, tanto in Danimarca quanto in numerosi altri paesi, sussistono difficoltà nell'interpretazione delle direttive e nel loro recepimento dell'ordinamento interno.
Siamo ora in presenza di un caso del genere, per il quale è in corso un dialogo fra le autorità danesi e la Commissione, affinché la questione possa essere risolta nel miglior modo possibile e a tutto vantaggio dei lavoratori in possesso dei requisiti e, in base al regime in vigore, aventi diritto a questa forma di pensionamento.
Un breve intervento per riallacciarmi a quest' ultimo punto. Invito la Commissione a chiarire senza ombra di dubbio che le obiezioni della Commissione non inficiano in alcun modo i diritti dei cittadini danesi di beneficiare di tale regime, ma che la Commissione semplicemente nutre una preoccupazione, legittima ai sensi del diritto comunitario, nel senso di garantire che il regime si applichi a tutti i cittadini comunitari che ne hanno i requisiti.
Ritengo che la risposta possa essere chiara e concisa.
Naturalmente è come lei dice.
Non esiste alcuna difficoltà riguardo ai cittadini danesi, il problema non riguarda loro.
Il problema riguarda danesi, o cittadini di altri Stati, residenti al di fuori del territorio della Danimarca.
interrogazione n. 37, dell'onorevole (H-0791/99):
Oggetto: Direttiva sull'orario di lavoro Può la Commissione far sapere quali misure intende adottare per assicurare un livello di protezione, equivalente a quello fornito dalla direttiva del 1993 sull'orario di lavoro, ai medici ospedalieri in formazione che sono esclusi da tale direttiva e dalla relativa proposta di modifica del Consiglio (COM(98)0662-C4-0715/98-98/0318(SYN))?
Esiste una proposta di direttiva volta a modificare la direttiva per quanto attiene all'orario di lavoro dei medici ospedalieri in formazione.
Il contenuto della proposta riguarda l'orario di lavoro settimanale dei medici, mediamente pari a 48 ore, con la possibilità di negoziarne il prolungamento a 54 ore.
A tale proposito esiste accordo fra il Consiglio, la Commissione e il Parlamento a proposito dei contenuti, mentre v'è dissenso fra le tre istituzioni per quanto riguarda il periodo di transizione necessario per dare attuazione alla direttiva.
La proposta del Parlamento ipotizza un termine di 4 anni, quella della Commissione di 7 e, infine, la proposta del Consiglio propugna un periodo di transizione di 13 anni.
Questa proposta è tuttora oggetto di discussioni fra Consiglio e Parlamento secondo la procedura della codecisione.
Nonostante questo dissenso, va sottolineato che vi è invece accordo fra le tre Istituzioni in ordine ai contenuti e che viene profuso ogni sforzo affinché un tema tanto importante e delicato, che coinvolge un numero eccezionalmente vasto di medici in servizio in tutta Europa, possa ricevere una soluzione comune.
interrogazione n. 38, della onorevole (H-0805/99):
Oggetto: Misure per realizzare la parità tra uomini e donne Uno dei gruppo di Commissari comunicato dal Presidente Prodi ha quale obiettivo la promozione delle misure per realizzare la parità tra uomini e donne (mainstreaming).
Quali sono i Commissari che formano il gruppo?
Quante volte si è riunito finora?
Quali sono le misure concrete che sono state discusse?
L'interrogazione verte su temi distinti.
Riguarda il comitato specifico istituito dalla Commissione in materia di pari opportunità.
I Commissari che ne sono membri sono il Presidente Prodi, il Vicepresidente Kinnock, la signora Commissario Reading e io stessa.
Le sessioni di tale comitato sono pubbliche e la prima di queste si è svolta in data 11 gennaio 2000.
In essa sono stati affrontati tre argomenti di rilievo: la prima discussione tenuta in merito al quinto programma per le donne, in cui ho avuto modo di illustrarne una prima analisi; la relazione del Commissario Busquin sulla ricerca e la partecipazione delle donne al mondo della ricerca e delle scienze; e infine l'intervento con cui il Commissario Kinnock ha informato la Commissione dell'impegno volto a garantire che venga presa nella debita considerazione la dimensione della parità fra i due sessi nel generale processo di riforma ora in atto in seno alla Comunità.
Grazie per la sua risposta, signora Commissario. Devo tuttavia lamentare il fatto che quel gruppo di lavoro abbia tardato tanto a riunirsi, nonostante la grande importanza del tema ci avesse spinti a confidare che la nuova Commissione, sin dall'inizio, si sarebbe posta al lavoro in ogni ambito utile per il conseguimento di una maggiore parità fra uomini e donne.
Spero che in futuro la situazione possa cambiare e che le riunioni di questo gruppo di lavoro siano più frequenti, perché sono davvero numerosi i temi tali da richiedere un intervento della Commissione, in modo da agevolare e velocizzare l'attuazione, nel minor tempo possibile, di provvedimenti che garantiscano una maggiore parità fra i due sessi.
Onorevole deputata, la sua era un'esortazione più che un quesito.
Comunque, se il Commissario vuole ugualmente delucidarci, o esporci le sue buone intenzioni...
interrogazione n. 39, dell'onorevole (H-0807/99) :
Oggetto: Iniziativa comunitaria EQUAL La Commissione ha adottato il 13.10.1999 l'iniziativa comunitaria EQUAL volta a favorire la cooperazione transfrontaliera al fine di reperire e sviluppare nuovi mezzi di lotta alla discriminazione e alla diseguaglianza sul mercato del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i richiedenti asilo.
In tale contesto, ogni Stato membro presenterà proposte mediante un programma comunitario di iniziativa valido per il suo territorio.
In base a quali criteri la Commissione accetterà o rifiuterà i suddetti programmi degli Stati membri?
Quale organo della Comunità controllerà il finanziamento del comitato direttivo, come pure del comitato di vigilanza, nonchè la corretta e fedele attuazione del programma?
Considerato che l'aiuto del Fondo sociale europeo per il periodo 2000-2006 ammonterà a 2,487 miliardi di euro e che l'iniziativa EQUAL è basata su un finanziamento comune con gli Stati membri, quale sarà la quota di partecipazione della Grecia?
L'iniziativa EQUAL non è limitata ad alcune categorie di soggetti soltanto.
E' un'iniziativa volta ad affrontare il problema delle discriminazioni in ambito professionale.
La decisione di varare tale iniziativa è stata presa a Berlino e, in quella sede, si è inoltre deciso che l'iniziativa avrebbe preso in considerazione, ai fini delle azioni che prevede, anche le categorie professionali riscontrate fra i richiedenti asilo.
Tengo a segnalarlo fra gli elementi salienti dell'iniziativa EQUAL.
Il programma approntato da ciascuno Stato membro nel quadro di questa iniziativa comunitaria deve risultare in linea con i regolamenti del caso, che coincidono con il regolamento sul Fondo sociale europeo; in altre parole, EQUAL è disciplinata dal regolamento sul Fondo sociale europeo.
L'iniziativa è stata sottoposta all'attenzione del Parlamento e noi attendiamo ora, entro il mese prossimo, il parere del Parlamento.
Devo sottolineare che l'iniziativa EQUAL fa riscontro a esigenze e programmi di carattere nazionale, definiti nell'ambito della strategia concordata a livello europeo.
Sono quindi gli Stati membri, i governi nazionali, i primi responsabili tanto dell'istituzione di organi comuni, quanto della presentazione delle proposte, quanto della selezione di coloro che avranno l'incarico di eseguire i programmi, ma anche dell'esecuzione dei relativi controlli.
In seno alla Commissione europea esiste una Direzione generale per l'occupazione, competente per l'attuazione dell'iniziativa, mentre naturalmente il controllo finanziario viene esercitato dalla Direzione generale del controllo finanziario, nonché dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode e dalla Corte dei conti.
L'ultimo quesito riguarda l'importo stanziato.
Per la Grecia sono stati stanziati 98 milioni di ECU, con quota di partecipazione finanziaria obbligatoria fissata all'80 percento, mentre per le aree insulari, e in particolare per le isole ultraperiferiche, la quota di finanziamento a carico dell'iniziativa comunitaria è pari all'85 percento, con un contributo proprio fissato pertanto al 15 percento.
Signor Presidente, gli orientamenti di fondo dell'iniziativa comunitaria EQUAL , e in particolare le quattro azioni previste, rischiano di tradursi a mio avviso in una struttura burocratica estremamente complessa e paradossalmente priva di trasparenza.
Per esempio, ci si domanda con quali metodi si potrà dimostrare che un'azione congiunta di sviluppo sia improntata a spirito di collaborazione e sia sufficientemente rappresentativa, come prescritto dall'azione 2 di cui al paragrafo 33 delle linee direttrici.
D'altro canto, l'obbligo della cooperazione fra più Stati e i complessi requisiti in materia di progettazione e realizzazione di un'azione congiunta di sviluppo rinviano inevitabilmente a strutture grandi, perché soltanto queste hanno la capacità di soddisfare requisiti del genere.
Questo, tuttavia, è in contraddizione con le intenzioni dichiarate negli obiettivi generali quando si parla di decentramento dei programmi d'azione, decentramento che dovrebbe addirittura spingersi sino agli enti locali e alle aree rurali.
Inoltre, viene resa del tutto simbolica, quando non materialmente impossibile, la partecipazione dei soggetti veramente bisognosi, quali i richiedenti asilo, gli immigrati e altri ancora.
Insomma, tenuto conto dell'importo totale, relativamente ridotto - 2,8 miliardi di euro per 15 paesi, e con obiettivi tanto ambiziosi - temo che l'unica cosa che riusciremo a dimostrare è che la disoccupazione costituisce un problema grave.
In primo luogo, dal momento che ci troviamo ancora in fase di trattazione parlamentare, direi che ci aiutereste veramente se ci presentaste delle proposte precise che noi potremmo prendere in esame.
In secondo luogo, devo dire che l'iniziativa EQUAL non ha per obiettivo la riduzione del tasso di disoccupazione, problema che essa non è in grado di affrontare, né il sostegno dell'occupazione.
A tale scopo esiste invece una strategia europea per l'occupazione, esiste un Fondo sociale europeo, dotato di grandi mezzi e di ingenti risorse, specie per paesi come la Grecia.
L'iniziativa EQUAL risponde invece a una missione ben precisa: incoraggiare e promuovere, anche con la creazione di enti e la produzione di studi e di dati statistici, il sostegno alle categorie di popolazione sottoposte a forme di discriminazione.
Ciò che noi chiediamo è pertanto la collaborazione fra associazioni ed enti locali di più paesi in modo da assicurare uno scambio di esperienze, ed è precisamente questo il principale obiettivo perseguito, in modo da garantire che le esperienze circolino fra i vari paesi e che possano essere riprodotte.
E' questa la logica che ha presieduto all'ideazione dell'iniziativa EQUAL e la dotazione finanziaria è funzionale a tale logica: il nostro obiettivo è garantire il coinvolgimento del massimo numero possibile di enti preposti allo sviluppo, organizzazioni non governative, enti locali, in modo da assicurare che l'iniziativa giunga il più vicino possibile al cittadino.
interrogazione n. 40, dell'onorevole (H-0808/99):
Oggetto: Articolo 13 del TUE e occupazione Il progetto di direttiva della Commissione che stabilisce un quadro generale per il trattamento paritario nell=occupazione prevede una deroga per le organizzazioni religiose (art. 4, par.
2). Può la Commissione comunicare al Parlamento quali sono le circostanze e quali i gruppi che possono essere interessati da tale deroga ai sensi dell=articolo 13 del TUE?
Un mese fa, la Commissione ha presentato una proposta tesa a far fronte alla questione delle pari opportunità in rapporto all'occupazione, in ossequio al disposto del Trattato in materia di esecuzione dell'articolo 13.
Il divieto di discriminazione rappresenta la regola nel pacchetto di direttive e programmi che abbiamo presentato.
Tuttavia, su proposta della Commissione e dopo circa due anni di consultazioni con le parti sociali, con gli Stati membri, con il Parlamento europeo, sono state introdotte alcune eccezioni.
Eccezioni che riguardano le professioni che debbono essere esercitate da persone con una particolare qualifica professionale.
Per essere più chiara, posso fare un esempio concreto.
In una scuola religiosa, è logico chiedere che venga fatta un'eccezione alla regola affinché l'insegnante sia della medesima fede religiosa che quella scuola è chiamata a servire.
E' questa la forma assunta dalle eccezioni alla regola.
E' chiaro che non si tratta di una deroga generale: queste di differenze di trattamento, tali da permettere agli Stati membri di varare disposizioni specifiche, sono giustificate unicamente quando si riferiscono a questa precisa specializzazione professionale.
Ribadisco che questa deroga non si configura per alcuna ragione come una negazione del diritto al lavoro. Né per la ragione che lei menziona, quella dell'orientamento sessuale, né in base alla nazionalità o ad altro.
Garantisce la possibilità di scelta solo e unicamente ove occorrano requisiti particolare che abbiano un rapporto diretto con l'attività da svolgere.
Nell'esempio che lei menziona, è logico che in una scuola cattolica l'insegnante sia cattolico.
Ed è l'unica forma di deroga che può essere ammessa.
interrogazione n. 41, della onorevole (H-0813/99):
Oggetto: Promozione dell'occupazione per le donne in regioni particolarmente svantaggiate In alcune regioni particolarmente svantaggiate le donne provano enorme difficoltà a trovare un posto di lavoro, spesso non hanno a loro disposizione un capitale economico minimo, una tradizione imprenditoriale o di cooperativa né possibilità di ricevere una formazione e vivono in zone rurali in cui la soglia di povertà raggiunge l'80% della popolazione. Alla luce di tutto ciò, può la Commissione dire quali azioni o misure ha previsto affinchè queste donne possano superare le barriere sociali del loro ambiente?
Intende essa proporre politiche particolari adeguate a tali situazioni limite, però reali? Queste donne saranno nuovamente lasciate ai margini delle nuove politiche dell'occupazione?
Per le regioni svantaggiate dell'Europa esiste incontestabilmente una politica della coesione, per la quale sono previste una cooperazione e azioni congiunte fra Fondi strutturali, Fondo sociale e Fondo agricolo.
Va precisato che le risorse a disposizione per le aree in difficoltà equivalgono a un terzo del bilancio complessivo.
Queste politiche regionali, che naturalmente vengono attuate in ogni Stato membro secondo linee direttrici concordate a livello europeo - in altre parole, ogni Stato membro è responsabile dell'attuazione del programma in oggetto -, rispondono all'obiettivo di incrementare le opportunità di lavoro tanto per le donne, quanto per gli uomini.
Va precisato che il 70 percento dei finanziamenti per il periodo compreso fra il 2000 e il 2006, pari a 196 miliardi di euro, verrà stanziato per le regioni europee più sfavorite.
Passando ora, in particolare, alla questione dell'accesso delle donne alle opportunità di lavoro offerte, va detto anzitutto che nel Fondo sociale esiste un intero pilastro, la cui attuazione spetta agli Stati membri, relativo alle pari opportunità: si tratta in altre parole di politiche specifiche, relative alle donne, per le quali debbono essere impiegate le risorse del Fondo sociale.
In secondo luogo, nell'iniziativa LEADER ora allo studio, viene data particolare priorità alle strategie di sviluppo intese a sostenere in particolare le donne nella piccola impresa del settore agricolo e nell'agriturismo, allo scopo di aumentare la presenza professionale della donna nelle regioni rurali.
Grazie, signora Commissario, per avermi dato una risposta onesta, rigorosa e che apprezzo nel merito.
Le assicuro, tuttavia, che con i mezzi oggi a disposizione - ai quali lei ha alluso - non si riesce a giungere in queste regioni pesantemente sfavorite.
Questo perché si tratta di zone in cui le carenze si sovrappongono, tanto da renderle raffrontabili alle aree con le quali abbiamo instaurato una cooperazione allo sviluppo, aree nelle quali manca quasi tutto.
Le domando pertanto se non potrebbe prendere in considerazione la possibilità di applicare alcune delle politiche di microcredito, che nella cooperazione allo sviluppo hanno dato buoni risultati, anche a queste donne delle regioni più sfavorite, contro le quali tutto pare congiurare.
Conosco bene i programmi cui lei allude e le posso assicurare che non giungono laddove sarebbe più necessario.
Con queste previsioni in materia di politiche strutturali - che ben conosco -, con le previsioni fatte in ambito LEADER e in materia di sviluppo rurale non siamo in grado di incentivare come occorrerebbe l'occupazione femminile nelle aree più sfavorite.
Le chiedo pertanto di studiare l'ipotesi di varare una politica di microcredito.
Si prevede che il nuovo piano d'azione sociale della Commissione per il prossimo quinquennio possa essere pronto per la fine dell'estate del 2000.
Per ultimare tale piano e poterlo presentare, va anzitutto concluso il processo di consultazione del Parlamento europeo, delle parti sociali e delle organizzazioni non governative.
Si tratta di un processo di colloqui che parte ora, ma che dovrà tener conto dell'esito di Lisbona.
Al Consiglio europeo di Lisbona si tenterà un nuovo approccio al problema dell'esclusione sociale e ai rapporti fra questo fenomeno e la società dell'informazione, la politica economica e le riforme.
L'esito di Lisbona sarà dunque di vitale importanza ai fini della veste definitiva assunta dal piano d'azione sociale della Commissione.
Ho già avuto modo di far rilevare a questa Assemblea che in Aprile si terrà un incontro congiunto fra Parlamento e Commissione, dopo il vertice di Lisbona, in modo da discutere ogni dettaglio della stesura definitiva del programma sociale per il 2000-2006.
E' chiaro che il prossimo piano d'azione sociale dovrà tener conto dell'evoluzione in settori quali le tecnologie dell'informazione, e presentarsi come un programma moderno e al passo con i tempi.
Tuttavia, può lei confermare l'oggetto della mia interrogazione, ossia che il programma verrà concepito in termini tali da contemplare un calendario preciso per i vari interventi legislativi in ambito sociale programmati dalla Commissione, nonché per le iniziative previste dalla Commissione in materia di dialogo sociale fra i soggetti del mercato del lavoro?
Reputiamo necessario sapere quali alternative concrete la Commissione intenda proporre nell'immediato, e di quali accordi intenda farsi promotrice.
Posso dichiararmi del tutto d'accordo con lei, anzitutto sul fatto che si terrà conto della società dell'informazione - come io stessa ho ricordato.
L'esclusione sociale, il programma per le donne, il nostro impegno in materia di protezione sociale: tutto ciò va ormai visto alla luce della nuova realtà rappresentata dalla società dell'informazione.
In secondo luogo, è chiaro che per le nostre iniziative esisteranno precisi calendari di attuazione e un sistematico monitoraggio.
Ciò su cui non posso invece impegnarmi è il suo riferimento a proposito dell'opera legislativa in materia di previdenza sociale, ambito che come lei sa non è incluso nel disposto del Trattato, i cui articoli non forniscono una base giuridica al riguardo.
Il 26 novembre 1999, la Commissione europea ha approvato un pacchetto di provvedimenti di contrasto delle discriminazioni.
Per quanto concerne questo pacchetto in particolare e i problemi dei disabili, esiste una direttiva che si concentra sulla lotta alle discriminazioni, con particolare riferimento al mondo del lavoro.
La Commissione ritiene che tale iniziativa di lotta alle discriminazioni contribuirà a elevare il più possibile il tasso di occupazione dei disabili e, in ultima analisi, a promuovere la libera circolazione delle persone.
Riveste naturalmente la massima importanza l'accesso dei portatori di handicap ai mezzi di trasporto, ai servizi e agli impianti di ogni genere, in modo da garantire anche ai disabili un'effettiva libera circolazione.
La Commissione europea ha approvato una proposta di direttiva sulle disposizioni specifiche per autobus, pullman e altri veicoli, in modo da garantire l'accesso a bordo dei medesimi a quanti hanno problemi di mobilità, per esempio a chi si sposta in carrozzella.
Va inoltre aggiunto che il 4 giugno 1998 il Consiglio ha approvato una raccomandazione per il varo di un contrassegno europeo di parcheggio per i disabili: con una tessera comune, valevole in tutti gli Stati membri, si intende agevolarne gli spostamenti, consentendo loro di usufruire di tutti i parcheggi riservati esistenti in Europa.
Ringrazio la signora Commissario per la risposta.
La mia interrogazione riguarda anzitutto la possibilità per i disabili di spostarsi attraverso le frontiere europee.
Viaggiare da Göteborg a una qualunque altra destinazione in Europa, per motivi di studio o turismo, può rivelarsi estremamente costoso per chi è costretto su una sedia a rotelle e magari necessita di un accompagnatore o di un assistente per poter far fronte alla situazione.
Sono grata alla Commissione per aver adottato un piano d'azione.
Tuttavia, per consentire materialmente a quanti sono affetti da handicap fisico di spostarsi attraverso le frontiere, è indispensabile che vi siano le risorse economiche e le strutture adeguate.
Sarebbe interessante ascoltare dalla Commissione se sia disposta a stanziare fondi per i portatori di handicap fisico, in modo da consentir loro di viaggiare, e non soltanto fino a dove riescono a spingersi con la loro sedia a rotelle.
Ho menzionato la direttiva proposta dalla Commissione sulle caratteristiche tecniche obbligatorie per i mezzi di trasporto pubblico al fine di consentirne l'uso da parte di portatori di handicap.
Non si tratta di un atto promosso dal Consiglio e si trova ancora in fase di consultazione.
Credo che a livello europeo sia possibile assumere una decisione di tale importanza strategica.
Ritengo invece estremamente difficile concentrarsi su programmi di aiuti per gli spostamenti dei singoli.
Ciò può avvenire nel quadro dei programmi esistenti nel campo dell'istruzione specificamente destinati alle donne o ai giovani e nel quadro dei programmi di scambi; in alternativa, si tratta di una materia di competenza di politiche nazionali.
interrogazione n. 45, dell'onorevole (H-0006/00):
Oggetto: Attuazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori La Danimarca non ha ancora proceduto all' attuazione della direttiva sul distacco dei lavoratori, malgrado la scadenza del termine previsto.
La proposta di legge presentata al Parlamento danese non comporta alcuna disposizione che disciplini i diritti dei lavoratori dipendenti derivanti dai contratti collettivi.
In virtù dell' articolo 3, paragrafo 8 della direttiva, le condizioni di lavoro devono essere conformi ai "contratti collettivi conclusi dalle organizzazioni delle parti sociali più rappresentative sul piano nazionale e che sono applicati in tutto il territorio nazionale" .
Tuttavia l' applicazione di un contratto in tal senso, vale a dire al di fuori del suo campo individuale, non può essere imposta alle parti sociali senza base giuridica.
Di conseguenza, si presentano due possibilità: la direttiva non può essere applicata in Danimarca o essa obbliga tale paese a prevedere dei contratti d' applicazione generale.
Può la Commissione confermare che la direttiva sul distacco dei lavoratori non può essere applicata in Danimarca per quanto riguarda contratti collettivi di applicazione generale (articolo 3, paragrafo 1) nella misura in cui tali contratti non esistono nel diritto danese e, in caso negativo, può la Commissione indicare come la direttiva dev' essere attuata in tale punto?

La direttiva dell'Unione europea sul distacco dei lavoratori dispone che le norme obbligatorie relative a termini e condizioni di impiego in vigore nel paese d'accoglienza debbano valere anche per i lavoratori che si trovino distaccati sul suo territorio.
Gli atti di legge ammessi dalla direttiva sono soltanto due: o la legislazione del paese di accoglienza, o i contratti collettivi di applicazione generale per una determinata categoria.
Poiché la Danimarca non dispone di un sistema di contratti collettivi di applicazione generale, nella propria legislazione di recepimento essa dovrà sancire che, oltre a quanto disposto dal proprio diritto del lavoro, gli orari previsti dai contratti collettivi di applicazione generale conclusi dalle organizzazioni più rappresentative debbano valere anche per i lavoratori distaccati.
In altre parole, la Danimarca ha due alternative: o varare una legislazione in materia, oppure, sempre per via legislativa, selezionare un contratto collettivo da attivare sul piano legale.
E' attualmente in corso un dialogo fra la Commissione e la Danimarca e ci si attende che il paese comunichi il recepimento di questa direttiva nel proprio ordinamento nazionale.
Il termine concessole per rispondere ai quesiti della Commissione è scaduto il 6 dicembre 1999.
Non avendo ancora ricevuto risposta, restiamo in attesa di verificare quali saranno i prossimi passi.
La ringrazio per la chiarezza della sua risposta che - se è stata ben tradotta - intendeva dire che la direttiva sul distacco dei lavoratori comporta un obbligo per lo Stato danese di introdurre un regime di contratti collettivi di applicazione generale.
La risposta è molto chiara, ma mi sia consentito far osservare che tale risposta pone le organizzazioni danesi, il governo danese e il parlamento danese in una situazione politica molto difficile, poiché, come è noto, esiste una serie di problemi di natura sostanziale che attengono al rapporto tra il modello danese, basato ampiamente sui contratti collettivi, e il modello continentale, basato sulla legislazione.
La divergenza e la concordanza cui lei si riferisce, signora Commissario, riguardano essenzialmente un' altra direttiva, e cioè la direttiva sull' orario di lavoro, ma a questo punto possiamo aspettarci dalla Commissione un' altra lettera di messa in mora e un imminente caso di infrazione del Trattato, perché il governo danese non rispetta o ha dichiarato apertamente di non voler applicare la legislazione e introdurre contratti collettivi di applicazione generale.
In primo luogo, nessuno ha tentato di modificare né l'ordinamento danese, né l'ordinamento esistente in alcun altro paese.
Come ho già detto nella mia risposta, si pone sempre un problema di interpretazione delle direttive della Commissione europea, per il semplice fatto che esse delimitano un ambito del tutto generale, ma anche perché i vari sistemi sono molto diversi da un paese all'altro.
Quanto alla sua domanda concreta, questo problema non riguarda unicamente la Danimarca, che non è l'unico paese ad avere ancora pendenze in corso.
I paesi che hanno operato il recepimento nell'ordinamento interno sono cinque, mentre gli altri ne stanno ancora discutendo.
Ciò che occorre quindi fare, ed è proprio per questo motivo che vi sono state discussioni e consultazioni non solo con le autorità danesi, ma anche con altri governi, è individuare il modo migliore per far sì che una decisione assunta a livello europeo da tutti i paesi e con valore di quadro generale possa valere anche per i lavoratori di altri paesi distaccati in Danimarca Ed è in questa direzione che ci attendiamo un passo da parte danese - come da parte di nove altri governi.
Grazie, signora Commissario, per la sua sollecitudine.
Lei è riuscita a centrare l'obiettivo per oggi: rispondere a tutte le domande.
Congratulazioni.
Poiché il tempo previsto per le interrogazioni alla Commissione è esaurito, alle interrogazioni dal n. 46 al n.
68 verrà data risposta per iscritto.
Il Tempo delle interrogazioni rivolte alla Commissione è chiuso.
(La seduta, sospesa alle 19.50, riprende alle 21.00)
Discarico 1997
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0004/2000), presentata dalla onorevole Van der Laan a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla concessione del discarico alla Commissione [SEC(1998) 520 - C4-0350/1998, SEC(1998) 522 - C4-0351/1998, SEC(1998) 519 - C4-0352/1998] e la chiusura dei conti in ordine al bilancio generale delle Comunità europee per l'esercizio 1997 (Sezione I - Parlamento, II - Consiglio, III - Commissione, IV - Corte di giustizia e V - Corte dei Conti).
La signora Commissario non si trova ancora in Aula, ma spero e credo che ci raggiungerà a momenti.
Suggerisco di avviare comunque i lavori nella speranza che essa possa seguire dal suo ufficio i vari interventi, in modo particolare l'esposizione della relatrice.
Signor Presidente, sono certa che il Commissario, signora Schreyer, deve aver avuto un'ottima ragione per non essere qui oggi, dato che altrimenti la sua assenza sarebbe imperdonabile.
Vorrei innanzitutto ringraziare i miei colleghi per aver contribuito alla stesura di questa relazione che non sarebbe stata la stessa senza il loro spirito di collaborazione.
Signor Presidente, agli inizi dello scorso anno si è deciso di rinviare la decisione sul discarico relativo all' esercizio 1997 perché il Parlamento non poteva concedere il discarico a una Commissione dimissionaria che non era in grado di assumersi alcun impegno per il futuro.
Nella sua risoluzione l' Assemblea sosteneva che il discarico poteva essere concesso esclusivamente dopo aver ricevuto dalla nuova Commissione proposte di riforma serie e ampie.
La relazione in esame giunge, quindi, in un momento cruciale, alla vigilia delle riforme del Commissario Kinnock.
L' Assemblea dispone pertanto dell' eccellente opportunità di imprimere una concreta svolta riformatrice a tale programma.
Già nella prima fase di questo processo è emerso che la Commissione si è assunta impegni importanti sulla base delle prime proposte.
Abbiamo chiesto un regolamento sugli autori delle denunce e l' abbiamo avuto.
Il Parlamento voleva introdurre una separazione fra le funzioni di controllo finanziario e di revisione contabile e l' impegno è stato mantenuto.
Il Parlamento ha chiesto l' adozione di codici di condotta per i Commissari e i loro gabinetti e anche i codici sono stati introdotti.
Il Parlamento ha chiesto alla Commissione di rinunciare agli eccessivi privilegi di cui godeva e la Commissione ci ha accontentato.
Al contempo la Commissione si è assunta l' impegno di collaborare con l' Assemblea nell' ambito del programma SEM 2000.
Verranno inoltre prese in considerazione le modifiche fondamentali apportate agli Uffici di assistenza tecnica.
I passi intrapresi sono senza dubbio positivi e mostrano che, se il Parlamento dà prova della volontà necessaria, i cambiamenti sono non solo possibili, ma anche rapidamente realizzabili.
Noi, tuttavia, chiediamo di più.
La Commissione deve ora presentarci un programma ampio e ambizioso di riforme.
Questo programma non solo è necessario per garantire il funzionamento di una struttura pubblica come quella dell' Esecutivo, ma rappresenta anche una conditio sine qua non per ripristinare la fiducia dei cittadini europei.
Chiediamo pertanto alla Commissione di impegnarsi in modo concreto sui seguenti punti.
Il Parlamento deve innanzi tutto avere accesso a tutti i documenti della Commissione.
Per contro, l' Assemblea dovrà rapidamente adottare al proprio interno un regolamento che consenta la segretazione della documentazione particolarmente sensibile.
Nel contesto dell' accesso alle informazioni, vorrei attirare l' attenzione della Commissione sulla nostra preoccupazione per le proposte relative alla disponibilità dei documenti per il pubblico.
Le proposte attuali rappresentano un grande passo indietro rispetto alla situazione odierna.
È inaccettabile che organizzazioni finanziariamente potenti con rappresentanti a Bruxelles riescano ad avere accesso alle informazioni mentre i normali cittadini ne sono esclusi.
Né è accettabile che un' istituzione pubblica abbia il copyright su documenti pubblici.
Chiediamo inoltre che per ciascun funzionario europeo venga elaborata una chiara descrizione dei compiti assegnatigli in modo che, in caso di obiezione di coscienza, il funzionario in questione possa opporsi a istruzioni contrarie alla legalità o all' etica.
Vogliamo altresì che il ripetersi di critiche da parte della Corte dei conti per due anni consecutivi induca la Commissione a ritenere i propri quadri dirigenti responsabili delle mancanze accertate. In questo caso le conseguenze dovranno ripercuotersi sulla loro carriera lavorativa.
Infine, dovrà essere instaurata una più stretta collaborazione fra la Corte dei conti europea e le sue controparti nazionali.
Il Parlamento invita inoltre la Commissione a presentare il 31 marzo di quest' anno un primo schema delle riforme da attuare in materia di politica per gli aiuti esterni.
È inaccettabile che l' Europa sia una potenza economica senza però essere in grado di esercitare alcuna influenza sul piano politico, in quanto incapace di offrire aiuto effettivo a quelle regioni che più ne necessitano.
Basti citare, a titolo di esempio, Gaza.
Non possiamo accettare che la Commissione abbia terminato nel 1996 un ospedale che, fino a oggi, non ha ospitato alcun paziente.
Signor Presidente, dal 1996 la procedura di discarico riveste un importante peso politico.
Si tratta di uno degli strumenti di potere più forti di cui dispone il Parlamento e, per questo motivo, deve essere impiegato con cautela.
Per tali ragioni, inoltre, domani concederemo con tutta probabilità il discarico.
Tuttavia, non intendiamo rinunciare a quest' arma senza prima aver piazzato una bomba a orologeria.
Infatti, il discarico per l' esercizio 1999 verrà concesso solamente se saranno rettificati gli errori contabili segnalati dalla Corte dei conti.
Infine, voglio ricordare che questa relazione sul discarico si rivolge evidentemente alla Commissione.
Ciò non toglie, tuttavia, che anche il Parlamento abbia il dovere di rimettere ordine in casa propria.
Fino a quando non avremo uno statuto, non potremo essere credibili come motore delle riforme dell' Unione.
La riforma delle Istituzioni europee rappresenta una condizione necessaria all' ulteriore sviluppo della costruzione europea.
Avremo un' Europa forte e giusta solo se sarà anche aperta e democratica.
Ora le Istituzioni devono adoperarsi per costruire insieme quest' Europa.
Signor Presidente, la commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ha deciso di proseguire il suo lavoro e di stendere una relazione sul discarico per l'esercizio 1997, anche se ciò non ci è stato chiesto espressamente.
Lo abbiamo fatto perché pensiamo di dover spingere il Parlamento nella direzione verso la quale intendiamo proseguire, assicurando una corretta gestione del denaro dei contribuenti europei.
Nel corso della stesura della relazione è emerso chiaramente che vi sono alcuni problemi ricorrenti nelle aree di spesa controllate dal nostro bilancio.
Questi problemi non hanno interessato unicamente il 1997, e sembrano essere caratterizzati da due costanti: la tendenza da parte della Commissione di imbarcarsi in programmi molti ambiziosi, specialmente nei paesi del terzo mondo, senza valutare sufficientemente gli aspetti pratici relativi all'applicazione e al finanziamento degli stessi, e alcune gravi lacune a livello gestionale da parte della Commissione, specialmente in relazione al coordinamento tra dipartimenti e alla gestione dei contratti esterni.
So che tutte le Istituzioni sono, in certa misura, responsabili del carico di lavoro sempre maggiore della Commissione e della mancanza di risorse, ma ciò non può giustificare tutti i problemi che incontriamo.
I cittadini europei si aspettano, a ragione, che le Istituzioni europee siano gestite in modo adeguato.
Ecco perché sottoscrivo quanto detto dalla onorevole collega sull'importanza del processo di riforma che è stato promesso all'Europa da Prodi e Kinnock.
Da quanto ho visto, il processo di riforma procede bene.
Ho esaminato alcuni documenti del Commissario Kinnock e ho sentito ciò che aveva da dire; sono certa che se noi e i politici europei lo appoggeremo, otterremo il tipo di riforma di cui abbiamo bisogno.
Ma per questo occorre prima avviare un processo di riforma.
Molti dei punti di carattere generale sollevati nella relazione della nostra commissione sono stati presi in considerazione anche nella relazione della onorevole Van der Laan.
La relatrice ha svolto un ottimo lavoro, e dobbiamo congratularcene tutti.
La relazione sembra affrontare tutti i punti principali senza limitarsi ad elencare, come alcune vecchie relazioni, una serie di dettagli.
Il lavoro raggruppa le questioni principali, e questo è molto importante.
Ci sono due questioni sulle quali vorrei richiamare la vostra attenzione; la prima è quella della sicurezza nucleare nell'Europa dell'est.
Occorre capire come stanno veramente le cose.
Il Comitato di esperti indipendenti ha detto che la Commissione non sta gestendo in modo adeguato la questione, e a ciò dobbiamo porre rimedio.
La seconda questione è quella dei meccanismi di controllo.
La Commissione deve fornirci la documentazione necessaria affinché possiamo contribuire a controllare la spesa.
Abbiamo bisogno di opportune informazioni, fornite in modo adeguato, e dobbiamo tutti considerare l'intero processo di riforma con maggiore serietà rispetto al passato.
E' stato detto che tale processo burocratico dovrà essere rapido ed avere luogo nel più breve tempo possibile.
Spero che i colleghi parlamentari sostengano le basi del discarico per l'esercizio 1997 e, allo stesso tempo, che la Commissione faccia proseguire il processo di riforma che attendiamo da tanto.
Solo in questo modo potremo dare avvio ad una nuova cultura nella Commissione e contemporaneamente riconquistare la fiducia dei cittadini.
Signor Presidente, sono certa che la Commissione sarà sollevata di sapere che l'impatto del discarico 1997 non sarà quello del discarico 1996 che, come ben sapete, ha obbligato la Commissione Santer a dare le dimissioni.
Il gruppo socialista voterà a favore del discarico, e sono certa che anche questo sarà motivo di sollievo per la Commissione.
Ciò però non vuol dire che siamo soddisfatti, né pensiamo che sia tutto rose e fiori.
E' chiaro che una revisione radicale della Commissione era attesa da molto tempo e dobbiamo riconoscere che ci si è mossi nella direzione giusta.
Vorrei però sottolineare alcune delle questioni per le quali noi, come socialisti, abbiamo presentato un emendamento; speriamo che tali questioni possano essere portate avanti dato che sono importanti per l'impatto che avranno sulla riforma futura.
Innanzitutto, per quanto riguarda l'immunità dei funzionari, riteniamo che essa debba essere revocata se e quando un pubblico ministero di uno Stato nazionale lo richiede.
Dovrebbe essere più facile perseguire penalmente i funzionari responsabili di frodi e corruzione.
Va sottolineato che la Commissione troppo spesso non ha avviato le riforme sollecitate dalla Corte dei conti.
La relazione della Corte ha uno scopo, come del resto la nostra valutazione di tale relazione, ed è importante che abbia un seguito.
Ho appena saputo che la Commissione nominerà un comitato di audit.
Anche in assenza di altre informazioni, ora sappiamo che si sta andando nella direzione giusta per quanto riguarda le riforme che vogliamo veder realizzate.
Troppo spesso abbiamo proposto raccomandazioni che non sono state messe in pratica malgrado le assicurazioni ricevute.
Vogliamo che in futuro queste raccomandazioni vengano seguite maggiormente.
L'altra questione riguarda l'accesso ai documenti riservati.
Relativamente alla nostra responsabilità nel concedere il discarico, in passato abbiamo avuto problemi perché non avevamo accesso ai documenti riservati di cui avremmo dovuto essere a conoscenza.
Sappiamo di avere una responsabilità in questo senso: se ci vengono consegnati documenti riservati dobbiamo far sì che essi rimangano tali.
Abbiamo quindi steso un emendamento a questo riguardo.
Una questione sollevata nella relazione Van der Laan è quella dell'ospedale di Gaza, dove la situazione è totalmente inaccettabile.
Riteniamo che non si possa tollerare ancora per molto tale situazione e chiediamo che venga avviata immediatamente un'iniziativa in tal senso.
Vorrei infine congratularmi con la onorevole Van der Laan.
Non sono solito fare complimenti, ma ritengo che essa ci abbia fornito una relazione molto convincente e che meriti i nostri ringraziamenti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, ci troviamo innegabilmente in una situazione piuttosto singolare.
Stiamo discutendo del discarico di un esercizio ormai passato e, nel contempo, della responsabilità della Commissione.
Mi si consenta invece di parlare dei numerosissimi problemi che dobbiamo affrontare.
La decisione di concedere il discarico dipende in parte anche dalle priorità che si stabiliscono.
Stiamo discutendo di una Commissione che non esiste più.
Adesso si è insediato un nuovo Esecutivo.
Mi pare logico concedere il discarico perché non possiamo ritenere l' attuale Commissario responsabile per l' esercizio 1997.
I problemi permangono e sorge, a questo punto, il dubbio.
Siamo oggi chiamati a prendere una decisione sui buoni propositi della Commissione, anche se manca ancora una visione organica di tali intenti.
Il Commissario Kinnock presenterà le sue proposte il mese prossimo.
Le attendiamo con grande interesse, ma ora che dobbiamo decidere del discarico non disponiamo ancora di queste informazioni.
Si tratta chiaramente di un dilemma che anche il relatore ha dovuto affrontare e che non si limita agli ambiti che ho menzionato.
La Commissione, per esempio, si è assunta degli impegni che a prima vista giudichiamo in modo positivo.
Ho letto alcuni documenti del Commissario Kinnock e posso dire di nutrire la massima fiducia nel suo operato.
Vorrei però citare due esempi che dimostrano come i buoni propositi della Commissione non conducano automaticamente a buoni risultati. Mi riferisco alla pubblicità e alla riservatezza dei documenti.
La onorevole collega che mi ha preceduto ne ha già parlato.
In seno alla Commissione, ad alto livello, sta circolando un documento che prevede una restrizione - anziché un' estensione - dell' accesso alle informazioni.
Questo è un esempio di come una buona promessa non conduca automaticamente a buoni risultati.
Lo stesso dicasi per gli autori delle denunce.
Anche in questo caso il Commissario Kinnock si è espresso con belle parole, ma non è chiaro - neppure ora che siamo chiamati a una decisione - che cosa accadrà a coloro che non possono presentare una denuncia internamente e che si rivolgono all' esterno, alla stampa o al Parlamento.
Nessuna risposta è stata data a questi interrogativi cruciali.
Ci chiediamo quindi - ora che dobbiamo decidere - se le promesse della Commissione siano sufficientemente fondate.
Lo stesso dubbio sorge riguardo ai progetti estremamente concreti elaborati dalla commissione per l' industria, il commercio estero, la ricerca e l' energia.
La Commissione e il Commissario Kinnock devono senza dubbio presentare dei validi programmi relativi alla politica del personale e alla gestione finanziaria, ma i Commissari responsabili di quei settori, che in passato sono stati al centro di contestazioni, dovranno elaborare proposte concrete di miglioramento e non solo buoni propositi generali formulati in modo elegante.
Il nostro gruppo ha la massima comprensione e pazienza per la Commissione, che non può essere ritenuta responsabile dei numerosi errori compiuti in passato, ma anche la pazienza ha un limite.
Siamo certi che la Commissione presenterà valide proposte, ma l' esito non è poi così automatico.
Infine, signor Presidente, il discarico per l' esercizio 1996 ha rappresentato l' inizio della fine dell' ultima Commissione.
Mi auguro - ma è ben più di una speranza la mia, è una richiesta - che il discarico per l' esercizio 1997 segni l' avvio di riforme concrete nel settore della politica finanziaria da parte della Commissione, perché altrimenti il discarico concesso non avrà alcun valore.
Per decidere se concedere o meno il discarico alla Commissione, è necessario fare riferimento a quanto effettivamente accaduto nell'anno d'esercizio in esame, in questo caso il 1997.
Al nostro gruppo non pare affatto che la gestione economica attuata nel 1997 sia stata sostanzialmente migliore rispetto all'esercizio 1996.
Per quell'anno avevamo votato contro la concessione del discarico; in coerenza con quella decisione, voteremo contro la concessione del discarico anche per il 1997.
Ci pare inoltre che la nostra posizione trovi conferma nell'esame condotto dalla Corte dei conti.
Le riforme promesse equivalgono a un atto positivo, ma anche dovuto.
Tuttavia, restano ancora da realizzare le promesse già formulate, non da ultimo in fatto di trasparenza.
Voteremo pertanto a favore delle rivendicazioni avanzate dalla risoluzione in materia di riforme, ma contro la concessione del discarico.
Signor Presidente, in primo luogo, vorrei semplicemente esprimere parole di apprezzamento per l' eccellente lavoro svolto dalla onorevole Van der Laan in merito a questa relazione.
Il gruppo "Unione per l' Europa delle Nazioni" non può votare a favore dell' approvazione del bilancio per l' esercizio 1997.
La relazione sul cosiddetto discarico contiene un' analisi esaustiva ed estremamente critica del bilancio.
Condividiamo queste osservazioni critiche e quindi non posso far altro che affermare che in questo contesto ci sembra assolutamente assurdo essere a favore dell' approvazione.
La Corte dei conti non è riuscita a presentare una dichiarazione di revisione che affermi che le disposizioni contenute nel bilancio sono legali. Crediamo che sia assolutamente discutibile che gli europarlamentari votino per un bilancio senza avere la certezza della legalità delle sue disposizioni.
La maggioranza ha condizionato la propria approvazione all' attuazione, da parte della nuova Commissione, di una serie di riforme volte ad assicurare che non si ripeta quanto avvenuto durante il mandato della precedente Commissione.
Ribadisco che si tratta di una miscela molto infelice delle responsabilità della vecchia Commissione per il 1997 e di quelle della nuova Commissione per il futuro.
Riteniamo che la nuova Commissione non debba, in alcun caso, assumersi una responsabilità relativa al passato.
Crediamo sia sbagliato parlare di responsabilità della Commissione come Istituzione.
Gli errori compiuti fino al 1999 sono da imputare a chi ne era allora responsabile, ma non possiamo ancora sapere se la nuova Commissione potrà migliorare le cose.
Con questa strana procedura, il Parlamento si priva della possibilità di attribuire la responsabilità delle disposizioni del 1997 a chi è davvero responsabile, ossia la Commissione precedente.
E' stato il bilancio per l' esercizio 1996 a provocare la caduta della Commissione precedente, e il bilancio per l' esercizio 1997 ispira esattamente gli stessi dubbi.
Non c' è alcun motivo per il quale, in questo contesto, dovremmo accettare di concedere il discarico.
Per quanto riguarda la decisione sulla chiusura dei conti, ci asteniamo dal voto. Per quanto concerne poi la proposta di decisione, attribuiamo maggiore importanza alle numerose indicazioni corrette e voteremo quindi a favore.
Signor Presidente, la decisione in merito al discarico per l'esercizio 1997 è stata rinviata perché, all'epoca, la Commissione aveva rassegnato le dimissioni entro i termini previsti ed esercitava le proprie funzioni solo per garantire l'ordinaria amministrazione.
Nella relazione della onorevole Van der Laan, che merita la nostra cordiale gratitudine per l'estrema accuratezza con cui ha svolto il suo lavoro, si propone oggi di concedere alla Commissione la quietanza liberatoria per l'esercizio 1997.
È legittimo chiedersi, come ha appena fatto l'onorevole Camre, perché mai si accordi il discarico all'attuale Commissione per la gestione del bilancio dei suoi predecessori, tanto più che è stata negata la quietanza liberatoria per l'esercizio precedente, quello del 1996.
Ma questa è la norma: accettando il mandato, la nuova Commissione deve assumersi anche la responsabilità delle prestazioni e degli errori del passato.
Data la struttura collegiale dell'Esecutivo, inoltre, il discarico può venire concesso, rinviato o negato solo all'intera Commissione. È quindi irrilevante che oggi questo organo sia composto anche da quattro membri della precedente Commissione, cui finora è stato negato il discarico.
La questione avrebbe dovuto essere sollevata al momento dell'insediamento del nuovo Esecutivo.
Se, accogliendo la proposta della commissione per il controllo dei bilanci, questa settimana il Parlamento approverà il discarico alla Commissione, essa non potrà interpretare tale decisione come la concessione di un assegno in bianco.
A mio avviso la parte più importante della relazione della onorevole Van der Laan è la terza, cioè la proposta di risoluzione: le condizioni contenute nei suoi otto capitoli sono parte integrante della decisione di concedere il discarico, che ne presuppone il rispetto.
Nella procedura di discarico per gli esercizi successivi - quella per il 1998 è già in corso - il Parlamento è chiamato a verificare attentamente che il plauso tributato alla Commissione per il 1997 non sia stato troppo prematuro.
Il banco di prova si presenterà molto presto, cioè quando la Commissione esporrà il suo programma di riforme.
Preparando il discarico per l'esercizio 1998 avremo modo di appurare se saranno stati garantiti veramente l'efficienza, la trasparenza, il principio di responsabilità, nonché una profonda disponibilità a fornire informazioni all'autorità di bilancio chiamata a concedere la quietanza liberatoria.
Signor Presidente, tutti ricordiamo che il Parlamento ha deciso di rinviare il discarico per l'anno finanziario 1997 in attesa delle dichiarazioni di intenti della nuova Commissione europea relativi alla riforma interna.
In seguito a ciò, la Commissione si è assunta vari impegni e ha senza dubbio adottato molte misure di riforma.
Per onestà va detto che il nuovo Presidente Prodi e i suoi collaboratori si sono impegnati ad applicare i requisiti di controllo finanziario stabiliti dal Parlamento.
Tuttavia la riforma della Commissione europea dev'essere vista nel contesto del dibattito che si svolgerà in attesa della prossima Conferenza intergovernativa e in quello della riforma di varie politiche ed iniziative comunitarie.
I Trattati comunitari esistenti verranno modificati in modo da garantire, per esempio, il successo del processo di ampliamento.
Sono certo che nel corso del dibattito verranno analizzati altri aspetti della riforma delle Istituzioni comunitarie, ma dal punto di vista degli Stati membri più piccoli è importante che la riforma della Commissione europea avvenga in modo da permettere a tali Stati di essere ancora rappresentati in Commissione.
Signor Presidente, la Commissione ora ottiene il discarico per il 1997, ma in realtà non lo merita.
Il 1997 rientra nella competenza della vecchia Commissione e per questo quella nuova non ritiene di potersene assumere la responsabilità.
E' vero: l' esecuzione del bilancio per l' esercizio 1997 rientrava nella competenza della precedente Commissione.
D' altra parte, però, la nuova Commissione si è impegnata a rimettere ordine dopo i vecchi scandali e devo ammettere che non sono assolutamente sorpreso.
La vecchia mentalità tendente ad insabbiare le cose e a proteggere i propri amici purtroppo esiste ancora.
Alcuni pensano che faremmo meglio a seppellire i vecchi peccatori e a ricominciare da capo.
Non credo che si possa cominciare da capo se non si fa prima ordine per bene.
Non faccio riferimento in particolare agli scandali di ECHO.
Sono scandalizzatissimo che sia così difficile farsi consegnare i documenti relativi.
Sono relatore per ECHO alla commissione per il controllo dei bilanci e faccio molta fatica a svolgere il mio lavoro se la Commissione non mi dà le informazioni necessarie.
Dall' esterno si ha l' impressione che la Commissione abbia qualche cosa da nascondere.
Anche le mie indagini indicano purtroppo che potrebbe effettivamente essere così.
La Commissione non mette tutto sul tavolo e perpetua così l' antica prassi, la quale ha portato alla caduta della precedente Commissione.
Mi associo quindi in tutto e per tutto all' invito a concedere al Parlamento l' accesso incondizionato ai documenti, perché altrimenti non possiamo svolgere il nostro lavoro.
Grazie, Commissario Schreyer.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
Seguito da dare alla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti
L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0001/2000), presentata dall'onorevole Van Hulten a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul seguito da dare alla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti sulla riforma della Commissione.
Signor Presidente, lo scorso anno in questo periodo il Parlamento europeo aveva istituito un Comitato di esperti indipendenti presieduto da André Middelhoek, il cui mandato era quello di indagare sulle accuse di frode, cattiva amministrazione e nepotismo nella Commissione europea.
Il 15 marzo, il comitato pubblicava la sua prima relazione e concludeva che: "Diventa difficile trovare qualcuno che abbia la minima sensazione di essere responsabile".
A poche ore di distanza dalla presentazione della relazione, il Presidente Santer annunciava le dimissioni di tutta la Commissione.
Tali dimissioni hanno segnato la fine del duro conflitto tra un Parlamento sempre più sicuro di sé e una Commissione europea coinvolta in accuse di frode.
Da allora Bruxelles è cambiata moltissimo: è stato eletto un nuovo Parlamento, più efficiente, ed è stata nominata una nuova Commissione.
Nel suo discorso del 21 luglio dinanzi al Parlamento europeo, il Presidente designato della Commissione, Prodi, ha annunciato il suo intento di tenere pienamente in considerazione la seconda relazione sulla riforma del Comitato di esperti indipendenti, che contiene le 90 dettagliate raccomandazioni di cui stiamo discutendo oggi.
La nuova Commissione ha già fatto importanti passi per allontanarsi dal modo in cui operava in passato.
E' stato adottato un codice di condotta per i Commissari ed i loro servizi e, in un gesto simbolico ma nondimeno significativo, i Commissari hanno anche rinunciato al loro diritto di acquistare esentasse bevande alcoliche, tabacco, benzina e beni di consumo.
Sono state redatte ed applicate nuove norme che disciplinano la nomina degli alti funzionari ed è stato ridotto il numero delle Direzioni generali.
Ritengo che la Commissione abbia dimostrato chiaramente per la prima volta di voler cambiare, cosa di cui dobbiamo congratularci.
Lo scopo generale delle riforme dev'essere quello di creare un'amministrazione pubblica europea forte ed integra, in grado di svolgere i propri compiti in modo efficace ed efficiente, un'amministrazione i cui funzionari dispongano dei mezzi necessari per svolgere i loro compiti e siano considerati pienamente responsabili a tutti i livelli, un'amministrazione che riconosca e premi il merito e incoraggi i funzionari a valorizzare appieno le proprie potenzialità.
Per raggiungere tale obiettivo sono necessari quattro tipi di intervento.
In primo luogo è necessario migliorare la gestione ed il controllo finanziario all'interno della Commissione.
Uno dei principali problemi riguarda la mancanza di un sistema efficace di controllo finanziario.
Le Direzioni generali della Commissione devono diventare pienamente responsabili della propria spesa, anche del punto di vista del controllo finanziario.
Occorre istituire un nuovo servizio indipendente di audit, mentre le Direzioni generali devono pubblicare un rendiconto annuale in modo da consentire una chiara individuazione dei settori che presentano problemi e stabilire obiettivi annuali per la riduzione delle frodi e delle irregolarità.
In cambio di questo maggiore grado di autonomia, gli amministratori devono rispondere pienamente e personalmente delle loro azioni.
E' chiaro che il passaggio a questo nuovo sistema richiederà tempo.
Sarà necessario introdurre modifiche al regolamento finanziario e il Parlamento dovrà esprimersi in merito a tali modifiche.
La Commissione ha il compito di verificare la conformità con il Trattato e con il regolamento finanziario nella fase transitoria, ma nel frattempo non bisogna restare inattivi, dato che le modifiche urgenti sono necessarie adesso.
In secondo luogo va rafforzata la lotta contro le frodi, la cattiva gestione e il nepotismo, innanzitutto creando una cultura nella quale non possano prosperare.
A tal fine è necessario che i Commissari e i funzionari di grado più elevato diano l'esempio e che a tutti i funzionari sia assicurata un'adeguata formazione professionale. E' inoltre necessario rafforzare gli attuali meccanismi di lotta contro le frodi.
L'OLAF, l'Ufficio europeo antifrode istituito dalla Commissione lo scorso anno, dev'essere posto sotto la direzione di un pubblico ministero europeo indipendente, incaricato di istruire le azioni penali di competenza delle autorità giudiziarie nazionali in relazione a reati commessi a danno degli interessi finanziari dell'Unione da parte di membri e funzionari delle Istituzioni europee.
E' possibile, anzi è necessario, presentare una proposta in tal senso in base all'articolo 280 del Trattato entro la prima metà di quest'anno.
In terzo luogo occorre migliorare le regole della vita pubblica europea.
La crisi politica che lo scorso anno ha portato alle dimissioni della Commissione ha chiaramente dimostrato la necessità di disporre di regole di condotta chiare e facili da applicare.
Da allora sono stati introdotti diversi codici.
Essi devono essere valutati dal Parlamento ed essere resi legalmente vincolanti.
Le Istituzioni europee dovrebbero seguire l'esempio di alcuni paesi, e in particolare quello del Regno Unito, e istituire un comitato sulle norme cui attenersi nella vita pubblica, incaricato di fornire consulenze su questioni di etica professionale e sulle regole di condotta nelle Istituzioni europee.
Coloro che segnalano irregolarità, se agiscono in buona fede, devono essere tutelati e proprio alla fine dell'anno scorso il Commissario Kinnock ha annunciato nuove misure per la tutela di queste persone, misure che occorrerà applicare urgentemente.
Malgrado tali misure non siano da considerarsi mai come un'alternativa ad una gestione sana e responsabile, devono comunque rappresentare una valvola di sfogo se qualcosa non funziona.
E' però essenziale che le riforme non siano limitate alla Commissione: anche il Parlamento deve prendere in considerazione la necessità di migliorare le sue norme, procedure amministrative e pratiche gestionali interne.
Infine è necessario modernizzare la politica della Commissione in materia di risorse umane, dal momento che essa non risponde più alle esigenze di un'organizzazione moderna e plurinazionale.
Il dialogo sociale ha spesso agito da freno alla riforma e una sua revisione è attesa da tempo.
Occorre far sì che la carriera all'interno delle Istituzioni europee diventi più attraente.
Troppi sono infatti i nuovi funzionari giovani che lasciano il posto di lavoro già dopo pochi anni.
Il merito va riconosciuto e premiato, e la formazione in competenze specifiche dev'essere una condizione sine qua non per accedere ad un grado superiore.
La procedura di promozione deve diventare più equa e trasparente.
Da ultimo, ma non per questo meno importante, è necessario rivedere il regime di retribuzione e le altre indennità.
Occorre che tale regime sia aggiornato e reso più flessibile e rispondente alle condizioni del mercato del lavoro.
E' necessario eliminare alcuni degli elementi più obsoleti e tener conto delle legittime preoccupazioni dell'opinione pubblica che non capisce perché ai funzionari europei debba essere ancora erogata un'indennità per l'espatrio in un'Europa che non ha più confini, o perché essi debbano pagare le tasse con aliquote ben inferiori a quelle degli Stati membri.
Domani il Commissario Kinnock presenterà la sua comunicazione sulla riforma.
Tale comunicazione dovrà contenere un calendario ben definito.
Con una nuova Commissione e un nuovo Parlamento in piena attività, lo stimolo per una riforma è più forte di quanto non sia mai stato in passato e probabilmente di quanto potrà mai essere in futuro.
Mancano pochi anni all'ampliamento dell'Unione ed è giunto il momento che l'Europa metta ordine all'interno delle proprie Istituzioni e che rafforzi in loro il senso di responsabilità di cui hanno parlato gli esperti indipendenti.
Nel giugno dello scorso anno gli elettori europei hanno detto chiaramente che sono stufi di sentire storie interminabili di cattiva gestione e nepotismo.
C'è un modo molto semplice di porre rimedio a questa situazione: consentiteci di eliminare la cattiva gestione e il nepotismo.
Signor Presidente, non vorrei essere frainteso - spero vivamente di non esserlo - e quindi premetto che sono naturalmente favorevole alla lotta contro la frode e sostengo con forza le riforme opportune e necessarie.
Si tratta di un tema non semplice che meriterebbe approfondimenti ben più ampi, ma mi limiterò a rilevare solo qualche punto, anche per far prendere, se possibile, coscienza di cosa stiamo parlando.
Tutti gli esperti possono dare informazioni e notizie, formulare opinioni e consigli, ma essi, giustamente, non hanno responsabilità politica ed elettiva.
Credo che i politici debbano invece esaminare cosa si può trarre da una relazione di esperti e cosa non può essere preso in toto con uno spirito che, in alcune circostanze, a me è apparso e appare autolesionista.
Io credo colgo solo qualche spunto che sui membri di questo Parlamento possa agire e operare solo questo Parlamento e nessun altro perché, se così non fosse, l'autorità e la rappresentatività del Parlamento europeo verrebbero profondamente minate nei prossimi anni e questa Istituzione non progredirebbe, come invece è giusto che sia.
Reputo altresì importante che nessuno possa o debba negare documentazione al Parlamento europeo e alle sue commissioni.
La morale, la disciplina e la riservatezza sulle questioni delegate dev'essere propria dei membri di questo Parlamento, non certo imposta da chicchessia.
Faccio rilevare che non esiste una giustizia europea, bensì una giustizia diversificata per ciascuno degli Stati membri.
Noi corriamo il rischio di delegare questioni per pari reati che poi verranno invece sanzionati in modo diverso.
Sono d'accordo che vada avviato un sistema d'indagine, ma sono anche profondamente convinto che si debba riconoscere pari dignità e comunque pari necessità al diritto alla difesa.
Non condivido che si possano criminalizzare con estrema facilità e semplicità i funzionari della Comunità europea: la delazione è un metodo che non appartiene più al terzo millennio.
Concludendo, signor Presidente, ritengo che da questo Parlamento debba partire un principio di democrazia: vanno attuate riforme che vedano il Parlamento crescere e ampliare i suoi poteri, non regredire.
Questo dibattito sulla relazione Van Hulten ci riporta ad un'altra relazione recente e ad uno dei periodi più traumatici per le Istituzioni europee dal momento della loro creazione nel 1957.
Il rifiuto del Parlamento europeo di concedere il discarico e la bocciatura definitiva del bilancio 1996, la mozione di censura presentata al Parlamento un anno fa per diverse ragioni, e la prima relazione del Comitato di esperti indipendenti sulla riforma della Commissione, che ha portato alle dimissioni in massa della Commissione stessa, fanno ora parte della storia europea.
Coloro che tra noi hanno partecipato a questi eventi storici sono ben consci che tutto questo sconvolgimento non si sarebbe verificato se il Parlamento non avesse esercitato il proprio potere per chiedere alla Commissione di modificare il suo operato.
Vi ricordo che il Consiglio dei ministri, nuovamente assente stasera, aveva approvato il discarico per l'esercizio 1997 - non quello per il 1996 - proprio il giorno in cui la Commissione si è dimessa, il 15 marzo.
Ecco ora la seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti, che abbiamo già avuto occasione di conoscere e di discutere brevemente lo scorso settembre.
La maggiore preoccupazione del PPE è quella di riconquistare la fiducia dei cittadini europei nei confronti della Commissione.
A nulla servirebbe cercare di costruire un'Europa forte se, a causa di funzionari troppo zelanti, i cittadini europei dovessero considerare inadeguato il sistema di responsabilità democratica.
In nessun caso cederemo terreno sui risultati che abbiamo raggiunto in questi ultimi mesi, dal momento che crediamo che ciò sia nell'interesse della chiarezza e della trasparenza.
Ci preoccupano quindi i numerosi annunci fatti dal Commissario Kinnock nelle ultime settimane a nome della Commissione, con proposte di vario tipo da inserire nel prossimo Libro bianco.
Pur rispecchiando la volontà di procedere rapidamente, questi annunci danno anche l'impressione che la Commissione sia più in "modalità trasmissione" che in "modalità ascolto".
La nostra preoccupazione è rafforzata da una voce circolata alcuni giorni fa, secondo la quale la Commissione intende limitare al massimo l'accesso di informazioni al Parlamento.
Questa, dopo tutto, è stata una delle cause della caduta della Commissione precedente e mi chiedo se tale lezione sia servita a qualcosa.
La consapevolezza che le modalità di rapporto tra il Parlamento e la Commissione europea devono ancora essere negoziate ci ha portato a dissentire dal relatore in occasione della discussione sulla relazione in commissione.
Non siamo assolutamente d'accordo con lui sul fatto che sarebbe degradante per il Parlamento redigere istruzioni dettagliate su ciò che il Parlamento vuole che la Commissione consideri nel suo pacchetto di riforme.
Onorevole Van Hulten, meno precisi siamo nelle nostre risoluzioni, più spazio hanno la Commissione e i suoi ex colleghi del Consiglio di fare ciò che vogliono.
Crediamo che le numerose raccomandazioni della relazione degli esperti debbano essere messe in atto.
Il gruppo PPE-DE ha presentato in commissione tutte le raccomandazioni della relazione degli esperti, molte delle quali sono state inserite nella relazione Van Hulten alterandone completamente la natura in commissione.
Abbiamo ripresentato in commissione alcuni emendamenti che non sono stati accettati, e in particolare quello riguardante la nostra proposta di rivedere in modo specifico i codici di condotta in modo da aggiungervi una clausola relativa al merito e alla capacità manageriale - con particolare riferimento alle nomine e alle promozioni - che il Commissario aveva accettato nel corso dell'udienza di settembre.
Guardando al futuro, sappiamo di essere solo all'inizio del lungo processo di riforma della Commissione europea.
Desideriamo in particolare veder riconosciute pubblicamente le norme che regolano il duro lavoro e la grande competenza dei funzionari della Commissione, la cui reputazione si è macchiata a causa della cattiva condotta di pochi individui.
Signor Commissario, dal momento che ha fatto parte dell'ultima Commissione saprà di certo perché si è verificata la crisi: in poche parole vi erano programmi in corso per i quali il personale disponibile non era sufficiente.
Le chiediamo di cogliere l'opportunità per dichiarare di quanto personale ha realmente bisogno la Commissione per le attività essenziali di cui è responsabile.
La nostra situazione è diventata molto chiara a questo riguardo nel bilancio per il 2000.
Nel corso dei prossimi cinque anni vigileremo affinché vengano messe pienamente in atto le riforme di cui si sta parlando, e daremo il nostro appoggio a qualsiasi iniziativa volta a modernizzare le Istituzioni.
Tuttavia non esiteremo a ritirare il nostro appoggio sia finanziario che di altra natura se ci si muoverà senza la chiarezza promessa dal Presidente della Commissione Prodi prima della sua nomina.
Speriamo di poter evitare in futuro altri sconvolgimenti istituzionali portando avanti costantemente un dialogo che presupponga, fin dall'inizio, il ruolo paritetico del Parlamento nel decidere in merito agli esiti della riforma della Commissione.
Signor Presidente, desidero iniziare scusandomi per il fatto che il mio intervento non sarà teatrale come quello dell'onorevole Elles, ma prima ancora vorrei ringraziare l'onorevole Van Hulten per la sua eccellente relazione.
Sarebbe stato sbagliato, da parte del Parlamento, accogliere indiscriminatamente ogni singola raccomandazione proveniente da un organo esterno, dal momento che il Parlamento dovrebbe avere una sua opinione sulle varie questioni.
E' giusto che il Parlamento abbia una relazione specifica e l'onorevole Van Hulten gliel'ha fornita.
Vorrei invitare l'onorevole Elles a non mettere il carro davanti ai buoi: anche se è vero che i socialisti hanno perso in molti campi, essi non sono stati ancora battuti in sessione plenaria, e vorrei fargli presente che ciò probabilmente non avverrà nemmeno domani.
Desidero ringraziare il Commissario Kinnock per l'impegno dimostrato fino ad ora.
Egli ha dichiarato espressamente che si impegnerà affinché possa avvenire un cambiamento radicale, ed è essenziale a questo riguardo il suo tentativo di dare vita al concetto di responsabilità.
Chiaramente questo concetto dovrà essere sviluppato a tutti i livelli, nel riconoscimento delle necessità di ciascun livello della Commissione.
Ovviamente occorrerà introdurre cambiamenti nel regolamento finanziario.
E' importante tener presente che i funzionari devono smetterla di scaricare sugli altri le proprie responsabilità.
Quando la Commissione sbaglia i funzionari devono rispondere del loro operato, e un rendimento insufficiente deve portare alle dimissioni.
Questo concetto è ovvio in altri contesti, ma sembra essere troppo radicale per la Commissione.
Non possiamo continuare a far pagare ai contribuenti europei l'incompetenza, la cattiva gestione e le frodi, fornendo loro un servizio scadente.
Voglio farvi un esempio: nel 1998 un calcolo errato del tasso di cambio relativo al vino italiano, riportato in una relazione della Corte dei conti, è costato ai contribuenti europei da 8 a 10 milioni di sterline.
Questo chiaramente non è accettabile, ma che cos'è accaduto alla persona responsabile dell'errore?
Occorre avere un sistema che fornisca incentivi e promozioni, le quali devono basarsi sul merito.
Riconosciamo che gran parte dei funzionari della Commissione lavorano sodo, ma sappiamo anche che alcune pratiche sono superate.
Non vediamo l'ora di leggere la proposta di riforma della Commissione e di metterne a punto i dettagli assieme alla Commissione stessa. Contrariamente a quanto ha detto l'onorevole Elles, infatti, il Commissario si è impegnato a discutere personalmente della proposta con il Parlamento da qui al 1º marzo.
Occorre anche riconoscere che, prima di criticare gli altri, va fatta un' autocritica.
Il Parlamento europeo non sempre è stato trasparente nel suo operato.
Abbiamo ancora un lungo cammino da percorrere prima di poter dire di essere perfetti.
Anche la nostra politica di gestione del personale è superata, e alcune pratiche di lavoro hanno bisogno di una riforma radicale.
Spero quindi che il Parlamento europeo segua l'esempio della Commissione nel processo di riforma.
Prendiamo atto delle proposte volte a basare il bilancio sulle attività, riconoscendo che ciò implica autodisciplina da parte dei funzionari della Commissione, ma sappiamo che anche il Parlamento è responsabile della propria disciplina quando parla di priorità negative.
Per finire vorrei dire che la Commissione deve modificare il suo rapporto con i cittadini.
I contribuenti europei devono essere rassicurati.
Il destino della Commissione e di tutta l'Unione europea è affidato al varo di questa riforma.
Ecco qual è la questione più importante: il varo di queste proposte.
Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con il relatore, l' onorevole Van Hulten, per la sua prima relazione.
A lui va la mia ammirazione perché ha avuto il coraggio di non arrendersi di fronte a tanti emendamenti.
Ritengo che la relazione dei Saggi sia stata particolarmente utile così come è utile per il Parlamento - lo ha ricordato anche la onorevole Morgan - rivolgersi all' esterno per avere una valutazione esperta su come viene gestita la nostra amministrazione.
Abbiamo presentato un emendamento in tal senso.
Vorrei sottolineare diversi punti che emergono dalla relazione Van Hulten, non in ordine di importanza, ma secondo una sequenza del tutto arbitraria.
Credo, innanzi tutto, che la Commissione debba prestare maggiore attenzione alla custodia dei documenti.
Gli archivi della Commissione lasciano molto a desiderare.
Ce ne siamo resi conto quando dovevamo indagare sul caso Fléchard, che, fra l' altro, non è ancora stato completamente chiarito.
Stranamente, molti documenti importanti erano scomparsi dagli armadi, anche da quelli del Presidente e dei diversi direttori generali. Si tratta evidentemente di una situazione inaccettabile.
Se il Parlamento vuole effettuare controlli seri, deve poter disporre di quei documenti. Vorrei sapere che cosa intenda fare la Commissione per migliorare la situazione.
Mi si consenta una riflessione sul controllo a posteriori, la DAS.
In parte le mie considerazioni sono riprese nella relazione Van Hulten.
Reputo opportuno che i dati della relazione sull' attuazione del bilancio vengano suddivisi per categoria e per settore.
L' impressione generale è che l' intero bilancio in Europa sia gestito male.
È evidente che negli ultimi anni si è andata delineando una tendenza al miglioramento nel settore agricolo e una tendenza al peggioramento nelle spese strutturali.
Come è possibile?
Vorrei proporre alla Commissione di stabilire una data entro la quale devono essere attuate le riforme.
Se dovremo accogliere nuovi Stati membri, è necessario mettere ordine in casa nostra.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare l' onorevole Van Hulten, che presenta oggi la sua prima relazione in plenaria.
Mi congratulo con l' onorevole collega, anche se mi spiace, naturalmente, che egli abbia deciso di non illustrare la sua relazione nella propria lingua.
Onorevoli colleghi, la relazione in esame è il risultato di un processo difficile e, forse, arriva troppo tardi.
Le difficoltà, a mio parere, sono imputabili soprattutto a una lite fra i due grandi gruppi in seno alla commissione per il controllo dei bilanci.
Siamo onesti: la seconda relazione dei Saggi è approdata alla commissione in settembre.
Sono ormai trascorsi quattro mesi e nel frattempo l' onorevole Van Hulten è stato sommerso dagli emendamenti, più di cento in una prima tornata.
L' onorevole collega si è quindi rimesso al lavoro e ha riscritto la relazione tenendo conto dei numerosi suggerimenti avanzati, ma in una seconda tornata si è trovato di fronte a quasi altri cento emendamenti.
Temo, quindi, che questi siano i motivi che hanno portato alla presentazione tardiva di una relazione troppo dettagliata e ampia.
A quanto mi è dato di sapere, inoltre, la Commissione proprio oggi ha approvato una relazione sulla riforma che dovrà attuare al proprio interno, relazione che, spero, verrà inviata per ulteriori consultazioni ad altre Istituzioni, fra cui il Parlamento.
Forse il Commissario Kinnock potrebbe già questa sera farci qualche anticipazione?
Onorevole Van Hulten, il mio gruppo di ambientalisti e regionalisti fra breve appoggerà i tentativi volti a migliorare ulteriormente la relazione nel corso della plenaria di domani pomeriggio.
Non ha infatti alcun senso riprendere nel testo parola per parola le numerose e valide raccomandazioni del Comitato di esperti indipendenti.
Pertanto, se domani voteremo contro alcuni emendamenti o paragrafi, non è certo perché siamo contrari al contenuto del testo. Il nostro intento è di rendere maggiormente leggibile la sua relazione.
In ogni caso deve essere chiaro che il mio gruppo appoggia pienamente le raccomandazioni del Comitato di esperti indipendenti.
Attendo comunque con interesse di vedere il documento approvato oggi dalla Commissione nonché il Libro bianco che verrà pubblicato a febbraio.
Devo tuttavia comunicarle, signor Commissario, che sia la relazione dei Saggi che la relazione Van Hulten diverranno per il nostro gruppo importanti punti di riferimento, che ci consentiranno di confermare o smentire la nostra fiducia nella Commissione Prodi.
Mi si consenta un' ultima considerazione.
Noi chiediamo che il nuovo Libro bianco sulla riforma della Commissione riceva lo stesso trattamento riservato a quello sulla sicurezza alimentare, che è stato pubblicato la scorsa settimana e reso accessibile al pubblico e che ha stabilito una scadenza concreta.
Ritengo che si tratti di un passo necessario giacché l' opinione pubblica si attende un cambiamento. Il mio gruppo, in ogni caso, chiede che un cambiamento reale si materializzi entro la fine del 2002.
Signor Presidente, questa relazione è senza dubbio opportuna, ma da sola non è sufficiente.
La frode, la cattiva gestione e il nepotismo non sono fenomeni casuali.
Hanno maggiori possibilità di prendere piede laddove il controllo democratico sulle finanze è limitato.
Gran parte del bilancio europeo viene distribuito tramite i Fondi strutturali.
Una siffatta operazione ha senso soltanto se improntata alla solidarietà, quando i paesi ricchi contribuiscono a creare reddito e sviluppo nei paesi più poveri.
I fondi così distribuiti trovano invece la strada per tornare nei paesi ricchi passando per Bruxelles.
I comuni e le autorità regionali reputano questi fondi di loro proprietà, ma sono in grado di rientrarne in possesso solamente investendo massicce risorse finanziarie e umane in attività di lobbying e di negoziato.
A ogni uso indebito dei fondi europei, e sicuramente dopo ogni frode, riecheggia l' appello per controlli ancora più severi.
Tuttavia, neppure i controlli più rigorosi possono risolvere il problema.
L' unico risultato sarebbe un potenziamento della burocrazia e una ridotta possibilità di influenza e partecipazione da parte delle democrazie locali e dei cittadini alle scelte riguardanti i diversi progetti e la loro attuazione.
Sarebbe più opportuno che questi fondi fossero devoluti direttamente dai governi nazionali alle autorità locali senza passare per Bruxelles.
Nei prossimi anni dovremo riflettere sulla possibilità di sostituire i Fondi strutturali con un fondo di perequazione utilizzato esclusivamente a sostegno dei bilanci degli Stati membri o delle regioni a basso reddito pro capite.
Questa, forse, è l' unica strada che consente di contenere le frodi e i costi amministrativi e di rafforzare la trasparenza e la democrazia.
Signor Presidente, non è passato ancora un anno ed è già evidente il diverso modo in cui questo Parlamento si accinge a valutare la prima e la seconda relazione.
La prima relazione è stata ampiamente pubblicizzata, solennemente discussa e utilizzata, così come le polemiche e le fughe di notizie stampa che l'hanno preceduta, per massacrare innanzitutto il Presidente della Commissione e poi la maggioranza dei Commissari europei, anche se non avevano nulla a che fare con frodi, cattiva gestione e nepotismo.
A leggere adesso quanto è successo nemmeno un anno fa appare chiaro che quella relazione a tutto doveva servire fuorché a fare opera di verità o di riforma, come si asserisce oggi, tant'è vero che questa seconda relazione, che invece poteva portare elementi molto più consistenti, è stata commissionata con il mandato preciso di non trattare casi specifici, giacché non interessa perseguire gli illeciti contenuti in questa relazione.
Non interessa ai grandi gruppi di questo Parlamento né alla gran parte dei sindacati, impegnati a parole nella difesa della funzione pubblica europea ma nei fatti occupati nella protezione corporativa dei propri iscritti, utilizzando in modo discutibile gli ampi poteri che sono loro concessi.
Rappresentanti sindacali si trovano nel consiglio di disciplina e nel comitato dello Statuto così da rendere irremovibile il funzionario infedele e da tenere ingessato lo Statuto.
Rappresentanti sindacali fanno anche parte, incomprensibilmente, delle commissioni di concorso, e non mi meraviglierei se membri del sindacato facessero già parte anche dell'OLAF, recando grave pregiudizio a questa Istituzione che dovrebbe, almeno formalmente, dare garanzia di essere super partes.
Capisco quindi perché ci riuniamo a quest'ora, che viene solitamente destinata ad altre attività e non al dibattito, al confronto e all'informazione.
Signor Presidente, riguardo alla sua riforma interna la Commissione si trova in una posizione davvero difficile.
Dopo i fatti che hanno indotto il vecchio Esecutivo a dimettersi, le aspettative sono enormi.
A volte ho la sensazione che anche il consenso in Aula sia tanto maggiore quanto più radicali risultano le proposte avanzate.
D'altro canto non si può cambiare la situazione dall'oggi al domani con un paio di modifiche decise a tavolino perché le complicazioni si presentano al momento dell'attuazione, quando si tratta di definire i dettagli.
È probabilmente questo il motivo per cui anche la commissione per il controllo dei bilanci ha riscontrato più difficoltà del previsto nell'affrontare la problematica, anche se è comunque giunta ad un risultato degno di nota: la relazione presentata dall' onorevole collega Van Hulten, che ringrazio espressamente per il lavoro svolto.
Se non sarà resa ancora più blanda con l'adozione di alcuni emendamenti, la relazione impone alla Commissione alcuni obiettivi chiari ed inequivocabili.
Mi sia consentito esporre innanzitutto il primo: non vogliamo che sia abolito il controllo finanziario.
Anche se non in tutti i casi, il controllore deve poter continuare ad effettuare verifiche preliminari alle operazioni di impegno e pagamento laddove sussistano fattori di rischio o di incertezza.
Ribattezzando Direzione generale audit l'attuale Direzione generale per il controllo finanziario, la Commissione non lancia il giusto segnale perché, se è facile modificare il suo organigramma, le cose si complicano quando si tratta di riformulare i testi giuridici, in particolare il Regolamento finanziario.
Non ho effettuato un calcolo preciso, ma so che sono quasi cento i passaggi del regolamento finanziario della Comunità e delle relative norme di attuazione in cui si disciplinano la figura del controllore finanziario, la sua indipendenza e le competenze assegnategli.
Non possiamo ignorarli o eluderli, nemmeno con una cosiddetta soft law, come si è proposto in sordina durante una riunione della nostra commissione.
Ma anche indipendentemente da valutazioni di natura giuridica sarebbe un errore sostanziale e imperdonabile abolire il tradizionale controllo finanziario proprio nel momento in cui i suoi responsabili presso la Commissione non sono più abbandonati a se stessi, ma potrebbero divenire parte integrante di un sistema funzionante di meccanismi di controllo e di indagine.
Intendiamo giungere alla concatenazione di tre meccanismi: il controllo preliminare indipendente svolto dal controllore finanziario, il controllo parallelo e finale del costituendo servizio interno di verifica, detto anche servizio audit, e da ultimo un'indagine mirata nelle irregolarità ad opera dell'OLAF, il nuovo ufficio per la lotta alle frodi.
È positivo che la relazione Van Hulten colleghi i tre settori, identificando inoltre le carenze decisive da affrontare.
Le elenco sinteticamente: i procedimenti disciplinari sono inefficaci, in particolare laddove si tratti di definire la responsabilità in solido dei funzionari responsabili che si sono macchiati di comportamenti scorretti, c'è molta confusione e poca chiarezza sulle sanzioni penali e anche gli annunci della Commissione rimangono piuttosto vaghi.
Ribadisco la gravità di questi problemi, che vanno finalmente risolti!
Signor Presidente, anzitutto desidero congratularmi con l' onorevole Van Hulten.
Mi rallegra poter affermare che egli fa parte della nostra delegazione e credo di poter essere orgoglioso di lui.
Porgo, ad ogni modo, le mie congratulazioni all' onorevole Van Hulten.
Signor Presidente, le dimissioni della Commissione hanno dato vita a una cultura dell' ansia in seno alla gerarchia e alla grande burocrazia europea.
Giudico quindi fondamentale l' appello a dare una svolta culturale, abbracciando la cultura della responsabilità.
In seno alla commissione per lo sviluppo e la cooperazione ho potuto constatare personalmente che sono migliaia i progetti fermi, che talvolta ben l' 80 percento dei fondi non viene utilizzato e che, a volte, si viene a creare un enorme fiume di denaro, non perché queste risorse non siano indispensabili o non vengano presentate proposte valide, ma perché l' intero sistema si blocca.
Vi è un' insufficiente assunzione di responsabilità - troppa ex ante, troppo poca ex post - e manca, quindi, una cultura di utilizzo reale ed effettivo delle risorse.
Sarebbe magnifico se riuscissimo con questa relazione a introdurre un sistema di impiego dei fondi finalizzato ai risultati e a organizzare le diverse attività di conseguenza.
Mi auguro che, quando la prima bozza di relazione della Commissione diverrà documento ufficiale il 1º marzo, il nostro messaggio contribuisca realmente al cambiamento.
Senza dubbio renderemo così un servizio all' opinione pubblica europea, signor Presidente, e grazie ai risultati ottenuti potremo in parte riguadagnare e riacquistare ciò che, evidentemente, abbiamo perduto negli ultimi anni.
Questo è il migliore sostegno che possiamo dare alla democrazia europea.
Se riusciremo così a superare la cultura degli anni ' 50 e a entrare nel prossimo secolo, avremo ottenuto uno splendido risultato.
Signor Presidente, vorrei innanzi tutto rallegrarmi con l' onorevole Van Hulten per la sua prima relazione.
È stata una prova molto difficile, ma è più semplice imparare a nuotare se ci si immerge subito in acque profonde, come amiamo dire nei Paesi Bassi.
Onorevole collega, dopo questa prova credo che lei possa qualificarsi per le Olimpiadi.
Sono due i punti che, a mio giudizio, meritano un' attenzione particolare da parte del gruppo ELDR.
Mi riferisco, in prima istanza, alla responsabilità individuale dei Commissari.
Il problema va affrontato in sede di CIG.
Non vogliamo, tuttavia, che la questione sia affidata esclusivamente al Consiglio e abbiamo quindi presentato un emendamento in cui chiediamo se sia possibile giungere a un accordo interistituzionale fra Commissione e Parlamento, che ci consenta di disporre di una sorta di posizione di ricaduta e di evitare che il nostro destino sia lasciato nelle mani del Consiglio.
In secondo luogo, il mio gruppo vuole sottolineare che, come già menzionato dall' onorevole Mulder, anche il Parlamento europeo deve avvalersi dell' assistenza di esperti indipendenti.
Il ricorso a una valutazione esterna può contribuire in modo significativo a ripristinare la fiducia dei cittadini europei nella nostra Istituzione.
Non possiamo essere una controparte credibile della Commissione riformata se non siamo disposti a farci un esame di coscienza e se non mettiamo ordine anche al nostro interno.
Avremo un' Europa aperta, democratica e forte, come i nostri cittadini meritano, solo se le riforme riguarderanno tutte le Istituzioni europee.
Signor Presidente, vorrei anch' io congratularmi col collega Van Hulten che ha presentato il suo primo lavoro in plenaria.
Sono certo che ne farà tesoro, fra l' altro, per elaborare, la prossima volta, una relazione più flessibile e per ricercare maggiormente il consenso di tutti i gruppi.
Non è possibile, al punto in cui siamo, rinviare il processo di riforma della Commissione richiesto dai cittadini.
Il Parlamento ha più volte sentito parlare del desiderio di riformarla, perfino da parte di Presidenti della Commissione stessa e adesso sembra che si stia affrontando seriamente la questione.
Dopo le dimissioni di una Commissione e dopo la comunicazione, da parte del Comitato di esperti, di un numero di carenze pressoché interminabile, sembra che la promessa di presentare all' Assemblea un progetto completo di riforma entro il mese di febbraio, fatta dal Presidente Prodi il 14 settembre scorso, sia realizzabile.
Il Parlamento attende, con ansia, tale programma completo di riforma.
La relazione in esame intende conferire forza politica a buona parte delle raccomandazioni formulate dal Comitato di esperti incaricato dal Parlamento.
Il Presidente Prodi aveva assicurato che avrebbe agito in qualsiasi caso e che, pur preferendo riuscire nel suo intento, non si sarebbe lasciato bloccare dal timore di un fallimento.
Perciò auspichiamo che il suo programma sia valido. Le posso infatti assicurare che, se lo fosse, il Parlamento appoggerebbe la Commissione in tale processo di riforme.
Vogliamo una Commissione forte, che possa svolgere le sue funzioni con indipendenza e neutralità, ma anche con senso politico.
I Commissari non devono essere considerati alti funzionari, bensì politici in carica.
Per questo la relazione consente loro la militanza politica e l' appartenenza a organi politici riuniti in collegio nei loro partiti.
Forse il riferimento alle cariche è inesatta.
Non so quale sarà esattamente, Commissario Kinnock, la sua valutazione al riguardo, tuttavia noi ovviamente auspichiamo che i Commissari siano politicamente forti e politicamente impegnati.
Vogliamo anche una struttura che consenta di spendere ogni euro in modo efficace, dato che ad ogni chiusura di conti viene dimostrato esattamente il contrario.
Per questo, signor Commissario, sollecitiamo il Presidente Prodi a presentarsi con un programma valido; si renderà allora conto che avrà forse problemi con quei collettivi che si sentono danneggiati nel loro statu quo, ma non col Parlamento che è in attesa di cambiamenti profondi e validi.
Signor Presidente, il naufragio della Commissione Santer è dovuto anche al fallimento totale del controllo finanziario.
Il futuro della nuova Commissione dipenderà dunque in misura non irrilevante dalla sua capacità di riformare rapidamente questo settore per rimetterlo in grado di funzionare.
A questo proposito si è già ripetutamente affermato che la Commissione intende rafforzare e migliorare radicalmente i controlli ex post e che essi devono venire effettuati nella piena indipendenza affinché in futuro nulla venga più fatto passare sotto silenzio.
Possiamo solo rallegrarcene!
Non capisco però perché si debba, per così dire, pagarne il fio rinunciando ai controlli preliminari indipendenti, e sottolineo l'aggettivo indipendenti.
Finora le operazioni di pagamento della Commissione possono venire effettuate solo previa apposizione al mandato della firma dell'ordinatore e a seguito dell'autorizzazione del controllore finanziario con il visto preliminare, poiché vige il principio del controllo incrociato.
In futuro dovremo accontentarci di un'unica autorizzazione perché, almeno ai sensi dei progetti di riforma della Commissione attualmente in esame, il controllore finanziario non dovrà più effettuare la verifica preliminare.
Chiedo venia, Commissario Kinnock, ma è quasi come se volesse abolire la polizia perché non è stata in grado di prevenire azioni criminose.
Si dovrebbe invece cercare di rendere più efficaci i controlli non imponendo più ai controllori finanziari di apporre indistintamente il visto preliminare ad ogni pagamento, perché chi deve controllare tutto alla fine non controlla niente.
In futuro i controlli finanziari dovranno essere effettuati in modo mirato, per le operazioni che presentino fattori di insicurezza o di rischio.
I funzionari responsabili dei controlli finanziari dovranno operare secondo un sistema decentrato, ovvero presso i colleghi delle direzioni generali operative che spendono il denaro, per poter essere immediatamente presenti quando sorgano problemi e rendere così i controlli meno macchinosi e più rapidi.
La vera divergenza rispetto ai programmi di decentralizzazione dell'Esecutivo è rappresentata dall'indipendenza con cui devono operare i controllori finanziari, che non devono venire subordinati ai singoli direttori generali, come sembra invece prevedere la Commissione.
Dobbiamo trarre un insegnamento dalle circostanze del caso LEONARDO: i controllori interni della Direzione generale competente avevano dato l'allarme, ma non sono stati ascoltati e il loro messaggio non è stato trasmesso a chi di dovere.
La posizione assunta a chiara maggioranza dalla commissione per il controllo dei bilanci è dunque che l'indipendenza costituisce il presupposto per la realizzazione di controlli efficaci.
La nuova Commissione riconosce ormai la necessità di tale indipendenza per le verifiche ex post, non é dunque logico che essa valga anche per i controlli preliminari?
Ritengo che la votazione di domani debba ribadire in modo decisivo questa esigenza, già espressa dalla collega Theato, che condivido pienamente.
Signor Presidente, alcuni anni fa la precedente Commissione aveva cercato di arrivare alla resa dei conti con le vecchie e rigide strutture.
Questo provocò scioperi e campagne denigratorie da parte di sindacati dalla mentalità ristretta, dopodiché le proposte furono abbandonate e sostituite da un compromesso "morbido" .
Questa era la stupidità della vecchia Commissione e allora il Parlamento non fu di alcun aiuto.
Leggendo il capitolo della relazione Van Hulten dedicato alla politica del personale, ho il timore che il Parlamento ancora una volta venga meno alle aspettative sui punti decisivi, tenendo solo discorsi deboli e privi di qualsiasi contenuto.
Ci sono troppi diritti, troppe regole e troppo poco spazio per la gestione.
Mancano la spina dorsale e i denti.
Where is the beef?
E lo dico anche a lei, signor Commissario: Please, deliver the beef even if it is British.
Il Presidente Prodi ha promesso una rivoluzione e anche lei ha detto parole forti e positive, ma ora faccia attenzione a non cedere sui punti fondamentali, quelli più delicati!
Faccia ordine nella giungla dei finanziamenti per il personale!
Tenga duro sull' esigenza della mobilità, non come diritto, come si dice nella relazione, ma come strumento di gestione!
Faccia pure in modo che la formazione divenga anch' essa uno strumento di gestione!
Non accolga la richiesta della relazione, che prevede che gli agenti temporanei debbano essere nominati su impieghi permanenti!
Sono i posti che devono eventualmente essere resi permanenti, e non necessariamente gli attuali agenti temporanei che devono diventare funzionari permanenti.
Infine, signor Presidente, in quanto membro dell' Ufficio di Presidenza fino a sei mesi fa, vorrei invitarla a trattare la questione all' Ufficio di Presidenza, affinché qui al Parlamento, nella nostra amministrazione, soddisfiamo almeno i requisiti che imponiamo agli altri.
Finora non lo abbiamo fatto, e lei deve contribuire a cambiare le cose.
Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Van Hulten per la sua relazione, per la quale ho votato a favore.
Vorrei però sottolineare i punti sui quali mi trovo in disaccordo.
Non condivido quanto riportato dai paragrafi relativi al Parlamento.
Questa relazione riguarda la Commissione, e il Parlamento è un argomento a parte.
Non c'è bisogno, quindi, che si parli anche del Parlamento durante la discussione sulla Commissione.
C'è inoltre la questione dei beni esentasse.
Questo era un argomento usato contro la Commissione dalle lobby dei duty-free, risentite per il fatto che la Commissione avesse abolito i duty-free negli aeroporti.
Anche questo è un argomento che non dovrebbe entrare nella relazione.
Gran parte della relazione parla di controllo finanziario, e questo è comprensibile dato che proviene dalla commissione per il controllo dei bilanci.
Non dobbiamo tuttavia dare l'impressione che una larga fetta delle risorse comunitarie sia messa a rischio da una cattiva gestione da parte della Commissione europea.
Dopotutto, si tratta solo dell'1 percento del PIL, se lo si confronta alla spesa nazionale.
Di questo argomento si è già parlato in Parlamento, ma molti eurodeputati sono giovani e sembrano non rendersi conto di quanto siano esigue le risorse finanziarie dell'Unione europea e del fatto che l'80 percento di tali risorse vengono spese dagli Stati membri.
La cattiva amministrazione della spesa da parte della Commissione non dovrebbe quindi mettere a repentaglio grandi somme di denaro.
E' importante ricordare che la questione dev'essere affrontata in questa prospettiva.


La Commissione europea non ha molti compiti legati alla spesa e dispone di pochissimo denaro; ha invece responsabilità molto più importanti, quali quelle relative alla gestione dell'ambiente, alla sicurezza degli alimenti, al commercio estero e al mercato interno, assieme a molte altre responsabilità che le abbiamo dato senza le risorse necessarie per farvi fronte.
Sono uno di coloro che credono vi sia un'assoluta mancanza di fiducia.
Tale situazione è stata creata dal Parlamento nell'ultimo anno.
Sono un eurodeputato da 20 anni, duranti i quali il Consiglio, la Commissione e il Parlamento hanno sempre avuto fiducia reciproca.
Abbiamo avuto i nostri problemi e abbiamo incontrato difficoltà, ma non si è mai verificata una situazione in cui i cittadini dell'Unione europea abbiano dimostrato di diffidare, mettere in dubbio e temere questa pur burocratica Commissione per aver gestito male i nostri affari.
Si tratta di una grossa esagerazione in relazione alle difficoltà che si sono verificate.
Questa Commissione non dovrebbe vivere sempre all'ombra degli errori che hanno causato le dimissioni dell' Esecutivo che l'ha preceduta.
Certo ci sono stati dei problemi - problemi che dovremo risolvere in vista, per esempio, dell'ampliamento - ma a volte ne esageriamo il lato negativo.
Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore per l' ottima relazione.
Spero che la Commissione la utilizzi nell' ambito del proprio lavoro di riforma.
Il processo di riforma ha segnato il passo per un po' di tempo, e alla Commissione regna apparentemente una sorta di stato d' emergenza.
La gestione della Commissione semplicemente non funziona molto bene.
Naturalmente alla Commissione ci sono persone valide e brave, e queste sono la maggioranza.
Abbiamo bisogno di una riforma radicale, perchè c' è troppo poca azione e troppa burocrazia superflua.
Le persone devono avere poteri chiari per prendere le decisioni e devono anche esserne responsabili.
Il regolamento finanziario deve essere modificato.
Siamo d' accordo che è necessario un controllo finanziario migliore, ma la questione è come assicurare tale controllo.
La Commissione e il Comitato di esperti sono favorevoli alla totale eliminazione del controllo preventivo.
Va però fatta attenzione: dobbiamo mantenere una certa forma di controllo preventivo sui finanziamenti.
Non è sufficiente effettuare controlli a campione, quando i finanziamenti sono già stati erogati, perché in questo modo possono passare troppi progetti irregolari; dobbiamo invece riformare e decentrare il controllo.
La Commissione non ha abbastanza personale.
Come deputati dobbiamo avere il coraggio di spiegare ai nostri governi e alle nostre popolazioni nazionali che le risorse in termini di personale non corrispondono assolutamente agli incarichi attribuiti alla Commissione.
La Commissione deve avere la possibilità di rifiutare nuovi incarichi se non le viene attribuito più personale.
Il sistema del personale è troppo rigido: occorre assicurare una maggiore rotazione di funzionari, soprattutto al vertice della gerarchia.
Deve anche essere molto più facile licenziare i funzionari inefficienti ed incompetenti.
Sono quindi molto soddisfatto che venga introdotta una riforma della procedura disciplinare.
Le pessime esperienze maturate finora in materia di questioni disciplinari mostrano fin troppo bene quanto sia necessaria una riforma.
Signor Presidente, signor Commissario, in primo luogo non posso fare a meno di pensare che questo è sostanzialmente un dibattito anglo-neerlando-scandinavo, a giudicare dagli oratori.
Lo trovo un po' preoccupante.
Spero, al pari di molti altri, che lo stato di emergenza nei rapporti fra la Commissione e il Parlamento stia per esaurirsi.
Dobbiamo uscire da questa logica, nella quale non facciamo neppure in tempo a spegnere un incendio che subito dobbiamo precipitarci a spegnerne un altro scoppiato altrove.
Come dice l'onorevole Blak, dobbiamo invece istituire un sistema in cui i ruoli siano chiari.
Anzitutto serve una regolamentazione rigorosa, e occorre applicarla.
Codici di comportamento e comitati etici non sono sufficienti.
Occorrono regole severe che stabiliscano, fra l'altro, che cosa possa essere decentrato, che cosa possa essere trasferito all'esterno e che cosa debba essere indipendente.
Trovo inquietante che in questa discussione si inneggi all'indipendenza senza specificare in rapporto a che cosa, e con quali diritti decisionali.
Insomma, occorre dotarsi di una regolamentazione amministrativa di base per l'Unione, per le sue Istituzioni e per i rapporti con gli Stati membri.
Ecco ciò che manca.
Abbiamo chiesto un pubblico ministero europeo e un diritto penale, ma l'Unione ha bisogno anche di un proprio diritto amministrativo.
Sarebbe certamente un passo in avanti se la Commissione accogliesse la proposta, avanzata dal Mediatore, di un codice di condotta per la buona amministrazione avente valore vincolante.
La relazione Van Hulten rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non basta.
In secondo luogo, dobbiamo definire con chiarezza anche le nostre competenze in materia di revisione dei conti.
La Corte dei conti ha il compito di accertare l'osservanza o meno delle norme, ma non deve entrare nel merito dell'opportunità di un dato atto.
Le valutazioni di ordine politico sono una prerogativa del Parlamento, che non deve invece andare a caccia di ladri perché si tratta di un compito dell'OLAF.
Ditemi voi quale parlamento nazionale riceve, per esempio, tutti gli incartamenti delle indagini preliminari!
A costo di farmi dare della testarda, voglio aggiungere che il regolamento sulla pubblicità degli atti dovrà essere molto migliore della bozza in circolazione su Internet, perché altrimenti non giungeremo a nulla in questa nostra battaglia.
Signor Presidente, desidero ringraziare di cuore il relatore per il suo lavoro.
Sono lieto di potermi rivolgere a lui in olandese, come ha fatto anche l' onorevole Van den Berg.
Diversamente mi sarei forse sentito un po' in colpa.
Questa relazione mostra un sensibile miglioramento, anche grazie agli emendamenti.
Faccio parte della commissione per l' occupazione e gli affari sociali e al nostro interno un relatore è sempre orgoglioso di ricevere 100 emendamenti, perché in tal modo è consapevole di aver sollevato un argomento interessante.
È stato così anche questa volta, ma ritengo un poco eccessivo dilungarsi tanto su questi 100 emendamenti.
Vorrei inoltre ricordare che il nostro coordinatore nella commissione per il controllo dei bilanci è l' onorevole Pomés Ruiz, proveniente dalla Spagna, che ha fornito al dibattito un importante contributo da parte spagnola.
Signor Presidente, uno degli elementi più importanti fra quelli menzionati è la proposta del relatore di istituire un comitato permanente che si occupi dei parametri applicabili alla pubblica amministrazione.
Si tratta di una proposta molto importante.
Mi sorprende soltanto che il gruppo socialista la attacchi contrapponendole una proposta della onorevole Morgan che ha come obiettivo quello di cancellarla completamente.
La situazione non mi è chiara.
Da un lato, si moltiplicano gli elogi all' indirizzo del relatore, dall' altro, la onorevole Morgan, su questo punto come su altri, segue una strategia da terra bruciata tesa sostanzialmente a cancellare l' intero contenuto della relazione.
Non so se l' intento di questa strategia sia venire incontro al Commissario Kinnock.
Conosco, tuttavia, il Commissario Kinnock; so che desidera ascoltare le nostre richieste ed è disposto a prenderne poi le distanze, se lo ritiene necessario.
Non ritengo indispensabile una simile strategia da terra bruciata.
Infine, vorrei far riferimento alla questione dei funzionari.
Non sono assolutamente d' accordo con l' onorevole Haarder.
Concordo invece nell' affermare che il testo relativo ai funzionari non è affatto sufficiente.
Innanzi tutto l' accento viene posto sull' importanza del servizio pubblico in generale, e in secondo luogo viene elencata una serie di proposte, a proposito delle quali ci si chiede se siano ragionevoli o se conducano effettivamente a miglioramenti.
Per esempio, ci siamo occupati dei BAT, un punto importante, ma vogliamo al contempo eliminare il personale temporaneo della Commissione.
Queste due proposte sono contraddittorie e non riesco a capire come possano essere state presentate.
Signor Presidente, dai tempi della Repubblica di Platone il mondo occidentale è stato sistematicamente tentato di sostituire il governo dei saggi al governo del popolo.
Già in una prima occasione il nostro Parlamento ha chiesto l'assistenza dei saggi per valutare l'operato della Commissione europea, ed essi hanno colto l'opportunità per deciderne le sorti.
In questa seconda relazione i saggi vanno ancora più in là, criticando i gruppi politici di questo Parlamento che avrebbero esitato ad accettare le dimissioni della Commissione europea a causa della comune affiliazione politica di alcuni dei suoi membri e sostenendo che il problema può venire risolto imponendo ai Commissari di rinunciare ad ogni appartenenza politica.
Sempre secondo i saggi, il Parlamento dovrebbe rinunciare alle prerogative di controllo della Commissione europea e dovrebbe venire sostituito in questo compito da un comitato di garanzia dei buoni costumi nella vita pubblica, un organo permanente e non elettivo, costituito presumibilmente da un altro gruppo di saggi.
Nella loro seconda relazione gli saggi ci insegnano che l'Italia è finanziata dal Fondo di coesione, che i due terzi dei Fondi strutturali sono destinati al FESR e al Fondo sociale, che nei Fondi strutturali il principio di addizionalità e il principio di complementarietà si equivalgono, che la lobby agricola impone il finanziamento dello sviluppo del mondo rurale tramite la sezione Garanzia del FEAOG e che il principio di partenariato si applica solo alla Commissione e agli Stati membri.
È una lezione di saggezza di stampo ideologico e senza nessun fondamento.
Non è in questo modo che si promuoverà la riforma delle Istituzioni europee nel pieno rispetto dei principi democratici.
In un primo tempo la relazione Van Hulten era una relazione brillante, e rendo sinceramente omaggio agli sforzi profusi dal collega che l'ha elaborata.
Purtroppo, però, è stata successivamente modificata nel modo più deleterio, trasformandosi in un documento che si profonde in elogi di proposte che non possiamo accettare.
Signor Presidente, onorevole Van Hulten, il suo lavoro, in spagnolo, merita attributi significativi: duro, improbo, complesso.
Credo che sia importante per una prima relazione. Consideri, pertanto, le mie osservazioni come una critica onesta che credo arricchirà tale dibattito.
Questa relazione mi sembra ridondante, prolissa, confusa e carente di precisione nei concetti utilizzati.
"Ridondante" è forse l' aggettivo più grave, ma non ne è lei responsabile perché la responsabilità spetta al Parlamento.
Se, infatti, il Parlamento incarica un Comitato di esperti - non ripeterò quanto ha affermato l' onorevole Casaca, sebbene concordi abbastanza con lui sull' analisi del problema - che senso ha accogliere una tradizione medievale di glossare i glossatori e così ad infinitum?
Certo, stiamo aspettando questa riforma della Commissione e le proposte che la Commissione ci farà e sulle quali dovrà pronunciarsi il Parlamento.
Nel frattempo, siamo chiamati a dare il voto di fiducia alla Commissione.
"Prolissa" : non mi soffermerò sull' estensione di questa relazione.
Non so se batta il record di tutte le risoluzioni presentate in questa sede ma, senza dubbio, batte il record di questo tipo di risoluzioni.
Non credo che vi sia mai stata una risoluzione - e in Parlamento se ne elaborano di complesse - che ha abbia avuto paragrafi lunghi più di 16 righe e senza un punto.
Inoltre è "confusa" .
Non ribadirò quanto è stato detto sull' analisi di questioni che concernono il Parlamento perché dovrebbe essere oggetto di un' altra relazione.
Il discorso va approfondito, ma non in questa relazione.
Infine, signor Presidente, non citerò esempi, ma sinceramente in molti punti il linguaggio giuridico viene utilizzato con un' allarmante mancanza di precisione.
In sintesi, Commissario Kinnock, attendo - come molti altri - la sua relazione per poterla votare, che è poi ciò che deve fare il Parlamento.
Signor Presidente, l'importanza della riforma in questione si deduce anche dalla portata delle iniziative proposte e dalla molteplicità dei dettagli forniti, ma la sua necessità risulta in modo inconfutabile anche dai fatti che l'hanno avviata.
La determinazione con cui i Commissari Prodi e Kinnock hanno effettuato i loro annunci in Aula e alla commissione per il controllo dei bilanci ha accresciuto ulteriormente le nostre speranze e le nostre aspettative.
La relazione in esame evidenza in particolare il principio della trasparenza, la cui realizzazione viene considerata come uno degli obiettivi principali della riforma.
Anche se non si può effettivamente sottolineare a sufficienza l'importanza della completa ricostruibilità di tutte le operazioni, questa riforma non è tuttavia di natura puramente burocratica, ma intende essere una dimostrazione di buona volontà nei confronti dei cittadini.
La politica dell'Unione europea deve riconquistare la fiducia dei cittadini, i quali rivendicano il diritto di accedere alle Istituzioni rapidamente e senza preclusioni e chiedono che le norme da cui dipende la loro comprensione siano leggibili.
Essi vogliono una politica destinata a riuscire, che considerano come un normale servizio reso a cittadini responsabili.
Il successo della riforma dipende essenzialmente dall'iniziativa della Commissione.
Sono tuttavia irritata dalla dichiarazione rilasciata oggi dall'Esecutivo, secondo il quale la discussione della relazione intermedia con il Parlamento deve avere solo carattere informale.
Commissario Kinnock, il suo intervento di martedì prossimo alla commissione per il controllo dei bilanci non potrà però essere a senso unico, perché il Parlamento vuole e deve contribuire alle riforme. La conferenza stampa di questa settimana offende inoltre la mia sensibilità politica perché si tiene prima di un'accurata discussione della proposta in seno alla commissione per il controllo dei bilanci.
Commissario Kinnock, nonostante i suoi successi personali mi sembra che la Commissione debba ancora percorrere un lungo cammino prima di riuscire a soddisfare le nostre forti, ma legittime aspettative.
Desidero iniziare mettendo agli atti e facendo presente alla onorevole Langenhagen che la decisione che io non intervenga alla seduta plenaria di domani e quindi non sia disponibile a fornire risposte formali sulla relazione non è mia o della Commissione, ma è una decisione del Parlamento.
Così, se vuol fare una paternale, è meglio che la faccia qui in Aula.
La onorevole mi conosce abbastanza bene da sapere che in tutte le fasi di questi cinque anni, in cui abbiamo lavorato insieme in Parlamento, non c'è stata una sola volta in cui io mi sia rifiutato di rendere conto in modo completo, formale e dettagliato del mio operato.
Signor Presidente, vorrei iniziare rendendo omaggio al lavoro coscienzioso e, da quello che sento, generoso dell'onorevole Van Hulten nel preparare questa relazione.
Anche se nuovo di quest'Aula, egli è abbastanza anziano per certi aspetti, sicuramente per quanto riguarda la sua familiarità con le Istituzioni dato che è un ex funzionario; credo che egli abbia dimostrato questa sua qualità affrontando abilmente un tema complesso e della massima importanza per tutte le nostre Istituzioni, come hanno sottolineato diversi parlamentari.
Lo ringrazio e gli auguro una lunga e brillante carriera come deputato.
Signor Presidente, come lei saprà, la relazione dell'onorevole Van Hulten sulla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti è necessariamente lunga e, dal momento che intendo rispondere in modo esauriente in particolare sulle questioni relative alla gestione e al controllo finanziario, le chiedo di essere indulgente.
Naturalmente non ruberò all'Aula più tempo di quanto non sia assolutamente necessario.
Quando l'Assemblea ha esaminato la seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti lo scorso settembre, a nome della Commissione entrante ho promesso che la relazione sarebbe stata considerata un elemento fondamentale nelle proposte di riforma della Commissione.
I nostri sforzi, tesi a mantenere tale promessa, saranno evidenti per il Parlamento quando verrà esaminato il pacchetto di riforme che la Commissione ha approvato quest'oggi, ben entro il termine che ci eravamo posti quattro mesi fa.
Sono certo che ciò sarà motivo di incoraggiamento per l'onorevole Poméz Ruiz.
La stragrande maggioranza delle proposte contenute nel documento sono estremamente simili a quelle elencate dall'onorevole Van Hulten, e il documento include - dico questo a lui e all'onorevole Staes - un preciso calendario d'iniziative finalizzate alla riforma.
La relazione che ho avuto l'onore di compilare non ha quindi niente di indefinito o di vago.
L'opinione che il Parlamento esprimerà dopo il periodo di consultazioni che si terrà nelle prossime quattro o cinque settimane sarà, per ovvi motivi, di notevole importanza.
Vorrei assicurare all'onorevole Elles che la Commissione è in "modalità ascolto".
Sono certo che egli capirà - con la solita disponibilità - che per noi poter ascoltare le reazioni suscitate dalle nostre proposte è necessario per trasmettervi ciò che vogliamo proporre.
Ecco il perché della "modalità trasmissione".
Anche se il tempo a mia disposizione non mi consentirà, signor Presidente, di commentare nel corso di questo dibattito ogni singolo aspetto della risoluzione al vaglio dell'Assemblea, desidero subito assicurarvi che ogni dettaglio verrà considerato un importante apporto sia alle nostre proposte di riforma durante tutto il periodo di consultazioni, che al nostro lavoro in generale in altri settori in questione.
Passando ora ai principali temi della risoluzione desidero fare alcune osservazioni.
La risoluzione sottolinea il bisogno di trasparenza, non da ultimo perché una maggiore trasparenza nel modo di lavorare della Commissione ne aumenterebbe l'efficienza e renderebbe inoltre il suo operato più facile da capire.
Questo è essenziale per un organo esecutivo che deve rendere conto di ciò che fa non solo al Parlamento ma anche, più in generale, ai cittadini europei.
Naturalmente sono necessarie garanzie appropriate per tutelare le informazioni più riservate, ma si dovranno limitare il più possibile i casi in cui ciò sarà necessario.
Ho sottolineato questo concetto più volte, non solo in veste di Commissario, ma anche nel corso di tutti i miei 25 o 30 anni di militanza.
Questa è sicuramente anche l'intenzione della Commissione.
La gestione e il controllo finanziario sono ovviamente un settore chiave della riforma.
L'Assemblea sa, e ha ribadito molte volte, che il numero e la portata degli interventi dell'Unione sono aumentati moltissimo nel corso dell'ultimo decennio senza che a ciò si sia accompagnato un aumento del personale o una modifica delle procedure.
Diversi deputati hanno sottolineato questo punto nel corso del dibattito odierno.
Noi condividiamo l'opinione, efficacemente espressa dal Comitato di esperti indipendenti e ribadita in questo progetto di risoluzione, secondo la quale è arrivato il momento di rivedere completamente i nostri regolamenti e le nostre procedure.
I mezzi per farlo sono elencati nella strategia di riforma, e la Commissione presenterà le sue proposte volte a modificare radicalmente il regolamento finanziario in aprile.
Nel corso di questo essenziale processo di cambiamento sarà d'importanza vitale avere l'appoggio del Parlamento.
Condivido l'opinione espressa dalla onorevole Theato, secondo la quale non sarebbe assolutamente accettabile da parte nostra cercare di introdurre nuove disposizioni senza modificare le norme.
E' fondamentale modificare la norme.
Si possono fare alcuni preparativi, e tali preparativi sono elencati e descritti con tutte le relative garanzie nella strategia di riforma, ma l'introduzione di modifiche nella legislazione avrà ovviamente un'importanza fondamentale per il funzionamento del nuovo sistema.
Essenzialmente - con una modifica legale - la Commissione si allontanerà sistematicamente dall'attuale sistema centralizzato di approvazione preventiva di ogni transazione finanziaria da parte del controllore finanziario e rafforzerà invece i sistemi di controllo interno della spesa dei dipartimenti in modo che le Direzioni generali siano maggiormente attrezzate per assumersi le responsabilità delle decisioni che possono incidere sul bilancio dell'Unione europea.
Inoltre, per avere più garanzie di quelle fornite dall'attuale sistema, il nuovo sistema di controllo decentrato dovrà essere accompagnato da un servizio interno di audit - la seconda chiave, come l'ha chiamata l'onorevole Bösch - in linea con le raccomandazioni del Comitato di esperti.
Questo servizio inizierà ad operare il 1º maggio di quest'anno, sarà guidato da un revisore contabile altamente qualificato, e la sua indipendenza dovrà essere e sarà garantita tramite nuove disposizioni da aggiungere al regolamento finanziario.
Il nuovo servizio dovrà rispondere a me del suo operato, e sarà affiancato da un comitato di audit presieduto dalla collega Schreyer, che sono lieto di vedere stasera in Aula.
Come Commissario per i bilanci, essa è già responsabile dei rapporti con la Corte dei conti.
Questo comitato di audit assicurerà che le revisioni contabili interne vengano poi seguite in modo efficace e rigoroso.
Desidero sottolineare con forza che modificare i nostri sistemi di controllo non significa assolutamente renderli meno severi.
Le modifiche proposte renderanno i sistemi più efficaci sia per quanto riguarda le informazioni che riceveranno, sia in relazione ai risultati ponderati e responsabili che forniranno.
Posso anche garantire esplicitamente all'Aula che non adotteremo quello che a volte viene chiamato "un approccio da big bang".
I controlli finanziari finora vigenti sulla spesa di ciascun organo verranno abbandonati solo dopo che il nuovo sistema di controllo interno sulla spesa di ciascun dipartimento avrà dimostrato di essere pienamente adeguato.
Sono un po' sorpreso che il paragrafo 10 del progetto di risoluzione non sembri muovere alcuna critica fondamentale all'attuale carattere centralizzato del controllo finanziario, contrariamente ad entrambe le relazioni del Comitato di esperti indipendenti.
Tale Comitato ha detto molto chiaramente che è necessario abolire il sistema centralizzato finora vigente, ed è stato esplicito anche sulla necessità di separare le revisioni contabili interne dal controllo finanziario.
Non credo inoltre che il paragrafo 10 del progetto di risoluzione rifletta pienamente il parere espresso dalla Corte dei conti nel 1997.
Naturalmente la Corte potrà, dopo attenta riflessione, esprimere la propria opinione nei confronti dei cambiamenti proposti per il regolamento finanziario, ma è utile ricordare i commenti fatti in Aula il mese scorso dal Presidente Karlsson.
Egli ha detto che il controllo interno della Commissione non è sufficientemente efficace da impedire un funzionamento scorretto.
Per esempio, il controllore finanziario aveva concesso il visto preliminare in gran parte dei casi di cattiva gestione e irregolarità recentemente scoperti.
Inoltre, la funzione di revisione contabile interna viene svolta, senza adeguata coordinazione, da vari organi, quali lo stesso controllore finanziario, l'Ispettorato generale e alcune unità delle Direzioni generali.
Originariamente il sistema centralizzato di approvazione preventiva era senza dubbio adatto a garantire un controllo adeguato, ma con il passare degli anni esso ha finito invece per ridurre il grado di responsabilità dei funzionari sulle decisioni.
Non credo che vi sia un reale disaccordo tra noi a tal riguardo.
Dal paragrafo 10 traspare la preoccupazione degli onorevoli deputati che ritengono che la transizione debba essere gestita attentamente.
Ciò avverrà sicuramente, e gli onorevoli deputati se ne renderanno conto quando leggeranno il documento sulla strategia di riforma.
L'obiettivo nostro, della commissione e della Corte del Conti, non è quello di abolire il controllo finanziario, ma di eliminare gradualmente e migliorare il sistema di controllo finanziario centralizzato.
Prima di passare ad un altro argomento vorrei aggiungere che siamo d'accordo con il relatore in merito al fatto che le funzioni esistenti di revisione contabile interna debbano essere mantenute finché non verrà istituito, nel giro di qualche mese, il nuovo servizio interno e indipendente di audit.
Passando brevemente alla sezione della risoluzione sulla lotta contro la frode, la corruzione, la cattiva gestione e il nepotismo, vorrei dire che la proposta più importante della relazione riguarda le preoccupazioni sollevate in merito alla segnalazione, da parte dei funzionari della Commissione, di quelle che ritengono essere irregolarità.
Come ho chiarito nel corso delle udienze di settembre e in altre occasioni, credo come voi che sia importante definire i meccanismi migliori a questo proposito, anche se ovviamente speriamo tutti che tali meccanismi si rendano necessari più raramente possibile.
Dal giugno dell'anno scorso il regolamento dell'OLAF ha fornito consigli migliori al personale per quanto riguarda la segnalazione di possibili irregolarità.
Proponiamo di completare tali disposizioni definendo i diritti e doveri dei funzionari in merito alla segnalazione di presunte irregolarità tramite canali interni, ma non seguendo esclusivamente la stessa linea gerarchica.
Verrà anche vagliata la possibilità di utilizzare specifici canali esterni.
Stiamo cercando di mettere a punto le migliori prassi in tal senso.
A coloro che segnaleranno in buona fede irregolarità verranno garantite serietà di trattamento delle segnalazioni, riservatezza agli stadi iniziali e tutela della carriera, senza compromettere le indagini svelando troppo presto il contenuto delle segnalazioni.
Inoltre i funzionari che saranno oggetto di false accuse verranno tutelati.
Quest'anno verrà emessa una comunicazione che fornirà tutti i dettagli del caso.
Non penso che il Parlamento rimarrà deluso da ciò che proporremo.
Concordo con quanto si dice al paragrafo 34 della relazione sul ricorso ad organi esterni per l'applicazione delle disposizioni esistenti sulla responsabilità a livello finanziario.
Abbiamo già in progetto una riforma delle procedure disciplinari esistenti in modo da garantire precisione, equità, uniformità e professionalità, e proporremo l'istituzione di un organo disciplinare interistituzionale - un'altra proposta per la quale avremo bisogno del sostegno e della comprensione del Parlamento.
In giugno verrà emessa una comunicazione contenente l'intera proposta di modifica.
Un'altra sezione importante della relazione al vaglio dell'Assemblea è quella sulle regole da seguire nella vita pubblica.
Con l'introduzione di una serie di codici di condotta, l'attuale Commissione ha cominciato a delineare un chiaro quadro etico, che verrà sviluppato ulteriormente con la proposta, in giugno, di un accordo interistituzionale su una commissione responsabile delle regole nella vita pubblica, iniziativa questa in linea con il progetto di risoluzione.
Tale commissione avrà l'importante compito di fornire consigli di ordine etico e normativo e di verificare i codici di condotta comuni e quelli specifici delle varie Istituzioni.
Invito il Parlamento ad appoggiarci in tal senso.
Attualmente stiamo inoltre valutando come sia possibile applicare efficacemente la proposta di un sistema di classificazione dei documenti di cui al paragrafo 50 della relazione Van Hulten.
Il progetto di risoluzione ricorda giustamente che la Commissione deve rispondere al Parlamento del proprio operato.
Il Presidente Prodi, il Vicepresidente, signora de Palacio, e altri colleghi hanno dimostrato che la Commissione si sta impegnando realmente in tal senso, e spero che presto si possa trovare un accordo su un codice di condotta per le relazioni tra le nostre Istituzioni, un codice che comprenda norme aggiornate sull'accesso ai documenti.
Questo punto è stato sollevato molto giustamente dall'onorevole Elles e poi ripreso dalla onorevole Thors.
Sono certo che entrambi sanno che a metà dicembre abbiamo ricevuto ufficialmente il progetto di accordo con il Parlamento, e che stiamo attendendo che il Parlamento decida quando dare avvio ai negoziati sul testo.
Saremo lieti di procedere più velocemente possibile su questo punto.
Nella relazione si sottolinea giustamente l'importanza fondamentale che la politica per le risorse umane dovrà avere nella riforma.
Sono lieto di assicurare agli onorevoli Van Hulten e Haarde che le raccomandazioni dettagliate sull'assunzione, la formazione, la valutazione e la nomina a posti manageriali sono assolutamente in linea con ciò che pensiamo e con le nostre proposte.
Desidero anche che ci si muova verso un sistema carrieristico lineare perché l'attuale sistema di categorie non è più adatto alle necessità delle nostre Istituzioni.
Sicuramente esso impedisce l'avanzamento e la mobilità delle persone di provate capacità.
I deputati che, nel corso del dibattito, hanno giustamente lodato i funzionari della Commissione - la stragrande maggioranza dei quali ha la massima integrità, lavora sodo e ha grandi capacità - hanno fatto delle osservazioni più che corrette.
Il Libro bianco sulla strategia della riforma presenterà chiaramente le nostre idee su questi e su altri punti, ma nel frattempo sarà necessario fornire tutti i dettagli ed essere precisi.
Nei prossimi mesi, quindi, verrà emanata una serie di comunicazioni, su ciascuna delle quali il Parlamento potrà riflettere ed esprimere la propria opinione.
E' ovvio che avremo bisogno di lavorare fianco a fianco con il Parlamento, come Istituzione, sulle principali questioni di interesse comune, e cioè sugli stipendi, le pensioni e la revisione dei regolamenti sul personale.
A proposito di quest'ultimo punto, stiamo valutando l'utilità di adottare un regolamento quadro con disposizioni comuni su questioni chiave quali gli stipendi, le condizioni di lavoro e il diritto di rimostranza del personale, un regolamento che permetta contemporaneamente alle diverse Istituzioni di introdurre norme attuative su altre questioni.
Invito caldamente il Parlamento ad esprimere la propria opinione su questa idea indicativa.
Concludo passando al paragrafo 15 della risoluzione al vaglio del Parlamento, in cui si parla del fabbisogno di risorse per le nostre politiche di cambiamento, un aspetto sicuramente importante.
Siamo certi che la riforma fornirà un notevole "dividendo" dal momento che le misure di ammodernamento incoraggeranno una maggiore efficienza e una migliore gestione delle risorse impiegate.
E' ovvio, tuttavia, che i fondi a disposizione di alcuni servizi della Commissione sono già molto scarsi, come il Parlamento ha spesso sottolineato.
In secondo luogo è chiaro che la riforma richiederà alcuni nuovi investimenti in formazione e tecnologia; in terzo luogo è evidente che occorrerà avviare molti preparativi per l'ampliamento, e tali iniziative già incidono sulla disponibilità di risorse.
D'altro canto, assumendoci nuovi compiti - cosa che sicuramente il Consiglio e il Parlamento ci chiederanno di fare - dovremo identificare le cosiddette "priorità negative" ed eliminarle in modo da creare nuovi spazi.
Una caratteristica chiave della riforma sarà quindi l' introduzione di una procedura più rigorosa per collegare la determinazione delle priorità alla ripartizione delle risorse in base ad un sistema di gestione basato sulle attività.
Desidero sottolineare, tuttavia, che mentre la disciplina interna sulla determinazione delle priorità verrà sicuramente introdotta dalla Commissione, essa potrà essere veramente efficace solo se il Parlamento e il Consiglio la appoggeranno ed assumeranno un atteggiamento egualmente rigoroso nei confronti delle richieste presentate alla Commissione.
La Commissione quindi accoglie favorevolmente il paragrafo 15 della relazione Van Hulten.
Concludo, signor Presidente, ringraziando l'Assemblea per l'attenzione prestata a questo intervento, necessariamente lungo, e porgendo ancora sentiti ringraziamenti al relatore, alla commissione per il controllo dei bilanci e alle altre commissioni che hanno espresso il loro parere.
Speriamo di poter iniziare presto a lavorare fianco a fianco con il Parlamento per mettere a punto il pacchetto strategico di riforme e, cosa più importante di tutte, di poter collaborare con il Parlamento alla messa a punto delle misure applicative che nel corso degli anni si renderanno necessarie per una riforma così complessa.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani alle 12.00.
(La seduta termina alle 23.15)
Processo di pace in Medio Oriente (proseguimento)
L'ordine del giorno reca il seguito delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul processo di pace in Medio Oriente.
Sono molto grato al Presidente del Consiglio per la dichiarazione sul Medio Oriente da lui formulata questa mattina all'inizio della discussione e per aver potuto ascoltare alcune analisi svolte dal Ministro Gama, appena tornato dalla regione.
Il mio unico rammarico è che il mio impegno di aprire l'Agenzia europea per la ricostruzione lunedì ha fatto sì che non potessi prendere parte al viaggio in Medio Oriente, anche se, come ho detto in precedenza, ma questa è un'altra storia, le circostanze hanno voluto che mi fermassi all'aeroporto di Monaco e non riuscissi ad arrivare a Salonicco.
Questa è la vita.
Mi auguro che gli onorevoli deputati mi scusino se non posso rimanere fino alla fine della discussione, come farei in circostanze normali.
La discussione era stata fissata per questa mattina e su tale base avevo deciso di incontrare questa sera la delegazione in visita proveniente dai Balcani.
Spero quindi di poter contare sulla comprensione dell'Aula in quest' occasione.
Vi assicuro che non intendo farlo diventare un'abitudine.
Come il Parlamento, anch'io accolgo di buon grado gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti che hanno rilanciato i negoziati fra Siria e Israele, nonostante la decisione della Siria che ha dichiarato di aver bisogno di altro tempo prima di riprendere i colloqui, che sarebbero dovuti iniziare oggi.
Esiste una ragionevole speranza che si possano gettare le basi per un accordo di pace nel prossimo futuro.
Spero inoltre che i progressi compiuti sul fronte siriano aprano la strada ad una tempestiva ripresa dei colloqui fra Libano e Israele, che potrebbero avanzare in parallelo verso un accordo globale sulle relazioni di Israele con i paesi settentrionali vicini.
Allo stesso tempo non si deve perdere di vista l'aspetto palestinese.
La situazione dei palestinesi è sempre stata il nodo centrale del conflitto.
Un accordo giusto e generoso con loro resta la chiave per ottenere una pace duratura in Medio Oriente.
Israeliani e palestinesi hanno compiuto notevoli progressi nell'attuazione del memorandum di Sharm el-Sheikh.
Malgrado i rinvii, confido sul fatto che il ritiro delle restanti truppe israeliane diventi presto una realtà concreta.
Inoltre, nonostante la notizia dell'altro ieri secondo la quale i termini per l'accordo quadro sullo statuto definitivo sono stati prorogati oltre la scadenza di metà febbraio, spero vivamente che la scadenza molto più importante di settembre fissata per l'accordo finale venga rispettata.
Ho ricevuto assicurazioni sul fatto che questa è stata anche l'opinione espressa dal Primo ministro Barak e dal Presidente Arafat quando si sono incontrati lunedì.
Gli onorevoli deputati sapranno che una nostra particolare preoccupazione è stata quella di adoperarci per favorire nuovi progressi a livello multilaterale.
E' tutt'altro che semplice, ma faremo tutto quanto in nostro potere per renderli possibili, in stretto collegamento con i cofinanziatori russi e statunitensi nonché le parti regionali.
Abbiamo la particolare responsabilità di promuovere lo sviluppo economico regionale.
L'inizio dei colloqui con la Siria ha consentito la convocazione del gruppo di orientamento multilaterale a Mosca alla fine del mese.
Sono ansioso di partecipare a tale riunione e spero che si possano finalmente compiere nuovi passi avanti.
L'Unione europea ha un importante ruolo da svolgere nel processo di pace, come riconosciuto da tutte le parti in causa - palestinesi, israeliani, i paesi arabi vicini e gli Stati Uniti.
Il nostro ruolo non è limitato a quello di banchieri.
Dobbiamo essere pronti ad agire rapidamente per sostenere il consolidamento della pace nella regione.
Tuttavia, non dobbiamo illuderci: un accordo di pace globale in Medio Oriente ha un prezzo molto alto.
La Commissione sta già valutando le implicazioni per l'Unione europea degli ultimi incoraggianti sviluppi.
Intendiamo condividere presto riflessioni più approfondite in merito con Parlamento e Consiglio.
Consentitemi di ricordare tuttavia, onorevoli deputati, che l'Unione europea non è affatto avara quando si tratta di sostenere finanziariamente il processo di pace.
Siamo i maggiori donatori dei palestinesi.
Abbiamo anche offerto un sostegno molto sostanzioso a Giordania, Libia, Siria ed Egitto.
Con gli israeliani abbiamo stabilito uno stretto rapporto di cooperazione in diversi settori di particolare interesse per loro.
Il contributo della Comunità di oltre 600 milioni di euro in aiuti non rimborsabili e prestiti fra il 1994 ed il 1998 ha sostenuto efficacemente l'Autorità palestinese ed ha contribuito in misura notevole alla ricostruzione della deteriorata infrastruttura fisica in Cisgiordania e a Gaza.
Gli Stati membri dell'Unione europea nell'insieme hanno fornito un ulteriore contributo di 860 milioni di euro durante quel periodo cruciale.
In questo contesto, consentitemi di congratularmi con l'Autorità palestinese per le iniziative recentemente intraprese per migliorare la trasparenza del bilancio.
Il Presidente Arafat incontrerà il Consiglio dei ministri la prossima settimana.
L'incontro rappresenterà un'ottima opportunità per affrontare l'esigenza di intraprendere azioni coraggiose al fine di migliorare l'amministrazione palestinese e rafforzare lo Stato di diritto.
La Commissione è attivamente coinvolta in tali sforzi.
La Commissione ha anche aumentato il sostegno previsto per i progetti di cooperazione regionale fra israeliani e arabi.
L'anno scorso abbiamo impegnato oltre 20 milioni di euro per questi progetti.
Il pacchetto comprendeva una rinnovata assistenza per le attività people-to-people e la cooperazione transfrontaliera nell'ambito della quale israeliani e arabi si incontrano a livello di esperti e di organismi non governativi.
I deputati ricorderanno che l'Unione europea è il maggior donatore finanziario nell'ambito degli sforzi globali volti a riconciliare la popolazione del Medio Oriente.
Numerose questioni emergono naturalmente come potenziali obiettivi aggiuntivi del sostegno comunitario nella prossima fase del processo di pace - fra queste, favorire il consolidamento di un insediamento nel Golan contribuendo agli accordi per la sicurezza e sostenendo l'opera di sminamento e la ricostruzione delle comunità delle alture del Golan.
Lo sviluppo economico siriano richiederà assistenza per la transizione da un'economia di guerra ad un'economia di pace.
Anche la ricostruzione ed il ripristino nel Libano meridionale, l'unica zona mediorientale con un conflitto militare in corso, richiederanno notevoli sforzi.
Dobbiamo altresì continuare a fornire il nostro sostegno per la riforma economica e lo sviluppo sociale nel Libano nel suo complesso.
Occorre trovare una soluzione al problema dei profughi palestinesi, che costituiscono il gruppo di profughi più numeroso al mondo, arrivando a quasi 5 milioni di persone, cifra indicativa delle ardue sfide che ci attendono.
Dobbiamo sostenere iniziative volte ad aumentare la disponibilità ed a migliorare la distribuzione e la gestione delle scarsissime risorse idriche della regione.
Ultimo punto, ma forse il più importante, dobbiamo incoraggiare una più stretta cooperazione regionale in diversi settori, riunendo tutti i paesi interessati in uno sforzo congiunto per affrontare i loro problemi comuni.
Appare già evidente che le risorse finanziarie attualmente disponibili per l'assistenza comunitaria a favore di questa parte del mondo non saranno sufficienti rispetto al livello di sostegno che si renderà necessario in caso di pace permanente.
Voglio sottolineare questo punto.
Desidero ricordare con una certa insistenza al Consiglio e, se necessario, al Parlamento, che non dobbiamo continuare a permettere che si crei un divario fra la nostra retorica e ciò che siamo effettivamente in grado di fare.
Ribadisco che una modifica della politica del Medio Oriente richiederà una svolta nel sostegno che saremo chiamati a fornire e ci si aspetterà da noi.
Spero di poter aggiungere che vorremo fornirlo.
Abbiamo compiuto progressi negli ultimi mesi e settimane, come il Ministro Gama ha detto poc'anzi, ma è inevitabile che si tratterà di un processo duro irto di difficoltà e delusioni.
Faremo tutto il possibile per favorire una conclusione positiva del processo e per far fronte agli obblighi e alle sfide che ne conseguiranno.
Infine, ripeterò per alcuni che sono entrati in Aula negli ultimi minuti ciò che ho detto all'inizio delle mie osservazioni: non potrò rimanere fino alla fine della discussione, principalmente per il motivo che avevo previsto che la discussione si svolgesse questa mattina ed ho fissato un incontro sui Balcani per questa sera.
Spero che l'Aula capisca.
Signor Presidente, il Commissario Patten ha tutta la nostra comprensione.
Vorrei dirgli che le comunicazioni con Madrid di solito non presentano problemi e che spero pertanto di vederlo presto dalle nostre parti.
Le dichiarazioni che abbiamo sentito nel corso della giornata riguardo al processo di pace in Medio Oriente sono state molto tempestive in relazione alla visita serrata che il Ministro Gama - e mi rammarico della sua assenza durante la discussione -, ha effettuato nella zona, accompagnato da altri rappresentanti del Consiglio.
Il tono delle notizie diffuse dai mezzi d' informazione riguardo agli ultimi avvenimenti nella zona potrebbe dare luogo a una visione pessimista della situazione.
Onestamente credo che una valutazione di questo tipo non sarebbe coerente con la realtà dei fatti.
Condivido le prospettive positive espresse in questo senso dal Commissario Patten.
Mi spiego: è vero che il governo israeliano ha rinviato la terza cessione territoriale della Cisgiordania all'Autorità palestinese.
Ma è anche vero che dalla firma degli accordi di Sharm el-Sheikh sono stati ceduti all'Autorità nazionale palestinese il 39 percento del territorio della Cisgiordania e due terzi della striscia di Gaza, e - cosa più importante - l'accordo, fino ad oggi, è stato rispettato in modo scrupoloso, considerato che anche il rinvio è una prerogativa del governo israeliano prevista a Sharm el-Sheikh.
Sempre che, naturalmente, non superi il termine di tre settimane, come ha promesso il Primo ministro Barak.
D'altra parte, la decisione di rinviare la seconda fase delle trattative, avviata a Shepherdstown dalla Repubblica araba di Siria, è senza dubbio un fatto importante, ma sono convinto che non distruggerà le speranze sorte lo scorso 3 gennaio in quella città.
Signor Presidente, il fatto che i diversi gruppi politici dell'Assemblea partecipino alla discussione, sempre molto accesa, presentando una proposta di risoluzione che è il prodotto di un ampio consenso mi sembra significativo della chiara volontà politica di appoggiare in modo deciso i processi di pace in corso.
Di conseguenza, con la stessa fermezza proclamo il nostro rifiuto all'uso della violenza per risolvere le divergenze, indubbiamente ancora profonde, tra le parti.
A mio giudizio, questo costituisce una garanzia per entrambe le parti, sia dal punto di vista politico che da quello finanziario, dell'impegno che possono aspettarsi dall'Unione europea nel contribuire a sostenere i costi della pace a cui tutti aneliamo.
E' chiaro che si tratta di un presupposto indispensabile per garantire la sicurezza nella zona e per apportare una cooperazione allo sviluppo che consenta di attenuare le gravi disparità sociali esistenti.
Ma serve altresì per richiamare l'attenzione sul fatto che l'Unione europea deve svolgere nei negoziati un ruolo politico pari al suo contributo economico - neanche noi abbiamo aspirazioni di banchieri - e che abbia la corrispondente visibilità pubblica.
Non ho alcun dubbio che a questo contribuirà il prossimo viaggio che il Presidente del Parlamento europeo farà nella regione.
Signor Presidente, ringrazio il Commissario Patten per la chiara esposizione.
Tengo a dire che sottoscrivo l'impostazione dell'intervento dell'onorevole Galeote Quecedo.
Il Parlamento appoggia saldamente il processo di pace in Medio oriente, che finalmente può dirsi avviato.
Nonostante le difficoltà e i ritardi, la differenza fra la situazione odierna e le prospettive che si intravedevano un anno fa è semplicemente abissale.
I punti che mi preme evidenziare sono quattro.
In primo luogo, gli accordi di Sharm el-Sheikh prevedono, come noto, un preciso calendario per l'attuazione degli impegni assunti da Israele con l'accordo interinale e con gli accordi di Hebron e di Wye Plantation.
Con l'avvio di negoziati per un accordo di pace definitivo, i due problemi vanno a mio avviso tenuti distinti: l'assenza di progressi nei negoziati sull'assetto definitivo non deve rimettere in discussione l'attuazione dei tre accordi transitori che ho ricordato.
A tale proposito, gli elementi sui quali vigilare sono il destino del porto di Gaza, il passaggio a Nord per il transito fra Gaza e la Sponda occidentale, l'ulteriore rilascio di prigionieri delle forze di sicurezza e l'attuazione degli impegni economici.
Il secondo punto riguarda la Siria.
A tale riguardo, il problema fondamentale è naturalmente quello della frontiera.
Non sappiamo ancora quale sarà l'andamento dei negoziati, ma ciò che più conta è che siano stati aperti.
Un elemento importante in questo contesto è rappresentato dalla futura ripartizione delle risorse idriche.
Allo stato attuale, infatti, il Golan assicura una quota compresa fra un terzo e un sesto dell'approvvigionamento idrico complessivo di Israele.
Il terzo aspetto è rappresentato dai colloqui di pace in Siria, legati a doppio filo alla questione del ritiro israeliano dal Libano meridionale.
Stando alle informazioni dell'UNIFIL, vi sono ora segnali concreti in base ai quali Israele starebbe preparando un ritiro, eventualità che noi salutiamo.
I problemi ancora in sospeso riguardano naturalmente, anche in questo caso, l'approvvigionamento idrico, nonché la situazione dei profughi palestinesi in Libano.
La mia ultima osservazione riguarda infine il futuro Stato palestinese.
Tale Stato potrebbe essere proclamato entro l'anno, con o senza l'avallo di Israele.
Il governo Barak ha lasciato intendere di essere orientato a concludere un accordo di pace con uno Stato come controparte.
Anche se i negoziati non dovessero concludersi entro il mese di settembre di quest'anno, non vi sono impedimenti contrattuali alla proclamazione di uno Stato palestinese dopo quella data.
In tale contesto è importante, per quanti come me appoggiano quest'idea, che l'evoluzione sia quella descritta dal Commissario Patten, ossia verso uno Stato trasparente e democratico.
Obiettivo al quale tutti intendiamo concorrere.
Signor Presidente, è con grande piacere che inizio il mio intervento accennando alla risoluzione comune che sarà presentata a conclusione di questa discussione, una risoluzione alla quale il mio gruppo ha dato il suo contributo e che naturalmente approverà.
Ma più espressamente desidero manifestare la nostra gioia per il fatto che Israele e Siria, dopo un lungo intervallo, abbiano ora ripreso il dialogo al fine di risolvere i punti controversi.
Le recenti trattative rappresentano per ora un importante passo verso una pace permanente nel Medio Oriente.
E' dunque un peccato che i colloqui di pace siano stati provvisoriamente sospesi.
E' indubbio che entrambe le parti interessate dovranno compiere sforzi notevoli.
Una pace duratura in quella regione potrà essere realizzata solo sulla base di un accordo che garantisca la sicurezza dei confini di Israele e l' integrità della Siria.
Per giungere a tanto sarà necessario avviare relazioni diplomatiche stabili nonché un dialogo costante.
Accanto agli incontri bilaterali con la Siria, mi auguro che Israele inizi entro breve tempo anche un processo negoziale con il Libano, e che sia ancora possibile un approccio multilaterale nell' ambito della cooperazione economica e regionale.
Resta, però, da biasimare il fatto che l' Unione europea, uno dei principali donatori di aiuti finanziari, non sia a tutt' oggi in grado di assumere un ruolo politico rilevante nell' ambito del processo di pace.
Il processo di pace nel Medio Oriente è una delle priorità della politica estera e di sicurezza comune dell' Unione europea.
Qui un ruolo speciale potrebbe essere svolto dall' Alto Rappresentante Solana; inoltre, anche la Commissione e gli Stati membri vanno incoraggiati a sostenere progetti che possono contribuire alla creazione di un clima di comprensione e di collaborazione tra i diversi popoli che abitano la regione.
Devo ricordare anche l' importanza del processo di Barcellona, che deve esercitare un' influenza positiva sulla cooperazione regionale.
In tale ottica, noi sosteniamo la partecipazione della Libia, a condizione, però, che quel paese riconosca i diritti umani, rinneghi gli aiuti ai terroristi e sostenga pienamente il processo di pace.
Restano, com' è ovvio, ancora molti problemi irrisolti e molte domande senza risposta, anche riguardo ai palestinesi.
Tutti sanno che il processo di pace è un processo lungo e faticoso, ma siamo convinti che, se ci saranno la necessaria fiducia, l' irrinunciabile volontà politica e la dovuta perseveranza, potremo raggiungere il nostro obiettivo comune, che è quello di un Medio Oriente prospero e pacifico.
Signor Presidente, è incoraggiante che, nonostante alcuni ritardi e alcuni ostacoli, siano in corso negoziati di pace tanto fra Israele e la Palestina, quanto fra Israele e la Siria.
Il momento della verità si avvicina.
Israele è disposto, in cambio della pace e della sicurezza, a seguire le risoluzioni delle Nazioni Unite e a ritirarsi dalle terre conquistate agli arabi nel 1967?
E' disposto a consentire il rientro dei profughi palestinesi, o a prevedere un indennizzo?
Israele vorrà condividere la città di Gerusalemme e le acque del fiume Giordano?
La Palestina libera diverrà uno Stato pienamente democratico e, pertanto, un interlocutore credibile ai fini della pace?
La Siria accetterà davvero l'esistenza di Israele? Procederà all'introduzione della democrazia e dello Stato di diritto?
Se la principale responsabilità nei confronti del processo di pace ricade sull'occupante, ossia Israele, ciò non significa che anche la controparte araba non abbia una notevole parte di corresponsabilità.
La pace in Medio oriente, però, riguarda tutti noi.
E' pertanto positivo che l'Unione europea tenga a battesimo lo Stato palestinese.
Fatte queste precisazioni, concludo con una strana storia che riguarda la Svezia, Stato membro dell'Unione europea. Vi si organizza una conferenza intergovernativa mondiale sullo sterminio degli Ebrei ad opera di Hitler, conferenza certo benvenuta.
Ma fra i quarantasette Stati di tutto il mondo invitati a prendervi parte non figura neppure uno degli Stati arabi inclusi nel processo avviato dall'Unione a Barcellona.
Questa scelta è stata interpretata come la dimostrazione che, per gli europei, l'atteggiamento degli arabi verso Israele è paragonabile all'antisemitismo dei nazisti, posizione completamente fuori dalla realtà.
Le critiche del mondo arabo verso Israele hanno preso le mosse dalle stesse spinte anticoloniali che hanno presieduto, per esempio, alla lotta di liberazione degli algerini contro la Francia.
Eppure, oggi l'Egitto, la Giordania e la Palestina sono uniti a Israele da una pace sancita da un trattato.
Mi domando quindi se il Commissario Patten non converrà con me che sarebbe stato molto più opportuno invitare almeno qualche paese arabo alla conferenza di Stoccolma sullo sterminio degli Ebrei.
Signor Presidente, ringrazio molto il Commissario Patten per la consapevolezza che ha mostrato delle difficoltà del processo di pace e della sfida che l'Unione europea assume affinché questo si realizzi.

In Medio Oriente è proprio tempo di pace; è tempo di chiudere la fase storica iniziata con la dichiarazione di Balford del '17 e la guerra arabo-israeliana del '48; è tempo che vi siano confini sicuri per ogni paese dell'area, diritti politici, sociali ed economici, diritti umani riconosciuti e praticati in Siria, in Palestina e in Israele, ovunque.
E' una pratica anche di sovranità, di democrazia di ogni popolo e persona, ma a tal fine è indispensabile che ogni parte in conflitto abbia il coraggio della pace e dei diritti, che riconosca l'altro come partner e non come suddito al quale bisogna fare delle concessioni.
Mi riferisco principalmente al nodo Palestina-Israele, ma ciò vale anche per i territori occupati nel Golan dal 1967 e nella fascia sud del Libano dopo il 1982.
Israele deve assumere le proprie responsabilità, ritirarsi dai territori occupati e condividere le risorse idriche, ma allo stesso tempo deve avere la certezza della sua sicurezza e poter vivere pacificamente nello scambio economico e politico con tutti i paesi dell'area.
La sicurezza non concerne però solo Israele.
Lo stesso vale per gli altri paesi, in primo luogo per i palestinesi che vivono ancora sotto l'occupazione militare e che anche oggi, malgrado gli accordi firmati a partire da Oslo, vedono la loro terra confiscata nelle aree B e C. Dopo Oslo e fino al 17 ottobre 1999 sono state confiscate 174 mila dunans di terra, di cui 8 462 sotto il nuovo governo Barak: gli alberi sono stati sradicati, le case ancora demolite e, soprattutto a Gerusalemme Est, l'uso dell'acqua è ridotto o negato, mentre gli insediamenti continuano e sono in costante crescita.
Non vi è dubbio alcuno, però, che con le elezioni del nuovo governo sono stati compiuti passi positivi, perlomeno si riprende a trattare.
Ma nel Medio Oriente non potrà esserci una pace stabile e duratura se i palestinesi non avranno un loro Stato, se non potranno liberamente muoversi all'interno del loro territorio.
La comunità internazionale deve semplicemente adempiere alle risoluzioni 332, 248, 245 e 194.
Riteniamo preoccupante il rinvio dei rapporti con la Siria, così come la decisione di Barak di rinviare il ritiro dell'esercito israeliano e gli accordi di Sharm el-Sheikh.
Reputiamo estremamente importante che l'Unione europea debba svolgere un ruolo politico nei negoziati pari al suo ruolo negli aiuti economici.
Non possiamo accontentarci di rimanere dietro le quinte, dobbiamo invece essere protagonisti in prima persona, senza per questo essere in rotta di collisione con gli Stati Uniti, come ha detto il Ministro Gama.
Signor Presidente, per prima cosa vorrei ringraziare il Commissario Patten e manifestargli la mia stima per le osservazioni che ha fatto in questa sede oggi, in particolare in relazione al ruolo dell'Unione europea nel processo di pace, e per aver ribadito che il nostro non è solo un ruolo di "banchieri" dell'intera operazione.
Sono rimasto profondamente deluso nell' apprendere questa settimana la notizia della sospensione dei colloqui fra Israele e Siria.
Spero vivamente che si possa raggiungere un compromesso per superare quest' ostacolo in modo che i negoziati di pace possano riprendere al più presto.
Tuttavia, non possiamo negare che ultimamente in Medio Oriente siano stati compiuti alcuni progressi politici positivi.
Il fatto che, per la prima volta nelle loro rispettive storie, il Ministro degli esteri siriano ed il Primo ministro israeliano recentemente si siano seduti attorno allo stesso tavolo negli Stati Uniti è un segnale che i vecchi odi e le animosità si possono superare.
I leader politici devono dare prova di autentico coraggio per creare condizioni che possano portare ad una soluzione pacifica globale in Medio Oriente.
So che anche se è possibile raggiungere un accordo fra Siria e Israele, il Primo ministro israeliano si troverà ancora di fronte ad una forte opposizione ad ogni nuovo accordo con la Siria in qualsiasi referendum futuro.
I coloni delle alture del Golan chiederanno una compensazione e dovranno essere fornite garanzie di sicurezza.
Se la Siria fosse disposta ad offrire concessioni sulla questione della sicurezza, le prospettive di una soluzione positiva della questione Israele/Siria potrebbero essere promettenti.
In merito al problema della Palestina, riconosco che permangono ancora alcune difficoltà riguardo all'attuazione di taluni aspetti dell'accordo di Wye Plantation.
I principali problemi per il momento comprendono le difficoltà di ritiro delle truppe, nonché il trasferimento dei territori.
Il ridotto numero di prigionieri palestinesi liberati ed il fatto che il governo israeliano sembri voler sospendere l'esecuzione di lavori relativi a permessi di costruzione già concessi, nonché negare il rilascio di nuove autorizzazioni, pone ulteriori ostacoli.
Tali questioni hanno chiaramente rallentato qualsiasi progresso nei negoziati relativi allo statuto definitivo, anche se, credo, questi colloqui non potranno essere rinviati indefinitamente.
Per il momento, la principale difficoltà nell'affrontare i negoziati sembra essere il fatto che i palestinesi insistono che per prima cosa si deve raggiungere un accordo sulla questione del confine, mentre il governo israeliano dice che si deve definire tale aspetto solo dopo aver trovato una soluzione al problema degli insediamenti e della sicurezza.
Attualmente, entrambe le parti sembrano aver riconosciuto che nulla sarà concordato fino a quando tutto sarà concordato.
In conclusione, mentre altri paesi in Medio Oriente hanno espresso riserve sulla direzione globale del processo di pace, ora che il governo siriano vi è stato coinvolto, l'Egitto ed altri paesi della regione sono disposti ad andare avanti.
Spero sinceramente che, nell' interesse di un miglioramento della sicurezza e della qualità della vita delle popolazioni che vivono in Medio Oriente, tutti i protagonisti chiave compiano rapidamente passi avanti, nell'immediato futuro, in modo da raggiungere un accordo globale su tutte le questioni fondamentali che devono essere risolte.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le diverse proposte di risoluzione presentate a questo Parlamento danno uno spaccato più o meno reale della situazione mediorientale.
C'è chi plaude a nuovi accordi tra Israele e Siria ma solo qualcuno richiama l'attenzione sul problema reale e centrale della questione mediorientale.
E' arrivato infatti il momento, onorevoli colleghi, di risolvere una questione nodale degli equilibri mondiali.
E' giunta l'ora che Israele mantenga gli impegni antichi, ritirandosi definitivamente dai territori occupati riconoscendo finalmente e una volta per tutte l'autorità palestinese, la cui recuperata azione diplomatica avrà un futuro certo fino a quando sarà nelle sagge mani di Yasser Arafat.
E' altresì importante non perdere di vista la questione irachena, della quale nessuno parla più gettando nell'oblio i problemi di milioni di donne, anziani e bambini, vittime di un embargo tanto arrogante quanto infame.
Non so quanto Siria e Israele vorranno e potranno davvero fare, so però che la nostra Istituzione può fare molto e sarebbe ora che si occupasse della vita della gente con la stessa enfasi con la quale pensa ai reattori dei freddi quanto amorfi e artificiali neon dei nostri lampadari, che possono illuminare una casa, non certo il mondo del terzo millennio.
Signor Presidente, in questi giorni lo scrittore israeliano Amos Oz ha descritto efficacemente la gelida atmosfera in cui si svolgono le trattative tra israeliani e palestinesi.
Oz ha avuto l' impressione che i siriani pensassero che, in cambio delle alture del Golan, dovessero soltanto inviare agli israeliani un fax di conferma dell' avvenuta restituzione.
Quest' impressione di Oz si ritrova anche nella stampa israeliana, che sottolinea il contrasto tra l' impegno profuso anche a livello personale in favore della pace da parte del Primo ministro israeliano Barak e l' atteggiamento scostante, anzi, la vera e propria assenza fisica dell' uomo forte di Damasco, il Presidente Assad, dal tavolo delle trattative svoltesi negli Stati Uniti.
Invero, l' interlocutore istituzionale di Barak avrebbe dovuto essere Assad e non il suo Ministro degli esteri.
Il comportamento scortese del Ministro Farouk al-Shara alle trattative di Shepherdstown ha provocato una fortissima irritazione in Israele.
Il suo atteggiamento nei confronti del Premier israeliano è stato quanto mai offensivo.
Da dove nasce tutta questa attenzione per le elementari norme di comportamento diplomatiche in un duro processo negoziale riguardante territori?
Della Siria si può dire che cerca il più possibile di nuocere alla propria causa, lasciando che poi, alla fine, siano come sempre gli elettori israeliani a decidere sulla restituzione o meno del Golan.
Da tutte le risoluzioni presentate emerge l' accorato auspicio che l' Europa assuma un ruolo più rilevante nel processo di pace.
C' è, però, da chiedersi se Bruxelles sia in grado di fornire i miliardi di dollari che le autorità di Siria e Israele si aspettano dal loro nume tutelare, cioè gli Stati Uniti. Per non parlare, poi, delle pesanti e altrettanto costose garanzie per la sicurezza nel caso di un ritiro israeliano dal Golan.
Concludo con una domanda al Consiglio e alla Commissione dell' Unione europea.
Cosa c' è di vero nelle notizie di stampa secondo cui la Presidenza portoghese avrebbe già promesso di inviare soldati come forza di pace nel Golan?
Signor Presidente, non è una buona notizia la sospensione o il rinvio sine die dei negoziati tra siriani ed israeliani, come d'altronde non è una buona notizia l'attentato di ieri l'altro, che con una bomba ha provocato 16 feriti.
E' chiaro che, per una volta, gli Stati Uniti non sono riusciti a sbloccare la ripresa dei negoziati, e la verità è che gli ostacoli sono difficili da superare: i siriani pretendono il ritorno sotto la loro sovranità e giurisdizione delle alture del Golan e vorrebbero vedere riconfermate le frontiere anteriori al 4 giugno 1967, mentre gli israeliani, considerandolo più consono alla loro situazione, pretendono che le frontiere siano quelle stabilite nel 1923.
Il blocco dei negoziati tra siriani e israeliani non è l'unico rallentamento nel processo di pace in Medio Oriente.
In questo momento è sospesa anche l'applicazione dell'accordo quadro tra l'Autorità palestinese e Israele.
Dopo i colloqui che hanno avuto luogo ieri l'altro tra il Primo ministro israeliano ed il Capo dell'Autorità palestinese, il Primo ministro israeliano ha chiesto un rinvio di due mesi a partire dal 13 febbraio, data limite per l'esecuzione dell'accordo quadro relativo alla situazione della Cisgiordania e della striscia di Gaza.
Cosa può fare l'Unione europea di fronte a questa situazione?
Sfortunatamente non molto.
Deve appoggiare, com'è logico, questi negoziati, auspicati dagli Stati Uniti; deve moltiplicare i contatti; è positiva la presenza dell'inviato dell'Unione europea, l'Ambasciatore Moratinos, che ha svolto la sua missione - nei limiti concessi dai poteri dell'Unione europea - con grande diligenza ed efficacia.
Ma tutto questo non impedisce di notare una certa impotenza, perché quando i negoziatori di entrambe le parti questo fine settimana ritorneranno negli Stati Uniti, non potremo dimenticare che per ogni 100 dollari che si spendono nel processo di pace della regione, 60 rappresentano il contributo dell'Unione europea.
Se pensiamo poi che presto si svolgerà una conferenza a Mosca, si fa ancora più evidente la situazione un po' patetica della presenza dell'Unione europea in questo processo di pace.
Vorrei ribadire alla Presidenza portoghese che occorre rivendicare un ruolo più rilevante per l'Europa e che è ora di realizzare un cambio della guardia che porti l'Unione europea ad assumere una presenza più consistente in questa vicenda.
Spero che la prossima visita del Presidente del Parlamento europeo nella regione e quella dei presidenti delle delegazioni interparlamentari permettano di avviare una fase di maggiore iniziativa e di maggiore presenza dell'Unione europea in questo complicato e difficile processo di pace.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Commissario Patten, desidero ringraziarvi per i vostri interventi, in particolare il Commissario Patten di cui condivido appieno l'analisi. Pertanto non intendo soffermarmi ulteriormente sui punti da lui citati.
Desidero esprimere soltanto tre considerazioni, che forse incontrano il consenso del Commissario Patten, sebbene per diversi motivi possano essere formulate in modo più esplicito da parte di un deputato.
Innanzitutto ritengo che possiamo dirci soddisfatti degli accordi stipulati tra Israele e l' Autorità palestinese indipendente.
Adesso disponiamo di un numero sufficiente di accordi: quelli di Oslo, di Wye Plantation, di Sharm el-Sheikh.
Si tratta soltanto di applicarli.
Condivido però lo scetticismo dell' onorevole Salafranca, motivato dalle cattive notizie giunte questa settimana da Israele in merito all' inosservanza dei tempi di applicazione anche dell' ultimo accordo.
Il secondo punto concerne la ripresa dei negoziati tra Siria ed Israele, che considero una notizia alquanto incoraggiante.
Tuttavia questa settimana abbiamo appreso che il Primo ministro Barak non si recherà a Washington e che quindi non sarà possibile proseguire i negoziati.
Vorrei sottolineare che se verranno restituite alla Siria le alture del Golan il problema in questa regione sarà risolto.
Rispetto alla questione del referendum, cui hanno accennato diversi colleghi, sarebbe necessario riflettere se è sempre il caso di indire referendum per l' adempimento di impegni derivanti dal diritto internazionale.
In Germania, con ogni probabilità, la gente sarebbe contenta se si indicesse un referendum sui pagamenti all' Unione europea, per sondare la disponibilità del popolo tedesco a versare tali contributi.
Si tratterebbe di una situazione analoga.
Terzo ed ultimo punto, il ruolo dell' Unione europea.
Vorrei sottolineare, Commissario Patten, il ruolo importante svolto dall' inviato speciale Moratinos nella regione, nonché il nostro contributo in termini di finanziamenti.
Sa che in Parlamento troverà sempre sostegno, anche per la sua proposta.
Se sarà necessario un finanziamento non ci tireremo indietro, ma dobbiamo anche esercitare un peso politico, che l' inviato Moratinos non può assumere da solo in tale regione. La Presidenza del Consiglio deve adottare provvedimenti in tal senso, inviare sul posto il signor PESC e, come hanno fatto i russi, anche noi dobbiamo invitare i protagonisti del processo di pace.
Questo è il ruolo adeguato alla nostra partecipazione e al nostro contributo.
Signor Presidente, Commissario Patten, onorevoli colleghi, i recenti colloqui di pace avviati negli Stati Uniti fra Israele e Siria segnano una svolta nella storia del Medio Oriente, una svolta attesa ormai da cinquant'anni e che è decisamente difficile da negoziare.
Oggi non sono previsti incontri a Shepherdstown, ma dobbiamo sperare, come il Commissario Patten diceva poc'anzi, che questo rinvio dei negoziati dovuto alle ultime esigenze siriane sia solo un piccolo intoppo sul cammino di un accordo di pace destinato a cambiare il volto del Medio Oriente.
Questo è proprio il senso della nostra risoluzione: la speranza di un accordo giusto ed equilibrato, fondato sul rispetto delle sovranità e del diritto a vivere in condizioni di sicurezza all'interno di frontiere sicure e riconosciute.
Tutte le truppe straniere, quindi, comprese le forze siriane, dovranno lasciare il Libano, conformemente alla risoluzione 520 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Possiamo sperare per luglio del 2000 - è la data promessa da Ehud Barak - in un ritiro israeliano dal Libano meridionale?
L'Unione può sperare in un duplice accordo di pace fra Israele ed i suoi vicini settentrionali?
Noi lo crediamo. Vogliamo crederlo.
La determinazione delle parti non è mai stata così forte.
Vorrei insistere inoltre su un punto che mi sembra fondamentale: l'equilibrio che deve caratterizzare il messaggio europeo, un equilibrio politico fra i partecipanti ai negoziati, com'è ovvio, ed anche fra le popolazioni.
Dopo l'attentato di Hadera lunedì scorso, dobbiamo ribadire la nostra condanna di qualsiasi forma di terrorismo.
A proposito di equilibrio, o piuttosto, nel caso specifico, di squilibrio, desidero aggiungere quanto sia deplorevole dover ancora constatare, oggi, il debole ruolo politico svolto dall'Europa nella soluzione del conflitto.
Oggi a mezzogiorno, il Presidente in carica del Consiglio Gama parlava del sostegno finanziario e commerciale dell'Europa a favore della regione.
Nonostante tutto, è giocoforza constatare che il rilancio del processo di pace è dovuto per il momento essenzialmente all'opera di Washington.
I siriani, come altri paesi arabi prima di loro, hanno scelto gli americani per patrocinare i negoziati.
E' la stessa scelta che ha compiuto anche lo Stato israeliano, nel quale l'Europa risente, è un fatto e non un'opinione, di un'immagine pubblica di faziosità.
Colgo quindi l'occasione per ribadire al Commissario Patten, a Solana, a Moratinos, quanto contiamo sui loro sforzi per far sentire la voce dell'Europa nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto.
Anche se è difficile per l'Europa parlare a una sola voce del processo di pace, essa può e deve parlarne nello stesso spirito di fiducia e di solidarietà.
L'ordine del giorno reca le interrogazioni orali al Consiglio (B5-0040/99) e alla Commissione (B5-0041/99), a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, sulla discussione annuale 1999 e sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articolo 39 TUE).
Signor Presidente, il 1999 è stato l'anno dell'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, della comunitarizzazione dell'Accordo di Schengen e del Consiglio straordinario di Tampere.
Sono stati i momenti più importanti in cui il Consiglio ha espresso la sua volontà politica di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione europea.
Ci rallegriamo che il Consiglio abbia deciso di redigere la Carta dei diritti dei cittadini, di dare attuazione all'articolo 13 del Trattato, che riguarda la lotta contro tutte le forme di discriminazione e contro la xenofobia, e di ravvicinare le legislazioni sulle condizioni di ammissione e di stabilimento, nonché di garantire ai residenti un trattamento giusto ed equiparabile a quello dei cittadini dell'Unione.
Siamo inoltre lieti che si sia arrivati ad un accordo politico sulle prime proposte di cooperazione civile.
Questo è stato l'anno in cui si è dato un ambito comunitario alle politiche della giustizia e degli affari interni, che sono state affidate ad un unico Commissario, António Vitorino, e siamo molto contenti anche di questo.
A lui è anche stato affidato il progetto di un quadro di valutazione che permetta di verificare i progressi effettivamente compiuti su questo terreno a livello comunitario, ma anche - e mi sembra importante - nell'ambito degli Stati membri.
Ci congratuliamo con il Consiglio per queste decisioni, benché all'Assemblea il Trattato di Amsterdam abbia riservato una delusione: quella di rinviare di cinque anni il ruolo che ci compete, la possibilità per il Parlamento di partecipare attivamente, di controllare democraticamente lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonché il ruolo che la Corte di giustizia deve rivestire al suo interno.
Ma se, controllando i progressi ottenuti durante il 1999, come compete al Parlamento per mandato del Trattato, ci allontaniamo dall'ambito delle grandi dichiarazioni ed entriamo in quello delle decisioni effettivamente prese ed attuate, il panorama, signor Presidente, si fa buio.
E' come se il Consiglio avesse più di una faccia e più di due mani, e quanto da una parte firma e dichiara venisse contraddetto dall'altra parte.
Nonostante tutti gli impegni assunti al più alto livello, il Consiglio non è riuscito a prendere le decisioni che lui stesso aveva previsto.
I programmi si moltiplicano e si sovrappongono e non c'è modo di controllarne il livello di realizzazione e di efficacia o, almeno, il Parlamento non riesce a farlo.
Abbiamo presentato al Consiglio una serie di interrogazioni e so che è intenzione della Presidenza portoghese rispondere a tutte.
Speriamo che questa Presidenza segni l'inizio di un cambiamento nell'atteggiamento del Consiglio nei confronti dell'Assemblea.
Come dicevo, non c'è corrispondenza tra le decisioni prese dal Consiglio e le politiche effettivamente messe in pratica.
Nel mio gruppo, ma anche nel resto dell'Assemblea, ci sono dubbi su quella che dovrebbe essere una buona notizia: l'introduzione di Schengen nell'ambito comunitario.
Come dicevamo poc'anzi, l'accordo di Schengen è stato recepito in tempi brevi, ma ciò è avvenuto in una cornice molto poco trasparente.
Nessuna informazione è giunta al Parlamento europeo durante questo processo, né esso è stato consultato; né sull'associazione del Regno Unito, né sull'inserimento della Grecia, né sui negoziati con Norvegia o Islanda.
Lo stesso succede con la politica di immigrazione.
Ci siamo trastullati presentando un mucchio di relazioni, ma non sappiamo cos'è successo a quelle iniziative; sono scomparse.
Speriamo che il 2000 sia l'anno delle realizzazioni, come il 1999 è stato quello delle aspettative.
Speriamo anche che il Consiglio faccia uno sforzo per sottoporsi al controllo dell'Assemblea.
Il Consiglio ha deciso che la politica della giustizia e degli affari interni deve far parte dell'edificio dell'Unione: ora può agire conseguentemente alle sue decisioni o continuare a limitare miseramente la partecipazione delle altre Istituzioni a questo progetto di importanza vitale.
Se sceglie la seconda via, deve essere cosciente dei rischi che corre e che questo atteggiamento potrà comportare un indebolimento delle basi su cui si fonda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Credo invece che il Consiglio potrebbe accettare l'offerta di un accordo tra le Istituzioni per progredire in altro modo.
Solo se rispetterà i suoi obblighi nei confronti del Parlamento in modo generoso, preparerà il futuro.
Solo se doterà la Commissione europea delle risorse necessarie e del riconoscimento indispensabile per svolgere il suo lavoro e verificare i reali progressi in ambito comunitario e all'interno degli Stati membri, saremo - e lo sarà il Consiglio - all'altezza delle decisioni prese a Tampere per avanzare verso un'Unione più libera, più giusta e più sicura.
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signor Commissario, credo che comprendiate come l'emozione che provo nel trovarmi qui, non essendo mai stato in passato deputato al Parlamento europeo, sia superiore a quella del mio collega Gomes.
Come ha affermato la onorevole Terrón i Cusí nel suo intervento, il 1999 ha rappresentato nel settore della giustizia e degli affari interni un anno di grande aspettative. Aspettative che si sono concretizzate con l'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam e con le conclusioni del Consiglio di Tampere, ma che, a partire da quest'anno, è indispensabile tradurre in atti concreti, in realizzazioni e, in tal senso, siamo tutti consapevoli di quanto sia essenziale che il Consiglio riesca ad approvare, il più rapidamente possibile, il quadro di valutazione che il Commissario Vitorino ha avuto l'incarico di redigere.
Non posso fare a meno di esprimere ancora una volta il profondo desiderio della Presidenza portoghese di poter concludere l'accordo politico sullo scoreboard in occasione del Consiglio informale che si terrà a Lisbona il 3 e il 4 marzo.
Quanto alle questioni concrete posteci dalla onorevole Terrón i Cusí, le raggrupperei in tre tematiche fondamentali: la lotta alla criminalità organizzata, il funzionamento della rete giudiziaria, in particolare in materia penale, e le questioni relative a Europol.
Per quanto riguarda la criminalità organizzata, il 1999 ha segnato la realizzazione di alcune azioni importanti che hanno avuto origine dal piano d'azione di Vienna e che si sono tradotte in particolare nella ratifica della Carta delle associazioni professionali europee, nello sviluppo della cooperazione e nella definizione di punti di contatto tra gli Stati membri allo scopo di ottenere informazioni rilevanti per la lotta al riciclaggio di capitali.
Terrei inoltre a segnalare l'iniziativa della Presidenza finlandese relativa ad una risoluzione del Consiglio attualmente all'esame del gruppo multidisciplinare.
E' un'area questa nella quale è necessario proseguire ed approfondire il lavoro, non solo facendo approvare la strategia dell'Unione per la lotta alla criminalità organizzata nel nuovo millennio, bensì anche cercando di aggirare le difficoltà che emergono dalla frammentazione esistente, in particolare a livello di Consiglio, nella valutazione delle materie riguardanti la lotta alla criminalità organizzata; in tal senso, non posso fare a meno di sottolineare l'importanza che attribuiamo alla cooperazione che stiamo portando avanti con la Presidenza francese, finalizzata alla realizzazione di un Consiglio Jumbo GAI-ECOFIN che, per non ridursi a mero evento mediatico, dovrà essere preceduto da un accurato lavoro di preparazione da affidare ad un comitato misto di cui la Presidenza portoghese ha già proposto la costituzione.

Un altro aspetto importante della questione della lotta alla criminalità organizzata è rappresentato dalle relazioni con i paesi terzi.
E qui, oltre al lavoro che verrà svolto nell'ambito del gruppo di esperti sul patto di preadesione, è importante che si sia potuto elaborare un piano d'azione congiunto tra l'Unione europea e la Federazione russa per la lotta alla criminalità organizzata, attualmente in fase di conclusione, nonché realizzare incontri tra funzionari di collegamento degli Stati membri, insediati a Mosca, e sviluppare un insieme di altre iniziative.
Vi è poi un'area che riguarda l'intervento dell'Unione nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite e relativi protocolli, contro la criminalità organizzata e nell'ambito delle convenzioni definite nel quadro del Consiglio d'Europa, in particolare a proposito di reati nel ciberspazio.
Trattandosi di una materia che assumerà una dimensione rilevante nel contesto del programma relativo alla giustizia e agli affari interni, la Presidenza ritiene sia utile esplorare, alla luce dei principi enunciati nel titolo VI del Trattato, forme adeguate per garantire al Parlamento europeo una migliore informazione sull'andamento e la conclusione di tali negoziati nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite.
Per quanto riguarda la rete giudiziaria, ci sono state realizzazioni importanti - in particolare l'entrata in funzione, alla fine del 1999, del sistema di telecomunicazioni destinato alla rete giudiziaria europea - ed è stato sviluppato, all'interno del gruppo multidisciplinare, un insieme di azioni per dare esecuzione al piano d'azione del 1997.
Ma vorremmo sottolineare come sia indispensabile che venga approvata, nel minor tempo possibile, la strategia per il nuovo millennio, in modo da dare un rinnovato impulso e continuità al lavoro portato avanti nell'ambito del piano d'azione precedente.
Per quanto concerne la cooperazione giudiziaria sono stati fatti importanti passi avanti in relazione alla tutela penale dell'euro e si sta consultando il Parlamento europeo su una risoluzione quadro, la cui importanza strategica è fondamentale.
A nostro avviso la credibilità della tutela penale dell'euro esige che si eviti il moltiplicarsi degli strumenti e che si faccia pertanto uno sforzo congiunto affinché sia possibile, a marzo, approvare un unico strumento che tratti l'insieme delle materie da affrontare, sia quelle già oggetto di iniziative presentate dalla Francia, che quelle di cui la Commissione stessa ha sottolineato la necessità di adozione.
E' importante che all'interno di questo settore si attuino misure concernenti il reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie. Riteniamo possibile, sulla base del lavoro già svolto, giungere ad adottare entro breve tempo, perlomeno in materia di sequestro di beni, misure che permettano il reciproco riconoscimento delle sentenze.
Infine, per quanto concerne Europol - che ha iniziato la sua attività effettiva proprio nel 1999, spingendo il Consiglio ad approvare un insieme di strumenti, di cui il Parlamento è a conoscenza, per dare il via al suo funzionamento - sussiste senza dubbio una questione di fondo che ha a che vedere con il controllo democratico e giudiziario della stessa Europol, questione che naturalmente acquista una diversa dimensione se si tiene conto della scelta politica, fatta a Tampere, di approfondire le competenze di Europol, e soprattutto, di darle carattere operativo.
La Presidenza francese ci ha consegnato un importante documento di lavoro che configura diverse ipotesi per affrontare e risolvere le questioni del controllo democratico e giudiziario di Europol.
La Presidenza portoghese assumerà l'iniziativa di presentare a breve un documento di lavoro sulla rete "Eurojust", in quanto, non essendo ovviamente necessario che il controllo giudiziario di Europol sia fatto ricorrendo a "Eurojust", non si può escludere, attualmente, che essa possa rappresentare un'opzione.
Per questo motivo è essenziale che il dibattito in seno al Consiglio sull'evoluzione di Europol ed Eurojust abbia luogo contemporaneamente, affinché contemporaneamente possano trarsi le conclusioni.
Credo che in quest'ambito, e nell'ambito del dialogo che Consiglio e Parlamento dovranno necessariamente instaurare sull'evoluzione di Europol ed Eurojust, vi sia la possibilità di trovare una soluzione accettabile a livello istituzionale per le relazioni tra Consiglio e Parlamento rispetto a Europol.
Conosciamo le posizioni del Parlamento e sappiamo che quest'ultimo, dal canto suo, conosce le posizioni dei servizi giuridici del Consiglio.
Credo che solo risolvendo la questione del controllo democratico di Europol questo punto avrà una soluzione definitiva in grado di mobilitare e rafforzare la cooperazione istituzionale a tutti i livelli.
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signori Rappresentanti del Consiglio, in primo luogo - senza voler entrare in competizione in fatto di emozioni con i ministri - devo dire che più che emozionato, sono turbato dalla presenza, per la prima volta, di due amici personali nella Presidenza e mi auguro che tale circostanza non alteri la separazione di poteri, essenziale per il funzionamento della nostra Unione.
In secondo luogo, vorrei ringraziare la onorevole Terrón i Cusí per aver sollevato la questione che ha aperto la prima discussione annuale della presente legislatura sulla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, e ringraziare tutti i parlamentari che, all'interno delle diverse commissioni, hanno partecipato attivamente alla preparazione di tale discussione, nonché i rappresentanti dei parlamenti nazionali e della società civile.
Vorrei, in questo primo intervento, condividere col Parlamento la visione della Commissione su quanto di più significativo è avvenuto nell'anno 1999.
Credo di poter affermare con convinzione, ma anche con soddisfazione, che il 1999 è stato un anno di svolta e di consolidamento dell'Unione nelle questioni relative alla libertà, alla sicurezza e alla giustizia.
Si è già detto che il Trattato di Amsterdam è entrato in vigore a maggio e lo stesso Parlamento ha affermato che l'innovazione più profonda di tale Trattato è stato il riconoscimento della necessità di creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Ciò rappresenta, dopo la costruzione del mercato interno, l'introduzione della moneta unica e l'avvio di una politica estera e di sicurezza comune, un salto qualitativo molto importante e, nel medesimo tempo, un passo logico e indispensabile per lo sviluppo dell'Unione.
Più che un progetto delle Istituzioni, è un progetto dei cittadini della nostra Unione.
E, per questo motivo, dovrà assicurare a tutti i cittadini che risiedono sul territorio dell'Unione un'effettiva libertà di circolazione, riconoscendo che questa ha senso solo se si realizza all'interno di un contesto sicuro, saldamente basato su un sistema giudiziario efficiente, a cui tutti possano accedere a condizioni semplici ed eque e nel quale i cittadini possano realmente aver fiducia.
L'impegno dell'Unione a realizzare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia è stato confermato a Tampere.
Vorrei sottolineare il forte messaggio politico inviato dal Consiglio europeo, il quale ha ribadito l'importanza che i Capi di stato e di governo dell'Unione hanno attribuito a questo progetto di fondamentale importanza ed enumerato gli orientamenti politici e le priorità che permetteranno a tale spazio, grazie ad una strategia progressiva, di diventare realtà nell'arco dei prossimi cinque anni e di essere, innanzitutto, uno spazio equilibrato nelle sue tre componenti: libertà, sicurezza e giustizia.
Il 1999 è segnato anche dall'iniziativa della Presidenza tedesca di elaborare una Carta dei diritti fondamentali dell'Unione.
Nella fase attuale di sviluppo dell'Unione europea, ritengo che sarebbe utile raggruppare i diritti fondamentali vigenti a livello di Unione in un documento, in modo da assicurar loro maggior visibilità e renderli accessibili a tutti i cittadini.
Come ho già affermato varie volte, sono favorevole - la Commissione è favorevole - all'elaborazione di una Carta che rifletta, con la più ampia base possibile e all'interno di un processo dinamico, le tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri ed i principi generali del diritto comunitario, senza limitarsi soltanto all'enunciazione del minimo comune denominatore.
In qualità di rappresentante della Commissione, vigilerò per garantire che la Carta e le azioni che da essa prendono le mosse rappresentino l'affermazione di un'Unione basata sull'insieme dei diritti fondamentali, che sono parte integrante del patrimonio comune dell'Europa.
Solo così potremo contribuire a rilegittimare agli occhi dei cittadini europei, senza eccezione alcuna, il progetto di un'Unione allargata, fondata sul rispetto dei diritti e delle libertà, sulla garanzia della sicurezza personale e dei beni e sull'effettiva tutela giuridica, ossia un'Unione fondata sui valori politici che caratterizzano le democrazie contemporanee.
Voglio inoltre ricordare che il 1999 è stato l'anno dell'entrata in funzione della legislatura 1999-2004 del Parlamento europeo, della nuova Commissione e, di conseguenza, dell'entrata in carica di un Commissario responsabile esclusivamente delle aree giustizia e affari interni.
Oltre a questi avvenimenti, vorrei rammentare al Parlamento alcune delle materie approvate nel 1999.
Nell'area immigrazione, frontiere e asilo, la Commissione ha presentato la proposta di regolamento per la costituzione della banca dati EURODAC e la proposta di direttiva sulle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi negli Stati membri dell'Unione a fini di ricongiungimento familiare - nell'ambito di una precisa politica di integrazione a favore di coloro che soggiornano legalmente sul territorio dell'Unione.
Abbiamo preso in esame una comunicazione su procedure comuni in materia di asilo e una raccomandazione che autorizza la Commissione a negoziare con Islanda e Norvegia un accordo destinato ad estendere a questi due paesi le regole applicate dagli Stati membri dell'Unione europea per effetto della Convenzione di Dublino.
La Commissione ha contribuito in modo attivo al lavoro del gruppo di alto livello su migrazione e asilo e a dicembre, infine, ha presentato una proposta per la creazione del Fondo europeo per i rifugiati.
Nell'ambito della cooperazione giudiziaria, la Commissione ha presentato proposte di regolamento che mirano alla comunitarizzazione di alcune convenzioni: una sulla cooperazione giudiziaria e sull'esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale (Bruxelles-I); un'altra sulla competenza, il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze in materia matrimoniale (Bruxelles-II) e un'altra ancora relativa alla citazione e alla notifica di atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e commerciale.
Abbiamo inoltre presentato, nel 1999, una comunicazione sulle vittime della criminalità all'interno dell'Unione, dando inizio ad una riflessione che ha ricevuto un ulteriore impulso a Tampere e che richiede l'elaborazione di norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità, in particolare in materia di accesso alla giustizia e di diritto al risarcimento dei danni, comprese le spese processuali.
Citerei ancora la presentazione della proposta di risoluzione riguardante la lotta alla frode e alla falsificazione a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti.
Nell'ambito del quadro legislativo dell'Unione relativo alla lotta contro la criminalità finanziaria, la Commissione ha presentato una proposta di revisione della direttiva sul riciclaggio di capitali.
Nel 1999 abbiamo assistito all'entrata in funzione di Europol e la Commissione, da parte sua, spera sinceramente, in seguito a quanto affermato oggi in questa sede dalla Presidenza portoghese, che con l'ingresso in questa nuova fase dei settori giustizia e affari interni e con l'inizio della riflessione sull'attuazione delle nuove competenze attribuite a Europol dal Trattato di Amsterdam, si affronti anche la questione del controllo democratico e del coordinamento tra Europol e gli organi giudiziari competenti, ovvero Eurojust.
Nel 1999 la Commissione ha inoltre offerto il suo contributo per un piano d'azione europeo in materia di lotta alla droga, che è alla base della strategia approvata dal Consiglio europeo di Helsinki.
Questa lista di azioni, che peraltro non è esaustiva, fa sì che io oggi ribadisca con convinzione, davanti alla Presidenza del Consiglio e ai parlamentari, che nutro la speranza che, oltre ad essere stato l'anno del consolidamento dell'azione dell'Unione in quest'area fondamentale, il 1999 abbia anche costituito l'inizio di una nuova fase, che intende essere di accelerazione per la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Per questo motivo, il 2000 sarà senza dubbio un anno di prova del modo in cui le Istituzioni europee sapranno rispondere alle esigenze dei cittadini di veder assicurata, mediante un'adeguata tutela giudiziaria, la libera circolazione nel rispetto dei diritti e con garanzie di sicurezza e stabilità.
Vale a dire che il 2000 sarà per Consiglio, Parlamento e Commissione un anno di prova della volontà politica di prendere sul serio Amsterdam e contribuire, nella prossima decade, a gettare le fondamenta per un'Unione politica allargata.
Come ho avuto occasione di affermare, la Commissione è consapevole della sua parte di responsabilità e, in questo contesto, sta per ultimare il primo progetto per un quadro di valutazione, uno scoreboard, affinché tutte le Istituzioni e le altre parti interessate possano procedere all' esame dei progressi ottenuti nell'attuazione delle misure necessarie e nell'adempimento dei termini fissati nel Trattato di Amsterdam, nel piano d'azione di Vienna e nelle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere.
Tale quadro di valutazione non sarà un mero strumento di programmazione legislativa, bensì, soprattutto, uno strumento di rafforzamento della trasparenza e della responsabilità di tutte le Istituzioni europee dinanzi ai cittadini.
Perché è per i cittadini che stiamo sviluppando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
I progressi realizzati non si dovranno alla Commissione, né al Consiglio e nemmeno al Parlamento europeo, bensì all'interazione delle Istituzioni europee e agli stessi Stati membri, dal momento che, come già esposto in questa sede, determinati compiti contemplati nello scoreboard verranno affidati agli Stati membri in virtù del principio di sussidiarietà.
Nelle prossime settimane farò un giro nelle capitali in modo da ascoltare l'opinione dei Ministri della giustizia e degli affari interni.
Ho intenzione di discutere il progetto di scoreboard col Parlamento europeo e con la società civile.
Contiamo di presentarne la versione finale al Consiglio "giustizia e affari interni", sotto la Presidenza portoghese, al termine delle consultazioni cui ho fatto riferimento poc'anzi.
E' mia intenzione far sì che questo scoreboard si trasformi in uno strumento di orientamento politico e strategico per tutte le Istituzioni, ma anche in uno strumento di valutazione a disposizione dell'opinione pubblica.
E, per questo motivo, riconosco - e penso sia una sfida con la quale tutti siamo confrontati - la necessità di sviluppare una strategia di comunicazione che permetta di rendere accessibile e percepibile al grande pubblico l'effettivo valore aggiunto che l'Unione conferisce alla vita quotidiana, in settori così essenziali per la cittadinanza, per il rispetto della legalità e, in ultima analisi, per la democrazia stessa.
Aldilà dello scoreboard, vorrei anticipare che la Commissione conta di presentare, a partire dal 2000, alcune iniziative che vi illustrerò - e qui desidero sottolineare che mi congratulo con la Presidenza portoghese per il fatto che consideri lo sviluppo di tale spazio come una delle priorità nel suo programma di lavoro.
Spero che con la Presidenza portoghese sia possibile instaurare un chiaro spirito di cooperazione interistituzionale - poiché è questo il messaggio politico di Tampere - e che tale spirito di cooperazione interistituzionale sia portato avanti dalle presidenze successive.
In materia di immigrazione e asilo, la Commissione conta di presentare proposte per l'elaborazione di uno strumento comunitario sulla protezione temporanea dei rifugiati; di iniziare l'analisi dei criteri e delle condizioni in grado di migliorare l'attuazione della Convenzione di Dublino e la riflessione sull'eventuale modifica della base giuridica, in conformità col Trattato di Amsterdam; di proseguire la discussione, sulla base della comunicazione già divulgata, su norme in grado di condurre ad un procedura di asilo comune in tutta l'Unione; di presentare proposte volte ad elaborare una legislazione che preveda la concessione di autorizzazioni di residenza per le vittime della tratta di esseri umani che cooperino all'azione giudiziaria contro le reti di trafficanti.
Conto anche di contribuire a chiarire il ruolo dei piani d'azione, nell'ambito del lavoro svolto dal gruppo di alto livello su migrazione e asilo, e di portare avanti l'adeguamento degli accordi comunitari in materia di riammissione, attraverso l'inserimento di clausole tipo.
Sulla questione centrale della libera circolazione delle persone, ossia sul controllo delle frontiere esterne degli Stati membri, presenterò nei prossimi giorni una proposta di regolamento, aggiornando la lista dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso di visto per l'attraversamento delle frontiere esterne.
Nel campo della cooperazione giudiziaria, oltre ad un'iniziativa sulla legge applicabile agli obblighi extracontrattuali, spero sinceramente che sia possibile presentare al Consiglio un progetto di norme minime che assicurino in tutta l'Unione un livello adeguato di assistenza giuridica nei processi transfrontalieri.
Intendo inoltre proseguire la riflessione per l'elaborazione di specifiche regole processuali comuni finalizzate a semplificare e accelerare i procedimenti giudiziari transfrontalieri riguardanti le cause di modesta entità a livello commerciale e di protezione dei consumatori, le cause relative al pagamento degli alimenti e le cause non impugnate.
A seguito delle conclusioni di Tampere ed Helsinki la Commissione presenterà il suo contributo per la definizione di una strategia dell'Unione nella prevenzione e nella lotta contro la criminalità organizzata.
Organizzeremo e sosterremo azioni, tra cui, in particolare, il dibattito sulla necessità di elaborare un programma legislativo per l'attuazione del principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie in materia penale.
La Commissione prevede inoltre di proporre misure specifiche nell'ambito della prevenzione della criminalità in modo da sviluppare l'interscambio tra le migliori prassi esistenti in tale ambito, in particolare nella prevenzione della delinquenza urbana e minorile, e di presentare una base giuridica per un programma finanziato a tale scopo dalla Comunità.
La Commissione sosterrà anche gli sforzi della Presidenza, nel senso che intende chiarire il quadro giuridico e il quadro della cooperazione amministrativa di polizia e giudiziaria nella lotta contro il riciclaggio di capitali, in un'ottica eminentemente interpilastro.
La Commissione adempirà l'impegno assunto a Tampere di presentare proposte per l'approvazione di definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni nell'ambito della tratta di esseri umani, dello sfruttamento economico degli emigranti, dello sfruttamento sessuale delle donne e dei bambini, ponendo in particolare l'accento sulla lotta contro l'uso dei nuovi mezzi di comunicazione e, in special modo, di Internet per la diffusione di materiale di pornografia infantile.
Abbiamo inoltre preparato una comunicazione e aperto il dibattito sugli strumenti atti a garantire maggiore sicurezza nella società dell'informazione e della conoscenza e a combattere la criminalità informatica.
Il 2000 segna anche l'inizio dell'applicazione della strategia europea di lotta contro la droga 2000-2004.
In tale ambito la Commissione, in collaborazione con la Presidenza portoghese e il Parlamento europeo, darà tutto il suo appoggio alla Conferenza interistituzionale sul problema della droga che si svolgerà a febbraio.
Per quanto riguarda Schengen - e più specificamente l'integrazione dell'acquis di Schengen nel quadro comunitario -, senza entrare adesso nella sfera di competenza del Consiglio, vorrei sottolineare, in relazione alla questione di attualità del ripristino del controllo alle frontiere, che la Commissione ribadisce ancora la disponibilità ad approfondire modalità che consentano di assicurare un miglior controllo dell'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 2, della Convenzione di Schengen, nel senso di renderlo più imperativo.
Il recente ripristino di alcuni controlli alle frontiere interne mi porta a concludere che è necessario procedere ad un'analisi dettagliata delle condizioni di adozione di uno strumento legislativo fondato sull'articolo 62 del Trattato.
Come è stato sottolineato a Tampere, in vista della preparazione del Consiglio europeo di Feira del giugno 2000, dovremo sintetizzare le implicazioni verso l'esterno della nuova dimensione degli affari interni e della giustizia nella prospettiva dell'adozione di strategie politiche interpilastro che rafforzino il coordinamento della politica interna ed estera in tale ambito e che contribuiscano all'affermazione dell'Unione nel mondo.
Desidero sottolineare, quindi, che tutte queste azioni dovranno ovviamente tener conto dei principi concordati in seno al Consiglio europeo di Helsinki in relazione ai paesi candidati, in modo che questi ultimi possano cooperare e partecipare, il più presto possibile, a tale progetto di creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
E' importante ricordare, fra l'altro, che nel 2000 avranno inizio i negoziati GAI con il primo gruppo di Stati candidati ed auspico quindi che potremo procedere alla preparazione dei dossier negoziali sul secondo gruppo ammesso all'adesione ad Helsinki.
Infine vorrei ribadire che la Commissione ha intenzione di assumere la pole position nella presentazione delle proposte per favorire l'attuazione del Trattato di Amsterdam.
Spero che Commissione e Consiglio giungano ad un accordo sulla suddivisione delle responsabilità nell'esercizio del diritto di iniziativa e nella conduzione dello stesso processo legislativo.
Come ho già detto, il compito che abbiamo di fronte è enorme e ambizioso, pertanto la Commissione ha bisogno di essere dotata delle necessarie risorse umane per rispondere a tale sfida e spera di poter contare sull'appoggio del Parlamento e - perché non dirlo? -, del Consiglio per garantire tali risorse e obiettivi, affinché la creazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia nell'Unione diventi realtà entro il minor tempo possibile e si possa così contribuire tutti quanti, con spirito di cooperazione interistituzionale, alla realizzazione di questo progetto, che rappresenta senza dubbio la "perla" del Trattato di Amsterdam.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo, dopo aver dedicato negli ultimi quarant' anni gran parte del suo lavoro alla realizzazione del mercato interno, si trova oggi di fronte ad un nuovo compito importante, ossia la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Tuttavia questo compito può essere affrontato con successo soltanto se tutte le Istituzioni dell' Unione coopereranno al conseguimento di tale ambizioso obiettivo nel rispetto reciproco e nell' osservanza delle rispettive competenze.
Commissario Vitorino, mentre posso definire la cooperazione con lei armoniosa e proficua, in passato sono rimasto spesso senza parole di fronte all' atteggiamento mostrato dal Consiglio nei nostri confronti.
Come ha affermato in modo incisivo il collega Schulz in commissione, sembrava che per spazio di libertà, sicurezza e giustizia il Consiglio intendesse uno spazio di libertà in cui fare quello che voleva, di propria sicurezza nei confronti del Parlamento e di diritto di fare e disfare a proprio piacimento.
Ministro Gomes, ho ascoltato il suo intervento al riguardo. Auspico un esplicito miglioramento della cooperazione durante la Presidenza portoghese del Consiglio.
Vorrei sottolineare tre aspetti che, a parere del gruppo PPE-DE, devono diventare punti chiave nella creazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Innanzitutto la costituzione di un diritto di asilo comune e una ripartizione degli oneri legati all' accoglienza dei profughi.
Il Consiglio deve innanzitutto rendere operativo EURODAC, al fine di creare la condizione fondamentale per un coordinamento delle richieste di asilo.
A Vienna e Tampere sono stati posti i primi presupposti per la creazione di un diritto di asilo a livello europeo.
Tuttavia questi risultati evidenziano purtroppo più le difficoltà di quanto non offrano ipotesi di soluzione.
Chiediamo pertanto ai rappresentanti del Consiglio di guardare oltre i propri confini nazionali, affinché si possa giungere ad una procedura di asilo comune per tutta l' Unione.
Infatti non è giusto che soltanto pochi Stati membri più disponibili sopportino tutto il carico del problema dei profughi nel nostro continente.
Pertanto si deve riconoscere la priorità ad una ripartizione equilibrata degli oneri.
In secondo luogo, il rafforzamento della lotta contro la criminalità organizzata a livello europeo, anche attraverso Europol ed Eurojust.
Il progetto di istituire Eurojust rappresenta secondo noi un successo sostanziale di Tampere e deve essere realizzato in tempi brevi.
Siamo lieti che Europol sia diventato operativo.
Tuttavia il Consiglio non deve dimenticare che per accrescere l' efficienza della lotta contro il crimine non è sufficiente l' estensione dei compiti di Europol stabilita a Tampere, ma occorre aumentare il personale, nonché approfondire il mandato includendo ambiti operativi.
Non chiediamo soltanto un maggiore controllo, né soltanto di rafforzare il controllo su Europol, perché a nostro avviso vale il detto "a volte è meglio il meno" .
La situazione attuale, in cui gran parte dei collaboratori di Europol sono impegnati soprattutto nel controllo interno relativo alla tutela giuridica dei dati personali mentre sopraggiungono le domande di 15 parlamenti nazionali, significa molto controllo, ma inefficace.
Chiediamo un controllo meno disordinato, rafforzando nel contempo il controllo parlamentare da parte della nostra Assemblea, senza voler ostacolare il lavoro di Europol.
Sosteniamo inoltre la proposta avanzata a Tampere di istituire un' accademia di polizia europea, poiché ci sembra un passo nella direzione giusta.
In terzo luogo, l' ampliamento dei diritti del Parlamento europeo in tale contesto.
Se il potere decisionale rispetto alla creazione di uno spazio di questo tipo, in cui l' Unione può intervenire anche in merito ai diritti fondamentali dei cittadini europei, spetterà soltanto a diplomatici e burocrati, mentre i rappresentanti eletti dei cittadini potranno soltanto seguire gli sviluppi, come un branco di pecore, tale spazio non otterrà il consenso popolare.
E' quindi urgente accordare al Parlamento diritti di codecisione al riguardo e - come si è già detto - rafforzare il principio del controllo democratico.
Vogliamo una spazio di libertà, sicurezza e giustizia a favore dei cittadini e non a loro svantaggio.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho nulla da aggiungere all'indirizzo del Consiglio.
L' oratore che mi ha preceduto è stato esauriente, citando un mio intervento nel quadro dell' ultima seduta della commissione.
Perché il Consiglio è tanto restio a collaborare con noi nella creazione dello spazio di sicurezza, libertà e giustizia?
Questa domanda mi assilla.
Cercherò di esporre il mio punto di vista.
La creazione dello spazio di sicurezza, libertà e giustizia mette in gioco gli elementi costitutivi della sovranità nazionale.
Polizia e politica in materia di giustizia sono, in tutta evidenza, aspetti della sovranità nazionale, vale a dire settori politici sensibili degli Stati membri a cui si rinuncia a favore di una comunitarizzazione, ossia della delega di competenze a Bruxelles da parte dalle capitali nazionali, Lisbona, Berlino o Parigi,. Si tratta di cedere una parte di potere.
E' ovvio che ci si separa soltanto a fatica da prassi consolidate e tramandate nel tempo, anche se si riconosce la necessità della cooperazione a livello di polizia; la criminalità internazionale può essere combattuta ormai soltanto a livello comunitario.
E' necessario quindi trarre le conseguenze e sostenere la necessità di trasferire all' Unione europea gli strumenti organizzativi e legali.
Questo implica che i governi coinvolti, consapevoli di tale necessità, riconoscano che, avviando tale processo, rinunciano al proprio potere in questi settori.
Inoltre vi è un Parlamento europeo, il che complica la situazione.
Tuttavia occorre trovare finalmente una soluzione, infatti se continuiamo a reiterare l' esperienza degli anni passati le conseguenze saranno deleterie: il dibattito sulla sicurezza, sui diritti dei cittadini, in quanto di competenza in parte nazionale e in parte europea, sarà posto al margine delle consultazioni dei parlamenti nazionali, non sarà affrontato nella sua interezza al Parlamento europeo e il Consiglio ne discuterà a porte chiuse.
Se la costruzione di uno spazio di sicurezza, libertà e giustizia rimane un affare segreto non riusciremo ad ottenere la fiducia dei cittadini.
Ciò significa che in questo dibattito è in gioco la stabilità della democrazia.
Per questo, e non per ostilità al Consiglio dei Ministri, mi adiro così spesso.
Anche i Ministri sono di solito rappresentanti eletti. I colleghi Gomes e Costa, il Commissario Vitorino, noi tutti apparteniamo in linea di principio alla stessa categoria.
Tuttavia vorrei lanciare un appello all' apparato dei funzionari del Consiglio.
Vale il principio: chi prepara le decisioni, ossia i funzionari del Consiglio, ha un potere di anticipazione, pertanto dovrebbe dimostrare un po' più di coraggio per promuovere la democrazia.
Vorrei considerare brevemente un ultimo aspetto, dal momento che non ho più molto tempo a disposizione.
Il termine scoreboard in Germania suona come skateboard.
Occorre quindi, a mio avviso, un calendario che preveda quali temi vengono affrontati, da chi e in quale momento.
Il piano Vitorino, che consiste nella realizzazione di progetti precisi in tempi stabiliti con chiarezza è quanto ci occorre.
Tuttavia, il Commissario Vitorino, che ringrazio per il suo intervento, potrà raggiungere tale obiettivo soltanto se disporrà delle risorse necessarie a livello finanziario e di personale.
Garantiamogli quanto gli occorre e procederà con rapidità, nell' interesse di tutti!
Accolgo con profonda soddisfazione il fatto che la Presidenza portoghese faccia della giustizia e degli affari interni una delle massime priorità.
Ho anche trovato incoraggianti le osservazioni formulate questa mattina dal Commissario Patten a proposito di un fondo di intervento rapido in caso di crisi che mettano in pericolo la sicurezza, che consentirà forse di porre fine a scandali come quello di alcuni paesi che sono venuti meno alla promessa di inviare forze di polizia in Kosovo.
Vorrei sottolineare tre settori fra i molti in cui dobbiamo compiere rapidi progressi.
Il primo è l' asilo.
E' essenziale istituire un sistema europeo unico, ma basato sull' equità, sul pieno rispetto della Convenzione di Ginevra e su condizioni di accoglienza decenti, compresa la fine della detenzione ordinaria.
Le decisioni sull' asilo devono richiedere mesi, non anni.
Il secondo settore è quello della libertà: libertà di spostarsi e di risiedere ovunque si desideri nell' Unione; libertà di informazione; libertà di votare riconosciuta a tutti coloro che hanno la cittadinanza europea - e che comprendono non solo i cittadini degli Stati membri, ma anche i cittadini di paesi terzi.
Facciamo sapere ai cittadini che le nostre politiche comuni in materia di giustizia e di affari interni riguardano la libertà, non solo la repressione.
L' ultimo settore che voglio citare è la convergenza dei sistemi giudiziari civili e penali.
Gli euroscettici sostengono che si tratta di una minaccia alla sovranità, la fine dello Stato-nazione, e così via.
Tuttavia, il caso del sospetto ricercato per essere interrogato in relazione all' uccisione di tre donne in Francia, compresa una studentessa britannica, Isabel Peake, gettata fuori da un treno, dimostra il motivo per cui è necessario un riconoscimento reciproco.
Arrestato e rilasciato a Madrid, il presunto colpevole ora sta per essere estradato dopo l' arresto avvenuto a Lisbona.
Qualunque cosa dicano gli euroscettici, è nel nostro interesse ottenere la cooperazione in merito a tali questioni.
Infine, come è già stato detto, è essenziale, e spero che la CIG se ne occupi, passare alla codecisione con il Parlamento europeo in questi settori, con un controllo a livello democratico e giudiziario.
Signor Presidente, rispetto al 1999 posso affermare che dopo il freddo della Finlandia il sole portoghese è il benvenuto.
Spero che sorga.
Nel 1999 un evento importante per l' Europa proprio in merito allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia è stato il Vertice di Tampere.
Molte domande continuano a rimanere aperte, in attesa di una risposta.
Dopo Tampere non si è raggiunto un equilibrio tra le misure positive che vengono adottate e le semplici dichiarazioni di intenti.
Manca ancora una regolamentazione in materia di cittadinanza e di integrazione dei cittadini provenienti da paesi terzi.
D' altro canto sono state richieste a ragione misure concrete sul tema della sicurezza.
La creazione di una Carta dei diritti fondamentali rappresenterà uno dei progetti importanti del prossimo futuro.
E' tuttavia difficile prevedere contenuti e struttura giuridica di tale Carta in relazione a coloro che non sono ancora cittadini dell' Unione.
L' accordo su Europol è entrato finalmente in vigore a livello ufficiale.
A Tampere si è presa in considerazione la possibilità di suddividere anche competenze operative.
Continuiamo a chiedere una revisione dell' accordo, al fine di introdurre migliori possibilità di controllo a livello parlamentare e giudiziario.
L' accordo è passibile di critiche anche riguardo ad EURODAC.
Il Parlamento ha modificato il testo dell' accordo.
Occorrono garanzie che il Consiglio si attenga alla procedura del Parlamento.
Rispetto agli altri temi non è stata prevista finora alcuna iniziativa. Al momento continuiamo ad aspettare.
L' Europa come spazio di libertà, sicurezza e giustizia è ancora una regione senza una normativa chiara in molti settori.
Di questo siamo responsabili di fronte ai cittadini europei.
Dopo aver ascoltato gli interventi dei Ministri degli interni e della giustizia sono ottimista. Mi aspetto che nei prossimi sei mesi otterremo risultati concreti.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, credo che l'interrogazione orale della onorevole Terrón i Cusí presenti il vantaggio di affrontare brutalmente il problema, perché a sei mesi dalla formazione del nuovo Parlamento dobbiamo essere capaci di inviare un messaggio politico forte ai cittadini europei.
Credo che la Presidenza portoghese vi possa contribuire in maniera positiva.
Noi tutti conosciamo oggi le enormi aspettative dei nostri concittadini in materia di libertà, sicurezza e giustizia, in particolare quella sociale.
Tuttavia, il loro disinteresse, il loro allontanamento, talvolta il loro stesso disgusto per la cosa pubblica ci induce ad adottare misure concrete di fronte alle loro difficoltà.
E' la conditio sine qua non per riconciliarli con la politica.
Per far sì che l'Europa diventi il simbolo della pace e della fraternità, occorre una politica audace e generosa, per venire in aiuto ai più poveri.
Si deve porre in essere un vero e proprio piano di lotta contro la disoccupazione, perché questo è il terreno su cui prosperano il razzismo, la xenofobia, il nazionalismo ed i movimenti di estrema destra razzisti.
Fra i più poveri, ed è importante che intervenga su questo punto, sono compresi gli immigrati ed i profughi.
Le condizioni di detenzione quasi sistematiche, la criminalizzazione dei richiedenti asilo non sono più accettabili.
Chiunque chieda asilo deve godere del diritto ad un'audizione equa e ad un ricorso sospensivo.
La settimana scorsa ho assistito, un po' per caso, all'aeroporto di Roissy, ad una scena di violenza inaudita in cui due giovani donne, sicuramente clandestine, venivano ricondotte a Conakry.
Venivano trattate come i peggiori criminali.
Erano nude, trascinate a terra per i capelli, circondate da un'orda di membri della CRS.
La Presidenza portoghese deve porre fine a questo genere di pratiche barbare.
Il nostro ruolo è invece quello di accompagnare, rassicurare, aiutare coloro che fuggono le dittature.
La Commissione aveva proposto la creazione di un fondo europeo per i rifugiati. Il Parlamento era decisamente favorevole.
Invece di tergiversare sulla dotazione finanziaria accordata al fondo in questione, credo che possiate prendere la decisione di istituirlo.
La Presidenza ed il Consiglio possono concretizzare ciò che è stato respinto in maniera incomprensibile a Tampere, anche se Tampere ha costituito un fondamento importante.
Allo stesso modo, non possiamo limitarci a constatare l'ascesa di correnti xenofobe in Europa, la banalizzazione delle discriminazioni, senza adottare misure di vasta portata.
E' indispensabile armonizzare le legislazioni contro il razzismo.
Che senso contate di dare all'articolo 13 del Trattato?
Che cosa intendete fare per promuovere la parità di trattamento in materia di salari fra uomini e donne?
Come pensate di operare per sradicare l'omofobia, il razzismo ed il sessismo?
Si deve prendere ciò che di meglio viene fatto in ciascun paese dell'Unione.
Dato che sei paesi europei accordano il diritto di voto, la Presidenza può permettersi di estendere tale diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni municipali ed europee a tutti i cittadini extracomunitari residenti da oltre cinque anni sul territorio europeo.
La regolarizzazione dei clandestini in alcuni paesi, fra cui il suo, deve allo stesso modo diventare un esempio per gli altri, perché i clandestini costituiscono oggi una massa di persone deboli nelle mani dei mercanti di illusioni ed una manodopera di cui si può disporre a piacimento e soggetta ad uno sfruttamento economico che fa di loro gli schiavi dei tempi moderni.
Più in generale, l'attuale Presidenza deve iniziare a promuovere un cambiamento dei comportamenti e dei rapporti dei nostri concittadini con le minoranze e gli immigrati.
L'immigrazione è troppo spesso sinonimo di insicurezza e di violenza e oggetto di risposte puramente repressive.
Come pensate di far comprendere ai nostri concittadini che oggi come sempre l'immigrazione è una fonte di ricchezza sociale e culturale, il cui ruolo è e resterà indispensabile nel contesto demografico in cui ci troviamo?
Quale azione intendete condurre per valorizzare il posto che gli immigrati occupano nella società e garantire un'autentica protezione ai richiedenti asilo?
Signor Presidente, vi è un' enorme mancanza di trasparenza nel settore della sicurezza, della libertà e della giustizia.
L' Unione europea è una potenza economica, ma non ci troviamo in una posizione tale da poter pontificare quando si tratta del modo in cui trattiamo i profughi.
Il livello di razzismo nella nostra società è spaventoso.
L' Irlanda ha mandato per generazioni i propri figli in luoghi sicuri in tutto il mondo, ma ora che la tigre celtica elargisce ricchezza e prosperità oltre ogni aspettativa mostriamo un lato molto negativo del nostro carattere.
Il razzismo in Irlanda è endemico.
I nostri leader politici sono stati relativamente sconvolti nello scoprire che ora dobbiamo accogliere una parte dei profughi che da molto tempo arrivano nell' Unione europea.
Siamo in ritardo nell' affrontare la questione ed il governo sta facendo del suo meglio per recuperare il tempo perduto.
Esiste la volontà, ma i timori sono enormi e per mettere a tacere la paura dobbiamo trovare una leadership politica e religiosa non solo in Irlanda, ma anche in tutta l' Unione europea.
Signor Presidente, possiamo prendere atto che è finita la presidenza giustificazionista e reticente che in questi mesi ha impedito di tenere un dibattito come quello che invece abbiamo potuto tenere oggi.
Io condivido pienamente ciò che hanno detto i colleghi von Boetticher e Schulz e ritengo profondamente vero che il Parlamento europeo e la Corte di Giustizia debbano essere maggiormente coinvolti nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza dover derogare ai propri poteri.
Tuttavia, proprio per non ripetere il solito teatrino che ci vede ogni sei mesi a colpire indiscriminatamente la Presidenza del Consiglio, forse è il caso che questo Parlamento abbia il coraggio di intraprendere una forte azione politica affinché la prossima Conferenza intergovernativa decida di allargare fin da subito la codecisione e di non aspettare altri cinque anni.
Le due interrogazioni, assimilabili nel contenuto, di cui si sta discutendo, sono sostenute da un mantra che in questi anni sta trasformando la politica in una sorta di ideologia - armoniosa ma rovinosa.
E il mantra europeo dei giorni nostri si chiama SLSG, spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Dietro a tutto questo si trova un' altra ambizione della Commissione, del Consiglio e della stragrande maggioranza di questa Assemblea, quella di introdurre tale spazio.
E chi non è a favore di sicurezza, libertà e giustizia?
Il problema è un altro: non si tratta di qualche cosa che l' Unione europea può introdurre attraverso decreti legislativi e altre decisioni sovranazionali.
Libertà, sicurezza e giustizia costituiscono la radicazione stessa della società. Sono il riflesso della storia di ogni società, delle sue esperienze sociali e del suo sviluppo politico.
Non sono qualche cosa che l' Unione europea introduce, senza che la società ne subisca i danni.
Ma proprio qui troviamo il vero fondamento logico del mantra di sicurezza, libertà e giustizia.
Il programma non prevede di garantire la giustizia al cittadino, infatti questo avviene già attraverso i sistemi giuridici nazionali.
Il programma prevede di trasferire parti vitali del diritto penale, della politica criminale e dell' amministrazione della giustizia al controllo comunitario.
Si tratta di un' integrazione rafforzata che per di più cela, in un contenitore ingannevole, più repressione e più controllo.
Basti pensare alle decisioni relative a Fort Europa, Schengen, Eurodac, eccetera.
Qualsiasi democratico può individuare due problemi chiave.
In primo luogo, le iniziative previste sono assolutamente irrealistiche.
Come ci si può immaginare che le istituzioni comunitarie, il cui carico è già di gran lunga superiore alla loro portata, possano realizzare questi progetti ambiziosi?
Si pensi alla micidiale critica dell' insufficiente dignità, etica e responsabilità della Commissione lo scorso anno che viene espressa in modo indiretto anche nell' interrogazione.
Ma d' altra parte, i progetti sono frenanti, addirittura mutilanti per le democrazie nazionali.
Fino a quando l' Unione europea riguardava il mercato interno, veniva attaccato solo il corpo, ora l' attacco arriva all' anima.
Signor Presidente, oggi la popolazione dell'Irlanda del Nord vede una strana ironia.
Il Commissario Patten ha parlato in Aula in difesa della libertà, della sicurezza e della giustizia, eppure la sua relazione, che è stata accolta e questo pomeriggio verrà discussa alla Camera dei Comuni britannica, abolirà il corpo di polizia dell'Ulster e le sue riserve consegnando la popolazione dell'Irlanda del Nord di entrambe le fazioni religiose nelle mani dei terroristi.
I terroristi dell'IRA non hanno deposto le armi, né lo hanno fatto i terroristi lealisti, eppure la polizia è costretta in una situazione in cui non avrà il potere di resistere alla comunità terroristica.
Diamo un'occhiata alle cifre dal giorno in cui l'accordo è stato firmato.
Nel 1998 si sono registrati 55 omicidi, mentre nel 1999 ve ne sono stati 7, senza contare la bomba di Omagh che ha causato 29 morti e 300 feriti.
Fra il 1998 ed il 1999 i lealisti hanno aggredito ed ucciso a colpi d'arma da fuoco 93 persone.
I capi d'accusa mossi contro i lealisti sono stati 193 nel 1999, contro i 97 dei repubblicani.
Da gennaio 2000 si sono verificate sei sparatorie da parte di lealisti e due da parte di repubblicani, i lealisti sono stati coinvolti in sei gravi casi di aggressione, uno dei quali ha portato ad un altro omicidio, mentre dal lato repubblicano le aggressioni gravi sono state cinque.
Signor Presidente, questa situazione non può andare avanti ed occorre porvi rimedio.
Signor Presidente, il Trattato di Amsterdam ha indicato all'Unione un obiettivo importante.
Un compito che il Consiglio, la Commissione e tutti i parlamentari devono assumersi in questa legislatura: la creazione, come si è già detto, di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Il Consiglio di Tampere, motore e artefice di questo obiettivo, ha proposto alcuni traguardi, ma cinque anni, tempo previsto per dare attuazione al Titolo IV del Trattato, sono un'attesa troppo lunga per la soluzione di cui determinati problemi hanno urgentemente bisogno.
In primo luogo, ritengo che il Parlamento non debba rimanere al margine delle importanti decisioni che si prenderanno in questo ambito e che si debba garantire la sua partecipazione al processo decisionale, soprattutto riguardo ad un progetto dei cittadini, come l' ha giustamente definito il Commissario.
In secondo luogo, ritengo che si debbano fare rapidi progressi nell'adozione di un sistema comune di asilo, approvando norme procedurali comuni e, soprattutto, mettendo fine alla confusione attuale tra la migrazione per cause politiche e quella dovuta a motivi economici.
Le recenti leggi sugli stranieri approvate nel mio paese, la Spagna, o in Belgio, sono un campanello d'allarme che dovrebbe indurci ad adottare con urgenza la comunitarizzazione della politica di immigrazione.
Una terza ed ultima riflessione riguarda l'azione esterna dell'Unione nell'ambito dell'immigrazione e dell'asilo.
Non dobbiamo né possiamo dare l'impressione che l'Unione voglia esclusivamente difendersi da una valanga di rifugiati e di profughi per motivi economici.
Dobbiamo puntare su una politica di cooperazione allo sviluppo con i paesi limitrofi dell'est europeo e dell'area mediterranea, ma dobbiamo farlo con rigore, con strumenti economici adeguati e in stretta collaborazione con le istituzioni pubbliche preposte alla protezione dei cittadini che vedono violati i loro diritti fondamentali o che desiderano emigrare per far fronte alle loro necessità più elementari.
Per concludere, in relazione alla Carta dei diritti fondamentali, i cittadini europei devono prendere coscienza della loro cittadinanza.
Non bastano l'euro e l'occupazione, e neppure la sicurezza.
Hanno bisogno di una "anima europea", come ha detto un insigne professore spagnolo.
Signor Presidente, a differenza di alcuni oratori intervenuti in precedenza, voglio ritornare sulle parole pronunciate dai Ministri portoghesi e dal Commissario Vitorino.
Le parole di questo trio sono state musica per le nostre orecchie, come ha detto l'onorevole Ceyhun.
Come per qualsiasi tipo di musica, il motivo suonato deve essere intonato ed adeguatamente orchestrato.
Molti di noi deputati sono molto ottimisti sui prossimi sei mesi.
Il motivo che verrà suonato sarà quello che le popolazioni europee ascolteranno e vorranno sentire il giusto tipo di melodia.
Come ricordato questo pomeriggio, essa servirà a far dimenticare alcune delle spiacevoli melodie che abbiamo ascoltato durante le elezioni europee e nel corso degli ultimi mesi.
Il Trattato di Amsterdam ed il Consiglio di Tampere si sono basati su questo progetto di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione europea.
Un settore è tuttavia molto importante ed il Parlamento deve esserne coinvolto, vale a dire quello della verifica.
Le leggi sono molte - ed accolgo davvero di buon grado il programma portoghese che ci è stato presentato la scorsa settimana -, ma dobbiamo essere assolutamente sicuri che ci sia un controllo, che i membri del Parlamento e quelli dei parlamenti nazionali nonché i cittadini europei siano consapevoli di tutto ciò che esse comportano.
Inoltre, dobbiamo accertarci che i dettagli siano applicabili, adeguati e pertinenti per i vari paesi.
Vorrei richiamare l'attenzione su alcuni aspetti delle risoluzioni esaminate questo pomeriggio, uno o due dei quali sono già stati citati.
Esprimo la mia soddisfazione per la tendenza al riconoscimento dei sistemi giudiziari nei vari paesi e la cooperazione nella lotta contro la criminalità.
Si tratta di un settore al quale i cittadini europei risponderanno con interesse e di cui saranno soddisfatti.
La Commissione ed il Consiglio devono sapere, tuttavia, che molti di noi in Aula nutriamo riserve sul sistema EURODAC, ad esempio.
Accettiamo il ruolo predominante del Consiglio in questo ambito, ma esistono alcune riserve e sono sicuro che il Consiglio ascolterà le parole espresse dai parlamentari europei quando l'argomento verrà approfondito.
L'onorevole Schulz ha detto prima di non essere certo sulla definizione di "scoreboard".
Chiunque sia inglese o britannico o segua il cricket sa di cosa si tratta.
Uno scoreboard serve ad indicare il punteggio e deve essere aggiornato, chiaro e visibile.
Sono sicuro che il Commissario Vitorino farà in modo che sia così.
Alla fine dei sei mesi spero che la musica continui a suonare e che gli europei stiano ancora ascoltando.
Signor Presidente, vorrei porgere il benvenuto al Presidente in carica del Consiglio ed al suo collega del Ministero della giustizia, signor Costa, ringraziandoli per l'accoglienza riservata a Lisbona la scorsa settimana alla commissione che presiedo e per la riunione costruttiva che abbiamo avuto.
Amsterdam e Tampere ci hanno dato molto lavoro da fare insieme, come dimostra l'ottima proposta di risoluzione presentata oggi dalla onorevole Terrón i Cusí.
Vorrei formulare tre osservazioni.
La prima è che è indispensabile un dialogo maturo fra Consiglio e Parlamento europeo.
Sono passati appena sei mesi da quando Amsterdam ha imposto alle nostre due Istituzioni di lavorare insieme; ci siamo studiati a vicenda, abbiamo avuto alcuni piccoli battibecchi, ma abbiamo effettivamente bisogno di lavorare insieme.
Smettiamola di non prendere le cose seriamente.
Abbandoniamo le elaborate sciarade e rispettiamo i doveri che i Trattati ci impongono e i tempi concessi per una discussione davvero democratica.
Coinvolgeteci nelle vostre discussioni in materia di politica e di evoluzione del processo.
Non facciamo finta che i parlamenti nazionali possano esercitare un effettivo potere di controllo democratico delle attività di governo in questo settore.
La mia seconda osservazione è che è necessaria una Commissione con risorse adeguate.
Abbiamo costituito una nuova direzione generale, eppure in tutto essa dispone solo di 70 persone.
Esiste un accordo che prevede di raddoppiare tale numero, ma a quanto mi risulta finora non è arrivata alcuna nuova risorsa.
Stiamo affidando alla Commissione un compito assai gravoso, non ultimo quello di stilare lo scoreboard.
Consiglio e Parlamento devono cooperare per fornire le risorse di cui la Commissione ha bisogno.
Infine, a proposito del contenuto della discussione, accolgo di buon grado il fatto che la Presidenza abbia posto in cima al proprio programma lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Il tre sembra essere il numero che contraddistingue le cose positive, soprattutto nel settore della politica europea.
Duecento anni fa si trattava di libertà, uguaglianza e fraternità e tutto è andato bene fino a quando i governi della sinistra hanno fatto prevalere l'uguaglianza su tutto il resto.
Ora si tratta di libertà, sicurezza e giustizia, e spero che gli attuali governi di sinistra tengano conto delle parole del Commissario Vitorino e resistano alla tentazione di elevare la sicurezza, per quanto importante essa sia, al di sopra delle altrettanto importanti esigenze della libertà e della giustizia.
Signor Presidente, vorrei unirmi ai miei colleghi nel porgere il benvenuto ai rappresentanti del Consiglio e al Commissario.
Li ringrazio per le dichiarazioni da loro fornite all'Assemblea.
Anziché ritornare sugli argomenti che sono già stati trattati, vorrei soffermarmi su un tema specifico: la questione delle droghe e del modo in cui affrontiamo il diffondersi della cultura della droga nelle nostre società.
Spero in particolare che la Presidenza portoghese sfrutti parte dell'enorme lavoro compiuto dalla Presidenza finlandese e presenti piani ed azioni coordinate fra gli Stati membri.
A livello internazionale, esistono già programmi di lotta contro il traffico di droga, il riciclaggio di denaro sporco e così via, ma anche, sotto un profilo più propriamente umano, programmi per fornire assistenza a chi cerca di liberarsi dalla tossicodipendenza, con adeguati controlli e meccanismi per la riabilitazione; secondo, per garantire un coordinamento fra le forze di polizia ed i sistemi giudiziari riguardo alle pene ed alle leggi comuni; terzo, per intraprendere una campagna di informazione e di sensibilizzazione per i giovani; e per porre fine una volta per tutte ai pericolosissimi termini di "normalizzazione" e "riduzione del danno" e dimostrare che qualsiasi indebolimento della nostra determinazione ad impedire che la droga venga legalizzata deve essere per il bene di tutti.
Signor Presidente, impiegherò i pochi, miseri secondi che mi sono stati concessi come tempo di parola per far presente o per ricordare al rappresentante della Commissione che in questo momento il governo di uno Stato membro - il Belgio - sta praticando una politica che legalizza la condizione di migliaia o forse decine di migliaia di stranieri illegali, cui saranno riconosciuti il diritto di soggiorno permanente, il diritto di riunificazione delle famiglie e altri diritti ancora.
Questa misura adottata dal governo belga costituisce una flagrante violazione dell' Accordo di Schengen.
In proposito, il 23 dicembre scorso ho inviato una nota scritta di protesta al Commissario Vitorino.
Gli chiedo ora di prendere in considerazione tale nota di protesta e di farmi sapere entro breve tempo quali passi la Commissione intende intraprendere per sanzionare questa violazione dell' Accordo di Schengen da parte dello Stato belga ai sensi dell' articolo 226 dell' Accordo.
Signor Presidente, rappresentanti portoghesi, in particolare componenti il Consiglio, nutriamo grandi aspettative nei vostri confronti.
Vorrei mostrarvi con un esempio come potrete soddisfare in tempi relativamente brevi, almeno in parte, tali aspettative.
Mi riferisco ad EURODAC.
Ricorderete che a dicembre abbiamo deciso in Parlamento con grandi speranze di istituire EURODAC come regolamento e sistema, come strumento comunitario di cui vi è urgente necessità al fine di non permettere più richieste di asilo multiple, di dotarci di uno strumento contro l' illegalità e soprattutto di stabilire con chiarezza quale Stato membro sia responsabile per l' applicazione delle procedure d' asilo.
Ci siamo pronunciati a favore dell' introduzione di tale strumento, nonché di un comitato di applicazione, insediato presso la Commissione con una relativa banca dati.
Credevamo che EURODAC diventasse realtà.
Anche a Tampere abbiamo nutrito la stessa speranza.
Tuttavia, già a partire dal successivo Vertice di dicembre, il Consiglio ha intrapreso un' altra strada e ha compiuto un grande passo indietro, decidendo - cosa che respingiamo con fermezza - di mantenere le competenze in materia di applicazione in seno al Consiglio, di insediare il comitato di regolamentazione presso il Consiglio e persino di utilizzare come strumento di pressione, ove possibile, la questione di Gibilterra.
E' un esempio emblematico del modo in cui non vogliamo lavorare.
La richiesta pressante che rivolgo a nome del mio gruppo è che adottiate tutte le misure necessarie per realizzare EURODAC in tempi rapidi come strumento di lotta contro gli abusi in materia di diritto d' asilo e contro l' illegalità e per un rapido espletamento delle procedure d' asilo.
Saremmo molto grati al Consiglio se oggi ci spiegherà come intende procedere.
Signor Presidente, signori Ministri, signor Commissario, le decisioni adottate nel 1999 sono state così numerose, da renderne difficile l' assimilazione, cioè l' attuazione.
Penso soprattutto al Consiglio e all' inerzia degli Stati membri nel mettere in pratica quanto deciso collegialmente.
Tuttavia, i mesi passati sono stati contrassegnati da eventi epocali come l' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, l' inclusione di Schengen nel pilastro comunitario, la decisione presa al Consiglio di Colonia di elaborare una carta europea dei diritti fondamentali, nonché il Vertice straordinario di Tampere che ha portato gli Stati membri ad impegnarsi su priorità a obiettivi comuni al fine di creare uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia.
Senza voler ignorare i progressi compiuti, il Parlamento europeo segnala l' incontestabile riluttanza del Consiglio nel mettere in pratica le decisioni in diversi campi, la mancanza di una visione comune e, principalmente, l' assenza di trasparenza e cooperazione con il Parlamento.

Vi sarete forse resi conto che il Parlamento non è disposto a svolgere un ruolo di semplice osservatore, né a smetterla di porre domande cruciali chiedendovi, ad esempio, fino a che punto intendiate spingervi e quali misure di carattere giuridico e altro adotterete per contrastare il turpe traffico di esseri umani, la pornografia infantile su Internet, il narcotraffico e la criminalità organizzata.
Seguirete una politica comune in materia di asilo ed immigrazione?
Che cosa farete per l' integrazione sociale degli immigrati, la riunificazione delle loro famiglie e il riconoscimento dei loro diritti e doveri conformemente a quelli già esistenti per i cittadini dell' UE?
Tenuto conto delle nuove tendenze demografiche a livello internazionale, individuate dagli esperti dell' ONU, non dovreste forse abbandonare le vostre idee tradizionali e conservatrici in materia di immigrazione e profughi?
Nutro grandi aspettative per la Presidenza portoghese.
Signora Presidente, onorevoli deputati, vorrei dire - molto rapidamente - quanto segue: negli interventi degli onorevoli parlamentari sono state sollevate varie questioni relative alla Presidenza portoghese.
Il Presidente del Parlamento ci ha fatto presente che il tempo a nostra disposizione è molto poco e, per questo motivo, io e il Ministro della giustizia ci proponiamo di rispondere con obiettività a tutte le questioni sollevate in questa sede nella riunione della commissione parlamentare a cui parteciperemo la prossima settimana.
(Prolungati applausi)
Molte grazie, signor Ministro.
La discussione è chiusa.
Signor Presidente, mi congratulo con il Consiglio per la risposta che ha fornito sia oralmente che per iscritto.
L'efficienza è stata davvero notevole.
Vorrei proporre al Consiglio di continuare la discussione alla prossima riunione della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
In quella sede avremo l'opportunità di commentare le risposte e di esprimere le nostre preoccupazioni anche alla Commissione.
Personalmente ho apprezzato alcune risposte ricevute, per esempio, riguardo a temi così delicati come Schengen o come la Convenzione Europol - che speriamo venga rivista - e ho apprezzato le parole del Ministro della giustizia che ha dichiarato di voler sottoporre la materia alla giurisdizione del potere giudiziario.
Spero che si farà la stessa cosa per il controllo parlamentare.
Entro un mese presenteremo all'Assemblea una proposta di risoluzione.
Vista la buona volontà che hanno dimostrato qui oggi, sono sicura che la prima cosa che faranno i rappresentanti del Consiglio, in questo nuovo clima di intesa, sarà prendere in considerazione la proposta di risoluzione che presenteremo loro.
Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
L' ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0003/2000).
Saranno trattate le interrogazioni rivolte al Consiglio.
interrogazione n.1, dell' onorevole (H-0780/99):
Oggetto: Costruzione di una centrale nucleare in Turchia che è una zona sismica I due terremoti di più di 7 gradi Richter avvenuti recentemente in Turchia sollevano serissimi dubbi sull'insistenza turca nel voler costruire costosissimi reattori nucleari a Akkuyu proprio quando le eccedenze energetiche delle dighe Atatürk vengono esportate verso paesi terzi e l'UE apporta tagli al suo bilancio per riparare i danni causati dai terremoti.
Sorge il sospetto che i progetti nucleari turchi, prescindendo dai pericoli per gli abitanti e gli ecosistemi del paese e della regione, siano soltanto una facciata dietro la quale vengono celati progetti già stabiliti dalle autorità politico-militari turche e che prevedono l'acquisto di tecnologia nucleare in grado di fabbricare armi nucleari, dato che si cerca di acquistare lo stesso tipo di reattori nucleari, di origine canadese, posseduti dall'India e dal Pakistan.
Quali azioni intende adottare il Consiglio per prevenire gli incidenti nucleari e la proliferazione delle armi nucleari in un paese che aspira ad aderire all'UE e, proprio quando riceve fondi comunitari a titolo di assistenza finanziaria, destina somme considerevoli ai programmi nucleari?
Signor Presidente, il Consiglio desidera dichiarare che la Turchia è uno dei firmatari della convenzione sulla sicurezza nucleare, i cui obiettivi sono in linea con le preoccupazioni espresse dall'onorevole parlamentare.
Difatti tale convenzione, entrata in vigore il 24 ottobre 1996, ha il preciso obiettivo di raggiungere e mantenere un alto grado di sicurezza nucleare a livello mondiale grazie alle misure nazionali e alla cooperazione sancita sul piano internazionale, nonché di stabilire e mantenere all'interno degli impianti nucleari una protezione contro i rischi da radiazioni al fine di tutelare gli individui, la società e l'ambiente dagli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti che questo tipo di impianti potrebbe emettere.
La convenzione, com'è risaputo, riguarda anche la prevenzione degli incidenti che potrebbero causare contaminazioni nucleari e l'attenuazione delle conseguenze di eventuali incidenti.
Tra l'altro, vorrei far presente all'onorevole parlamentare che la Turchia, in quanto paese candidato all'adesione all'Unione europea, dovrà prima o poi, in quanto si tratta di una condizione preliminare per l'adesione - e penso si tratti di un punto importante -, adottare nell'ambito della propria strategia di preadesione un insieme di politiche che le consentano di recepire in tempo utile l'acquis comunitario nella sua integralità e, di conseguenza, tutte le disposizioni vigenti in materia di sicurezza nucleare.
Ringrazio per la risposta, ma vorrei fare una puntualizzazione.
Con questa centrale la Turchia mira ad incrementare solo del 2 percento il suo potenziale energetico.
Si dice che ora intenda dotarsi di reattori del tipo Candu, come quelli già acquisiti da Pakistan e India e usati per fabbricare armi atomiche.
In quest' ottica è necessario approfondire la questione, visto che la complessità del Caucaso potrebbe far venire idee strane a molti.

Per quanto riguarda la sicurezza degli impianti, va detto che in regioni ad elevato rischio tellurico non basta costruire edifici antisismici.
In quanto ingegnere vi posso dire che, per poter analizzare le conseguenze di taluni rischi, si usano appositi modelli, che però non sono applicabili a centrali nucleari in funzione poiché si stabilisce a priori che le centrali nucleari non vadano realizzate in aree ad elevato rischio sismico.
A tale proposito, visto che la Turchia è in procinto di aderire all' UE, dobbiamo aiutarla a trasformarsi in uno spazio di sicurezza, pace e cooperazione nella regione.
E' questo il nostro ruolo e lo scopo della mia interrogazione.
Signor Presidente, riconosco la pertinenza degli argomenti addotti dall'onorevole parlamentare.
In effetti si tratta di una questione molto delicata.
Tra l'altro - come ben si comprenderà - è una questione che non riguarda soltanto la Turchia per la sua prossimità all'attuale territorio dell'Unione europea, bensì anche altri Stati con i quali intratteniamo relazioni in virtù di questa stessa vicinanza.
Ci rendiamo conto della sua preoccupazione e ne terremo senz'altro conto - in particolare nel quadro dei futuri contatti che avremo con la Turchia per definire l'agenda strategica di adesione prevista per questo paese.
Tale questione, naturalmente, sarà al centro delle nostre preoccupazioni e la Commissione europea non potrà, di sicuro, fare a meno di prenderla in considerazione.
Grazie, signor Presidente, e grazie a lei, signor Presidente in carica del Consiglio.
Sono sicuro che il Presidente in carica del Consiglio sia una persona molto corretta e che sia molto gentile con la moglie, i figli ed il cane.
Tuttavia, mi scusi se sono un po' scettico sulla risposta che lei mi ha appena fornito.
Non credo che le dichiarazioni formulate in seno al Consiglio ed i voti espressi in tale sede siano subito disponibili al pubblico.
Le chiedo quindi di assumersi l'impegno, prima della prossima seduta plenaria a febbraio, di dirmi per iscritto dove si possono trovare queste informazioni per il pubblico, subito dopo che il Consiglio ha approvato una legge, anziché aspettare che escano alcune settimane dopo su un elenco di comunicati stampa.
Mi fornirà per iscritto queste informazioni prima della prossima seduta plenaria?
Onorevole parlamentare, vorrei dirle, innanzitutto, che mi asterrò dal fare commenti di carattere personale, come quelli con cui ha iniziato la sua domanda complementare, e le sarei grato se anche lei in futuro facesse la stessa cosa.
Le sue parole ci fanno pensare che la critica mossa al Consiglio, aldilà della sua formulazione molto specifica, di cui prendiamo nota, non si riferisca tanto alla nebulosità - per così dire - della procedura legislativa, quanto ad un eccesso di trasparenza.
Ma vorrei dirle, onorevole parlamentare, che i risultati di un simile processo di trasparenza per noi sono chiari e che li riteniamo fuori discussione.
Non esiteremo a ripeterle tale informazione per iscritto, anche se non potremo andare aldilà di quanto già riferito, poiché ciò corrisponde esattamente a quanto richiesto dal Trattato.
Pertanto pensiamo che gli elementi che il Segretariato generale del Consiglio mette attualmente a disposizione del pubblico siano quelli essenziali per capire il modo di funzionare del Consiglio in quanto autorità legislativa.
Ritengo che il Consiglio non abbia tentato di rispondere alla mia domanda.
Non ho chiesto il parere del Consiglio su una proposta che la Commissione non ha ancora presentato, ma ho presentato un'interrogazione sull'interpretazione di principio dell'articolo 255 del Trattato di Amsterdam.
Tale interpretazione consente di legiferare anche sulle disposizioni nazionali in materia di trasparenza, e non soltanto, quindi, limitatamente alle tre Istituzioni dell'Unione ivi menzionate?
Vorrei ricevere risposta a questa mia domanda.
Ritiene il Consiglio che sia possibile, sulla base dell'articolo 255 del Trattato, disciplinare le disposizioni nazionali in materia di trasparenza, che non riguardano le istituzioni dell'Unione europea?
Onorevole parlamentare, la risposta che le ho dato era l'unica possibile.
Tuttavia vorrei precisare quanto segue: l'interpretazione che si dà dell'articolo 255 del Trattato va anche collegata al principio di sussidiarietà.
Attualmente non c'è alcuna proposta concreta che ci consenta di lavorare alla regolamentazione di tale articolo, e in assenza di una simile proposta non è possibile procedere in tale materia.
Ad ogni modo, ad una prima lettura, si può affermare che l'articolo 255 non permette di lavorare su una base che possa ledere il principio di sussidiarietà.
Mi interessa sostanzialmente capire come il Consiglio lotterà per i principi contenuti nel Trattato di Amsterdam, volti a garantire ai cittadini una maggiore possibilità di partecipazione al processo decisionale.
Come ci si riuscirà, visto che allo stesso tempo nella proposta della Commisione - è trapelata, quindi è nota al pubblico - si dice che la libertà di pensiero dei funzionari ha la priorità sull' apertura, che non è possibile avere accesso ai documenti di lavoro, rapporti, bozze, eccetera?
Il rappresentante del Consiglio non pensa forse che questo renda difficile la partecipazione al processo decisionale democratico?
Onorevole parlamentare, la questione da lei sollevata è della massima importanza e ne abbiamo discusso a lungo durante l'ultima Conferenza intergovernativa.
Vorrei dirle una cosa: la trasparenza non serve solo nei rapporti delle Istituzioni comunitarie "verso l'esterno", ma anche "tra" le Istituzioni comunitarie.
Vale a dire che ci sono elementi relativi alla forma e al processo di funzionamento delle Istituzioni comunitarie che non sono accessibili ad altre istituzioni, e non si tratta solo del rapporto della Commissione rispetto al Parlamento, ma anche rispetto al Consiglio.
Questo tema è stato del resto affrontato e discusso varie volte a suo tempo.
Il Parlamento europeo avrà l'opportunità di far parte del gruppo preparatorio della prossima Conferenza intergovernativa.
La questione è ancora aperta.
La presentazione e la trasparenza reale del funzionamento delle Istituzioni a livello europeo è un tema della massima importanza che necessita, a mio avviso, di essere analizzato in altra sede, in particolare nell'ambito della prossima Conferenza intergovernativa.
Su questo non abbiamo il minimo dubbio e pensiamo che i parlamentari che faranno parte di tale gruppo preparatorio avranno modo di sollevare ancora il problema.
Credo che la proposta avanzata dalla Commissione debba contenere elementi che permettano una maggiore trasparenza in relazione al funzionamento delle varie Istituzioni, ma penso che ci sia sempre spazio per apportare miglioramenti in materia.
Da parte nostra siamo disposti ad analizzare le proposte che emergeranno in questo ambito.
Il quesito posto dall'onorevole Sjöstedt e da altri è molto importante.
In Svezia vige un principio di pubblicità degli atti che rafforza la democrazia e che garantisce un buon dialogo fra cittadini, autorità e centri decisionali.
Ci sta enormemente a cuore che anche l'Unione possa incamminarsi nella stessa direzione, come precisato nel Trattato di Amsterdam.
Uno o due anni fa, il Parlamento ha adottato una relazione della onorevole Lööw molto importante in questo contesto.
La relazione metteva in guardia contro il rischio che quell'imminente processo potesse condurre a limitazioni del livello di pubblicità degli atti esistente nei vari paesi.
Ci si rende ora conto che quel monito, lanciato da questo Parlamento, aveva una certa fondatezza.
Domando quindi se il Consiglio comprenda il senso di quel monito, alla luce di quanto abbiamo ora potuto vedere nei documenti di lavoro della Commissione.
Ho ascoltato con attenzione le parole del ministro Seixas da Costa sulla trasparenza e la Conferenza intergovernativa.
Vorrei sapere se dall' interessante affermazione del ministro sulla trasparenza e la CIG sia possibile dedurre che la Presidenza portoghese si assume l' impegno di occuparsi e di battersi per un' estensione dell' ordine del giorno della CIG.
La riflessione sulla questione "trasparenza" nel modus operandi delle Istituzioni non può essere celata in qualche capitolo o trattata in qualche corridoio - benché io stesso riconosca l' importanza dei corridoi.
E' necessario un capitolo specifico nell' ordine del giorno della CIG, il che implica una sua estensione.
Onorevole parlamentare, la questione della trasparenza naturalmente riguarda le Istituzioni.
La prossima Conferenza intergovernativa, perlomeno nella fase iniziale, sarà incentrata su come migliorare il funzionamento delle Istituzioni, tenendo conto in particolare l' esigenza, espressa da noi tutti, che queste ultime siano, per l'appunto, più democratiche, più trasparenti ed efficienti.
L' intero processo deve, tuttavia, basarsi su un parametro generale che è quello dell'accettabilità globale delle soluzioni che riusciremo a trovare per portare a buon fine i tre obiettivi citati.
E' ovvio che la questione della trasparenza sarà costantemente presente nell'agenda europea e sarà un elemento costitutivo dell'agenda della prossima Conferenza intergovernativa.
Si tratta di una questione che - posso assicurarglielo - la Presidenza portoghese porrà senz'altro all'attenzione degli Stati membri e dei rappresentanti del gruppo preparatorio della Conferenza e, in questo contesto, deve poter contare sull'appoggio dei parlamentari europei, i quali verranno sicuramente mobilitati a sostegno di tale proposta.
Vedremo poi, a livello ministeriale, che seguito si potrà dare a tutto ciò.
Nel frattempo è opportuno rilevare che abbiamo approvato un Trattato, quello di Amsterdam, che è entrato in vigore a maggio dell'anno scorso e che contiene un insieme di misure di attuazione della trasparenza tuttora in corso.
La questione, pertanto, è di stabilire se sia o meno prematuro ripartire con un nuovo processo in materia di trasparenza.
Penso che, nonostante tutto, tale questione debba sempre essere di attualità, in quanto è evidente la sensibilità dell'opinione pubblica al riguardo e perché si riallaccia alla reale necessità di responsabilizzazione degli organi istituzionali europei nei confronti dei cittadini.
Da parte nostra la lasceremo all'ordine del giorno e staremo a vedere se otterremo consensi in tale direzione.
interrogazione n. 5, dell' onorevole (H-0785/99):
Oggetto: Progetto di regolamento che stabilisce i totali ammissibili di cattura di determinate popolazioni di pesci per l'anno 2000 (caso concreto dell'acciuga) Secondo le ultime relazioni del Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare, lo stock di acciughe nella zona VIII CIEM versa attualmente in condizioni critiche. Di conseguenza, si chiede al Consiglio:
Può esso indicare se il Consiglio dei ministri della pesca e la Commissione hanno valutato l'incidenza che ha avuto sullo stock di acciughe nella zona VIII CIEM il trasferimento di contingenti delle zone IX e X CIEM e 34.1.1 COPACE dal Portogallo alla Francia (sovrasfruttamento pari a 5.000 tonnellate all'anno), nonché la propria responsabilità per quanto riguarda le condizioni attuali di detto stock e le ripercussioni economiche e sociali che si potranno avere in futuro in questo settore della pesca?
Ritiene il Consiglio che sia ammissibile consolidare per il futuro un sovrasfruttamento che supera il TAC inizialmente fissato di 33.000 tonnellate l'anno, considerati gli evidenti segni di crisi che attualmente presenta questa risorsa?
Può il Consiglio dei ministri indicare quali misure intende adottare e quando, per conciliare le condizioni critiche di questo stock di acciughe con il succitato trasferimento di contingenti e con il principio di stabilità relativa?
Signor Presidente, la Presidenza portoghese ha tutto l'interesse a rispondere in modo esauriente a tale interrogazione, anche perché si riallaccia in modo concreto ad un problema che riguarda il Portogallo, e spiegherò perché.
Il Consiglio è consapevole della situazione critica in cui versano gli stock di acciughe del golfo di Biscaglia a cui fa riferimento l'onorevole parlamentare.
Tuttavia, nell'ultimo Consiglio "pesca", tenutosi il 16 e il 17 dicembre dell'anno scorso, gli Stati membri interessati, che sono per l'appunto Francia, Spagna e Portogallo, hanno ritenuto che l'applicazione del principio di precauzione, che, su proposta della Commissione, riduceva il TAC in questione da 5 000 a 2 000 tonnellate, fosse eccessivamente prudente.
Si è giunti pertanto ad una soluzione di compromesso, al fine di conseguire un equilibrio tra la necessità di ridurre i rischi biologici, e quindi il danno alle specie alieutiche, e le difficoltà socioeconomiche causate da una limitazione delle catture, ed il TAC è stato fissato al livello intermedio di 16 000 tonnellate invece delle 33 000 previste nel 1999.
E' anche stata prevista la sua revisione in funzione di nuove informazioni di carattere scientifico riguardanti la preservazione delle specie, di cui speriamo di poter disporre nel primo semestre del corrente anno.
Per lo stock di acciughe della zona IX CIEM il TAC è stato fissato a 10 000 tonnellate per l'intero anno 2000, contro le 13 000 del 1999.
Gli scambi delle disponibilità di pesca tra Portogallo e Francia sono stati ridotti proporzionalmente dalle 5 008 tonnellate del 1999 alle 3 000 tonnellate del 2000, da pescare in acque francesi.
Tengo a ribadire che questa cessione di quote non andrà ad aumentare la pressione di pesca sugli stock di acciughe nella loro globalità, all'interno dell'intero spazio di pesca comunitario.
In conformità del principio di stabilità relativa, nel golfo di Biscaglia il metodo di ripartizione dell'acciuga ha attribuito il 90 percento dello stock alla Spagna e solo il 10 percento alla Francia.
Senza il trasferimento di contingenti dalle acque portoghesi, il livello di TAC del golfo di Biscaglia avrebbe dovuto essere decuplicato per permettere una pesca adeguata alla Francia.
Questa è la ragione per cui ritengo che il caso portoghese presenti un elemento di carattere positivo.
E' evidente che quest'ultima soluzione avrebbe compromesso maggiormente la situazione degli stock che non il rischio fatto presente dall'onorevole parlamentare, di cui comunque ci rendiamo conto.
Signor Presidente in carica del Consiglio, non sono per nulla soddisfatto delle sue affermazioni.
Capisco che questa faccenda coinvolga il Portogallo, ma mi sembra un attentato alla ragione e all'intelligenza che l'80 percento delle acciughe che fino al 1995 si pescavano nelle acque del Portogallo per un accordo tra lo Stato membro interessato - il Portogallo - e la Francia venga ora pescato nel Golfo di Biscaglia e che il Consiglio dei ministri sostenga che questo non ha nessuna incidenza sulla popolazione di acciughe del Golfo di Biscaglia o delle acque prospicienti la regione cantabrica.
E' stato dimostrato, come denunciamo dal 1995, che questo trasferimento è un'assurdità. Ci sembra giusto che Portogallo e Francia vogliano raggiungere un accordo, ma quelle acciughe devono essere pescate in acque portoghesi e non nel Golfo di Biscaglia.
Oggi gli studi scientifici dimostrano che la popolazione di acciughe nel Golfo di Biscaglia è in pericolo di estinzione. E adesso arrivano le misure di restrizione della quantità di acciughe che si possono pescare nel Golfo di Biscaglia.
Non so se vi siete resi conto della responsabilità che, come Consiglio dei ministri, avete avuto in questi anni, e che avrete nel 2000, nei confronti delle migliaia di famiglie che vivono della pesca dell'acciuga nel nord della penisola iberica.
Desidero far presente, onorevole deputato, che con la sentenza del 5 ottobre 1999 la Corte di giustizia delle Comunità europee ha deciso che tale trasferimento, che era stato approvato, era conforme ai principi stabiliti nel regolamento del Consiglio n. 3760/92, e segnatamente nel paragrafo 1 dell'articolo 9, il quale prevede che gli Stati membri possano scambiare la totalità o parte delle disponibilità di pesca che sono state loro attribuite.
La Corte ha dichiarato altresì che il principio della stabilità relativa non era stato violato, dal momento che la quota di acciughe attribuita alla Spagna nella sottodivisione 8 veniva mantenuta al 90 percento e quella della Francia al 10 percento.
Inoltre, onorevole deputato, la Corte è dell'opinione che il trasferimento operato tra Portogallo e Francia non violi il principio dello sfruttamento razionale e responsabile delle risorse marine ed acquatiche viventi, dal momento che la pressione di pesca nelle sottodivisioni 8 e 9 non incrementa né pregiudica in modo negativo la quota globale delle risorse attribuite alla Spagna.
In considerazione di tutto ciò, onorevole deputato, il Consiglio ribadisce che senza il trasferimento in questione, nel golfo di Biscaglia si dovrebbe prendere in esame un incremento delle possibilità di pesca dell'acciuga da parte della Francia.
Pertanto, onorevole deputato, il Consiglio conferma che la pressione di pesca sarebbe maggiore e più pericolosa per il patrimonio ittico che non con la soluzione per la quale si è optato.
In concreto: 3 000 tonnellate rappresentano il 57,5 percento delle possibilità di pesca del Portogallo del 2000, contro le 5 008 tonnellate, pari al 73,9 percento, del 1999.
Tali cifre rappresentano, a nostro avviso e nella prospettiva del Consiglio, un reale miglioramento in termini di conservazione, se paragonati alla quota dell'80 percento stabilita dal regolamento del Consiglio n. 685/95.
interrogazione n. 6, dell' onorevole (H-0788/99):
Oggetto: Misure per far fronte all'incessante pulizia etnica subita dai serbi e dai rom in Kosovo I Ministri della Difesa della NATO hanno lanciato (2.12.1999) un forte appello per la cessazione della pulizia etnica ai danni delle minoranze del Kosovo.
Anche il Parlamento europeo, con una risoluzione sui terribili atti di violenza contro serbi e rom, stigmatizza le continue violenze contro la popolazione serba e invita i capi degli albanesi del Kosovo a rispettare integralmente la risoluzione 1244 dell'ONU.
La risoluzione del PE evidenzia altresì che precedenti persecuzioni perpetrate contro gli albanesi "non possono essere addotte a pretesto per omicidi, rapimenti, detenzioni, intimidazioni, incendi, saccheggi, distruzioni di beni, occupazioni di case, ecc.".
Alla luce di tali fatti, intende il Consiglio rimettere in discussione il finanziamento destinato alla ricostruzione del Kosovo, come richiesto dal Parlamento europeo?
Quali altre misure pratiche intende esso adottare per porre fine alla pulizia etnica?
Onorevole parlamentare, tengo a dirle che nutro la massima simpatia per la preoccupazione insita nella questione da lei sollevata.
Condividiamo veramente le sue preoccupazioni di fronte alla minacciosa situazione esistente all'interno del Kosovo nei confronti delle minoranze etniche, sia per quanto riguarda la popolazione serba che quella rom, e di fronte ai casi di discriminazione, assedio ed intimidazione che continuano a verificarsi in detto territorio.
Il Consiglio ha sempre messo in evidenza la necessità di procedere al giudizio di tutti coloro che hanno perpetrato e continuano a perpetrare tali atti.
Ha anche ribadito, nelle sue conclusioni di dicembre, la necessità di applicare integralmente la risoluzione 12/99 del Consiglio di sicurezza ed ha sostenuto con sistematicità gli sforzi portati avanti da Bernard Kouchner e finalizzati all'attuazione di misure in grado di garantire in quel territorio un'effettiva tutela delle minoranze e, in particolare, un'effettiva applicazione delle misure che permettano di preservare la multietnicità del territorio stesso.
Nei contatti intrattenuti con le personalità politiche di maggior spicco fra gli albanesi del Kosovo, abbiamo sottolineato - come ha fatto recentemente il Primo ministro portoghese - che le persecuzioni delle popolazioni serbe, di quelle di etnia zigana e di altri gruppi etnici sono totalmente inaccettabili.
Non saranno tollerate e dovranno cessare immediatamente.
E' stato comunicato e ribadito in modo esplicito ai dirigenti del Kosovo che l'appoggio internazionale dipenderà in gran parte dal trattamento che verrà riservato alle minoranze non albanesi.
Questo punto mi sembra della massima importanza; l'Unione europea manterrà il senso di condizionalità insito in questa posizione e lo stesso vale per il Consiglio.
Abbiamo appoggiato pienamente gli sforzi della missione delle Nazioni Unite e della forza internazionale di sicurezza in Kosovo finalizzati ad evitare nuove manifestazioni di violenza contro le minoranze e a proteggere le popolazioni minacciate.
La KFOR e la polizia dell'UNMIK considerano come uno dei loro compiti primari la soppressione di tutte le forme di maltrattamento dovute all'origine etnica.
In questo contesto, il Consiglio si è congratulato nelle sue conclusioni di dicembre per i sostanziosi contributi annunciati dalla Commissione europea che, unitamente ad altri di natura simile offerti dagli Stati membri, concorreranno indirettamente alla normalizzazione della situazione.
Tuttavia, onorevole parlamentare, anche il Consiglio è consapevole del fatto che l'insieme dei mezzi messi a disposizione delle strutture internazionali responsabili in Kosovo non corrispondono, in termini di mobilitazione dei vari Stati membri, a quanto sarebbe auspicabile e ciò ha limitato la capacità effettiva di intervento sul campo delle strutture stesse.
Non smetteremo, comunque, di puntare tutta la nostra attenzione su tale problema, in quanto l'intera credibilità delle autorità e delle strutture rappresentative albanesi sul territorio dipende anche dalla capacità di queste stesse strutture di provare che sono in grado di applicare misure che garantiscano la multietnicità all'interno di detto territorio.
Grazie, signor Presidente in carica del Consiglio.
Credo, come tutti del resto, che il Portogallo, l' allora presidente Soares e il suo governo abbiano sempre avuto un atteggiamento moderato e assennato durante i bombardamenti sui Balcani.
Esprimo apprezzamento per la dichiarazione politica odierna in proposito, che è estremamente positiva.
Permangono tuttavia motivi di preoccupazione visto che, malgrado i buoni e sinceri propositi dell' UE, i risultati ottenuti sono minimi.
Purtroppo negli ultimi tempi assistiamo ad una cacciata dal Kosovo di tutte le minoranze - serba, rom, turca, croata - e ci chiediamo che ne sarà di loro.
Per quanto concerne la missione di Kouchner e dell' ONU in Kosovo, è indubbiamente un fiasco il fatto che, alla fine di una guerra combattuta per contrastare la pulizia etnica, sia ora l' altra fazione a far ricorso alla pulizia etnica.
Pertanto ripropongo la mia interrogazione. Vorrei sapere se il Consiglio intenda adottare misure pratiche e concrete per discutere della faccenda con Kouchner, il quale ha grosse responsabilità per la situazione oggi prevalente in Kosovo.
Onorevole Alavanos, non posso essere d'accordo su quanto ha appena affermato, sull'ultima frase da lei pronunciata sulle responsabilità del signor Kouchner, e vorrei distinguere due piani molto importanti: la struttura impiegata in Kosovo è sotto la tutela delle Nazioni Unite.
E' una struttura a cui l'Unione europea ha fornito tutto l'appoggio possibile e a cui i paesi dell'Unione europea, in quanto tali, hanno contribuito in vari modi.
Ma c'è una cosa che non possiamo negare, ed è che gli sforzi compiuti dal signor Kouchner per giungere alla normalizzazione della situazione interna del Kosovo sono estremamente positivi.
A prescindere dal fatto che lei possa ritenere - e come lei anche noi - che alcuni dei risultati con essi ottenuti si siano rivelati, per ragioni che non dipendono dal signor Kouchner, meno efficaci di quanto tutti noi avremmo auspicato.
A questo punto occorre fare una distinzione sostanziale tra la responsabilità dell'Unione europea e, in questo caso particolare, l'eventuale azione del Consiglio in tale contesto, e la responsabilità della comunità internazionale in quanto tale, a cui compete la tutela generale della situazione in Kosovo.
Pertanto la responsabilità dell'Unione europea si sviluppa in un determinato contesto.
E' alla comunità internazionale, ovvero alle Nazioni Unite, che si deve chiedere conto dell'attuazione della risoluzione 1244/99 e, in particolare, della logica insita in tale risoluzione e della compatibilità di tale risoluzione con la realtà.
Si tratta di quesiti che tutti quanti dobbiamo porci, ma il forum di discussione ad essi preposto è quello delle Nazioni Unite.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, sono lieto che abbia affermato di voler migliorare le strutture e che da questo dipende la credibilità delle istituzioni.
Ritengo che dovremmo riflettere sul modo migliore di sensibilizzare l' opinione pubblica.
Pertanto si pone a mio avviso la domanda se esistano i presupposti per promuovere i media in quest'area, formare giornalisti e proporre alla gente un' informazione migliore su una convivenza pacifica.
Ci siamo impegnati per assicurare gli aiuti materiali.
Abbiamo cercato di contribuire alla pace con l' intervento militare.
Come si intende operare adesso anche secondo criteri psicologici in questa regione di crisi, garantendo il miglior sostegno possibile?
Onorevole deputato, come ho già detto, capisco le sue preoccupazioni.
Penso che al momento attuale e, in particolare, negli ultimi mesi, ci siano stati alcuni sviluppi positivi riguardo ai mezzi di cui il signor Kouchner potrà disporre per un'azione efficace.
Ricordo che ho sentito il signor Kouchner al riguardo durante la riunione ministeriale del Consiglio d'Europa e ritengo che molte delle preoccupazioni da lui espresse in quell'occasione, sulla mancanza di mezzi per riuscire a superare alcuni problemi, siano oggi risolte, ovvero che tali mezzi gli siano stati forniti.

In particolare due sono le questioni essenziali: in primo luogo, un rafforzamento della polizia - elemento importante per la tutela delle popolazioni civili, in special modo per la protezione di determinate popolazioni civili - e, secondo, un aumento degli stanziamenti che permetta, nello specifico, il mantenimento di alcuni funzionari con mansioni importanti nel processo amministrativo, se così vogliamo chiamarlo, e funzionale all'interno del Kosovo.
La domanda che tutti dobbiamo porci, onorevole deputato - ed è quello che abbiamo fatto poco tempo fa in modo diplomatico -, riguarda la coerenza stessa della risoluzione 1244/99 del Consiglio di sicurezza.
So che si tratta di una questione estremamente delicata, ma tutti noi dobbiamo interrogarci sulla logica insita in tale risoluzione e sulla sua possibilità di attuazione.
Noi sosteniamo la necessità di una sua piena e totale attuazione: tuttavia dobbiamo esaminare questa risoluzione - e probabilmente è una cosa che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prima o poi dovrà fare - nel senso di verificare, come è accaduto in passato in altri ambiti e in altri scenari strategici a livello mondiale, se determinati tipi di procedure, di logica e di equilibri - gli stessi, tra l'altro, che fecero sì che la risoluzione fosse approvata - vadano o no mantenuti in futuro.
Quello che dobbiamo fare e che, come Unione europea, stiamo facendo è garantire al signor Kouchner tutti i mezzi necessari. Lei ha ragione, onorevole deputato, abbiamo l'obbligo nei confronti dei nostri cittadini di rendere conto con regolarità e apertamente se tali mezzi sono ben utilizzati o meno.
Come Consiglio, abbiamo intenzione di fornire, durante la Presidenza portoghese, informazioni al riguardo.
Signor Presidente in carica del Consiglio, sono completamente d'accordo con lei.
Il problema non è Kouchner, ma la base giuridica sulla quale lavora, vale a dire la risoluzione 1244.
Detto questo, penso che la responsabilità dell'Unione, ossia la vostra, ma anche la nostra, sia di cominciare a sforzarci di superare questo carattere provvisorio della risoluzione e di immaginare uno scenario futuro per tutta la regione.
Penso che sia l'assenza di definizione di questo scenario che provoca o favorisce gli eccessi, gli incidenti, gli omicidi di cui ha parlato l'onorevole Alavanos.
Il Consiglio intende porre la questione dello statuto definitivo del Kosovo?
In caso di risposta affermativa, intende farlo nel quadro di una ridefinizione generale della regione, evitando al massimo di moltiplicare i micro-Stati, come alcuni tendono a fare, e riunificando le parti, in questo caso il Kosovo e l'Albania?
interrogazione n. 8, dell' onorevole (H-0796/99):
Oggetto: Nuova iniziativa INTERREG Al punto 1 dell' Allegato 2 del suo progetto di comunicazione su INTERREG, intitolata: Promozione dello sviluppo urbano, rurale e costiero, la Commissione autorizza il rinnovo e lo sviluppo di centri urbani storici con il ricorso ad una strategia transfrontaliera comune.
Tuttavia sono specificamente esclusi gli alloggi.
Dato che nelle zone rurali esistono molte case, anche piccole, di interesse storico e vista la necessità per più di un motivo, di mantenere la popolazione rurale e di attrarne altra nelle zone rurali, non ritiene il Consiglio che questi obiettivi potrebbero essere meglio perseguiti se venissero finanziati progetti riguardanti le abitazioni nelle zone coperte da INTERREG?
Signor Presidente, il Consiglio, e in particolare, se mi è consentito, la Presidenza portoghese, è estremamente consapevole dell'importanza che rivestono i problemi focalizzati dall'onorevole Gallagher nella sua interrogazione e vorrei aggiungere che abbiamo sempre dedicato molta attenzione alle politiche comunitarie di sviluppo delle zone rurali.
In tale contesto desidero mettere in risalto l'adozione, nel maggio 1999, di un nuovo regime di sostegno che è venuto a costituire il quadro comunitario di riferimento per uno sviluppo rurale sostenibile.
Si è trattato - come sapete - di una delle novità emerse nell'ambito dei negoziati di Agenda 2000 e nell'evoluzione del trattamento delle questioni agrarie a livello comunitario.
Attraverso il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, il FEAOG, tale quadro comunitario di sostegno viene destinato a favorire un'inversione di tendenza nello spopolamento dell'ambiente rurale, a cui, giustamente, lei fa riferimento nella sua interrogazione.
Dall'altro lato, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il FEDER, ha contribuito anch'esso, nell'ambito della sua missione, alla promozione della coesione economica e sociale, grazie alla correzione dei principali squilibri regionali e alla partecipazione allo sviluppo e alla riconversione delle zone rurali.
A tale titolo occorre tener presente che il FEDER ha inoltre contribuito alla promozione di uno sviluppo rurale sostenibile e alla creazione, anch'essa sostenibile, di posti di lavoro in ambito rurale.
E' l'insieme di questi strumenti comunitari che ci permette di lavorare ad una politica di sviluppo rurale che oggi, tra l'altro, rappresenta, da un lato, uno degli sviluppi e delle linee di evoluzione della politica agricola comune, in una delle sue dimensioni e, dall'altro, della politica regionale.
Pensiamo che all'interno del concetto di multifunzionalità, a cui oggi è legata l'evoluzione della politica agricola comune, questa sia una delle questioni fondamentali e naturalmente il FEAOG, sezione garanzia, svolge in quest'ambito un ruolo primario.
interrogazione n. 9, dell' onorevole (H-0798/99):
Oggetto: Agricoltura e presidenza portoghese Intende il Consiglio indicare le priorità della presidenza portoghese per il prossimo semestre in merito alla politica agricola comune e indicare quale misure ritenga necessario prendere per promuovere la fiducia dei consumatori nel settore e nei prodotti agricoli, fiducia recentemente minata dagli allarmi sanitari?
L'interrogazione da lei presentata in relazione alla politica agricola comune ci tocca molto da vicino e vale la pena tenerla sempre presente nelle discussioni in Aula, in quanto probabilmente ci sarà molto da dibattere in futuro sulla materia.
Durante la Presidenza portoghese dovremo portare avanti il dibattito sulla PAC, attraverso l'adeguamento di alcune delle organizzazioni comuni di mercato, avendo come obiettivo lo sviluppo armonico delle aree rurali dell'Unione e la garanzia di un'evoluzione positiva dei redditi degli agricoltori e attribuendo particolare attenzione alle misure che possono influire sulle piccole aziende agricole a conduzione familiare.
Dall'altro lato, qualora il nuovo ciclo negoziale dell'Organizzazione mondiale del commercio avesse inizio durante la Presidenza portoghese - cosa niente affatto sicura -, non mancheremo naturalmente di assicurare il consolidamento della presenza della produzione comunitaria sui mercati internazionali ed un maggior equilibrio tra i prodotti agricoli comunitari di esportazione e la preservazione di quell'agricoltura europea multifunzionale cui ho appena accennato.
La Presidenza portoghese attribuirà grande importanza anche all'approfondimento della politica di sicurezza alimentare e penso che il Ministro degli affari esteri portoghese, e Presidente in carica del Consiglio dell'Unione europea, stamattina abbia già fatto riferimento a tale aspetto in questa sede.
Il ruolo della sicurezza alimentare, nella misura in cui si ricollega in particolare alla salute pubblica, è un elemento fondamentale che la nostra Presidenza deve sviluppare e costituisce, peraltro, una delle priorità del nostro programma.
Lo svilupperemo su quattro linee parallele, nell'ambito del Consiglio "protezione dei consumatori" e del Consiglio "mercato interno".
La Presidenza portoghese presenterà una relazione al riguardo al Consiglio europeo di Santa Maria da Feira, che si terrà a giugno del corrente anno, in particolare alla luce di quanto esposto giorni fa dalla Commissione nel suo Libro bianco.
Riteniamo che il lavoro da svolgere su queste basi per l'istituzione di un'agenzia europea sia essenziale per dare credibilità al mercato interno, per consolidare la fiducia in questo stesso mercato, per sciogliere alcune tensioni createsi tra gli Stati membri in questo settore e anche - perché non dirlo - per definire un atteggiamento comune dell'Unione europea nelle relazioni con i paesi terzi in ambiti che si riallacciano alla sicurezza alimentare.
E' questo l' obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere durante la Presidenza portoghese e speriamo, alla fine, di poter presentare in Aula il risultato dei nostri sforzi.
Ringrazio il Presidente in carica per la sua risposta.
Sono sicuro che sia consapevole della minaccia molto seria posta al modello europeo basato sulle aziende agricole a conduzione familiare, soprattutto per gli agricoltori che operano nel settore della produzione di carne bovina e ovina che ora dovrebbero vendere i loro prodotti a prezzi pari o inferiori ai costi di produzione.
Vorrei chiedere quali nuove iniziative il Consiglio può intraprendere per salvaguardare i loro interessi nei prossimi colloqui sul commercio a livello mondiale, in particolare, contro il tipo di produzione praticato nei ranch e nelle aziende agricole degli Stati Uniti e della Nuova Zelanda, le cui economie di scala rendono estremamente difficile per gli agricoltori europei essere competitivi con i metodi di produzione applicati nelle loro aziende, e dove, com'è ovvio, gli standard europei in materia di sicurezza alimentare non vengono applicati.
Capisco perfettamente le sue preoccupazioni e mi rendo conto di quanto siano necessari, a tal riguardo, maggiori sforzi e maggiore coerenza anche all'interno dell'Unione europea.
Bisogna inoltre pensare alle conseguenze, in special modo in materia di finanziamenti e di compensazioni per gli agricoltori.
Tuttavia, come ben sa, la questione è nelle mani della Commissione europea e sarà quest'ultima a doverla portare avanti.
Il Consiglio ha una capacità d'intervento limitata in tale ambito.
Signor Presidente, anch'io vorrei porgere il benvenuto in Aula al Presidente in carica del Consiglio.
Non credo tuttavia che abbia risposto alla mia domanda per quanto riguarda specificamente l'esigenza di affrontare il problema dei senzatetto e della casa e la disponibilità o meno della Presidenza portoghese ad incontrare le organizzazioni non governative che operano attivamente in questo settore.
Accolgo di buon grado e sostengo appieno la sua osservazione sulla necessità di diverse politiche e di un approccio multidisciplinare ed anche sull'esigenza di combattere le cause di esclusione che stanno alla base e possono portare alla condizione di senzatetto, compreso il problema della tossicodipendenza.
La mia domanda specifica riguarda il problema dei senzatetto e se la nuova Presidenza potrebbe intraprendere una nuova iniziativa per cercare di superare alcune delle difficoltà cui alludeva il Presidente in carica a proposito del sostegno a livello intergovernativo.
Ritengo che si tratti di un settore in cui l'Europa può svolgere un ruolo molto attivo, fosse anche solo nel guidare uno scambio di esperienze e delle migliori prassi fra gli Stati membri.
Onorevole deputato, rispetto alla possibilità della Presidenza di sostenere azioni di organizzazioni non governative, in particolare nel caso specifico degli interventi per risolvere i problemi dei senzatetto, vorrei dirle che iniziative del genere sono le benvenute e che da parte nostra c'è la massima disponibilità a prendere in considerazione la possibilità di sostenerle.
Abbiamo già collaborato con organizzazioni non governative portoghesi e ad alcune delle iniziative che tali organizzazioni hanno presentato nel quadro dell'azione prevista dalla Presidenza portoghese e che riflettono le preoccupazioni su cui si fonda il nostro programma.
Non abbiamo previsto alcuna iniziativa concreta specifica in tale ambito, tuttavia, durante il nostro periodo di Presidenza, non escludiamo l'ipotesi di prendere in considerazione eventuali iniziative che le organizzazioni non governative vogliano proporci al riguardo.
Questo - è bene specificarlo - nei limiti delle competenze del Consiglio, poiché tutto quanto rientra nel diritto d'iniziativa della Commissione dovrà essere realizzato attraverso la Commissione stessa.
Signor Presidente in carica del Consiglio, ci ha parlato molto di progetti per il futuro - che cosa farà la Commissione, che farà la Presidenza a Lisbona, eccetera - ma ha fatto un annuncio preoccupante.
Ha dichiarato che a Lisbona si discuterà in merito ad uno sviluppo più dinamico e competitivo, il che potrebbe portare, almeno in parte, all' emarginazione sociale.
Non capisco come sia possibile trovare risposte partendo da simili idee.
Vorrei dunque sapere quali sono le posizioni della Presidenza portoghese rispetto alle istanze che propongono, ad esempio, le reti per la lotta contro la povertà e l' emarginazione, la ripartizione del lavoro e della sicurezza sociale, l' attuazione della politica fiscale, specie in merito al capitale speculativo, e la politica della ridistribuzione della ricchezza.
Desidero sapere se la Presidenza portoghese ha intenzione di fare qualcosa in proposito.
Deve rendersi conto, onorevole parlamentare, che la capacità effettiva di una Presidenza di invertire tendenze generali di carattere sociale o economico nell'arco dei suoi sei mesi di esercizio è realmente limitata.
Penso sia del tutto chiaro che la nostra capacità è inoltre legata a quella che è, grazie al diritto di iniziativa, la logica di intervento della Commissione.
Ho parlato del Consiglio europeo straordinario e dell'intenzione di realizzarlo espressa dal Portogallo; ne ho parlato in un'ottica futura, in quanto esistono due modi complementari di affrontare la questione dell'esclusione sociale: uno di essi è rappresentato dall'insieme di misure da adottare nell'immediato al fine di combatterne gli effetti concreti, il secondo è rappresentato dalla creazione di condizioni di competitività sul piano internazionale che ci permettano di migliorare il tessuto economico all'interno dell'Unione con conseguenze positive sui problemi dell'esclusione sociale.
Tuttavia, la Presidenza portoghese non dispone di ricette miracolose per rispondere in sei mesi a questioni che si protraggono da sempre.
C'è la disponibilità ad operare in queste aree, su proposta della Commissione, in tutti gli ambiti di competenza comunitaria e naturalmente è possibile - ed è nostro interesse - incentivare nel loro insieme le iniziative che verranno presentate, in particolare, da organizzazioni non governative, ma anche grazie al tradizionale coordinamento intergovernativo in questi settori.
Comunque si deve tener presente, onorevole parlamentare, che non è possibile operare in un'area di così grande impatto, dal punto di vista finanziario, solo e unicamente attraverso misure proposte da una Presidenza in carica per soli sei mesi.
Per questo motivo riteniamo che solo le misure previste nell'ambito di strategie a lungo termine - pur sapendo, è vero, che nel lungo periodo alcuni senzatetto potrebbero essere morti - ci permetteranno di varare politiche sostenibili a livello dell'Unione europea.
Ed è a queste strategie che cercheremo di contribuire nel miglior modo possibile durante il nostro semestre.
interrogazione n. 12, dell' onorevole (H-0801/99):
Oggetto: Presidenza portoghese e politica di sviluppo Intende il Presidente in carica del Consiglio fare una dichiarazione sulle priorità della Presidenza portoghese per quanto concerne la politica di sviluppo, la Convenzione di Lomé e il modo di affrontare le situazioni di carestia?
Vorrei ringraziare la Presidenza per la risposta esauriente fornita alla mia domanda, e in particolare il Ministro che è intervenuto in sede di commissione per lo sviluppo la scorsa settimana a Bruxelles illustrando la questione.
Vi sono tuttavia ancora alcuni problemi da risolvere.
Nel programma non sembra sia stato posto alcun accento sulla lotta contro l'AIDS.
La situazione dell'AIDS in Africa è diventata ormai grave al punto che muoiono più persone a causa di questa malattia che nei conflitti.
Spero che il Ministro dedichi un po' di tempo a questa particolare questione.
Negli Stati Uniti sono disponibili farmaci, ma il prezzo applicato non li rende accessibili ai popoli africani.
Vorrei chiedere al Ministro cosa sta facendo di preciso riguardo alla situazione che si sta sviluppando in Etiopia dove vi è la siccità, i raccolti non sono andati a buon fine e dove fra sei mesi ritorneremo inevitabilmente alla situazione che esisteva alcuni anni fa, caratterizzata dalla carestia e dalla morte di migliaia di persone.
Allo stesso tempo, è in corso una guerra fra Eritrea ed Etiopia e l'industria degli armamenti europea invia le proprie armi, dopo le quali manderemo il pane.
Onorevole parlamentare, innanzitutto vorrei le fosse chiaro che non sono d'accordo sull'interpretazione da lei data all'intervento del mio collega durante la riunione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione.
Non vedo alcuna contraddizione tra tali posizioni, anzi al contrario.
Non si può, all'interno del programma di una Presidenza - a meno che non si sia megalomani - fare una specie di inventario esaustivo di tutte le situazioni possibili e immaginabili riguardanti l'insieme delle grandi questioni che si pongono, in particolare nell'ambito delle relazioni esterne.
Come può immaginare, non sarebbe difficile.
Basterebbe prendere un glossario in materia di sviluppo e copiare tutte le voci, una dopo l'altra.
Ma siamo sufficientemente responsabili per renderci conto che dobbiamo sollevare solo le questioni che siamo in grado di gestire nel quadro della nostra Presidenza e all'interno di quella che è - ed è bene esserne sempre consapevoli - la capacità dei governi nell'ambito del Consiglio.
Dobbiamo renderci conto che ci sono limiti di gestione, in particolare per quanto riguarda i programmi indicativi nazionali.
Lei ha citato la questione dell'Etiopia - che si inserisce proprio nell'ambito di tali programmi nazionali -, ma ci sono, come lei ben sa, diverse azioni di lotta all'AIDS di carattere comunitario e, sotto questo aspetto lei ha ragione, onorevole parlamentare, probabilmente neanche gli Stati Uniti sapranno fare di meglio.
Peraltro in materia di aiuto allo sviluppo penso che l'Europa non abbia assolutamente nulla di cui preoccuparsi, per la semplice ragione che il nostro comportamento al riguardo non teme confronti con gli Stati Uniti.
La sua interrogazione nasce da una questione che tocca il problema degli armamenti. Si tratta di una questione di carattere politico più ampio che non mi pare rientri nell'ambito della presente interrogazione, ma che in futuro il Consiglio potrà eventualmente affrontare e decidere di collocare in un contesto specifico.
Il Consiglio è a conoscenza dei problemi sociali che provocano all'Ue le importazioni di prodotti alimentari dai paesi in via di sviluppo con prezzo inferiore a quello di produzione?
Che misure intende prendere la Presidenza?
Poiché l' autore non è presente, l' interrogazione n. 13 decade.
Ringrazio il Presidente in carica del Consiglio, nella cui persona do il mio personale benvenuto alla Presidenza portoghese.
Permettetemi di segnalare che egli è sempre molto eloquente ed edotto in materia di problematiche europee.
Purtroppo per me, però, non mi ha dato una risposta soddisfacente.
Visto che il Consiglio riconosce l' enorme importanza della cultura come bene economico, a mio avviso dovrebbe mettere in pratica i suoi propositi.
Temo sia solo pretestuosa la giustificazione del principio di sussidiarietà nel settore culturale, che quindi sarebbe una responsabilità dei governi nazionali.
La mia interrogazione, rimasta senza risposta, era la seguente: quando il Parlamento chiede più fondi per finanziare i programmi culturali dell' UE, perché il Consiglio e la Commissione li decurtano regolarmente e talvolta li azzerano?
Questa è in effetti una chiara dimostrazione del loro disinteresse nei confronti della cultura, malgrado il Consiglio si affretti ad assicurare di attribuirle una grande importanza.
Vorrei sapere se d' ora in poi il Consiglio è disposto a sostenere la cultura con lo stesso impegno con cui sovvenziona banane, luppolo, vacche e canapa indiana.
Onorevole parlamentare, noi non abbiamo un concetto economicistico della gestione della nostra Presidenza e pertanto, come ben comprenderà, attribuiamo la massima importanza alla dimensione culturale.
Ma tale dimensione culturale quasi sempre comporta un aspetto economicistico, rappresentato dall'insieme delle risorse che vengono messe a disposizione proprio per sostenere le azioni culturali.
Si tratta di un aspetto che non è possibile trascurare nell'ambito dell'Unione europea e, in particolare, del Consiglio.
Da parte nostra tenteremo di rafforzare e consolidare la posizione europea per quanto concerne i beni e i servizi culturali e le attività di tale settore, in quanto lo riteniamo uno degli elementi essenziali e specifici dell'identità e dell'immagine stessa dell'Unione.
Tale punto è collegato, e lo sarà anche in futuro, agli sviluppi nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Tale questione, come lei ben sa, ha avuto da parte nostra e del Consiglio la debita considerazione.
In particolare si è riusciti ad ottenere una formulazione, nel mandato conferito alla Commissione per il prossimo ciclo di negoziati nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio, che le riservasse una posizione preminente.
Vorrei tuttavia aggiungere, rispetto alla politica culturale e, in special modo, in materia di audiovisivi, che la Presidenza portoghese dedicherà molta attenzione all'approfondimento e all'arricchimento della politica europea dell' audiovisivo con l'adozione di un programma MEDIA-PLUS che possa rispondere, per così dire, alle grandi preoccupazioni europee.
Abbiamo anche intenzione di aprire un dibattito più innovativo sulla questione del patrimonio cinematografico europeo, che consideriamo uno degli strumenti più importanti nello sviluppo dell'identità culturale europea e dell'economia europea in materia di audiovisivi.
La Presidenza inoltre si concentrerà sulla discussione delle questioni connesse all'introduzione del sistema di televisione digitale in Europa, tema questo che sarà oggetto di una conferenza che la Presidenza portoghese organizzerà insieme alla Commissione nel febbraio del 2000.
Ma la cultura, onorevole parlamentare, nell'ambito dell'Unione europea è una questione troppo sovente legata alle agende delle Conferenze intergovernative.
Sia gli Stati membri che i deputati al Parlamento europeo che faranno parte del gruppo preparatorio potrebbero eventualmente suggerire di concordare l'inserimento della dimensione culturale in quella che viene definita la quinta cassa negoziale della prossima Conferenza intergovernativa.
Certo, se si trovasse un accordo nel quadro della Conferenza, la questione potrebbe essere portata avanti.
Resta da verificare se c'è o meno consenso al riguardo.
Poi si vedrà. Da parte nostra prenderemo nota dei suggerimenti in merito.
Signor Presidente, mi unisco agli altri deputati nel porgere al Portogallo i migliori auguri di successo per la Presidenza.
Prendo atto della sua dichiarazione secondo la quale questo particolare argomento non è compreso nell'ordine del giorno previsto per la prossima CIG, ma che se qualcuno lo desidera, verrà preso in considerazione.
Io e gli altri 35 deputati conservatori britannici lo desideriamo e vorremmo che lei ne tenesse conto.
Riconosco che è una questione provocatoria.
Il suo scopo è di provocare perché si tratta di un problema molto serio, vale a dire il fatto che alcuni paesi non considerano la legislazione dell' Unione europea con il rispetto che merita.
Dobbiamo trovare il modo di esercitare pressioni su tali paesi per consentirci di riavvicinarci ai nostri concittadini.
Non riesco a pensare ad un modo migliore per farlo, e lei?
La questione è di verificare se la dimensione europea sarà o meno rafforzata, in particolare attraverso la sua integrazione nei Trattati.
Come comprenderà, tale questione va esaminata a livello di Conferenza intergovernativa e la Presidenza portoghese potrà portarla avanti solo su autorizzazione di un Consiglio europeo straordinario, in quanto è un aspetto che si colloca al di fuori del quadro istituzionale all'interno del quale si realizzerà la prossima Conferenza intergovernativa.
Attualmente le Conferenze intergovernative costituiscono una specie di evento e possono anche essere considerate come una sorta di albero di Natale.
Pertanto non si può escludere che tali questioni ricorrenti, che passano di conferenza in conferenza, non tornino ad essere sollevate.
Si pone pertanto il problema di valutare se al momento c'è consenso nell'ambito dell'Unione europea sul fatto di includere tale questione, tenendo particolarmente presente che, se verrà inserito un tema del genere, altri simili andranno probabilmente ad aggiungersi all'agenda della Conferenza.
Lascio la parola all' onorevole Dimitrakopoulos per una mozione di procedura.
La prego di essere breve.
Signor Presidente, so che devo essere breve.
Ho apprezzato molto quanto ha detto il Presidente in carica del Consiglio Seixas da Costa a proposito dell' albero di Natale.
In Spagna l' usanza è di scrivere una lettera ai Re Magi.
Vorrei solo ricordargli che il Parlamento europeo ha già mandato una lettera ai Re Magi attraverso le sue relazioni.
Adesso sono la Presidenza e il Consiglio a dover portare i regali che abbiamo chiesto nella nostra lettera ai Re Magi.
Come sospettavo, non era esattamente una mozione di procedura, ma la conclusione del dibattito.
Ringraziamo il Presidente in carica del Consiglio Seixas da Costa: anche lui può scrivere una lettera ai Re Magi.
Dirò soltanto che la questione di carattere natalizio sollevata dall' onorevole parlamentare è della massima importanza.
Solo che, in questo caso, Babbo Natale ha chi lo comanda, quindi può distribuire regali solo se autorizzato da altri.
Non dipenderà dalla Presidenza portoghese distribuire i regali che tutti vorrebbero, in particolare quelli reclamati dal Parlamento europeo.
Dopo questo interessante scambio di opinioni, comunico che, in conformità del Regolamento, le interrogazioni dal n. 17 al 27 riceveranno risposta per iscritto.
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
Imposta sul capitale
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti interrogazioni orali:
B5-0004/2000, presentata dall' onorevole Désir e altri, al Consiglio, sulla posizione del Consiglio sull' idea di un' imposta sul capitale,
B5-0005/2000, presentata dall' onorevole Désir e altri, alla Commissione, sulla posizione della Commissione sull' idea di un' imposta sul capitale.
Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, tutti hanno avuto modo di valutare, in occasione della crisi asiatica del 1997, come dopo quella che aveva colpito il Messico nel 1995, o lo SME nel 1993, i danni che può causare all'economia di interi paesi la speculazione finanziaria, in particolare quella esercitata sulle valute.
Ogni giorno si scambiano da 1500 a 2000 miliardi di euro sui mercati finanziari, ossia, in tre o quattro giorni, l'equivalente di tutta la produzione annua mondiale, del PIL mondiale, che è pari a circa 6000 miliardi di euro.
In buona sostanza, gran parte di queste operazioni finanziarie è di carattere puramente speculativo senza alcun legame con scambi di merci o investimenti.
Lo spostamento erratico di queste notevoli masse di capitali può provocare nel giro di qualche ora l'affondamento di una moneta, dell'economia di un paese, e far precipitare tutta la sua popolazione nella recessione.
Di fronte a questa situazione, si è manifestato un ritorno di interesse per la proposta di James Tobin, premio Nobel per l'economia, di prevedere un'imposta sulle transazioni valutarie, con un tasso molto basso, in modo che non influisca sugli scambi di merci o sugli investimenti, ma operi come un granello di sabbia negli ingranaggi della speculazione, vale a dire che ponga un freno al moltiplicarsi delle operazioni a breve termine.
Vorrei farvi notare che questa proposta, che sembra suscitare tanta apprensione fra alcuni, riguarderebbe l'imposta più bassa del mondo, la più bassa di tutta la storia della fiscalità mondiale, ma sarebbe anche una riconquista degli spazi confiscati alla democrazia dalla sfera finanziaria.
Uno dei motivi del successo della proposta in questione, nonché delle campagne di ONG quali ATTAC, SOLIDAR o altre, che l'hanno divulgata, dipende anche dal fatto che essa renderebbe disponibili risorse che potrebbero essere destinate a programmi di sviluppo nei paesi più poveri, nei settori quali l'istruzione o la sanità, oltre che dal suo carattere di ridistribuzione in un mondo in cui vi è sempre più ricchezza e sempre più poveri.
Diverse personalità ed istituzioni hanno preso posizione a favore di tale imposta, come il Presidente del Brasile, Fernando Cardoso, il governo della Finlandia, il parlamento canadese lo scorso marzo, ma anche Lionel Jospin nel 1995.
La questione è stata discussa in diversi parlamenti nazionali dell'Unione europea.
La risposta è stata spesso che essa non può essere trattata solo a livello nazionale e che l'ambito giusto per affrontarla è quello dell'Unione europea.
Da qui deriva l'interrogazione orale al Consiglio e alla Commissione che abbiamo presentato insieme ad altri 37 deputati.

Sono soddisfatto della proposta di risoluzione di compromesso, alla quale siamo giunti con il gruppo GUE, il gruppo dei Verdi, il gruppo liberale ed il PSE, che chiede alla Commissione di presentare al Parlamento entro sei mesi una relazione sulla fattibilità di un'imposta del genere ed anche di esaminare le pressioni e sanzioni finanziarie applicabili contro i paesi che incoraggiano l'evasione fiscale o ospitano paradisi fiscali.
Spesso si obietta infatti che quest'imposta verrebbe aggirata, ma questo si sarebbe potuto dire per tutte le imposte e, se ci si fosse fermati a quest'argomento, non se ne sarebbe creata alcuna.
La proposta di risoluzione chiede inoltre che, prima della prossima assemblea annuale dell'FMI, venga presentato un documento elaborato da Commissione e Consiglio che delinei una posizione comune.
Credo che l'Unione europea debba prendere l'iniziativa, e proporla quindi al G7, conformemente alla richiesta contenuta nella proposta di risoluzione, perché si tratta innanzitutto di una questione politica.
Se l'Unione prende l'iniziativa, si avrà un effetto trascinante perché il dibattito ha luogo ovunque, anche negli Stati Uniti ed in Giappone, e perché in tutto il mondo si esprime in maniera sempre più forte un'aspirazione a far sì che il mondo venga diretto non dagli speculatori, ma dai cittadini, dai loro parlamenti, dai loro governi, dalle loro istituzioni democratiche.
Credo che l'Europa debba svolgere un ruolo in questa nuova regolamentazione mondiale e sono molto lieto del fatto che oggi, con questa discussione e la nostra proposta di risoluzione, la questione sia all'ordine del giorno della costruzione europea.
Signora Presidente, non ho molte anticipazioni da fare al riguardo.
Il Consiglio finora non ha discusso la possibilità di introdurre una tassa sui movimenti di capitali, come suggerito dal professor Tobin.
Si tratta di un'iniziativa nuova, di cui sappiamo che ha trovato accoglienza in diversi settori a livello mondiale e in vari ambiti politici europei, ma è una questione sulla quale non vi è stata fino ad oggi alcuna proposta o iniziativa da parte della Commissione.
Poiché è di competenza della Commissione assumere qualsivoglia iniziativa, il Consiglio fino a quel momento non potrà prendere posizione in materia.
Signora Presidente, la base imponibile della tassa Tobin dovrebbero essere le operazioni di cambio a brevissimo termine.
Tali operazioni, così si argomenta, sarebbero ben poco legate alle variabili economiche fondamentali, come ha testé evidenziato l' onorevole Désir.
I sostenitori della proposta, come lo stesso onorevole Désir, ritengono dunque che un' applicazione internazionale della tassa Tobin porterebbe, in linea di principio, ad una riduzione delle operazioni speculative e, quindi, della volubilità dei corsi di cambio, con conseguente aumento della ricchezza economica.
Considerato il volume notevole dei flussi finanziari a breve termine, persino una tassa Tobin dal valore nominale molto basso sarebbe sufficiente per produrre un gettito fiscale di una certa entità.
In realtà, il motivo che stava alla base del crescente interesse per la tassa Tobin e per altre fonti finanziarie internazionali diffusosi alla metà degli anni novanta non era affatto di natura economica; derivava, piuttosto, dalla potenziale capacità di quel tipo di tassazione di produrre un gettito da destinare al finanziamento di programmi pubblici internazionali, e ciò in un periodo in cui, da un lato, la richiesta di fondi da usare per quello scopo era in rapido aumento e, dall' altro lato, le possibilità di ottenere finanziamenti diventavano sempre più scarse.
Di recente la Commissione ha constatato la presenza di un rinnovato interesse per una forma di tassazione globale come la tassa Tobin, da impiegare come strumento per realizzare una sorta di "globalizzazione socialmente responsabile" .
Anche l' onorevole Désir ha menzionato il diffuso e crescente interesse in tal senso.
Ma se la tassa Tobin, alla fine, sarà introdotta per evitare manovre contro una determinata valuta, potrebbe non solo rivelarsi inefficace ma persino nuocere al mercato finanziario nazionale.
A lungo termine, è addirittura possibile che l' applicazione della tassa ad un gran numero di fondi venga evitata semplicemente trasferendo le operazioni sui corsi di cambio in centri finanziari off-shore.
In tal caso, l' introduzione della tassa causerebbe una perdita netta della ricchezza economica totale.
Pertanto, la tassa Tobin può funzionare soltanto se c' è un numero sufficiente di paesi industrializzati disposti ad applicarla.
Infine, anche se la tassa è stata pensata per porre un freno alle speculazioni sulle valute, resta comunque il rischio che essa vada a colpire anche flussi non speculativi, e di certo non è questo il suo scopo.
Per i motivi citati, non vedo alcuna ragione per introdurre una tassa Tobin a livello europeo.
In ogni caso, la Commissione è contraria a qualsiasi tentativo di limitare i movimenti di capitale nell' Unione europea.
Inoltre, nella misura in cui questo provvedimento potrebbe essere considerato come un' indiretta limitazione dei flussi di capitale, esso costituirebbe una violazione dei Trattati di Roma.
Un approccio giusto al problema della speculazione consiste, a mio giudizio, nell' eliminare le vere cause dei disordini finanziari, non nel tentativo di sopprimerne soltanto i sintomi introducendo ostacoli al funzionamento dei mercati.
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ricostruire in breve la procedura e la tattica ideologica che hanno portato a questa interrogazione orale, anche perché so quanti socialdemocratici in Parlamento, e non soltanto gli esperti in materia di politica economica e finanziaria, condividano la nostra critica.
Conosciamo il problema. Si tratta dell' instabilità sui mercati causata da speculazioni.
Tuttavia si dovrebbe ricordare a coloro che hanno presentato l' interrogazione orale che - come ha spiegato in modo incisivo il Commissario - non ogni forma di instabilità è conseguenza di speculazioni.
La Tobin tax non avrebbe potuto evitare le crisi a livello di SEE nel 1992 e 1993 né la crisi monetaria nel Sudest asiatico del 1997.
Gli autori dell' interrogazione orale non ipotizzano alcuna soluzione, ma chiedono un nuovo tributo, più burocrazia e un provvedimento contrario ai meccanismi di mercato. Essi propongono in Aula una valutazione intergroup escludendo la commissione parlamentare competente, in contrasto con diverse decisioni del Parlamento.
Tale interrogazione, lo dico senza mezzi termini, è motivata a mio avviso da ragioni ideologiche e non mira a trovare soluzioni.
Credo che si tratti della strada sbagliata.
Perché rifiutiamo la Tobin tax e la consideriamo con tanto sospetto?
Primo, come ha già affermato il Commissario, perché rappresenta un forte onere per i mercati di capitali.
Anche una tassazione minima comporterebbe pesanti ripercussioni sui mercati di capitali, poiché una simile tassa sulle speculazioni ridurrebbe in misura considerevole la redditività degli investimenti.
Inoltre una misura del genere comprometterebbe fortemente lo sviluppo dei mercati finanziari, contrastando il principio della libera circolazione dei capitali che rappresenta uno nei nuclei centrali del mercato interno.
Secondo, il capitale investito a fini di speculazione è difficile da identificare.
Terzo, le misure fiscali possono essere aggirate con facilità, se non vengono introdotte con lo stesso sistema in tutti i paesi, perché rimangono aperte troppe scappatoie.
Quarto, tale misura è di difficile applicazione dal punto di vista tecnico e comporta un elevato grado di burocrazia e di oneri amministrativi con l' impossibilità di un controllo efficace.
Il provvedimento che dovremmo adottare è una parte della risoluzione oggi in esame.

Si tratta di rafforzare la vigilanza bancaria, di chiarire la responsabilità per le transazioni, di creare un quadro normativo a livello internazionale, di valutare le leggi nazionali al fine di verificare se sono conformi alle regole del comitato di Basilea e di comprendere come queste ultime possano essere maggiormente diffuse.
In merito alla presente risoluzione, nutro un forte dubbio su un punto fondamentale che non possiamo accettare in questa forma.
Mi riferisco al paragrafo 9.
Dall' intervento del Commissario deduciamo che l' esame della Commissione si concluderà con un rifiuto della Tobin tax.
Se tale valutazione, l' attuale dibattito e le argomentazioni proposte sono del tenore che è emerso e che io condivido, anche il fatto che la Commissione se ne occupi per altri sei mesi con la conseguente insicurezza che si ripercuoterà sui mercati finanziari e di capitali rappresenta una mancanza di responsabilità.
Il mercato di capitali non ha bisogno di insicurezza, bensì necessita di chiarezza. Pertanto respingiamo il paragrafo 9 e chiediamo una votazione separata.
Signora Presidente, il dibattito in merito alla tassazione delle transazioni finanziarie a breve termine non rappresenta una novità.
Sono vent' anni che discutiamo della proposta di introdurre la Tobin tax e ciononostante la questione rimane attuale, poiché occorrono risposte concrete e oneste sulla base di studi accurati.
Dobbiamo conoscere l' efficacia e l' applicabilità reale di una tassa sulle transazioni finanziarie a breve termine.
La portata della questione oggi è cambiata, dal momento che ogni giorno nel corso delle 24 ore nel mondo si muovono 1500 miliardi di dollari alla ricerca di investimenti vantaggiosi, di cui al massimo il 3 percento è legato all' economia reale.
Ci preoccupiamo della stabilità dei mercati finanziari non intesi come fine a se stessi, ma perché ne va della stessa crescita, degli investimenti e dei posti di lavoro all' interno dell' Unione europea.
Al riguardo dobbiamo chiederci quali strumenti abbiamo a disposizione al fine di creare un ordinamento di qualche tipo che finora manca.
Abbiamo contribuito in tutti i modi alla liberalizzazione delle transazioni finanziarie senza istituire finora un quadro normativo efficace, e ne abbiamo avuto l' amara dimostrazione con gli effetti delle crisi in Asia e in America latina.
Pertanto è ora di pensare, da un lato, a norme di sorveglianza e, dall' altro, alla trasparenza dei mercati finanziari e delle loro informazioni.
E' importante sapere chi siano gli operatori e di quale solvibilità dispongano.
Dobbiamo inoltre chiederci se non sia necessaria una giustizia fiscale.
In un' epoca in cui il carico fiscale del fattore lavoro aumenta a livello europeo ed internazionale, dobbiamo individuare forme di tassazione efficace dei capitali e porci il problema della tassazione delle transazioni finanziarie a breve termine.
Ritengo necessario che la Commissione presenti una relazione accurata con le sue conclusioni, al fine di valutare a livello di Parlamento europeo se non sia importante operare per raggiungere una forma di solidarietà internazionale che coinvolga l' Unione europea, gli Stati Uniti e il Giappone, in modo da garantire maggiore stabilità e sicurezza sui mercati finanziari.
E' questo l' intento alla base dell' interrogazione orale e in Parlamento, con le relazioni nel quadro della procedura ordinaria, dobbiamo elaborare nelle commissioni competenti e nelle discussioni plenarie una proposta equilibrata e orientata al futuro.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, devo manifestare la mia sorpresa per questa discussione sui flussi internazionali di capitali e sulla loro possibile imposizione fiscale che, sebbene il testo non lo menzioni, sembra un tentativo di risollevare, come si è fatto nell'introduzione, la questione della tassa proposta alcuni anni fa dal professor Tobin, a cui il nostro gruppo si oppose in modo chiaro e deciso nella legislatura passata, con una serie di argomenti esposti con chiarezza e coerenza dal nostro presidente, l'onorevole Cox.
Argomenti che, modestamente, dovrò ripetere in questo intervento, perché il tema è lo stesso.
Noi non siamo d'accordo su questo tipo di tassazione perché la sua applicazione, qualora venisse attuata, non servirebbe agli obiettivi a suo tempo illustrati dall'onorevole Tobin e che la sinistra dell'Assemblea sembra voler rivangare.
In primo luogo, niente prova che la tassazione del flusso internazionale di capitali possa ridurre i pericoli di volatilità o di instabilità sui mercati internazionali.
Al contrario, dato che sicuramente non tutti i paesi l'accetterebbero, apriremmo la strada alla speculazione e alla frode e questo sì produrrebbe volatilità, instabilità, insicurezza, opacità e concorrenza sleale nell'ambito dei servizi finanziari che operano a livello internazionale.
Inoltre, l'idea di ottenere risorse da convogliare verso i paesi economicamente più deboli presenta una complessità tale, se si pensa alla sua applicazione pratica, da renderla semplicemente impossibile.
Onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte a una falsa discussione che non ha altro scopo se non quello di servire un obiettivo politico, ma senza alcun fondamento né attuabilità tecnica.
Inoltre - visto che siamo al Parlamento europeo - se non abbiamo ancora raggiunto un minimo accordo sul pacchetto di misure fiscali proposto dalla Commissione all'interno dell'Unione europea, come possiamo pretendere di riuscire a raggiungere un accordo fiscale a livello internazionale?
Suppongo che la prima cosa che ci diranno sarà: vediamo se siete capaci di raggiungere un accordo fiscale all'interno dell'Unione!
In ogni caso, onorevoli colleghi, il gruppo liberale non ha voluto chiudere le porte a una nuova analisi della materia e quindi nella proposta di risoluzione comune abbiamo accettato che si esegua uno studio sulla possibilità e la convenienza di applicare questa imposizione fiscale a determinati aspetti dei flussi internazionali di capitali.
Sono sicuro che questo studio - se verrà realizzato in modo obiettivo, con la necessaria conoscenza dei mercati finanziari e dei loro meccanismi a livello internazionale - dimostrerà che non è conveniente né possibile, non solo nella sua applicazione, ma neppure come mezzo per raggiungere gli obiettivi che si propone.
La globalizzazione in sé è positiva.
L'economia non era mai cresciuta tanto né aveva recato vantaggi a così tanti paesi a livello globale.
Questo è dovuto alla progressiva apertura e alla maggior libertà di scambio di beni e servizi a livello internazionale e anche ad una maggior capacità di creare flussi adeguati di capitali.
Chiunque analizzi lo sviluppo economico degli ultimi anni, se sarà obiettivo, dovrà ammetterlo perché le cifre non hanno colore né orientamento politico.
Noi - come ho detto - non ci opponiamo alla realizzazione di questo studio.
Appoggeremo la risoluzione di compromesso che lo prevede, insistendo però sul fatto che, come risulta anche dal testo del documento, è proprio attraverso la liberalizzazione e l'apertura internazionale che si ottiene il progresso economico, sia a livello degli Stati che a livello generale.
Signora Presidente, signor Commissario, penso che il problema non sia tanto di ideologizzare la discussione, quanto di fare politica.
Credo che si debba ricordare, come ha detto la onorevole Randzio-Plath, che il motivo per cui alcuni parlamentari vogliono ritornare sulla questione è legato alle ultime crisi finanziarie internazionali ed alle loro conseguenze economiche, sociali ed ambientali, che sono ben note in alcuni paesi.
L'obiettivo prioritario di questa riflessione è analizzare gli strumenti di cui la comunità internazionale può disporre per stabilizzare il sistema monetario e finanziario internazionale.
Da questo punto di vista, Commissario Bolkestein, la questione della tassa Tobin non è isolata nella proposta di risoluzione.
Se la legge con attenzione, la proposta di imposta sui flussi di capitale costituisce uno strumento fra altri per cercare di obbligare gli investitori internazionali a comportarsi in maniera responsabile sui mercati finanziari.
Secondo, nella risoluzione non si dice che vogliamo un'iniziativa su una base esclusivamente europea.
Per questo motivo facciamo esplicitamente riferimento alla riunione d'autunno del Fondo monetario internazionale affinché l'Unione europea, vale a dire la Commissione, ma anche il Consiglio, prendano posizione in materia difendendo l'opportunità di stabilizzare il sistema finanziario e monetario internazionale e di introdurre una fiscalità internazionale.
Non vorrei che si creasse confusione nella discussione.
Noi ecologisti non auspichiamo una risoluzione alibi.
Si tratta non di aggiungere uno studio alle decine di altri già realizzati - quello della Commissione sarebbe forse interessante -, ma di ottenere dalla Commissione e dal Consiglio, vale a dire da ciascuno degli organi direttivi che compongono l'Unione, un atteggiamento politico chiaro, positivo o negativo che sia, sulla questione di sapere se sono disposti a difendere nelle sedi pubbliche competenti, ossia il Fondo monetario internazionale in primo luogo, l'opportunità di una tale imposta fra altri strumenti necessari per la stabilità del sistema monetario internazionale.
Quanto all'argomento secondo il quale quest'iniziativa rafforzerà l'incertezza, che io sappia i movimenti di capitale a brevissimo termine hanno proprio la funzione di giocare sull'incertezza e di scommettere sull'andamento dei rapporti fra monete o investimenti finanziari nel breve periodo.
Quest'argomento non mi sembra quindi pertinente.
Non mi addentrerò ulteriormente nel merito della questione. Credo che ognuno abbia le proprie argomentazioni.
Vorrei tuttavia attirare la vostra attenzione non solo sul paragrafo 9 della risoluzione, ma anche sul paragrafo 10.
Ciò che ci aspettiamo è una presa di posizione politica con una scadenza molto chiara, la preparazione della riunione d'autunno del Fondo monetario internazionale, e chiediamo quindi, se la risoluzione verrà votata domani in seduta plenaria, che Commissione e Consiglio si presentino dinanzi al Parlamento per dirci quali posizioni difenderanno in quell'occasione.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di cui faccio parte si rallegra vivamente che questa discussione abbia luogo oggi, tanto più che per giungere a tale risultato non abbiamo risparmiato gli sforzi, unitamente a colleghi di altri gruppi.
Com'è ovvio non abbiamo, gli uni e gli altri, lo stesso approccio e credo che la discussione e le proposte di risoluzione da noi presentate all'inizio ne siano la prova.
Detto questo, per quanto ci riguarda non siamo indifferenti al passo avanti costituito dalla risoluzione di compromesso, che invita la Commissione a presentare una relazione entro sei mesi.
Il Parlamento europeo, pensiamo, può anche svolgere un ruolo prendendo l'iniziativa, fosse anche timidamente, sull'argomento, anche se è chiaro - e sono d'accordo con l'oratore che mi ha preceduto - che, se il paragrafo 9 venisse rimesso in discussione, la risoluzione perderebbe di significato.
La discussione tocca infatti una questione vitale che i cittadini pongono sempre più in risalto in maniera legittima: quale posto attribuire rispettivamente all'uomo ed alla sfera finanziaria nell'economia di oggi? 1800 miliardi di dollari è il volume monetario che ogni giorno transita sui mercati dei cambi nel mondo, il che rappresenta più di un quarto del volume mondiale annuo degli scambi reali di beni e servizi.
Ponendo la finanza al primo posto, tale movimento ha rafforzato le esigenze di redditività ed inasprito ovunque le condizioni di gestione.
In quest'ottica si collocano fusioni, acquisizioni, ristrutturazioni aziendali, la raccolta di enormi risorse sui mercati finanziari che continua a crescere.
La disoccupazione e la pressione sui lavoratori del mondo intero tendono ad accentuarsi.
I mercati e la crescita reale sono ostacolati.
L'afflusso o il ritiro brutale di capitali speculativi minaccia le economie di numerosi paesi, fino all'affondamento, come è accaduto in Asia, in Russia o in Brasile.
Di fronte a questa mondializzazione neoliberale, sotto il dominio dei mercati finanziari, cresce l'esigenza, testimoniata dalla nostra richiesta, di un'altra idea del mondo secondo la quale la legge comune sarebbe quella dettata dal dovere di solidarietà in un mondo sempre più interdipendente.
Nessuno può ignorare la sfida di civiltà costituita dalla mancanza di quasi un miliardo di posti di lavoro. La necessità di consentire sforzi senza precedenti in materia di sviluppo, di accesso alle conoscenze.
A questo proposito, tutte le idee meritano di essere prese in considerazione e pensiamo che quella della tassa Tobin costituisca una proposta importante, come altre forme di transazioni ipotizzabili.
L'imposta in questione può contribuire a frenare la speculazione, senza penalizzare le attività dell'economia reale, e consentirebbe di rendere disponibili nuove risorse per gli investimenti in risorse umane e ciò nel momento in cui il PSNU valuta a 40 miliardi di dollari all'anno la somma necessaria per sradicare la povertà, consentire l'accesso di tutti all'acqua potabile, soddisfare le esigenze sanitarie.
Nel momento in cui è stata avviata a livello planetario la discussione sulla capacità o meno che la politica ha di influire sulla sfera economica, l'istituzione di quest'imposta potrebbe diventare uno dei simboli della volontà politica di riconquista degli spazi democratici confiscati dagli operatori finanziari internazionali.
Vorrei rispondere al Commissario che diceva che per giungere a questo risultato è necessario un numero minimo di paesi industriali.
Mi sembra che l'Unione europea sia costituita da un congruo numero di paesi industriali e penso, come l'onorevole Désir e diversi altri deputati intervenuti, che l'Unione europea da noi formata possa prendere l'iniziativa in merito.
In ogni caso, credo che il Parlamento europeo sarebbe onorato di fare eco alla volontà dei cittadini di controllare il mondo nel senso di un benessere per tutti.
Signora Presidente, anch'io mi rallegro dello svolgimento di questa discussione attesa da troppo tempo.
Sappiamo bene infatti che ogni generazione, col passare del tempo, si è affidata ciecamente a ciò che si potrebbe definire un'ideologia dominante, vale a dire una serie di pregiudizi accettati in quanto tali dal conformismo generale e che, tuttavia, finiscono col rivelare alle generazioni successive quanto fossero carichi di drammi.
Il libero scambio e la costante esaltazione della mondializzazione costituiscono, a nostro giudizio, l'ideologia dominante di oggi, vale a dire il grave errore di questa fine secolo, pericolosa tanto quanto lo fu un tempo l'ideologia della dittatura del proletariato nei corridoi del Cremlino o, ancor prima, la certezza eretta a dogma secondo la quale la terra era piatta.
Il mondo in cui viviamo è oggi dominato da un'unica logica, stavo per dire da un unico dio, quella che pone in primo piano l'opera del denaro e non quella dell'uomo.
Con un volume di scambi di beni e servizi che ammonta a 36 000 miliardi di franchi, vale a dire il prodotto di soli quattro giorni di speculazione, la sfera finanziaria non deve più molto all'attività produttiva degli individui.
Essa si autoalimenta in un processo che nega continuamente, ovunque, l'umanità dell'uomo, dei ricchi come dei poveri, anche se sono questi ultimi che, in fin dei conti, si trovano esclusi dalla maggior parte dei centri di decisione del pianeta, i quali sono accaparrati da esigue minoranze, quelle che Jean-Pierre Chevènement ha recentemente definito molto giustamente: "le élite mondializzate".
Era naturale che tali élite escludessero qualsiasi preoccupazione politica dal loro campo d'azione, mettendosi così al riparo dal benché minimo controllo democratico e arrivando ad essere in definitiva illegittime ed irresponsabili.
Tuttavia i popoli resistono, come dimostra la loro reazione durante l'ineffabile Vertice di Seattle, dove i responsabili del pianeta sono accorsi servilmente - Commissione europea in testa, purtroppo - sperando che la loro docilità ai piedi del padrone del mondo, il Presidente Clinton, sarebbe bastata ad assicurare loro la razione che spetta ai domestici.
Non hanno tenuto conto della salutare reazione dei più umili - singoli individui o Stati -, reazione più organizzata di quanto si sia detto peraltro, in particolare in Francia grazie alla straordinaria rete ATTAC che si adopera con una risonanza sempre maggiore a favore della limitazione del libero scambio in generale e, in particolare, della tassazione delle transazioni finanziarie internazionali.
La creazione di un'imposta, come quella proposta da Tobin o del tipo più realistico suggerito dal professor Lauré, si rivelerebbe politicamente opportuna, almeno per la carica simbolica, aldilà della bassa percentuale eventualmente fissata, nel senso che significherebbe innanzitutto che la politica rimette piede in un settore da cui l'hanno esclusa gli operatori i cui profitti sono proporzionali al grado di abdicazione degli Stati.
Signora Presidente, nonostante parte degli obiettivi della Tobin tax siano sicuramente degni di essere appoggiati, per i mercati valutari europei la sua introduzione nel solo territorio dell'Ue si tradurrebbe in una catastrofe.
Se tutti gli altri mercati finanziari internazionali non adottassero la Tobin tax, in Europa si assisterebbe ad una vera e propria fuga delle operazioni valutarie verso i suddetti mercati.
Ciò è stato ribadito diverse volte durante il dibattito.
Non basta che tutti i paesi industrializzati introducano questa tassa, in quanto le operazioni valutarie verrebbero trasferite in paesi terzi non interessati da questo regime fiscale.
Ecco perché l'applicazione dovrebbe avere un carattere universale e non solo da parte dei paesi del G7 o da quelli industrializzati.
L'entrata in vigore simultanea ed universale di questa tassa rappresenta comunque un obiettivo estremamente difficile da raggiungere e non ci credo affatto. Secondo me si dovrebbe seppellire per sempre l'idea dell'adozione della Tobin tax.
Inoltre, anche se si riuscisse a trovare il consenso internazionale sulla sua introduzione, rimarrebbe aperta la questione relativa alla distribuzione dei proventi di questa tassa.
I principali centri finanziari mondiali sarebbero ben lungi dal devolvere i proventi della Tobin tax per finanziare interventi umanitari e benefici dell'ONU, senza poter trarre alcun vantaggio tangibile.
Per quanto concerne la funzione della Tobin tax di prevenire le future crisi valutarie, bisogna ricordare che questa non eliminerebbe le cause della sopravvalutazione.
Ecco perché, così come ha affermato l'onorevole Karas, si dovrebbe affidare questo incarico agli organi politici responsabili della sopravvalutazione di determinate valute rispetto al loro valore reale; altresì, previa l'adozione di misure di controllo per le importazioni e le esportazioni valutarie.
Diversamente ciò non sarebbe realizzabile. Nonostante l'apparente saggezza della Tobin tax, questa nasconde diversi ostacoli e, personalmente, penso che sarà difficile trovare un accordo sulla sua introduzione.
Bisogna ricordare che oggi il denaro è soprattutto informazione e che in futuro l'economia mondiale si baserà sempre più su di essa e sulle risorse umane.
Ecco perché il flusso ininterrotto di capitali tra i centri finanziari mondiali non ha solo un mero carattere speculativo senza alcun legame con l'economia reale.
Se con strumenti fiscali tipo la Tobin tax si cercherà di influenzare questo meccanismo di feed-back, che offre agli operatori la libertà di scelta, le conseguenze economiche avrebbero un prezzo estremamente elevato e superiore ai proventi che potrebbero essere ottenuti con la tassa.
Detto questo, ribadisco ciò che ha affermato giustamente l'onorevole Karas, e cioè che il nostro gruppo si oppone decisamente all'adozione della Tobin tax.
Signora Presidente, parlo in qualità di sostenitore di un'imposta sui movimenti speculativi di capitali attraverso le frontiere valutarie.
Mi sembra del tutto lapalissiano che sia necessario intervenire.
Negli ultimi 30 anni il volume delle transazioni valutarie è aumentato di 83 volte: innanzitutto, le riserve globali totali di tutte le banche centrali ammontano a malapena al valore delle operazioni effettuate in un solo giorno sul mercato dei cambi; secondo, lo scambio globale annuo di beni e servizi reali equivale ad appena tre giorni e mezzo su 350 di attività dei mercati dei cambi, vale a dire che l'1 percento dei movimenti di capitale servono allo scambio di beni e servizi ed il 99 percento sono destinati alla speculazione.
Le dimensioni, l'imprevedibilità e l'irrazionalità dei mercati globali dei cambi hanno reso sempre più difficile gestire le economie nazionali e regionali.
I programmi di compravendita gestiti tramite computer hanno trasformato un bip qualsiasi in una valanga, che ha travolto posti di lavoro, vite ed imprese in tutto il mondo.
Gli unici argomenti a sfavore sono: primo, l'imposta metterebbe a repentaglio l'efficienza del mercato dei cambi - un po' fantasioso alla luce delle follie speculative che abbiamo visto distruggere posti di lavoro in tutto il mondo, nell'est asiatico, in Europa ed in America latina.
Chirac ha descritto le persone dedite a questo tipo di operazioni il virus dell'AIDS dell'economia mondiale.
E' necessario gettare un po' di sabbia negli ingranaggi di speculatori valutari, agenti di Borsa ed operatori finanziari.
E' ovvio che ciò non si possa fare in un solo paese, né nell'ambito di un'unica zona valutaria, ma si potrebbe fare a livello internazionale con una cooperazione globale.
A mio avviso, l'Europa, il Giappone e gli Stati Uniti, che rappresentano l'euro, lo yen ed il dollaro, costituirebbero tale gruppo.
Sono deluso dal PPE.
Pensavo che avessero almeno letto la risoluzione sulla quale avrebbero votato.
Sono favorevole all'imposta, ma non è su questo che voteremo domani.
Voteremo invece sulla richiesta da rivolgere alla Commissione di studiare la questione, di valutare quali azioni e quali condizioni sarebbero necessarie per l'introduzione di tale imposta.
Posso anche comprendere che il Commissario non abbia sostenuto l'imposta, ma non riesco a capire il motivo per cui non abbia avuto il coraggio di accogliere con soddisfazione l'opportunità di dimostrare la verità della sua posizione con uno studio della questione.
Non esiste nulla di più chiuso di una mente chiusa.
L'imposta gode del sostegno del 47 percento della popolazione nel Regno Unito, secondo un recente sondaggio condotto da War on Want.
In Francia ha avuto un'enorme risonanza, in particolare in relazione alla richiesta di utilizzare gli introiti per aiutare il Terzo mondo ad uscire dall'indebitamento e dalla povertà.
Questo problema non può più essere ignorato da Parlamento, Consiglio e Commissione.
Esiste ora una schiacciante maggioranza dell'opinione pubblica che chiede una risposta un po' più complessa che non: "Non è mai stato fatto prima".
Nel nuovo millennio, con nuovi problemi globali che richiedono soluzioni globali, devono fornirci buoni argomenti a giustificazione del perché non si può fare ora invece del perché non è stato fatto in passato.
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, una risoluzione politica di compromesso sull'utilità di un'imposta sui flussi finanziari internazionali costituirebbe un primo passo verso l'indispensabile revisione di diverse regole internazionali.
A questo proposito vorrei ricordare due o tre cose.
Una delle principali richieste dei manifestanti a Seattle era giustamente l'istituzione di questo tipo di imposta, e non è un caso.
Proporla oggi costituisce un segnale forte dei paesi europei ricchi che dimostra la loro volontà di uscire dal proprio egoismo, signor Commissario.
Agli occhi di tutti, tale imposta solidale è una misura positiva che non impedisce gli scambi commerciali, ma colpisce innanzitutto la speculazione ed i suoi effetti perversi, onorevoli colleghi della destra.
Ciò simboleggia la necessità di solidarietà con i paesi del sud, in particolare quelli dell'Africa, dei Caraibi, del Pacifico, che ci hanno ampiamente apostrofati a questo proposito a Seattle.
Per raggiungere pienamente il suo obiettivo, la ridistribuzione della massa monetaria resa disponibile da tale imposta deve essere assolutamente destinata ai paesi più poveri.
In questo modo diamo un senso sia alla moralizzazione delle regole commerciali, sia alla solidarietà con i popoli del sud.
Signora Presidente, non è sufficiente ribadire in continuazione le cifre già citate da molti deputati; occorre piuttosto ricordare, signor Commissario, che nell' 80 percento di questi immani movimenti valutari quotidiani l'impegno di capitale ha durata non superiore ad otto giorni.
Non si può tollerare che investimenti e creazione di posti di lavoro siano meno vantaggiosi delle transazioni valutarie e azionarie a breve termine.
Non si può acconsentire alla distruzione delle possibilità di gestione politica, né ad un aumento irrefrenabile dei profitti provenienti da attività non legate all' economia reale.
In Germania, da quando Tobin ha elaborato la sua idea, i guadagni derivanti da patrimoni finanziari sono aumentati passando dal 7,6 percento a quasi il doppio rispetto al reddito nazionale complessivo.
Non si può tollerare che i paesi più poveri del mondo siano i più esposti alle speculazioni sulle oscillazioni dei cambi a breve termine.
Non credo neanche che una soluzione sia impraticabile.
Perché non dovrebbe essere possibile un accordo da parte degli Stati del G7, degli altri paesi dell' Unione europea, di Cina, Singapore e Svizzera in merito all' introduzione della Tobin tax?
Dovrebbe esistere un interesse economico generale.
Perché non potrebbero diventare oggetto di tale tassa - in modo differenziato - le transazioni mirate ad uno scambio valutario immediato, tutte le cosiddette operazioni in contanti, le operazioni di cambio a termine o quelle con opzione?
Ritengo che sia possibile stabilire l' aliquota della tassa in modo da non compromettere gli investimenti a lungo termine necessari sotto il profilo economico e rendere svantaggiose le operazioni a fini speculativi e a breve termine.
Emergeranno certo molte questioni difficili, tuttavia l' unico grande ostacolo che individuo finora è la volontà politica, nonché il principio di San Floriano, ribadito anche oggi, che consiste nel palleggiarsi la responsabilità.
Signora Presidente, non chiediamo più burocrazia, come l'onorevole Karas ha detto alcuni minuti fa.
Cerchiamo soluzioni.
E' ovvio che i mercati dei capitali hanno bisogno di chiarezza - questa è in effetti l'idea.
La tassa Tobin farà un po' di luce su una questione molto oscura.
"Più progressi si compiono verso la liberalizzazione degli scambi commerciali, più le regole sono necessarie", come il Commissario Lamy ha detto durante il Millennium Round a Seattle.
Egli ha riconosciuto che l'impatto combinato del mercato unico e della moneta unica che caratterizza il processo di costruzione dell'Unione europea è strettamente legato ad una mole gigantesca di nuove norme.
Ora che i finanziamenti sono prontamente disponibili attraverso i confini nazionali senza alcuna difficoltà è ovvio che sarà assolutamente necessario lo stesso approccio, tanto più se si considera che un'enorme quantità di risorse finanziarie viene impiegata ogni giorno nelle transazioni speculative.
Noi cittadini del mondo non possiamo tollerare i livelli di speculazione attuali.
Continuare su questa strada sarebbe un suicidio economico.
Onorevoli colleghi, signor Commissario, si sente dire spesso che l' Europa ha raggiunto la stabilità in campo finanziario, il che corrisponde a verità soltanto per il settore pubblico.
Se guardiamo al settore privato, possiamo constatare non solo che la famosa stabilità finanziaria non è stata conseguita, ma che ci troviamo in cima ad un vulcano che potrebbe eruttare da un momento all' altro.
L' eccessivo indebitamento del settore privato e la relativa crescita esagerata dei valori in borsa - cioè i due principali indici della stabilità economica - da tempo fanno risuonare un campanello d' allarme, come indicato in modo incontrovertibile nella relazione della Commissione sulla situazione economica in Europa.
Il fatto che il pubblico accetti simili valori senza abbandonare la borsa in preda al panico può trovare una giustificazione nelle aspettative esageratamente ottimiste sui guadagni futuri.
Le attività speculative prosperano senza limiti e a loro volta determinano profitti che, prima o poi, si riveleranno fittizi.
All' eccessivo ottimismo faranno seguito la delusione e la paura, con una conseguente crisi della borsa e, probabilmente, dell' intera economia.
Il rischio è troppo grande per poter essere ignorato: dobbiamo affrontarlo quantunque ciò sia arduo.
La moderna scienza economica ci ha dotato di un ottimo strumento, quale la proposta Tobin, che potremmo utilizzare se avessimo il coraggio politico di prendere l' iniziativa.
Purtroppo, signor Commissario, è proprio questo che ci manca: la volontà politica di cominciare ad affrontare il problema della speculazione.
Una sincera ammirazione o addirittura un atteggiamento fatalistico di fronte alle forze del mercato sostenute dai liberali - mi spiace che l' onorevole Gasòliba i Böhm sia uscito - non può continuare all' infinito a influenzare la democrazia, perché la porterebbe dritta allo sfacelo.
Signora Presidente, Commissario Bolkestein, è incredibile l' ignoranza che caratterizza questo dibattito.
Ci voleva un collega greco per spiegarci una volta per tutte in cosa consiste la Tobin tax.
Lei la rifiuta perché non ha capito niente.
E' chiaro che la destra si oppone a tale tassa, solo che non avrebbe dovuto trasferire in Svizzera tutti quei milioni o miliardi.
Oggi lo sappiamo!
Adesso le chiedo - in tutta consapevolezza - di offrire un contributo per fermare il capitale finanziario destinato alle speculazioni, per minare finalmente alla base i long term project con long term capital.
Non è mai stato fatto nell' Asia sudorientale o in Europa, e posso capire che il collega austriaco Karas sia andato via, viste le sue attività finanziarie.
E' la stessa gentaglia!
Ci occorre una Tobin tax, per poter intervenire con uno strumento fiscale!
Signora Presidente, sono furioso per l' ignoranza politica di questa Commissione, dimostrata oggi dal Commissario Bolkestein!
Data la sua posizione sulla Tobin tax dovrebbe davvero riflettere sul suo ruolo!
Signora Presidente, anch' io in alcuni momenti ho trovato il dibattito davvero spaventoso.
Forse non è un caso che i seggi dei conservatori siano quasi vuoti, poiché gli elementi della libertà di mercato che sono stati sostenuti non hanno più nulla a che fare con i veri principi dell' economia sociale di mercato che negli ultimi decenni ha portato un benessere considerevole all' Europa occidentale.
Se proseguiamo su questa strada - in questo consiste l' ideologia -, ovvero se continuiamo a dichiarare sacrosanti i mercati finanziari, arrivando addirittura ad affermare che qualsiasi intervento nel loro funzionamento rappresenta un ostacolo al progresso e alla crescita economica, ci troveremo di certo su una strada senza sbocchi, con conseguenze che possono assumere proporzioni pericolose.
I capitalisti accumulano ingenti patrimoni che li spingono a reinvestire.
Ci troviamo di fronte ad una asset inflation di portata mondiale.
In questo modo sui mercati finanziari si creano in continuazione sacche speculative che producono una crescente instabilità economica e si ripercuotono a danno dell' economia generale.
Sono proprio le piccole e medie imprese e molti lavoratori a portarne le conseguenze.
Contrastare tale fenomeno è possibile.
Il minimo sarebbe che non soltanto la Commissione, ma anche istituti rinomati in campo economico svolgessero in tutta Europa studi precisi in proposito.
Anche questo è fattibile.
E non si può continuare con gli stessi argomenti a far del lupo il pecoraio!
Non è vero che la Tobin tax non è applicabile da un punto di vista tecnico; nell' era dei computer è possibile.
Non si dovrebbe ignorare che molto spesso le oasi fiscali non sono altro che memorie su dischi fissi di grandi banche europee.
In sintesi, non dobbiamo tollerare un tale divario tra capitale reale e capitale finanziario, altrimenti ci ritroveremo nella stessa situazione che in passato abbiamo vissuto tante volte in Europa e che è sfociata in terribili catastrofi.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, tassiamo pure la speculazione valutaria perché non rappresenta assolutamente una novità.
Servirebbe a colpire le persone giuste: gli speculatori.
Perché difenderli, quando il personale infermieristico e gli insegnanti sono sottoposti ad una pressione fiscale insostenibile?
L'articolo 73 c del Trattato dell'Unione europea ammette l'introduzione di una tassa sulle transazioni.
Chi si oppone a quest'imposta valutaria appoggia l'idea dei centri finanziari, i paradisi fiscali, complessivamente 62.
L'Unione europea dovrebbe stipulare con questi una convenzione sull'imposizione, a cui, all'inizio, potrebbero aderire tutti gli Stati.
La bassa Tobin tax non causerebbe gravi problemi di evasione fiscale.
E' strano affermare che la tassa non può essere introdotta senza il consenso e la partecipazione di tutti.
Proprio l'Unione europea è stata creata da poche nazioni ed oggi possiamo vedere quali risultati sono stati raggiunti.
La verità è che l'ostacolo principale è di natura politica. Non si desidera introdurre un'imposta sui capitali, bensì si aumenta la pressione fiscale per i salariati.
La tassa inoltre politicizza un sistema finanziario globale ed alquanto assolutista.
Onorevoli colleghi, dobbiamo sfidare l'élite speculativa mondiale, che attualmente ha il diritto esclusivo di governare l'economia mondiale rimanendo al di fuori dei meccanismi fiscali.
Signora Presidente, desidero iniziare la mia replica ringraziando tutti gli oratori ma in particolare, naturalmente, l' onorevole Désir per aver reso possibile la discussione di stasera.
Indipendentemente dall' opinione che ognuno può avere sull' argomento in questione, la sua importanza appare evidente.
Anche per questo motivo se ne discute già da anni e la Commissione è ben lieta di avere stasera la possibilità di rispondere alle domande in proposito.
Comincerò da due osservazioni formulate dall' onorevole Gasòliba, il quale ha detto che la globalizzazione è un fenomeno positivo.
Condivido tale sua opinione poiché credo che sia merito della globalizzazione se molti paesi che fino ad ora erano esclusi dai flussi commerciali mondiali vi si sono adesso inseriti e si sono integrati nel sistema commerciale mondiale - e, per quanto ne so, il commercio mondiale non ha mai fatto male a nessun paese.
In altre parole, ritengo che, come osservato dall' onorevole Gasòliba, la globalizzazione sia una tendenza positiva e penso che essa abbia contribuito ad una nuova divisione del lavoro a livello internazionale cui molti hanno aspirato per lungo tempo.
La seconda osservazione dell' onorevole Gasòliba era che, in questo momento, nulla prova che la tassa Tobin possa stabilizzare i corsi di cambio.
Credo che egli abbia ragione.
Neanch' io riesco a comprendere perché mai una tassazione sulle operazioni relative ai corsi di cambio dovrebbe portare ad una loro stabilizzazione.
Penso che si tratti di due osservazioni importanti, e per questo motivo le ho riprese.
Per parte mia, signora Presidente, vorrei aggiungere che nessuno degli oratori intervenuti stasera ha considerato la possibile introduzione della tassa Tobin dal punto di vista del funzionamento dell' Unione europea.
Eppure, noi tutti conosciamo le disposizioni dei Trattati di Roma e sappiamo dunque che una delle quattro libertà è la libertà della circolazione di capitali.
Signora Presidente, posso assicurare agli onorevoli deputati che il mio lavoro quotidiano consiste anche nel cercare, insieme con i servizi del mio Ufficio e con i miei colleghi, di realizzare un' integrazione totale dei mercati finanziari in Europa, affinché i movimenti finanziari possano svolgersi con il massimo di facilità e flessibilità.
Voglio dire che, in forza del ruolo che ricopro, sono contrario a qualsiasi provvedimento che possa rendere più difficile i movimenti finanziari internazionali.
Quindi, non aspettatevi dal qui presente Commissario che egli avalli una forma di tassazione che finirebbe proprio per ostacolare le operazioni finanziarie internazionali.
Ribadisco che, a mio parere, la tassa Tobin non è compatibile con i Trattati di Roma, e questa è un' importante obiezione teorica che nessuno degli oratori ha sollevato questa sera.
Signora Presidente, accanto a questi rilievi - a mio giudizio, di portata fondamentale - vi sono anche obiezioni di tipo pratico contro la tassa Tobin, che sono state sollevate dall' onorevole Karas e da altri intervenuti.
E' stato rilevato - purtroppo, devo dire - che l' Unione europea al suo interno non è riuscita a trovare un accordo su determinati provvedimenti in campo fiscale - il che dimostra quanto quei dossier siano complessi.
Se non siamo stati capaci di metterci d' accordo neppure al nostro interno, come faremo a convincere gli altri partner commerciali?
Penso che questa obiezione avrà il suo peso.
Signora Presidente, l' onorevole Jonckheer ha detto che questo potrebbe essere uno dei provvedimenti mirati a stabilizzare i mercati finanziari.
A me sembra, però, che ci stiamo occupando solo del sintomo, mentre dovremmo ricercare le cause della malattia.
Infatti, ha senso combattere un fenomeno alle sue origini, piuttosto che cercare di affrontare le sue manifestazioni quando ciò non è probabilmente possibile e quando, come detto, il fenomeno stesso è quasi certamente in contrasto con i Trattati di Roma.
Ora, per eliminare le cause del fenomeno occorre osservare cosa succede nei diversi paesi.
E' vero che i paesi possono vantarsi di quello che, con termine inglese, viene chiamato good governance?
E' vero che ci sono un basso tasso d' inflazione e un basso tasso d' interessi?
E' vero che i mercati dei fattori della produzione, tra cui il mercato del lavoro, funzionano senza problemi?
Non sempre è così.
Quindi, se vogliamo andare a cercare le cause dell' instabilità dei corsi di cambio, dobbiamo saper vedere anche altri elementi del cosiddetto buon governo e dedicare loro per primi la nostra attenzione.
Vorrei inoltre aggiungere che, come già rilevato dall' onorevole Gasòliba I Böhm e da altri, c' è necessità di un maggiore controllo.
Un maggiore controllo a livello nazionale, da parte dei governi nazionali sulle banche nazionali, ma anche un maggior controllo a livello internazionale attraverso, ad esempio, il Fondo monetario internazionale.
Credo quindi che le cause del problema potranno essere affrontate al meglio se, da un canto, nei paesi interessati le pratiche di buon governo saranno tenute nel dovuto rispetto e, dall' altro canto, se sarà garantito un maggiore controllo a livello nazionale e internazionale per evitare questi fenomeni incontrollati.
Signora Presidente, diversi membri del Parlamento hanno affermato che si dovrebbero stanziare fondi maggiori per progetti di grandi dimensioni.
L' onorevole Kreissl-Dörfler, ad esempio, ha parlato, in inglese, di "long term financing for long term projects" . Si tratta di una richiesta assolutamente ovvia.
La mia risposta a tale richiesta è che innanzi tutto i paesi dovrebbero mantenere la loro promessa di stanziare a favore dell' aiuto e della cooperazione allo sviluppo lo 0,7 percento del loro prodotto nazionale lordo, in modo che, rispetto ad oggi, un volume di finanziamenti molto maggiore possa essere utilizzato per i progetti a lungo termine secondo le modalità appositamente previste a tal fine, cioè attraverso i contributi alla cooperazione allo sviluppo, e non attraverso la tassa Tobin, che sarebbe una forma di finanziamento artificiosa e probabilmente dannosa.
Signora Presidente, desidero concludere qui il mio intervento.
Per quanto riguarda la risoluzione, di cui ho visto una proposta, la Commissione attende di conoscere il risultato della votazione del Parlamento per definire la propria posizione.
Vi ringrazio per avermi offerto l' opportunità di partecipare alla discussione di stasera.
Comunico di aver ricevuto quattro proposte di risoluzione ai sensi dell' articolo 40, paragrafo 5, del Regolamento.
Signora Presidente, purtroppo non ho la sua padronanza del francese.
Tuttavia mi rallegrerei se il Commissario Bolkestein ascoltasse un attimo, cosa che non credo possibile dal momento che sta parlando con la onorevole Randzio-Plath.
Potrebbe ricordargli che ho ancora qualcosa da dire?
Monsieur Bolkestein, je veux vous dire quelque chose!
Purtroppo non parlo l' olandese bene come lei.
Tuttavia gradirei esprimere qualche considerazione al suo indirizzo.
Il fatto che siamo a favore della Tobin tax non rappresenta un' iniziativa del Parlamento contro la Commissione.
Vogliamo valutare le possibilità di introdurre tale tassa come uno dei molti strumenti possibili e in questo speriamo che sarà dalla nostra parte.
Dal punto di vista politico nutro sempre qualche dubbio quando si afferma che un' iniziativa non è necessaria, non la vogliamo, non possiamo applicarla.
Adottare una decisione in merito non è compito suo, ma nostro.
Questo dimostra in una certa misura la nuova consapevolezza che si è risvegliata a livello del Parlamento.
Vorrei discuterne con lei, niente di più, niente di meno.
Tuttavia possiamo lasciar perdere subito qualsiasi altra strada; la considero un Commissario serio che intende svolgere con impegno il proprio lavoro e come tale la rispetto.
La prego di rispettare a sua volta noi deputati che intendiamo affrontare con la stessa serietà i nostri compiti, tra cui vi è anche la Tobin tax!
Signora Presidente, sembra che vi sia una dimenticanza e che, nell'elenco delle risoluzioni depositate, che lei stessa ha appena citato, non figuri la proposta di risoluzione di compromesso comune presentata dal PSE, dai liberali, dal gruppo GUE, dai Verdi e dagli onorevoli Kuntz e Coûteaux.
Onorevole deputato, prendo atto della sua dichiarazione e dell'esistenza di questa risoluzione comune.
Se i servizi della Presidenza confermano che è stata depositata, va da sé che verrà presa in considerazione.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.
(La seduta termina alle 20.14)
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
Signor Presidente vorrei soltanto trasmettere un' informazione.
Stamani a Madrid c' è stato un attentato terroristico.
Hanno messo una bomba in un' automobile. Una persona è morta.
Vorrei semplicemente, a nome del mio gruppo, condannare ancora una volta questi atti terroristici.
La ringrazio, onorevole Fraga.
Effettivamente ci è giunta notizia di questo fatto deplorevole.
Purtroppo, ancora una volta, il terrorismo assassino colpisce la società spagnola e la presidenza di questa seduta, essendo spagnola, accoglie le sue parole, come potrà capire, con particolare intensità.
(Il processo verbale è approvato)
Ripresa della sessione
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta venerdì 21 gennaio 2000.
Signora Presidente, mi permetta di ricordare che domani ricorre il secondo anniversario della strage del Cermis.
Due anni fa infatti, in Italia, a Cavalese, un aereo americano della base NATO di Aviano, durante un' esercitazione a bassa quota - oltre i limiti di sicurezza - recise i fili di una funivia causando la morte di più di 20 cittadini europei.
Da allora i familiari delle vittime, che non hanno avuto il conforto della giustizia dal momento che il pilota responsabile dell' atto non ha avuto conseguenze penali, attendono dagli Stati Uniti almeno un sollecito risarcimento economico.
Rivolgo pertanto un appello al Presidente di questa Assemblea e al Presidente della Commissione affinché si facciano garanti, presso le autorità statunitensi, di un immediato risarcimento, e ciò in difesa dei diritti dei familiari delle vittime.
La ringrazio e prendo atto del suo intervento.
Ordine del giorno
Signora Presidente, intervengo per appoggiare la decisione della Conferenza dei presidenti e colgo l' occasione per rilevare che, dopo aver criticato pubblicamente la Presidenza lo scorso mese di gennaio, questa volta considero opportune - anche a nome del gruppo socialista - le dichiarazioni pronunciate dalla Presidenza sull' argomento in questione: le condividiamo nel merito, nella forma e nei tempi.
Non si potrebbe trovare dibattito più appropriato per applicare l' articolo 50 del Regolamento.
Questo è un dibattito di attualità, urgente e di notevole rilevanza.
Per lasciargli spazio, riteniamo pertanto necessario modificare l' ordine del giorno.
(Applausi)
Vi è un intervento contro la proposta?
Signora Presidente, intendo intervenire contro la proposta per una questione di principio che ritengo fondamentale e che attiene al rispetto dei Trattati, in particolare dell' articolo 7 del Trattato di Amsterdam.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, fino a ora, sulla base delle disposizioni dei Trattati di Roma e di Parigi che hanno istituito le Comunità, in seguito divenute l' Unione europea, credevamo che tale Unione fosse un' associazione di Stati liberi, indipendenti e sovrani.
Sebbene numerose evoluzioni abbiano sollevato parecchi dubbi, avevamo creduto, nonostante tutto, nella loro opportunità e anche di recente avevamo alluso, seppur a fior di labbra, bisogna dirlo, al principio di sussidiarietà.
Mi sembra chiaro, signora Presidente, che se oggi teniamo la discussione che lei propone, e che la Conferenza dei presidenti propone ai sensi dell' articolo 50, perpetriamo una pericolosa violazione dei principi di libertà e di sovranità degli Stati, ci poniamo contro la libera costituzione dei governi legittimati da elezioni democratiche e forse, un giorno, un' altra maggioranza in questo Parlamento potrà arrogarsi il diritto di intromettersi nella costituzione di un governo ugualmente legittimato da elezioni libere, regolari, serene e democratiche svoltesi all' interno di uno Stato membro.
Se voi avallerete...
Onorevole Gollnisch, mi scusi, le ricordo che ha un minuto a disposizione.
So che lei è sempre molto attento a sollecitare il rispetto del Regolamento.
Signora Presidente, credevo di avere tre minuti a disposizione.
Mi voglia scusare.
Se avallerete questo precedente, avallerete la trasformazione dell' Unione in un organismo che violerà la sovranità e la libertà degli Stati membri e noi non avremo altra scelta se non recedere da tale Unione.
DISCUSSIONE SU PROBLEMI D'ATTUALITA
L' ordine del giorno reca la discussione sui problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
Negoziati di governo in Austria
L' ordine del giorno reca la discussione sui negoziati per la costituzione del governo in Austria.
Ha facoltà di parola il Presidente in carica del Consiglio.
Signora Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, in un' occasione come questa, il gruppo del partito del socialismo europeo all' unanimità desidera trasmettere tre messaggi all' opinione pubblica europea.
Innanzi tutto, appoggiamo in toto la dichiarazione della Presidenza in carica del Consiglio e di 14 Stati membri, in quanto rispecchia - a nostro giudizio - valori comuni che non sono il patrimonio di una sola forza politica, ma che abbiamo contribuito tutti a edificare.
Si tratta di valori antitetici a quelli difesi da questo partito, paradossalmente chiamato Partito liberale austriaco.
L' Europa che stiamo costruendo nasce proprio da esperienze amare che tutti abbiamo vissuto. A tale riguardo, il gruppo socialista condanna le parole offensive indirizzate contro il Presidente della Repubblica francese e il governo belga, ma anche contro i socialisti; anche noi socialisti siamo cittadini europei, visto che qui, colleghi, si sta parlando dei socialisti austriaci come se fossero traditori della patria.
Ebbene anch' io, per anni, sono stato traditore della mia patria, almeno così diceva il Generale Franco.
Anche il Presidente Guterres è stato un traditore per Salazar; ciò dovrebbe essere affermato e propugnato anche dal gruppo PPE.
Presidente Prodi, è vero, la Commissione ha difeso i Trattati, ma le ricordo che nel dibattito d' investitura lei aveva parlato della Commissione come di un governo europeo e un governo deve avere più nerbo e più coraggio.
Ed è questo che le chiedo adesso.
(Applausi)
Inoltre, pur con tutto il rispetto per le capacità del Commissario Fischler, alla luce delle contraddizioni emerse - secondo le lingue - in relazione all' eventuale richiesta di dimissioni del Commissario Fischler da parte del Presidente Prodi, sarebbe auspicabile che egli chiarisse questo punto dinanzi al Parlamento.
In secondo luogo, signora Presidente, vogliamo mandare un messaggio molto chiaro al popolo austriaco.
Rivolgiamo un appello alla maggioranza degli austriaci che non ha votato a favore di Haider, ma che ha compiuto scelte nettamente democratiche, filoeuropee. Occorre notare che, se Schüssel all' epoca era Ministro delle finanze, anche il Cancelliere Vranitzky ha dato una mano nel processo di integrazione dell' Austria.
Non si può essere così settari in politica.
L' adesione dell' Austria alla Comunità è stata un' opera comune di tutti, non di un unico gruppo.
E' pertanto nostro diritto e nostro dovere, signora Presidente, chiedere agli austriaci di riflettere, poiché questo flagello che ha già colpito l' Europa potrebbe danneggiare non solo l' Austria, ma estendersi anche ad altri paesi, come la storia ha dimostrato.
Vorrei quindi sapere se il gruppo PPE, oltre a fare l' apologia di Schüssel, che dovrebbe tranquillizzarci tutti, esattamente come Chamberlain e Daladier nel 1938 a Monaco, pensa di prendere provvedimenti nei confronti del Partito popolare austriaco qualora persista in questo delirante progetto.
In terzo luogo, se non ci mobilitiamo contro una simile alleanza contro natura, allora, colleghi, possiamo considerare fallito il principale obiettivo dell' Unione europea, cioè l' ampliamento: immaginiamo, infatti, che cosa diranno i cittadini cechi, sloveni o ungheresi, avendo come vicino un paese che li tratta sulla base di principi razziali e che si oppone alla loro adesione.
Onorevoli colleghi, penso che questo sia un gran giorno per l' avvio dell' Europa politica.
Noi appoggiamo dunque il Consiglio e riteniamo nostro diritto e nostro dovere rivolgerci al popolo austriaco perché riesamini seriamente questa scelta assolutamente delirante.
(Applausi dai banchi del gruppo PSE)
Signora Presidente, avremmo potuto discutere della necessità di dare più forza ai principi fondatori dell' Unione, per poter difenderli tutti insieme; invece, siamo costretti a dibattere sugli errori formali e sostanziali fatti in questi giorni.
Siamo stupefatti di fronte all' insipienza politica di chi, con parole imprudenti, ha rafforzato Haider in Austria e ridicolizzato l' Unione, calpestando l' articolo 7 del Trattato annunciando provvedimenti anticostituzionali.
Non ci è mai capitato di assistere a una così grave e grossolana interferenza negli affari interni di uno Stato membro.
Certo, non si può venir meno ai valori fondanti dell' Europa, e a questo proposito il Capo del governo italiano ha dichiarato che questi principi sono recepiti in un trattato: ha menzionato il Trattato di Copenaghen, a me - come a tutti voi - sconosciuto perché inesistente.
Forse si riferiva ad Amsterdam, che all' articolo 6 elenca alcuni principi e all' articolo 7 le procedure, per constatare l' esistenza di una violazione grave e persistente, da parte di uno Stato membro, dei principi di cui all' articolo 6.
A tutt' oggi però non esiste alcuna violazione, né grave né persistente, da parte dell' Austria.
Oltre che costituire un' interferenza, la dichiarazione della Presidenza risulta discriminante perché autorizza a penalizzare un popolo e a negargli il diritto di scegliere chi votare.
Fino ad ora non si è dato vita alla coesione politica neppure per la lotta alla criminalità organizzata, per difendere le vittime dei genocidi; non si è realizzata una moneta con un minimo di stabilità o un' economia che nei fatti combattesse la disoccupazione e la povertà; ma in un minuto si è distrutta, con furia iconoclasta, la credibilità dell' Unione.
Le sanzioni si possono infliggere dopo la violazione dei Trattati e non se va al governo un partito democraticamente eletto.
Altrimenti, come la metteremo con i paesi comunisti, che si riaffermano comunisti: butteremo fuori anche loro dall' Unione se andranno al governo, oppure per i nipoti di Stalin tutto sarà assolto?
(Applausi dai banchi di destra) E' con la diplomazia, la persuasione, la cultura, la solidarietà, e non con le minacce, che le Istituzioni possono farsi rispettare e far rispettare i principi, non con le strade anticostituzionali.
Rapporti bilaterali coinvolgono gli Stati, per cui i 14 non c' entrano niente.
Questo è calpestare le Istituzioni europee per difendere logiche di parte politica, con un' incompetenza degna di partiti appena usciti da sistemi totalitari e non di rappresentanti di tradizioni democratiche.
Da Haider ci dividono molte, troppe cose - come abbiamo più volte scritto - tra cui la sua rivendicazione all' italianissimo Alto Adige.
Ma questo lo sapevamo: oggi apprendiamo con angoscia che altri esponenti dell' Unione sembrano aver rinunciato al ruolo democratico della stessa.
Noi siamo per la legalità e la democrazia espressa dai popoli, per il rispetto della sovranità nazionale finché la stessa non víoli i principi del Trattato o i diritti dell' uomo.
Noi crediamo nell' Europa, mentre altri sembra abbiano avviato il processo di disgregazione dell' Unione.
Questi sono i risultati di allargamenti affrettati, di mancanza di chiarezza di ruoli e di compiti.
Si è realizzata l' Europa del mercato ballerino, non quella dei principi, dei diritti e della politica.
Eccone le conseguenze!
Non possiamo pertanto che invitare la Commissione a continuare su un ruolo di moderazione e dare apprezzamento a coloro che lavorano perché l' autonomia e la sovranità del popolo austriaco continui, facendo sì che questo popolo rimanga libero e solidale verso gli altri popoli.
Signora Presidente, oggi ci riuniamo all' insegna dell' ipocrisia.
Il Consiglio ha mostrato un totale sprezzo del Trattato e ha fatto ricorso a una procedura del tutto in contrasto con gli articoli 6 e 7 che prevedono la possibilità di condannare uno Stato in caso di violazione grave e persistente.
Attualmente non si riscontrano violazioni gravi e persistenti in Austria.
Vi sono dei rischi, e ne siamo del tutto consapevoli, ma non sussiste affatto alcuna violazione grave o persistente.
Se fossimo chiamati ad applicare i principi contenuti agli articoli 6 e 7, se dovessimo applicare i criteri di Copenaghen alle nostre Istituzioni, all' Unione europea, questo ipotetico candidato non potrebbe diventare membro proprio per quegli stessi criteri di cui chiediamo l' osservanza ai paesi dell' Europa orientale.
Se parlassimo di violazione grave e persistente, potremmo certo parlare di taluni Stati membri, potremmo parlare dell' Italia e della Francia, rispettivamente il primo e il terzo paese a essere stato condannato dal Consiglio d' Europa e dalla Corte di Strasburgo.
Potremmo parlare del Belgio, onorevoli colleghi belgi, del caso Dutroux, delle decine e decine di bambini rapiti, torturati, violentati e assassinati da certi personaggi di questo paese, le cui inchieste sono state insabbiate, sistematicamente insabbiate.
Deliberando a maggioranza dei due terzi, onorevoli colleghi, potremmo imporre al Consiglio e alla Commissione di affrontare questi casi.
Potremmo inoltre riflettere sul fatto che gli austriaci hanno ricusato dieci, tredici anni di partitocrazia che ha corrotto e imputridito un paese, l' Austria, e imputridirà e corromperà paesi come l' Italia, il Belgio, nonché altri Stati membri dell' Unione.
A questo punto, potremmo veramente chiederci perché il 76 percento dei cittadini belgi, il 56 percento dei cittadini francesi e il 53 percento dei cittadini italiani non hanno fiducia nella giustizia del loro paese.
(Il presidente interrompe l' oratore)
Signora Presidente, nel gruppo per l'Europa delle democrazie e delle diversità al quale appartengo, e soprattutto nel mio partito, questo dibattito suscita gravi preoccupazioni.
Non possiamo sostenere e non sosterremo in alcun modo i sentimenti e la politica di Haider e deploriamo i suoi riferimenti al Terzo Reich.
Deploriamo altresì, signora Presidente, che il Parlamento di cui lei è a capo consideri la possibilità di interferire nella linea politica del governo eletto di un paese, e soprattutto di un paese che fa parte dell'Unione europea.
Non si può certo dire che il partito in cui milito a livello nazionale sia razzista, ma ci è difficile accettare il dominio o l'interferenza dell'Unione europea.
Avrebbe forse intenzione di interferire con il parlamento della Gran Bretagna se fossimo eletti?
Signora Presidente, il popolo austriaco si è espresso eleggendo Haider al Parlamento.
Credo che egli abbia ottenuto il 28 percento dei voti e quindi ci sarà un governo di coalizione.
Il suo Parlamento, signora Presidente, dovrebbe aspettare per verificare se il partito di Haider riuscirà a influenzare la linea politica dell'Austria.
Allora, e soltanto allora, sarà possibile decidere se vi sono state violazioni dei diritti dell'uomo.
A quel punto, il suo Parlamento potrà prendere in considerazione le misure più adeguate per opporsi a tale situazione; allora, e soltanto allora, signora Presidente, il suo Parlamento potrà considerare l'opportunità di interferire negli affari costituzionali di un paese dell'Unione europea.
